ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 555

Housing sociale, 60 nuovi alloggi

A Mappano si inaugura un intervento  fra i più importanti del Piemonte

 

Si tratta di 60 nuovi alloggi, di varie metrature e tipologie affittati a canoni vantaggiosi, destinati all’Housing sociale, cioè a  chi non riesce a trovare alloggi sul mercato per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata. Il nuovo complesso abitativo, realizzato dalla cooperativa Di Vittorio e finanziato dal Fondo Piemonte Case gestito da Ream SGR, si trova nel comune di Mappano. Completo di servizi commerciali, sarà in grado di garantire il benessere abitativo, l’integrazione sociale e di creare una comunità equilibrata, formata da giovani, single, anziani e famiglie. Al termine del periodo destinato ad affitti ( della durata di 20 anni) ci sarà anche la possibilità di acquistare gli alloggi da REAM SGR ad un prezzo prestabilito e convenzionato con il Comune. Il lavoro di progettazione è stato diretto dall’architetto Graziella Mercuri, in collaborazione con l’architetto Walter Fazzalari, ed è stato eseguito secondo alti standard qualitativi e con particolare attenzione all’uso di materiali innovativi ed ecocompatibili. Il risultato è quello di edifici ad alta efficienza energetica che implicano bassi consumi di energia e garantiscono una sensibile riduzione dei costi di gestione. I lavori sono iniziati nel mese di febbraio 2017 e la consegna dell’opera è stata il 4 ottobre 2018. REAM SGR S.p.A. è la società di gestione del risparmio che ha istituito e gestisce, oltre al Fondo Piemonte C.A.S.E., altri 12 fondi immobiliari con portafogli di immobili di varia tipologia.

 

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L’operazione di Mappano è il settimo investimento effettuato dal Fondo Piemonte C.A.S.E. nell’ambito del social housing nel territorio piemontese” – sottolinea Giovanni Quaglia, Presidente di REAM SGR S.p.A. – “Ad oggi gli investimenti già effettuati dal Fondo ammontano a circa 500 appartamenti per circa 55 milioni e sono in corso ulteriori due cantieri che porteranno alla realizzazione di altri 165 nuovi alloggi. Inoltre, sono stati deliberati altri investimenti su tutto il territorio piemontese, promossi da cooperative per la casa o da imprese edili piemontesi, che andranno a completare l’offerta di alloggi sociali portando gli investimenti in totale del Fondo Piemonte C.A.S.E., tra il 2013 ed il 2019, ad oltre 100 milioni di euro con evidenti ricadute positive, oltre che per chi usufruirà degli appartamenti (nuclei familiari e giovani coppie a basso reddito, anziani in condizioni socio-economiche svantaggiate, studenti fuori sede, soggetti sottoposti a procedure esecutive di rilascio, ecc.), anche per le imprese costruttrici del territorio che li hanno realizzati“Saremo il gestore sociale, il soggetto che metterà in atto tutte le azioni possibili per far si che chi ha ottenuto la casa possa mantenerla, intervenendo, laddove sarà necessario, con azioni di supporto anche economico e sarà nostra cura agevolare le sinergie fra le persone che abiteranno questo luogo ascoltando le istanze di ognuno.” – affermano i responsabili della Cooperativa Di Vittorio“Come gestore sociale ci occuperemo anche degli spazi commerciali in modo tale che diventino punto di riferimento non solo per gli abitanti, ma per l’intero quartiere. Lavoreremo anche per favorire l’integrazione sia fra gli assegnatari che con gli abitanti degli insediamenti circostanti al fine di sviluppare e creare le condizioni per la realizzazione di una comunità di quartiere. La nostra presenza costante consentirà di risolvere eventuali problematiche e sarà finalizzata a creare una vera comunità. Questo intervento è un esempio di cooperazione efficace fra privato, sociale, pubblico e finanza con effettive ricadute sociali sul territorio ed ha le caratteristiche per diventare una «buona pratica» da esportare e moltiplicare sul nostro territorio a livello nazionale”.

 

Bimbi e autismo: che fare?

Scrivo qui forse un po’ presa dalla disperazione, un po’ dal bisogno di essere ascoltata…sono una madre sola, di un bimbo di quasi quattro anni a cui da alcuni mesi è stata diagnosticata, in seguito ad un test, una alterazione lieve dello spettro autistico. Soffro in silenzio, come ho sempre fatto per i piccoli e grandi drammi della mia vita. Nulla e mai stato così forte del dolore e dello sconforto che provo per le,difficoltà che ha mio figlio. Provo ad agire, ad essere una madre attenta e presente, questo mi ha portato a prendere la decisione di essere seguita dall’Asl di competenza. E quasi un anno che ci barcameniamo tra logopedisti, educatrici e Psicomotricità…i risultati che tanto speravo di vedere non sono costanti…miglioramenti e regressioni che ho notato nel corso dell’anno senza ben capire quale fosse la causa dell’una o dell’altra cosa…le difficoltà più lampanti sono a livello del linguaggio, difficoltà ad esprimere un pensiero, difficoltà a parlare di se stesso in prima persona.certo sa come esprimere le sue esigenze, ma nel suo mondo non c è spazio per interagire con gli altri bimbi se non in modo marginale senza creare un momento di gioco condiviso. E poi c’è l aspetto del “tutto e subito”: un vero e proprio ricatto che mette in atto quando non si fa ciò che lui vuole. Ha molte paure e si spaventa quando ascolto la radio o quando accendo la tv. Spesso non tiene lo sguardo su chi gli sta parlando come fosse in atteggiamento di chiusura. Io non so cosa fare per aiutarlo concretamente se non credere che il percorso dell’Asl possa essere di reale aiuto e permetta a mio figlio di avere un futuro “normale”. Nessun altro familiare crede che il bimbo abbia problemi, anzi, alcuni di loro credono che siano i medici a voler a tutti i costi vedere un caso patologico. Io credo in ciò che vedo nel quotidiano, e le difficoltà che riscontro nel mio bimbo non sono mie fantasie. Vorrei essere aiutata, vorrei che mio figlio guarisse, vorrei essere sostenuta come mamma che sta crescendo da sola un bimbo e che dopo quasi quattro anni si sente stanca e disorientata davanti ad una di quelle patologie subdole che si nascondono dietro agli apparenti capricci di un bambino. Vorrei sentire le esperienze di altre mamme e di medici che hanno realmente visto dei miglioramenti in bambini con alterazione dello spettro autistico. Grazie

Microonde e immagini in medicina

Al via il progetto EMERALD, coordinato dal Politecnico di Torino insieme a 27 partner europei tra università, ospedali e aziende private; l’iniziativa è stata finanziata con 3 milioni e 300 mila euro sul programma UE “Marie Sklodowska Curie actions”

 

Torino, 2 ottobre 2018 – Tredici nuovi studenti di dottorato hanno iniziato il proprio percorso di ricerca nell’area delle immagini a microonde grazie al progetto EMERALD – ElectroMagnetic imaging for a novel genERation of medicAL Devices, finanziato dal programma europeo Horizon 2020 “Marie Sklodowska Curie actions” con 3 milioni e 300 mila euro e coordinato dal Politecnico di Torino (con la professoressa Francesca Vipiana – Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni).

EMERALD nasce dalla collaborazione tra un network di ingegneri che si occupano delle possibili applicazioni delle onde elettromagnetiche alla frequenza delle microonde nel campo delle immagini di diagnostica medica e un team di medici impegnati a trasferire questa tecnologia dalla fase di test in laboratorio all’utilizzo sui pazienti. Com’è proprio dei progetti “Marie Sklodowska Curie actions”, il progetto prevede in particolare di formare una nuova generazione di giovani ricercatori che, grazie a un percorso di dottorato di ricerca con scambi internazionali e progetti di ricerca singoli correlati tra loro all’interno di EMERALD, siano consapevoli dei differenti aspetti tecnici e applicativi di queste tecnologie e sappiano parlare una sorta di “linguaggio comune” tra ingegneri e medici.

I dispositivi allo studio nel progetto, oltre a basarsi su una tecnologia già conosciuta e quindi a basso costo, hanno la particolarità di essere mobili e di consentire un utilizzo prolungato, adatto a monitorare in tempo reale l’efficacia di una terapia o l’evoluzione della patologia, due aspetti che rappresentano la vera innovazione di queste apparecchiature rispetto quelle tradizionalmente impiegate nella diagnostica per immagini, come la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata (CT), molto affidabili, ma anche costose, ingombranti e, nel caso della CT, con possibili effetti collaterali per i pazienti a causa dell’utilizzo di radiazioni ionizzanti (raggi X).

Per il progetto, che durerà quattro anni, verranno selezionati 13 dottorandi ospitati dai vari partner: 8 di loro si occuperanno della parte del progetto dedicata allo sviluppo delle tecnologie e 5 alla parte dedicata alla realizzazione dei dispositivi. Verrà chiesto loro di interfacciarsi con i partner del consorzio, ovvero istituzioni, industrie private, ospedali e cliniche universitarie per arrivare fino alla fase pre-clinica, quando i dispositivi saranno disponibili per i test sui pazienti.Molto ampio il raggio di applicazione di queste tecnologie, che consentiranno più tempestività ad esempio nell’individuazione di patologie cardiovascolari (ictus, ischemie), meno invasività (analisi dei linfonodi senza asportazione) e interventi più mirati (ablazione delle masse tumorali).

In particolare, il Politecnico svilupperà l’applicazione di questa tecnologia alle tecniche di diagnostica per immagini per le patologie cerebrali, quali ischemie, ictus o emorragie ed ematomi cerebrali da trauma. Il dispositivo che sarà reso disponibile avrà la caratteristica di essere portatile (una sorta di casco), consentendo, ad esempio, un monitoraggio già sul luogo di un incidente. Utilizzando le microonde, e non radiazioni ionizzanti, sarà possibile ripetere il test con una frequenza molto superiore rispetto ai metodi diagnostici tradizionali, come la tomografia computerizzata, e sarà quindi molto utile per monitorare l’evoluzione della patologia. Il progetto EMERALD finanzierà due borse di Dottorato di ricerca al Politecnico: un dottorando svilupperà l’hardware per l’accelerazione dell’algoritmo di elaborazione, con la supervisione del professor Mario Casu, e l’altro si occuperà dell’implementazione del dispositivo per la diagnostica delle malattie cerebrovascolari, sotto il coordinamento della professoressa Francesca Vipiana.

L’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche(IREA-CNR), con sede a Napoli, ospiterà due dottorandi, entrambi sotto la supervisione del dott. Lorenzo Crocco. Il primo studente, in collaborazione con l’Università di Trento (co-tutor: professor Paolo Rocca), svilupperà algoritmi di imaging a microonde affidabili ed efficaci per elaborare i dati forniti dai dispositivi sviluppati nell’ambito della rete EMERALD. Il secondo dottorando, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma (co-tutore: professoressa Marta Cavagnaro), svilupperà un dispositivo innovativo per trattamenti di ablazione termica guidati mediante imaging a microonde.

 

Con il Mauto a scuola di futuro

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Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (MAUTO), tra i più importanti e antichi musei dell’automobile al mondo con un’esposizione di circa 200 vetture di oltre 80 marchi diversi, apre le porte agli studenti accompagnati dai loro docenti con un’avvincente proposta didattica che intende, in modalità giocosa ma con obiettivi educativi, avvicinare le ragazzi e i ragazze della scuola primaria e secondaria ai principali aspetti caratterizzanti la moderna industria automobilistica, incluse le soluzioni avveniristiche che in un vicino futuro determineranno le modalità e i comportamenti di guida.

 

Sono ben otto i nuovi laboratori didattici, realizzati per il Museo da La Fabbrica, agenzia di comunicazione internazionale che da oltre 30 anni sviluppa progetti edutainment, anche per il settore automotive, e da Fablab for Kids, suddivisi nelle tre aree tematiche “Future”, “Tech” e “Design”, creati ad hoc per dare la possibilità agli studenti di vivere un’esperienza STEAM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Arte e Design, Matematica).“Il MAUTO considera le attività educative e didattiche come parte fondamentale della propria missione divulgativa della conoscenza dell’automobile – illustra Mariella Mengozzi, direttore MAUTO – Il contributo formativo che il nostro Museo può dare ai ragazzi non si limita all’approfondimento dell’evoluzione socio-culturale legata alla storia dell’automobile, ma esplora molti altri aspetti: dalla meccanica alla fisica, alla chimica, alla robotica, nonché  il design e  la comunicazione.”

 

Gli studenti – spiega Daniele Tranchini AD di La Fabbrica che insieme a MAUTO ha sviluppato il format – hanno la possibilità di avvicinarsi e sperimentare diversi ambiti automotive: dai principi di meccanica e fisica, al coding, elettronica e progettazione 3D, passando per le auto elettriche e a guida autonoma, per finire con i temi di sostenibilità ambientale, sicurezza delle persone a bordo dei veicoli e laboratori di design e grafica, per scoprire come progettare e personalizzare un’automobile”. L’iniziativa è dedicata a tutte le classi della scuola primaria e secondaria di tutta Italia. Per aderire è sufficiente scrivere a didattica@museoauto.it. I primi laboratori inizieranno già nel mese di ottobre.

Easypark lancia Find Park

Arriva nel capoluogo piemontese la nuova funzione, interna all’app, che aiuta a trovare parcheggio sulle strisce blu. La presentazione si terrà alla manifestazione dedicata alla mobilità, a calendario la prossima settimana al Lingotto di Torino. Il Gruppo EasyPark, leader nelle soluzioni di mobile parking per la gestione della sosta su strisce blu, parcheggi a barriera e in struttura, sarà presente il 3 e 4 Ottobre  alla Future Mobility Week, l’appuntamento dedicato alla mobilità che avrà luogo al Lingotto Fiere di Torino, con un proprio spazio espositivo (stand. n. 11). La pluripremiata app EasyPark è la più diffusa applicazione con cui attivare, prolungare e terminare la sosta su strisce blu. Attualmente disponibile a Torino e in oltre 250 città italiane e più di 700 in Europa, è un servizio in continua crescita che vede ogni mese nuovi comuni aderire al circuito. La manifestazione del Lingotto farà da cornice all’arrivo di “Find & Park” nella città di Torino. Nel pomeriggio del 3 Ottobre, presso la Sala Argento del Lingotto Fiere sarà infatti presentata la nuova funzione dell’app EasyPark che aiuta gli automobilisti a trovare parcheggio sulle strisce blu, al suo debutto nel capoluogo piemontese. L’agenda dei convegni proseguirà per EasyPark la mattina del 4 Ottobre, presso la Sala Viola, dove ci si soffermerà sui benefici della digitalizzazione dei servizi di sosta in termini di riduzione del traffico e impatto ambientale. La partecipazione a FUTURE MOBILITY WEEK è gratuita e riservata agli operatori e ai media previa registrazione su www.fmweek.it

Nuova TAC portatile

 E’ stata inaugurata la nuova TAC portatile intraoperatoria della Neurochirurgia universitaria  (diretta dal professor Alessandro Ducati), uno strumento estremamente efficace nel trattamento delle patologie neurochirurgiche. Le possibilità fornite dalla presenza di una TAC in sala operatoria sono molteplici e tutte contraddistinte dalla possibilità di migliorare la sicurezza del gesto chirurgico, i risultati post-operatori e, di conseguenza, la riduzione della degenza sia nella patologia cranica sia in quella spinale. L’apparecchiatura è costata circa un milione e duecentomila euro ed è stata acquistata grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo.

 

In generale si tratta di un ausilio che aggiunge agli occhi dei chirurghi quelli complementari dei raggi X, permettendo di ridurre ulteriormente il margine dell’errore e della complicanza, aumentando l’accuratezza e la precisione delle procedure. La Tac intraoperatoria, come in un concerto di musica classica, si comporta come l’accordatore degli strumenti, unendo ed armonizzando le strumentazioni di ultima generazione già in uso nel reparto, quali l’endoscopio 3D per le patologie della base del cranio e dell’ipofisi; l’ecografia intra-operatoria e la fluorescenza per i gliomi cerebrali; il laser, l’aspiratore ad ultrasuoni o i neuromonitoraggi, utili e talvolta necessari, per tutte le altre patologie neurochirurgiche.

Tutte queste tecnologie e strumentazioni, a volte con nomi altisonanti, potevano essere slegate l’una dalle altre senza una perfetta integrazione. Per meglio capire l’importanza di questa integrazione, si può portare ad esempio il neuronavigatore (una sorta di GPS che fornisce in tempo reale al chirurgo la posizione esatta in cui si trova la patologia da trattare), che poteva subire una importante “distorsione” legata al fatto che le immagini radiologiche non erano appena state acquisite e quindi perfettamente “aggiornate”. In questo senso la TAC intra-operatoria ha lo scopo, fondamentale soprattutto nelle patologie oncologiche, di acquisire i dati radiologici in tempo reale, aggiornando ed accordando i vari strumenti.

Inoltre, avere la TAC direttamente a disposizione nella sala operatoria, permette di riconoscere possibili complicanze acute in atto e di verificare in corso d’opera l’entità di resezione di un tumore o di una malformazione vascolare. Nei tumori, in particolare, verificare l’entità della resezione aiuta a migliorare la prognosi massimizzando la rimozione.

 

Nella patologia spinale permette di utilizzare la neuro-navigazione per il posizionamento dei mezzi di sintesi nei casi più ostici e complessi, e di farlo a paziente già in posizione sul lettino operatorio, pertanto annullando l’errore legato all’utilizzo di una precedente TAC effettuata in sala radiologica. Quindi permette di guidare la resezione di neoplasie – ossee in particolare – con il massimo grado di accuratezza e anche qui di monitorare eventuali complicanze a procedura ancora in atto.

 

Una sicurezza in più per i pazienti, in un’era in cui l’avanzamento tecnologico deve andare di pari passo con la formazione del chirurgo.

 

 

Racconti di donne nelle fiabe arabe

A tu per tu con Samia Makholufi, autrice del libro “La figura femminile nella letteratura araba per l’infanzia” 

 

 Samia è una giovane donna nata a El Aiuon in Marocco. Vive dall’età di nove anni a Torino dove ha studiato e si è laureata in Lingue e Letteratura Straniere e Culture Moderne all’Università. Attualmente è iscritta al corso di Laurea Magistrale in Lingue per la Comunicazione Internazionale.  “Un incontro tra culture e generazioni” introduce così la serata Roberto Tricarico, l’eclettico padrone di casa, editorialista del Corriere Torino. “Samia- spiega la professoressa Giusi Tallone, ideatrice della serata- è una finestra sul mondo per la sua età, per la sua intelligenza, la sua apertura mentale e per la sua curiosità. E stasera è una vera opportunità conoscere Samia e il suo libro frutto dello studio universitario sul ruolo della donna raccontato nelle fiabe per i bambini nel mondo arabo”. 

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 E’ il momento di Samia Makholufi che si racconta così su invito di Roberto Tricarico: “All’Università ho scelto di studiare Lingue e come prima lingua l’arabo e spagnolo come seconda. Da quando ero molto piccola era ricorrente la domanda se conoscessi l’arabo. Ma io non lo sapevo nè leggere nè scrivere; così ho voluto approfondire la mia cultura d’origine e pubblicare la tesi di laurea. Il saggio inizia con la ricerca su che cosa siano la fiaba e i racconti per poi passare all’importanza del linguaggio fino ad analizzare gli ultimi testi pubblicati nei paesi arabi per i bambini dai sei ai dieci anni. Ho voluto esaminare i libri che vengono letti, sfogliati e toccati dai bimbi che saranno la generazione futura. Le fiabe sono sempre state un intrattenimento sia per gli adulti che per i bambini. Esse attraversano la storia, i popoli e le società.. e ciò che da ai racconti la forza di esistenza oggi come nel passato è la loro natura memetica: la capacità di comunicare con un linguaggio universale. Si evidenzia quindi l’importanza della parola che è fonte primaria per la collaborazione e la comunicazione tra gli individui. I racconti accendono la curiosità e la fantasia e fanno sognare ed immaginare un mondo utopico. Grande è il potere evocativo delle fiabe. I bambini vivono emozioni ed esperienze che si ripresenteranno nella vita”. Terminata la presentazione con interventi e domande dal pubblico abbiamo rivolto alcune domande a Samia.

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Perchè una ricerca sul mondo femminile nella letteratura araba per i bambini?

L’idea è stata quella di esaminare il ruolo della donna nei diversi paesi arabi. E capire il cambiamento in atto attraverso le fiabe perchè sono una chiave per leggere i mutamenti. I primi testi per bambini nel contesto arabo sono stati pubblicati in Egitto al Cairo e in Libano a Beirut per poi estendersi ad altri paesi. E’ molto utile capire che cosa leggono oggi i bambini, che cosa viene raccontato a loro quale idea possano farsi della figura femminile.

Quali fiabe hai letto da bambina? 

Le fiabe classiche occidentali “Biancaneve e i sette nani”, “Cappucetto Rosso”… ma quella che ho apprezzato di più è stata “La Bella e la Bestia” perchè va oltre il pregiudizio, questo racconto ci presenta la “Bestia” come essere prepotente e arrogante, anche un po’ cattivo, eppure Bella vede oltre le apparenze e scopre la bellezza interiore di Bestia.. bisogna fare come Bella andare oltre i pregiudizi… Mi sento di consigliare la lettura anche ai bambini di oggi, questa fiaba trasmette valori profondi. 

Kafka sostiene che: “non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe vengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia”. Cosa ne pensi?

Credo si possa leggere anche come il desiderio di riscattarsi dalle disuguaglianze nella società contemporanea sia essa occidentale o araba. E quindi se non tutte le fiabe sono a lieto fine hanno senz’altro un messaggio di positività che è quello di emanciparsi dal male e dalle sofferenze.

Come vedi oggi la donna nel mondo arabo?

Naturalmente non si può generalizzare. Ci sono differenze. Penso però che si lavori molto per i diritti delle donne. Certo non possiamo salutare come una conquista la possibilità per le donne di prendere la patente in Arabia Saudita. Ci sono resistenze culturali ma molto spesso sono il frutto di ignoranza e conoscenze superficiali della religione.

Visto che ne parli, come vivi l’Islam in un paese cattolico come l’Italia?

Lo vivo bene. C’è rispetto per i valori comuni che sono valori universali. 

Come valuti la tua vita da cittadina torinese?

La valuto bene. Sono stata fortunata. Ho incontrato nel mondo scolastico insegnanti bravissimi. Ho un atteggiamento mentale positivo. Ti aiuta a superare le difficoltà della vita.

Vuoi aggiungere altre considerazioni sulla tua vita?

Sento di appartenere alla comunità italiana senza perdere la mia identità araba. Convivono in me queste due anime. Non sono in conflitto tra loro. E anche ascoltando la musica è bellissimo sentire le parole italiane e quelle marocchine. E’ un messaggio di integrazione, di unione felice. 

A proposito di musica cosa chi ti piace ascoltare?

Ascolto l’algerino Chab Khaled perchè rappresenta una rivoluzione musicale importante per l’evoluzione della società moderna araba. Nelle sue canzoni si afferma la libertà, il diritto di parola, i diritti per l’uguaglianza. Valori che ritroviamo in questo genere musicale, il “rai” che significa “opinione” o “punto di vista”, dove gli artisti sono denominati con il solo nome preceduto dall’aggettivo giovane proprio per dare importanza e voce alla figura giovanile.

Con queste note concludiamo l’intervista e salutiamo Samia dal volto bello, radioso e sorridente incorniciato graziosamente dal classico foulard arabo.

Franco Maria Botta

Lavoro: digitalizzazione nel settore elettrico

Presentata a Roma  la  ricerca del Politecnico di Torino che evidenzia come il processo di digitalizzazione modifica e modificherà lo scenario lavorativo futuro

Meno attività manuali, un maggior sforzo cognitivo, attività di programmazione, controllo e capacità di lettura e di interpretazione dei software sono alcune delle conseguenze e dei cambiamenti che i nuovi ruoli come i “data scientist” e i responsabili della “cyber security” stanno apportando all’ambiente lavorativo, modificando anche i profili professionali e i percorsi di formazione continua e professionale. In particolare nel settore elettrico l’evoluzione digitale dell’organizzazione si sta manifestando con anticipo rispetto ad altri comparti industriali. Ed è proprio in questo contesto che si sviluppa la ricerca del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Torino presentata oggi a Roma nel corso dell’incontro “Dagli elettroni ai bit”; condotto dal professorPaolo Neirotti, lo studio indaga la Quarta Rivoluzione Industriale e gli effetti delle tecnologie digitali sulla struttura del settore elettrico, sui profili occupazionali e sulle necessità di aggiornare i sistemi di gestione del personale.

La ricerca ha infatti evidenziato alcuni elementi di quelle che potranno essere le configurazioni organizzative del futuro, delineando cinque caratteristiche dello scenario, che influiranno – e già ora influiscono – su come cambierà il lavoro, ponendo una serie di implicazioni di intervento sui sistemi di gestione del personale. In primo luogo,  grazie all’Internet of Things, centrali termo elettriche, impianti eolici e fotovoltaici, reti di trasmissione e distribuzione dove l’energia elettrica viene consumata possono essere monitorati e controllati con maggior precisione e tempestività: questa maggiore intelligenza nelle “macchine” coinvolte nel ciclo di generazione, trasmissione, distribuzione e consumo dell’energia elettrica fa sì che i dati sul funzionamento di impianti elettrici possano essere gestiti e controllati da soggetti distinti da quelli che posseggono e utilizzano gli impianti. Sempre legata all’intelligenza delle macchine, in seconda battuta, si sottolinea l’integrazione sempre più stretta tra lavoratore e sistema digitale; al contrario di quello che a volte si teme, la risorsa umana non viene marginalizzata, ma il ruolo dell’operatore diventa più importante dovendo controllare l’esattezza e la precisione dell’algoritmo: si diminuisce così l’attività manuale e si richiede un maggior  sforzo cognitivo da applicare ad attività di programmazione e controllo, evitando mansioni che possono essere rischiose per salute e sicurezza. La terza caratteristica riguarda la prospettiva “data driven” del lavoro: avendo a disposizione dati, statistiche e informazioni passate gli errori e i comportamenti sbagliati vengono bloccati sul nascere a favore della sicurezza del lavoratore. Quarta, la creazione di nuove élite professionali, come data scientist e responsabili di cyber security, a cui più che una specializzazione industriale ne è richiesta una molto elevata su algoritmi e nuove tecnologie. Infine,  contrariamente alla posizione per cui l’innovazione favorisce la distruzione dei posti di lavoro aumentando il divario nelle retribuzioni dei lavoratori tra alta e bassa qualificazione, le imprese in grado di applicare i nuovi paradigmi tecnologici registrano esattamente la tendenza opposta: c’è coesistenza tra specialisti tecnici e lavoratori dove la maggior complessità del lavoro, grazie alla centralità del riconoscimento di merito e competenze,favorisce retribuzioni elevatePresentando questi risultati Paolo Neirotti ha dichiarato che “la ricerca evidenzia chiaramente che l’equazione “più robot uguale a meno lavoro” sia riduttiva – spiega Paolo Neirotti –  L’equazione non riconosce la necessità valida per molte imprese di rivedere i sistemi di gestione del personale. La maggior partecipazione di operai all’innovazione e la loro maggiore integrazione con professioni tecniche richiede che i sistemi di retribuzione riconoscano, dandone più peso, merito e crescita delle competenze. Inoltre, servono approcci per fare di formazione continua e professionale processi sistematici e ripetitivi in grado di creare e far evolvere le competenze necessarie per applicare le tecnologie digitali a lavori operativi tradizionali”.

 

(foto: il Torinese)

L’eredità di un leader

Sergio Marchionne e Torino. Un fil rouge che non si è interrotto neanche dopo l’ improvvisa scomparsa dell’ad di Fca, avvenuta in Svizzera il 25 luglio scorso. A sessanta giorni dalla morte, l’ Ucid di Torino ha voluto ricordare la figura del manager scelto come ad di Fiat a metà degli anni Duemila da Umberto Agnelli, poco prima della sua scomparsa.

E lo ha fatto in una serata a lui dedicata al Polo del Novecento, martedì 25 settembre scorso, proprio due giorni prima del ringraziamento che Detroit ed il mondo statunitense hanno deciso di tributare al manager che, dopo aver salvato Fiat, ha ripetuto l’operazione con Chrysler, unendo le due realtà in un unico gruppo. Testimonianze personali sul manager si sono accompagnate ad una serie di valutazioni prospettiche sul futuro industriale di Torino, affidate a personaggi che hanno segnato la storia della Fiat, quali l’ ingegner Alessandro Barberis, già direttore generale e ad di Fiat, il dottor Paolo Rebaudengo, già responsabile delle Relazioni Industriali del gruppo Fiat e segretario generale della CIDA Piemonte, insieme al segretario generale Fim-Cisl Torino e Canavese, Claudio Chiarle. “Tutti gli americani ricordano – ha affermato il presidente dell’ Ucid Alberti Carpinetti – dove si trovavano nel momento in cui appresero la notizia dell’attentato al presidente Kennedy o quello alle Twin Towers. Analogamente noi torinesi manterremo impresso nella memoria il luogo dove eravamo in quel pomeriggio in cui apprendemmo la notizia della convocazione del cda straordinario di Fca per la designazione dei successori di Sergio Marchionne. L’Ucid è un’associazione di imprenditori cristiani che si impegnano a mettere la persona al centro della propria azione. Credo che Sergio Marchionne mettesse, invece, soprattutto, al centro l’impresa, nella misura in cui la sua esistenza e prosperità potessero essere capaci di garantire il futuro dei suoi lavoratori. Una visione etica diversa, ma non poi così dissimile” “Sergio Marchionne – ha spiegato Alessandri Barberis – è stato un manager che è entrato in Fiat in un momento estremamente delicato della storia dell’azienda, nel 2004, dopo che nel 2002 la Fiat era tecnicamente fallita. Ero stato nominato direttore generale insieme a Galateri al posto di Cantarella e riuscimmo ad evitare che venissero portati i libri in tribunale. Le banche hanno salvato la Fiat in quel momento, ma hanno anche richiesto il rispetto di un piano preciso, quello che sarebbe poi stato l’Accordo di programma con il governo italiano, definito nel 2002″

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“Ricordo – ha citato Paolo Rebaudengo, che è stato responsabile delle Relazioni Industriali del gruppo Fiat fino al 2012, ed artefice anche dell’accordo di Pomigliano, in seguito alla crisi del 2008 – una vignetta pubblicata dal Washington Post, in cui il neo amministratore delegato Marchionne era ritratto mentre girava in una porta girevole. Lui ironicamente aveva questa vignetta sulla scrivania e si chiedeva quanto tempo avrebbe resistito in quella posizione. A Marchionne si deve sicuramente l’introduzione di un cambiamento dell’approccio al problema sindacale. Appena diventato amministratore delegato, fotografo’ in modo molto lucido le criticità della Fiat ed illustro’ le sue tesi, ponendo a confronto la redditività della azienda con quella delle concorrenti. Il suo realismo è stato alla base del suo successivo accordo con il sindacato. Era un leader assolutamente decisionista, che considerava il tempo una variabile fondamentale, una persona molto rigorosa, soprattutto con se stessa. “La velocità di trasmissione delle decisioni – aggiunge il segretario generale della Fim- Cisl di Torino e Canavese, Claudio Chiarle – era una peculiarità del suo carattere. In Italia, purtroppo, spesso manca questo parametro nelle relazioni sindacali, che troppo spesso sono inficiate da scontri ideologici. Sicuramente questa è la grande eredità che lascia un leader come lui, unita ad un forte senso di responsabilità del proprio ruolo”. I suoi modelli, il fisico Albert Einstein e il filosofo Karl Popper, ispiratori del suo mondo ideale, gli hanno anche permesso in modo profetico di capire che valori essenziali della società contemporanea dovevano essere la multiculturalità ed il pluralismo, in cui il rispetto verso gli altri doveva essere inteso come rispetto per la diversità.

 

Mara Martellotta

Cresce Take My Things

La startup ha recentemente chiuso l’aumento di capitale di 150.000€, che si aggiungono ai precedenti 50.000, grazie all’entrata in società della Quantico srl, società cremonese facente capo agli imprenditori Ballarini dell’omonima azienda leader nella produzione di casalinghi e prodotti antiaderenti per la cucina. Al fondo di investimento è stato trasferito il 30% della startup. L’idea che è piaciuta agli investitori è quella che sta alla base del funzionamento della App: sfruttare la sharing economy e il potere della rete per mettere in contatto la domanda e l’offerta, chi deve trasportare un pacco e chi è disposto a farlo; e trovare una soluzione nel più breve tempo possibile.

 

Dopo aver preso piede tra privati cittadini, Take My Things è diventata un punto di riferimento per le piccole/medie attività commerciali che vogliono offrire ai propri clienti un servizio di consegna a domicilio rapido ed economico, ma anche per le grandi insegne.La startup è stata infatti recentemente scelta dal il colosso della GDO Auchan Retail Italia per la consegna della spesa a domicilio acquistata dai clienti del supermercato sullo shop online www.auchan.it. La business unit B2B Take My Things ha inaugurato la collaborazione con Auchan nella città pilota di Bergamo ma il servizio sarà presto esteso alle principali città del nord Italia in cui il marchio è presente.

www.takemythings.com