
Imperizia? Inefficienza? Poco coordinamento? Probabilmente tutte e tre le cose, come hanno dichiarato anche gli ispettori inviati dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin. Se il TSO, previsto per legge dal 1978, sia una pratica adeguata ed efficiente per soccorrere chi soffre di malattie mentali non spetta sicuramente a noi giudicarlo. Quello che possiamo constatare è che Andrea Soldi, afflitto da tempo dal suo disturbo, negli ultimi sette mesi era stato totalmente abbandonato a se stesso e alla sua famiglia
Nonostante le pagine dei quotidiani abbiano smesso di parlarne, il caso di Andrea Soldi e del suo TSO dal finale tragico e inconcepibile, continua a creare polemiche e a rappresentare un’enorme cicatrice all’interno del corpo della polizia municipale. In questi giorni infatti il Nucleo Servizi Mirati è stato protagonista di un forse prevedibile ma nello stesso tempo inaspettato cambio della guardia: il commissario Elisabetta Ferraresi, responsabile del “reparto speciale” a cui appartengono i tre vigili urbani accusati di aver causato, il 5 agosto scorso, la morte di Andrea Soldi, ha abbandonato il timone per fare posto ad Alessandro Parigini, attuale capo del Nucleo di prossimità.
Dal Comune di Torino non smettono di affermare il “non intento punitivo” di questa scelta: nessuno vuole compiere una crociata contro un intero reparto di vigili urbani, anche perché, come prevede la nostra giustizia, le responsabilità penali dei singoli sono personali e devono essere giudicate e sentenziate solo dalla magistratura. E’ certo però che dopo le accese polemiche scaturite dal tragico e terribile episodio, il trasferimento del commissario Ferraresi e la nomina di Parigini ai “Mirati”, lascino intendere la volontà da parte del Comune di intervenire, provando ad imporre ed imprimere un approccio di vicinanza e di ascolto; stesso approccio che da anni contraddistingue l’operato di Parigini. Lo slogan “meno manette, più ascolto” e la riorganizzazione degli incarichi di responsabilità messa a punto in questi giorni dal Comando di via Bologna, sono il segnale che le varie polemiche e le rumorose proteste insorte dopo il tragico episodio, abbiano per lo meno smosso le troppo spesso dormienti, poltrone istituzionali.
La domanda che però adesso sorge spontanea, è se questo primo cambiamento basterà a placare gli animi di quella parte di opinione pubblica che negli ultimi due mesi si è scagliata contro le istituzioni pretendendo chiarezza e soprattutto giustizia. Il problema sono le nostre forze dell’ordine male istruite a gestire casi delicati e particolari così com’era quello di Andrea, oppure il vero problema è proprio l’esistenza di un provvedimento come il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio)?
Andrea Soldi era un uomo di 45 anni che viveva a Torino con la sua famiglia. Era da molti anni malato di schizofrenia, una malattia psichiatrica che danneggia molto duramente le capacità cognitive e razionali del soggetto che ne soffre. Negli ultimi anni aveva spesso interrotto le cure, peggiorando così le sue condizioni. Soldi, a quanto riportano familiari e alcuni testimoni, non era una persona violenta; i suoi problemi dati dal peggioramento della malattia, riguardavano – sempre attenendoci a quello che raccontano alcuni testimoni – la sua scarsa igiene personale e la sua apatia nei confronti della vita. Un nuovo intervento di TSO (ricordiamo che egli era già stato interessato da altri interventi di Trattamento Sanitario Obbligatorio) era stato richiesto dal padre ottantenne che, a detta della sorella Maria Cristina Soldi, aveva grosse difficoltà a gestire la condizione del figlio dato anche il rifiuto di quest’ultimo nel sottoporsi alle cure. Il 5 agosto 2015 tre vigili urbani del Nucleo dei Progetti e Servizi Mirati di Torino, uno psichiatra e un infermiere, sono intervenuti per eseguire un TSO su Soldi; quel pomeriggio Andrea, seduto sulla panchina del parco di piazza Umbria dove era solito stare, ha perso la vita.
Imperizia? Inefficienza? Poco coordinamento? Probabilmente tutte e tre le cose, come hanno dichiarato anche gli ispettori inviati dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin. Se il TSO, previsto per legge dal 1978, sia una pratica adeguata ed efficiente per soccorrere chi soffre di malattie mentali non spetta sicuramente a noi giudicarlo. Quello che possiamo constatare è che Andrea Soldi, afflitto da tempo dal suo disturbo, negli ultimi sette mesi era stato totalmente abbandonato a se stesso e alla sua famiglia. Aveva saltato i controlli imposti dai protocolli e dalle linee guida della Regione per verificare l’efficacia della terapia e la corretta assunzione dei farmaci, ma nessuno né dall’Asl né dai Servizi Sociali, si era mosso per capire il perché e per controllare le sue condizioni (i protocolli impongono, in caso di diagnosi simili, il controllo del paziente almeno una volta al mese). Nonostante il TSO per essere attivato richieda l’intervento di due medici, del Sindaco e dell’assessore comunale competente, in questo caso si può constatare che sia mancata totalmente la presa in carica del paziente. Il quarantacinquenne torinese, chiamato da chi lo conosceva il “gigante buono” a causa dei suoi 120 kg di peso, doveva essere aiutato – come chiedeva la famiglia – a curarsi; il 5 agosto scorso quell’aiuto si è trasformato nella sua condanna a morte.
Simona Pili Stella
Sarà una celebre opera di Bertold Brecht, “Vita di Galileo” a inaugurare la stagione 2015-2016 del Teatro Stabile di Torino, al teatro Carignano di Torino, martedì 6 ottobre prossimo, alle 19.30. Con questo grandioso affresco, composto di ventisei interpreti e tre musicisti dal vivo, Lavia affronta per la prima volta, come regista e interprete, questo dramma di Brecht in uno spettacolo che debutta in prima nazionale. “Vita di Galileo” si apre a Padova nel 1609, dove lo scienziato detiene la cattedra di matematica dal 1592. Proprio qui Galileo viene in contatto con il canocchiale, inventato l’anno precedente in Olanda, e lo perfeziona, giungendo alla sua prima grande scoperta, l’esistenza dei quattro satelliti di Giove. Come pone in evidenza il drammaturgo tedesco nella scena III, si tratta della prima grande prova capace di mettere in crisi il sistema tolemaico, secondo cui il Sole e tutti gli altri pianeti ruotano intorno alla Terra, centro immobile di tutto l’universo.
Secondo una ricerca condotta presso l’ University College di Londra dalla neuroscienziata Eleanor Maguire, il passato è strettamente connesso al futuro, tanto che chi soffre di amnesia e quindi dimentica il passato, non riesce più nemmeno ad immaginare e a prospettarsi un futuro.
Uniti, all’angolo con Via Sacchi, proprio dove stava passando il tram della linea 9 sbarrato. Fortunatamente il manovratore, accortosi in tempo dell’insano gesto dell’uomo, riuscì ad evitare la tragedia; stordito ma incolume, Giovanni si rialzò tra le urla spaventate dei passanti e si allontanò velocemente.
Era invece la sera del 14 settembre sempre del 1957, quando l’ospedale Martini ospitò la donna che al tempo venne considerata la più bella della città. Quella sera infatti, giunse al Pronto Soccorso, in seguito ad una violenta aggressione subita da una sua amica, Mira Pillon, la diciannovenne eletta (qualche mese prima) “Miss Torino”.
aver aggredito e minacciato con una pistola il benzinaio di 28 anni, Eugenio Campia. L’episodio avvenne davanti al chiosco di benzina di Strada Settimo 14, di proprietà del signor Campia. Domenico Corati giunto al chiosco per fare benzina, chiese al benzinaio 1000 lire di “normale” ma, al momento di pagare, il conto risultò essere di 2865 lire poiché gli era stato fatto il pieno. Domenico cominciò a protestare e a rifiutarsi di pagare e quando il proprietario del chiosco minacciò di chiamare la polizia, il commerciante tirò fuori una pistola da sotto il sedile della sua macchina. Il benzinaio, senza farsi intimidire, cercò di strappare l’arma dalle mani dell’uomo e tra i due iniziò una violenta lotta che terminò con il sopraggiungere della polizia avvisata da alcuni passanti. Il signor Corati venne portato al commissariato Barriera di Milano dove venne arrestato con l’accusa di tentata rapina e porto abusivo d’armi. Al benzinaio non venne mai pagato il pieno.
Il 23 settembre 1992 una macabra storia interessò le pagine di cronaca della città. Il pomeriggio di quel giorno venne ritrovato, all’interno di un congelatore, situato in una cascina di None, il corpo senza vita di Graziano Bausa, un quarantacinquenne residente in quella cascina con la sua famiglia. L’uomo venne ucciso tredici mesi prima dalla moglie Grazia Fichera, 43 anni, dal figlio Vito di 18 anni, dalla figlia Maria Franca di 20 anni e da una sua amica, la ventiquattrenne Romilda Odin. I quattro addormentarono l’uomo facendogli ingerire un potente sonnifero sciolto nella minestra, poi una volta che l’uomo si fu addormentato, gli somministrarono tramite una siringa, una dose letale di eroina. Dopo averne constatato la morte, misero il corpo dell’uomo all’interno di un congelatore, immergendolo completamente in una soluzione di acido muriatico così da accelerarne i tempi di decomposizione. Il corpo senza vita dell’uomo rimase nel congelatore (posto tra l’altro tranquillamente contro una parete della cucina), per ben tredici mesi, fino a quando i carabinieri non intercettarono (per caso) una telefonata tra Grazia Fichera e un tossico dipendente, Marcello Fornerone, un uomo che gli agenti stavano da tempo tenendo d’occhio per altri motivi. Durante la chiamata, la donna offriva dei soldi a Fornerone (venuto a conoscenza del fatto poiché amico intimo di Romilda Odin), affinché si liberasse del congelatore con dentro il cadavere di suo marito. Quando i carabinieri giunsero sul posto trovarono i resti dell’uomo all’interno del congelatore; la madre ed i figli dichiararono di aver compiuto il folle gesto poiché non sopportavano più il comportamento violento dell’uomo e confessarono inoltre, di aver mascherato la sua sparizione dicendo a parenti e amici che Graziano era scappato in Brasile con l’amante.
STORIE DI CITTA’ /
maiuscola, almeno per noi che di questa storia siamo stati spettatori partigiani. Convinti che le cose non andassero per il verso giusto. Aldo è ironico. Ironico soprattutto con se stesso. Quasi non avesse patito, sopportato, quasi fosse stato tutto “normale”. Architetto, Aldo Puttin dal 1979 lavora per i consorzi di cooperative aderenti alla Lega Coop. Rispondendo ad un annuncio sul giornale, si è presentato, come suo costume, senza rete. Solo dopo hanno scoperto al CCCPL di Reggio Emilia, che era segretario di una sezione del Pci. A metà degli anni 90 diventa responsabile del Piemonte del Consorzio di Ravenna. “Tenerlo fermo” è pressoché impossibile. Schizza da tutte le parti della regione con capatine in Lombardia e Liguria. Metà del fatturato del consorzio lo si deve a lui. Comincia ad infastidire, questo suo iper attivismo. Veniamo ai fatti salienti.
Le sostanze naturali presenti negli integratori alimentari possono rivelarsi cancerogeni nel tumore alla prostata. L’allarme è stato lanciato da uno studio della Città della Salute di Torino, pubblicato sulle riviste americane ‘Nature Reviews Urology e ‘The Prostate’. La ricerca coordinata da Paolo Gontero, della Clinica Urologica universitaria, rivelerebbe che l’assunzione in alte dosi di sostanze alimentari contenute in molti integratori accrescono il rischio di sviluppare il cancro alla prostata.
Jurij Ferrini sarà interprete e regista nell’Avaro di Moliere che debutterà in prima nazionale al teatro Gobetti, mercoledì 7 ottobre prossimo. Accanto a Ferrini nel ruolo di Arpagone, tra gli altri, Matteo Baiardi interpreterà il personaggio di Cleante, Vittorio Camarota quello di Mastro Simone e Sara Drago quello di Elisa. Insieme al Tartufo, Il malato immaginario e Il borghese gentiluomo, l’ Avaro è una delle commedie più amate di Moliere. Articolata in cinque atti e composta dal drammaturgo francese nel 1668, non ebbe un immediato successo al suo apparire, ma l’approvazione arrivò più tardi, nei secoli successivi. Sicuramente è un testo che possiede quelle caratteristiche capaci di renderla una commedia straordinamente divertente; Moliere, grande uomo di teatro, oltre che fine letterato, vi ha messo tutti gli ingredienti, i motivi, le scene farsesche, che rendono esilarante una piece comica.
Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino aderisce a F@Mu 2015 | Nutriamoci di Cultura per Crescere GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE AL MUSEO. L’appuntamento è per domenica 4 ottobre. Per tutto il giorno ad ogni famiglia verrà offerto l’ingresso gratuito per i bambini e i ragazzi fino ai 18 anni e ridotto a 5 euro per i genitori.
o l’oggetto che verrà loro descritto.L’iscrizione alla “Caccia al tesoro” avrà un costo di 6 euro per ciascun nucleo familiare composto al massimo da 5 persone. Non occorrerà prenotarsi, ma basterà registrarsi in biglietteria almeno 15 minuti prima.
Sabato 3 e domenica 4 ottobre in piazza Castello a Torino le volontarie di Andos (Associazione donne operate al seno), Croce Verde e Rete Oncologica allestiranno uno stand, insieme a medici, infermieri, psicologi ed esperti legali per rispondere a tutte quelle domande che spesso le pazienti non osano fare, dai percorsi diagnostici e terapeutici ai fattori di rischio, dai vantaggi di una sana alimentazione a tutti quegli aspetti burocratici che la malata deve affrontare. L’iniziativa ha il patrocinio del Consiglio regionale.