ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 551

Fca fa saltare il consiglio regionale aperto

Gorlier: “Il sistema di bonus-malus inciderà significativamente sulla dinamica del mercato, in una fase di transizione del settore estremamente delicata”

 

Fca fa saltare il Consiglio regionale e comunale  aperto in programma per domani perchè “Il sistema di bonus-malus inciderà significativamente sulla dinamica del mercato, in una fase di transizione del settore estremamente delicata, modificando le assunzioni alla base del nostro piano industriale”. E’ quanto scrive in una lettera al presidente dell’Assemblea piemontese Nino Boeti  il responsabile delle attività europee di Fca, il torinese Pietro Gorlier. Commenta Boeti: Comprendiamo le difficoltà di FCA ma non possiamo non esprimere il nostro disappunto per il rinvio di un appuntamento al quale abbiamo lavorato da molti mesi e che avrebbe rappresentato un importante momento di confronto sul futuro dell’automotive nella nostra Regione. Chiederemo oggi stesso a FCA di definire una nuova data in tempi assai brevi, comunque entro il mese di gennaio e quindi a legge di Bilancio approvata, affinché il confronto previsto per domani possa avvenire quanto prima”.

L’ospedale Sant’Anna al top per l’assistenza alle donne con sclerosi multipla

Ne soffrono oltre 118mila italiani. Le donne colpite sono il doppio rispetto agli uominiAssegnati oggi a Milano i riconoscimenti alle strutture ospedaliere con i Bollini Rosa, che si sono distinte per i migliori servizi per la presa in carico multidisciplinare della Sclerosi Multipla in tutte le fasi della vita della donna

ONDA ha premiato l’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino per essere al top nell’assistenza alle donne con sclerosi multipla. In particolare è stato premiato il primo Servizio interdisciplinare per la tutela della salute riproduttiva della donna con sclerosi multipla.

La Sclerosi Multipla è più frequente nel genere femminile e si manifesta spesso in donne in età fertile. Per tale motivo è comune affrontare con le donne affette da SM problematiche relative alla salute riproduttiva. La gestione clinica di queste pazienti richiede un’expertise specifica e l’organizzazione di un sistema di collaborazione interdisciplinare, non solo di eccellenza medica plurispecialistica, ma anche di facile accessibilità e fruibilità, e comprendente un supporto psicologico. L’obiettivo principale è l’organizzazione di un servizio assistenziale che si prenda carico a 360 gradi delle necessità relative alla vita riproduttiva della donna affetta da SM. Questo è possibile solo mediante una stretta ed efficiente collaborazione tra i diversi professionisti coinvolti, ma richiede anche una rete di attività funzionali e di strutture dedicate che permettano un’assistenza qualificata con il minor disagio possibile per le pazienti, rispettosa del comfort e delle aspettative. L’ottimizzazione del percorso nell’ambito delle problematiche specifiche delle 3 età della donna contribuisce a creare un clima di serenità intorno alla donna, che intravede una serie di possibili percorsi intorno alla propria malattia ed un’equipe di professionisti in stretta inter-relazione pronti a supportarla. Questa maggior serenità si traduce anche in una maggior confidenza ad affrontare concretamente le problematiche riproduttive e permette di ottenere risultati assistenziali ottimali. Il servizio è rivolto a donne affette da SM con disturbi ginecologici, infertilità, richiesta di contraccezione, indicazione a counselling preconcezionale ed assistenza alla gravidanza, al parto ed a puerperio/allattamento, o disturbi perimenopausali. Il Servizio, realizzato presso la Città della Salute di Torino, offre un pannello di attività specialistiche integrate, finalizzate alla tutela del benessere della donna con Sclerosi Multipla (SM) nelle diverse fasi della sua vita riproduttiva, dalla pubertà, alla gravidanza ed al parto, fino alla menopausa. Il Servizio prevede un continuum assistenziale garantito da professionisti esperti e consapevoli delle necessità specifiche e peculiari che la malattia comporta, all’interno della stessa Azienda. Il servizio è svolto in collaborazione dal Centro SM della Neurologia 1 universitaria (Direttore: professoressa Maria Teresa Giordana) e dalla Ginecologia e Ostetricia 1 universitaria (Direttore: professoressa Chiara Benedetto), e prevede l’attività coordinata di ambulatori, Day Service e Day Hospital dedicati, e di reparti di degenza.

 

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“La Sclerosi Multipla è una malattia fortemente connotata al femminile”, introduce Francesca Merzagora, Presidente Onda, “colpisce infatti soprattutto le donne per lo più tra i 20 e i 40 anni. La diagnosi insorge quindi in un’età della vita in cui il futuro prende forma, sul lavoro e nella vita privata e la malattia rischia quindi di sgretolare ogni certezza”. Per contribuire a migliorare la qualità e l’accesso ai servizi sanitari per la diagnosi ed il trattamento precoce di questa malattia e promuovere un’assistenza multidisciplinare e qualificata, Onda, con la sponsorizzazione non condizionante di Novartis, ha voluto porre in evidenza e premiare con un apposito riconoscimento le migliori competenze, nell’ambito della Sclerosi Multipla, degli ospedali italiani appartenenti al network dei Bollini Rosa, che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. Dal Barometro della Sclerosi Multipla 2018 dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), emerge quanto questa malattia sia un’emergenza sanitaria e sociale. È una malattia autoimmune, cronica e degenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e interessa oltre 118.000 persone in Italia con una diffusione doppia nelle donne rispetto agli uomini. Per la sua natura cronica, dal decorso imprevedibile caratterizzato da riacutizzazioni, dal quadro clinico progressivamente invalidante e dall’insorgenza in giovane età, è stata inserita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le malattie socialmente più costose: viene stimato infatti che la spesa previdenziale ed assistenziale sia di circa €148 milioni annui solo in Italia, mentre il costo sociale complessivo della Sclerosi Multipla è di circa €5 miliardi all’anno. Il Barometro evidenzia inoltre che il 48% degli italiani in età da lavoro con Sclerosi Multipla è occupato: di questi il 30% nell’ultimo anno ha dovuto ridurre le ore di lavoro ed il 27% ha proprio cambiato lavoro; in generale per il 77% la malattia influenza la produttività lavorativa; il tasso di occupazione diminuisce rapidamente in relazione al peggioramento della malattia: il sintomo della fatica è il più invalidante (78%), seguito da difficoltà cognitive (30%), disturbi dell’umore (27%), problemi di mobilità (23%) e dolore (17%).

Analizzando la qualità della vita in generale, il 73% dei pazienti ha dolore, seguito da difficoltà a svolgere le attività abituali (67%), mobilità ridotta (60%), ansia e depressione (59%) e difficoltà nella cura personale (32 %).

 

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Il modello di assistenza alle persone con Sclerosi Multipla è fortemente centrato sulla gestione della malattia da parte della rete dei Centri clinici: per il 62% il Centro rappresenta l’unico punto di riferimento e circa la metà vi si reca almeno una volta ogni 3 mesi (45%). “La presa in carico delle pazienti”, continua Merzagora, “da parte di centri ospedalieri specializzati e sempre più multidisciplinari, consente di gestire la malattia in maniera integrata nell’ottica di accompagnare le donne in un percorso di assistenza e cura con l’obiettivo di salvaguardarne il benessere e la qualità di vita. Abbiamo premiato dei servizi all’avanguardia, esempi concreti di efficienza che ci auguriamo possano offrire degli spunti anche ad altre realtà ospedaliere per migliorare la qualità dei propri servizi”. Sono pervenuti 47 servizi da parte di 45 ospedali candidati in tutta Italia. Un apposito Comitato ha premiato come Best Practice le seguenti 7 strutture: A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino – Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant’Anna (Torino, Piemonte), ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda (Milano, Lombardia), ASST Papa Giovanni XXIII (Bergamo, Lombardia), Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara (Cona, Emilia-Romagna), Fondazione PTV Policlinico Tor Vergata (Roma, Lazio), IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna (Bologna, Emilia-Romagna), IRCCS S. Raffaele di Milano (Milano, Lombardia).

 

 

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito www.bollinirosa.it.

CTO, raggiunte le mille donazioni di cute

Per 2.158.024 cm2 alla Banca della Cute

E’ stato raggiunto il significativo e ragguardevole traguardo delle mille donazioni di cute per un totale di 2.158.024 cm2, presso la Banca della Cute dell’ospedale Cto della Città della Salute di Torino. La suddetta Banca ora è diventata, prima ed unica in Italia, anche una vera e propria “officina farmaceutica” per la produzione di tessuti. La Tissue & Cell Factory Banca della Cute di Torino è una Struttura Semplice (responsabile dottoressa Carlotta Castagnoli) della SC Grandi Ustioni (direttore dottor Maurizio Stella), del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica (direttore professor Mario Morino) della Città della Salute di Torino. Dall’anno 2000 è Centro di Riferimento regionale per la conservazione della cute, autorizzata dal CNT ogni due anni, ed opera in sinergia col Centro Grandi Ustionati. L’attività della Banca comprende, fin dall’istituzione, il prelievo, il trattamento e la conservazione dei lembi cutanei alloplastici prelevati da donatori multiorgano e multitessuto, inoltre effettua i controlli di qualità dei tessuti, produce attività di ricerca applicata e supervisiona le applicazioni cliniche. La distribuzione dei lembi di cute di banca è dedicata principalmente a pazienti ustionati, nei quali la discrepanza tra superfici illese utilizzabili per prelievo di trapianti cutanei autologhi e le aree lese diviene fattore prognosticamente rilevante. Il trapianto di cute alloplastica è il gold standard per ovviare a tale situazione, rappresentando una terapia salva-vita: infatti confrontando le casistiche del Centro Grandi Ustioni di Torino dal biennio 1995-97 con le casistiche attuali si evince che l’indice di mortalità è diminuito dal 24% al 12%. Inoltre la cute alloplastica può favorire la guarigione di ulcere croniche ed altre importanti patologie cutanee.

I risultati ottenuti hanno permesso progressivamente l’estensione del servizio anche ad altri ospedali in regione e fuori regione, in particolare la regione Liguria, dove è stato realizzato un deposito di tessuto cutaneo presso IST Policlinico San Martino di Genova. La Banca della Cute di Torino garantisce così un presidio salva-vita ad un bacino di utenza di almeno 6 milioni di abitanti. Ad oggi in sinergia con il Centro Regionale Trapianti del Piemonte e della Valle d’Aosta (direttore professor Antonio Amoroso), la Banca ha gestito in questi primi 18 anni di attività, mille donazioni di tessuto cutaneo multitessuto e/o multiorgano, prelevando 2.158.024 cm2 di cute e realizzando 2300 trapianti, con un totale di 1.754.910 cm2 di cute distribuita. Con l’entrata in funzione della nuova sede, realizzata ad hoc ed attiva dal maggio 2016, la Tissue and Cell Factory Banca della Cute ha rinnovato profondamente la propria funzione e la sua organizzazione interna. Obiettivo principale della nuova struttura è stato quello della trasformazione in una vera e propria “officina farmaceutica” per la produzione di tessuti e cellule derivanti dal tessuto cutaneo, prelevato da donatore secondo normativa GMP, normativa che in Europa regola la produzione dei farmaci. Ciò ha comportato un notevole innalzamento dei parametri di sicurezza e di qualità del prodotto ed è attualmente l’unica banca in Italia che assicura la produzione di tessuto tegumentario da donatore secondo normativa GMP.La nuova struttura (superficie totale circa 610 m2), situata presso l’ospedale CTO della Città della Salute di Torino, è articolata in due ambiti funzionali (classificati e non classificati) nettamente distinti anche dal punto di vista strutturale. Nella Banca della Cute l’accesso alle aree di lavorazione è riservato al solo personale autorizzato ed altamente specializzato. La disposizione dei locali prevede step successivi di vestizione del personale che accede alle diverse aree di lavorazione a pulizia e contaminazione controllata. Oltre al tessuto cutaneo crioconservato e glicerolato – i prodotti storici della Banca – la nuova struttura permette la produzione di nuovi prodotti, tra cui si ricorda il derma decellularizzato da donatore, destinato alla ricostruzione post-chirurgica (ad esempio nei casi di mastectomia e di laparocele) ed il tessuto adiposo autologo crioconservato (prima banca in Italia ad essere autorizzata allo stoccaggio).La realizzazione della nuova sede della Banca ha coronato un impegno decennale. Grazie ad un concept clinico ed ingegneristico estremamente evoluto ed a tecnologie avanzate, la Banca della Cute rappresenta un esempio di struttura sanitaria pubblica all’avanguardia al servizio dei cittadini.

 

(foto: il Torinese)

 

Caffè Hag e Splendid: i lavoratori chiedono aiuto all’Europa

Delegazione al Parlamento Ue di Strasburgo
Un caffè “amaro” ai deputati del Parlamento europeo è stato offerto oggi da una delegazione di lavoratori della Splendid, celebre marchio italiano che dal 31 gennaio vedrà la chiusura dello storico stabilimento di Andezeno, in provincia di Torino, in cui lavorano  57 persone e dove si produce anche il  caffè  Hag. La proprietà, il gruppo olandese Jde, ha annunciato infatti la decisione di spostare la produzione in altri paesi europei.
«Mi metterò in contatto con la multinazionale proprietaria della Splendid per farci spiegare  perché se ne vanno se l’azienda è in attivo – ha detto il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, incontrando a Strasburgo la delegazione di lavoratori – . È giusto che debba esserci il profitto da parte delle imprese, ma ricordiamoci che la stella polare della nostra economia europea si chiama economia sociale di mercato. Bene il mercato, ma deve esserci anche una politica sociale». 
«Questo è l’ennesimo caso di delocalizzazione di un brand italiano all’estero – sottolinea l’eurodeputato Alberto Cirio –. Non si può pensare di venire in Italia a comprare le nostre aziende e poi portare la produzione altrove tenendosi il marchio italiano. Caffè Splendid come Pernigotti nell’immaginario collettivo dei consumatori  sono associati   all’Italia e in Italia deve restare la produzione. Questo è il percorso di difesa del “made in”: significa che se un prodotto nasce in un luogo è in quel luogo che la sua produzione deve rimanere. È comprensibile che in momenti di crisi si delocalizzi per cercare la sopravvivenza dell’azienda, ma non è il caso della Splendid. Prima del profitto viene la vita e il lavoro di tante famiglie piemontesi ed italiane».
«L’assurdità è che il 25 settembre siamo andati a discutere il premio di produzione e ci siamo ritrovati 57 lettere di licenziamento  – ha spiegato il rappresentante dei lavoratori, Andrea Errico, Rsu Uila  – . Lo stabilimento di Andezeno ha 60 anni di storia ed è un’eccellenza con un  assenteismo bassissimo e un  alto livello non solo di professionalità, ma anche di sicurezza, tanto che a luglio abbiamo festeggiato ancora una volta i “mille giorni sicuri” con zero infortuni. Noi speriamo che dall’Europa possa arrivare un nuovo input a questa vicenda, che caffè Splendid e Hag rimangano ad Andezeno e i lavoratori possano tornare nello stabilimento a produrre con la stessa qualità ed efficienza due prodotti che sono a pieno titolo simbolo del made in Italy».
 
La delegazione di lavoratori è stata accompagnata dal consigliere comunale di Chieri (TO) Rachele Sacco. P resenti in segno di solidarietà anche alcuni dipendenti della ex Embraco di Riva di Chieri (To).
«Questi lavoratori non rappresentano solo il Chierese, il Piemonte o l’Italia. Sono lavoratori europei e quindi tutta l’Europa ha il dovere di tutelarli  – sottolinea Rachele Sacco – . L’azienda, oltre a scegliere di delocalizzare, ha messo addirittura il veto sulla possibilità che dei competitor acquisiscano lo stabilimento di Andezeno. Chiediamo che l’Ue intervenga, affinché Jde faccia un passo indietro».
(cs)

Verso il ri-apprendimento motorio nelle neurolesioni

Tutti sappiamo che ingegneria e medicina stanno evolvendo verso scienze ibride che producono organi artificiali, robot che eseguono chirurgia e riabilitazione, sistemi dotati di intelligenza artificiale in grado di imparare. Ri-imparare, usando funzioni vicarianti del cervello (o di una macchina?) e sfruttandone la plasticita’,   e’ fondamentale per chi ha subito un ictus o una lesione spinale.   Collegare le capacita’ di apprendimento di una macchina a quelle di un essere umano, sviluppare strategie ibride e interfacce uomo-macchina o cervello-macchina per recuperare funzionalita’ perdute e’ la nuova frontiera della ingegneria della riabilitazione.Di questa frontiera parlera’, al Politecnico (Via Pier Carlo Boggio 59, aula 7N, dalle 11.30 alle 12.30 di giovedi 13 dicembre), il fisico torinese prof. Mussa-Ivaldi che insegna fisiologia e bioingegneria della riabilitazione al Rehabilitation Institute di Chicago. La lezione e’ organizzata dal Lab. di Ingegneria del Sistema Neuromuscolare (LISiN) del Politecnico di Torino e specificamente orientata agli operatori della riabilitazione e ai bioingegneri. La partecipazione e’ libera e gratuita.

 

Diamo voce ai Diritti

Un confronto tra generazioni per il 70° dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Questo il senso dell’iniziativa “Diamo Voce ai diritti”, organizzata dal Comitato diritti umani del Consiglio regionale del Piemonte in occasione della Giornata internazionale dei diritti Umani. Giovani studenti delle scuole elementari, superiori e del mondo universitario si sono alternati questa mattina in aula consiliare, insieme a rappresentanti delle Istituzioni e volti noti del mondo della cultura, del giornalismo e dell’associazionismo, nella lettura degli articoli della Dichiarazione Universale del 1948, dando il loro contributo sul significato e il valore dei Diritti enunciati nella Carta.

“Il 10 dicembre del 1948 le nazioni, stremate dal massacro bellico e dal pozzo più nero della Storia rappresentato dalla Shoah, si riunirono a Parigi per approvare la Dichiarazione Universale dei diritti umani. – ha commentato il presidente del Consiglio e del Comitato diritti umani, Nino Boeti dopo aver letto l’articolo uno della Dichiarazione – Con i suoi 30 articoli la Dichiarazione traccia il perimetro della civiltà, sancendo i valori e i principi fondamentali ed irrinunciabili. Una moderna e laica ‘tavola della legge’ nata dal sangue e dall’orrore dei due conflitti mondiali e che avrebbe dovuto evitare all’umanità di ripetere i tragici errori del XX secolo. Così non è stato. In Rwanda come in Medio Oriente o nei Balcani, i Diritti Universali sono stati violati, calpestati, negati. E vengono negati ogni qual volta un bambino muore di fame o annega su un barcone cercando di fuggire dalla guerra e dalla miseria. Per questo a 70 anni di distanza  – ha concluso – dobbiamo continuare a proclamarli ad Alta Voce. E il Reading che abbiamo organizzato in Consiglio regionale vuole essere uno stimolo per le giovani generazioni affinché si ricordino che i Diritti Universali non sono mai scontati né acquisiti una volta per sempre ma devono essere affermati e difesi ogni giorno”“I diritti alla vita, alla libertà e alla sicurezza, sanciti dall’articolo 3, sono goduti pienamente da una minoranza del mondo  – ha commentato il presidente della  Giunta regionale Sergio Chiamparino – Sono diritti pensati insieme, se distinti possono portare a risultati esattamente opposti, penso alla sicurezza che nega la libertà. Si possono sintetizzare in una parola: dignità umana. Sui migranti la prima cosa che mi colpisce è il linguaggio. Se ne parla spesso come di pacchi da spostare in un paese o nell’altro, non come di persone che hanno una loro dignità”.

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Hanno dato voce agli articoli della Dichiarazione Universale dei diritti umani: Luigi Manconi; Bruno Segre; Alessandro Battaglia, Bruno Mellano; Fabio Versaci; Tiziana Nasi; Augusto Fierro; Susanna Riva; Farhad Bitani; Enrica Baricco; Abderrahmane Amajou; Fredo Olivero; Armando Spataro; Gabriele Piovano; Giampiero Leo; Stefano Tallia; Maria Teresa Martinengo; Angela Motta; Bunna; Gabriele Molinari; Anna Rossomando; Diego Montegmagno; Paolo Severini; Rita Turino; Angela Vitale; Eugenio Finardi; Ludovico Carpanetto; Maria Costanza Trapanelli; David Sorani.

Queste invece le scuole che hanno preso parte al Reading: Istituti riuniti “Salotto e Fiorito” di Rivoli; Scuola salesiana “Valsalice” di Torino; Scuola salesiana “Valsalice” di Torino; Scuola elementare “Alighieri-Kennedy” di Torino; Scuole elementare “De Filippo” di Torino; Scuola elementare “Don Milani” di Nichelino; Istituto superiore “Arimondi-Eula” di Savigliano, associazione Elsa (The European Law Students’ Association)

Umanizzazione: tre anni al San Giovanni Bosco

“Ripensare l’Ospedale – nuovi percorsi strutturali e di cura”
Tre anni di interventi di umanizzazione al San Giovanni Bosco di Torino diventano una mostra fotografica che verrà inaugurata il 10 dicembre 2018, nell’ambito di un evento organizzato in occasione dell’apertura dei percorsi differenziati utenti esterni/pazienti ricoverati, con cui si completa la rifunzionalizzazione del Presidio Ospedaliero San Giovanni Bosco di Torino.

Ripensare l’Ospedale – nuovi percorsi strutturali e di cura”

Lunedì 10 Dicembre 2018 ore 12.00
Presidio Ospedaliero San Giovanni Bosco – Sala Ravetti  
Piazza del Donatore di Sangue 3 – 10154 Torino
Interverranno: 
Direttore Generale ASL Città di Torino, Dott. Valerio Fabio Alberti
Direttore Ospedale S. Giovanni Bosco, Dott. Nicola Giorgione
Direttore S.C. Servizio Tecnico Area Ospedaliera, Arch. Remo Viberti
Con la partecipazione dell’Assessore alla Sanità Regione Piemonte, Dott. Antonio Saitta

Nell’ambito dell’evento sarà anche consegnata al Dottor Marco Dolfin una targa di encomio per i meriti sportivi conseguiti ai Campionati Europei di nuoto paralimpico – Dublino 2018 ​

Quarant’anni di salute tra conquiste e nuove sfide

L’Italia ha il minor tasso di mortalità in Europa, merito anche del suo servizio sanitario universalistico, di cui quest’anno si celebrano i 40 anni. In occasione dell’anniversario dall’approvazione della legge 833, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, il Consiglio e la Giunta regionali hanno organizzato nell’aula consiliare di Palazzo Lascaris un convegno. Con l’obiettivo di sottolineare l’importanza di una legge che ha realizzato un sistema sanitario equo e universale, accessibile a tutti indipendentemente dal reddito e dalla condizione sociale, ma per riflettere anche sulle criticità ancora aperte.

L’incontro è stato promosso dal Consiglio e dalla Giunta regionali del Piemonte con il supporto tecnico del Coripe ed è patrocinato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalla Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. “Da quel 1978 il sistema sanitario è cresciuto, è diventato adulto nel tempo, ha conquistato il suo posto in Europa, si è specializzato unendo competenze tecnologiche ed umanità”, ha affermato il presidente del Consiglio regionale, Nino Boeti in apertura dei lavori. “Rimangono però numerosi problemi aperti, fra cui le liste di attesa, la mancanza di specialisti, il problema forse più importante oggi, dato che, se si vuole mantenere il numero chiuso in medicina, bisogna però che tutti i ragazzi e le ragazze che si laureano abbiano la possibilità di accedere alla scuola di specializzazione, sia che si tratti della medicina di famiglia, sia delle varie branche della medicina e della chirurgia. E ancora le preoccupazioni sulla sostenibilità del sistema, le disuguaglianze, in un Paese, il nostro, che considera un diritto esigibile quello sanitario, e non altrettanto quello sociale, relativo per esempio all’assistenza domiciliare. L’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, ha affermato che “il modo migliore per celebrare questi 40 anni di Servizio sanitario nazionale è riflettere su quanto ancora la politica deve fare per superare le criticità, a partire dalla realizzazione di un sistema unico per il Paese, che risponda a criteri univoci per il paziente, investendo sulla rimodulazione dell’offerta sanitaria per garantire la cura delle cronicità, uno dei più grandi problemi aperti, insieme con la mancanza di personale”. Durante il convegno è stato sottolineato il problema del sottofinanziamento del settore, tenendo conto che la spesa pubblica e privata si ferma all’8,9% del Pil nazionale, un dato inferiore alla media europea, 9,6%, e lontano dai due Paesi al vertice, ossia Francia e Germania, oltre l’11%. Nonostante questo, l’Italia ha il tasso di mortalità più basso in Europa e un’aspettativa di vita a 30 anni che oscilla, con un lieve scarto in base alla condizione sociale, fra 49,7 e 53,4 anni, secondo i dati illustrati dal professor Giuseppe Costa, ordinario del Dipartimento di scienze cliniche e biologiche dell’Università di Torino. Guido Giustetto, Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ha invece sottolineato l’alto grado di fiducia che i cittadini nutrono nei confronti dei medici del Servizio sanitario nazionale, e in particolare nei medici di famiglia, anche se i pazienti chiedono però loro più tempo a disposizione e una riduzione degli adempimenti burocratici.  “L’aspetto più importante della riforma del ’78 è stato quello della territorialità, perché le regioni sono diventate i garanti del sistema”, ha commentato Stelio Mangiameli, professore ordinario di Diritto costituzionale e direttore Issirfa-Cnr, mentre Nicola Magrini, segretario della Who list of essential medicines, Organizzazione mondiale della sanità, ha affermato che l’Oms apprezza i Paesi come l’Italia che possiedono un Servizio sanitario a copertura universale, dato che l’Organizzazione incoraggia l’adesione a un modello improntato al raggiungimento degli standard più elevati di salute per la popolazione.

Marchionne uomo e manager

Il libro parte dal suo arrivo a Torino

C’è il Marchionne manager, duro e risoluto, che non esita a scontrarsi con la Fiom e a sbattere la porta di Confindustria, ma c’è anche l’uomo che si commuove quando suona l’inno nazionale e sfilano i carabinieri in divisa e che, nonostante resti ancorato al suo motto “chi comanda è solo”, ha saputo trovare l’amore che gli ha cambiato la vita. Sono tanti i Marchionne che vengono raccontati da Luca Ponzi, caporedattore Rai oggi in Calabria che per anni ha seguito per Tg1 e Tg2 le vicende legate alla Fiat, nel libro “Sergio Marchionne, storia del manager che ha salvato la Fiat e conquistato la Chrysler”, edito da Rubbettino.

 

Quale Marchionne viene fuori dal suo libro?

Il libro parte dal suo arrivo a Torino, allora era un manager sconosciuto al grande pubblico e indossava ancora la cravatta. La Fiat era sull’orlo del baratro, cassetti vuoti, zero progetti, modelli vecchi, clienti sempre meno affezionati. Marchionne è riuscito a invertire la tendenza, ha giocato una vitale partita con General Motors, facendosi pagare un miliardo e mezzo di dollari per evitare le clausole di un contratto che obbligava gli americani a prendersi la Fiat in crisi, ha conquistato la Chrysler grazie a Obama senza tirar fuori un quattrino. Ha poi inventato una seconda vita per la Cinquecento, promosso ai vertici giovani manager, ma ha anche messo in garage lo storico marchio Lancia, uno dei più prestigiosi, tanto che ancora oggi nelle parate di Stato il Presidente della Repubblica è a bordo di una scintillante Flaminia, ha venduto il quotidiano La Stampa e spostato la sede legale del gruppo all’estero.

Il libro è ricco di aneddoti personali. Lei ha conosciuto Marchionne?

Si l’ho conosciuto personalmente, fin dal suo arrivo a Torino, quando amava mangiare in mensa con gli operai o si stupiva delle condizioni pessime dei servizi igienici nello stabilimento di Mirafiori. Per la Rai ho seguito trattative sindacali, spesso infinite, i saloni dell’auto di Ginevra, le innumerevoli presentazioni dei nuovi modelli. Marchionne c’era sempre e spesso forniva ai giornalisti una notizia ghiotta, un titolo. Conosceva alla perfezione i meccanismi della comunicazione.

Che idea si è fatto di Marchionne?

Un manager esigente, soprattutto nei confronti di sé stesso. Un manager votato al lavoro, stargli accanto non era facile. Nel libro c’è un capitolo – I Marchionne boys – dove si racconta dei giovani manager che furono scelti per risollevare la Fiat, le loro fatiche, il loro impegno.

Qual è oggi la sua eredità?

Se non ci fosse stato Marchionne non ci sarebbe in Italia una fabbrica di automobili, Quando lui arrivò, sono parole sue, la Fiat era “tecnicamente fallita”, oggi Fca ha annunciato cinque miliardi di investimenti, a partire dalla 500 elettrica a Mirafiori. Un uomo – Sergio Marchionne – che ha lasciato un segno indelebile non solo in Italia, che ha spronato molti giovani a guardare avanti e che amava ripetere, come è raccontato nel libro “E’ leader chi ha coraggio, sfida l’ovvio, segue strade non battute, rompe vecchi schemi e chiude con le abitudini consuete”.

 

 

Bonus e assunzioni per under 35 e 29

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

 

Chi assume giovani può beneficiare del bonus assunzioni, un’agevolazione che vuole contrastare il precariato garantendo degli incentivi alle imprese che intendono assumere con contratti stabili. Dal 2019 l’incentivo avrebbe interessato solo gli under 29, ma grazie al Decreto Dignità, potranno goderne anche i giovani che non hanno ancora compiuto i 35 anni. Con la proroga infatti, fino al 2020 le aziende interessate potranno beneficiare di un importante sgravio fiscale introdotto dalla Legge di Bilancio 2018. L’agevolazione permette alle imprese di fruire di una riduzione dei contributi dovuti dal datore, del 50% e entro un limite di 3.000€ all’anno per ogni dipendente assunto. Il tutto per 36 mesi. Il Bonus Under 35, introdotto dalla Legge 205/2017 (quella di Bilancio 2018) consiste in due differenti agevolazioni per le aziende che assumono, con contratto a tempo indeterminato: esonero del versamento del 50% (nel limite di 3.000 euro annui e per un massimo di 36 mesi) o del 100% dei contributi previdenziali. L’esonero al 100%, sempre nel limite di 3.000 euro e per un massimo di 36 mesi, però, si applica solamente nei confronti di coloro che hanno conseguito il titolo di studio da massimo 6 mesi. In questo caso è anche necessario che questi abbiano svolto, presso il medesimo datore di lavoro, attività di alternanza scuola lavoro o un periodo di apprendistato di I e III livello. Il secondo bonus assunzioni, quello under 29, di cui possono disporre le aziende è quello previsto dal programma Garanzia Giovani, rivolto ai giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni iscritti al programma, purché questi non siano impegnati in altre attività lavorative o di studio.