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Envi Park ed Enea per l’innovazione

A Roma è stato firmato il protocollo d’intesa tra l’ Environment Park di Torino ed Enea (l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile),  finalizzato alla realizzazione di progetti e iniziative congiunte nel campo della ricerca, dell’innovazione, dell’assistenza tecnica e della formazione in settori di comune interesse, con particolare riferimento ai temi dell’energia, dell’ambiente e dell’efficienza energetica. L’accordo avrà durata triennale e apre la strada a molteplici attività. A livello operativo, i primi progetti di collaborazione riguardano l’efficienza

 

energetica e, nello specifico, la partecipazione congiunta a bandi e programmi di ricerca regionali e nazionali, formazione e assistenza tecnica per la diffusione di buone pratiche nella riqualificazione energetica degli edifici, la predisposizione di progetti integrati da presentare congiuntamente a potenziali soggetti finanziatori. Quella siglata con ENEA è un’intesa strategica dalle enormi potenzialità. Consente di unire le nostre forze a quelle di una importantissima realtà italiana che persegue i medesimi obiettivi di eco-innovazione e di efficienza energetica”, ha affermato Mauro Chianale, Presidente di Environment Park. “Creare una rete di partner di alto livello e ad elevato grado di integrazione è, d’altronde, uno dei punti fermi su cui si fonda l’attività di Environment Park, nell’ottica di dare nuovo impulso alla ricerca e di offrire soluzioni sempre più sostenibili in ogni settore”.

 

Massimo Iaretti

Immigrazione: terzo centro di prima accoglienza?

Mentre il governo è alle prese (in giro) con l’Europa, sul tema migranti si dibatte anche in Consiglio regionale.  “Finalmente si parla di integrazione e ben venga il coinvolgimento delle Regioni, cosa che finora non era avvenuta”. L’assessora regionale all’Immigrazione Monica Cerutti,  ha risposto con queste parole alla richiesta di comunicazione sul Piano nazionale per l’integrazione formulata dal capogruppo FdI, Maurizio Marrone.

Foto di Paolo Siccardi

L’assessora ha continuato dicendo che,  “il piano del ministero è ancora in fase di discussione. Ieri avrebbe dovuto esserci una riunione che però è stata rinviata. C’è già stato un lavoro comune che ha portato ad alcune modifiche, ma il piano è ancora aperto a modifiche. È prevista una norma finanziaria con un apposito fondo e dal piano generale dovranno poi dipendere dei piani specifici, vedremo se per questo ci saranno ulteriori risorse”.

Marrone ha evidenziato perplessità rispetto alla comunicazione in quanto l’Esecutivo piemontese, a suo parere, non difende la sostenibilità del proprio territorio già al limite, tant’è che in sede di confronto con il Governo centrale invece di essere alleata e sulle stesse posizioni delle principali Regioni del nord – Lombardia, Veneto e Liguria – contrarie al piano governativo, si ritrova alleata e isolata insieme con la Regione Sicilia.

La capogruppo della Lega nord, Gianna Gancia, nel suo intervento ha manifestato il timore che di fronte all’atteggiamento, a suo dire irresponsabile della Regione Piemonte e del Governo, si possa correre il rischio che i cittadini piemontesi si facciano giustizia da sé: una questione non umanitaria, nonostante la tradizione cristiana dei nostri territori, ma di profonda incapacità dei livelli di governo regionale e statale.

Il capogruppo del Movimento nazionale per la sovranità del gruppo Misto, Gian Luca Vignale, ha  lamentato l’impossibilità di proseguire un’attività di intervento in mare unica in una logica di accoglienza indiscriminata, come ormai rilevato persino da sindaci Pd, mentre a sostegno dell’Esecutivo regionale è intervenuto Marco Grimaldi, contestando la tesi dell’invasione, a suo parere cara alla retorica del centrodestra, citando i dati sul saldo demografico italiano e mettendo in guardia contro il pericolo di atteggiamenti di stampo razzista.

Ma Monica Cerutti questo pomeriggio è stata  anche in visita al Centro polifunzionale “Fenoglio” di Settimo Torinese, il centro di prima accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, gestito dalla Croce Rossa Italiana.

«Le difficoltà nella gestione dell’accoglienza sono sotto gli occhi di tutti, ma credo sia importante dare spazio anche alle esperienze positive. L’obiettivo della Regione Piemonte è quello di ampliare la rete dell’accoglienza, ma senza imporla, di concerto con l’ANCI e le prefetture. È fondamentale accompagnare le amministrazioni locali nella costruzione di progettualità condivise. Il nostro sistema regionale prevede un secondo centro di prima accoglienza a Castello di Annone, in provincia di Asti, entrato in funzione da qualche settimana. Verificheremo nei prossimi mesi le necessità e la possibile localizzazione di un terzo centro di prima accoglienza sul territorio piemontese» – ha detto  Cerutti.

Immigrazione e catto-comunismo alla lucchese

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Oggi nel corso di un’animata discussione sul fenomeno dell’immigrazione senza controllo di cui l’Italia è vittima,mi sono dovuto” scaldare” animatamente  per difendere il buon senso e i rudimenti più elementari della politica , malgrado il 35 gradi percepiti. Sono a Lucca, città di solida cultura politica e di amici  accademici che sono il fiore all’occhiello delle Università di Pisa e di Firenze.Ma Lucca e ‘  anche pervasa da quello che volgarmente si chiama il catto – comunismo e che ha avuto nel toscano don Milani il suo esponente più illustre. Ebbene ,di fronte a circa mezzo milione di sbarcati ,c’è ancora incredibilmente  gente  colta che li considera una risorsa per il paese come il vecchio Bertinotti e il meno vecchio Boeri. E ‘ la stessa gente che ritiene un dovere morale accogliere tutti , senza contare che gli Stati sono tenuti all’etica  della responsabilità e non  a quella dolciastra dei buoni principi religiosi che odorano di incenso. Sono gli stessi che non distinguono, come fa il

presidente Macron, tra rifugiati e immigrati economici che sono la maggioranza di quelli che arrivano. Noi abbiamo centinaia di migliaia di gente che vaga in Italia senza essere mai stata identificata o che vive a spese nostre , senza lavorare anche perché il lavoro manca anche per gli Italiani. Il tutto e’ complicato dal fatto della religione islamica e del pericolo che gli estremisti religiosi rappresentano : il terrorismo islamista o islamico e’ sempre in agguato,anche se l’Isis venisse sconfitta militarmente. Il professore lucchese contro cui mi sono accalorato, era di quelli  che dieci anni fa definivano l’immigrazione un fatto epocale ,ineludibile. Una fiumana umana che, con un qualche imbarazzo buonista,  definiva sottovoce simile  alle invasioni barbariche dei territori dell’ impero romano in disfacimento. Gli ho ricordato quella frase,mentre mangiavamo una minestra di farro lucchese che forse gli e’ rimasta  indigesta .E gli ho aggiunto ,riprendendo il suo ragionamento , che allora l’Italia è in disfacimento perché Spagna,Inghilterra  , Francia ,Germania, Austria ecc. non si rassegnano ai flussi epocali e ineludibili.A Ventimiglia ,tanto per citare un esempio,le frontiere sono chiuse e la città e’ invasa di emigrati. Solo Minniti ha incominciato a capire che ci sono anche i diritti di chi accoglie,oltre a quelli degli accolti che non possono cancellare i primi . Ma cinque anni di debolezza acquiescente  e di svendita dei confini nazionali e  dei diritti dei porti italiani all’Europa ,in cambio di qualche mancia,  hanno reso tutto difficile.L’aver “liberato ” la Libia da Gheddafi ha fatto il resto. Certi politici andrebbero  allontanati per manifesta incapacità e forse persino  processati  per alto tradimento.  Ed ho aggiunto al collega con cui parlavo -riferendomi ai continui appelli del Papa per ” l’accoglienza a prescindere ” -che,come diceva Machiavelli ,il principe,cioè lo statista (non il politicante mediocre e pavido) deve sapere anche  dannarsi l’anima, pur di difendere lo Stato. Pochi,di fronte all’idea delle fiamme dell’inferno,speciale col caldo di fine luglio,hanno la capacità di essere machiavelliani , quasi tutti restano i soliti machiavellici che barattano una poltrona di potere,ignorando i loro doveri verso lo Stato e i suoi cittadini,tornati sudditi,  come ai tempi del Machiavelli, di tanti principini corrotti e incapaci.

 

quaglieni@gmail.com

Mercato immobiliare, prosegue la ripresa

Prosegue anche in questo semestre il trend di ripresa del mercato immobiliare seppure non senza difficoltà. Tra i vari comparti, la performance migliore rimane quella del settore residenziale, che nel corso del 2016 ha messo a segno un aumento delle compravendite pari al 26% rispetto all’anno precedente. Anche il non residenziale ha visto una crescita, sebbene molto più contenuta e prossima al 10%.” – è quanto emerge dall’analisi del 2° Osservatorio Immobiliare 2017 di Nomisma.

 

Il comparto residenziale: Continua il trend di ripresa del mercato residenziale torinese, con andamenti stabili di domanda e offerta e crescita dei volumi dello stipulato per quanto riguarda le vendite, nonché ulteriore riduzione delle tempistiche e dello sconto praticato all’atto di acquisto. Per quanto riguarda le abitazioni nuove la discesa dei prezzi nel corso dell’ultimo semestre è stata minima, leggermente più intensa quella dell’usato, anche rispetto al semestre precedente, ma in attenuazione su base annuale. Le contrazioni maggiori dei prezzi sono state registrate sull’usato da ristrutturare (-1,8%), in particolare nelle zone centrali della città dove la flessione ha superato il -2%, come già rilevato lo scorso semestre. Per quanto riguarda i canoni, in questi primi sei mesi dell’anno la diminuzione è stata minima, portando il valore medio cittadino a 84 €/mq annui. Circa le tempistiche di vendita, si rileva una loro riduzione, in particolare nelle aree semicentrali e periferiche per il prodotto usato; rimangono stabili quelle relative alla locazione. Anche il divario tra prezzo di offerta e quello finale di acquisto continua a decrescere, soprattutto nelle aree centrali e semicentrali, attestandosi al 14% come valore medio cittadino. Stabile per il terzo semestre consecutivo il rendimento medio lordo da locazione (5,3%). Al riguardo dell’acquisto dell’immobile circa il 60% avviene per destinare l’abitazione a prima casa, mentre segue, a notevole distanza, la motivazione della sostituzione. Sul fronte della locazione, l’appartamento in affitto è principalmente destinato a prima casa, in secondo luogo alla dimora di studenti. Circa le tipologie contrattuali, la rilevazione evidenzia la preponderanza del canone concordato, che mette in secondo piano anche il canone libero.

 

Il settore commerciale Migliora il mercato degli immobili ad uso commerciale, sia sul fronte della compravendita che su quello locativo, pur in un quadro di permanente eccesso di offerta. La variazione dei valori è risultata meno intensa rispetto a quanto registrato nel semestre precedente, sia per quanto riguarda i prezzi che i canoni, rivelando in alcuni i casi (prezzi nei livelli massimi delle zone centrali e canoni sui massimi in tutte le zone cittadine) una spinta verso un’inversione di tendenza. In diminuzione i tempi necessari alla finalizzazione delle trattative e lo sconto praticato all’atto di acquisto, ad eccezione di quanto evidenziato per i negozi localizzati nelle aree centrali dove la spinta ad un innalzamento dei valori ha reso necessario uno sconto maggiore al fine di incontrare le aspettative della domanda. Non si rilevano variazioni dei rendimenti medi lordi da locazione.

 

Il mercato direzionale: pur con tempistiche in calo, la finalizzazione dei contratti è resa possibile, oltre che da un abbassamento delle aspettative iniziali di realizzo (la flessione dei valori di vendita questo semestre è stata più intensa del precedente), anche da una maggior flessibilità in fase di trattativa, come evidenzia l’aumento del divario tra prezzo di offerta e prezzo finale. Complessivamente, i prezzi hanno subito una variazione negativa dell’1,9% a livello annuale, con punte di oltre il 3% nelle zone semicentrali. Anche i canoni questo semestre hanno accusato un calo maggiore (con picchi del -2,3% in periferia), che si è rivelato più intenso su base annuale (-2,3% in media), fenomeno indicativo della difficoltà in cui ancora si trova il mercato della locazione di spazi ad uso ufficio nel capoluogo piemontese. Permane stabile il rendimento medio lordo da locazione.

 

Le previsioni: per i mesi a venire gli operatori del settore prevedono un’ulteriore crescita del settore residenziale, sia sul fronte delle abitazioni compravendute che di quelle locate, con valori mediamente stazionari. In tutti gli altri comparti, ad eccezione dei negozi in vendita per i quali si prevede una stabilità dello stipulato, gli agenti continuano a ipotizzare una diminuzione dei valori e dei contratti finalizzati.

Magellano contro la chiusura dell’Oftalmico

30 mila firme in 15 giorni: questi i numeri del clamoroso successo di Magellano contro la chiusura dell’Oftalmico di Torino!

Sono oltremodo lieto del clamoroso successo ottenuto in 15 soli giorni dal nostro C.C.La Fondazione Magellano a mezzo della Petizione ideata dal suo Presidente Angelo Burzi e già indirizzata al Governatore della Regìone Sergio Chiamparino contro la chiusura ingiustificata dell’eccellenza rappresentata dall’Ospedale Oftalmico di Torino. Durante la conferenza stampa  presenti i principali Media (da Repubblica al Tg3 all’Ansa tra i vari), Burzi ha delineato i motivi e i numeri (30.000, diconsi trentamila cittadini che hanno firmato la petizione in sole 2 settimane) dell’iniziativa mentre il sottoscritto, fra i co-fondatori di Magellano, ha fatto una breve sintesi delle logiche sociali che muovono questo ente ormai da vari anni.

Paolo Turati

 

Cimitero Monumentale, degrado per la scarsa manutenzione del verde

 

Torino con la nuova amministrazione cittadina sta conoscendo un progressivo degrado del verde pubblico, che ha coinvolto pochi mesi fa in maniera evidente i quartieri di Mirafiori e Santa Rita, ma che, da mesi, sta continuando anche a interessare il suo Cimitero Monumentale. I politici che amministrano la nostra Città sembrano aver dimenticato quello che, per molti credenti, rappresenta un importante luogo di culto per i propri defunti, ma che è anche, a livello laico, come dice la parola stessa, un’area monumentale, ricca di edifici funerari di pregio, che spesso versano in stato di assoluto abbandono. Le aree comuni alle varie tombe, che spesso sono veri e propri monumenti funerari, si trovano in uno stato di degrado indescrivibile. Lo scorso marzo l’erba era alta e sorgevano indisturbati diversi papaveri. Ora, con il caldo, l’erba è   diventata ancora più alta lungo i vialetti e tra le tombe. Lo scorso novembre, in occasione delle festività di Ognissanti e dei Defunti, non sono più stati piantati i fiori cimiteriali che, negli anni passati, adornavano i viali cimeteriali, né quelli presenti nel corpo centrale della collinetta che rappresenta il monumento al Milite ignoto. E pensare che a Torino diverse agenzie organizzano tour di visita a tombe prestigiose come quella del tenore Francesco Tamagno, un enorme mausoleo, che risulta il più alto di tutto il cimitero e che accoglie le spoglie del cantante lirico più celebre dell’Ottocento. Una vera desolazione oggi, invece, accoglie il visitatore all’ingresso di quello che dovrebbe essere lo specchio della Torino sabauda e che meriterebbe il rispetto per il suo glorioso passato.

 

Mara Martellotta

 

Piemonte alla conquista del Kazakistan

All’Esposizione Internazionale di Astana, in Kazakistan,  incentrata sull’evoluzione del settore energetico dagli anni ’50 ad oggi, nel Padiglione Italia saranno presenti immagini e video promozionali del Piemonte, oltre a due riproduzioni di tecnologie innovative realizzate presso Thales Alenia Space di Torino. La Regione, in collaborazione con CEIPiemonte e Dmo Piemonte Marketing, promuove anche una tavola rotonda tra imprese dell’area tecnologica e della sostenibilità del progetto di filiera Clean&Tech. Si terranno poi un evento di networking all’Ambasciata d’Italia ad Astana, e un workshop in collaborazione con Thales Alenia Space sullo Spazio come modello di sviluppo italiano.

Piemonte, 2 miliardi e 300 milioni di litri imbottigliati

In Piemonte nel 2015, ultimo dato disponibile, sono stati imbottigliati più di 2 miliardi e 373 milioni litri di acqua, a fronte di un canone di 2 milioni 484mila euro versato dalle società alla Regione.

Le cifre sono state esposte dall’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia, nel rispondere all’interrogazione presentata dal consigliere Marco Grimaldi (Sel) “Canoni di concessione delle acque minerali”.

Come già avvenuto nel 2014, anche nell’anno successivo è stata poi applicata una riduzione dei canoni per l’utilizzo dei contenitori ecosostenibili, con un’incidenza delle riduzioni applicate alle società di 161.250 euro. Gli uffici regionali verificano le dichiarazioni in questo senso, tramite controlli a campione.

In particolare è stato evidenziato come, nel 2016, dodici aziende imbottigliatrici, su un totale di tredici, abbiano dichiarato di aver aderito ad uno dei requisiti previsti dall’articolo 3 (Premialità ambientali) del Regolamento regionale: tale articolo riduce del 30 per cento il canone per chi imbottigli in vetro e fino al 50 con il recupero vuoti; del 20 per cento se si imbottiglia con contenitori ecosostenibili e del 15 se il concessionario aderisce a sistemi di gestione ambientale certificati.

È stato inoltre rilevato che l’articolo 4 (Premialità sociali, che riduce il canone fino al 40 per cento in presenza di innalzamento o di difesa dei livelli occupazionali) non ha trovato attuazione. Di fatto, i criteri e le modalità di attribuzione dei vantaggi economici comportano una complessa valutazione di numerosi aspetti riferiti alle materie interessate, ad esempio lavoro, categorie svantaggiate e concorrenza, che non ha agevolato i lavori promossi con le strutture regionali coinvolte. Inoltre, al momento, si è rilevato uno scarso interesse anche da parte dei potenziali beneficiari della misura, tant’è vero che non risulta che alcuna delle società imbottigliatrici abbia sottoscritto protocolli di intesa con la Regione a questo fine.

dr- www.cr.piemonte.it

A Trofarello il nuovo “SupEco” Carrefour

In Via Torino 236-238, ha aperto i battenti il supermercato conveniente “Supeco” pensato per soddisfare le esigenze di famiglie e operatori Ho.Re.Ca.

 Carrefour Italia ha aperto a Trofarello (To) un nuovo punto vendita soft discount del Gruppo in Italia. Il remodelling del precedente punto vendita Carrefour di viaTorino 236/238 vuole essere un punto di riferimento per i cittadini e per le aziende ho.re.ca (Hotellerie – Restaurant – Café) locali puntando su convenienza, qualità e grandi formati.

 

Il punto vendita Supeco di Trofarello si estende su una superficie di 1550 mq attraverso spazi pensati per ogni tipo di necessità. È infatti possibile percorrere una vera e propria “piazza” del Mercato, con un’ampia scelta di prodotti freschi selezionati e confezioni pensate per l’ho.re.ca. Tra i reparti presenti vi sono la gastronomia con antipasti pronti, la rosticceria e una panetteria con forno per la doratura. Arricchisce l’offerta, inoltre, un’ampia macelleria e affidata a un partner piemontese specializzato che ogni giorno propone una vasta selezione di piatti pronti per la cottura e un servizio di taglio con lavorazione a vista.

 

Presso il nuovo Supeco i clienti possono fruire di 6300 referenze divise in 4500 referenze di secco, liquidi e non food e 1800 referenze di fresco e ortofrutta. Tra i prodotti presenti, ben il 50% dell’assortimento del secco è composto da primi prezzi pensati per le esigenze di consumatori attenti. E’ presente, inoltre, un ampio parcheggio di 1800 mq.

 

Alberto Coldani, Direttore Cash&Carry e Supeco, ha commentato – “Abbiamo scelto Trofarello, una realtà importante per noi di Carrefour in una Regione chiave per lo sviluppo del Gruppo, per dare il via a una formula innovativa di offerta coerente con l’evoluzione del mercato e della domanda. Con “Supeco”, infatti abbiamo voluto dare una risposta concreta alle esigenze quotidiane dei nostri clienti in cerca di una convenienza sempre affidabile”.

 

Nord-Ovest. La crisi non è solo piemontese

In Liguria 6.000 imprese in meno dal 2008 a oggi

 

 Nei più recenti convegni si sprecano i dati nel comparto degli analisti ormai presenti in ogni categoria sindacale, da quella degli industriali a quella degli artigiani, senza tralasciare naturalmente quelle dei commercianti e dei dipendenti. Il problema vero ritengo stia nel metodo attraverso il quale questi dati vengono raccolti e interpretati, nella logica che nessuna ricerca può davvero esprimere una verità anche fotografica se non in funzione di un modello di interpretazione. L’analista, infatti, non può e, soprattutto, non deve raccogliere dei dati senza interrogarsi sulla modalità attraverso la quale sta facendo la conta; lo scopo della ricerca deve essere predominante rispetto al numero perché, diversamente, si può dire tutto e il contrario di tutto. Ritengo, quindi, che dichiarare pubblicamente che in Liguria a partire dal 2008 a oggi vi sia stato un decremento di 6.000 imprese, a oggi non dia un vero valore aggiunto alla riflessione perché, tralasciando il concetto di impresa troppe volte sovrapposto a quello di partita IVA, che non necessariamente riflette un vero tentativo di attività, quanto semmai di precariato subordinato nella esternalizzazione di una mansione, non rispecchia la problematica o, meglio, la dinamica attraverso la quale si è giunti a quello che può superficialmente essere definito quale impoverimento complessivo del territorio.

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Ma soprattutto di quali aziende si parla? Raccogliere il cartone per la strada vuol dire essere imprenditore? Essere un magrebino imbianchino con partita IVA significa entrare, o meno, nel numero delle imprese da conteggiare? Una vera analisi per essere pregna di significato deve spiegare quale è il riferimento dello studio ma, soprattutto, lo scopo che deve essere costruito nei termini nei quali suggerisca una riflessione in modo da portare la classe politica che, per definizione, può adoperare quegli strumenti della “mano pubblica”, a rispondere coerentemente alla propria ragione d’esistere: la predisposizione di un contesto favorevole all’attività del privato e del libero scambio. Nessuna economia può svilupparsi ma, soprattutto, resistere nel tempo sorretta dal clientelismo pubblico, al contrario un mercato sano e forte necessità unicamente di quella minima, ma fondamentale, sensibilità dell’amministratore statale, che sappia cogliere l’imprescindibile e mai scontata presenza dell’imprenditore, cioè di colui che realmente e, soprattutto, lealmente sacrifica quel tanto o quel poco che possiede per avviare un progetto di investimento nella logica di medio periodo, attraverso la propria applicazione nel lavoro inteso come fatica e impegno quotidiano, nella confidenziale speranza di un miglioramento duraturo delle proprie condizioni di vita, per poter quindi esprimere e vedere realizzati socialmente i propri talenti.

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Ebbene, dal marzo 2008 ho avviato la mia attività imprenditoriale: non ho mai visto nessun soggetto istituzionale e politico di ogni schieramento dirmi, a oggi: “ragazzo hai del fegato, questo è il mio biglietto da visita, farò il possibile per aiutarti”. Non credo che il mio sia un caso isolato e inevitabilmente ognuno tragga le proprie conclusioni che anzi anticipo ad alta voce: “Ma noi giovani intraprendenti siamo ben visti e spronati all’investimento in un progetto in proprio?” Siamo circondati da troppe mezze figure, gelose della propria modesta poltroncina, magari raggiunta a sessant’anni, contornati volutamente da quarantenni senza preparazione, disposti a qualunque captatio benevolentiae in cambio di un piatto di minestra. Molti non sanno che, tra i molti laureati che emigrano all’estero, magari in qualche banca d’affari, (certamente non a servire gli spaghetti al pomodoro a Berlino) ci sono i figli di noti imprenditori locali con a libro paga anche una cinquantina di dipendenti e un fatturato di alcune decine di milioni di Euro, poiché sono i genitori stessi a spronarli a quella che viene teorizzata come “esperienza all’estero da curriculum”, ma che, in molti casi, diventa definitiva. Se ad emigrare quindi sono i giovani ricchi figuriamoci i poveri! Sarebbe dunque bello capire nell’analisi il motivo della chiusura di quelle 6.000 imprese, in quale filiera erano, più che limitarsi a citare il settore e soprattutto di fronte a quali problemi insormontabili si sono dovuti arrendere. Certamente il credito è la vera palla al piede dei giovani o di chi, in generale, gestisce una attività individuale; le banche usano metodologie assurde con i piccoli per impedire loro il finanziamento, da riservarsi, per ragioni politiche, a grandi operazioni di speculazione che vedono come registi o i partiti stessi o “chiamiamoli imprenditori” loro prestanome.

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Il miliardo di Euro di buco della CARIGE lo hanno creato quei 6.000 imprenditori? Io sincerante non ci credo, anzi accuso ad altra voce: quei mille milioni di Euro sono finiti nelle mani di dieci persone: le navi si sa sono pezzi di ferro in molti casi arrugginiti, i grattacieli se non convinci il Papa, si ignorano i metodi, a trasferirci gli uffici del Vaticano rimarranno vuoti per i prossimi vent’anni considerando che i prezzi proposti dagli immobiliaristi al metro quadro non sono nemmeno così vantaggiosi rispetto ad una vastissima scelta di sezioni di palazzi in pieno centro attualmente vuoti. La verità è che le aziende, a prescindere dal settore di appartenenza, e che esercitino realmente o meno un rischio di impresa, continueranno a chiudere. Fino a quando non si rimetterà al centro il Lavoratore con i suoi sogni e i suoi sacrifici, fino a quando le banche non ritorneranno a voler valutare la serietà intima dell’individuo, dell’Uomo Qualunque che si reca in banca, senza conoscenze, a chiedere quei 5.000 massimo 10.000 Euro mettendo a garanzia il proprio nome, la propria parola, sarà dura invertire la triste statistica dei 6.000 decessi, perché vanno chiamati così, in 9 anni.