POLITICA- Pagina 552

Piazza San Carlo e il garantismo a senso unico

STORIE DI CITTA’  di Patrizio Tosetto
I consiglieri comunali pentastellati  riconfermano la loro fiducia in Chiara Appendino. Ci mancherebbe altro. Se si votasse alcuni di loro tornerebbero ad essere disoccupati o precari, e come ben si sa, il posto di lavoro non si tocca, nemmeno lo scranno da presidenti di commissione. E poi, diamine, tutti tengono famiglia. Hanno sostenuto (nel post su Facebook pubblicato integralmente dal nostro giornale: http://www.iltorinese.it/500-giorni-pentastellati-sotto-la-mole/ – ndr ) che in questi 500 giorni hanno fatto tanto al governo della città. Benissimo, se ci rendono edotti gliene saremo immensamente grati. Ma veniamo al punto, i tragici fatti di piazza San Carlo. Non ho letto o sentito nulla in proposito, da parte loro. Se non le accuse ai giornali. La Sindachessa è la prima negli ultimi 25 anni che non ha delegato a un assessore materie come  sicurezza e protezione civile. Cosa alla quale è stata costretta dopo il disastro. Lecita la domanda : perché? Possibile risposta: “ero io in grado di fare da sola”. Si è visto, ahimè. Forse i permessi  sono stati dati “affettuosamente” perché dire di no a Fiat,  Agnelli e Juve non è facile, qui a Torino? Quando abbiamo sostenuto che doveva essere la società sportiva a farsene carico siamo stati subissati da una valanga di fischi. Siamo stato fischiati da tifosi  e non, con la lapidaria l’affermazione : non era un problema della Juve ma della città.  E qui entra in gioco la magistratura che contesta piazza San Carlo come non idonea per queste manifestazioni, tra l’altro in questo nuovo e tragico clima determinato  dalla paura del  terrorismo.  Rimanevano solo due possibilità: o negare l’autorizzazione o trovare un altro sito. Nel primo caso essere indipendenti, nel secondo studiare la soluzione del problema. Ma purtroppo non si è approfondito e la questione è stata sottovalutata, al di là degli eventuali reati che  vengono contestati. Eventuali perché sarà appunto la magistratura ad appurare.  Dettaglio: se ho capito bene è stata notificata una conclusione d’ indagine. Non sono un avvocato, ma vuol dire che dopo le difese degli imputati ci sarà il rinvio. In poche parole il processo si farà. E cosa faranno i politici penstallati se ci fossero condanne? Faranno i garantisti, cosa che non facevano prima con gli “altri politici”.  Noi  poniamo un’ ultima domanda ai grillini torinesi: che realtà state vivendo?  Quando si nega ciò che è si inventa una realtà virtuale e si sprofonda nella mera ideologia. Con la città che rischia di non essere governata e lasciata al suo destino.

500 GIORNI “PENTASTELLATI” SOTTO LA MOLE

Dopo la notizia dell’avviso di garanzia alla sindaca Chiara Appendino, per confermarle la fiducia e il sostegno,  il Gruppo consiliare M5S al Comune di Torino ha pubblicato un lungo post su Facebook sui “500giorni” di amministrazione pentastellata in città. Ve lo proponiamo integralmente
Sono passati circa 500 giorni da quando il Movimento 5 Stelle si è insediato alla guida di Torino. 500 giorni sotto l’amministrazione di una donna forte, preparata e determinata come Chiara Appendino.500 giorni in cui è stata messa finalmente in luce la disperata situazione finanziaria della Città, nascosta per anni dalla narrazione unica di un costante sviluppo fatto di feste e grandi eventi. 500 giorni in cui si è messo a punto un piano di rientro credibile, che possa mettere in sicurezza i conti della città salvaguardando le fasce deboli. 500 giorni in cui è stato salvato e rilanciato il Salone del Libro, con una delle edizione più partecipate e di successo degli ultimi anni. 500 giorni in cui si è dato il via a processi fondamentali per la città come la riorganizzazione della macchina comunale, la revisione del Piano Regolatore, la messa a punto di progetti di rigenerazione urbana a partire dalla manutenzione diffusa di strade e marciapiedi, l’avvio di una progettazione per il superamento dei campi rom e della delicata situazione delle ex palazzine olimpiche del MOI oggi occupate da più di 1000 persone senza casa, l’avvio di una politica per la mobilità sostenibile ed elettrica, la gestione condivisa dei beni comuni urbani tramite patti di collaborazione tra amministrazione e cittadini, e tanto altro.  500 giorni sotto il tiro incrociato di un’opposizione tanto frustrata quanto menzognera, spesso colpevole della situazione che ci siamo trovati ad affrontare e incapace di concepire la diatriba politica al di fuori di sciacallaggi ed esposti giudiziari. 500 giorni di un’informazione servile al vecchio sistema di potere politico ed economico che a lungo ha governato la città. 500 giorni che confermano la fiducia del Gruppo Consiliare del Movimento 5 Stelle verso la Sindaca e la Giunta, ai quali non faremo mancare il nostro sostegno e il nostro entusiasmo nel voler rendere migliore la nostra Città.
Ufficio Stampa Gruppo Consiliare M5S Torino
(foto: il Torinese)

“Poveri” Comuni piemontesi

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere una statistica relativa ai contributi che i vari apparati dello Stato trasferiscono ai Comuni. Orbene, i comuni piemontesi sono in fondo alla classifica nel senso che, fatto il totale delle somme trasferite diviso per il numero degli abitanti, il contributo pro capite per il Piemonte ammonta a 68 euro mentre, per esempio, per il  Lazio è pari a  237 euro e per la Valle DAosta a 913 euro. Tralascio il confronto con le regioni a statuto speciale perché , da un lato i privilegi di cui godono sono noti, dallaltro occorre comparare le competenze che sono attribuite ai  comuni, che possono essere diverse. Resto al Lazio, regione a statuto ordinario. Il dato mi fa arrabbiare, non poco . E larrabbiatura aumenta se si considera il fatto che il Piemonte ha 1202 comuni (i dati si sono leggermente modificati in ragione degli ultimi accorpamenti), mentre il Lazio ne ha soltanto 378. Un Comune ha una struttura che per solo fatto di esistere costa ed in Piemonte i piccoli comuni non sono un inutile spreco, ma rispondono ad esigenze legate alla specificità ed alla particolarità del nostro territorio. Dunque, doppio danno. Perché commento questi dati? Il tema dellautonomia e della sperequazione tra le diverse risorse assegnate ai territori non può essere relegato ad argomento marginale nel dibattito politico. Tutti si affaccendano a parlare di legge elettorale , di questa o quella riforma di facciata , ma la questione settentrionale è per noi centrale, ha multiformi sfaccettature e riguarda dei territori, come il Piemonte, che sono sistematicamente bistrattati.

Roberto Cota

“ULTIMO COVO”. BOETI (PD): “SUL TERRORISMO NON SI GIOCA”

“Considero offensivo, per le vittime del terrorismo e i loro familiari, un gioco di ruolo che ripropone uno dei periodi più cupi della storia del nostro Paese”: lo dichiara il vice Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Nino BOETI, presidente del Comitato Resistenza e Costituzione dell’assemblea subalpina, Comitato nato in quei tragici anni, nel 1976, per difendere i valori fondanti la nostra Repubblica contro ogni estremismo. “Tra il 1969 e il 1982 si contarono 361 morti e 750 feriti. In quegli anni 40 mila persone, per lo più giovani, sono state denunciate per atti di violenza politica, 20 mila di loro sono state inquisite per la lotta armata, 15 mila hanno conosciuto il carcere, 7 mila sono state processate per associazione eversiva, banda armata e insurrezione contro lo Stato. Alcuni protagonisti di quelle vicende non hanno mai mostrato pentimento per i loro crimini. Sono ferite che continuano a sanguinare e sulle quali non si può giocare con superficialità. Bisogna ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, cosa ha significato per il nostro Paese la stagione del terrorismo e quante vite sono state stroncate dalla cieca violenza ideologica, e non mi pare proprio che iniziative come ‘L’ultimo covo’ possano in qualche modo servire a questo scopo”.

 

“CARO SEGRETARIO PD, IN TV NON CEDA ALLA DEMAGOGIA DELL’ANTIPOLITICA”

L’appello di Enzo Ghigo – governatore del Piemonte per 10 anni – a Matteo Renzi in vista del dibattito televisivo con Luigi Di Maio

Caro segretario del Pd Matteo Renzi, 
mi rivolgo a Lei da uomo che ha fatto politica attiva in passato (ed è’ un “grande amore” che non si dimentica mai) a uomo che  fa politica oggi, alla guida di un partito importante nello scenario nazionale. È’ proprio il termine Politica – uso la P maiuscola non a caso – quello sul quale voglio porre l’accento. Ora che una cosa buona Di Maio l’ha fatta, cioè proporre il confronto  televisivo di martedì prossimo, La invito a cogliere l’occasione  per far sì’ che quella trasmissione riporti la Politica al centro del dibattito. Basta parole urlate, demagogia, giustizialismo un tanto al chilo finché gli avvisi di garanzia non riguardano anche la propria  parte. Lei ed io proveniamo da mondi politici differenti e spesso in contrapposizione ma pur sempre, appunto, politici.  Se il qualunquismo più becero, vuoto e fine a sé stesso fosse una disciplina sportiva, allora i pentastellati ne sarebbero i campioni olimpionici. No, i grillini non sono solo antipolitica, ma ben peggio: sono l’autentica negazione della politica. La legittima e direi doverosa reazione a un sistema amministrativo, burocratico e istituzionale che ha dimostrato tutte le sue pecche e i suoi malfunzionamenti non può avvenire al di fuori della politica, che  va piuttosto migliorata, non  certo cancellata. Se dovessi darLe un consiglio per l’appuntamento di martedì Le suggerirei  di parlare di quanto la politica sia necessaria nel realizzare le scelte utili per vincere le sfide che la globalizzazione, l’evoluzione tecnologica, la ricerca di un nuovo equilibrio mondiale ci presentano quotidianamente. Il fenomeno delle migrazioni, i temi dell’ambiente e del clima, la disoccupazione, il terrorismo internazionale necessitano  di un approccio attraverso una politica “alta” che vincerebbe offrendo  soluzioni ai Paesi e ai cittadini. I partiti di scuola cattolica,  socialista,  liberale e conservatrice protagonisti del Novecento italiano e della prima e seconda repubblica, lo stesso Pci (che rappresentava ciò che di più distante fosse possibile dalle mie convinzioni) erano plasmati nelle idee, nella tradizione e nella storia politica. Se lo ricordi,  nel dibattito di martedì. Riporti al centro quei valori di impegno politico, di cultura di governo, di solidità e di esperienza che oggi per i grillini – analfabeti della Politica maiuscola – rappresentano invece disvalori. Non cada nella trappola di squalificare il dibattito sul tema misero dell’antipolitica e del moralismo fasullo, altrimenti avrà’ perso una occasione, avremo tutti perso un’occasione. Lei martedì rappresenterà, al di là delle idee e della militanza di ciascun telespettatore, tutti gli italiani che alla demagogia  del suo antagonista televisivo Di Maio preferiscono la forza e il pragmatismo, quello sano, della buona Politica. Sì, proprio quella con la P maiuscola.
Enzo Ghigo

Gabelle e non pedaggi

Il detto che vuole l’Italia dei cento campanili e delle differenze tra regione e regione e tra città e città trova la conferma nel diverso trattamento riservato agli automobilisti, quando utilizzano le autostrade e le tangenziali.  I romani, ad esempio non pagano il pedaggio per utilizzare il GRA (Grande Raccordo Anulare), così i catanesi per la loro tangenziale ed in parte anche i milanesi.  I torinesi, invece, pagano tanto e da tanto tempo. Nel frattempo negli scorsi decenni, più o meno intorno agli anni ’90, le società di gestione delle autostrade da pubbliche sono diventate praticamente private, incamerando cospicui utili sulle spalle dei già tartassati automobilisti. Per esempio, la concessione trentennale dell’ATIVA, scaduta il 31 agosto 2016, è stata prolungata (e meno male che una direttiva europea vieta questo tipo di proroghe!) e si è in attesa di una gara che dovrebbe riguardare tutto il sistema autostradale piemontese – oltre trecento chilometri – più la Torino-Piacenza fino al 2030. Molti automobilisti, per evitare il pedaggio dei molti, troppi caselli, escono e rientrano in tangenziale, scaricando così sui Comuni della cintura inquinamento ambientale, acustico e traffico. Questo ha determinato che siano stati depositati sia in Consiglio regionale sia in alcuni Comuni della cintura una serie di ordini del giorno e di mozioni, in cui si chiede lo spostamento del tal casello, l’arretramento o l’eliminazione di quell’altro .  Di questo si parlerà in un convegno organizzato dall’Associazione Metro Rivoli venerdì 10 novembre alle ore 20.30 a Rivoli.  Ciò che fino ad ora è mancato è la semplice richiesta, scaduta la concessione trentennale di ATIVA, che ha ampiamente pagato e strapagato l’opera, di eliminare i caselli ed i pedaggi con i relativi problemi. Meno traffico significa meno inquinamento e più salute.  Qualcuno avrà il coraggio politico e civile di fare una proposta del genere? Lo vedremo nei prossimi mesi. Di autostrade torneremo, prestissimo, a parlare.

Scuola, PD: “209 milioni per istruzione 0-6 anni, al Piemonte quasi 16 milioni”

È stato approvato il Piano pluriennale per l’istruzione dalla nascita sino ai 6 anni. Il piano rappresenta uno dei punti fondamentali della legge sulla Buona Scuola che, per la prima volta, ha creato un sistema integrato di istruzione per la fascia 0-6 anni, stanziando risorse specifiche per il potenziamento dei servizi offerti alle famiglie e l’abbassamento dei costi sostenuti dai genitori. “Con questo Piano – dichiara l’onorevole Umberto D’Ottavio, membro della Commissione istruzione della Camera dei deputati – viene offerto per la prima volta un programma vasto a sostegno dell’educazione dei bambini, sia in termini di istruzione, cura e qualità delle scuole.  Col piano triennale – prosegue – si vuole dare programmazione e certezza di risorse alla sfera educativa”. Il Piano finanzierà interventi in materia di edilizia scolastica sia con nuove costruzioni che con azioni di ristrutturazione, restauro, riqualificazione, messa in sicurezza e risparmio energetico di stabili di proprietà delle amministrazioni locali. Le risorse serviranno anche per le spese dirette per l’istruzione 0-6 anni, con lo scopo di incrementare i servizi offerti alle famiglie oltre a ridurre i costi sostenuti. “L’obiettivo – dichiara il presidente della Commissione istruzione della Regione Piemonte, Daniele Valle – è lavorare in sinergia con tutte le istituzioni coinvolte nel ciclo formativo, offrendo così alle famiglie strutture e servizi migliori”. Il Piano nazionale prevede l’assegnazione alle Regioni di 209 milioni erogati direttamente dal Ministero dell’Istruzione, tra questi al Piemonte spetteranno 15,8 milioni. Per l’anno 2017, il Fondo è ripartito tra le Regioni calcolando la popolazione di età 0-6 anni, la percentuale di iscritti ai servizi educativi e una parte in proporzione alla popolazione di bambini non iscritti, in modo da garantire un accesso maggiore.“Con il via libera al Piano – concludono D’Ottavio e Valle – si attua finalmente un sistema integrato con benefici diretti alle nuove generazioni e alle famiglie”.

Accoglienza in Piemonte: i numeri in Consiglio regionale

Con gli interventi delle assessore Monica Cerutti (Immigrazione) e Gianna Pentenero (Lavoro e Formazione professionale) la terza Commissione – presieduta da Raffaele Gallo – ha concluso l’esame degli argomenti di competenza contenuti nel Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2018-2020.Sul documento è poi stato espresso parere consultivo favorevole.

Cerutti ha presentato i dati più recenti relativi alla presenza degli stranieri sul territorio piemontese, che si attestano su poco più di 418 mila, pari al 9,5 per cento della popolazione. 14.210 sono i richiedenti asilo, 1363 quelli interessati dalla rete degli enti locali che realizza progetti di accoglienza integrata sul territorio: il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Sono state fornite anche le presenze distribuite per ogni singola provincia: Alessandria 1694 nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e 164 nello Sprar; Asti 1052 e 133; Biella 526 e 61; Cuneo 2128 e 58; Novara 1112 e nessuno nello Sprar; Torino 5409 e 923; Verbania 574 e 10; Vercelli 712 solo nei Cas.L’assessora ha spiegato come a livello regionale ci sia la condivisione con quanto previsto dal Piano nazionale per l’integrazione. In particolare le azioni principali sono rivolte all’occupabilità, alla formazione civico-linguistica e alla promozione scolastica. In materia di accoglienza, Cerutti ha poi voluto sottolineare l’impegno della Regione Piemonte in favore del contrasto al fenomeno della tratta di esseri umani e dei minori stranieri non accompagnati. Ha infine ribadito l’opportunità di convertire in legge i contenuti della proposta sulla promozione della cittadinanza, che ha iniziato il suo iter legislativo. Nel dibattito, Gian Luca Vignale (Mns) ha sottolineato l’importanza di distinguere le politiche sull’immigrazione da quelle che riguardano i richiedenti asilo.

 

Lavoro e formazione

Tra le misure del Defr su cui si è soffermata l’assessora Pentenero ci sono le politiche attive del lavoro, su cui la Giunta regionale ha previsto uno stanziamento,  grazie al Fondo sociale europeo, di  62,8 milioni di euro sul bilancio pluriennale 2016-2018, che ha permesso, tra le altre cose, l’attivazione dei cosiddetti “Buoni servizio”, percorsi  di accompagnamento al lavoro rivolti a disoccupati e soggetti particolarmente svantaggiati. È stato inoltre avviato un nuovo bando per i “Progetti di pubblica utilità” e sono partite le azioni finanziate dal Fondo regionale disabili per favorire l’inclusione socio-lavorativa delle persone iscritte al collocamento mirato. Pentenero ha poi parlato delle misure di sostegno alla creazione d’impresa: il microcredito, il programma “Mip-Mettersi in Proprio” rivolto ad aspiranti imprenditori o lavoratori autonomi e le attività di sostegno alle start up innovative.Sono quindi intervenuti ancora Vignale e Francesca Frediani (M5s), che hanno chiesto di conoscere le ricadute delle misure e hanno sottolineato l’esigenza di analizzare i dati.

 

Caccia

È poi proseguito l’esame dei tre provvedimenti in materia di caccia: il disegno di legge dell’assessore Giorgio Ferrero, nonché i due progetti di legge rispettivamente di Giorgio Bertola (M5s)  e dello stesso Vignale.

Emergenza incendi: “Non è ancora finita”. Il dibattito in Consiglio regionale

L’emergenza incendi non è finita. Lo stato di massima allerta sul territorio regionale permane. Siamo nella fase emergenziale: i danni e le responsabilità li valuteremo in un secondo momento. Sino a quando non arriveranno due belle giornate di pioggia, saremo costretti a continuare a operare con la più grande attenzione e la totale allerta”. Così l’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia ha aperto le comunicazioni sull’emergenza incendi, richieste da Francesca Frediani (M5s) e Roberto Ravello (Fdi) nel Consiglio regionale del 31 ottobre.

L’assessore ha ricordato che la situazione climatica di siccità perdurante che si prolunga da diversi mesi fuori da qualsiasi serie storica della meteorologia crea emergenza su tutto il territorio piemontese. “Non è finita ma oggi è sotto controllo”, ha precisato.

Il presidente Sergio Chiamparino, intervenuto a fine dibattito, ha precisato che per queste emergenze “Oltre ai fondi di coesione sociali di 40 milioni per il dissesto idrogeologico, abbiamo a disposizione 82 milioni da portare al Cipe, di cui 40 sono già stralciati per  Gtt e il trasporto pubblico: ne restano 42 per intervenire e ragioniamo insieme su come utilizzarli”.

Valmaggia ha continuato ricordando che dal 10 ottobre è stata dichiarata la massima pericolosità, successivamente si sono verificati molti focolai in diverse province. Sino a oggi sono stati contati ben 135 focolai di incendio e altrettanti interventi in quasi tutte le province del Piemonte, in particolare Cuneo e Torino. Il numero di focolai è aumentato nell’ultima settimana.

L’organizzazione dei mezzi aerei in Piemonte ha una flotta di 6 elicotteri con un contratto forfettario annuale. Dall’inizio dell’anno è stato dichiarato lo stato di massima pericolosità per 113 giorni nelle province di Torino, Biella, Vercelli, Novara, Vco e 149 giorni a Cuneo, Asti, Alessandria. “Quindi il budget è stato esaurito dopo sei mesi, per questo la Giunta ha dato copertura economica straordinaria per sostenere gli interventi di spegnimento della flotta”, ha detto Valmaggia.

La situazione climatica, la secchezza e il vento in concomitanza con la temperatura mite hanno facilitato una predisposizione consistente all’incendio. Il vento, oltre a diffondere il fuoco, ha impedito in alcuni casi il volo dei mezzi aerei per lo spegnimento degli incendi.

La Regione ha garantito l’utilizzo dei mezzi ogni volta che la sala operativa dei Vigili del fuoco ha segnalato la necessità di intervento. Primo obiettivo è stato quello di garantire l’incolumità delle persone “e devo dire che per il momento non ci sono state vittime o feriti, il secondo quello di salvaguardare le abitazioni e le case: ad esempio a Caprie il fuoco circondava l’abitato ed è stato contenuto”.

“Eventuali doli saranno verificati dai carabinieri forestali”, ha concluso Valmaggia, ringraziando

il personale istituzionale e volontario che in questi venti giorni ha lavorato in modo sinergico, con grande disponibilità anche da parte dei sindaci e dei cittadini, che hanno dato un imprescindibile contributo”.

Si è quindi aperto il dibattito con gli interventi dei consiglieri regionali

Frediani ha detto che si sarebbe aspettata una risposta più esauriente: ci sono diversi punti che non appaiono chiari  rispetto alle modalità di intervento. Tutto questo senza considerare le ripercussioni che lo smantellamento del corpo forestale ha causato. Frediani ha ringraziato i volontari, perché altrimenti i danni sarebbero stati ancora più gravi. Ma da quanto ha visto sul campo la consigliera ha sottolineato che gli interventi in Valle di Susa sono stati molto tardivi. L’impressione di Frediani è che la situazione  sia stata presa sottogamba e che l’”esageruma nen” spesso ripetuto dal presidente sia stato preso alla lettera con un’azione blanda e poco efficace.

Davide Gariglio (Pd) si è associato al ringraziamento rivolto alle persone che hanno “retto botta” di fronte alle situazione drammatica che ci siamo trovati a fronteggiare. C’è un grande esercito di piemontesi che si è mobilitato e bisogna ringraziarli, così come va apprezzata l’azione della Giunta e di molti consiglieri regionali sul territorio. Una volta affrontata l’emergenza, si deve andare a ricercare e colpire pesantemente coloro che sono stati la causa di questi incendi. Di fronte a un dramma come questo, secondo Gariglio, bisogna invece evitare operazioni di sciacallaggio politico da parte di alcuni che invece di operare sul campo, si mettono su internet a criticare chi sta lavorando.

Gilberto Pichetto (Fi) ha aggiunto che una serie competenze ce l’hanno anche le Province e le Città metropolitane ma la presidente Appendino è stata assente durante tutta la crisi e “ho pensato si fosse dimessa anche lei insieme al suo capo di gabinetto”. Secondo il consigliere sarebbe però stato opportuno l’utilizzo dell’esercito. La Giunta deve chiarire quanto successo e le disfunzioni che ci sono state, anche per guardare avanti. Il Piemonte non può più permettersi d’essere vittima di una situazione per cui chi ha la competenza non è stato in grado di gestire appieno l’emergenza. “In ultimo – ha concluso – chiedo che sia svolta relazione in commissione sulle procedure da adottare in momenti come questo”.

Stefania Batzella (Mli) spiega che il territorio ha subito un danno epocale e molti cittadini hanno subito intossicazioni da fumo. È stata chiusa anche la Torino Bardonecchia, perché non c’era visibilità a causa del fumo. Numerose baite sono state rase al suolo dal fuoco. Occorrono risorse, materiali, formazione dei volontari. La Regione deve insistere perché il governo conceda lo stato di emergenza.

Roberto Ravello (Fdi) è intervenuto chiarendo che non è giusto fare polemiche politiche nel momento dell’emergenza. “Come ex assessore all’Ambiente devo dire che il sistema Aib piemontese ha fatto scuola in Italia. Ho usato il verbo passato, perché forse qualche riflessione sull’attuale sistema degli anti incendi boschivi bisogna farla. Non posso dimenticare le scellerate modalità che hanno portato allo scioglimento del corpo forestale: non basta individuare un organismo con un elenco di competenze contenute in un decreto. Bisogna mettere in condizione di lavorare le persone”.

Gianluca Vignale (Msn) ha riferito che raramente ha visto cittadini tanto arrabbiati come in questa occasione, per aver percepito una lontananza tra i loro territori e le istituzioni che è stata siderale. “Tra i motivi che ci hanno portato a questo, ricordiamo che il 14 ottobre parte della nostra Regione bruciava già: bastava vedere le previsioni del tempo per sapere che ci sarebbe stato un vento caldo oltre i 100 chilometri orari. In quel momento si doveva intervenire con la puntualità e determinazione che si sono viste soltanto alla fine”. Molti roghi hanno origine dolosa, “per questo sarebbe stata importante la presenza dell’esercito sul territorio, anche per prevenire”.

Elvio Rostagno (Pd) dice di aver provato, sul campo, gli stessi sentimenti provati durante l’alluvione: c’era gente che si dava da fare senza polemizzare. Il Piemonte ha dimostrato di essere una comunità che si tira su le maniche e si dà da fare. “Ovvio che ci siano dei problemi, non ricordo un evento catastrofico dove tutto sia andato bene. Dobbiamo richiedere più mezzi. Gli amministratori devono essere formati”.

Federico Valetti (M5s) ha spiegato che alcuni consiglieri sono stati sul campo e non ci sono loro foto che circolano. Altri invece amano fare le passerelle, ma i cittadini non vogliono vedere le istituzioni che fanno passerelle. La settimana scorsa in Consiglio Valmaggia ci diceva che era tutto sotto controllo, ma in val Germanasca era due settimane che assistevamo a incendi. “Sapete cosa dicono gli Aib locali? Che mancava il coordinamento delle forze aree”, ha affermato. Si è sotto controllo quando è tutto spento. Oggi ci sono 2 mila ettari di territorio bruciato.

Claudia Porchietto (Fi) rileva come da sei mesi questo Consiglio regionale assista alla lotta tra due forze politiche che si scambiano continuamente accuse. Forza Italia non vuole entrare in queste polemiche, “ma do un suggerimento al presidente Chiamparino: ogni tanto bisognerebbe essere capaci a chiedere scusa alle comunità. Dobbiamo ammettere che qualcosa non ha funzionato”.

Daniela Ruffino (Fi) aggiunge che “il nostro gruppo ha presentato una mozione chiedendo cose chiare e concrete: l’utilizzo dell’esercito che già presidiano i cantieri Tav, un accordo con il governo per acquisto aerei, la manutenzione delle montagne”. Poi piste tagliafuoco, tutela delle borgate, un piano regionale che sappia dare delle risposte.

Walter Ottria (Mdp) dice che il tema della responsabilità è un tema complesso, spesso i cittadini sono arrabbiati e lo sono a ragione. È indispensabile dopo aver affrontato la fase contingente uscire dalla fase emergenziale, mettere in atto azioni per evitare il ripetersi di queste situazioni. “Dobbiamo inziare a programmare interventi strutturali per mettere in sicurezza il territorio, dobbiamo chiedere risorse al governo”.
Giorgio Bertola (M5s) afferma di aver visto il capogruppo del Pd spazientirsi per le comunicazioni, ma anche l’assessore Valmaggia dire che è tutto sotto controllo e sperare nella pioggia. “Nel gennaio 2017 avevo presentato un’interrogazione per chiedere come sarebbero cambiate le politiche di intervento con la riforma della forestale. Ma questo purtroppo non è un film, è la realtà. Non serve essere allenatori per capire che l’emergenza è stata sottovalutata da Chiamparino”. Inoltre, “chiediamo il rispetto della legge nazionale che prevede il divieto di caccia di 10 anni nelle aree incendiate e la creazione di zone cuscinetto per il ripopolamento della fauna”.

Il presidente Chiamparino, rispondendo a Porchietto di non sentirsi “nella posizione di dover chiedere scusa”, in apertura si è unito “ai ringraziamenti nei confronti di chi ha operato, il presidente Mattarella mi ha chiesto di portare la sua gratitudine a tutti coloro che hanno affrontato questa emergenza, tutta quella comunità che intorno ai loro sindaci ha contrastato quanto è successo”.

Chiamparino, invece, non ringrazia “chi ha voluto strumentalizzare a fini biecamente politici una calamità che ha colpito la nostra comunità. Queste accuse vengono indirettamente rivolte a tutti coloro che avete ringraziato, vigili del fuoco, protezione civile eccetera”.

Ha ripercorso gli eventi ricordando di aver allertato il ministro degli interni, il nuovo capo della protezione civile e aver immediatamente predisposto tutti gli atti perché nessun limite di budget potesse impedire gli interventi. “Per questo, consigliera Porchietto, non ho da chiedere scusa a nessuno”. Si è agito come un sistema ognuno per le proprie responsabilità. Sicuramente qualche riflessione sulla riforma della Forestale andrà fatta.

Non ci sono danni a prime case, non ci sono danni rilevati al momento agli allevamenti.

Nel pomeriggio la seduta è proseguita con gli interventi di altri consiglieri.

Paolo Allemano (Pd) ritiene sia importante non assumere i social network come centro del ragionamento, ma che si debba capire quali siano i veri responsabili di questa emergenza. Esistono due fattori determinanti: da un lato la situazione ambientale, dall’altro il fattore umano. Leggere che un ragazzo di 15 anni avrebbe appiccato un fuoco per vedere i vigili in azione, vuol dire che abbiamo un problema sociale grande come una casa.

Mauro Campo (M5s) dice che si è parlato poco dell’antefatto della situazione creatasi. Era noto che la Forestale fosse stata soppressa e il piano forestale regionale antincendi doveva essere aggiornato, ma non è stato fatto. La mancanza di precipitazioni era prevista, così come la probabilità di incendi. Il problema, sostiene il consigliere, non è stato affrontato con la dovuta attenzione e lungimiranza.

Marco Grimaldi (Sel) afferma che sono questi i momenti in cui il dibattito politico deve essere costruttivo. Da tempo Sel ritiene che la riforma Madia sulla Forestale fosse da ripensare. Quanto all’utilizzo dell’esercito, doveva essere limitato all’incolumità delle persone e in secondo luogo non possiamo dimenticare che siamo di fronte al più grande cambiamento climatico al quale si somma la follia dell’uomo. Grimaldi chiede: “Possiamo dire che forse la presenza di esercito e carabinieri avrebbe dissuaso i piromani e sgravato chi stava tentando di contenere gli incendi?”.

Diego Sozzani (Fi) tornando all’informativa dell’assessore, il consigliere la ritiene abbastanza lacunosa. Si sarebbe aspettato anche un discorso politico sulla funzione della Protezione civile piemontese: e l’attesa della pioggia sembra quasi un anelito religioso. Ci vuole programmazione e uno spirito diverso da quello di andare in Chiesa e pregare la Madonna che faccia piovere. Il consigliere vorrebbe sapere dall’assessore perché la Giunta abbia bocciato decine e decine di emendamenti che chiedevano più fondi per la Protezione civile e per i mezzi.

Antonio Ferrentino (Pd) ricorda che la Protezione civile piemontese è un’eccellenza nazionale. Ricorda che quando fece costruire una pista forestale in Val di Susa fu insultato sui social e accusato di essere un cementificatore, ma le piste forestali sono necessarie per permettere agli operatori di spegnere gli incendi.

Paolo Mighetti (M5s) afferma che si stia facendo confusione. Il problema non è tanto l’intervento, ma la mancanza di preparazione preventiva per affrontare un problema che era prevedibile. La situazione del governo del territorio in Italia non ci conse nte nemmeno di fare le cose più semplici. Come informare i cittadini sul sito della Regione, per esempio.

Alfredo Monaco (Rc) spiega di aver assistito a scene che giudica surreali, come i cittadini che si lamentano sui media di essere stati dimenticati dai media. Su ogni tema ovviamente ci sono stati tanti emendamenti che chiedevano più risorse, però oggi è facile affermare “l’avevamo detto”. La realtà è che in canadair c’erano, però non potevano operare a causa del forte vento.

Davide Bono (M5s) ricorda che la prevenzione incendi è competenza e responsabilità della Regione. Non le abbiamo fatte noi le leggi. La convenzione con il Coordinamento volontario antincendi boschivi è finanziata con un milione di euro. “È sufficiente oppure no? Lo è solo nell’emergenza o anche nell’ordinaria amministrazione? Abbiamo messo in assestamento risorse per il materiale di consumo base e banale?” si è chiesto.  

Massimo Berutti (Fi) rammenta che quando succedono situazioni di questo tipo è fin troppo facile voler puntare il dito. Oggi parliamo d’incendi, negli anni scorsi abbiamo parlato di alluvioni. Le scelte devono essere forti quando s’interviene nelle aree boschive. Bisogna essere realisti. Il problema si pone anche per i greti dei fiumi. “Se aspettiamo gli stati di calamità non andiamo da nessuna parte”.

L’assessore Valmaggia ha concluso spiegando che la replica “sarebbe lunga e avremo occasione di approfondire in ambito di Commissione. Dico solo che l’emergenza non è finita ed è ancora troppo presto per un conto obiettivo dei danni”.

Il vicepresidente Aldo Reschigna è quindi intervenuto per la parte finanziaria, chiarendo che la prospettiva è muoversi con i fondi di coesione e si prevedrebbe sostanzialmente di destinare un pezzo per la pulizia fiumi e torrenti e un pezzo alle aree oggetto dell’emergenza incendi per riforestazione e manutenzione di quella parte delle montagne con tagliafuoco. Dovremmo anche nei prossimi mesi affrontare il tema dei bacini di accumulo dell’acqua sia per quanto riguarda l’emergenza idrica sia per quanto le difficoltà di approvvigionamento di queste settimane.

gm – www.cr.piemonte.it

 

Approvati alcuni documenti per chiedere maggiori risorse per contrastare gli incendi boschivi

Dopo il dibattito conseguente alla comunicazione dell’assessore regionale alla Protezione civile, Alberto Valmaggia, nella seduta del 31 ottobre, sono stati approvati alcuni atti d’indirizzo:

Quello con  primo firmatario Elvio Rostagno (Pd) impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso il Governo centrale per incrementare le risorse finanziarie a favore: della flotta aerea dedicata allo spegnimento degli incendi; della protezione civile e dei volontari Aib piemontesi; delle moderne tecnologie dedicate alla rilevazione dei focolai d’incendio. L’impegno dell’Esecutivo è richiesto anche per supportare gli Enti locali nell’aggiornamento dei Piani di protezione civile, per collaborare con l’Anci Piemonte sul piano della formazione degli amministratori locali per la gestione delle emergenza, sostenendo l’informatizzazione necessaria e le operazioni di bonifica e ripristino dei suoli, oltre a valutare la possibile interruzione dell’attività venatoria.

Approvato anche quello con primo firmatario Roberto Ravello (Fratelli d’Italia) impegna la Giunta regionale a garantire le risorse necessarie per i mezzi e le dotazioni agli operatori della Protezione civile.

Passata anche una mozione del gruppo FI, primo firmatario Gilberto Pichetto, impegna l’Esecutivo regionale a valutare la richiesta d’intervento delle Forze armate, considerato che reparti alpini sono già in zona, a lanciare un appello affinché venga rivista la gestione degli ex forestali, a chiedere alla Conferenza Stato Regioni che si attivi per il potenziamento dei mezzi antincendio, velivoli compresi, oltre ad intervenire per preservare la fauna scampata alle fiamme e a valutare la bontà delle procedure attuali.

Respinto un documento presentato dal gruppo M5s, prima firmataria Francesca Frediani, che chiedeva azioni tempestive per far fronte all’emergenza incendi.

ab

Medici neo-specializzati, Grimaldi (SEL-SI): “si facciano i controlli”

Dopo le denunce sulle condizioni di sfruttamento


Oggi l’Assessore Saitta ha risposto all’interrogazione urgente del Capogruppo di SEL Marco Grimaldi sulle condizioni di sfruttamento e precarietà dei medici neo-specializzati, che sabato 28 ottobre si sono riuniti, ospitati dall’Ordine dei medici, per presentare una ricerca sulle proprie condizioni di lavoro e per affrontare una situazione estremamente critica.

A quanto si è appreso dagli organi di stampa, i bandi pubblici rivolti ai neo-specializzati proporrebbero loro di offrire, nei Pronto soccorso, prestazioni uguali a quelle dei colleghi con anni di esperienza ma a compensi nettamente inferiori. Inoltre negli ambulatori, i medici di base, qualora si trovino a chiedere una sostituzione, recluterebbero i giovani dottori pagandoli con una discrezionalità che non tiene conto delle indicazioni salariali dei contratti nazionali di riferimento. I giovani medici sostengono altresì che denunciare la situazione significhi sottoporsi al rischio di non essere più chiamati a lavorare. Come noto, pochi giorni fa, una segnalazione anonima ha denunciato che medici specializzandi sarebbero stati utilizzati per compiti destinati a colleghi che hanno già terminato il loro percorso di studi, medici neo-specializzati a tutti gli effetti.

La ricerca, condotta dai neo-specializzandi tramite un questionario a cui hanno risposto 312 giovani medici piemontesi, evidenzia alcuni dati sconfortanti sul grado e la percezione di sfruttamento, a quanto pare indifferentemente nel settore pubblico e in quello privato. Inoltre calcola il numero di medici che rischieranno di trovarsi senza lavoro in futuro nel caso in cui aumentino i laureati e il fabbisogno di personale medico resti invariato: secondo i dati, entro il 2020 la domanda di lavoro sarà tre volte maggiore rispetto all’offerta.

Nell’interrogazione si chiede alla Giunta quali interventi intenda mettere in campo per richiamare le ASL ad avviare direttamente le assunzioni di medici, in base a una mappatura delle reali esigenze del territorio, applicando il principio della giusta retribuzione e le dovute tutele. L’Assessore ha ammesso l’esistenza di un problema di precarizzazione dell’attività dei giovani medici. Ha aggiunto che c’è un tema che riguarda il privato, che sottopaga, per questo esistono disegni di legge per porre rimedio alla “giungla retributiva” che non offre le dovute garanzie. Per quanto riguarda le sostituzioni dei medici di famiglia, si parla di lavoro nero e paghe minime, problemi su cui l’Ordine dei medici dovrebbe prendere provvedimento. A livello nazionale la Regione ha ottenuto che fossero indetti i concorsi, mentre resta aperto il tema del numero insufficiente delle borse.

A settembre il Consiglio ha approvato un atto per chiedere al Governo una programmazione seria del fabbisogno di medici sul territorio nazionale e un incremento delle borse di studio per le Scuole di Specializzazione. “Alla domanda “Ti sei mai sentito sfruttato nel mondo del lavoro?”, l’85% degli intervistati nella ricerca risponde di sì; il 44,50% sostiene di essersi trovato a svolgere mansioni incongrue, il 39% di aver dovuto svolgere compiti mal pagati in relazione alla responsabilità richiesta, il 34% di aver ricevuto un compenso orario molto basso, il 24% di aver dovuto affrontare condizioni lavorative scadenti” – dichiara il Segretario di Sinistra Italiana Grimaldi. – “Certo, c’è qualcosa che la Regione può fare: con l’uscita dal Piano di rientro procedere a sbloccare le assunzioni e stabilizzare i precari. Però non basta: dopo le denunce sulle condizioni di sfruttamento, tutte le autorità competenti facciano i dovuti controlli”.