POLITICA- Pagina 466

Radicali: “i Crocefissi nelle stanze dell’ospedale non devono essere affissi”

L’Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino apprende con preoccupazione e sconcerto la decisione dell’ASL TO4 di posizionare crocefissi all’interno delle camere di degenza dell’ospedale di Chivasso

“È inaccettabile”, hanno affermato questa mattina i coordinatori radicali Boni, De Grazia e Degiorgis, “che in uno Stato di diritto laico, come dovrebbe essere il nostro, il principale problema dell’ASL sia quello di posizionare simboli religiosi cattolici all’interno delle camere di degenza. Gli ospedali sono luoghi pubblici. Luoghi che dovrebbero rispettare in prima persona la laicità delle istituzioni, a garanzia del credo, della fede e della sensibilità di ogni singola persona. L’Italia non è un Paese cattolico, e così come all’interno delle aule di tribunale stride terribilmente il confronto tra “la legge è uguale per tutti” e il crocefisso alle spalle dei giudici, così un ospedale che accoglie pazienti cattolici, atei, musulmani, agnostici, buddisti, induisti e così via, dovrebbe accogliere al proprio interno simboli religiosi di ciascuna religione del Mondo, oppure, in modo più laico, meno discriminatorio e sicuramente più ragionevole, lasciare la religione alla sensibilità personale di ognuno, evitando di apporre simboli di questa natura alle pareti. Questo purtroppo non è il primo campanello d’allarme che ci troviamo a ricevere con molta preoccupazione, ma del resto non potremmo aspettarci altro in un momento storico durante il quale un Ministro della Repubblica Italiana partecipa ai comizi con il rosario in mano, strumentalizzando la religione per scopi elettorali e tentando di demolire una delle colonne più importanti per una democrazia: il principio sovrano della laicità delle istituzioni”
 

Alleanze, adesso si deve partire

Lo dicevamo prima e, a maggior ragione, lo diciamo oggi dopo il voto europeo. E sempre partendo dall’assunto che in Italia “la politica è sinonimo di politica delle alleanze”. E se questo resta la costante della politica italiana, e’ persin ovvio arrivare alla conclusione che se si vuole ricostruire una coalizione e una alleanza credibile e competitiva non è sufficiente riproporre la vocazione maggioritaria o l’autosufficienza di un partito.


Fuor di metafora, se l’obiettivo resta quello di ricostruire una alternativa al centro destra – che oggi,
checche’ ne dica il segretario del Pd Zingaretti, purtroppo non esiste ancora – che non sia solo un
banale e semplice prolungamento di un partito, e’ sempre più indispensabile la presenza di un
partito di centro, riformista, plurale e di governo. Una richiesta che emerge in modo persin troppo
chiaro dal voto europeo e anche dalla consultazione per il rinnovo della guida della Regione
Piemonte che ha registrato, per l’ennesima volta, la sconfitta della sinistra a vantaggio di un centro
destra a trazione leghista. Malgrado la presenza di un candidato come Sergio Chiamparino che,
come tutti sapevano tranne la “propaganda giornalistica amica”, non è riuscito a far la differenza
attraverso il fantomatico “voto disgiunto”. Ora, e’ del tutto evidente che la sinistra non è più politicamente ed elettoralmente autosufficiente. Ed è altrettanto chiaro che un centro sinistra e’ credibile, ed esiste, nella misura in cui riesce a comporre una alleanza variegata e articolata. Nonché rappresentativa e realmente espressiva di pezzi di società. Insomma, non è più credibile una alleanza che viene gestita e pianificata a tavolino e dall’alto. Al netto della buona volontà e della consapevolezza di uscire dall’isolamento e dall’angolo, non è più praticabile la strada di dar vita ad una coalizione decidendo a tavolino chi copre il fianco destro, chi il fianco sinistro e chi il fianco centrista/cattolico della coalizione. Questa concezione di una parte del Pd non è, ovviamente, più percorribile. Quello che adesso serve, e forse è anche utile per la democrazia italiana, e’ quello di ricostruire una alleanza di centro sinistra dove la forza di un centro dinamico e riformista, moderno e plurale, deve essere il più possibile visibile e protagonista. Un luogo politico che certamente esprima anche un leader – considerando che la politica in Italia continua ad essere fortemente leaderistica e personalizzata – ma che, soprattutto, sia in grado di declinare una posizione politica capace di essere contendibile con l’agglomerato leghista e conservatore. Un “blocco sociale” che, comunque sia, va rispettato e non ridicolmente disprezzato e ridicolizzato come continua a fare, con una arroganza moralistica e culturale senza limiti, la sinistra salottiera e al caviale dell’arcipelago progressista italiano. Un centro dinamico, appunto, che sia in grado però di non ricoprire una semplice casella mancante della alleanza ma che ritorni ad essere decisivo nella sua capacità di rappresentare interessi sociali, mondi vitali e culture politiche reali. Ed è proprio sotto questo profilo che l’area cattolico democratica e popolare può e deve giocare un ruolo politico, culturale, programmatico ed organizzativo decisivo. Non per ritrarsi in una dimensione identitaria ma, appunto, per contribuire con altri a ridefinire un progetto politico che può essere alleato con una sinistra democratica e di governo ma che, al contempo, non può essere subalterno o gregario rispetto ad un’azionista di maggioranza. Un progetto politico che deve essere messo subito in campo e che sia in grado di saper unire la politica con l’organizzazione, la rappresentanza di interessi sociali con una dimensione valoriale e culturale. Chi continua a commentare e dispensare giudizi dall’esterno può tranquillamente prendersi un periodo di riposo. Adesso è il momento dell’azione e della progettualità politica.

Giorgio Merlo

“Fca tuteli interessi italiani”

M5S: “RENAULT, ITALIA PROTAGONISTA DI UNA TRATTATIVA PER TUTELARE I NOSTRI INTERESSI, NON SOLO QUELLI FRANCESI”

La deputata torinese del M5S in Commissione Lavoro Jessica Costanzo ed i gruppi consiliari M5S in Comune a Torino ed in Regione Piemonte intervengono sulle dichiarazioni del governo francese in merito alla fusione di FCA e Renault.

Grave l’affermazione attribuita al Ministero francese che pretenderebbe la sede a Parigi e dividendi straordinari – dichiarano gli esponenti 5 Stelle – Questi toni non sono adeguati. Il Governo francese sembra sul piede di guerra per quella che è un’operazione che deve tener conto degli interessi dei lavoratori italiani e del nostro Paese. Ricordiamo che la proprietà FCA dovrebbe ascoltare il Governo prima di procedere in operazioni così grandi, anche in considerazione che FCA (ex FIAT) ha beneficiato per decenni di cospicui aiuti statali”. Il governo sta osservando con attenzione il susseguirsi degli eventi –continuano gli esponenti del Movimento 5 Stelle –e noi siamo pronti a far valere i diritti e gli interessi del nostro paese e di questo territorio proponendo l’istituzione di un tavolo di coordinamento con i Governi Italiano e Francese insieme alle due aziende per analizzare ogni aspetto dell’operazione, con particolare attenzione alle esigenze dei lavoratori”

I VERDI CHIEDONO LO "STATO DI EMERGENZA CLIMATICA”

Freddo, pioggia, poche giornate di sole, neve quasi a bassa quote. Cosi si è presentato in gran parte dello stivale, il mese di maggio che è appena terminato. Molti italiani lo hanno paragonato al mese di “novembre”, date le basse temperature. Un’anomalia climatica che “dovrebbe” (il condizionale è
d’obbligo) far riflettere anche i più scettici di fronte all’espressione e al tema del “cambiamento
climatico”. Dunque, per queste ragioni, noi VERDI del PIEMONTE, chiediamo ufficialmente con forza a tutti i sindaci e giunte comunali della “Regione” e al Consiglio Regionale del Piemonte”, di chiedere lo “STATO DI EMERGENZA CLIMATICA”. Questo stato di emergenza non vuole essere un freno all’economia, al mondo occupazionale ma bensì deve rappresentare ed essere un’azione di responsabilità nei confronti delle generazioni future: prime fra tutte quelle formate da tanti giovani studenti e studentesse che il 15 marzo e 24 maggio scorso, sono scesi nelle piazze italiane, per spronare tutto l’arco politico italiano, europeo e quello mondiale ad intraprendere azioni concrete contro il cambiamento climatico. Contenere le emissioni di Co2 in atmosfera, preservare le foreste, i fiumi, gli oceani, fermare il consumo di suolo, ridurre l’utilizzo delle fonti fossili in favore di quelle rinnovabili sono ottimi strumenti e metodi per contrastare i cambiamenti climatici, in atto in tutto il pianeta. L’urgenza è quella di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, sulla base degli Accordi sul clima di Parigi del 2015. Noi Verdi del Piemonte ribadiamo che, se non interveniamo in tempo, le conseguenze saranno catastrofiche come, ad esempio, l’innalzamento del livello del mare, la desertificazione delle zone temperate, fenomeni atmosferici estremi, diffusioni delle malattie, migrazioni di massa, carestia ed estinzione di specie animali e vegetali, fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo. Insomma: BISOGNA AGIRE ORA E IN FRETTA!!!! NON C’E’ PIU’ TEMPO!

.
La Commissaria Regionale dei Verdi del Piemonte e
Componente di Europa Verde, Tiziana Mossa

I VERDI CHIEDONO LO “STATO DI EMERGENZA CLIMATICA”

Freddo, pioggia, poche giornate di sole, neve quasi a bassa quote. Cosi si è presentato in gran parte dello stivale, il mese di maggio che è appena terminato. Molti italiani lo hanno paragonato al mese di “novembre”, date le basse temperature. Un’anomalia climatica che “dovrebbe” (il condizionale è
d’obbligo) far riflettere anche i più scettici di fronte all’espressione e al tema del “cambiamento
climatico”. Dunque, per queste ragioni, noi VERDI del PIEMONTE, chiediamo ufficialmente con forza a tutti i sindaci e giunte comunali della “Regione” e al Consiglio Regionale del Piemonte”, di chiedere lo “STATO DI EMERGENZA CLIMATICA”. Questo stato di emergenza non vuole essere un freno all’economia, al mondo occupazionale ma bensì deve rappresentare ed essere un’azione di responsabilità nei confronti delle generazioni future: prime fra tutte quelle formate da tanti giovani studenti e studentesse che il 15 marzo e 24 maggio scorso, sono scesi nelle piazze italiane, per spronare tutto l’arco politico italiano, europeo e quello mondiale ad intraprendere azioni concrete contro il cambiamento climatico. Contenere le emissioni di Co2 in atmosfera, preservare le foreste, i fiumi, gli oceani, fermare il consumo di suolo, ridurre l’utilizzo delle fonti fossili in favore di quelle rinnovabili sono ottimi strumenti e metodi per contrastare i cambiamenti climatici, in atto in tutto il pianeta. L’urgenza è quella di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi centigradi, sulla base degli Accordi sul clima di Parigi del 2015. Noi Verdi del Piemonte ribadiamo che, se non interveniamo in tempo, le conseguenze saranno catastrofiche come, ad esempio, l’innalzamento del livello del mare, la desertificazione delle zone temperate, fenomeni atmosferici estremi, diffusioni delle malattie, migrazioni di massa, carestia ed estinzione di specie animali e vegetali, fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo. Insomma: BISOGNA AGIRE ORA E IN FRETTA!!!! NON C’E’ PIU’ TEMPO!

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La Commissaria Regionale dei Verdi del Piemonte e
Componente di Europa Verde, Tiziana Mossa

“Porta Nuova e dintorni, regna ancora il degrado”

Grido d’allarme dei residenti e dei commercianti di via Sacchi e vie limitrofe da me rilanciato con un’interpellanza in Sala Rossa: risposte non del tutto soddisfacenti da parte della Giunta. Ho chiesto una maggiore presenza di Agenti della Municipale, una progettualità per la riqualificazione dell’ex Clinica Salus, più passaggi da parte di Amiat, un approfondimento in Commissione e un sopralluogo di Consiglio e di Giunta. 

Che spesso i quartieri vicini alle grandi stazioni soffrano di problemi simili non è una scusante: garantire la vivibilità di via Sacchi e dintorni è, o dovrebbe essere, un’urgenza da parte dell’Amministrazione cittadina.  Ho portato il tema in Sala Rossa poco fa, sottolineando le criticità principali. Sta diventando emergenza il problema dei bivacchi sotto i portici, tra via Sacchi e corso Vittorio, da parte di soggetti spesso ubriachi e molesti, che rendono difficile la vita agli abitanti e talvolta impossibile l’attività agli esercenti. Altre urgenze sono la sporcizia e la mancanza di igiene, l’emergenza sicurezza, il degrado diffuso ma concentrato, soprattutto, attorno ad alcuni stabili, quali il compendio immobiliare di via Magenta 6 (ex Clinica Salus) angolo via Gioberti 5 (ex Ufficio di Collocamento), di proprietà della Città di Torino e dato in concessione a soggetti terzi.  Tre le richieste da parte mia, oltre alla possibilità di approfondire in Commissione e a un sopralluogo con l’Assessore e i colleghi Consiglieri: una maggiore presenza in zona di 

Agenti della Polizia Municipale, un incremento dei passaggi di Amiat e un progetto di recupero degli spazi di via Magenta, che mi piacerebbe fossero destinati a finalità sociali e aggregative.  Solo parzialmente soddisfacenti le risposte dell’Assessore. Accolgo con soddisfazione i propositi di intervenire in zona dal punto di vista degli arredi urbani e della riqualificazione. Ma non basta. Ho fatto notare a verbale, tra le altre cose, che mantenere in uno stato di abbandono le proprietà di via Magenta significa non solo aumentare il degrado in zona, ma anche intaccare il loro valore intrinseco. 
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Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino. 

"Porta Nuova e dintorni, regna ancora il degrado"

Grido d’allarme dei residenti e dei commercianti di via Sacchi e vie limitrofe da me rilanciato con un’interpellanza in Sala Rossa: risposte non del tutto soddisfacenti da parte della Giunta. Ho chiesto una maggiore presenza di Agenti della Municipale, una progettualità per la riqualificazione dell’ex Clinica Salus, più passaggi da parte di Amiat, un approfondimento in Commissione e un sopralluogo di Consiglio e di Giunta. 

Che spesso i quartieri vicini alle grandi stazioni soffrano di problemi simili non è una scusante: garantire la vivibilità di via Sacchi e dintorni è, o dovrebbe essere, un’urgenza da parte dell’Amministrazione cittadina.  Ho portato il tema in Sala Rossa poco fa, sottolineando le criticità principali. Sta diventando emergenza il problema dei bivacchi sotto i portici, tra via Sacchi e corso Vittorio, da parte di soggetti spesso ubriachi e molesti, che rendono difficile la vita agli abitanti e talvolta impossibile l’attività agli esercenti. Altre urgenze sono la sporcizia e la mancanza di igiene, l’emergenza sicurezza, il degrado diffuso ma concentrato, soprattutto, attorno ad alcuni stabili, quali il compendio immobiliare di via Magenta 6 (ex Clinica Salus) angolo via Gioberti 5 (ex Ufficio di Collocamento), di proprietà della Città di Torino e dato in concessione a soggetti terzi.  Tre le richieste da parte mia, oltre alla possibilità di approfondire in Commissione e a un sopralluogo con l’Assessore e i colleghi Consiglieri: una maggiore presenza in zona di 
Agenti della Polizia Municipale, un incremento dei passaggi di Amiat e un progetto di recupero degli spazi di via Magenta, che mi piacerebbe fossero destinati a finalità sociali e aggregative.  Solo parzialmente soddisfacenti le risposte dell’Assessore. Accolgo con soddisfazione i propositi di intervenire in zona dal punto di vista degli arredi urbani e della riqualificazione. Ma non basta. Ho fatto notare a verbale, tra le altre cose, che mantenere in uno stato di abbandono le proprietà di via Magenta significa non solo aumentare il degrado in zona, ma anche intaccare il loro valore intrinseco. 
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Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino. 

Imu: “il Comune vanifica le misure di sostegno all’abitare e contrasto alla povertà”

Grimaldi: “Intervenga la Regione”

È notizia di oggi che, con l’ultimo bilancio, la Giunta Appendino ha effettivamente deciso di ritoccare le aliquote IMU per i proprietari titolari di affitti concordati con studenti e famiglie in difficoltà. La scadenza per pagare l’acconto è fissata per il 17 giugno. Sui canoni liberi si applica già l’aliquota massima (10,6 per mille). Sui canoni concordati è aumentata di un punto (dal 4,31 al 5,31 per mille). Sono state inoltre annullate le agevolazioni sulle case affidate in comodato gratuito a parenti di primo grado, che consentivano di pagare il 7,6 per mille anziché il 10,6.

Già un mese fa il Capogruppo di LeU in Consiglio Regionale, Marco Grimaldi, aveva sollevato il problema dopo le prime indiscrezioni. In seguito all’intervento dell’Assessore alle Politiche Sociali, la Città sembrava intenzionata a tornare indietro.

Proprio un anno fa, per costruire un sistema di politiche più adeguato all’evoluzione dei bisogni sociali, la Regione ha approvato la Strategia per lo sviluppo di comunità solidali, ponendo al centro del progetto l’edilizia sociale. Punto fondamentale della programmazione è stata l’individuazione di 30 distretti della coesione sociale, coincidenti per quanto riguarda i servizi sanitari, le politiche sociali e attive del lavoro e, appunto, le politiche per l’abitare.

A febbraio di quest’anno la Regione ha predisposto una ricerca che analizzasse e rivedesse la mappa del rischio di disagio abitativo per tutti i Comuni del Piemonte. La rilevazione vede ai primi posti, nell’ordine, Torino, Novara, Alessandria e Asti, Vercelli, Cuneo, Moncalieri, Biella, Casale Monferrato e Collegno. Per ogni distretto, individuato un Comune capofila, si prevede la creazione di uno sportello casa che sappia supportare le famiglie nella scelta del percorso di sostegno più consono alle loro esigenze.

Grazie a queste politiche, famiglie in difficoltà e aventi un Isee pari o inferiore a 26.000 euro potranno rivolgersi alle (Aslo) Agenzie sociali per la Locazione e recarsi al Comune di appartenenza per stipulare un contratto di locazione con un soggetto privato a canone calmierato. Si prevede così di offrire, con 2 milioni di euro, una soluzione abitativa a 500 famiglie all’anno, abbattendo di circa 1/3 il canone al quale sarebbero soggette.

Tuttavia, l’ultima decisione dell’Amministrazione comunale torinese è nettamente in contrasto con questi indirizzi e annulla uno dei pochi strumenti a disposizione per calmierare il mercato degli affitti privati, utile a contrastare il problema del disagio abitativo nella nostra città. Una scelta che vanifica il lavoro svolto da anni dai sindacati inquilini e dalle associazioni dei proprietari che, di concerto con gli uffici del settore ERP e l’Assessorato alle politiche sociali del Comune, ha portato al rinnovo dell’accordo territoriale che definisce le linee guida e i parametri per i contratti a canone agevolato, conciliando gli interessi reciproci di proprietari e inquilini.

“L’esigenza di assestare il bilancio della Città non giustifica la scelta di fare cassa sulle politiche per la casa. Come abbiamo già detto, ridurre la convenienza fiscale scoraggia i proprietari a utilizzare i contratti a canone agevolato e indebolisce le nostre misure di contrasto alla povertà. È chiaro che a pagare per questa decisione saranno proprio le categorie in difficoltà, perché i proprietari colpiti non avranno altra scelta che caricare l’aumento sugli inquilini. In gran parte si tratta di studenti, che stanno progressivamente subendo anche i tagli alle linee di trasporto pubblico, la chiusura di spazi di aggregazione e l’imposizione di vincoli e divieti a qualsiasi evento. Fra affitti aumentati, collegamenti inesistenti ed eventi culturali annullati, la Giunta ogni giorno smonta un pezzo della città universitaria che Torino potrebbe essere.” – dichiara Grimaldi. – “Chiediamo a questo punto alla Regione di avviare un’immediata interlocuzione con il Comune, che forse ha inteso la vittoria della Lega alle Regionali come un “liberi tutti”. Speriamo che almeno il profilo universitario di Torino non diventi l’ennesima vittima della tagliola gialloverde”.

Imu: "il Comune vanifica le misure di sostegno all’abitare e contrasto alla povertà"

Grimaldi: “Intervenga la Regione”

È notizia di oggi che, con l’ultimo bilancio, la Giunta Appendino ha effettivamente deciso di ritoccare le aliquote IMU per i proprietari titolari di affitti concordati con studenti e famiglie in difficoltà. La scadenza per pagare l’acconto è fissata per il 17 giugno. Sui canoni liberi si applica già l’aliquota massima (10,6 per mille). Sui canoni concordati è aumentata di un punto (dal 4,31 al 5,31 per mille). Sono state inoltre annullate le agevolazioni sulle case affidate in comodato gratuito a parenti di primo grado, che consentivano di pagare il 7,6 per mille anziché il 10,6.
Già un mese fa il Capogruppo di LeU in Consiglio Regionale, Marco Grimaldi, aveva sollevato il problema dopo le prime indiscrezioni. In seguito all’intervento dell’Assessore alle Politiche Sociali, la Città sembrava intenzionata a tornare indietro.
Proprio un anno fa, per costruire un sistema di politiche più adeguato all’evoluzione dei bisogni sociali, la Regione ha approvato la Strategia per lo sviluppo di comunità solidali, ponendo al centro del progetto l’edilizia sociale. Punto fondamentale della programmazione è stata l’individuazione di 30 distretti della coesione sociale, coincidenti per quanto riguarda i servizi sanitari, le politiche sociali e attive del lavoro e, appunto, le politiche per l’abitare.
A febbraio di quest’anno la Regione ha predisposto una ricerca che analizzasse e rivedesse la mappa del rischio di disagio abitativo per tutti i Comuni del Piemonte. La rilevazione vede ai primi posti, nell’ordine, Torino, Novara, Alessandria e Asti, Vercelli, Cuneo, Moncalieri, Biella, Casale Monferrato e Collegno. Per ogni distretto, individuato un Comune capofila, si prevede la creazione di uno sportello casa che sappia supportare le famiglie nella scelta del percorso di sostegno più consono alle loro esigenze.
Grazie a queste politiche, famiglie in difficoltà e aventi un Isee pari o inferiore a 26.000 euro potranno rivolgersi alle (Aslo) Agenzie sociali per la Locazione e recarsi al Comune di appartenenza per stipulare un contratto di locazione con un soggetto privato a canone calmierato. Si prevede così di offrire, con 2 milioni di euro, una soluzione abitativa a 500 famiglie all’anno, abbattendo di circa 1/3 il canone al quale sarebbero soggette.
Tuttavia, l’ultima decisione dell’Amministrazione comunale torinese è nettamente in contrasto con questi indirizzi e annulla uno dei pochi strumenti a disposizione per calmierare il mercato degli affitti privati, utile a contrastare il problema del disagio abitativo nella nostra città. Una scelta che vanifica il lavoro svolto da anni dai sindacati inquilini e dalle associazioni dei proprietari che, di concerto con gli uffici del settore ERP e l’Assessorato alle politiche sociali del Comune, ha portato al rinnovo dell’accordo territoriale che definisce le linee guida e i parametri per i contratti a canone agevolato, conciliando gli interessi reciproci di proprietari e inquilini.
“L’esigenza di assestare il bilancio della Città non giustifica la scelta di fare cassa sulle politiche per la casa. Come abbiamo già detto, ridurre la convenienza fiscale scoraggia i proprietari a utilizzare i contratti a canone agevolato e indebolisce le nostre misure di contrasto alla povertà. È chiaro che a pagare per questa decisione saranno proprio le categorie in difficoltà, perché i proprietari colpiti non avranno altra scelta che caricare l’aumento sugli inquilini. In gran parte si tratta di studenti, che stanno progressivamente subendo anche i tagli alle linee di trasporto pubblico, la chiusura di spazi di aggregazione e l’imposizione di vincoli e divieti a qualsiasi evento. Fra affitti aumentati, collegamenti inesistenti ed eventi culturali annullati, la Giunta ogni giorno smonta un pezzo della città universitaria che Torino potrebbe essere.” – dichiara Grimaldi. – “Chiediamo a questo punto alla Regione di avviare un’immediata interlocuzione con il Comune, che forse ha inteso la vittoria della Lega alle Regionali come un “liberi tutti”. Speriamo che almeno il profilo universitario di Torino non diventi l’ennesima vittima della tagliola gialloverde”.

MONTARULI (FDI): “ENNESIMA FICHIANATA: A TORINO M5S CHIEDE CODICE IDENTIFICATIVO AGENTI. IRRICEVIBILE”

“Siamo alle Fichianate: questa volta e’ il codice identificativo agenti chiesti dal M5S di Torino. Dopo la festa della Repubblica dedicata ai rom e agli immigrati questa ci mancava. si tratta evidentemente della ennesima provocazione. Salvini prenda le distanze. inaccettabile che si giochi sulla pelle dei ragazzi in divisa impegnati a difendere la cittadinanza dai facinorosi” attacca Augusta Montaruli, parlamentare di Fratelli d’Italia, che osserva “Con questa richiesta il M5S si conferma il partito contro gli italiani per bene. Sono solo interessati a scontrarsi con la Polizia per mettere a ferro e fuoco le città nelle loro manifestazioni: i consiglieri grillini chiedano piuttosto di farsi identificare a quegli attivisti no tav violenti e spesso in piazza travisati, con cui sono soliti condividere i cortei. In un momento in cui riprendono ad essere spedite le bombe anarchiche e le massime Istituzioni sono ormai infiltrate da conniventi dell’antagonismo, sappiano le Forze dell’Ordine che in noi Fratelli d’Italia troveranno un solido baluardo alla loro agibilità e una difesa dalle rappresaglie antagoniste”.