ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 547

Proseguono i saldi al Torino Outlet Village

Iniziati con successo  i saldi invernali nei 90 negozi dei marchi più prestigiosi che propongono ulteriori sconti fino al 70% sui prezzi outlet delle collezioni Autunno/Inverno

Torino Outlet Village è il punto di riferimento per lo shopping a prezzi outlet per i torinesi e, grazie alla sua posizione strategica, facilmente raggiungibile anche dalle località del Piemonte e Valle D’Aosta. Rimane aperto dalle 9 alle 21 per i primi due weekend dei saldi: 5/6 e 12/13 gennaio.

Le 8 ristorazioni presenti terranno aperto fino alle 22, consentendo ai clienti di poter rimanere anche a cena. I  genitori possono inoltre lasciare i loro figli presso lo spazio Playground gestito da operatori dell’infanzia, con giochi e laboratori, e dedicarsi tranquillamente allo shopping. Per chi vuole  raggiungere l’Outlet senza utilizzare la propria vettura, c’è un comodo servizio di navetta che attraversa la città di Torino più volte al giorno. Nei primi due weekend è  gratuito il servizio di Hands free shopping, che permette di lasciare i propri acquisti presso un’area protetta e gestita da personale dell’Outlet in modo da poter continuare a fare shopping senza ingombranti sacchetti.

Informazioni su www.torinooutletvillage.it “I risultati dei primi giorni  di saldi – dicono i responsabili dell’outlet-  confermano il trend positivo di Torino Outlet Village che a poco meno di due anni dalla sua inaugurazione sta ottenendo importanti riscontri dai clienti italiani e stranieri, in crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente”.

Lettera aperta di Quaglieni: "Care madamin vi scrivo…"

Di Pier Franco Quaglieni
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Gentili signore, 
Sono uno dei trentamila torinesi presenti in piazza il 10 novembre 201. Io in piazza non vado volentieri perché la piazza mi evoca tempi non felici in quanto le democrazie si fondano più  sul consenso del libero voto e sulla  sua libera rappresentanza  che sulle manifestazioni di piazza, spesso indice ed espressione di  un malessere democratico, diffuso.  Le piazze che plaudono spasmodicamente  come nel Ventennio o le piazze che sbeffeggiano delle salme a piazzale Loreto non mi piacciono. Io, studioso di Machiavelli e di Tocqueville, sono per una democrazia “fredda”, fondata sul realismo e sui ragionamenti politici ben fatti. Per me la mente deve restare sempre fredda  perché le menti calde spesso non sono un segno positivo per le democrazie.  
Ricordo queste cose per evidenziare che l’essere andato in piazza il 10 novembre è stato per me un atto del tutto inconsueto , ma il malgoverno grillino della città  del Paese ha raggiunto dei livelli davvero intollerabili.  In quella piazza ho incontrato tanti amici e mi ha fatto piacere ritrovarli. Uno non lo vedevo da decine d’anni e subito abbiamo constatato che avevamo le stesse idee su Torino, sulla Tav ,sulla decrescita infelice.  Vi scrivo perché ho appreso che il 12 gennaio avete convocato un altro incontro in piazza Castello al quale dò la mia adesione.  Leggendo i giornali, però, mi è sorto un grosso dubbio che voglio esternarvi con sincerità : insieme ai sindaci invitati dovrebbe anche parlare Chiamparino, Presidente uscente della Regione Piemonte e candidato alla riconferma. E’ giustissimo far parlare i Sindaci, forse converrebbe far parlare anche  qualche tecnico che sappia usare linguaggi compatibili alla piazza, ma  invece mi sembra del tutto inopportuno dare spazio al candidato di uno schieramento politico da tempo ormai  in  piena campagna elettorale .  In queste mie considerazioni non c’è nulla di personale né di preconcetto, ma il rischio che si corre è grandissimo, quello cioè di avvalorare la tesi di chi vi ritiene sostenitrici occulte di uno schieramento politico.Non basterà certo  il bravo Mino Giachino a controbilanciare. E ,se ci fossero altri  eventuali candidati,rischiereste di trasformare una manifestazione civica in una sorta di tribuna elettorale allargata. Vi prego di essere attente, permettemi, a non offrire degli argomenti ai grillini.  Il movimento di idee nato il 10 novembre deve restare limpido e libero, così come si è presentato in piazza la prima volta .  Diversamente e’ destinato fatalmente a declinare.  Dal 10 novembre parte un impegno che non può infrangersi nelle beghe elettorali ,ma deve guardare oltre perché la Tav travalica gli schieramenti elettorali contingenti.  Gentili Signore,  tenetevi lontane dai partiti e da chi vorrebbe adescarvi per fini immediati e partigiani.  Solo così gli arancioni avranno un ruolo, senza confondersi con altre esperienze  con e senza gilet. Il 4 marzo ha rotto in modo irreversibile certi equilibri e la politica non può più ripetere certi rituali e praticare certe furbizie elettorali del passato.  Guai se il movimento diventasse trampolino di lancio per qualcuno, chiunque esso sia. In tal caso, buona parte dei 30mila torinesi tornerebbe o resterebbe  a casa.  Tra l’altro, Pietro Nenni che era un grande agitatore di piazza, ma era anche un raffinato politico, sosteneva che spesso alle piazze piene corrispondono le urne vuote: e’ infatti facile entusiasmare la folla, ma è difficile tradurre l’applauso in voto. Questa e’ la dura, implicabile lezione della storia con cui si deve sempre  inevitabilmente fare i conti. Pensateci, perché un passo avventato potrebbe essere fatale al gran risultato che avete raggiunto in novembre.
.
Con sincera stima , molta  simpatia e  viva cordialità. 
.
scrivere a quaglieni@gmail.com
(foto: il Torinese)

Lettera aperta di Quaglieni: “Care madamin vi scrivo…”

Di Pier Franco Quaglieni
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Gentili signore, 
Sono uno dei trentamila torinesi presenti in piazza il 10 novembre 201. Io in piazza non vado volentieri perché la piazza mi evoca tempi non felici in quanto le democrazie si fondano più  sul consenso del libero voto e sulla  sua libera rappresentanza  che sulle manifestazioni di piazza, spesso indice ed espressione di  un malessere democratico, diffuso.  Le piazze che plaudono spasmodicamente  come nel Ventennio o le piazze che sbeffeggiano delle salme a piazzale Loreto non mi piacciono. Io, studioso di Machiavelli e di Tocqueville, sono per una democrazia “fredda”, fondata sul realismo e sui ragionamenti politici ben fatti. Per me la mente deve restare sempre fredda  perché le menti calde spesso non sono un segno positivo per le democrazie.  
Ricordo queste cose per evidenziare che l’essere andato in piazza il 10 novembre è stato per me un atto del tutto inconsueto , ma il malgoverno grillino della città  del Paese ha raggiunto dei livelli davvero intollerabili.  In quella piazza ho incontrato tanti amici e mi ha fatto piacere ritrovarli. Uno non lo vedevo da decine d’anni e subito abbiamo constatato che avevamo le stesse idee su Torino, sulla Tav ,sulla decrescita infelice.  Vi scrivo perché ho appreso che il 12 gennaio avete convocato un altro incontro in piazza Castello al quale dò la mia adesione.  Leggendo i giornali, però, mi è sorto un grosso dubbio che voglio esternarvi con sincerità : insieme ai sindaci invitati dovrebbe anche parlare Chiamparino, Presidente uscente della Regione Piemonte e candidato alla riconferma. E’ giustissimo far parlare i Sindaci, forse converrebbe far parlare anche  qualche tecnico che sappia usare linguaggi compatibili alla piazza, ma  invece mi sembra del tutto inopportuno dare spazio al candidato di uno schieramento politico da tempo ormai  in  piena campagna elettorale .  In queste mie considerazioni non c’è nulla di personale né di preconcetto, ma il rischio che si corre è grandissimo, quello cioè di avvalorare la tesi di chi vi ritiene sostenitrici occulte di uno schieramento politico.Non basterà certo  il bravo Mino Giachino a controbilanciare. E ,se ci fossero altri  eventuali candidati,rischiereste di trasformare una manifestazione civica in una sorta di tribuna elettorale allargata. Vi prego di essere attente, permettemi, a non offrire degli argomenti ai grillini.  Il movimento di idee nato il 10 novembre deve restare limpido e libero, così come si è presentato in piazza la prima volta .  Diversamente e’ destinato fatalmente a declinare.  Dal 10 novembre parte un impegno che non può infrangersi nelle beghe elettorali ,ma deve guardare oltre perché la Tav travalica gli schieramenti elettorali contingenti.  Gentili Signore,  tenetevi lontane dai partiti e da chi vorrebbe adescarvi per fini immediati e partigiani.  Solo così gli arancioni avranno un ruolo, senza confondersi con altre esperienze  con e senza gilet. Il 4 marzo ha rotto in modo irreversibile certi equilibri e la politica non può più ripetere certi rituali e praticare certe furbizie elettorali del passato.  Guai se il movimento diventasse trampolino di lancio per qualcuno, chiunque esso sia. In tal caso, buona parte dei 30mila torinesi tornerebbe o resterebbe  a casa.  Tra l’altro, Pietro Nenni che era un grande agitatore di piazza, ma era anche un raffinato politico, sosteneva che spesso alle piazze piene corrispondono le urne vuote: e’ infatti facile entusiasmare la folla, ma è difficile tradurre l’applauso in voto. Questa e’ la dura, implicabile lezione della storia con cui si deve sempre  inevitabilmente fare i conti. Pensateci, perché un passo avventato potrebbe essere fatale al gran risultato che avete raggiunto in novembre.
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Con sincera stima , molta  simpatia e  viva cordialità. 
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scrivere a quaglieni@gmail.com
(foto: il Torinese)

Mercato dell'auto in declino. Fca -10%

Il mercato italiano dell’auto chiude in rosso nonostante il leggero  recupero di dicembre,  con +1,96% di immatricolazioni rispetto allo stesso mese del 2017, dopo tre mesi in calo. Il dato annuale è pari a -3.11%. Le immatricolazioni, indicano i dati del Mit – sono state nei 12 mesi 1.910.025, rispetto alle precedenti 1.971.345 del 2017. Le consegne di auto nuove hanno raggiunto quota 124.078 a dicembre.  Fca nei 12 mesi ha subito una flessione del 10,41%, a dicembre -1.10%. Per il Centro Studi Promotor  “nel 2019 c’è un’ombra cupa, legata alla frenata dell’economia italiana e alla Manovra approvata dal governo”. Si prevede un saldo negativo di 100 mila unità tra l’aumento degli acquisti di vetture ecologiche, grazie al bonus, e la diminuzione degli acquisti di veicoli con emissioni di CO2 medio-alte, penalizzate dall’eco tassa.
 
(foto: il Torinese)

Mercato dell’auto in declino. Fca -10%

Il mercato italiano dell’auto chiude in rosso nonostante il leggero  recupero di dicembre,  con +1,96% di immatricolazioni rispetto allo stesso mese del 2017, dopo tre mesi in calo. Il dato annuale è pari a -3.11%. Le immatricolazioni, indicano i dati del Mit – sono state nei 12 mesi 1.910.025, rispetto alle precedenti 1.971.345 del 2017. Le consegne di auto nuove hanno raggiunto quota 124.078 a dicembre.  Fca nei 12 mesi ha subito una flessione del 10,41%, a dicembre -1.10%. Per il Centro Studi Promotor  “nel 2019 c’è un’ombra cupa, legata alla frenata dell’economia italiana e alla Manovra approvata dal governo”. Si prevede un saldo negativo di 100 mila unità tra l’aumento degli acquisti di vetture ecologiche, grazie al bonus, e la diminuzione degli acquisti di veicoli con emissioni di CO2 medio-alte, penalizzate dall’eco tassa.

 

(foto: il Torinese)

Pernigotti, Di Maio: "Una lunga maratona"

Per il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi  Di Maio la  vertenza della Pernigotti é  come una “lunga maratona” che  si deve conquistare un miglio alla volta. “Siamo disposti a una trattativa a oltranza per convincere la proprietà ma bisogna dare più tempo all’advisor”, dice Di Maio e aggiunge: più soggetti interessati troveremo e più riusciremo a convincere l’azienda che ci sono soluzioni alternative”. Il ministro del Lavoro era presente all’incontro con i lavoratori e i sindacalisti della Pernigotti presso lo  stabilimento di Novi Ligure.

Pernigotti, Di Maio: “Una lunga maratona”

Per il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi  Di Maio la  vertenza della Pernigotti é  come una “lunga maratona” che  si deve conquistare un miglio alla volta. “Siamo disposti a una trattativa a oltranza per convincere la proprietà ma bisogna dare più tempo all’advisor”, dice Di Maio e aggiunge: più soggetti interessati troveremo e più riusciremo a convincere l’azienda che ci sono soluzioni alternative”. Il ministro del Lavoro era presente all’incontro con i lavoratori e i sindacalisti della Pernigotti presso lo  stabilimento di Novi Ligure.

Contenimento cinghiali, un'azione necessaria

 

L’incidente avvenuto sull’A1 tra Lodi e Casalpusterlengo non deve ripetersi. Serve un contenimento urgente degli ungulati. Che sono troppi. Perché sono sempre più frequenti casi di cinghiali che giungono anche nelle città e i danni provocati dai selvatici sono inestimabili.
La grande proliferazione della fauna selvatica e in particolare dei cinghiali – che secondo stime Ispra hanno ormai superato il milione di esemplari in Italia – sta causando danni ingenti alle colture agricole e gravi incidenti all’uomo. La situazione ha assunto di fatto dimensioni e caratteristiche di una vera e propria emergenza, da superare avendo come bussola la gestione degli equilibri ecologici. Ma senza intralci amministrativi. L’abbandono di porzioni importanti di territorio rurale e montano da parte dell’uomo, nonché l’aumento del bosco, lasciano ampi spazi all’aumento di selvatici. Come testimoniato anche dall’allarme delle ultime ore di Coldiretti, Cia e Confagricoltura sui danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica, il cinghiale rappresenta la parte preponderante del problema viste le sue caratteristiche, le sue abitudini alimentari.
Su un punto in particolare siamo certi come Uncem sia necessario lavorare: le buone pratiche di abbattimento selettivo e contenimento faunistico attualmente in corso nei Parchi nazionali e negli Ambiti territoriali di caccia devono oggetto di standardizzazione e di direttive specifiche nazionali. Chiediamo alla conferenza Stato-Regioni di adottare queste direttive per i parchi regionali e per le aree non protette al fine di far fronte all’emergenza su tutto il territorio nazionale. Ridurre il numero di ungulati è urgente e non più rinviabile.
Uncem Piemonte

Contenimento cinghiali, un’azione necessaria

 

L’incidente avvenuto sull’A1 tra Lodi e Casalpusterlengo non deve ripetersi. Serve un contenimento urgente degli ungulati. Che sono troppi. Perché sono sempre più frequenti casi di cinghiali che giungono anche nelle città e i danni provocati dai selvatici sono inestimabili.

La grande proliferazione della fauna selvatica e in particolare dei cinghiali – che secondo stime Ispra hanno ormai superato il milione di esemplari in Italia – sta causando danni ingenti alle colture agricole e gravi incidenti all’uomo. La situazione ha assunto di fatto dimensioni e caratteristiche di una vera e propria emergenza, da superare avendo come bussola la gestione degli equilibri ecologici. Ma senza intralci amministrativi. L’abbandono di porzioni importanti di territorio rurale e montano da parte dell’uomo, nonché l’aumento del bosco, lasciano ampi spazi all’aumento di selvatici. Come testimoniato anche dall’allarme delle ultime ore di Coldiretti, Cia e Confagricoltura sui danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica, il cinghiale rappresenta la parte preponderante del problema viste le sue caratteristiche, le sue abitudini alimentari.

Su un punto in particolare siamo certi come Uncem sia necessario lavorare: le buone pratiche di abbattimento selettivo e contenimento faunistico attualmente in corso nei Parchi nazionali e negli Ambiti territoriali di caccia devono oggetto di standardizzazione e di direttive specifiche nazionali. Chiediamo alla conferenza Stato-Regioni di adottare queste direttive per i parchi regionali e per le aree non protette al fine di far fronte all’emergenza su tutto il territorio nazionale. Ridurre il numero di ungulati è urgente e non più rinviabile.

Uncem Piemonte

Multiutility a confronto. Il caso di Iren e Egea

Nello scorso anno ci siamo occupati con attenzione e speranza di aziende che hanno riaperto i battenti e in questo modo hanno assicurato nuova occupazione così come di vendita di pacchetti azionari

Mai, come in tempo di crisi, si deve guardare in modo equilibrato a nuove operazioni di acquisto e vendita. Il caso della cessione, da parte del Comune di Torino, di 33 milioni di azioni della sua partecipata Iren che fornisce energia elettrica, non solo alla città, desta preoccupazioni.

Ovviamente non solo alla minoranza comunale che ha presentato una doverosa interpellanza, attraverso il suo capogruppo Stefano Lo Russo, ma all’intera cittadinanza e a chi vede in operazioni frettolose la mancanza di lungimiranza. In altre parole, quello che preoccupa è il come e il quando, in buona sostanza: i tempi! Si sa da tempo che le casse della città torinese sono disastrate, ma svendere può servire solo a far cassa (ma poca), mentre bisognerebbe, per problemi nuovi proporre soluzioni nuove e fare ricorso alla creatività che non vuol dire ingegneria finanziaria che tanti guasti ha provocato. Nemmeno crediamo allo slogan dell’analisi costi/benefici dietro cui ci si trincera per non fare e che non vuol dire nulla. Se si fosse pensato così, non si sarebbe avviata in Italia la costruzione dell’Autostrada del Sole, ma tante altre opere sarebbero ancora da realizzare. Se in Provincia Granda non si è realizzata l’autostrada quando tutto era più facile fu perché qualcuno dall’idee strampalate sosteneva che l’isolazionismo era meglio! Quello che manca oggi per la città e per il Piemonte, per restare solo alla nostra regione, è la visione del futuro. Torniamo al caso della Multiutility Iren. Molte società nascono a Torino, ma dalla capitale subalpina vanno via. Nel caso dell’Azienda Municipalizzata dell’energia (AEM) essa è confluita in Iren da molto tempo, così come hanno fatto i Comuni di Genova, Reggio Emilia ed altri partner. L’unico comune a volerne ridurre la sua partecipazione è Torino. A parte, la scelta dei tempi, un rapporto pubblico privato può non esser deprecabile e guardarsi attorno per ricercare soluzioni intelligenti, potrebbe non essere male a partire da quella di cercare il modo di far restare le quote azionarie alla città di Torino. Si parla in continuazione di esportare idee lungimiranti, della trasferibilità di soluzioni efficaci, già realizzate e non ci si guarda attorno. In Piemonte, per esempio, nelle Langhe, un’idea di rapporto pubblico/privato, nello stesso settore di Iren è stata avviata da tempo e si chiama Gruppo Egea in cui convergono (Banche, Comuni e privati) e il rapporto fra la parte pubblica e quella privata è regolato in modo efficace e il coinvolgimento di due importanti Fondazioni come CRT e Intesa Sanpaolo potrebbe essere opportuno. A ben guardare anche nella nuova gestione del Salone del Libro si sta scegliendo la stessa strada con regole precise su compiti della parte pubblica e privata. Preoccupa le minoranze la decisione dell’amministrazione comunale di vendere e soprattutto perché immettere sul mercato un così considerevole numero di azioni equivale ad affidare alla parte privata la maggioranza della società.

In quest’ottica, il Partito Democratico attraverso il suo capogruppo Stefano Lo Russo ha depositato un’interpellanza al consiglio comunale a cui aderiranno anche il capogruppo dei Moderati Silvio Magliano e per Forza Italia Osvaldo Napoli. Se da un lato, la (s)vendita del pacchetto azionario detenuto in Iren non risolleverà le sorti delle casse cittadine, la domanda che ci si dovrebbe porre è come far crescere la partecipata con un progetto che sia non solo di cassa. Lamentarsi che la quota della città di Genova potrebbe aumentare e che si perderebbe influenza e rappresentanza in seno ad Iren può non essere la sola domanda giusta! Ritorcere alla sindaca Chiara Appendino lo slogan del Movimento 5* del rapporto costi/benefici è una delle domande da farle assieme a quella sulle minusvalenze per le Casse Comunali, a chi giova e al ruolo di Torino.

Chiudiamo con il raffronto con la Multiutility delle Langhe e al suo poderoso programma di attività e investimenti in tutti i versanti, dall’energia, alla cogenerazione, al teleriscaldamento, a quello delle acque, allo smaltimento dei rifiuti ed altro ancora; dove il rapporto pubblico privato tiene e la parte pubblica (Alba) con un bilancio non disastrato come quello di Torino non si sognerebbe mai di cedere parte delle sue quote detenute in Egea.

 

Tommaso Lo Russo