




IL GHINOTTO DELLA DOMENICA
Resta sotto scacco la lista Pd di Torino, che ha raccolto 370 mila voti e che potrebbe essere esclusa per irregolarità delle firme. La questione andrà per le lunghe, ma questo non rasserena certo gli animi, con tutti i big piddini sotto la spada di Damocle della decadenza. Si immagina che le fibrillazioni, già evidenti in queste settimane, siano destinate ad aumentare
E così la paventata fine ingloriosa della decima legislatura regionale sembra allontanarsi, ma siamo sicuri che i giudici del Tar abbiano fatto un favore a Chiamparino? Questa è l’interpretazione di alcuni gazzettieri sempre colmi di elogi verso il Chiampa, ma la situazione è più complessa. Intanto, la decisione del Tar di escludere dal ricorso il “listino” non è definitiva e si dovrà attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato. Non sarebbe la prima volta che il giudice amministrativo d’appello ribalta la situazione, come è avvenuto per la Giunta Cota. Inoltre, resta sotto scacco la lista Pd di Torino, che ha raccolto 370 mila voti e che potrebbe essere esclusa per irregolarità delle firme. La questione andrà per le lunghe, ma questo non rasserena certo gli animi, con tutti i big piddini sotto la spada di Damocle della decadenza. Si immagina che le fibrillazioni, già evidenti in queste settimane, siano destinate ad aumentare. Infine, c’è sempre l’inchiesta penale in corso, che potrebbe avere risultanze ben più severe del Tar. A fronte di mezzo stato maggiore indagato, come reagirà il partito di maggioranza relativa?
Dunque la navigazione chiamparinesca non è destinata ad acque meno turbolente di quelle incontrate in questo anno di governo, e non solo perché i problemi di bilancio sono ancora gravi (come ha onestamente ammesso il vice Reschigna) ma perché il clima da eterna campagna elettorale azzoppa ogni iniziativa volta a rimettere in sesto le finanze regionali. Per la sua importanza, dal momento che assorbe oltre l’80 % dei fondi, è la sanità a farla da padrona. E allora si vede come le inquietudini della maggioranza si riflettano sulla capacità di governo della Giunta.
Una feroce battaglia si è combattuta sul Gradenigo, ora in mano a un operatore privato, ma gli attacchi più insidiosi non sono venuti dall’opposizione pentastellata, bensì dalla maggioranza (Grimaldi di Sel e Monaco di Scelta Civica, il quale ultimo ha tracciato un bilancio della gestione di Saitta così crudo che nessun oppositore si era ancora spinto a tanto!). Appena superata con difficoltà questa partita, si è aperta la vicenda Oftalmico che la Giunta vuole chiudere, con i piddini torinesi in gran parte contrari. Per non dimenticare la questione delle strutture psichiatriche soggette a una radicale revisione, su cui anche il Comune capoluogo ha detto di non essere d’accordo. Insomma, grane su grane che frenano l’azione di razionalizzazione sanitaria che la Giunta ha la necessità di accelerare, pena un nuovo aggravamento dei conti.
Sul tutto aleggia un vento negativo che vede affondare l’impulso regionalista. Nonostante le rassicurazioni di facciata di Mattarella – che ha ricevuto la delegazione di governatori guidata da Chiampa nel giorno dell’udienza Tar: poteva non sapere? – il disegno centralista portato avanti dalla politica “romana” va avanti a tappe forzate. Le Regioni sono state prima delegittimate, con gli scandali di rimborsopoli, per distrarre l’opinione pubblica dagli assurdi privilegi del Parlamento, e poi via via private di fondi, subendo tagli draconiani chiaramente sbilanciati, e nella riforma costituzionale in corso perderanno anche competenze fondamentali. Una dèbacle su tutta la linea che si abbina con la sempre più bassa percentuale di elettori ai seggi: continuando questo avvitamento presto si parlerà di sopprimerle.
E la riforma costituzionale che Renzi fatica non poco a condurre in porto, avendola già rinviata più volte, porterà anche una brutta sorpresa per Fassino che sperava di poter salire sullo scranno più alto del Senato composto da cento amministratori. Con ogni probabilità, per accontentare la minoranza dem, Renzi cederà sul Senato che sarà ancora elettivo. Per cui il Lungo si dovrà accontentare della poltrona di Palazzo di Città e farsela bastare fino alla pensione.Con queste note non proprio ottimistiche, Ghinotto saluta e va in vacanza, sperando che alla ripresa le prospettive non siano anche peggiori.
(Foto: il Torinese)
Ghinotto

La temperatura media registrata in Piemonte in questo torrido luglio è stata di 28.2 gradi, solo un grado in meno rispetto al record di 29.2, dell’11 agosto 2003, che fu il giorno più caldo da quando esistono le misurazioni. Il rapporto Arpa indica però che le notti sono state più bollenti rispetto a 12 anni fa: infatti la media delle minime è stata di 22.7 gradi, 26.8 a Torino. La media più alta delle massime, pari a 34.4 gradi, è stata inferiore al luglio 2003, 2011, 2012 e 2006. Ecco la relazione dell’Arpa.
34.4°C, valore alto ma non da record. Infatti risulta inferiore non solo a diversi giorni di agosto 2003, ma anche dei mesi di agosto del 2011 e 2012 e del luglio 2006. La stazione che ha registrato il massimo assoluto è quella di Acqui Terme con 39.1°C. Il 6 luglio ad Alessandria (38.7°C), Vercelli e Torino (entrambe con 37.4°C) sono stati stabiliti record di temperatura massima del nuovo millennio per il mese di luglio. Anomalia di temperatura massima della prima settimana di luglio rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000. I 28.2°C di temperatura media giornaliera del 6 luglio sono stati superati soltanto dai 29.2°C dell’11 agosto 2003, la giornata più calda in assoluto dell’ultimo secolo. L’anomalia termica delle temperature massime (differenza rispetto al clima) è stata più elevata nelle zone di montagna: dal 3 al 7 luglio ben 27 stazioni termometriche della rete di Arpa Piemonte hanno registrato valori di 7-8 gradi superiori ai valori climatici registrando il valore massimo assoluto di temperatura dal momento della loro installazione”.
Lì dove un tempo c’era la pista da sci dei torinesi, oggi sorge all’ombra del celebre monastero l’omonimo ristorante. Per tutto l’anno vi delizia con vitello tonnato, ravioli e una tagliata di ginepro con contorno di patate al forno che è il vero piatto forte del posto



Lo scopo è diminuire il carico di lavoro e di presenze del Centro Polifunzionale di Settimo Torinese, in difficoltà per l’elevato numero di arrivi
politiche e delle polemiche mediatiche, la Regione Piemonte annuncia che avrà presto un nuovo centro di prima accoglienza su proprio territorio. Lo comunica l’assessore regionale all’Immigrazione, Monica Cerutti. “La soluzione ideale è una caserma in disuso – dice all’Ansa – e la scelta ricadrà su una struttura al di fuori della provincia di Torino”. Lo scopo è di alleggerire il carico di lavoro e di presenze del Centro Polifunzionale di Settimo Torinese, in difficoltà per l’elevato numero di arrivi di profughi in pochi giorni, all’incirca 1.300. Ogni anno il centro di Settimo vede transitare oltre 15.000 persone prevalentemente di origine nigeriana, ma anche provenienti dal Mali e dal Burkina Faso. L’assessore auspica “tempi di realizzazione di questo progetto brevissimi”.