L’area, compresa tra corso Venezia, via Lauro Rossi, via Cigna e il Parco Sempione, si colloca in un ambito strategico di Barriera di Milano, destinato a rafforzare ulteriormente la propria centralità grazie al futuro attestamento della Linea 2 della metropolitana e alla nuova piazza della Stazione, che costituiranno un nodo di interscambio fondamentale per il quadrante nord della città.
La proposta presentata dai soggetti attuatori prevede la completa demolizione degli edifici dismessi e la realizzazione di un nuovo complesso commerciale, terziario e turistico-ricettivo, per una superficie complessiva ricostruita di oltre 15mila 500 metri quadri. L’intervento è stato riconosciuto di interesse pubblico poiché elimina condizioni di degrado, rafforza il tessuto economico locale, aumenta la sicurezza e crea un nuovo spazio urbano integrato con la rete del trasporto pubblico. La sua realizzazione avverrà in due fasi, strettamente coordinate con il calendario dei lavori della Linea 2 della metropolitana.
Con questo passaggio la Città avvia la trasformazione di un ambito che per molti anni ha rappresentato un vuoto urbano e una criticità per il territorio: la realizzazione di nuove funzioni commerciali, terziarie e ricettive, insieme a spazi pubblici di qualità e alla futura metro, restituirà vitalità, servizi e opportunità economiche a un quartiere in profonda evoluzione.
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Tutti i giornali, di qualsivoglia tendenza, sono un presidio della democrazia. Anche quelli faziosi che censurano le notizie e pubblicano solo le idee degli amici, hanno un ruolo. Se non piacciono, essi non vengono comprati ed è quanto accade a parecchi giornali italiani precipitati in pochi anni a ruoli marginali. Ci sono direttori come Giannini che per la loro faziosità hanno contribuito ad allontanare lettori. Un giornale che non dà spazio al dibattito fino a giungere ad eliminare la rubrica delle lettere, è indifferente al rapporto con i propri lettori o non riceve più un numero sufficiente di missive che possa giustificare la rubrica delle lettere. Anche i giornalisti e, in primis, i direttori sono responsabili della crisi dei loro giornali. Ciò detto, la campagna di odio che si è scatenata sui social contro “Repubblica” e “La Stampa” appare, più che esagerata, indecente. L’editore non è certo immune da colpe perché, come ha detto Carlo De Benedetti, tutto ciò che egli ha avuto in mano lo ha rotto. Io ho comunque rispetto per i giornalisti, i fotografi, i tipografi, gli impiegati che si trovano su due ex corazzate che rischiano l’affondamento. Aggiungo che diffido delle solidarietà senza riserve espresse dai politici e soprattutto mi infastidisce il presidente del Senato che si offre incredibilmente come mediatore tra venditore e acquirente, esorbitando ancora una volta dal suo ruolo istituzionale. Sui due giornali in balia delle onde in un passato molto lontano ho anche scritto; non rinnego di averlo fatto, pur avendone un ricordo non del tutto positivo. Ma questo non mi impedisce di augurare a tutti quelli che lavorano nei due giornali di ottenere il riconoscimento dei diritti che Elkann, come ha fatto con gli operai Fiat, non ha mai rispettato.