ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 531

Industriarsi per vincere

Nei giorni scorsi Carlo Robiglio, Presidente Nazionale Piccola Industria, ha presentato il libro “Industriarsi per Vincere. Le Imprese e La Grande Guerra” edito da Interlinea

Con lui, presso la Sala Giovanni Agnelli del Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino, per il ciclo degli appuntamenti del mercoledì mattina, il Generale di Brigata Roberto De Masi, Capo di Stato Maggiore dell’Istituto di Formazione dell’Esercito Italiano e Andrea Pozzetta ospitati da Giancarlo Bonzo  Amministratore Delegato del Centro.
Il libro è un viaggio, un documentario illustrativo che racconta, per la prima volta, l’importante ruolo dell’industria italiana negli anni della Grande Guerra, una testimonianza corredata da oltre 100 immagini e riproduzioni d’epoca, molte delle quali inedite, provenienti dagli archivi industriali. Oggetti, arnesi e materiali di ogni tipo: borracce, piccozze, biciclette, navi, aerei, divise in grigioverde, documenti e cartoline storiche. Rappresentazioni e simboli degli Italiani in guerra, emblemi di una intera generazione di soldati e di civili coinvolti ed impegnati al fronte interno. Non solo un percorso esplicativo ed un memoriale, ma anche considerazioni e analisi sull’Italia della Prima Guerra Mondiale, il paese dei nostri genitori o dei nostri nonni,   e di tutto quello che abbiamo ereditato, compresa la traccia e le prove dell’immane impegno che il nostro paese ha dovuto sostenere. I numeri di questo sacrificio collettivo sono notevoli: 5.903.000 chiamati alle armi, 680.000 caduti, 350.000 orfani. Fu una guerra di materiali nella prima fase che ebbe poi una evoluzione tecnico tattica in seguito agli sviluppi nel settore degli armamenti e della comunicazione a lunga distanza, con l’introduzione del Radio Telegrafo, un conflitto che portò con sé mutazioni sociali importanti come la considerevole presenza femminile in ambito pubblico e nel mondo del lavoro. In questo periodo bellico drammatico e di perdite, molte furono le invenzioni di oggetti e mezzi che ci accompagnano ancora nella vita quotidiana: la lametta da barba, le scatole per il cibo o l’utilizzo dei Raggi X, il metal detector, l’orologio da polso sono solo alcuni di questi. In ambito strettamente militare ci furono le prime riprese aeree, l’utilizzo frequente dei prefabbricati di montagna, le vie d’acciaio come le teleferiche, essenziali per l’approvvigionamento del cibo e l’evacuazione dei feriti. Inoltre, a causa dell’altissimo numero di feriti, molti dei quali gravissimi, una nuova specializzazione della chirurgia, quella ricostruttiva, fu approfondita e migliorata e grazie a questo progresso medico scientifico dettato dalle necessità di quell’epoca oggi è possibile intervenire in maniera decisiva su aeree del corpo deturpate da incidenti con operazioni di medicina plastica ed estetica.

Maria La Barbera

 
 

Farmacie rurali, un presidio necessario

Le farmacie rurali rappresentano un presidio importantissimo per le aree montane del Paese. Nei piccoli Comuni sono punto di riferimento della comunità, storico e del futuro, al pari di municipio, chiesa, caserma dei carabinieri, ufficio postale. Per questo Sunifar-Federfarma, rete delle farmacie, e Uncem, assieme a Cittadinanzattiva, a Roma hanno sottoscritto un patto per portare nuovi e migliori servizi nelle farmacie rurali, punto di riferimento in particolare per le fasce più deboli della popolazione. Il Presidente Uncem Marco Bussone ha avviato una preziosa intesa assieme a Silvia Pagliacci, Presidente Sunifar, con l’appoggio del Presidente nazionale Federfarma Marco Cossolo e del Segretario regionale del Piemonte, Andrea Garrone. Le farmacie rurali, tramite la loro associazione, lavoreranno anche con la Strategia nazionale per le Aree interne, al fine di inserire nelle Strategie d’area nuove opportunità. In particolare, l’azione si muove su cinque fronti: p revenzione, servizi di front-office, diagnostica e tele-assistenza, assistenza domiciliare, emergenza-urgenza. All’interno di queste macro-aree sono stati individuati alcuni servizi di particolare utilità per le popolazioni locali: test diagnostici di prima istanza, screening di prevenzione di patologie di forte impatto sociale (per la prevenzione); prenotazioni, pagamento ticket, ritiro referti (per i servizi di front office); prestazioni di telemedicina, come ecg, holter cardiaco e pressorio, telespirometria (per la diagnostica e la teleassistenza); consegna di farmaci, dispositivi, materiale per medicazioni e consulenza sanitaria su interazioni, alimentazione (per l’assistenza domiciliare); defibrillatori ed effettuazione di piccole medicazioni (per l’emergenza-urgenza).  “Se coinvolte in queste attività le farmacie rurali, disponibili per vocazione a farsi carico dei problemi dei cittadini nelle zone disagiate, possono svolgere pienamente il ruolo di centro di aggregazione socio-sanitaria e costituire un punto di riferimento pressoché esclusivo per l’intera comunità, diventando un problem solver, cioè una struttura polifunzionale che dà risposte a tutti i tipi di problematiche, uno sportello che indirizza il cittadino sul percorso più adatto per i suoi problemi”, sottolinea Silvia Pagliacci. “Apriamo una nuova strada – evidenzia Marco Bussone – È necessario per i Sindaci e le Amministrazioni locali costruire pezzi di collaborazione con il sistema privato per garantire nuovi servizi. Così facciamo con Sunifar-Federfarma. Lo abbiamo già sperimentato con Poste, servono nuovi patti per generare opportunità e benessere sui territori. Le farmacie rurali sono importantissime e possono loro stesse essere ‘case della salute’, snodo della telemedicina e della teleassistenza. Uncem firma questa nuova alleanza su temi fondamentali per i nostri paesi”.

Bambini e futuro? C'è "Be children"

Edi Righi, imprenditore e mecenate, racconta la innovativa Onlus che insegna ai piccoli a diventare uomini

‘Verba docent, exempla trahunt’, scriveva in tempi lontani Sant’Agostino. Le parole conducono, l’esempio trascina, questo è certo. La storia insegna e conferma che sono sempre i cuori nobili a imbarcarsi nelle avventure più grandi.
Specialmente quelle combattute in nome di chi ha fame: di cibo, di acqua, di lavoro e di dignità. Come quello verace di Edi Righi, 67 anni, nativo di Poviglio (RE), fondatore e Presidente di ‘Digital Broker for Children prima’ e di ‘Be Children’ adesso, una Onlus davvero singolare per il metodo con cui trasferisce a culture e popolazioni lontane non abbienti i principi, i mezzi e gli strumenti con cui costruirsi e maturare la propria indipendenza a 360°, alla luce della scala dei valori universali che nella vita contano sopra ogni cosa e fanno la differenza.
Ora per tutti professione pensionato (anche se instancabilmente prodigo nell’aiutare il prossimo), un passato importante da dipendente prima e soprattutto per una lunga carriera con plurime esperienze di pregio nel settore agroalimentare, turistico ambientale escursionistico e naturalistico. Turismo alternativo, insomma, ambito che oggi anche in Italia va per la maggiore e che vede in lui uno dei suoi primi entusiasti, pionieristici precursori.
Buongiorno, Dottore. Da imprenditore a benefattore, il salto è importante. Com’è avvenuto?
Tradisco origini rurali, la mia è una famiglia di contadini e operosi coltivatori. Nella vita ho cercato di unire la vocazione innata al mercato del turismo con l’esperienza maturata nella gestione di aziende agricole e agrituristiche: un connubio in cui ho potuto convogliare ed esprimere tutta la professionalità e il background acquisiti lungo il sentiero dell’esistenza. L’aver orientato con la maturità i miei viaggi intorno al mondo fa parte del processo di formazione culturale e della visione interiore del mondo che una persona si costruisce attraverso il know-how experience che deriva dal percorso imprenditoriale.
Quali le radici di ‘Be Children Onlus’?
La maggior parte delle attività in capo a tale organizzazione non lucrativa di scopo sociale sono legate ad ambienti cattolici, con una accentuata visione terzomondista. Prima di essa è stato il tempo di ‘Digital Broker For Children’, che della suddetta Onlus è stata il fortunato progenitore, nata in seguito all’omonima e stimata azienda torinese che è storicamente stata il primo broker telefonico italiano: compagnia, così come l’ente benefico a essa correlata fondata fra gli altri anche dal sottoscritto e dall’Ingegner Cristiano Bilucaglia, con cui coltivo un fertile e solido rapporto di amicizia che prosegue indefesso dal 2005 proprio poiché fondato su un comune tessuto e orizzonte valoriale umano e professionale, che fa dell’economia della condivisione il suo attore e motore principale.
Sono soprattutto i Paesi poveri i beneficiari dei vostri atti di mecenatismo…
‘Be Children nasce nel 2014 assieme a ‘uBroker SRL’, la start-up milionaria torinese che per prima nel mondo ha ideato un collaudato sistema di fidelity program capace di azzerare le bollette di luce e gas, Canone Rai e accise incluse: altra idea geniale dell’amico Bilucaglia che, dopo aver ideato l’EuroCredito, la prima moneta complementare italiana con cui ha salvato oltre 3mila PMI dalla crisi, gli è valsa nel 2015 il titolo di ‘Imprenditore dell’Anno’ e innumerevoli riconoscimenti da parte delle principali associazioni consumeristiche italiane. Siamo attivi su più fronti: in Asia, Africa e America Latina.
            Quali, al momento, le esperienze più significative?
La nostra mission riguarda in primis interventi mirati costituiti da attività di incremento di benessere e miglior condizioni a favore dei bambini che vivono in stato di sofferenza dal punto di vista economico e sociale. E tutto questo concentrando l’azione su dei temi molto precisi. Cambogia, per noi, ha significato bimbe sottratte all’egida della prostituzione, piaga terribile e dilagante in quelle zone difficili. In Congo, Stato infestato da continue guerriglie quotidiane e altrettante lotte clandestine, abbiamo costruito una scuola per l’infanzia primaria alla periferia di Goma, una città incredibile perché possiede ricchi giacimenti e riserve naturali di coltan, materia prima fondamentale nella realizzazione di microchip e cellulari, con un altissimo potere di conduzione elettrica.
Mentre in Tanzania, invece?
‘Be Children’ fa del diritto imprescindibile all’istruzione il perno del proprio agire. Qui le scuole hanno un costo elevato, più o meno 100 dollari all’anno a bambino (che qui sembrano pochi, ma in quel territorio molto disincentivano l’iscrizione scolastica). Per le famiglie che si sono impegnate concretamente a mandare a scuola i propri pargoli, abbiamo pertanto provveduto a regalare una capra gravida per ogni bambino, contando sulla capacità vivace di riproduzione di questi mammiferi e del latte da essi derivato a fini alimentari e commerciali: come dire, sic et simpliciter abbiamo generato in loco una microeconomia funzionale e rodata tale da coprire le spese sostenute dai genitori per la frequentazione dei figli all’ scolastico.
Idee innovative, frutto di un equilibrio sapiente di semplicità, immediatezza e innovazione.
Sono state queste le premesse di fatto che, dopo quattro anni di intensa, e altrettanto silente, operosa attività, a gennaio 2018 ci hanno consentito di avviare le procedure di legge per il riconoscimento ufficiale della nostra ONLUS, traguardo tagliato nel luglio del medesimo anno. E, per festeggiare questo passo importante, ci siamo regalati altri due progetti.
Può approfondire, Presidente?
Il primo, intitolato ‘Una storia di cuore a Leh’, riguarda la capitale del distretto indiano del Ladakh. Una città che, per via del fatto che si trova a 3.500 metri di altitudine, ha una popolazione affetta in numero significativo da cardiopatie, minori in gran numero inclusi. C’è un solo ospedale militare, che per lo più rifiuta i civili se non in rarissimi e gravissimi casi. Grazie al nostro contributo, è stato possibile avviare un iter di ampliamento del nascente ospedale civile insieme alla ‘Ladakh Heart Foundation’. Siamo attivi anche in Colombia.
Con che ruolo e scopo, precisamente?
In quelle terre dilaniate da continui conflitti interni abbiamo recentemente portato a compimento l’iniziativa ‘Giochiamo, ma non alle guerra’, consistente nella formazione di un gruppo affiatato di 100 bambini leaders nelle scuole deputati a formare i loro coetanei proprio perché dotati degli strumenti valoriali, culturali e sociali atti a disinnescare efficacemente la cultura della contrapposizione e del conflitto, sradicandola dal territorio per evitare fenomeni di dannosa moltiplicazione già in tenera età in quelli che un giorno saranno gli adulti di domani.
            Quali i suoi compagni di viaggio, in questa preziosa avventura targata ‘Be Children Onlus’?
Fu l’amico e socio Fabio Spallanzani, tenace emiliano come me, uomo dotato di un’invidiabile capacità di sintesi e gestione della quotidianità, a presentarmi Cristiano Bilucaglia: intelligenza intuitiva allo stato puro, molto forte, avanguardisticamente capace com’è di precorrere le evoluzioni delle situazioni che gli stanno attorno, e di come esse possano evolvere. A mio avviso formano un duo che si complementa molto bene. Ci unisce l’amore per il prossimo, e l’innata passione per il tennis, nei rarissimi momenti liberi.
               Un po’ come dire, generosità e lealtà.
Grazie alla sensibilità del CDA di ‘uBroker Srl’, possiamo contare su stanziamenti derivanti da parte degli utili aziendali. L’azzeramento delle bollette di luce e gas, oltre a fare felici gli italiani, regala sorrisi e concrete speranze anche al di là del mondo. Ogni progetto di ‘Be Children’ è tarato su economie di scala sostenibili, dove con poco a tanti è possibile fare moltissimo, agendo con successo su più versanti solidali contemporaneamente e su piani di scopo differenti.
Un’ultima domanda, Dottor Righi. Che cosa bolle in pentola per il futuro?
Il Madagascar è la meta del progetto ‘Facciamo scuole e cura’, ed è impostato con un’associazione benefica locale reggiana che si chiama ‘AMGA – Amici di Don Ganapini’, un missionario tuttora vivente impegnato da anni nell’edificazione e ristrutturazione di fabbricati a uso scolastico primario in due quartieri di Antananarivo, due quartieri della capitale. Poiché il fine è quello di “fare dei problemi un’opportunità”, come ripete spesso da una vita intera Cristiano Bilucaglia, forniremo i materiali necessari al completamento delle costruzioni, lasciando le opere di muratura nelle mani dei genitori dei bimbi che lì andranno a studiare. E vivere così l’esperienza umanamente edificante di una scuola convissuta e sudata. Vista come non un dono calato dall’alto, senza fatica né sudore, bensì come il frutto di un operato condiviso a più cuori e a più mani. Ma c’è di più.
Ci dica, Presidente.
Sempre nel medesimo Paese africano, per un ospedale con pochissime disponibilità di ricovero insistente su un’area densamente abitata attorno a cui gravitano 50mila abitanti che ha pochissimi posti, abbiamo già stanziato i budgets necessari a garantire le forniture di gasolio per l’alimentazione dei gruppi elettrogeni necessari per la corrente elettrica, e la dotazione di vaccini e medicini basiche primarie per la cura delle patologie più frequenti del territorio e di cui c’è sempre bisogno. Porteremo a compimento ambedue le attività entro un biennio, e il resto lo mettiamo nelle mani della Divina Provvidenza che, come dice San Giuseppe Benedetto Cottolengo, “fa sempre bene tutte le cose”.
Ha citato il primo grande Santo Sociale Piemontese, che con San Giovanni Bosco ha cambiato il mondo moderno, entrambi primi esempi di riuscito welfare
Non sono cattolico, buddista né di qualunque altra confessione o movimento religioso: ma, pur avendo una visione laicistica della vita, apprezzo chiunque faccia del bene e fa qualcosa di buono per gli altri. Per chi lo desidera, è possibile sostenere ‘Be Children Onlus’ destinando il proprio 5×1000. Tutte le informazioni sul sito www.bechildren.org. Un piccolo gesto, un grande aiuto.

A Orbassano arriva il BiblioHUB!

La Biblioteca su ruote arriva in piazza Umberto I. Alle ore 17 inaugurazione dello scaffale dedicato alla Comunicazione Alternativa Aumentata

Lunedì 8 aprile in piazza Umberto I arriverà il BiblioHUB, una vera e propria “Biblioteca su ruote”! In particolare il BiblioHUB è una struttura mobile polifunzionale e multimediale di informazioni su cultura, tempo libero e servizi al cittadino, punto di prestito di libri, raccolte tematiche (per esempio sul bullismo), laboratorio ludico-didattico per bambini. E ancora, può offrire e-books scaricabili con QR-code, lettura digitale su ereader, vetrina di bookcrossing, hotspot wi-fi, internet-point, opere di arte contemporanea, giochi da tavolo, proiezione di video. Rappresenta un vero e proprio luogo d’incontro e di socializzazione. Il BiblioHUB è un progetto di livello nazionale: la Biblioteca su ruote sarà, nei prossimi giorni, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Area Metropolitana Torinese (Area SBAM Ovest) a Beinasco, Bruino, Orbassano, Piossasco, Rivalta di Torino, Villarbasse e Volvera. In maggio BiblioHUB sarà presente al Salone del Libro di Torino (dal 9 al 13) per poi spostarsi dal 14 al 19 nei dintorni di Moncalieri, sempre in cooperazione con il Sistema Bibliotecario Area Metropolitana Torinese. Il tour seguirà quindi in Lombardia, nelle aree di Brescia e poi Milano, con una puntata anche in Sardegna, per poi proseguire lungo tutta Italia. A Orbassano, lunedì 8 aprile, il BiblioHUB sarà aperto al pubblico dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 18.30 con libri, letture animate, punto prestiti e informazioni realtà virtuale e tante sorprese! Inoltre dalle 15 alle 17, appuntamento con la storia di Orbassano: lo storico orbassanese PierCarlo Barberis risponderà a curiosità e particolarità sul passato e le tradizioni del territorio.Alle ore 16, appuntamento per i più piccoli (anni 0-3) con Filastrocche per tutti con Nati per Leggere Piemonte (a cura dell’Associazione Educazione Progetto con il contributo della Compagnia di San Paolo. Alle ore 17 “Libri per tutti!”: inaugurazione dello scaffale in CAA – Comunicazione Alternativa Aumentata, progetto della Fondazione Paideia (con la presenza della Dott.ssa Anna Peiretti della Fondazione Paideia)

“E’ un vero piacere rientrare nel percorso del BiblioHUB – dichiara l’Assessore alla Cultura, Stefania Mana -. La presenza di questa vera e propria Biblioteca su ruote può davvero rappresentare un’occasione concreta per avvicinare sempre più persone alla lettura: in questo senso la nostra Amministrazione sta investendo molto, grazie al lavoro e all’impegno del personale della nostra Biblioteca Comunale, per incentivare l’avvicinamento alla lettura e far crescere la passione per i libri attraverso appuntamenti, iniziative e attività rivolte a tutti i tipi di target, dai giovanissimi agli adulti, dagli appassionati di argomenti particolari agli amanti dei classici, dagli incontri con gli autori del territorio alla Festa del Libro, che ricordo sarà dall’11 al 14 aprile prossimi. Vi invitiamo quindi a venirci a trovare all’interno del BiblioHUB, ma anche e sopratutto a continuare a usufruire dei servizi, tanti e diversi, offerti dalla nostra Biblioteca nella sua nuova sede in strada Piossasco 8: impegniamoci tutti insieme affinchè la lettura diventi un’azione quotidiana, una buona abitudine volta alla crescita di una cultura diffusa, armonica e concreta della nostra società.”
 
“Orbassano è Città che Legge…e lo è non solo tra le mura della Biblioteca Civica, ma anche in piazza! – spiega il Sindaco, Cinzia Maria Bosso – Grazie al BiblioHUB, infatti, la nostra Biblioteca e il suo personale saranno ancor comodi da raggiungere, presenti nella nostra piazza centrale. Ma, soprattutto, Orbassano è Città che Legge PER TUTTI, e lo confermeremo con l’inaugurazione dello scaffale dedicato alla CAA, la Comunicazione Alternativa Aumentata. La CAA è un tipo di letteratura rivolta in particolar modo a bambini e ragazzi, ma anche adulti, che presentano bisogni comunicativi particolari, disabilità cognitive, difficoltà motorie, comunicative e linguistiche. E’ uno strumento efficace per favorire l’accesso alla lettura per chi presenta disabilità, adatto all’inclusione e di supporto allo sviluppo di questi soggetti. Lo scaffale della CAA, che inaugureremo in occasione del BiblioHUB, vedrà poi una sua collocazione all’interno della nostra Biblioteca: vogliamo che diventi punto di riferimento non solo per i bambini e i ragazzi che ne hanno bisogno, ma anche per le famiglie, le insegnanti, i servizi educativi e sanitari, affinchè sia possibile partecipare alla lettura creando momenti di condivisione e complicità. Anche questa iniziativa della CAA rientra nel progetto, avviato dalla precedente Amministrazione, di ‘Orbassano senza barriere’: passo dopo passo, stiamo lavorando affinchè la nostra Città diventi luogo non solo senza barriere architettoniche, ma anche senza barriere culturali e sociali in cui l’inclusione, la collaborazione e la sensibilità verso i bisogni dell’altro siano la base di una Comunità in cui è possibile e piacevole vivere per tutti, indipendentemente dalle necessità di ognuno.”

Smog, inizio anno negativo a Torino. I dati del "Treno verde"

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Piemonte, Legambiente fa appello a Sindaci e candidati alla presidenza della Regione: “Servono politiche coraggiose e efficaci a favore della mobilità urbana a zero emissioni e per il ripristino delle linee ferroviarie pendolari tagliate”

Brutto inizio d’anno per la città di Torino per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. Dall’inizio dell’anno i limiti normativi previsti per il PM10 – 35 superamenti giornalieri ammissibili in un anno – sono stati già abbondantemente superati. Ben 51, infatti, le giornate in cui sono stati oltrepassati i livelli critici di polveri sottili nella centralina di Torino-Grassi. Un andamento purtroppo in linea con i dati raccolti nei monitoraggi ambientali dello scorso anno, e che non deve passare inosservato all’attenzione delle amministrazioni.

Il Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con il patrocinio delMinistero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, è in questi giorni in sosta alla stazione Porta Nuova di Torino. I risultati del monitoraggio scientifico della qualità dell’aria  realizzato grazie al progetto di Citizen Science di Legambiente Volontari per Natura – sono stati presentati questa mattina nella Sala Gonin, all’interno della stazione, da Davide Sabbadin, Portavoce del Treno Verde e Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, in apertura a “Muoviamoci bene”, secondo Forum per la Mobilità Nuova in Piemonte, iniziativa realizzata grazie al contributo di Fondazione CRT e bluetorino.

L’obiettivo del Treno Verde è sensibilizzare la cittadinanza e valutare l’esposizione all’inquinamento atmosferico, spesso inconsapevole, a cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Per questo, il 18 e 19 febbraio scorsi, sono stati realizzati due monitoraggi della qualità dell’aria in 8 punti “sensibili” segnalati dai cittadini e dai circoli di Legambiente per particolari condizioni di traffico, ingorghi, sosta selvaggia. Ogni misurazione delle polveri sottili, della durata di un’ora, ha delineato un quadro dell’inquinamento atmosferico presente nell’area, con particolare attenzione ai picchi di polveri sottili registrati.

I valori registrati per le PM10 a Torino oscillano tra 47,63 e 66,85 µg /mc (media oraria). I punti monitorati sono piazza Pitagora (media oraria di 47,63 µg/mc), via Guido Reni (media oraria di 57,68 µg/mc), Rotonda Maroncelli (media oraria di 50,7 µg/mc), corso Vercelli (media oraria di 60,66 µg/mc), piazza Rebaudengo (media oraria di 61,67 µg/mc), piazza Baldissera (media oraria di 66,85 µg/mc), Rondò della Forca (media oraria di 55,12 µg/mc) e piazza Carducci (media oraria di 51,73 µg/mc). Tutti valori alti, condizionati probabilmente anche dalle condizioni meteorologiche poco favorevoli alla dispersione: scarsa ventilazione e assenza di precipitazioni. Il picco più elevato si è registrato alle ore 19:32 in piazza Baldissera (91 µg/mc), punto nevralgico della città dove il traffico, in questa particolare fascia oraria, tende progressivamente ad aumentare a scapito di pedoni, pendolari e ciclisti. Seguono i picchi registrati in piazza Rebaudengo (83 µg/mc, ore 18:34), corso Vercelli (79 µg/mc, ore 17:06), Rondò della Forca (75 µg/mc, ore 9:06), via Guido Reni (74 µg/mc alle 10.02), piazza Carducci (66 µg/mc, ore 10:19) e Rotonda Maroncelli (62 µg/mc, ore 11:56). Aree tutte diffusamente frequentate da pendolari e passanti e nello stesso tempo congestionate dal traffico nelle ore di punta. Nell’insieme, questi numeri sottolineano come, nell’arco della giornata, i cittadini possono respirare ripetutamente ed inconsapevolmente aria inquinata anche se solamente per pochi minuti.

“Giova ricordare che i nostri rilevamenti non vogliono sostituirsi a quelli di Arpa Piemonte, ma fornire una fotografia puntuale della situazione – ha commentato Davide Sabbadin, portavoce del Treno Verde – che anche a Torino è particolarmente grave per anziani e soprattutto bambini, che hanno la bocca alla stessa altezza dei tubi di scappamento delle auto. Molti studi dimostrano che tantissimi anziani accelerano le proprie patologie, anche fatali, per colpa dell’inquinamento, e che le patologie respiratorie nei bambini negli ultimi anni sono esplose. Dal Treno Verde lanciamo un allarme perché l’inquinamento urbano è un’emergenza che colpisce soprattutto i più deboli”.

 

Legambiente Piemonte

Il Salone del Libro in viaggio tra Torino e Genova

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Il Salone Internazionale del Libro parte per il Grand Tour, percorso che si snoda tra librerie e istituzioni culturali torinesi e della Città Metropolitana, con una tappa anche a Genova, e che vede protagonisti il direttore editoriale Nicola Lagioia e Marco Pautasso, con un ospite a sorpresa, diverso ogni volta.

Un viaggio per presentare temi e novità della manifestazione di maggio, tra anticipazioni, progetti e protagonisti. Un’attenzione particolare è rivolta alla lingua spagnola, che unisce popoli e paesi, ospite della 32° edizione, e alla letteratura espressa da questo idioma. 

Promosso dal Salone Internazionale del Libro di Torino e dalla Fondazione Circolo dei lettori, il Grand Tour è frutto della virtuosa collaborazione tra i tanti soggetti che operano in sinergia per promuovere il libro e la lettura. Sono COLTI – Consorzio dei Librai Torinesi Indipendenti, le Biblioteche Civiche Torinesi, lo SBAM – Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana di Torino e l’Associazione Abbonamento Musei Piemonte.

Ecco il calendario.

Nicola Lagioia e Marco Pautasso:

  • 2 aprile, ore 18.30, con Monica Rita Bedana – Escuela de Lengua Española de Universidad de Salamanca (via Garibaldi 18/4, Torino)
  • 8 aprile, ore 18.30, con Vittoria Martinetto – Libreria Il Ponte sulla Dora (Via Pisa, 46, Torino)
  • 10 aprile, ore 18.30, con Bruno Arpaia – Libreria Luna’s Torta (via belfiore, 50, To)
  • 11 aprile, ore 18.30, con Eros Miari e Maria Giulia Brizio – Libreria dei ragazzi (via Stampatori, 21, Torino)
  • 17 aprile, ore 18.30 – Biblioteca civica multimediale Archimede (Piazza Campidoglio, 50, Settimo Torinese)
  • 26 aprile, ore 11.30, con Maurizia Rebola – Palazzo Tursi (via Garibaldi, 9, Genova)
  • 29 aprile, ore 18.30, con Ernesto Franco – Salone d’Onore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
  • 30 aprile, ore 18.30, con Iole Scamuzzi, Guillermo José Carrascón e Consolata Pangallo – Libreria Angolo Manzoni (via Cernaia, 36/d, Torino)

Tutti gli incontri sono a ingresso libero e gratuito.

(foto: il Torinese)

Torino, a Porta Nuova il Treno Verde

L’amministrazione comunale firma il Manifesto per una mobilità a zero emissioni

É arrivato alla stazione Porta Nuova di Torino il Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, campagna realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare. Il convoglio ambientalista sarà in sosta alla stazione del capoluogo piemontese fino al prossimo 1 aprile.

Un viaggio lungo i binari della Penisola per raccontare la mobilità sostenibile, ridurre l’inquinamento (secondo il principio europeo “chi inquina paga”), puntare sull’intermodalità e sull’elettrico, a partire dai trasporti pubblici e dalla sharing mobility, con l’obiettivo di dar voce ai tanti protagonisti (aziende, start up, istituzioni, associazioni e territori), esempi di buone pratiche nella mobilità sostenibile che percorrono già questa strada.

Sabato è stata inaugurata ufficialmente la tappa torinese, alla presenza di Alberto Unia, Assessore all’Ambiente del Comune di Torino, Federico Mensio, Presidente della Commissione Ambiente di Torino,Fabio Dovana, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Davide Sabbadin, Portavoce del Treno Verde, Marco Della Monica, direttore regionale di Trenitalia, Cristian Aimaro di Amiat Torino,Domenico Rinaldini di Ricrea, Giovanni Mura e Alberto Scagliola di Enel X e Carlo Mannu di Bosch.

Sul Treno Verde, autorità, cittadini, aziende e start up stanno firmando il Manifesto per una mobilità a zero emissioni, dieci impegni per cambiare volto alle aree urbane e dare avvio a questa rivoluzione, a partire dall’adozione in ogni città di ambiziosi Piani urbani di mobilità sostenibile (Pums): spostarsi con il mezzo di trasporto più utile e senza inquinare; promuovere viaggi a piedi; riconquistare zone da togliere alle auto, per ridisegnare lo spazio come bene comune, puntando innanzitutto sulla sicurezza; muoversi con più mezzi e con la sharing mobility per una mobilità socialmente sostenibile e con zero inquinamento.

È accaduto anche  a bordo della quarta carrozza dove, su proposta di Legambiente, l’assessore all’Ambiente della Città di Torino, Alberto Unia, ha firmato il Manifesto: “Siamo molto contenti che anche un esponente dell’amministrazione comunale abbia firmato – ha affermato il portavoce del Treno VerdeDavide Sabbadin – questa è l’undicesima regione nella quale le istituzioni hanno abbracciato il nostro documento, che delinea una nuova mobilità sostenibile e possibile. Per noi è un primo passo simbolico verso l’Italia che cambia”. In città la mobilità a “zero emissioni” – ossia gli spostamenti a piedi, in bicicletta o e-bike, con i mezzi pubblici a trazione elettrica, compresi i treni urbani – rappresenta già oggi il 40% degli spostamenti cittadini. Non è poco. La mobilità sostenibile a Torino, dunque, ha una buona base di partenza per l’obiettivo “emissioni zero” entro il 2030, così come Legambiente chiede all’amministrazione.

L’arrivo del Treno Verde in Piemonte rappresenta anche l’occasione per un confronto sul nuovo Piano Aria, recentemente approvato dalla giunta regionale: “Attendevamo questo provvedimento da almeno quattro anni – ha dichiarato il presidente di Legambiente Piemonte e Val d’Aosta, Fabio Dovana – ci aspettavamo un documento un po’ più ambizioso, in grado di vincere la sfida contro l’inquinamento atmosferico. Il piano è comunque uno strumento imprescindibile, che dev’essere poi calato nelle varie realtà. Per questo, adesso tocca ai sindaci fare di più”.

Torino è una delle città italiane per le quali la Commissione Europea ha deciso, tre settimane fa, il deferimento alla Corte di Giustizia UE per il mancato rispetto della Direttiva sulla qualità dell’aria, in particolare per quanto riguarda i limiti massimi consentiti per il biossido di azoto.

La qualità dell’aria del capoluogo piemontese, che sarà approfondita con la presentazione dei dati sul monitoraggio del Treno Verde a Muoviamoci Bene, il secondo Forum per la Mobilità Nuova in Piemonte in programma lunedì 1 aprile, è un elemento fondamentale da valutare nel provvedimento di revisione dellaZona a traffico limitato (Ztl), attualmente al vaglio dell’amministrazione comunale: “Il provvedimento in corso di scrittura va nella giusta direzione – ha evidenziato Federico Vozza, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – ma vogliamo stimolare l’amministrazione ad essere più coraggiosa, per non rischiare che la revisione non produca gli effetti sperati, e non venga compresa dalla popolazione. In altre città, come a Milano, l’Area C ha effetti positivi in termini di qualità dell’aria e di congestionamento del traffico”.

Montagna, Uncem: "Rafforzare il territorio"

Il Presidente Uncem Piemonte Lido Riba esprime soddisfazione per l’approvazione della nuova legge montagna da parte del Consiglio regionale del Piemonte
“Un testo moderno, che attua quanto scritto nelle ultime leggi nazionali come la 158 sui piccoli Comuni, la 221 sulla green economy e il Codice forestale – commenta Riba –  Il testo è stato costruito anche con le proposte di Uncem e delle altre associazioni degli enti locali. Ringrazio il Presidente Chiamparino, gli Assessori Valmaggia e Reschigna, tutti i Consiglieri regionali e i dirigenti dei settori per il grande lavoro fatto”. 
La nuova legge rafforza le Unioni montane, con specifiche competenze che le Amministrazioni gestiscono insieme. Garantisce salvaguardia del territorio, prevenzione del dissesto, congiuntamente allo sviluppo sociale ed economico della montagna. Permette una migliore gestione del patrimonio forestale, promuove artigianato, cultura, mestieri e turismo nelle valli alpine e appenniniche. Permette un’azione degli Enti locali con la Regione per difendere e migliorare i servizi alla collettività, a partire da trasporti, telefonia mobile, poste, tv, combattendo il digital divide con infrastrutture più moderne. Favorisce il recupero dei borghi alpini e appenninici, la valorizzazione delle risorse energetiche attraverso green communities, cooperative di comunità, comunità energetiche. 
“Dobbiamo lavorare con le Unioni montane per attuare fino in fondo i contenuti dell’articolato – afferma il Presidente Uncem – Le Unioni devono essere più stabili, per poter generare sviluppo, strategie durature, fare investimenti. Il fondo regionale per la montagna deve essere usato per questo. I Sindaci crescono ogni giorno nella capacità di lavorare insieme. Questa nuova legge lo dice chiaramente. È in perfetta continuità con la legge 16 del 1999 con la 11 del 2012 e con la 3 del 2014. Non smonta, ma armonizza e inserisce nuovi temi. Uncem la definisce ‘legge montagna 4.0‘. Guarda al futuro ed è smart. Unisce e non divide. In questa direzione vogliamo lavorare. Le Unioni, il lavoro tra Sindaci e Amministrazioni, con imprese e terzo settore, deve generare coesione e opportunità. Lasciamo la burocrazia da parte. Questa nuova legge ci spinge a essere concreti, risolve problemi immediati e allo stesso tempo getta semi per nuovi percorsi di futuro. Da oggi lavoriamo per attuarla”. 
 
(foto mario Alesina)

La complessità e l’evoluzione della sicurezza spaziale

Si è svolta presso Palazzo Arsenale sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito una conferenza sulla “Space security: enhancing, leveraging and protecting the space domain” tenuta da Donald A. Lewis, direttore dello “Strategic and Global Awareness Directorate” e membro del NATO “Science and Technology Organization” (STO)

Durante l’esposizione il conferenziere, partendo dalla definizione di dominio nelle operazioni militari, si è soffermato in particolare sul concetto di dominio dello spazio per la NATO e di come questo possa accrescere le potenzialità del Patto Atlantico, come anche sancito nel Summit di Bruxelles del luglio 2018. Lo sfruttamento dello spazio per le attività militari si concretizza nelle più svariate forme, dall’incremento dell’efficienza del Comando e Controllo, ad una maggiore consapevolezza del “Battlespace”, passando per il maggiore coordinamento nelle operazioni sia letali che non letali, per finire con la valutazione dei danni collaterali. La complessità dello spazio e la scarsa comprensione che c’è di esso, fanno sì che pochi possano attualmente capire le sue grandi potenzialità. In questo contesto la NATO, a differenza dei suoi avversari, deve sfruttare la deterrenza di una maggiore conoscenza del dominio spaziale che si prefigura come uno dei principali fattori nelle future guerre e conflitti.

Monetine addio? E i commercianti possono arrotondare

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
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Niente più monetine da 1 e 2 centesimi di euro, dal 1° gennaio la Zecca dello Stato non ne conierà più di nuove. In Italia ne circolano ancora parecchie, per un valore stimato in 7 miliardi di euro (ed un florido mercato di collezionisti a caccia soprattutto delle monete più rare, spesso preziose). L’addio ai ‘bronzini’ comporterà un modestissimo risparmio per le casse pubbliche (1,87 mln l’anno, il costo di produzione) e non produrrà effetti sull’inflazione. Mentre avrà ripercussioni sugli arrotondamenti nei negozi. Viene infatti sancito anche il diritto per commercianti ed esercenti al dettaglio di arrotondare al momento di ricevere un pagamento in contanti. L’importo, cioè, si può correggere al multiplo di cinque più vicino: per cui, 6 euro e 77 centesimi si arrotonda a 6 euro e 75, 6 euro e 78 centesimi si arrotonda a 6 euro e 80. Nel caso in cui invece un prezzo dovesse essere pagato tramite carta di credito, bancomat e simili, questa regola non si applicherà perché il pagamento elettronico rispecchierà quanto previsto, senza arrotondamenti. Non si tratta di una grande rivoluzione, anche la grande distribuzione ci arriva preparata, che ha sempre considerato con franchezza il centesimo alla stregua di una moneta scomoda, che occupa spazio e dà soltanto noia, con arrotondamenti di fatto che venivano già spontaneamente attuati.