ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 619

Movimento 5 Stelle dieci anni dopo

Tempus fugit”, così Virgilio commentava l’inesorabile trascorrere delle primavere dell’uomo, quasi come un gorgo che porta via con sé tutto, lasciandoci l’unica certezza del presente e della nostra, a volte felice a volte amara, quotidianità

Sembra ieri, eppure sono trascorsi quasi dieci anni dalla nascita del Movimento 5 Stelle sulla scia degli “Amici di Beppe Grillo”, comico genovese che, dopo anni di esilio dal mondo RAI, decise di esibirsi nei primi anni Duemila nei teatri svizzeri, proponendo uno stile innovativo, misto tra un cabaret tradizionale e una denuncia sociale di fenomeni di sperpero, corruzione, clientelismo da parte del mondo istituzionale italiano e dei maggiori crack finanziari contemporanei, tra i quali quello dello Parmalat. Iniziata una collaborazione tra l’attore e l’imprenditore informatico Gianroberto Casaleggio, si crea nel 2005 una piattaforma internet, chiamata in gergo tecnico “la rete”, attraverso la quale condividere informazioni, scambiarsi opinioni e soprattutto cooptare adempti da coinvolgere in un progetto politico. Nel 2009 per la prima volta il neonato Movimento partecipa alle elezioni amministrative dove raccoglie, nei vari Comuni e nelle varie regioni, tra il 4% e il 7% dei consensi, incominciando così ad inserire nei vari Consigli istituzionali i propri rappresentanti.

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Il 2012 è l’anno della svolta: il movimento cresce oltre ogni aspettativa, arriva a punte del 17% e vede trionfare quattro candidati sindaci, tra i quali il più rappresentativo è Federico Pizzarotti che espugna Parma, città colpita da un commissariamento prefettizio conseguente ad un presunto scandalo di mala gestione da parte della Giunta precedente di centrodestra. Nasce, così, una cavalcata tanto sorprendente quanto di successo che porterà i 5 Stelle a vincere nel 2014 a Livorno con Filippo Nogarin, nel 2016 a Torino con Chiara Appendino e a Roma con Virginia Raggi, assestandosi di fatto a secondo partito nazionale, con risultati elettorali alle politiche del 2013 e alle Europee del 2014 superiori al 20%. Letti i dati, il percorso dei grillini sembrerebbe correre liscio senza ostacoli verso la vittoria alle prossime elezioni parlamentari, eppure la statistica non spiega con affidabilità quanto può accadere in politica, specialmente da un giorno all’altro, anche perché, se il mondo corrisponde a leggi fisiche, il governo degli uomini si avvicina maggiormente ad un’arte che a una scienza. Se, a partire dal 2005 in avanti, Grillo ha infatti raccolto in sé, quasi fosse un parafulmini, la protesta sociale, l’insoddisfazione di una classe popolare e periferica di sottopagati, precari, truffati via via sempre con maggiore credito, nel momento in cui si è ritrovato ad amministrare gli enti progressivamente conquistati ha dovuto fare i conti con tutte le difficoltà del caso: rappresentanti alle volte inadeguati, notifiche di avvisi di garanzia non sempre interpretati per tutti gli eletti in termini analoghi, dibattiti interni non sempre dai toni costruttivi e, soprattutto, una massiccia dose di fuoriusciti, chi in termini spontanei chi espulso.

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A capo per antonomasia di questi processi di assestamento proprio Pizzarotti, primo tra i grandi nomi del movimento, alla prima inchiesta giudiziaria con al centro la sua figura, ha intrattenuto con Grillo stesso, divenuto “garante” dei 5 Stelle, un acceso confronto, che si è concluso con il suo allontanamento, tanto poi da essere stato rieletto al secondo mandato, ma da indipendente. La stessa dinamica ha colpito il gruppo parlamentare dove, in molti, hanno accusato una certa qual mancanza di democrazia interna, derivante dall’assenza di trasparenza tra gli stessi eletti, in particolar modo relativamente alla questione di una adesione volontaria ad un progetto di rinuncia a una parte sostanziosa delle laute indennità, per creare un fondo di garanzia per piccole imprese, nella logica globale di una propaganda contraria al rimborso elettorale dei partiti. Non solo, ma anche nei Comuni, i Consigli perdono via via i pezzi, mostrando non poca difficoltà nell’amministrazione quotidiana della cosa pubblica, sfociando, purtroppo, vedi recentemente a Livorno, ai primi acquazzoni, in tragedie con numerosi morti, con il senno di poi forse evitabili. La scomparsa di Casaleggio, vero deus ex machina, sembra aver esplicitato nella sua pienezza la crisi di identità del movimento; la rete, così tanto celebrata e direi osannata, ha evidenziato criticità difficilmente spiegabili all’esterno, non senza timidezza, come quanto successo a Genova nelle ultime amministrative dove la Cassimatis e i suoi candidati, indicati dalla piattaforma web quali candidato sindaco e candidati consiglieri comunali, si sono visti escludere dallo stesso Grillo che ha preferito Pirondini, scelta che ha determinato un contenzioso legale assai turbolento, che ha visto dar ragione alla estromessa che ha scelto tuttavia di correre da indipendente in quanto impossibilitata legalmente a utilizzare il simbolo dei 5 Stelle, perché appartenente a una società milanese che ne concede o meno l’utilizzo a propria discrezionalità: clausola non certo elaborata o pensabile da uno che non abbia alle spalle una struttura legale non di poco conto.

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A Roma la situazione nella capitale non sembra delle migliori: se al concreto rischio di fallimento dell’ATAC, società di trasporto municipale, si può addebitare una pregressa gestione Marino e Alemanno, il sindaco Raggi naviga in un mare tempestoso; il “caso Marra” sembra essere la sua spada di Damocle e la difficoltà a nominare un nuovo assessore al bilancio, dopo le dimissioni dei precedenti due in un anno di mandato, si è arginata in extremis con l’avvento del toscano Limmetti, assessore con identiche funzioni presso la città dei “quattro mori” che per supportare la Raggi ha dovuto abbandonare il precedente incarico. A Torino le polemiche scaturite a seguito degli incidenti di Piazza San Carlo, avvenuti il 3 giugno scorso in occasione della finale di Champions League persa dalla Juventus, hanno macchiato l’amministrazione della città, capitanata dalla Appendino, del sangue di ben 1.500 feriti e di un morto, incidenti forse evitabili con un piano organizzativo e di evacuazione più attento. Oggi Grillo è alle prese con la stipula del regolamento propedeutico all’individuazione di un candidato premier per la prossima primavera: le polemiche e i dissapori sono dietro l’angolo, pronte ad esplodere. Per i complottisti il Movimento 5 Stelle nasce per volontà della CIA al fine di creare una sacca all’interno della quale convogliare tutti i malumori degli italiani e, allo stesso tempo, manovrarla al fine di pilotare a proprio piacimento il Paese negli anni della crisi economica, per altri sembra un Pollicino 2.0 che ha perso la propria strada e che, a stento, fa fatica a ritrovare seppur con l’aiuto della rete e forse di Google Maps.Rimaniamo tutti quanti alla finestra per capire cosa succederà prossimamente, anche in funzione di una potenziale quanto incerta riorganizzazione della sinistra ex PD, che cerca di trovare spazio tra Renzi e il Movimento. In fondo Rino Gaetano cantava “ma il cielo è sempre più blu…”

La tragedia dello Yemen

FOCUS  di Filippo Re

Ci siamo assuefatti alla tragedia che si consuma da qualche anno nello Yemen, un Paese devastato dalla guerra, dal colera e dalla fame, dove ogni dieci minuti muore un bambino sotto i cinque anni? Una nazione lontana, insabbiata da tante altre guerre che infuriano nel Levante e nelle terre desertiche attorno al Golfo e quasi dimenticata dalla comunità internazionale che deve pensare a vicende forse più importanti e urgenti. Cosa è rimasto dell’ “Arabia Felix” che abbiamo conosciuto di persona o letto in mille riviste illustrate, meta prediletta di tanti turisti sedotti dall’Oriente? “La situazione è tragica, si deteriora ogni giorno e non si vede una via d’uscita all’orizzonte”.

Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, che comprende Yemen, Oman ed Emirati Arabi Uniti, parla di assuefazione al dramma yemenita e chiede un deciso intervento diplomatico da parte delle potenze per fermare atrocità e violenze. Da quasi tre anni lo Yemen non è più lo stesso, il suo volto è sfigurato a causa del conflitto e dell’epidemia di colera. Le ostilità sono scoppiate nel gennaio 2015 e da allora la nazione del Golfo è sconvolta dall’ennesimo conflitto tra musulmani sunniti e musulmani sciiti, tra sauditi e iraniani. Dietro la guerra religiosa inter-islamica si nascondono in realtà aspetti geostrategici e interessi economici. É infatti in corso una lotta per dominare la penisola arabica e per bloccare l’influenza di Teheran nella regione, grande rivale del regno saudita. La presenza degli insorti sciiti è vista da Riad come una minaccia diretta allo Stretto di Bab el-Mandeb, tra lo Yemen e Gibuti nel Corno d’Africa, a sud del Mar Rosso, dove ogni giorno transitano petroliere con 3 milioni di barili di greggio. L’inasprimento del conflitto potrebbe provocare la chiusura dello Stretto e di conseguenza il blocco del commercio petrolifero. Sul campo si combattono le forze fedeli all’ex presidente sunnita Mansour Hadi, sostenute dall’Arabia Saudita e da gran parte della comunità mondiale e i ribelli sciiti Houthi, fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sostenuti dall’Iran. Il 26 marzo 2015 la crisi yemenita si è internazionalizzata con l’intervento militare dei sauditi. Una coalizione araba, guidata da Riad e appoggiata da un nutrito gruppo di Paesi arabi, ha cominciato a bombardare le postazioni dei ribelli sperando di liquidare gli sciiti entro poche settimane.

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Da quel giorno Arabia Saudita e Iran si combattono nel teatro yemenita attraverso i loro alleati in una classica guerra per procura. Tre anni dopo si continua a morire e i ribelli hanno occupato il nord e perfino conquistato la capitale Sana’a. Lo scontro sunniti-sciiti ha gettato nel caos il Paese arabo creando un vuoto di potere che ha ridato fiato e forza agli estremisti islamici attivi in varie zone dello Yemen. Gli esperti dell’Onu snocciolano numeri e dati, sempre più pesanti: oltre 10.000 morti, 50.000 feriti, tre milioni di sfollati, 18 milioni di persone (su 25 milioni di abitanti, 99% musulmani e 0,17% cristiani) che hanno bisogno di aiuti umanitari e assistenza sanitaria e 2,5 milioni di bambini malnutriti. Ma ci sono anche carestia e malattie da affrontare come una terribile epidemia di colera che, secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) è tra le più gravi mai registrate al mondo. Ha già coinvolto oltre mezzo milione di persone, ucciso quasi 2000 yemeniti, e continua a diffondersi rapidamente a causa del collasso di una larga parte del sistema sanitario distrutto dalla guerra. In assenza di interventi urgenti i contagi potrebbero aumentare in modo consistente. È difficile sapere cosa stia accadendo nel Paese per la mancanza di informazioni provenienti dall’interno e per la difficoltà di far arrivare gli aiuti a una popolazione abbandonata a se stessa. È vero che lo Yemen, già prima della guerra, era un Paese poverissimo ma ora la situazione è peggiorata. Non solo l’Oms, anche la Fao lancia l’allarme e parla di vera e propria emergenza. L’agricoltura è ferma, bloccata dal conflitto e i contadini non possono raggiungere le loro terre. La scarsità di acqua ha accresciuto il rischio di malattie, colera compreso. Nonostante le bombe che piovono su case e ospedali alcune organizzazioni internazionali come la Croce Rossa e i Medici senza Frontiere continuano a lavorare nelle zone in cui è ancora possibile farlo.

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Restano, eroiche e coraggiose, le poche suore missionarie di Madre Teresa di Calcutta trincerate a Sana’a e ad Aden in una situazione molto precaria. È ancora vivo in Yemen il ricordo delle quattro suore della Carità uccise, in quanto cristiane, a marzo 2016, in un attacco terroristico ad Aden, “i martiri di oggi”, come li definì Papa Francesco, “che non fanno notizia, vittime dell’indifferenza globale”. Dal tunnel senza uscita della tragedia yemenita è giunta la notizia positiva della liberazione del sacerdote salesiano indiano Tom Uzhunnalil rapito 18 mesi fa ad Aden da un gruppo di guerriglieri musulmani. Padre Tom, 57 anni, era stato preso il 4 marzo dello scorso anno durante l’assalto di un commando armato a un convento delle Missionarie della Carità nel quale morirono 16 persone tra cui le quattro suore di Madre Teresa. Sotto il regime di Saleh lo Yemen ha vissuto un lungo periodo di relativa stabilità politica durato trent’anni, poi le primavere arabe hanno scosso anche il governo di Sana’a costringendo Saleh a lasciare il potere nel 2011. La svolta è giunta nel settembre 2014 quando gli insorti Houthi, originari del nord del Paese, legati all’imam Abdel Malik al Houthi, armati dall’Iran, e comandati dal figlio dell’ex presidente Saleh, hanno preso il controllo della capitale Sana’a cacciando il presidente Mansour Hadi, filo-saudita, costretto a rifugiarsi nella città di Aden che nel 2015 è stata occupata dagli sciiti e ripresa alcuni mesi dopo dalle forze governative. Gli Houthi sono musulmani sciiti e da anni chiedono più diritti e libertà nel proprio Paese ma sono diversi dagli iraniani. Si tratta di sciiti zayditi (circa il 30% dei musulmani yemeniti), una setta particolare dello sciismo con riti differenti da quelli iraniani che sono sciiti Duodecimani. Gli Houthi negano di aver rapporti con Teheran ma è stato invece dimostrato il contrario e cioè che i ribelli dello Yemen vengono addestrati regolarmente dalle Guardie rivoluzionarie iraniane che forniscono loro armi, missili e denaro. A febbraio la capitale saudita è diventata un bersaglio dei razzi lanciati dai ribelli: un missile Scud ha colpito una base militare situata a 40 chilometri a ovest di Riad dopo aver percorso un migliaio di chilometri. Non si è mai saputo se l’obiettivo sia stato raggiunto ma il fatto certo è che Riad si trova ora all’interno del raggio d’azione dei missili lanciati dallo Yemen. Mentre gli sciiti, appoggiati da una fazione dell’esercito rimasta fedele all’ex capo di Stato Saleh, controllano Sana’a, il governo del presidente deposto Hadi, riconosciuto dall’Onu, sopravvive ad Aden sul Golfo omonimo.

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La guerra civile yemenita ha rinvigorito le forze jihadiste che combattono sia gli sciiti che l’ex governo sunnita e si spartiscono ampie fette del Paese in cui si trovano i combattenti di “al Qaeda nella penisola arabica” (Aqap), presenti già da tempo nel sud della nazione, e gruppi che si ispirano all’Isis e controllano una piccola porzione di territorio. In particolare la minaccia di al Qaeda sarebbe, secondo analisti ed esperti di terrorismo, più forte che mai. Ne sanno qualcosa le Forze Speciali americane che a gennaio si scontrarono violentemente nel deserto yemenita contro un gruppo di miliziani qaedisti durante un raid anti-terrorismo perdendo un militare. Paul Hinder: “ricordiamoci che in questa sporca guerra yemenita nessuno è innocente e la corruzione e il commercio delle armi c’entrano eccome. Oggi però non vedo altra strada se non che le parti in conflitto si siedano attorno a un tavolo, possibilmente anche con una sorta di costrizione internazionale”. Nella speranza che il mondo apra gli occhi di fronte al dramma che da anni mette a ferro e fuoco l’antica Arabia Felix.

Filippo Re

Ecco la piattaforma di videocurricula

Iscrizione gratuita. Profilazione psico-attitudinale dei candidati. Videocurricula come strumento di differenziazione e selezione. Incontri personali Giovani/Aziende in contesti extra-lavoro orientati alle PR. Formazione specialistica sull’approccio ai colloqui di lavoro. Ottimizzazione della propria Web Identity. Questi i plus della startup NETtoWORK nata per mettere in contatto i profili junior e il mondo del lavoro.

 

Trovare una risorsa valida da impiegare in azienda non è semplice. Né per le grandi aziende, che ricevono migliaia di CV ogni anno, né per le PMI, che spesso non hanno processi di selezione strutturati. Ma anche per i profili Junior farsi notare, annegati in un mare di cv formato europeo molto simili fra loro, è impresa ardua.

Per aiutare le Aziende e chi esce dal mondo della scuola/università ad entrare reciprocamente in contatto ed a fare rete sul territorio nasce la piattaforma gratuita NETtoWORK.  Non un sito di annunci di lavoro né un’agenzia di ricerca del personale ma una vera e propria piattaforma di incontri B2B, dedicata ai profili junior che fa del video cv l’asse portante (con un sistema evoluto di filtraggio delle risorse: dati anagrafici, background formativo, competenze tecniche, caratteristiche psicoattitudinali, etc.). Uno strumento prezioso per le Aziende che devono trovare una risorsa, un’opportunità da cogliere per tutti coloro che, terminati gli studi, si affacciano al mondo del lavoro.

L’idea di questa startup innovativa è di Manuel Bregolin, torinese, 34 anni, giovane manager con alle spalle un passato in Fiat Group, Accenture e Lidl Italia. “So per esperienza – dichiara Manuel – quanto sia difficile trovare il candidato ideale per le aziende e quanto sia difficile emergere per i giovani. Ho voluto creare una piattaforma che permetta alla domanda e all’offerta di incontrarsi, ottimizzando tempi e costi per le Aziende e dando la possibilità ai giovani di lasciare realmente il segno”.

IL VIDEOCURRICULUM è l’anima della piattaforma. Comodo e veloce per l’azienda che ha la possibilità di fare una prima valutazione del candidato, utile per i giovani che hanno la possibilità di raccontarsi e distinguersi. 90 secondi a disposizione per presentare esperienze e competenze. Un’immagine diretta, in prima persona, dove al racconto biografico a viva voce si accompagnano gesti, espressioni, elementi comunicativi non verbali che il tradizionale curriculum cartaceo, sempre più standardizzato, non può veicolare. Uno strumento che lascia emergere capacità comunicative, creatività e originalità del candidato.

-1 + 4: cosa significa? NETTOWORK si rivolge ai profili junior che prevedono di conseguire (entro un anno) o che hanno conseguito (negli ultimi quattro anni) un qualsiasi titolo di studio (diploma, laurea, master, corso professionale, etc). Sono inseriti nella piattaforma solo i profili che rispettano questo criterio.

La piattaforma infatti è pensata per offrire un aiuto concreto a chi muove i primi passi nel mondo del lavoro ed ha dunque necessità di fare “rete” con le Aziende del territorio.

 

Piccolo me: nel silenzio ti ascolto

 
Ospedale Mauriziano Torino, Aula Carle
 
Meditazione itinerante nei luoghi
della malattia, della cura, della storia dell’ospedale Mauriziano di Torino.
Racconti dalla stanza del silenzio
Una proposta del “Gruppo Stanza del Silenzio dell’Ospedale”,
nell’ambito di “Torino Spiritualità” .
 
Evento organizzato in occasione di Torino Spiritalità 2017. Il ritrovo è fissato davanti all’Aula Carle, entrando da largo Turati 62. L’itinerario si svolge attraverso diversi luoghi dell’ospedale: Sala del Consiglio, Ingresso Sale Operatorie, Sala Attesa del Reparto di Ostetricia e Nido, Stanza del Silenzio. In ognuna di queste soste vi sarà una breve presentazione del luogo, la lettura di un testo, un tempo di silenzio condiviso. Nel corso dell’ultima tappa, nella stanza del silenzio, verrà presentata la storia della stanza stessa ed il significato del quaderno. L’inizio ed il termine della serata saranno accompagnati da musica con chitarra classica, suonata da una giovane musicista.
Il messaggio che si vuole trasmettere è la possibilità di fare silenzio in ospedale – che non è abituale – e l’importanza della meditazione. Questo può consentire di ritrovare tutte le parti di “me”, anche il bambino che sono stato, e può aiutare a far fronte a ciò che in ospedale si vive, che può comportare il sentirsi piccoli, fragili, insicuri.
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Per motivi organizzativi si è resa necessaria l’iscrizione anticipata all’evento,
scrivendo all’indirizzo mail: tbertero@mauriziano.it
Il programma completo di “Torino Spiritualità 2017” si trova sul sito www.torinospiritualita.org

Torino e Atene più vicine con il nuovo volo

L’Aeroporto di Torino Caselle e la compagnia aerea Aegean lanciano il nuovo collegamento diretto tra Torino e Atene, che verrà operato a partire dal 6 giugno 2018: da Torino il mercoledì alle 18,50 e il venerdì alle 14, da Atene il mercoledì alle 16,30 e il venerdì alle 11,40.Per il volo, di circa due ore e mezza, verrà impiegato inizialmente un Airbus 319 da 144 posti. Sarà possibile proseguire verso altre 30 destinazioni in Grecia quali  Mykonos, Santorini, Salonicco, Creta, Rodi ma anche in Medio Oriente e Cipro. I biglietti del volo Torino-Atene sono in vendita sul sito della compagnia.

Approccio tattile all’arte con For All

Dal 15 Settembre al 31 Dicembre Sala dei Templi di Diana, LA VENARIA REALE

È Made in Italy Espositore FOR ALL, il primo espositore al mondo destinato a rivoluzionare la fruizione museale per tutte le persone che vivono la disabilità. A metterlo a punto la startup torinese New Planet 3D che ha realizzato il prototipo, in mostra a La Venaria Reale fino al 31 Dicembre 2017, ed è già pronta a commercializzare il primo modello. Approccio tattile guidato, descrizioni in 9 lingue e filmati in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e Segni Internazionali, azzeramento di tutte le barriere, monitor, scrittura adattata con caratteri ad alta leggibilità. Espositore FOR ALL è progettato da New Planet 3D per rendere fruibile qualsiasi opera d’arte o reperto storico anche alle persone con disabilità visiva, uditiva, motoria e cognitiva. Debutta a La Venaria Reale con una riproduzione del Busto di Diana, vero e proprio simbolo della dimora Sabauda. Grazie alla nuova tecnologia 3D è oggi possibile riprodurre perfettamente qualsiasi oggetto, permettendo di realizzare una copia identica, nelle dimensioni reali o in scala, senza esporre l’opera autentica ad usura o danni. Sfruttando questa tecnologia Espositore FOR ALL è progettato per rendere fruibile qualsiasi opera d’arte anche alle persone con disabilità visiva, uditiva, motoria e cognitiva. Si tratta di una struttura agile e di semplice montaggio costituita da un ripiano sul quale viene posto l’oggetto riprodotto (che può essere toccato e manipolato dagli utenti), da un sistema audio unidirezionale (per dare modo alle persone con disabilità visiva di ascoltare la descrizione ed i contenuti inerenti l’oggetto che stanno toccando senza disturbare gli altri visitatori), da un sistema video (che consente di trasmettere i contenuti alle persone con disabilita uditiva e cognitiva, grazie a filmati in LIS, ai sottotitoli in scrittura adattata con font ad alta leggibilità e volendo con filmati d’animazione opportunamente realizzati). L’esperienza tattile è emotivamente più coinvolgente per tutti i visitatori, l’espositore è accessibile anche alle persone con disabilità motoria e ai bambini durante le visite didattiche.Espositore FOR ALL è un progetto di inclusione sociale ed avendo rispettato le disposizioni ONU in materia di accessibilità universale può fregiarsi del logo per l’accessibilità universale dell’ONU, secondo il protocollo sui Diritti delle Persone con Disabilità che riconosce alle persone con disabilità il diritto a prendere parte con gli altri alla vita culturale. Espositore FOR ALL sarà prodotto nel capoluogo piemontese e messo in vendita dal 2018 in tutto il mondo, a partire da Europa e Stati Uniti, con l’obiettivo di rappresentare uno strumento per la fruizione delle opere d’arte alle persone con diverse tipologie di disabilità.

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L’arte – dichiara Dario Suppa di New Planet 3D – in tutte le sue manifestazioni è un linguaggio e quindi una forma di comunicazione. Come atto comunicativo deve essere accessibile e fruibile da tutti. L’accessibilità di un museo e di qualsiasi luogo di cultura non si misura solo dall’assenza delle barriere architettoniche o sensoriali”.

www.newplanet3d.com

Boom dell’export piemontese

Boom delle esportazioni piemontesi che nei primi sei mesi dell’anno raggiungono un valore di 24,1 miliardi di euro, l’11,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2016. Il dato è migliore di quello nazionale. Il Piemonte è la regione con il maggiore incremento nei primi sei mesi dell’anno, e si conferma al quarto posto tra le regioni italiane con una quota del 10,8% delle esportazioni complessive. “E’ straordinario per il Piemonte, che offre una vera speranza sul futuro della nostra economia”, dice il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello. I mezzi di trasporto registrano il risultato migliore mezzi di trasporto, grazie alla crescita delle vendite di auto (+40,5%). Positivi la meccanica (+11,8%) e l’alimentare (+6,9%). Francia, Germania, Spagna, Polonia e Regno Unito rappresentano le destinazioni principali delle esportazioni piemontesi. Asti e Alessandria sono  tra le provincie, quelle col maggiore incremento.

(foto: il Torinese)

Il fanatismo non perdona la ragazzina “fascista”

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

A Noli, in Liguria, il 30 settembre verrà inaugurata una lapide in ricordo di una tredicenne  di Savona , Giuseppina Ghersi, violentata   e uccisa da partigiani comunisti nei giorni successivi al 25 aprile1945.  Era solo  una bambina, nel 1945 le tredicenni erano solo bambine e non ebbe compromissioni  con il fascismo, se non per  aver scritto un tema su Mussolini . La famiglia di Giuseppina non era fascista e l’accusa rivolta contro la tredicenne di essere stata una spia dei tedeschi del tutto infondata. Venne rapata a zero, la sua testa venne dipinta di rosso , la sfigurarono con le percosse e poi venne ammazzata con un colpo alla nuca .Il padre di Giuseppina fece un esposto alla Magistratura qualche anno dopo il misfatto, ma non ottenne soddisfazione. Fu Gianpaolo Pansa a denunciare il crimine rivoltante avvenuto nel clima irrespirabile  di una guerra civile che continuò ben oltre il 25 aprile 1945. Ci furono episodi atroci che hanno provocato degli  odi che hanno invelenito l’Italia per decenni. Le atrocità vennero commesse da fascisti, tedeschi e da partigiani. Le motivazioni non giustificano nessuno perché certi crimini non possono essere motivati se non con la barbarie inumana che non è di destra né di sinistra, ma ha un’unica matrice nel ricorso alla violenza belluina.  A Noli ( e non a Savona dove il fatto, avvenne ) vogliono apporre questa lapide :”Anni sono  passati, ma non ti abbiamo dimenticata ,sfortunata bambina oggetto di ignobile viltà ” . 

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Non ci sono riferimenti politici di sorta. Anzi, potrebbe persino essere considerato un testo reticente, ma certamente non di parte. Ma l’Anpi di Savona ha subito protestato vibratamente , denunciando nel cippo una strumentalizzazione politica. Il clima  creato da casa Pound da una parte e  ,dall’altra ,dalla proposta di legge Fiano sui reati di opinione in materia di apologia del fascismo   hanno determinato un ambiente  poco propenso a confrontarsi con franchezza e distacco critico  sul nostro passato dopo  oltre 70 anni. La sindaca di Forza Italia di Savona Caprioglio , prudentemente, si  e’ sfilata ,affermando come  si debba a guardare all’oggi e  non ad episodi di  decine di anni fa, pur denunciando, da donna ,da avvocato e da madre , l’abuso nei confronti di una bambina  avvenuto a Savona nel 1945.  Forse ha ragione la sindaca di Savona, ma forse questi episodi motivati da ragioni solo  apparentemente  politiche ,non potranno mai essere archiviati. Il testo proposto a Noli non offende nessuno e chi si oppone al ricordo di Giuseppina offende il buon senso  e  i più elementari  valori umani che proprio l’antifascismo ha affermato con la Resistenza  e che il nazifascismo ha sempre calpestato, spesso in modo sprezzante e persino orgoglioso. Che ci siano stati fatti bestiali durante e dopo la Liberazione non si può continuare a negarlo con una  stupida ipocrisia  che soprattutto i giovani non possono accettare.

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Solo i parrucconi legati ad un loro orgoglioso e  pur legittimo passato  possono cercare di bloccare un processo di smitizzazione che è storicamente inevitabile, anzi e’ indispensabile per non continuare a  confondere il grano con il loglio . Anche contestualizzando storicamente l’episodio di cui fu vittima Giuseppina, come sempre va fatto, ogni tentativo di attenuare le responsabilità dei suoi brutali assassini appare inutile e grottesco. Gli eccessi di questo tipo  sono crimini contro l’umanità che vanno oltre la  stessa guerra civile che divise gli Italiani  e che appaiono  totalmente ingiustificabili  sotto ogni punto di vista. L’antifascismo vero non ha paura di aprire i suoi armadi perché non ha scheletri da nascondere. Solo chi ha nefandezze da occultare, può  motivatamente urlare allo scandalo di Noli per creare la confusione necessaria a  tentare, in verità  un po’ pateticamente, di  mascherare certe pagine nefande di storia .Chi ha addirittura scomodato Italo Calvino per alleggerire certe colpe, ha fatto un’operazione incredibile. Calvino non avrebbe mai accettato di coprire le belve che torturarono e uccisero Giuseppina . Quel cippo di Noli servirà anche a riflettere sulle violenze  e gli stupri che ieri, oggi ,e purtroppo, anche domani si commetteranno contro le donne e le bambine.  Al di là delle etichette politiche, dietro cui  i barbari  intendono nascondere la loro barbarie.  Il Vice Presidente Nazionale della FIVL, il savonese   Lelio Speranza , partigiano cristiano agli ordini di Martini Mauri, mi disse una volta che, ripensando a quell’episodio del 1945  , sentiva un voltastomaco che lo faceva  ancora soffrire e indignare. Speranza fu un vero e valoroso  combattente per la libertà ,ma soprattutto fu un uomo autentico e coraggioso.

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quaglieni@gmail.com

Bimbi in festa ai giardini reali

Domenica 17 settembre dalle ore 15 Fondazione Paideia, in collaborazione con Musei Reali di Torino, organizza la “Festa di fine estate”, un pomeriggio dedicato a tutti i bambini e le famiglie nella straordinaria cornice dei Giardini Reali di Torino.

 

Un’occasione per passare l’ultima domenica di questa estate all’insegna del divertimento, della creatività e dell’inclusione, con tantissime attività per i più piccoli e i loro genitori come laboratori creativi e di improvvisazione teatrale, letture animate, giochi, musica e spettacoli, in compagnia dei volontari della Fondazione Paideia e del personale dei Musei Reali di Torino.

Durante la “Festa di fine estate” si potrà gustare una speciale merenda solidale per sostenere la Fondazione Paideia, ogni giorno a fianco di famiglie con bambini con disabilità. Tutto il ricavato dell’evento verrà infatti destinato alla nascita del Centro Paideia, polo per la riabilitazione infantile e spazio di socializzazione per tutte le famiglie, che verrà inaugurato a Torino nel 2018.

Ingresso libero e gratuito da Piazzetta Reale 1, Torino. Per maggiori informazioni: www.fondazionepaideia.it

Poli e banche insieme per l’innovazione

Si estende la convenzione tra Banca Cassa di Risparmio di Asti, BIVER Banca

e Politecnico di Torino – Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione

 

 

In Italia la Piccola e Media Impresa riveste un ruolo fondamentale nel tessuto economico: è in questa prospettiva che nasce la convenzione tra Politecnico di Torino –  Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione e due istituti bancari piemontesi, la Banca di Asti e la BIVER Banca – Banca di Biella e Vercelli che da vita al Programma PMInnova – Promuovere Innovazione e Sviluppo nelle PMI.Attraverso diverse leve d’azione, le imprese interessate potranno presentare la domanda di partecipazione. Le proposte, valutate positivamente secondo una griglia predefinita, riceveranno supporto per migliorare e innovare gli aspetti tecnologici e organizzativi per le attività aziendali. Entrando nel Programma PMInnova, oltre ad un aggiornamento continuo sulla situazione dei bandi, l’azienda potrà accedere alla consulenza per la formazione e alla partecipazione ad un consorzio per intervenire sulle due aree individuate, la tecnologia e l’organizzazione. Cambiamenti che saranno possibili partendo una valutazione dello stato tecnico-manageriale-finanziario che evidenzierà i punti di forza e debolezza di partenza.

Nello specifico gli imprenditori saranno supportati da docenti del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino e i progetti vagliati da un Consiglio Scientifico composto da esperti provenienti da fondazioni europee e università. Diversi sono gli asset aziendali per cui il programma è stato pensato e definito: dalla sicurezza industriale, per garantire la sicurezza urbana e ambientale a tematiche “green” come il risparmio energetico, fino a interventi organizzativi per la sempre più sentita necessità di “organizzazioni industriali snelle” e di una gestione logistica innovativa, per massimizzare il livello di servizio ai clienti.