Gli industriali torinesi si dicono “allibiti per il valzer di posizioni sul futuro della Tav, portato avanti dagli esponenti del Governo”. Ed esprimono preoccupazione per “l’inquietante piega che sta prendendo la situazione, a fronte anche delle ultime dichiarazioni del premier Conte, che annuncerebbero uno stop al progetto”. Lo sottolinea il presidente degli industriali di Torino, Dario Gallina, che aggiunge: “Fermare la Tav sarebbe un gesto autolesionistico, una disgrazia. Tornare indietro non si può e non si deve perché le conseguenze sarebbero drammatiche. In questo modo si svende il futuro del Nord industriale italiano”.
Ecco il nuovo settore cinofilo Anpas
Anpas Comitato Regionale del Piemonte ha riorganizzato il settore cinofilo con la nomina del nuovo responsabile regionale del Nucleo cinofilo, Fabrizio Rabelli, e la costituzione di un gruppo di lavoro di sei persone, tutti provenienti della Pubblica Assistenza Cusio Sud Ovest di san Maurizio d’Opaglio
La nuova squadra coordinata da Fabrizio Rabelli – composta dai volontari Arianna Gioria, Antonio Emidio, Luciana Bocconi, Valter Sinigaglia e Umberto Ferrari – intraprenderà le azioni necessarie allo sviluppo del settore cinofilo regionale in conformità con le direttive nazionali Anpas. Le principali tematiche oggetto di analisi da parte del gruppo di lavoro sono le linee di programma, i percorsi formativi comuni e standard operativi, la promozione di iniziative, progetti ed eventi a carattere nazionale e regionale, le metodologie interne di intervento. Gli ambiti di azione del Nucleo cinofilo Anpas Piemonte saranno le attività di soccorso inerenti la protezione civile (ricerca di superficie, ricerca sotto macerie, salvataggio in acqua), la pet-therapy e l’attività di carattere sociale a favore di anziani, minori, non normodotati, persone in difficoltà, il supporto alla persona e alla salvaguardia del territorio, la diffusione della cultura cinofila e di sistemi di addestramento e controllo finalizzati anche alle buone prassi da adottare nella vita sociale.Attualmente il Nucleo cinofilo Anpas Piemonte è composto da due unità cinofile abilitate alla pet-therapy (“Tripla A”: assistenza con l’ausilio di animali) del Corpo Volontari Soccorso di Villadossola e da due unità cinofile in addestramento provenienti dalla Pubblica Assistenza Cusio Sud Ovest di San Maurizio
d’Opaglio e dalla Croce Verde Pinerolo. Fabrizio Rabelli, responsabile Nucleo cinofilo Anpas Piemonte: «In questi mesi di lavoro ci siamo impegnati soprattutto nel reclutamento e nell’addestramento delle unità cinofile, conduttore e cane. Non dimentichiamo che il conduttore deve essere costantemente preparato sotto il punto di vista tecnico, fisico e psicologico. Ci prefissiamo di formare e certificare, con brevetto Anpas, almeno dieci unità cinofile sul territorio. Un altro obiettivo è aprire un centro di addestramento Anpas qui in Piemonte. Il settore cinofilo fa riferimento al regolamento nazionale di Protezione civile e per quanto riguarda la formazione, per entrare a far parte del nostro Nucleo, occorre essere volontari soccorritori in una Pubblica Assistenza associata Anpas e intraprendere un percorso formativo che includa i corsi per operatore di colonna mobile nazionale e operatore categorie fragili. Previste inoltre lezioni di disciplina, di comportamento del cane, di socializzazione delle unità cinofile e di prove di specializzazione».
L’Anpas Comitato Regionale Piemonte rappresenta 78 associazioni di volontariato con 9 sezioni distaccate, 9.471 volontari (di cui 3.430 donne), 6.635 soci sostenitori e 377 dipendenti. Nel corso dell’ultimo anno le associate Anpas del Piemonte hanno svolto 432mila servizi con una percorrenza complessiva di circa 14 milioni di chilometri utilizzando 382 autoambulanze, 172 automezzi per il trasporto disabili, 223 automezzi per il trasporto persone e di protezione civile.
Punti patente, come recuperarli
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Dal 1° luglio 2003 in Italia vige il regolamento della patente a punti. Il riferimento della normativa è l’articolo 126-bis del Codice della Strada. È importante sapere che si possono recuperare e come fare. La patente di guida, al momento del conseguimento, ha un totale di 20 punti per ogni automobilista. Se i punti dovessero finire, allora la patente andrebbe sottoposta a revisione, quindi l’automobilista dovrebbe sostenere nuovamente l’esame. È possibile verificare i propri punti sulla patente registrandosi sul sito web Il Portale dell’Automobilista, ad uso gratuito e patrocinato dal Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti. Esistono dei corsi di recupero appositi, organizzati da Autoscuole o altri soggetti autorizzati dal Ministero. Durano 12 ore e al termine i possessori di patente A e B potranno recuperare fino a 6 punti. Quelli che hanno patenti C, C+E, D, D+E, KA e KB possono
invece arrivare a recuperarne fino a 9 con corsi di 18 ore. Se il punteggio non arriva a totale esaurimento e l’automobilista non commette infrazioni che comportino la decurtazione degli stessi per due anni, allora la patente torna a punteggio pieno. Non tutti sanno che i punti possono anche superare i 20 iniziali: se l’automobilista non ha mai subito una decurtazione, allora ne riceve in accredito due ogni due anni per arrivare a un massimo di 30 totali. Se si tratta di un neopatentato allora riceverà un punto all’anno per tre anni. I corsi di recupero hanno un costo. I prezzi sono differenti in base al soggetto e anche all’Autoscuola, ognuna delle quali applica una propria tariffa.
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*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
In nome dell’odio e del web
Ci sono parole che prima non si conoscevano e, per qualche brutta vicenda, diventano popolari, quasi di uso comune. Tutti imparano a conoscerle anche se qualcosa del loro significato non è pienamente compreso. Il vocabolo più recente e pericoloso, portato dal web, è “Haters” . Vale a dire, quelli che odiano su internet. Favoriti dall’anonimato, utilizzano sul web un linguaggio violento e lo vivono come fosse un’ arena dove sfogare il loro odio contro tutti con la sicurezza dell’impunità. Spiace notare che, in questo campo, la parità è raggiunta, perché non c’è distinzione tra uomini e donne, giovani e meno giovani, tutti odiano in ugual misura. In questo “gioco” al massacro, a chi odia di più, ci si mettono anche scrittori, giornalisti, politici e via di seguito. Il senso della misura non esiste più e se la parola, talvolta, ferisce più della spada, in questa gara, ce la mettono tutta per essere i primi della classe. L’ultima è quella dello scrittore pluriscortato Roberto Saviano che definisce, il vice premier Matteo Salvini, “Il ministro della Mala“. A parte le querele, che giustamente ci stanno, va rimarcato che lo scrittore ha parlato a sproposito. Delle due, o non sa quello che dice oppure lo sa e anche lui rientra, a pieno titolo, fra quelli che odiano (Haters) e sul ritorno di pubblicità ci marcia.Il fenomeno è tanto
allarmante che Vox, l’Osservatorio sui diritti, assieme alle Università di Milano, Bari e La Sapienza di Roma, ha analizzato oltre 2,6 milioni di tweet riferiti alle 6 categorie più bersagliate dai messaggi offensivi, cioè le donne, gli omosessuali, gli ebrei, gli immigrati e i diversamente abili, considerando 76 termini sensibili (tra cui ‘troia’, ‘zoccola’, ‘frocio’, ‘rabbino’, ‘demente’ o ‘ritardato’). Dalla ricerca dello scorso anno emerge una mappa dell’intolleranza che pone le donne, come vittime del 63% dei tweet, a seguire quelle sugli omosessuali al 10,8%, sui migranti al 10%, e diversamente abili (6,4%) ed ebrei(2,2%).. Sul caso Savino/Salvini il web si spacca e fa registrare frasi tese ad esprimere solidarietà all’autore di Gomorra contro il vicepremier, accusato di voler “abbattere le opinioni e la democrazia a colpi di querele”, di “zittire il dissenso“, di “minacciare” o “intimidire” chi “con il suo lavoro sta combattendo davvero le mafie”. Altri giudizi, sono di totale segno opposto, come “Spero ti levi le mutande, oltre alla tua inutile scorta“, “parassita”, “venduto”, “camorrista e “paraculo“a sostegno del ministro dell’Interno Salvini”. Se sull’odio ci sono quelli che, negli anni, hanno costruito un impero, perché frutta tanto denaro e voti in politica, anche l’ipocrisia e la presunta carità non sono da meno e fruttano altrettanto consenso e denaro.
Tommaso Lo Russo
Caselle: Digital is in the air
Un percorso di innovazione digitale e nuovi servizi per i passeggeri

L’Aeroporto di Torino ha avviato un percorso di digital transformation con l’obiettivo di migliorare l’esperienza dei passeggeri e orientare l’organizzazione aziendale al cambiamento. Il percorso ha coinvolto l’intero ecosistema aeroportuale, inclusi i passeggeri, per comprenderne i bisogni e individuare insieme le migliori soluzioni innovative.
I primi risultati concreti sono a disposizione dei passeggeri già da ora: wi-fi potenziato, web app per conoscere l’offerta dello scalo, e-gates per la lettura della carta di imbarco, digital locker per i bagagli, il sistema di gestione e monitoraggio delle code ai controlli di sicurezza e il Digital Safety Management System, la piattaforma digitale di condivisione in tempo reale dei dati fra tutti i soggetti che operano nell’infrastruttura aeroportuale.Ulteriori soluzioni sono in fase di realizzazione – tra cui una nuova piattaforma di e-commerce, una app nativa, l’installazione di digital locker per fare la spesa e prelevarla al proprio arrivo in aeroporto o per ritirare gli acquisti fatti nel momento della partenza – mentre per altre è in corso lo studio di fattibilità.Tutte queste iniziative permettono all’Aeroporto di Torino di andare incontro alle esigenze degli utenti in maniera più veloce ed efficace, condividendo i benefici della digital transformation con un numero
sempre maggiore di soggetti, creando valore condiviso.Il simbolo di questo percorso è l’Innovation Lab, uno spazio di confronto e ricerca nato all’interno di Torino Airport per testare soluzioni digitali per migliorare l’esperienza aeroportuale. Un luogo “trasparente” completamente integrato nell’Area Partenze dove sono state ricreate tutte le tappe della passenger journey, uno spazio di sviluppo inclusivo in cui collaborazione, progetti e innovazione viaggiano insieme. L’Innovation Lab è a disposizione di aziende, start up, centri studi, università che vogliono sviluppare e testare soluzioni innovative dedicate a tutte le attività aeroportuali e all’interazione con i passeggeri.La presentazione del progetto e l’inaugurazione dell’Innovation Lab hanno rappresentato un’opportunità di confronto con alcune tra le realtà più rilevanti dal punto di vista dell’innovazione, con testimonianze di Alessandro Boglione, Amministratore Delegato di BasicItalia SpA; Alberto Dalmasso, Amministratore Delegato di Satispay; Fabio Mozzone, Direttore marketing di Baladin; Giuliana Mattiazzo, Vice Rettrice per il Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Torino; Germano Paini, Responsabile Progetto Innovazione e competitività dell’Università degli Studi di Torino e Fabio Sferruzzi, Amministratore Delegato di Talent Garden Torino.
Nuova legge regionale sulla cultura
Una nuova legge sulla cultura, che integra e supera le 28 leggi regionali finora vigenti ed è frutto di un iter complesso e di un intenso confronto con operatori del settore, amministratori locali e parti politiche. E’ stata approvata in Consiglio regionale all’unanimità dei votanti la legge (ex disegno di legge 275) “Disposizioni coordinate in materia di cultura”, che prende le mosse da una nuova idea del comparto, inteso come sistema composito e bene da tutelare in tutte le sue forme, accessibile a tutti. Tra le novità introdotte dal testo di legge, che entrerà in vigore il primo gennaio 2019, la programmazione triennale, anche in termini di risorse, con la costituzione di un nuovo Fondo per la cultura articolato in spesa corrente e spesa per investimenti, e la possibilità di costituire tavoli come strumento di partecipazione, ma anche il riconoscimento di soggetti culturali che prima non avevano accesso ai contributi regionali, come cinema e librerie, e la tutela del patrimonio linguistico. Tra gli emendamenti approvati, numerosi quelli presentati dalla Giunta, molti dei quali hanno recepito le istanze avanzate dal Consiglio delle autonomie locali (Cal), ma anche dal gruppo del Partito democratico e dal Movimento 5 Stelle, a conferma del fatto che sul testo c’è stata da parte di tutte le forze politiche ampia condivisione sugli obiettivi e sul ruolo che si vuole attribuire alla cultura e all’attività culturale in Piemonte. Approvato anche un ordine del giorno collegato, presentato da Daniele Valle (Pd), che impegna la Giunta ad assicurare al comparto culturale risorse finanziarie adeguate, commisurate alle variazioni annuali dei tassi di inflazione e con livelli di finanziamento crescenti nel corso degli anni. E’ stato invece respinto l’altro Odg presentato da Francesca Frediani (M5s), che chiedeva di destinare non meno dello 0,5 per cento del bilancio regionale ad investimenti in attività culturali, con l’obiettivo di arrivare all’1 per cento della media europea: <Pur riconoscendo la bontà della legge – ha detto insieme al collega Davide Bono – restano forti perplessità rispetto alla norma finanziaria. Il comparto culturale ha assistito ad una progressiva contrazione di risorse, per il 2019 sono previsti 36,8 milioni, che diminuiranno ulteriormente nel 2020 se non interverranno aggiustamenti>.
Gianluca Vignale (Movimento nazionale per la Sovranità) ha sottolineato che <la dotazione finanziaria non è l’unico tema, per attuare politiche culturali utili per la nostra regione serve un’attenta attività di pianificazione, bisogna cercare di rendere omogenea l’offerta su tutto il territorio intervenendo dove è più scarsa>.
La forza della società
Molti avranno visto la pubblicità di una grande catena commerciale che ci martella dai principali canali televisivi in questi giorni e dice “nessun uomo è un’isola…”
La pubblicità riprende il titolo di un celebre libro degli anni Sessanta del monaco-scrittore americano Thomas Merton, che aveva appunto per titolo, in italiano , ” Nessun uomo è un’isola” , e le stesse parole basterebbero per sintetizzare quanto contenuto nel bel libro di Giovani Quaglia , presentato in questi giorni a Torino, presso la sala Agorà della Fondazione CRT( di cui l’autore è Presidente). Il numero di persone presenti, il loro ruolo ( fra gli altri i sindaco di Torino Appendino e il presidente della Regione Chiamparino ) dimostrano l’interesse che il personaggio suscita in città, dove si sta imponendo all’attenzione sociale, politica ed economica. Ma veniamo al libro scritto da Quaglia con il prof Rosboch, che ha per tiolo: “La forza della società” ( edizioni Aragno ) e un sottotitolo ” comunità intermedie e organizzazione politica” che non può non far fischiare, di questi tempi, le orecchie più attente, proprio nel momento in cui il giovane Casaleggio mette in discussione la rappresentanza parlamentare e vagheggia di una società governata da una democrazia diretta via internet. Quaglia parte da lontano, da quel “Codice di Camaldoli” che fu il parto di una trentina di economisti, giuristi, sociologi, tecnici e dirigenti vari di fede cattolica , redatto dopo la riunione che tennero fra il 18 e il 23 luglio del 1943 nel monastero di Camaldoli, su ispirazione dell’allora mons Montini ( il futuro Paolo VI) per fornire alle forze sociali cattoliche una base unitaria che ne guidasse l’azione nell’Italia liberata. Il Codice di Camaldoli fu linea guida e ispirazione per l’allora nascente Democrazia Cristiana. Guardiamo bene le date: nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943, il Gran Consiglio del Fascismo approva l’ordine del giorno Grandi che sfiducia Mussolini.
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Quaglia ricorda i 75 anni di quella riunione di cattolici, importantissima per il futuro dell’Italia repubblicana, ripercorre i temi delle 99 proposizioni che fanno parte del Codice di Camaldoli, che trattano tutti i temi della vita sociale: dalla famiglia al lavoro, dall’attività economica al rapporto cittadino-stato , ne mette in evidenza l’attualità ,in particolare di uno dei pilastri del documento: il concetto di “bene comune” ma anche dell’altro , quello dell’”armonia sociale”, declinato con parole attuali, quali solidarietà, e soprattutto sottolinea l’importanza per la vita democratica di quelli che si definiscono i “corpi intermedi”: istituzionali ( province , comuni) e sociali (partiti ,sindacati, associazioni di categoria , cooperazione, volontariato, le stesse Fondazioni)). Niente di più lontano da quanti oggi teorizzano l’individualismo politico, che lascia, ha detto Quaglia, “il cittadino nudo davanti allo Stato”. “Un richiamo all’attualità”, sottolinea l’autore, mentre l’attuale riflessione politica e giuridica , dopo aver evidenziato i limiti della rappresentanza come fattore di crisi della politica e dello Stato contemporaneo ” ha posto a più riprese l’esigenza di individuare nuovi meccanismi di partecipazione al fine di salvaguardare nella sostanza le esigenze più genuine di una democrazia sostanziale”. Il libro invita a superare l’alternativa netta fra pubblico e privato recuperando il valore istituzionale dei corpi intermedi, anche se non si nasconde la crisi di partiti e sindacati, ma , dice Quaglia, la morte dei corpi intermedi riduce la possibilità di perseguire il bene comune. Forte anche il richiamo alla “nobiltà della politica”, un impegno ” che sa di regalità” carico di “un oggettivo e specifico onore”. Una politica e una attività di governo che debbono avere due polmoni ” la visione strategica e la gestione quotidiana”. Anche le fondazioni di origine bancaria, di cui l’autore è autorevole rappresentante, sono, dice, parte dei corpi intermedi del territorio a cui devono prestare ascolto e rendere conto di quello che fanno. Il libro vuole essere anche un contributo di riflessione per gli Stati generali della Fondazione CRT che si terranno in autunno.Un invito insomma alla partecipazione , a non rifugiarsi nel privato, ricordando la storia di Torino, dei suoi “santi sociali” che hanno insegnato a creare valore sociale intervenendo sulle situazioni di fragilità. Partecipazione e creazione di valore che la Fondazione CRT , ha annunciato Quaglia, si propone di calcolare con metodi nuovi. Insomma “nessun uomo è un’isola” e non deve diventarlo nonostante le attuali tentazioni, perchè, sostiene l’autore, la persona si realizza pienamente solo se si mette in relazione con gli altri attraverso i corpi intermedi che sono la spina dorsale di una società democratica.
A Toceno, in Valle Vigezzo (Vb) verranno presentati nel pomeriggio di domenica 29 luglio una mostra fotografica e l’anteprima del docu-film “Via della Missione”. L’evento ricorda il 70° anniversario dell’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del Pci, Vicepresidente del Consiglio e Ministro di grazia e giustizia nei primi governi dell’Italia liberata.L’attentato che lo ferì gravemente mettendone a repentaglio la vita fu compiuto in via della Missione alle 11,30 del 14 luglio del 1948, quando il dirigente comunista venne colpito da tre colpi di pistola sparati a distanza ravvicinata da Antonio Pallante. Togliatti stava uscendo da Montecitorio per dirigersi, insieme a Nilde Iotti, verso la direzione del Pci in via delle Botteghe Oscure. Ricoverato d’urgenza, Togliatti fu operato con successo dal chirurgo Pietro Valdoni. Al termine del decorso post operatorio, quando non fu più necessario il ricovero, Togliatti volle recarsi per la convalescenza in Piemonte. Prima a Orta San Giulio e poi a Toceno, presso l’albergo Miravalle, dove trascorse un periodo di riposo, serenità e rapporto quotidiano con la natura, soprattutto con i paesaggi alpini di questa valle al confine con la Svizzera. L’evento del 29 luglio prevede alle 15,30 l’inaugurazione di una targa presso l’Albergo Miravalle di Toceno, dove
interverrà il sindaco del piccolo paese vigezzino, Tiziano Ferraris. Alle 16,30 verrà aperta la mostra presso la sala Parrocchiale e un’ora dopo, nel salone della biblioteca comunale, verrà proiettata la “prima” del docu-film. Oltre alla configurazione dell’attentato nel contesto della “guerra fredda”, alla reazione popolare di indignazione e dolore, al comportamento del Pci volto a scongiurare
l’approfondirsi di tensioni e disordini, la mostra e il film pongono in evidenza i tratti salienti di Palmiro Togliatti, leader politico e statista. Tornato in Italia nel marzo 1944 dopo 18 anni di esilio, Togliatti diede un contributo decisivo alla ricomposizione della nazione italiana con la proposta di unità e riscatto nota come la “svolta di Salerno”. Il 2 giugno 1946, scelta la Repubblica ed eletto il nuovo Parlamento, egli divenne uno dei protagonisti nella elaborazione della Costituzione che diede linfa popolare e democratica allo Stato unitario sorto nel 1861, la cui esistenza era stata messa in pericolo dalla guerra nazifascista. Il documentario “Via della Missione” e la mostra fotografica sono il frutto di una ricerca nata da un’idea di Maria Agostina Pellegatta , ex parlamentare di Cassano Magnago e frequentatrice della val Vigezzo, come tanti lombardi della zona di Gallarate e Busto Arsizio. Le immagini della mostra e le sequenze del film si avvalgono delle collaborazioni degli eredi Albergo Miravalle e dell’ANPI del VCO, dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, dell’Istituto Gramsci, delle Teche Rai e dell’Università degli Studi Roma Tre.
Marco Travaglini
Lo spot pro Tav di Mercalli
Tutti i lunedì mattina, prima delle 8, su Rainews in onda su Raitre prima di Agorà, il meteorologo Luca Mercalli ci spiega i cambiamenti climatici in atto, frutto del riscaldamento del pianeta, la cui principale causa sarebbe in sostanza l’inquinamento . Lunedì 23 luglio Mercalli ha parlato dell’aumento dei voli aerei, che proprio in queste settimane hanno toccato il record , con 205 mila voli in un sol giorno in tutto il mondo. E ha fatto un appello: prendete meno aerei, perchè ogni jet consuma in un ora di volo qualcosa come 2700 litri di cherosene i cui fumi vengono sparsi nell’atmosfera contribuendo all’effetto serra. In particolare in queste settimane di ferie, ha detto Mercalli, cercate di usare meno l’aereo per andare in vacanza. Si sa che Luca Mercalli è un no Tav convinto. Si sa che il treno ad alta velocità è il principale “avversario” dell’aereo sulle tratte medio-lunghe. Si sa che, ad esempio, fra Torino e Roma e fra Milano e Roma ha portato via molti passeggeri all’aereo. Per non parlare della tratta Lione Parigi. Lo stesso succederebbe per la tratta Torino Parigi. E poi sposterebbe il trasporto merci su rotaia ,oggi monopolizzato dalla gomma . ( anche un Tir inquina o no?) Perchè non ci spiega Mercalli quanti litri di cherosene sono stati risparmiati grazie al Treno ad alta velocità e quanti se ne potrebbero risparmiare se si estendessero le linee. Ma in val di Susa i no Tav preferiscono i Tir, le auto e gli aerei , evidentemente. La linea ad alta velocità Torino –Lione ha un costo anche elevato, ma Mercalli e tutti i difensori dell’ambiente pensano che la difesa del pianeta valga qualche sacrificio anche economico .II discorso vale sempre , meno che in Val di Susa? La sortita di Mercalli è il più grande spot che si potesse fare a favore dei treni ad alta velocità, bisognerebbe che anche il sindaco di Torino, signora No di tutto , ci riflettesse e con lei i seguaci di Grillo e tutti i No tav ,in buona fede naturalmente non quelli che difendono l’autostrada del Frejus…
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Ibis





