Project Financing in crescita, uno strumento per lo sviluppo del Sistema Italia
Negli ultimi anni, il project financing, noto anche come PPP (partenariato pubblico-privato), è al centro del dibattito economico e finanziario, registrando una crescita significativa a livello globale e un crescente interesse anche in Italia. Ne parliamo con Giorgio Romano, CEO di Lumina Fiduciaria Spa, società leader nell’asseverazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF) e nella consulenza in materia di Project Financing sia alle imprese che agli enti pubblici.
Dott. Romano, i numeri parlano di una forte crescita del project financing a livello nazionale. Come interpreta questo fenomeno?
E’ il risultato di una convergenza di fattori economici, finanziari e strategici. A livello globale, assistiamo a un aumento significativo dei volumi, con tassi di crescita che in alcuni comparti superano il 30% annuo. Questo accade perché il project financing si è dimostrato essere sempre più spesso lo strumento più efficace per realizzare opere pubbliche, sfruttando l’intervento diretto di imprese private disposte a farsi carico degli investimenti e ad assumersi il rischio d’impresa.
Storicamente come nasce la misura?
Il primo caso storicamente documentato di Project Financing riferito a una rilevante infrastruttura è la costruzione del Canale di Panama. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, si inizia a farne un uso significativo nel settore Oil & Gas, specialmente negli USA e in Inghilterra, che sarà il primo Paese a disciplinare il PPP. In Italia, è stato introdotto nel 1998 e successivamente regolamentato nel codice appalti dal quale è attualmente ancora regolamentato.
Quali settori stanno trainando maggiormente la diffusione del PPP?
Gli investimenti più significativi riguardano il compartoenergetico, in particolare le rinnovabili e le infrastrutture legate alla transizione energetica. Negli ultimi anni, siamo stati impegnati su grandi progetti come termovalorizzatori e centrali per la generazione di energia da biomasse, ma anche su una molteplicità di piccoli interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici, coibentazione di strutture scolastiche e conversione di illuminazione pubblica e impianti semaforici con tecnologia LED.A livello numerico, anche se di investimenti singolarmente più contenuti, sono significativi gli investimenti in infrastrutture sportive, trainati dalla diffusione del Padel, che ha spinto molti imprenditori a investire nella riqualificazione di vecchi impianti.
Qual è la reazione da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti del PPP?
L’Italia sta vivendo una fase di maturazione. Per molti anni, il project financing è stato utilizzato in modo discontinuo, talvolta improprio. Oggi, invece, registriamo un cambio di passo: maggiore competenza tecnica, maggiore attenzione alla sostenibilità dei progetti e un dialogo più strutturato tra pubblico e privato. Le amministrazioni locali hanno compreso che il project financing consente di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero sulla carta. Parallelamente, banche e investitori istituzionali sono tornati a guardare con interesse a progetti ben strutturati, supportati da piani economico-finanziari solidi e credibili.
Cosa rende oggi il project financing più efficace rispetto al passato?
E’ diventato meno “artigianale” e più industriale: regole più chiare, progetti meglio preparati e una maggiore maturità di tutti gli attori coinvolti. Il primo fattore è il quadro normativo e procedurale. Con l’evoluzione della disciplina dei contratti pubblici, il PPP e la finanza di progetto sono inquadrati in modo più ordinato: si chiariscono presupposti, passaggi istruttori e logiche economiche dell’operazione. Questo riduce l’incertezza amministrativa e il contenzioso, due elementi che in passato hanno spesso frenato l’interesse degli investitori.
Altri elementi degni di nota?
Certamente la qualità della progettazione economico-finanziaria. Oggi, il Piano Economico-Finanziario non è più solo un allegato “da gara”, ma tende ad essere costruito con metriche, stress test e assunzioni più vicine agli standard richiesti dal mercato bancario e dagli investitori istituzionali. In altre parole, si lavora di più sulla bancabilità prima di andare sul mercato, e questo accorcia i tempi di closing e riduce il rischio di blocchi a valle. Terzo punto: è cresciuta la maturità delle amministrazioni e delle strutture di supporto. Negli ultimi anni, si sono diffusi strumenti operativi, schemi e prassi che aiutano le stazioni appaltanti – soprattutto quelle locali – a impostare correttamente l’allocazione dei rischi, i KPI e i meccanismi di pagamento. La conseguenza pratica è che diminuiscono gli errori “a monte” che storicamente trasformavano i PPP in operazioni fragili o poco contendibili. Infine, è maturato il mercato: sponsor, banche, fondi e advisor hanno più esperienza e utilizzano clausole e strumenti contrattuali più standardizzati – dalle garanzie ai meccanismi di step-in, fino alle regole di riequilibrio – che rendono le operazioni più leggibili e finanziabili.
Perché il PEF asseverato è il documento chiave nei progetti di PPP?
E’ì il documento che traduce l’operazione in numeri e, soprattutto, certifica che quei numeri “stanno in piedi” secondo logiche di mercato. In primo luogo, il PEF è la mappa economico-finanziaria dell’intero progetto: mette in relazione investimenti, tempi di realizzazione, costi di gestione e manutenzione, fonti di finanziamento, ricavi o canoni, meccanismi di indicizzazione, imposte e flussi di cassa lungo tutta la durata del contratto. Senza questa rappresentazione integrata, il PPP rischia di restare un esercizio teorico, perché non consente di verificare la sostenibilità dell’operazione e la sua capacità di reggere nel tempo.L’asseverazione aggiunge il secondo livello, che è quello della credibilità esterna. Non è semplicemente una “firma”: è una verifica, da parte di un soggetto qualificato, della coerenza interna del piano, della ragionevolezza delle principali assunzioni e della capacità del progetto di generare flussi adeguati a coprire costi, servizio del debito e remunerazione del capitale. Infine, ha una funzione di disciplina: impedisce – o quantomeno rende più difficili – piani “ottimistici” che servono solo a vincere una gara, ma non reggono al primo stress di mercato.
A chi ci si deve rivolgere per l’asseverazione di un PEF?
Sul piano sostanziale, il mercato continua a muoversi in continuità con l’impostazione già nota dal precedente Codice (d. lgs. 50/2016), dove l’asseverazione era tipicamente ricondotta a banche, strutture finanziarie vigilate e alle società fiduciarie e di revisione. Il nuovo codice degli appalti ha ampliato la platea dei soggetti abilitati includendo anche le società di revisione legale iscritte nel registro tenuto dal MEF. Oggi, con l’apertura alle società di revisione legale in senso ampio, la platea potenziale cresce. Per questo, il consiglio operativo è netto: anche se oggi molte società di revisione sono astrattamente legittimate, conviene rivolgersi a soggetti realmente specializzati in PPP/project finance, con track record verificabile (operazioni chiuse, familiarità con KPI/penali, meccanismi di riequilibrio, indicizzazioni, covenant e metriche di bancabilità). È l’esperienza specifica, più che la sola “firma”, a fare la differenza tra un PEF asseverato che regge in gara e un PEF asseverato che si ferma alla prima verifica.
Cosa mi dice del nuovo portale www.pef-online.it ?
Lumina Fiduciaria ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza, maturata in anni di lavoro nel settore del PPP con centinaia di PEF asseverati per diversi miliardi di euro di capex, anche per i piccoli progetti, fornendo un servizio rapido ed economico, ma che allo stesso tempo potesse garantire, grazie a modelli collaudati, un livello qualitativo al pari di quello offerto ai grandi progetti. Spinti da richieste di asseverazione di piani per piccoli impianti sportivi, comunità energetiche, concessioni balneari e simili, spesso con investimenti (il cosiddetto CAPEX) inferiori a un milione di euro, abbiamo deciso di offrire un servizio interamente online, ma dietro al quale c’è sempre tutta la nostra professionalità.
La Lumina Fiduciaria si limita ad asseverare il PEF?
Assolutamente no. Spesso i piani che riceviamo hanno lacune o addirittura non risultano sostenibili. Il nostro team di professionisti si affianca all’imprenditore per fornirgli tutti gli strumenti per presentarsi alla gara al top. Inoltre, grazie al nostro staff legale, possiamo supportare il proponente anche in caso di contestazioni da parte della Pubblica Amministrazione o ricorsi da parte di altre imprese partecipanti alla stessa gara.
Quali sono gli errori più frequenti che riscontrate nei progetti di finanza di progetto?
La sovrastima dei ricavi o la sottovalutazione dei costi, spesso per rendere il progetto apparentemente più appetibile. È una scelta miope, che nel medio periodo genera criticità. Un altro errore è affrontare il project financing senza un adeguato supporto professionale, pensando che sia sufficiente replicare modelli standard. Ogni progetto è unico e va costruito su misura.
Le Pubbliche amministrazioni sono preparate?
La diffusione del PPP su tutto il territorio nazionale non ha trovato resistenze lato PA, anzi spesso sono proprio i piccoli comuni, meno strutturati come uffici tecnici e legali e meno forti sul piano finanziario a spingere le imprese del territorio a farsi parte attiva proponendo PPP in alternativa alle tradizionali gare d’appalto. La nostra società è spesso chiamata delle stesse PA per fornire consulenze ed analizzare qualità e solidità di proposte di PPP.
Guardando ai prossimi anni, quale sarà secondo lei il “collo di bottiglia” principale per la crescita del PPP in Italia: la finanza, la capacità progettuale o la governance delle amministrazioni?
Il collo di bottiglia, nei prossimi due-tre anni, non sarà tanto la finanza in sé, quanto la capacità progettuale e di governance. Il capitale – bancario e soprattutto istituzionale – torna ad esserci quando il progetto è strutturato bene, il rischio è allocato correttamente e il PEF è credibile. Quando invece la preparazione è debole, la finanza si ritrae, non perché “manca liquidità”, ma perché manca bancabilità. Il vero tema è che il PPP richiede una competenza specifica lungo tutto il ciclo: dalla programmazione alla gara, fino alla gestione in esercizio.
Per quanto riguarda piccoli imprenditori e PMI, invece?
Sul fronte privato, invece, il collo di bottiglia è spesso la tendenza a considerare il PEF un documento “da consegnare” più che uno strumento di governo. Un PEF non è un foglio Excel: è il modo in cui si dimostra che l’operazione regge anche quando cambiano tassi, costi, domanda o regole. Se questa cultura cresce, i capitali seguono. Per questo io credo che la partita si giochi su un punto preciso: qualità e competenze. Dove ci sono progetti preparati bene e operatori esperti, il PPP accelera. Dove manca questo ecosistema, si inceppa.

