ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 547

A ottant’anni dalle leggi razziali

Al Palazzo del Rettorato Universitario di via Verdi 8 a Torino,nell’ambito del progetto “1938/2018 A ottant’anni dalle leggi razziali”, promosso da Museo Diffuso della Resistenza, Università di Torino, Centro Primo Levi, Polo 900 e Comunità Ebraica, verrà inaugurata la mostra “Scienza e vergogna”. La mostra affronterà il tema della responsabilità e ambiguità dell’Università nei confronti delle politiche razziali del fascismo. Giovedì 22 NOVEMBRE, ore 17,00 , al Polo del ‘900 in via del Carmine 14 a Torino, sempre nell’ambito del progetto “1938/2018 A ottant’anni dalle leggi razziali”, verrà inaugurata l’installazione multimediale “Che razza di storia”. Un quadro d’insieme sulle leggi razziali in Italia. Entrambe le iniziative, sostenute dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale, vedranno la presenza del Presidente del Consiglio regionale piemontese, Nino Boeti.

 

Marco Travaglini

I costi di una badante, che cosa bisogna sapere

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

 

Sono molte le persone interessate a sapere quanto costa mensilmente una badante. Ecco la spesa congrua da sostenere per tale figura professionale. L’Italia è uno dei Paesi con il tasso di anzianità più alto in Europa. Anche per questo motivo, la figura della badante è molto richiesta dalle famiglie che hanno bisogno di un sostegno per i propri cari. Non solo per le persone che non sono autosufficienti, ma anche per quelle che hanno la necessità di avere un piccolo aiuto nell’espletare le faccende domestiche. Senza contare il fatto che, nel caso in cui l’anziano debba sentirsi male, può ricevere soccorsi immediati che non avrebbe se fosse da solo.  Una cosa che le famiglie si chiedono però è: quanto può costare avete una badante in casa? I costi da sostenere sono equiparabili a quelli di un lavoro normale ovviamente. Innanzitutto bisogna distinguere tra convivente e non convivente. Nel primo caso, infatti, alle spese per la professione vanno aggiunte quelle del vitto e dell’alloggio, inesistenti invece nel secondo caso. Se la badante dovesse essere convivente della persona anziana, bisogna calcolare una spesa media di 1310 euro al mese. Lo stipendio si aggira intorno ai 965 euro al mese, a cui vanno aggiunti i contributi Inps e Inail (182 euro), le ferie (80 euro), la tredicesima (80 euro), il trattamento di fine rapporto (900 euro) che si matura per ogni anno di servizio.In generale la retribuzione base è di circa sette euro l’ora: per un part-time, quindi, lo stipendio mensile non potrà essere inferiore ai 750 euro al mese.

Local Energy Community per il domani

La nuova frontiera dell’efficienza energetica sarà un argomento centrale dell’edizione 2018 di Restructura, in programma all’Oval del Lingotto da giovedì 15 a domenica 18 novembre prossimi

A promuovere un workshop sul tema “Local Energy Community “, giovedì 15 novembre dalle 18 alle 19.30, presso la Sala Innovazione, sarà l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, il cui coordinatore regionale per il Piemonte è l’architetto Ivano Verra, con il patrocinio di AssoESCo, Associazione Italiana delle Energy Services Company. Attraverso presentazioni e dibattiti con gli stakeholder locali presenti, si vogliono inquadrare le Local Energy Community, che costituiscono un ecosistema energeticamente efficiente in cui nasce, intorno alle necessità delle collettività locali e del territorio, una spinta alla produzione ed alla gestione autonoma delle risorse energetiche. Gli enti locali stessi partecipano alla LEC (Local Energy Community) per favorire la costituzione del soggetto, garantire consumo ed ottimizzazione per la propria quota parte di interventi e consumi, attraverso il partenariato tra pubblico e privato e lo strumento di iniziativa privata, noto come Project Financing. Nuovi paradigmi di consumo e di produzione sono incentrati sulla generazione diffusa e su sistemi intelligenti di connessione e scambio con la rete. Tutto ciò ha una profonda implicazione sul sistema energetico complessivo, con una evoluzione del business model, delle normative, delle tecnologie e della relazione tra il fornitore di servizi energetici ed il cliente, con un ruolo più attivo di quest’ultimo nella produzione, distribuzione e consumo.

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La Local Energy Community rappresenta una comunità di utenze (private, pubbliche o miste) localizzate in una determinata area in cui gli utilizzatori finali (cittadini, imprese, Pa), progettisti, attori di mercato ed addetti alla pianificazione possono cooperare per sviluppare elevati livelli di fornitura “intelligente” di energia. Viene, quindi, ottimizzato l’utilizzo delle fonti rinnovabili dell’innovazione tecnologica, attuando l’applicazione di misure di efficienza. Si ottengono, così, tre risultati, economicità, sostenibilità e sicurezza energetica. Grazie al coordinamento di attori come la ESCo, le Local Energy Community possono investire in progetti volti a creare distretti energetici per la generazione diffusa, implementando altresi soluzioni di efficienza energetica e di riqualificazione degli edifici, con messa a norma NZEB e progettazione Smart. Così i gestori di immobili ed i cittadini diventano soggetti capaci di garantire il consumo dell’energia prodotta e di connettere autoproduzioni FER al sistema. Per il programma di ottimizzazione energetica non è sufficiente utilizzare singole tecnologie energeticamente efficienti o rinnovabili in singoli edifici o abitazioni. È necessario, invece, sviluppare un nuovo modello basato sul distretto energetico, vale a dire sulla rete che distribuisce agli edifici ed agli insediamenti “ecologici” l’energia autoprodotta, ricorrendo anche alle fonti rinnovabili. In Italia, tuttavia, non esiste un sistema “chiavi in mano” e chi voglia dotarsi di un impianto per l’autoproduzione è costretto a rivolgersi ad operatori diversi per integrare negli edifici i pannelli fotovoltaici, le apparecchiature di controllo ed i sistemi di illuminazione. Le aree mediterranee necessitano, quindi, di uno specifico modello per la generazione distribuita.

Mara Martellotta

Alpsib Forum: nuovi strumenti finanziari per il sociale

Building an equitable future: new forms of social impact investments across the Private, Third and Public sectors 
 
 
ALPSIB FORUM, organizzato da Next Level, è l’evento conclusivo di un progetto durato due anni durante i quali Francia Austria, Italia, Germania, Slovenia hanno lavorato insieme per costruire strategie comuni sui nuovi strumenti finanziari per l’impatto sociale.
 
Nel corso della mattinata verranno raccontate 6 storie eccezionali di investimento in impatto sociale e sanitario provenienti da tutta Europa: storie in cui pubbliche amministrazioni, investitori e imprenditori sociali hanno fatto la differenza insieme. Nel pomeriggio, 3 workshop saranno dedicati all’innovazione dei finanziamenti privati e pubblici in “impatto” e all’accesso alla finanza sociale per il Terzo Settore. 
 
Parteciperanno al Forum 50 esperti stranieri
Oltre ai partner di progetto, sarà presente la Banca Europea per gli Investimenti, il Fondo Europeo per gli InvestimentiBNP Paribas; l’investitore Svizzero InvethosStone King prestigiosa società di consulenza inglese, Il “Governement Outcome Lab” dell’Università di Oxford, e altri prestigiosi centri di ricerca sull’imprenditorialità sociale e i social impact bond da Francia, Svezia, Spagna, Grecia. 
 
Il Forum è un evento di respiro internazionale che vede Torino ancora una volta protagonista in innovazione sociale: per la prima volta è il terzo Settore che lancia la sfida alle pubbliche amministrazioni e agli investitori per cambiare le strategie di finanziamento.  
 

#GiùLeManiDallInformazione

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Questa mattina, in piazza Castello a Torino, contemporaneamente a tante altre piazze italiane la Federazione nazionale della Stampa italiana ha organizzato il flash mob #GiùLeManiDallInformazione, aperto non soltanto ai giornalisti, ma anche a cittadini e associazioni che “considerano l’informazione un bene essenziale per la democrazia”. All’iniziativa ha aderito il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.  «Ritrovarsi in piazza contemporaneamente – spiega Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi – significa respingere tutti insieme attacchi volgari e inaccettabili contro l’informazione e i giornalisti. Ormai non si tratta più di episodi isolati, ma di azioni mirate a screditare una categoria di professionisti con lo scopo di disorientare l’opinione pubblica. Una forza politica, il Movimento 5 Stelle, che teorizza il superamento del Parlamento e della democrazia liberale ha messo nel mirino i giornalisti e gli editori perché per realizzare questo progetto bisogna togliere di mezzo tutti gli organismi intermedi e impedire ai cittadini di conoscere. Soltanto un’informazione debole, docile o assente può consentire alla disinformazione di massa, veicolata attraverso gli algoritmi e le piattaforme digitali, di prendere il sopravvento e di manipolare il consenso e le coscienze dei cittadini. È un disegno al quale bisogna opporsi con forza». 

(foto: R. Chiaravalloti – il Torinese)

Il Piemonte vuole gestire la Tav

La Regione Piemonte chiede di acquisire la partnership nella società per la costruzione della Tav, qualora il Governo volesse abbandonarla

Una possibilità da discutere con l’Esecutivo centrale alla luce dell’approvazione odierna, da parte del Consiglio regionale, dell’ordine del giorno sulla “Gestione opere strategiche infrastrutturali conseguenti all’autonomia differenziata”, primo firmatario Andrea Fluttero (FI). A favore i gruppi di maggioranza e opposizione, hanno votato contro M5s, Leu e M5s. Il documento è collegato alla delibera sulla richiesta di autonomia differenziata da parte del Piemonte approvata la scorsa settimana e intende appoggiare il completamento della Torino-Lione nel contesto del più ampio progetto europeo. Infatti, nel caso “il Governo nazionale intendesse interrompere la realizzazione dell’opera”, l’odg impegna l’Esecutivo regionale a chiedere che la Regione possa “acquisire la titolarità italiana dell’opera”. Il documento chiede anche il subentro della Regione nelle quote di proprietà pubblica delle autostrade sul territorio piemontese e delle relative concessioni, affinché i conseguenti ricavi possano rimanere a disposizione dei cittadini piemontesi. Approvato anche un altro ordine del giorno, presentato dal gruppo Leu (primo firmatario Marco Grimaldi), che impegna la Giunta regionale a migliorare le modalità di sottoscrizione e gestione delle concessioni autostradali e a tenere, quindi, in debita considerazione la ripartizione dei relativi utili nei territori su cui sono generati. Il documento chiede anche di arrivare all’eliminazione del pedaggio nella tangenziale di Torino.

(foto: il Torinese)

Alluvioni, dramma per gli allevatori. E per gli animali

Nelle emergenze alluvionali di questi giorni, c’è un dramma nel dramma che rischia di essere sottovalutato: quello degli animali

L’allarme viene dal presidente nazionale del Gruppo di interesse economico (Gie) del settore carne della Cia Agricoltori italiani, nonché delegato della stessa Organizzazione al sindacato europeo Copa Carni Bovine di Bruxelles, Roberto Buratto, allevatore di San Carlo Canavese: «Ci sono in questo momento centinaia di stalle e migliaia di capi animali che in tutta Italia stanno vivendo situazioni disperate. Aziende irraggiungibili – osserva Buratto -, animali morti o feriti, approvvigionamenti di mangimi e foraggi difficili da garantire, produzioni compromesse… A differenza delle altre attività – continua Buratto -, gli allevamenti danneggiati dal maltempo non possono sospendere la produzione, tantomeno abbandonare gli animali loro destino. Devono continuare a mungere e raccogliere le uova, provvedere alla cura dei loro capi e tirare avanti in qualche modo, il più delle volte da soli, tra il disinteresse della maggior parte dell’opinione pubblica». Il presidente nazionale di Cia Agricoltori italiani, Dino Scanavino, ha assicurato il pieno appoggio dell’Organizzazione all’iniziativa di Buratto, che rilancia l’appello a promuovere iniziative di solidarietà a favore degli allevatori in difficoltà: «Pensiamo a una task-force di pronto soccorso delle stalle – dice Buratto -, all’allestimento di camion di foraggio da mobilitare all’occorrenza, all’impiego straordinario di veterinari e farmaci d’emergenza… Gli animali sono esseri senzienti, il loro benessere è prioritario per l’allevatore, così come per la comunità, che dovrebbe attivarsi in caso di bisogno. Tutti dovremmo sentirci chiamati a dare una mano, ognuno secondo le proprie possibilità».

Nel cuore dei Balcani

DAL PIEMONTE – Poco più di due decenni fa finiva la guerra in Bosnia, lasciando cumuli di macerie e tanti, troppi morti. Alla tragedia è seguita una pace imperfetta, fatta di prevaricazione e di giustizia negata, di dolore e di speranze strappate via dal disastro di una quotidianità spesso fatta di umiliazioni e privazioni.

Nel cuore dei Balcani al tramonto del secolo breve”. Questo è il titolo dell’incontro pubblico che si terrà giovedì 15 novembre, dalle 15.00 alle 18.00, nella Sala Scimé di Mondovì (Cn). L’evento è organizzato dalla Città di Mondovì, l’Anpi, il Centro studi Monregalesi, l’Associazione culturale “Gli Spigolatori”, il liceo “Vasco Beccarla Govone”, l’Associazione italiana di Cultura Classica e l’Unidea di Mondovì. Dopo l’introduzione del prof. Stefano Casarino interverranno lo storico Gigi Garelli, direttore dell’Istituto della Resistenza di Cuneo ( “Come ti costruisco il nemico. La regione dei Balcani dal sogno di Tito all’incubo di Srebrenica”) e il giornalista e scrittore  Marco Travaglini , nella foto (“Bosnia, l’Europa di mezzo. Un viaggio tra guerra e pace, tra Oriente e Occidente”). Poco più di due decenni fa finiva la guerra in Bosnia, lasciando cumuli di macerie e tanti, troppi morti. Alla tragedia è seguita una pace imperfetta, fatta di prevaricazione e di giustizia negata, di dolore e di speranze strappate via dal disastro di una quotidianità spesso fatta di umiliazioni e privazioni. Un incontro per capire non solo le ragioni del conflitto, generato dal demone del purismo etnico e del nazionalismo esasperato, ma anche la forza enorme che permette al popolo bosniaco di non scomparire.Durante l’evento saranno proiettate immagini relative alla Bosnia, tra guerra e pace. 

Gli orologi cosmici di Miss Bell

Temevo di essere un po’ provinciale, non abbastanza intelligente per Cambridge. Ero sicura che prima o poi mi avrebbero scoperta e cacciata da questa grande università. Ma fino a quel momento avrei lavorato sodo per dare il meglio di me”; una delle frasi più emozionanti e uno degli insegnamenti più significativi di Jocelyn Bell si riassume certamente in questa frase, che lei pronuncia quando ha già trascinato il pubblico nell’appassionante cavalcata attraverso la pioneristica radioastronomia degli anni Sessanta. E invece la ragazza di allora, venuta dal profondo dell’Ulster, nell’Irlanda del Nord, e infine dottoranda a Cambridge – dove però, nota con squisito humour britannico, si usavano ancora le valvole mentre “giù al Nord”, in Scozia, dove aveva conseguito i precedenti titoli accademici, già si usavano i transistor – era destinata ad entrare nella storia dell’astrofisica. Nel 1968, infatti, nel brusio cosmico e terrestre di segnali radio (e pensate quello che si vede ora, nell’era dei cellulari e delle telecomunicazioni globali), quasi annegati nel rumore di fondo e incisi su chilometri e chilometri di carta millimetrata, la giovane ricercatrice scopre dei deboli segnali di periodicità piccolissima, che sembrano provenire sempre dalla stessa posizione del cielo.

Non sono segnali umani, proprio per via della loro dipendenza dal tempo siderale, quattro minuti più breve del periodo di rotazione terrestre, e non sono neanche, purtroppo o per fortuna, segnali di piccoli omini verdi, visto che non sembrano subire lo spostamento Doppler che un pianeta in orbita attorno ad una stella subirebbe durante la sua rivoluzione.La risposta è rivoluzionaria: Jocelyn Bell ha individuato la prima prova di un segnale proveniente da un oggetto misterioso ed estremo, una stella di neutroni il cui campo magnetico, disallineato rispetto all’asse di rotazione dell’oggetto, è puntato verso di noi.Come un faro nel cielo, che ruota senza sosta, quando uno dei due poli della stella è rivolto verso la terra, le onde radio irraggiate dagli elettroni accelerati nei potentissimi campi magnetici della stella (si consideri che, se un magnete industriale arriva al massimo a 10 Tesla, la stella di neutroni arriva a qualche centinaio di milioni di Tesla) partono per un lungo viaggio nelle profondità del cosmo e arrivano finalmente a noi dopo viaggi di chissà quante migliaia di anni luce. Esperimento e teoria, ancora una volta, mostrano in queste circostanze la forza della loro sinergia: che le stelle di neutroni potessero esistere, era già stato da lungo tempo predetto, almeno da quando la relatività generale si era affacciata al mondo grazie al genio di Einstein.

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La ricetta è questa: prendete una stella di qualche decina di masse solari, un autentico mostro, ma se alzate gli occhi al cielo ne vedrete almeno un paio, famosissime, Betelgeuse e Bellatrix nella costellazione di Orione che, proprio in questo periodo, si alza nel cielo ed Antares nella costellazione dello Scorpione, che invece ci ha lasciato nel primo autunno. Quando, dopo qualche centinaio di milioni di anni di vita, una stella siffatta esploderà, spargerà nel cosmo buona parte degli elementi che il suo nucleo tumultuoso ha sintetizzato e che noi tutti conosciamo così bene, il ferro, l’oro, l’uranio, il calcio, l’ossigeno, mentre il suo nucleo di ferro e silicio sarà così pesante da andare incontro a trasformazioni qui sulla Terra inimmaginabili; durante il collasso, la materia di cui è fatta si trasforma principalmente in neutroni, impacchettati e sottoposti ad una pressione tale da avere la stessa densità di un singolo nucleo atomico, oppure, per farvi un’idea e non lamentarvi più del sovraffollamento in metropolitana, di tutta l’umanità compressa in un ditale da cucito, diventando un gas degenere, l’unico stato della materia che riesce, purché la massa complessiva del nucleo stesso non sia maggiore di due, massimo tre masse solari (e già questi sono valori eclatanti, il nucleo di una stella che da solo è due o tre volte più pesante dell’intero sole), a raggiungere l’equilibrio con la forza di gravità.Se anche questo limite è superato, si entra nel regno di altri oggetti astrofisici “mitici”, tanto per la scienza come per la fantascienza, i buchi neri.Quindi, che le stelle di neutroni potessero esistere era ragionevole pensarlo: il problema era dimostrarlo, considerato che si tratta di oggetti del raggio di venti chilometri (sic!), che non emettono praticamente luce visibile e non hanno fonti di energia interne; sono stelle, ma non brillano, sono stelle ma probabilmente non sono neppure palle di gas, bensì di materia ferrosa solida in superficie. Ci restano due speranze: gli effetti dei campi gravitazionali estremi che, però, cinquant’anni fa la tecnologia non era ancora in grado di rivelare, e il ricco contenuto in ferro, che genera correnti elettriche superficiali ed i potenti campi magnetici responsabili della radiazione emessa dagli elettroni. Jocelyn Bell stana proprio questo segnale, un segnale estremamente regolare, perché la stella, così compatta, ruota a grandissima velocità, in qualche millisecondo in media, al massimo in un secondo, e perde la propria energia rotazionale su tempi lunghissimi; potremmo osservare per anni e secoli una stella di neutroni e il suo segnale si presenterebbe a lungo puntuale all’appuntamento e, solo con misure di altissima precisione, potremmo dimostrare che anche lei, un po’ alla volta, come la pendola della nonna, “si stanca” e rallenta fino a fermarsi, chissà quando, in qualche milione di anni; ecco perché un giornalista del Daily Telegraph suggerisce il nome, che subito funziona, di Pulsating Star, Pulsar per gli amici.

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Più o meno negli stessi anni, si può dire solo qualche metro di lunghezza d’onda più in là, le antenne dei, curioso cortocircuito della storia, Bell Laboratories, compagnia telefonica americana, scopriranno un altro brusio significativo, questa volta nelle microonde: la radiazione di fondo, non più un segnale pulsato e regolare, bensì un segnale elettromagnetico uniforme che proviene dalle profondità del tempo, appena trecentomila anni dopo il Big Bang, ma questa è un’altra storia. Ci si domanderà se Jocelyn Bell abbia vinto il premio Nobel per questo premio, e la risposta è no: lo vinse il suo supervisore ed altri radioastronomi con cui lei ebbe a collaborare. Vi fu chi recriminò rumorosamente per quella che potrebbe apparire un’ingiustizia, ma lei stessa ha smorzato i toni negli anni visto che, effettivamente, il vero cacciatore di pulsar era stato il suo professore ed a lui si doveva il merito dell’avvio della grande campagna radioastronomica; lei era stata nel momento giusto, al posto giusto, anche se dobbiamo riconoscere a lei si deve l’acume e la caparbietà nello scoprire e nell’escludere, metodica come l’altro suddito di Sua Maestà Britannica, Sherlock Holmes, ogni possibile sorgente che non fossero la prima e poi, dopo una nuova ricerca nella mole di dati accumulati, la seconda e la terza stella di neutroni, che si nascondevano in quel segnale. Torto o non torto, a cinquant’anni dalla scoperta, Jocelyn Bell ha ottenuto comunque un grande premio, quello che l’Osservatorio Astronomico, il dipartimento di Fisica e il Museo dell’astronomia hanno voluto celebrare venerdì al Piccolo Regio: l’americano e ricchissimo Breakthrough Prize, che ne commemora la scoperta, capace di scompaginare il mondo, questa più o meno la difficile traduzione della parola breakthrough, e cinquant’anni di illustre carriera. E, anche in questo caso, Jocelyn Bell si è mostrata rivoluzionaria, destinando quasi tre milioni di dollari alla creazione di borse di studio per donne, minoranze e studenti svantaggiati in genere, perché possano perseguire le proprie idee e i propri sogni, un tema straordinariamente attuale, che dimostra come la scienza sappia essere fonte di pace e progresso, riallacciandosi, ancora una volta, con la radioastronomia che le ha dato la fama, nata dalla riconversione dei radar nelle macerie dell’Europa della seconda guerra mondiale.

Andrea Rubiola

Tutti a scuola di gemmologia

DAL PIEMONTE    Valenza, da sempre, vuole dire oro e gioielli, in Piemonte, in Italia e nel mondo. E non è stato infrequente il caso che, anche negli anni passati da Torino e provincia ci si sia rivolti agli artigiani orafi valenzani per acquistare dei manufatti o per apprendere l’arte

Si tratta di un’arte che si tramanda ormai da generazioni e di un sapere che è famoso in tutto il mondo. Di qui la necessità di tramandarlo. In questo ambito è nato, sin dagli anni Settanta, il corso di gemmologia che tiene il professor Luciano Orsini e che partirà il 20 novembre prossimo al Laboratorio Speranza Cavenago dell’Istituto Cellini in strada Pontecurone, grazie alla disponibilità della dirigente Maria Teresa Barisio ed al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Alessandria che, con il presidente Pierangelo Taverna, ha sempre creduto nell’iniziativa. Il corso, completamente gratuito, si ‘snoda’ in ottanta ore settimanali che si svolgono in orario serale, dalle 20.30 alle 22.30, e si concluderà entro l’anno scolastico. Si rivolge ad operatori del settore o amanti della materia – forze dell’ordine, artigiani, commercianti, appassionati della materia – ma anche a persone che si vogliano avvicinare per la prima volta a questo mondo, non avendone una preparazione specifica e si suddivide in lezioni teoriche e pratiche. E, i partecipanti, sono circa una trentina tutti gli anni, molti dei quali non sono soltanto valenzani, ma vengono anche dalle province e delle regioni vicine. Il docente, Luciano Orsini, è molto conosciuto e non soltanto in ambito valenzano ed il suo curriculum parla chiaro: docente per 40 anni di analisi gemmologica al Cellini, docente a contratto al Politecnico di Torino nel master di Ingegneria del gioiello, perito della Camera di Commercio e presso il Tribunale di Alessandria, consultore della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, nonché autore di diverse pubblicazioni di carattere scientifico, storico ed artisticom da sempre appassionato della materia, pur non essendo ‘figlio d’arte’. “Il corso è nato – spiega – da molteplici richieste degli operatori e dalla necessità di conoscenze specifiche” e si collega con un altro, sulla conoscenza e la tutela dei beni culturali, che Orsini organizza ogni anno in collaborazione con il comando provinciale dell’Arma dei carabinieri, anch’esso prossimo alla partenza. Le lezioni affrontano diversi aspetti della gemmologia, dall’analisi, alla valutazione, alla storia e simbologia delle gemme a esercitazioni rese possibili grazie alla dotazione scientifica del laboratorio. “Certamente i problemi di oggi – dice ancora Luciano Orsini – non sono quelli di quaranta anni orsono: allora la peggior realtà truffaldina potevano essere le sintesi, oggi sono gli abbellimenti artificiali”.

Massimo Iaretti

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Per informazioni ed iscrizioni, tel. Dalle 9 alle 20 ai numeri 340/1280335 o 0131/940163.