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Confiscati beni per oltre 4 milioni a noto commercialista torinese

La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un noto
commercialista di Torino e dai suoi familiari, avverso l’applicazione della Sorveglianza Speciale di
Pubblica Sicurezza per anni 4 e la confisca di beni per un valore superiore a 4 milioni di euro decise
da due diversi decreti emessi dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Torino.

La misura di prevenzione personale e patrimoniale era stata presentata a seguito di indagini
patrimoniali svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia – articolazione del Dipartimento della
Pubblica Sicurezza -, costantemente coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, i cui esiti
erano confluiti in una proposta a firma congiunta del Direttore della DIA e del Procuratore della
Repubblica di Torino.

Il professionista era stato arrestato unitamente a due esponenti di spicco della cosca ‘ndranghetista
Spagnolo di Ciminà (RC) operante in Piemonte, nell’ambito dell’operazione, convenzionalmente
denominata, “PIONEER”, avviata da questo Centro Operativo.

Il professionista era aduso creare e utilizzare sistemi di interposizione fittizia nella proprietà di beni
ed imprese, tanto a favore di esponenti di consorterie mafiose, quanto a beneficio proprio nonché ad
organizzare sistemi criminali per la commissione di reati tributari quali l’emissione o l’annotazione
di fatture per operazioni inesistenti tra società collegate.

Tra i beni confiscati definitivamente ed acquisiti nel patrimonio dello Stato vi sono i compendi di
due aziende ubicate in provincia di Torino e Lecce, quote societarie di diverse società, 9 rapporti
finanziari, 36 beni immobili ubicati nelle province di Torino, Aosta, Savona, Vibo Valentia e Lecce
e beni immobili registrati per un valore complessivo che supera i 4 milioni di euro.

Torna la Giornata della colletta alimentare per aiutare chi è in difficoltà

Sabato 26 novembre 2022: torna in tutta Italial’iniziativa
della Fondazione Banco Alimentare Onlus

26° GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE

“PREOCCUPAZIONE PER L’AUMENTO DELLA POVERTÀ,
APPELLO A DONARE LA SPESA PER CHIÈ IN DIFFICOLTÀ

In circa 11mila supermercati (1386 in Piemonte) saranno presenti oltre 140mila volontari riconoscibili dalla pettorina arancione. In Piemonte, dove i costi di gestione sono saliti del 45%, l’obiettivo è migliorare il milione di pasti raccolto nel 2021  

Sono sempre di più le persone che chiedono aiuto per la spesa o per un pasto rivolgendosi alle circa 7.600 strutture caritative che il Banco Alimentare sostiene in tutta Italia attraverso la rete di 21 organizzazioni territoriali. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono state 85.000 in più le richieste ricevute che hanno fatto salire a 1.750.000 le persone aiutate. In questo difficile momento economico e sociale,Banco Alimentare deve far fronte anche ad un aumento del 45% dei costi di gestione tra logistica, trasporti ed energia elettrica e ad un calo del 30% delle donazioni economiche da aziende e privati.

Banco Alimentare fa dunque appello alla solidarietà di tutti,invitando a partecipare alla 26esima Giornata Nazionale della Colletta Alimentare che si svolgerà sabato 26 novembre 2022. In circa 11.000 supermercati in tutta Italia si potranno acquistare alimenti non deperibili da donare alle persone in difficoltà, aiutate dalle strutture caritative territoriali.

Oltre 140.000 volontari inviteranno a comprare prodotti a lunga conservazione: verdura in scatola, tonno e carne in scatola, polpa o passata di pomodoro, olio, alimenti per l’infanzia come omogeneizzati o latte in polvere. I volontari indosseranno una pettorina arancione, nuovo colore di riconoscimento presente nel logo Banco Alimentare e che verrà utilizzato anche per i sacchetti forniti per fare la spesa.

Nel 2021 grazie alla Colletta Alimentare sono state raccolte 7.000 tonnellate di cibo, l’equivalente di 14 milioni di pasti (1 pasto equivalente corrisponde a un mix di 500 gr di alimenti in base ai LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) per un controvalore economico di oltre 25 milioni di euro.

Dal 26 novembre 2022 la Colletta Alimentare proseguirà anche online. Sarà infatti possibile continuare a donare alimenti su Amazon.it/bancoalimentare, Carrefour.it, Esselungaacasa.it e EasyCoop.com. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.colletta.bancoalimentare.it.

Per il secondo anno consecutivo il calciatore Giorgio Chiellini è testimonial della Colletta Alimentare ed è protagonista di uno spot radio e TV di lancio dell’iniziativa solidale realizzato da Mate Agency.

“Siamo preoccupati per la situazione che stiamo vedendo nel nostro Paese con sempre più persone e famiglie che si trovano in povertà assoluta o che rischiano di scivolarci nonostante abbiano un lavoro – afferma Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus –.È fondamentale quindi continuare a sensibilizzare tutti coloro che possono compiere un atto concreto di aiuto. La Colletta Alimentare è un gesto educativo semplice e di carità, che promuoviamo da oltre un quarto di secolo. Partecipare a questa iniziativa significa contrastare l’indifferenza e favorire la condivisione, facendo un gesto concreto a cui tutti siamo invitati. Il gesto di volontariato più partecipato In Italia e la prima esperienza solidale di questo tipo. Ci auguriamo dunque che anche quest’anno la solidarietà sia tanta”.

La Colletta Alimentare, gesto con il quale la Fondazione Banco Alimentare Onlus aderisce alla Giornata Mondiale dei Poveri 2022 indetta da Papa Francesco, è resa possibile grazie alla collaborazione dell’Esercito Italiano, dell’Associazione Nazionale Alpini, dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODVdella Cdo Opere Sociali e del Lions Club International.

LA SITUAZIONE DEL PIEMONTE

Nella nostra regione, nell’anno 2021 Banco Alimentare del Piemonte ha sostenuto 108.992 persone, grazie alla collaborazione di 563 strutture caritative convenzionate e di 206 volontari che operano nella sede centrale di Moncalieri e nei magazzini di Asti, Biella, Fossano e Novara. Sono state distribuite 9.100 tonnellate di alimenti, equivalenti a 18 milioni di pasti, raccolti non solo tramite la Colletta Alimentare, ma anche tramite le donazioni dell’industria alimentare, delle mese e della grande distribuzione.

Fortunatamente, i numeri degli assistiti nel 2022 sono in linea con quelli dell’anno scorso, cui va però aggiunta la gestione delle emergenze, su tutte quella dei profughi ucraini. Aumentano del 45%, come a livello nazionale, i costi di gestione (logistica, trasporti ed energia elettrica): per ogni pasto, le spese sono salite da 0,07 euro a 0,10 euro.

Quanto alla Colletta Alimentare 2022, i punti vendita che hanno aderito sono saliti a 1.386 (nel 2021 erano circa 1200); nella giornata di sabato saranno impegnati 12.000 volontari, un migliaio in più dell’anno scorso. L’obiettivo è migliorare la raccolta del 2021, che era arrivata a 548 tonnellate di cibo, equivalenti a più di un milione di pasti.

Focus Covid, la situazione a Torino e in Piemonte

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In Piemonte la curva dei contagi presenta un andamento in crescita, seppure più contenuta rispetto al periodo precedente di osservazione.

L’andamento nella nostra regione è leggermente inferiore a quello nazionale.

L’occupazione dei posti letto ordinari si attesta al 9,5%, quella dei posti letto in terapia intensiva si attesta al 3,2 %, mentre la positività dei tamponi è al 15,6%.

CONFERMATA LA DOMINANZA DI OMICRON 5

Dai dati diffusi da Arpa, gli esiti delle analisi di sequenziamento delle acque reflue su campioni prelevati il 14 novembre evidenziano la dominanza delle sottovarianti di Omicron BA.5 in tutti i depuratori.

Per quanto riguarda il depuratore di Cuneo, dall’analisi bioinformatica emerge che un terzo delle mutazioni utilizzate per identificare la sottovariante dominante appartiene alla sottovariante BA.5.3. Il laboratorio di Virologia ambientale di Arpa Piemonte monitorerà l’evolversi della variante dominante nei prossimi campionamenti.

Sono state poi identificate nel depuratore di Alessandria mutazioni specifiche ed univoche con bassa frequenza della sottovariante di Omicron BA.2.75, Omicorn BA.4 e le sue sottovarianti.

Non si osservano mutazioni specifiche per le sottovarianti Omicron BA.1, BA.3, BA.2.12.1 e BG.

Vaccinazioni
Tra venerdì 18 e giovedì 24 novembre sono state vaccinate 34.661 persone: 99 hanno ricevuto la prima dose, 223 la seconda, 919 la terza, 24.128 la quarta, 9.292 la quinta.
Dall’inizio della campagna vaccinale sono state somministrate in Piemonte 10.600.343 dosi, di cui 3.344.005 come seconde, 2.958.628 come terze, 662.468 come quarte, 28.691 come quinte.

FOCUS CONTAGI NELLE PROVINCE

In Piemonte nel periodo dal 18al 24 novembre i casi medi giornalieri dei contagi sono stati 2.376. Suddivisi per province: Alessandria 230, Asti 98, Biella 75, Cuneo 197, Novara 175, Vercelli 81, VCO 71, Torino città 559, Torino area metropolitana 836.

In totale, su base regionale, i casi degli ultimi 7 giorni sono stati 16.631 (+1.419).
Questa la suddivisione per province: Alessandria 1.612 (+122), Asti 687 (+11), Biella 527 (+34), Cuneo 1.379 (+225), Novara 1.226 (+76), Vercelli 565 (+31), VCO 498 (+121), Torino città 3.915 (+331), Torino area metropolitana 5.855 (+396).

INCIDENZA DEL CONTAGIO NEGLI ADULTI

Nella settimana dal 18 al 24 novembre l’incidenza regionale (ovvero l’incremento settimanale di nuovi casi di Covid per 100.000 abitanti) è stata 391.1 con andamento crescente (+9,3%) rispetto ai 354.7 dei sette giorni precedenti.

Nella fascia di età 19-24 anni l’incidenza è 197.2 (+0,6%).

Nella fascia 25-44 anni è 372.6 (+12,9 %).

Tra i 45 ed i 59 anni si attesta a 481.4 (+ 12,6%).

Nella fascia 60-69 anni è 492.9 (+10,3%).

Tra i 70-79 anni è 493.3 (+ 6,6%).

Nella fascia over80 l’incidenza risulta 485.7 (+4,8%).

INCIDENZA DEL CONTAGIO IN ETÀ SCOLASTICA

In età scolastica, nel periodo dal 18 al 24 novembre, l’incidenza rispetto ai sette giorni precedenti è in calo nelle fasce 3-5 anni e 11-13 anni.

Nel dettaglio: nella fascia di età 0-2 anni l’incidenza è 121.3 ( +8,7%), nella fascia 3-5 anni si registra un’incidenza di 36.4 (-34,5%), nella fascia tra i 6 ed 10 anni l’incidenza è 105.9 (+20,6%), nella fascia 11-13 anni l’incidenza è 157.9 (19,7%), nella fascia tra i 14 ed i 18 anni l’incidenza è 190.7 (+0,8%).

Torino e Milano più vicine con il nuovo treno Rock

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Da lunedì, 28 novembre, un nuovo treno Rock viaggerà sui binari della linea Torino-Milano. A presentarlo, questa mattina in stazione a Porta Nuova, il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, in compagnia dell’Assessore ai Trasporti, Marco Gabusi insieme a Sabrina De Filippis, Direttore Business Regionale di Trenitalia e Marco Della Monica, Direttore regionale Trenitalia Piemonte.

Con il Contratto di Servizio Ferroviario Metropolitano – stipulato a ottobre 2020 – e con l’avvio del nuovo Contratto di Servizio Ferroviario Regionale firmato lo scorso mese di ottobre 2022- il totale degli investimenti attivati in Piemonte ammonta a 953 milioni di euro.

“Abbiamo messo in campo per il Piemonte – ha assicurato Sabrina De Filippis, Direttore Business Regionale di Trenitalia – un ingente piano di investimenti, grazie al quale potremo proseguire il programma di rinnovo della flotta dei treni metropolitani e regionali già iniziato a gennaio 2021 e migliorare gli standard qualitativi per una mobilità sempre più sostenibile dal punto di vista non solo ambientale ma anche sociale ed economico”.

Ai 38 nuovi treni (29 Rock e 9 Pop) made in Italy di nuovissima generazione previsti nel Contratto SFM si aggiungono 33 (9 Rock e 24 Pop) del nuovo Contratto SFR.

Nei prossimi anni, l’entrata in servizio dei 71 nuovi treni -moderni e green- permetterà di ridurre drasticamente l’età media dei treni che circoleranno in Piemonte: sulle linee del Servizio Ferroviario Regionale con la completa sostituzione dei treni tipo Media Distanza: l’età media passerà dagli attuali 26,7 anni a 14,3 anni e sulle linee del Servizio Ferroviario Metropolitano si raggiungerà l’età media di 3,5 anni.

Con l’arrivo del decimo treno oggi prosegue la consegna di nuovi e moderni convogli con i quali Trenitalia (Gruppo FS) intende ammodernare la flotta piemontese.

Il nuovo treno Rock, progettato con tecnologie di ultima generazione, permette di ridurre i consumi del 30% rispetto ai treni precedenti ed è composto per il 97% di materiale riciclabili, con punti dedicati alla raccolta differenziata.

SPAZIO E COMFORT

Rock è un treno regionale a doppio piano: può ospitare fino a oltre 1.000 persone (circa 600 sedute) e raggiungere i 160 km/h di velocità massima. I vagoni sono attrezzati con portabagagli e portabici, distribuiti lungo tutto il treno, e sono dotati di punti di ricarica per e-bike o monopattini elettrici. Le poltrone sono provviste di prese di corrente e usb e la climatizzazione interna si autoregola. A bordo treno anche un’area family, e nelle toilette, fasciatoi e porte-enfant.

VIDEO SORVEGLIANZA E INFORMAZIONI

Le 50 videocamere a circuito chiuso in ogni carrozza con riprese live consentono un viaggio in sicurezza, mentre le informazioni ai passeggeri vengono proiettate sui 38 monitor di dimensioni doppie rispetto al passato.

PERSONE A RIDOTTA MOBILITA’

Postazioni per i diversamente abili collocate nelle immediate vicinanze delle porte di accesso e dei servizi igienici permettono di ridurre al minimo gli spostamenti all’interno del treno.

Tff: oplà, per una settimana ci ritroviamo in sala!

Ritorna la manifestazione torinese, il cinema nuovamente sugli schermi

Finalmente stasera si riparte.

Al Regio, alle 19, con una inaugurazione tutta musicale – e non cinematografica, il che la può dir lunga su quell’aria di innovazione che il direttore Steve Della Casa ha voluto imprimere al “suo” festival: ha un ruolo ben preciso e importante la musica nel calendario del festival -, sotto la conduzione chissà se dolcissima o agguerrita, visti i venti di tempi grami che tirano sugli schermi, di Pilar Fogliati (la Delia di “Cuori”, ambiente medico torinese, colei che poco più di un anno fa fece televisivamente fremere i cuori di Daniele Pecci e Matteo Martari), con un vero e proprio spettacolo di 70 minuti dal titolo “C’erano ragazzi che come noi amavano i Beatles e i Rolling Stones – La British invasion al cinema”, ospiti Francesco De Gregori, Vincenzo Mollica, Noemi e il divo Malcom McDowell di “Arancia meccanica”, di “If…” e di “Oh lucky man”, si spalancheranno le porte del 40° Torino Film Festival. In modalità “normali”, al di là del silenzio della pandemia e del surrogato in streaming della passata edizione, ovvero proiezioni, Ghigo e Domenico De Gaetano in fibrillazione, le conferenze stampa, e le feste e la attesissima festa ai Murazzi, un richiamo per il pubblico giovanile ma non soltanto, il western (“Mezzogiorno di fuoco”) e l’horror (“Crazies”) come grumi eccellenti per gli aficionados, fitte code davanti alle sale e ai botteghini (lo speriamo, lo sperano gli appassionati di cinema, tutti), 173 film con cui deliziarci, la sacralità della sala dove godere appieno delle immagini (povero concetto che tutti dovrebbero legarsi al naso!), panini buttati giù quasi di fretta, chiacchiere e discussioni su questo o quel titolo aspettando che la prossima proiezione inizi. Quarant’anni di storia, un appuntamento atteso dove trovano spazio incontri e materclass, da Toni Servillo a Paola Cortellesi, da McDowell (cui verrà pure consegnato il premio “Stella della Mole” il 30 novembre alle 17 sotto la volta dell’Antonelli) a Mario Martone ad un immancabile Paolo Sorrentino (all’Astra, il 2 dicembre alle 19, in compagnia di Andrea De Rosa, direttore del TPE, a raccontare l’importanza del monologo all’interno del suo cinema).

Ricorda Della Casa: “Sono passati 40 anni da quando Gianni Rondolino e Ansano Giannarelli riunirono attorno a sé un gruppo di giovani studiosi e organizzatori di manifestazioni culturali e diedero vita al “Festival Internazionale Cinema Giovani” poi diventato nel ’98 “Torino Film Festival”. Uno sguardo al passato e soprattutto un pensiero verso il futuro, un tener conto di canoni ormai prestabiliti ma pure una “sensibilità che si dirige verso la ricerca senza però penalizzare il pubblico: insomma, fare di questa occasione un festival curioso, elegante, compatto, una punta di eccellenza in una città e in una regione che tanto hanno investito nel cinema e che dal cinema hanno avuto molto in termini d’immagine e di ricchezza collettiva.”

Il manifesto della manifestazione è firmato da Ugo Nespolo, un’incastonatura all’interno di “quel quaranta” di immagini e di ricordi, da Uma Thurman come La Sposa a Totò, da “Sabrina” per le strade di Roma al sottomarino giallo, da Marilyn a James Bond, da “ET” ai “Blues Brothers” all’Alex del capolavoro di Stanley Kubrick. Quattro cinema ad accogliere il pubblico, il Massimo, il Greenwich Village, il Romano ad accogliere il pubblico e il Centrale per le proiezioni per la stampa, un totale di dieci sale, un’unica zona, contenuta per non correre in tempi risicati ad occupare una poltrona per il prossimo spettacolo, via Po eletto a decumano maximo: e poi, per altri eventi, la Mole, le Gallerie d’Italia, la nuova Aula Magna di via Verdi. La creazione della Casa Festival (via Verdi 5), all’interno della Cavallerizza, a far incontrare l’esercito di addetti ai lavori, di giornalisti e di attori, di pubblico che abbia desiderio di bersi un bicchiere e di scambiarsi idee, di incontrare beniamini.

Sorvolando il programma, si colgono titoli e autori che non potranno non interessare il pubblico.

Bertrand Bonello propone “Coma”, una lettera aperta alla figlia adolescente prigioniera del lockdown e Alain Cavalier coniuga tre ritratti guidati dal piacere della condivisione, Maria Schneider affronta con “She said” l’indagine che tolse il coperchio nel cinema degli States e non soltanto alla piaga delle violenze sessuali e delle tante attrici (e di qualche attore) che denunciarono il dietro le quinte capeggiato dal produttore Harvey Weinsten; e Aleksandr Sokurov a immaginare in “Fairytale” che Stalin, Hitler, Mussolini e Churchill si ritrovino alle porte del paradiso; di Jerzy Skolimowski arriva da Cannes, dove ha vInto il Premio della Giuria, “EO”, storia di un asino che ha parecchi punti in comune con il “vecchio” Balthazar di Bresson (eravamo nel 1966), Mike Kaplan che racconta in “The sharpest girl in town” di Ann Sothern, attrice degli anni Trenta che concluse la propria carriera con “Le balene d’agosto” di Lindsay Anderson, Werner Herzog che omaggia una coppia di vulcanologi, perfetta incarnazione dell’eroe herzoghiano, in “The fire within: A requiem for Katia and Maurice Krafft”, Sam Mendes che offre al premio Oscar Olivia Colman una eccezionale performance con “Empire of light”, lettera d’amore al cinema.

Il cinema italiano può contare sui nomi del già Leone d’oro per il teatro Antonio Rezza (“Il Cristo in gola”, un film “tragico, comico, satirico, religioso”), sul debutto di Nicola Rondolino, “Tre punto sei”, “che sa trasformare Torino in un perfetto scenario neo-noir”, su Marco D’Amore con “Napoli magica” e su Marco Bocci con “La caccia”, su “The bad guy” diretto da Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, con Luigi Lo Cascio e Claudia Pandolfi, ovvero “la mafia può distruggere completamente gli uomini che le danno la caccia?”. E ancora: di Daniele Vicari “Orlando” con Michele Placido, “La memoria del mondo” di Mirko Locatelli, un giallo attorno alla scomparsa di una donna, l’opera seconda (in concorso) di Andrea Magnani, “La lunga corsa”, surreale fiaba carceraria, “Svegliami a mezzanotte” di Francesco Patierno, tra memoria e inconscio. E molto altro ancora, per un’intera settimana di sguardi cinematografici.

 

Elio Rabbione 

 

 

Di seguito, l’immagine-guida del 40° TFF  dovuta a Ugo Nespolo; Olivia Colman in “Empire of Light” di Sam Mendes; Malcom McDowell in “Oh lucky man” di Lindsay Anderson; il regista Jerzy Skolimowski, autore di “EO”; una scena di “Napoli magica”, diretto da Marco D’Amore.

Borgo Aurora: 39 posti letto in tre appartamenti

La polizia ha trovato ben 39 posti letto in tre appartamenti nel quartiere Aurora a Torino. All’interno anche dei contatori della luce abusivi, installati per rubare corrente. La scoperta  questa mattina in un palazzo di corso Vigevano 61. Gli agenti hanno controllato l’identità di 28 persone, tutti pakistani, trovati nell’edificio.

Casa, a Torino in aumento i prezzi delle abitazioni

Nel secondo semestre dell’anno è proseguita la dinamica espansiva del settore residenziale in atto ormai da un anno a mezzo a questa a parte.

Si tratta, a ben guardare, di un fenomeno di trascinamento destinato con ogni probabilità a ridimensionarsi nei prossimi mesi in ragione dei cambiamenti di contesto nel frattempo intervenuti. Tale prospettiva è confermata dall’incremento dell’attività transattiva, che evidenzia una variazione annuale (2022 H1/2021 H1) notevolmente più contenuta (+6,6%) rispetto a quella registrata lo scorso anno con riferimento al medesimo periodo di osservazione (+35%).” – è quanto emerge dal 3° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2022 di Nomisma.

 

Comparto residenziale

 

Il persistere della dinamica espansiva risulta più evidente sul fronte dei valori. Rispetto al semestre precedente sono in aumento i prezzi delle abitazioni nuove e usate del 2,1%. Ancora più marcato l’incremento su base annuale, pari al 4,8% per le residenze nuove e al 4,2% per quelle usate, prevalentemente riconducibile alle zone centrali e semicentrali della città. A riprova della situazione ancora positiva, è possibile citare la riduzione dei tempi medi di vendita, che passano in un semestre da 5,3 a 5 mesi e da 4,6 a 4,5 mesi rispettivamente per abitazioni nuove e usate. L’elevata quota di domanda ancora presente sul mercato determina un ridimensionamento del divario tra prezzo richiesto ed effettivo, che si riduce ulteriormente, attestandosi per questo semestre al 6% per le abitazioni nuove e all’11% per quelle usate. Sia con riferimento ai tempi di vendita che agli sconti praticati, sono le zone centrali, semicentrali e di pregio a determinare la buona performance del settore. Resta invece più incerta la situazione nelle aree periferiche della città, dove per le abitazioni usate sono necessari tempi più lunghi per concludere un’operazione di dismissione (6,5 mesi) e il divario tra prezzo richiesto ed effettivo raggiunge il 16,5%. Con riferimento al mercato della locazione, nel secondo semestre del 2022 Torino ha evidenziato una buona performance, come si può evincere da tutti gli indicatori analizzati. Dopo le flessioni degli ultimi due semestri, i canoni tornano a salire registrando un incremento medio urbano pari al 2,2%, riconducibile prevalentemente all’andamento positivo delle zone semicentrali e periferiche. Tale dinamica trova giustificazione nell’aumento delle richieste di affitto delle fasce meno solide del mercato, che prediligono zone cittadine economicamente più accessibili. A conferma di ciò, l’82% degli operatori locali interpellati dichiara in crescita la domanda di locazione da parte degli studenti. Il trend positivo del settore è confermato anche dai tempi medi di locazione, che scendono in un semestre da 2,5 a 2 mesi e da 2 a 1,7 mesi rispettivamente in corrispondenza di abitazioni nuove e usate. Stabile il rendimento potenziale lordo da locazione, che si attesta al 5,3%. Considerando la domanda, quella rivolta alla compravendita delle abitazioni supera di poco quella destinata alla locazione (51% vs 49%). L’acquisto della casa appare ancora fortemente condizionato dal ricorso al finanziamento, come si evince dall’elevata quota di compravendite assistite da mutuo (77%).

 

Comparto non residenziale

 

Nel settore degli immobili di impresa la situazione appare più incerta rispetto al comparto abitativo. I dati rilevati in questa seconda parte dell’anno mostrano segnali di rallentamento. Tale dinamica è confermata dalle variazioni sull’attività transattiva pubblicate dall’Agenzia delle Entrate con riferimento al primo semestre dell’anno (2022 H1/2021 H1), che registrano una decrescita del 22% in corrispondenza degli uffici del 20% per negozi e laboratori. Sul fronte dei valori, con riferimento al settore terziario, rispetto al precedente semestre si registra una lieve flessione (-0,3%) determinata dall’andamento negativo delle zone centrali, semicentrali e del Business District e dalla migliore performance delle aree periferiche, che segnano una variazione positiva pari all’1,1%. Calano leggermente i tempi medi necessari per la vendita di un locale ad uso ufficio, passando da 8,3 a 8 mesi, mentre si conferma stabile e ancora su livelli elevati il divario tra prezzo richiesto ed effettivo (15,5%), in ragione di un eccesso di offerta riscontrabile prevalentemente in alcune zone periferiche della città, dove si raggiungono punte di circa il 21%. Il segmento locativo del comparto degli immobili direzionali evidenzia risultati migliori rispetto a quello della compravendita. La variazione media semestrale a livello urbano, pari all’1,1%, consente a Torino di posizionarsi tra le città più performanti all’interno del panel analizzato, preceduta solo da Milano che si colloca in prima posizione. Segnali tutto sommato positivi arrivano dai tempi medi di affitto, che si accorciano in un semestre passando da 5,8 a 5,5 mesi, così come dai rendimenti potenziali lordi da locazione, che salgono rispetto al semestre precedente, attestandosi al 5,6%.

Per quanto riguarda il settore commerciale, le flessioni dei valori di compravendita in tutte le zone cittadine fanno segnare una variazione media su base semestrale pari al -0,8%. Segnali poco incoraggianti arrivano anche dai tempi medi di vendita, che tornano ad aumentare lievemente arrivando a 7,5 mesi. Diminuisce, per contro, il divario tra prezzo richiesto ed effettivo, che oggi si attesta al 15,5%, sebbene tale dato continui a risultare superiore alla percentuale media relativa ai 13 mercati analizzati (13,1%). Analogamente a quanto accade per gli uffici, in ragione di un’offerta sovrabbondante nelle zone periferiche della città gli sconti raggiungono punte del 20%. Si presenta non dissimile la situazione sul versante locativo, che evidenzia una variazione semestrale media dei canoni pari al -0,5%. In linea con quanto accade per le abitazioni e gli uffici, anche per gli immobili commerciali la periferia torinese mostra un andamento migliore, registrando variazioni positive dell’1% e del 2,7% rispettivamente su base semestrale e annuale. Subiscono un calo i tempi medi per affittare uno spazio ad uso negozio, riducendosi nel semestre da 5,8 a 5 mesi, mentre restano invariati i rendimenti potenziali lordi da locazione, pari al 6,8%.

Previsioni settore residenziale

Il quadro finora delineato trova conferma nelle aspettative degli operatori, che per il primo semestre del prossimo anno prevedono una leggera flessione dell’attività transattiva ed una sostanziale stabilità dei prezzi di compravendita.

Regioni e neutralità climatica, Piemonte a centro classifica

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Ranking Regioni 2022: il centro-sud Italia in testa nella corsa verso la neutralità climatica. Le regioni più ricche non investono abbastanza sulle energie rinnovabili

 

È quanto emerge dal Rapporto La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica” realizzato da Italy for Climate, il centro di ricerca sul clima della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con Ispra, che ha misurato e valutato le performance delle Regioni italiane in termini di impatto sul clima. Il Ranking ha individuato un gruppo di Regioni più virtuose tutte del centro-sud Italia: in testa Campania, Calabria e Lazio. In coda alla classifica il gruppo composto da Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna.

 

Il Rapporto è stato presentato  in occasione del Green&Blue Open Summit 2022.

 

Edo Ronchi Promotore Italy For Climate: “Le Regioni sono poco coinvolte nelle politiche e nelle misure di decarbonizzazione: è necessario un maggiore coinvolgimento perchè gli obiettivi climatici non possono essere raggiunti senza le amministrazioni locali”.

 Durante la Cop 27 di Sharm el-Sheikh in occasione del cosiddetto Solutions Day, è emersa l’esortazione per i governi nazionali e le organizzazioni internazionali a sostenere le autorità locali e regionali assegnando loro un ruolo formale nell’ambito dei negoziati sul clima e dell’attuazione dell’Accordo di Parigi.

Stimolare un forte coinvolgimento delle Regioni rappresenta ad oggi un elemento cruciale per il raggiungimento degli obiettivi climatici: le Regioni e le Amministrazioni regionali hanno importanti competenze in tutti i settori coinvolti dalle politiche climatiche, dalla programmazione energetica a quella dei trasporti, dai processi autorizzativi per le rinnovabili e le altre infrastrutture green all’organizzazione dei servizi pubblici.

Ed è proprio da questa consapevolezza che parte la seconda edizione di “La corsa delle Regioni verso la neutralità climatica”, il Rapporto che ha misurato e valutato le performance delle Regioni italiane in termini di impatto sul clima, realizzato, in collaborazione con Ispra, da I4C – Italy for Climate, l’iniziativa promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con  Chiesi, Conou, Davines, Edison, Elettricità Futura, Erg, illy, H+K Strategies, Italian Exhibition Group, Terna, che si pone l’obiettivo di promuovere l’attuazione di una Roadmap climatica per l’Italia, aggregando imprese, associazioni, istituzioni e mondo della ricerca.

Anche questa nuova edizione del ranking conferma che tutte le Regioni devono fare di più: nonostante i cali generalizzati dei consumi e delle emissioni registrati a causa del Covid nel 2020, nessuna Regione può dirsi infatti in linea con gli obiettivi europei al 2030 e con quello della neutralità climatica. Ci sono delle Regioni più virtuose che registrano migliori performance climatiche, tutte appartenenti al centro-sud Italia: Campania, Calabria e Lazio in testa; in coda alla classifica, ancora molto lontane dal target europeo, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna. Nel mezzo troviamo invece il gruppo centrale composto da ben 10 Regioni: Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.

La classifica ha misurato le performance delle Regioni su tre parametri chiave: le emissioni di CO2, i consumi di energia, e i consumi energetici soddisfatti da fonti rinnovabili. Per ognuno di questi tre parametri sono stati misurati sia i valori assoluti raggiunti nel 2020 (lo stato) sia i miglioramenti (o peggioramenti) registrati nel biennio 2018-2020 (il trend). In particolare, per quest’ultimi bisogna considerare le caratteristiche molto particolari del 2020 che, a causa della pandemia, si sono tradotte in riduzioni generalizzate sia dei consumi energetici che delle emissioni di gas serra, che scendono in 18 Regioni su 20.

“In alcuni casi le Regioni attivano ostacoli alla transizione energetica e solo una minoranza ha attivato un Piano energetico-ambientale regionale con obiettivi almeno al 2030 di riduzione delle emissioni di gas serra e di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. – ha spiegato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Serve un Legge per il clima anche in Italia per dare certezza e stabilità ai target energetici e sulle emissioni al 2030 e alla via per la neutralità climatica, in linea con i target europei di attuazione dell’Accordo di Parigi, e per fissare una ripartizione vincolante – il c.d. burden sharing – di adeguati obiettivi energetici e climatici tra le Regioni”.

“Per rispondere agli obblighi dettati dalle norme europee e internazionali, ISPRA realizza ogni anno l’inventario nazionale delle emissioni – ha spiegato Stefano Laporta, Presidente Ispra -. Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno fissato per il nostro Paese un target di riduzione del 43.7% al 2030. Il settore su cui occorre lavorare maggiormente è quello dei trasporti, ad oggi il maggior emettitore. Per raggiungere obiettivi così sfidanti, serviranno uno sforzo e una collaborazione molto intensi tra il livello nazionale e quello regionale”.

La natura dell’iniziativa è emersa dalle parole di Andrea Barbabella, Coordinatore di Italy for Climate: “L’Italia non è ancora sulla strada che porta alla neutralità climatica e per rimettersi in carreggiata è necessario un maggiore coinvolgimento dei territori. Le Regioni hanno importanti responsabilità, ad esempio nelle politiche insediative, in quelle della mobilità ma anche dell’energia. Mettendole a confronto sulla crescita delle fonti rinnovabili e la riduzione dei consumi di energia e delle emissioni di gas serra è un modo per stimolare un dibattito sul ruolo che le Regioni devono avere nelle politiche climatiche nazionali”.

 

La Classifica generale

 

La classifica finale è stata stilata sulla base del numero di indicatori in cui ciascuna Regione presenta valori migliori della media nazionale.

In testa alla classifica si trova il gruppo costituito dalla Campania, prima, seguita da Calabria e Lazio. Tutte queste Regioni presentano buoni valori sia per le emissioni che per i consumi di energia, mentre la situazione è più articolata per le fonti rinnovabili con la Campania che fa meglio della media nazionale sia in termini di valori assoluti 2020 che di trend, mentre il Lazio, viceversa, presenta per entrambi valori sotto media.

Il gruppo centrale, in cui il numero di indicatori migliori e peggiori della media nazionale si equivale, è il più numeroso composto da ben 10 Regioni: Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto. Ad accomunare questo gruppo le buone performance sulle fonti rinnovabili: 8 Regioni su dieci nel 2020 hanno valori sopra la media e solo una ha fatto registrare una riduzione dei consumi da rinnovabili nell’ultimo biennio.

Il gruppo di coda, infine, è costituito dalle 7 Regioni in cui prevale il numero di indicatori con performance peggiori della media nazionale: Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna. Questo gruppo presenta performance particolarmente negative sulle fonti rinnovabili e, più in generale, andamenti negativi per tutti gli indicatori nel biennio analizzato (con un’unica eccezione, la Lombardia.)

Gli indicatori

 

L’indicatore delle emissioni di CO2 mostra che nel 2020 si è registrata una riduzione delle emissioni in ben 18 Regioni su 20 (ad eccezione di Valle d’Aosta e Abruzzo). Un dato interessante emerge inoltre se confrontiamo le emissioni pro capite della Campania, che si attestano a 2,1 tCO2eq con le 9 della Sardegna, a fronte di una media nazionale di 4,9 tonnellate.

Consumi di energia: l’indicatore dei consumi energetici è quello che mostra la maggiore polarizzazione geografica, con le Regioni settentrionali (unica eccezione la Liguria) tutte con consumi sopra la media nazionale, influenzati dal clima e anche dalla struttura economica. Si va da 1 tep consumato in un anno da un cittadino campano ai 2,7 di un residente in Emilia-Romagna. Come per le emissioni sull’andamento generale incide la singolarità rappresentata dal 2020: i consumi diminuiscono in tutte le Regioni con la sola eccezione della Basilicata.

Fonti rinnovabili: anche in questo caso si registra una grande differenza di performance: dalla Liguria, con appena l’8% dei consumi coperti da rinnovabili, alla Valle d’Aosta, con addirittura il 105%, che diventa quindi la prima Regione esportatrice netta di energia rinnovabile. La rappresentazione per aree macro-geografiche è eterogenea, con ottimi valori sia per Regioni settentrionali che meridionali.

Per quanto riguarda l’andamento un’Italia quasi divisa in due, con 11 Regioni che fanno segnare un aumento della quota di rinnovabili sui consumi e ben 9 in cui addirittura le rinnovabili diminuiscono (probabilmente sempre a causa del calo generalizzato dei consumi).

 

I Cluster

 

Sul fronte dell’utilizzo di fonti rinnovabili, gran parte delle regioni italiane è molto distante dall’obiettivo intermedio al 2030, con l’eccezione del gruppo delle Regioni definite «le rinnovabilissime» (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Basilicata, Calabria, Molise) con almeno il 40% di consumi coperti da rinnovabili.

Dal rapporto si scopre inoltre che 7 Regioni sono completamente “coal-free” (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Molise, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) ossia hanno azzerato i loro consumi di carbone, mentre tre Regioni appena (Puglia, Sardegna e Lazio) da sole fanno quasi l’80% del consumo nazionale di carbone.

“Le piccole”: Il Ranking ha evidenziate che ad eccezione dell’Abruzzo, tutte le Regioni con meno di 1,5 milioni di abitanti (Basilicata, Molise, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) presentano emissioni pro capite di CO2 sopra la media.

“La locomotiva d’Italia”: le 4 Regioni che insieme fanno oltre la metà del PIL nazionale presentano situazioni molto diverse, il Lazio si trova nel gruppo di testa, il Veneto in quello centrale mentre Emilia-Romagna e Lombardia in quello di coda, ma tutte sono bocciate sulle rinnovabili.

“Le auto-dipendenti”: un dato che allarma è quello relativo alla mobilità, l’Italia si conferma infatti uno dei Paesi europei con la più alta concentrazione di automobili, solo 7 Regioni hanno un tasso di motorizzazione sotto la media nazionale (666 autovetture ogni mille abitanti) con la Liguria ferma a 554 e Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta ben oltre un’auto per persona.

“Le solarizzate”: in Italia abbiamo 359 watt di fotovoltaico installato per abitante, ma Marche e Puglia ne hanno più del doppio, mentre la Sardegna è quella che è cresciuta di più nel 2020. Ma se guardiamo al solo fotovoltaico domestico, guidano la classifica Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Sardegna, Umbria e Trentino.

Monopattini, a Torino 700 multe in sei mesi

In 6 mesi, da maggio a novembre, la polizia municipale ha effettuato 495 controlli  sui monopattini elettrici  comminando 722 sanzioni. Gli incidenti sono stati  176, di cui 147 con lesioni di vario genere. I dati sono stati illustrati in Consiglio comunale dall’assessora Gianna Pentenero rispondendo a una interpellanza della consigliera di Torino Bellissima Silvia Damilano. La polizia municipale ha incrementato i controlli sulla mobilità elettrica, relativamente alla circolazione e al parcheggio.

Sono 20 le imprese piemontesi tra le più competitive e affidabili d’Italia

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Giovedì a Roma in Luiss il 45° evento alla presenza del ministro Sangiuliano, del sottosegretario Bergamotto e del vicepresidente di Confindustria Grassi

Industria Felix

Il Piemonte è la quinta regione più premiata, trainata dalle province di Torino e Cuneo: i nomi 

 Sono 20 le società di capitali con sede legale nel Piemonte che giovedì a Roma all’Università Luiss Guido Carli nella prestigiosa Aula Magna Mario Arcelli saranno insignite dell’Alta Onorificenza di Bilancio in occasione del 45° evento, terza edizione nazionale del Premio Industria Felix – L’Italia che compete, per performance gestionali, affidabilità finanziaria e talvolta sostenibilità. In totale saranno premiate 203 aziende.

Le regioni che vantano il maggior numero di aziende premiate sono Lombardia e Campania con 30, Lazio con 28, Veneto con 21 e Piemonte con 20, dove a primeggiare è la provincia di Torino con 9 aziende premiate, seguita da Cuneo con 4, Novara con 3, Vercelli, Alessandria, Biella e Asti con una a testa.

Qui di seguito l’elenco distinto per province. Torino (9): CELLINO S.R.L., AMBIENTE S.P.A., CSR SERVIZI S.R.L., B.ENERGY S.P.A., MICROTECNICA S.R.L., SPAZIO S.P.A., ITW ITALY HOLDING S.R.L., ACEA PINEROLESE ENERGIA S.R.L., SOCIETA’ ECOLOGIA TERRITORIO AMBIENTE S.P.A. Cuneo (4): IN.AL.PI. S.P.A., ISOMED S.R.L., A.C.D.A. S.P.A., EVISO S.P.A. Novara (3): PROCOS S.P.A., ACQUA NOVARA.VCO S.P.A., BALCHEM ITALIA S.R.L. Vercelli (1): C.G.T. S.P.A. Alessandria (1): METLAC S.P.A. Biella (1): ANTEO IMPRESA COOPERATIVA SOCIALE  Asti (1): AR S.R.L.

Durante la giornata saranno presentati in anteprima due studi a cura di Cerved sulle stime di crescita delle imprese per il 2023 (la mattina) e sui fattori Esg per la creazione di valore (il pomeriggio).

L’evento, organizzato dal trimestrale di economia e finanza Industria Felix Magazine, diretto da Michele Montemurro, in supplemento con Il Sole 24 Ore, è realizzato in collaborazione con Cerved, Università Luiss Guido Carli, A.C. Industria Felix, con il sostegno di Confindustria, con il patrocinio di Simest, con la media partnership de Il Sole 24 Ore e Askanews, con la partnership istituzionale della Regione Puglia (Intervento cofinanziato dall’Unione Europea a valere sul POR Puglia 2014-2020, Azione 3.5 – Interventi di rafforzamento del livello di internazionalizzazione dei sistemi produttivi), con le partnership di Banca Mediolanum, Mediolanum Private Banking, Grant Thornton, Plus innovation e Servizi integrati.

Nel corso dell’evento interverranno: Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura, Fausta Bergamotto, sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy, Vito Grassi, vice presidente Confindustria,  Gianna Elisa Berlingerio, direttore Dipartimento Sviluppo economico Regione Puglia (Intervento cofinanziato dall’Unione Europea a valere sul POR Puglia 2014-2020, Azione 3.5 – Interventi di rafforzamento del livello di internazionalizzazione dei sistemi produttivi), Fabio Biasini, executive vice president – Corporate sales Cerved, Andrea Cincinnati, head of Esg solutions Cerved, Marco Gabbiani, senior manager dell’Investment banking Banca Mediolanum, Roberto H. Tentori e Alessandro Fusellato, presidente e ad Grant Thornton Consultants, Francesco Tilli, responsabile Relazioni istituzionali Simest, Moira Paragone, amministratore unico Servizi integrati, Giovanni Riefoli, ceo Plus innovation, Gianni Todini, direttore responsabile Askanews e le conclusioni saranno affidate a Cesare Pozzi, docente di Econom ia Università Luiss e portavoce del Comitato scien