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Ferrino e Andrea Lanfri: una storia che parte da Torino e arriva in cima al mondo

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino è da sempre una città legata all’idea di resistenza e ingegno, valori che ritornano anche nella storia di Ferrino, azienda fondata nel 1870 e specializzata in attrezzatura per la montagna e l’outdoor. Nel tempo il marchio torinese ha accompagnato spedizioni, alpinisti e atleti in contesti estremi, sostenendo percorsi che vanno oltre la semplice prestazione sportiva e che mettono al centro l’esperienza umana.

È in questa cornice che si inserisce l’incontro con Andrea Lanfri, atleta e alpinista la cui vicenda personale è diventata, negli anni, un esempio concreto di resilienza e trasformazione.

Nel 2015 la vita di Lanfri viene improvvisamente stravolta da una meningite fulminante. In pochi giorni subisce l’amputazione di entrambe le gambe e di sette dita delle mani. Un evento che segna una frattura netta tra il “prima” e il “dopo”, non solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico. Il periodo successivo è fatto di ospedali, riabilitazione e di un lento lavoro di ricostruzione, in cui ogni piccolo progresso diventa una conquista.

Lo sport, però, non esce mai davvero dalla sua vita. Dopo la malattia Andrea torna all’atletica leggera e, contro ogni previsione, inizia a ottenere risultati di altissimo livello. Diventa campione italiano ed europeo nella velocità paralimpica, ritrovando nella competizione uno spazio di libertà e di espressione personale. La pista, però, a un certo punto non gli basta più.

La montagna diventa il nuovo luogo di confronto. Non una sfida contro la natura, ma un dialogo costante con i propri limiti. Lanfri riprende a salire, prima sulle Alpi e poi su montagne sempre più impegnative, costruendo un percorso fatto di preparazione meticolosa, fiducia nella squadra e attenzione all’attrezzatura. In questo cammino anche il supporto tecnico di aziende come Ferrino si rivela fondamentale.

Nel 2018 arriva uno dei momenti più significativi della sua carriera: la conquista della vetta dell’Everest. Andrea Lanfri diventa il primo nella sua categoria a raggiungerla. Un risultato che va oltre l’impresa sportiva e che assume un valore simbolico forte, capace di cambiare lo sguardo su ciò che viene considerato possibile.

Dopo l’Everest, il suo percorso non si arresta. Andrea continua a praticare sport, a salire montagne e a raccontare la propria esperienza attraverso incontri pubblici e libri. La scrittura diventa un altro strumento per riflettere sul corpo, sulla fragilità e sulla forza che può nascere dalle difficoltà. Nell’ultimo libro, “Over, il mio Everest e altre montagne”, torna su questi temi con uno sguardo più maturo, raccontando la montagna come spazio di consapevolezza e di ascolto.

La storia di Andrea Lanfri, sostenuta anche da una realtà torinese come Ferrino, mostra come il legame tra territorio, impresa e persone possa dare vita a percorsi autentici. Un racconto che parte da Torino, attraversa le vette più alte del mondo e torna indietro arricchito di un significato più profondo.

Noemi Gariano

Fake news

Il termine “fake news” è entrato prepotentemente nella nostra cultura con lo sviluppo di internet e dei giornali online.

Fino a qualche anno fa, ogni notizia pubblicata da un giornale cartaceo o da un notiziario radio-televisivo portava con sé un‘aura di rispettabilità, affidabilità e, soprattutto, consentiva in caso di mancata verifica della notizia di investire l’ordine dei giornalisti per l’eventuale irrogazione di sanzioni a carico dell’iscritto.

Lo sviluppo di siti che non sono considerati “stampa periodica” e che, pertanto, non necessitano di un direttore responsabile ha portato al diffondersi di notizie spesso totalmente inventate, quando va bene adattate “ad usum delphini”, prive di fondamento e, quindi, pericolose.

Non mi riferisco soltanto alla stampa parlamentare, politica in generale, o riferita a scoperte che richiedano un approfondimento scientifico; penso, per esempio, a quando viene citato un politico che avrebbe detto X, quando viene comunicata la morte di un personaggio dello spettacolo che, invece, legge la notizia toccandosi i gioielli apotropaici, viene annunciata la presentazione di un disegno di legge che a nessuno dei 600 parlamentari (senatori a vita esclusi) è mai venuto in mente di presentare.

Come fare a difendersi da tali notizie e, soprattutto, a non farsi influenzare da notizie quasi sempre create per attirare utenti sui siti, per aumentare il ricavo pubblicitario o la permanenza di un sito in un livello elevato di affluenza?

Il primo consiglio, che parrebbe il più banale, è affidarsi soltanto a testate giornalistiche, radio- televisive di sicura affidabilità: Rai, Mediaset, La7, Corsera, Gruppo GEDI per citarne solo alcune. Poi valutare come la notizia venga presentata: se per comprendere la notizia occorre scorrere 5-6 pagine intervallate ognuna da una pubblicità è evidente che all’editore (se così lo possiamo chiamare) interessa più curare il marketing che la diffusione.

Se per capire il senso della notizia devi scorrere pagine su pagine, dove viene l’ansia perché non si evince se il soggetto sia morto o ancora vivo, possiamo tranquillamente lasciar morire di fame l’editore.

Con la rete di informazioni in cui ognuno di noi è immerso, in aggiunta, ogni e qualsiasi notizia ci giunga, potrà essere confermata o confutata senza difficoltà andando a cercare ulteriori informazioni sul motore di ricerca più famoso della rete; certo, se il signor X è appena morto forse non tutte le agenzie hanno già lanciato la notizia, ma di sicuro i primi a diffonderla non saranno “La gazzetta di Samantha” o “Le uniche news attendibili” o altri nomi che fanno rimpiangere il napalm.

La Rai ha dedicato numerosi spot, ormai oltre un anno fa, all’attenzione che va prestata nei confronti delle fake news; forse qualcosa è cambiato, ma se non cambia il nostro approccio al mondo delle notizie poco possono i media seri.

L’ignoranza in deciso aumento in tutta la popolazione, un QI che tende al ribasso, la scuola che non aiuta a sviluppare determinate competenze sono tutti fattori di rischio, esattamente come colesterolo, ipertensione e glicemia nei confronti della sindrome metabolica.

E le fake news sono come il cibo spazzatura che trova proseliti in quanti non si curano di alimentarsi in modo sano, ma continuano a mangiare come la moda dilagante impone.

Ovviamente, tra qualità e quantità c’è di mezzo l’onestà: essere una testata affidabile, una fonte di divulgazione delle notizie contro essere un mezzo di marketing travestito da media.

Il giornalista è un mediatore tra la fonte della notizia e chi la riceve: se devo inventare una notizia per attirare clienti, non sono un giornalista ma un illusionista, in più truffaldino.

Sergio Motta

Pino Torinese in festa per il Natale

Pino Torinese si prepara ad accendere la magia delle Feste con “Natale insieme”, in programma sabato 20 dicembre prossimo in piazza del Municipio.
Sono previsti una serie di appuntamenti per grandi e piccini, quali la novità di quest’anno nel giardino di Villa Grazia. Sarà possibile visitare il villaggio di Babbo Natale con la casetta, gli animali del presepe, giochi, laboratori e gonfiabili.
La cascina Menzio proporrà, infatti, attività di decorazioni con i colori naturali delle loro verdure, preparazioni di biscotti e la possibilità di coccolare il neonato asinello di tre mesi. Sabato 20 rientra nei nuovi sabati di apertura della ludoteca al Centro PariDispari di Villa Grazia a partire dalle 15 fino alle 17.
Il programma prevede l’apertura dei festeggiamenti alle 16 con l’esibizione della scuola di danza Sunrise. Fino alle 22 artigiani locali daranno vita al Christmas Market, dove sarà possibile trovare idee regalo dell’ultimo minuto. Nello stesso tempo vi sarà  lo ‘swap party’, organizzato dalla Consulta giovanile Pinese, dove si potranno dare e ricevere i propri abiti usati con gli altri partecipanti, in piena ottica di sostenibilità ambientale  e riuso dei materiali.
Alle 19.15 la fiaccolata della pace giungerà in piazza accompagnata dal gruppo Scout e aperta dalla Filarmonica Pinese. A seguire la tradizionale accensione del falò e la possibilità di cenare a cura della Pro Loco. Il vin brulè sarà offerto dagli Alpini.
Alle 19.30 il gruppo vocale Sweet Soul Singers rallegrerà la serata con l’esibizione del concerto Gospel POP, dove la tradizione natalizia incontrerà la magia.

“Il periodo natalizio rappresenta un’occasione preziosa per rafforzare il senso di comunità- ha affermato la sindaca di Pino Torinese Alessandra Tosi -. Anche quest’anno, grazie al lavoro congiunto con le associazioni del territorio, è stato costruito un calendario di iniziative che coniuga tradizione e novità. Invito tutti a partecipare per aprire insieme le festività natalizie”.

“Natale insieme è il risultato di un grande lavoro di squadra – precisa Elisa Pagliasso, assessora alla Cultura ed Eventi – un lavoro che coinvolge associazioni, volontari e realtà locali.
Abbiamo costruito una giornata capace di parlare a tutti, dai più piccoli ai giovanie alle famiglie intere, valorizzando gli spazi del paese e promuovendo momenti di  incontro, solidarietà e partecipazione.  Un’occasione per vivere Pino Torinese in un clima di Festa e condivisione” .

Mara Martellotta

Decluttering: fare spazio in casa (e nella testa) prima delle feste

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.
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Con l’arrivo delle feste natalizie succede sempre la stessa cosa: ci guardiamo intorno e ci rendiamo conto che la casa è piena. Piena di oggetti, di accumuli silenziosi, di cose che non usiamo più ma che continuiamo a spostare da un mobile all’altro. Fare ordine diventa quasi una necessità pratica – per accogliere ospiti, decorazioni, nuovi acquisti – ma anche un gesto simbolico: lasciare andare ciò che non serve più per fare spazio all’anno che verrà.

È proprio in questo contesto che torna spesso a galla una parola diventata ormai familiare: decluttering. Un termine che abbiamo imparato a conoscere grazie a Marie Kondo, la celebre consulente giapponese del riordino diventata popolare con la sua serie Netflix. Ma il decluttering non è solo una moda né una sequenza di piegature perfette: è un cambio di prospettiva sul nostro modo di abitare gli spazi.

Decluttering significa, letteralmente, liberarsi dal superfluo. Non organizzare meglio ciò che abbiamo, ma chiederci se tutto quello che possediamo abbia ancora un senso nella nostra vita. Le case in cui viviamo da anni – o quelle ereditate, cariche di memoria – tendono a trasformarsi in archivi emotivi: oggetti dimenticati, scatole mai aperte, stanze che diventano depositi più che luoghi da vivere. E spesso il disordine materiale è solo il riflesso di un sovraccarico più profondo.

Il metodo KonMari parte proprio da qui. Non propone semplicemente di “riordinare”, ma di scartare. Secondo Marie Kondo, meno oggetti possediamo, più è facile mantenere ordine nel tempo. Ed è una questione prima di tutto mentale: il decluttering efficace non è quello che facciamo una volta ogni tanto, ma quello che cambia il nostro rapporto con le cose.

Uno degli aspetti più interessanti – e anche più discussi – del metodo è l’idea che il riordino debba essere un evento unico, quasi straordinario, e non una routine quotidiana. Fare tutto in una volta, sostiene Kondo, serve a spezzare definitivamente il legame con le vecchie abitudini. È un approccio radicale, che non tutti sentono proprio. Per qualcuno può funzionare meglio un decluttering graduale, settimanale, più morbido e sostenibile.

Altro punto chiave: non si riordina per stanze, ma per categorie. Vestiti, libri, documenti, oggetti vari e infine i ricordi. Questo perché spesso lo stesso tipo di oggetto è sparso in più punti della casa e riordinarlo “a pezzi” non fa che spostare il problema altrove. Il cuore del metodo, però, sta in una domanda tanto semplice quanto spiazzante: “Questo oggetto mi suscita gioia?”

Se la risposta è sì, resta. Se è no, va lasciato andare.

Qui il decluttering si fa più personale, quasi intimo. Perché non si tratta di decidere cosa buttare, ma cosa scegliere di tenere. E questo richiede una visione: immaginare la vita che vogliamo vivere nella nostra casa, oggi. Non quella di dieci anni fa, non quella che “potrebbe servire”, ma quella reale, presente.

Il metodo KonMari ha anche lati estremi e non sempre condivisibili – come l’invito a ridurre drasticamente libri, fotografie e documenti – e una componente spirituale molto marcata, fatta di rituali di commiato e dialoghi simbolici con la casa. Elementi che possono affascinare o lasciare perplessi. Personalmente, confesso che su certi punti faccio volentieri un passo indietro: alcune cose non devono per forza “scatenare gioia”, ma raccontano chi siamo stati e fanno parte della nostra storia.

Ed è forse questo il punto più importante: non esiste un decluttering giusto in assoluto. Esiste quello giusto per noi, per il nostro modo di abitare, per il momento della vita che stiamo attraversando. L’obiettivo non è avere una casa perfetta, ma una casa più leggera, più funzionale, più allineata a chi siamo oggi.

Le feste possono essere l’occasione ideale per iniziare. Non per stravolgere tutto, ma per fare spazio. Spazio per accogliere, per respirare, per iniziare il nuovo anno con meno peso addosso.

Perché, in fondo, come recita una frase diventata ormai un mantra:

“All you need is less.”

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Fratò, i sapori della Sicilia nel cuore di Torino

C’è un angolo di Sicilia sotto la Mole, nel cuore del capoluogo sabaudo. Siamo da Fratò in via Andrea Doria 21/B, pieno centro di Torino, un’oasi di sapori e profumi mediterranei, un ristorante raffinato e moderno in cui la cucina siciliana incontra la creatività e l’eleganza per un’esperienza di gusto di ottimo livello.

Materie prime di altissima qualità, trasformate con tecnica e creatività in piatti che uniscono stagionalità ed innovazione. Ambienti raffinati ed essenziali che riflettono la ricerca estetica che si ritrova nei piatti. Ogni portata è una sorpresa, tanto per la presentazione quanto per l’armonia dei sapori. Da Fratò – guidato da una squadra giovane e talentuosa, composta dallo chef Federico Allegri e dal maître Stefano Bartolomei, entrambi esperti nel settore ed appassionati della cucina siciliana – ogni dettaglio è pensato per coinvolgere i sensi e sorprendere il palato.

Il menù di Fratò è un’autentica celebrazione dei piatti della cucina siciliana, con proposte che spaziano dalle specialità di pesce alle ricette di carne, tutte preparate con ingredienti freschi e di alta qualità. Tra i piatti provati, ed apprezzati, segnaliamo: il Ncancarancà, una delicata e suggestiva combinazione di mare ed agrumi; la Caponata alla siciliana, un perfetto contrasto agrodolce; la Parmigiana di melanzane, un omaggio alla semplicità ma anche un’esperienza di consistenze delicate; il Pacchero con pesto di pistacchi e gamberi di Mazara del Vallo, una vera e propria dichiarazione d’amore per la Sicilia ed il Polpo con zucca gialla e chips al nero di seppia, un connubio di sapori che esalta la delicatezza del mare e la dolcezza della terra. Il tutto accompagnato da una superba selezione di vini siciliani, italiani ed internazionali di altissimo livello. Squisita anche la carta dei dolci: dalla rivisitazione di due classici quali la Bavarese al pistacchio e la Cassata fino all’immancabile Cannolo, un’inevitabile conclusione di questo straordinario percorso gastronomico.

Fratò dispone di tre sale, due perfette per compagnie più o meno numerose, un privè per coppie ed occasioni speciali, oltre ad uno spazioso e confortevole dehor esterno. L’atmosfera è resa elegante e raffinata da luci soffuse ed arredamento moderno che creano un ambiente accogliente ed intimo.

Per gli amanti della cucina di qualità e per chi voglia gustare i sapori autentici che profumano di Sicilia, l’indirizzo giusto per un’esperienza che si distingue anche per la gentilezza e la professionalità del personale di sala.

Alessandro Sartore

“Da chicco a chicco”: il caffè diventa riso grazie al riciclo

Novanta quintali di riso nascono dalle capsule di caffè al Banco Alimentare del Piemonte nel 2025. Un Chicco di caffè può trasformarsi in un chiccomdimriso per chi me ha più bisogno. Questa è la storia di Economia Circolare “Da chicco a chicco” di Nespresso, che dal 2011, grazie all’impegno di chi sceglie di riciclare le capsule di caffè in alluminio esauste di Nespresso, consente di rigenerare i due materiali di cui sono composte le capsule:  L’alluminio, capace di rinascere all’infinito, e il caffè esausto, che può continuare a vivere e generare valore. È la storia di un modello di economia circolare costruito con cura in un contesto di riciclo delle capsule da caffè che, ad oggi, le destinerebbe alla raccolta indifferenziata senza poter recuperare alluminio e caffè. Un progetto che dal 2011 ha portato invece punti di riciclo e una filiera dedicata a nuovi materiali da riutilizzare. Quest’anno, grazie alla collaborazione tra Nespresso e Banco Alimentare, partner storico del progetto da oltre 14 anni, sono stati donati 90 quintali di riso, equivalente a 100 mila piatti destinati a 575 organizzazioni partner territoriali convenzionate (mense per i poveri, case famiglia, comunità per i minori, centri d ascolto, unità di strada…) che sostengono circa 115 mila persone in difficoltà solo sul territorio piemontese. L’impatto del progetto in Piemonte è stato possibile grazie alla raccolta delle capsule esauste. Da gennaio a ottobre 2025, nella Regione sono state recuperate oltre 100 tonnellate di capsule esauste, attraverso i 21 punti di raccolta presenti sul territorio regionale tra boutique Nespresso e isole ecologiche partner dell’iniziativa, da cui sono state rigenerate più di 60 tonnellate di caffè, trasformate in compost, e sei tonnellate di alluminio, avviate a nuova vita per trasformarsi in nuovi oggetti.

Risultati che dimostrano come dal riciclo delle capsule di caffè possano nascere nuovi oggetti: compost, riso, aiuti solidali con impatto concreto sul territorio e le persone. Piccoli gesti che possono fare realmente la differenza grazie a un progetto nato nel 2011 dalla collaborazione con il consorzio nazionale Imballaggi alluminio, Utilitalia e consorzio italiano Compostatori, per offrire la possibilità di riconsegnare le capsule esauste d’alluminio nelle isole ecologiche partner e presso le boutique Nespresso, per un totale di oltre 200 punti raccolta distribuiti sul territorio nazionale, di cui 21 solo in Piemonte. Una volta raccolte dai gestori dei servizi ambientali, le capsule vengono poi trattate in un apposito impianto affinché caffè e alluminio vengano separati e avviati al recupero. L’alluminio è un materiale riciclabile infinite volte e viene destinato alle fonderie per essere trasformato. Il caffè esausto viene destinato a un impianto di compostaggio per la sua trasformazione  in compost, fertilizzante naturale che può essere ceduto a una risaia. Da quel riso, riacquistato poi da Nespresso, nascono milioni di pasti distribuiti da Banco Alimentare e, dal 2024, anche da Cucine Mobili e dai market solidali di Fondazione Progetto Arca.

“Il progetto è per noi un’iniziativa di grande valore – dichiara Salvatore Collarino, Presidente Banco Alimentare del Piemonte – che ci permette di donare 100 mila piatti di riso a chi ne abbisogna, tramite i partner convenzionati. Si tratta di un prodotto prezioso dal punto di vista nutrizionale, ma in questo progetto non vi è solo questo nella missione del progetto. C’è la valorizzazione in chiave sociale dell’economia circolare, quella che non spreca le risorse ma dà loro una seconda vita, come facciamo noi quotidianamente con il cibo. Il riso abbraccia culture e tradizioni culinarie diverse, a partire da quella piemontese: un piatto in cui i cittadini del mondo si riconoscono. La nostra partnership con Nespresso crea valore per la comunità e l’ambiente. Il progetto è parte del programma ‘Nespresso per l’Italia’, che racchiude progetti e iniziative per un impatto positivo sul territorio italiano, a favore non solo dell’ambiente ma anche delle persone”.

Info: www.nespresso.com

Mara Martellotta

Camminata degli Auguri a Castelletto Monferrato

Quest’anno, per la quarta edizione della Camminata degli Auguri, a Castelletto Monferrato, domenica 14 dicembre una limpida e soleggiata giornata ha accolto i partecipanti all’evento. Un freddo pungente ha accolto i camminatori al momento dell’iscrizione, avvenuta nel bel mezzo del mercatino allestito nella piazza del borgo, ai confini con il Monferrato. Dopo aver gustato un caldo caffè, il gruppo partiva puntuale dopo aver posato con il primo cittadino Gianluca Colletti. Il percorso ad anello era di 10 km circa, per un dislivello di 300 metri, e prevedeva una breve passeggiata nel centro storico del paese costeggiando il municipio, il castello e la chiesa parrocchiale prima di dirigersi verso l’aperta campagna. Si seguiva il sentiero degli gnomi e degli elfi,  osteggiatomda numerosi installazioni curate dai giovani deole scuole di Castelletto, per poi approdare al fondo valle, ancora imbiancato dalla galaverna invernale. Si procedeva su un soleggiato sentiero tra i campi e, successivamente, su un tratto di staraf asfaltata in direzione della località Clorio, entrando nel comune di San Salvatore Monferrato. Si è poi risalita la collina, raggiungendo il paese di San Salvatore. Il prossimo appuntamento con i Cammini Divini sarà domenica 21 dicembre, ad Albugnano, per una lunga escursione tra i numerosi presepi di Schierano e, successivamente, all’Abbazia di Vezzolano.

Mara Martellotta

 

Foto archivio

I “chiodini” intelligenti della Quercetti

Ovviamente i giochi si sono evoluti, ma quel che conta e che fa la differenza è che l’impronta è la stessa data dal fondatore 67 anni fa. Giochi tradizionali, manuali, intelligenti

 

Caro Alessandro, i “plonini” hanno compiuto sessantacinque anni. Sette in più del tuo papà, più del doppio dei tuoi. Ma sono sempre quelli, di plastica colorata, che infilavi nei buchi per disegnare figure”. Così scriverei a mio figlio, in una ipotetica lettera, ricordando il tempo in cui giocava con i chiodini della Quercetti. Sì, erano quelli i “plonini” ( i bimbi tendono a reinventarsi i nomi; anche Snoopy era diventato “Stuyng” e i Puffi si erano ritrovati come d’incanto ad essere dei “fuppi” ) che nel 1950 uscirono dalla fabbrica torinese di Corso Vigevano,25. Esattamente 67 anni fa, Alessandro Quercetti, diede vita a uno fra gli esempi più longevi dell’industria del giocattolo in Italia. E, nonostante il paese sia cambiato dall’inizio del secondo dopoguerra e almeno tre generazioni di italiani hanno giocato con quei chiodini di plastica, sembra che per la “Quercetti & C.” il tempo si sia fermato. Certo, la fabbrica è più grande, moderna e tecnologica, ma il nome sulla porta è sempre lo stesso ed a  guidarla è sempre la stessa famiglia: Andrea, Alberto e Stefano Quercetti, i figli di Alessandro. L’azienda torinese rappresenta uno degli esempi più longevi dell’industria del giocattolo in Italia, un comparto che, nella maggior parte dei casi, ha dovuto arrendersi allo strapotere dei produttori asiatici.

Ovviamente i giochi si sono evoluti, ma quel che conta e che fa la differenza è che l’impronta è la stessa data dal fondatore. Giochi tradizionali, manuali, intelligenti. E il “pezzo forte” dell’azienda è sempre lui, il mitico “Chiodino“, intuizione straordinaria che ha reso il marchio “Quercetti” e i suoi giochi riconoscibili in tutto il mondo. La gamma dei giochi nel tempo è decuplicata, e sono cambiati materiali e tecnologie produttive: ai chiodini, si sono aggiunti biglie, costruzioni, aerei, magneti. Ma ogni pezzo viene realizzato ancora oggi in Italia, nello stabilimento di Torino, dove la Quercetti  può vantare di essere una delle pochissime realtà con un controllo diretto dell’intera filiera produttiva. Tutto il lavoro, a partire dalla progettazione del giocattolo fino al confezionamento del prodotto finito è interamente realizzato in Corso Vigevano. L’intero ciclo di produzione, dall’idea al prototipo, dallo sviluppo del prodotto alla costruzione degli  stampi, dallo stampaggio al confezionamento fino alla spedizione è svolto in Italia, sviluppando un indotto sul territorio. Così, nel tempo, la Quercetti  ha mantenuto la sua identità e non è mai scesa a compromessi. Perché per fare giocattoli, per essere in grado di offrire ai bambini una ricca gamma di esperienze, per realizzare un prodotto che non si limiti ad attrarre ma che stimoli l’intelligenza dei bambini. Rispettandola e coltivandola nel tempo, chiodino dopo chiodino.

Marco Travaglini

Natale Montuese 2025: eventi, comunità e attenzione alle famiglie

Continua il Natale Montuese 2025, il programma di iniziative promosso dal Comune di Monteu da Po in collaborazione con la Parrocchia San Giovanni Battista, la Pro Loco, la Cooperativa Airone, il Comitato Scuola Monteu, l’Associazione Il Giocaliffo e l’ASD Atletico Monteu.
Un cartellone ricco e variegato, pensato per coinvolgere tutte le fasce d’età e che conferma la volontà dell’Amministrazione comunale e delle realtà associative del territorio di offrire occasioni di condivisione, cultura e solidarietà, rafforzando il senso di comunità che caratterizza Monteu da Po.

“Il Natale Montuese rappresenta un momento importante per il nostro paese – dichiara il Sindaco di Monteu da Po, Maria Elisa Ghion – perché nasce dalla collaborazione tra tante realtà locali e ha l’obiettivo di creare spazi di incontro e di partecipazione, valorizzando il tempo delle festività
come occasione per stare insieme”.
Il calendario proseguirà con le “Letture sotto l’albero” per bambini organizzato dalla Biblioteca il 17 dicembre prossimo, e con i laboratori creativi “Elfi al lavoro: la spirale della luce” previsti per il 20 dicembre.
“Abbiamo voluto dedicare particolare attenzione ai più piccoli e alle famiglie – prosegue il Sindaco Ghion – perché il Natale è soprattutto un tempo di gioia condivisa e di crescita comunitaria, in cui i bambini sono protagonisti”.
Come da tradizione, uno dei momenti più sentiti e partecipati dalla comunità sarà la Vigilia di Natale, con la Santa Messa del 24 dicembre, alle ore 22.30, presso la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, seguita dalla distribuzione di cioccolata calda e vin brulè.
Le festività si concluderanno il 6 gennaio 2026 con la tradizionale “Tombolata della Befana” al Teatro Comunale, un appuntamento che ogni anno richiama numerosi cittadini.
Il Comune di Monteu da Po ha lanciato il concorso “Fuoriporta natalizio”, un’iniziativa dedicata alla creatività e allo spirito del Natale. Tutti i cittadini sono invitati a realizzare una ghirlanda natalizia, fotografarla e inviare l’immagine entro il 20 dicembre all’indirizzo email sindaco@comune.monteudapo.to.it.
Le fotografie ricevute saranno pubblicate sulla pagina social del Comune e sottoposte a votazione. I primi tre classificati verranno premiati durante la Tombola della Befana, in programma il 6 gennaio presso il teatro.
Accanto al programma di eventi, l’Amministrazione comunale ha voluto affiancare un segno concreto di vicinanza alle famiglie. Per il Natale 2025 il Comune ha inviato un piccolo dono a tutti i residenti over 70, un buono spesa da 20 euro da utilizzare presso i banchi alimentari del mercato del lunedì e per l’acquisto di prodotti farmaceutici nelle farmacie di Lauriano, Cavagnolo e Brusasco entro metà gennaio 2026. Per i bambini di Monteu da Po fino ai 3 anni di età, inoltre, un buono spesa da 50 euro con le stesse modalità di spesa.
“È un gesto semplice ma sentito – spiegano dalla Giunta Comunale – che vuole esprimere l’attenzione dell’Amministrazione verso le persone e le famiglie, affinché il Natale sia davvero un momento di cura, solidarietà e vicinanza reciproca”.

Mara Martellotta