ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 5

Giorgio Romano, Ceo di Lumina Fiduciaria Spa, racconta le ultime frontiere del partenariato pubblico-privato

Project Financing in crescita, uno strumento per lo sviluppo del Sistema Italia

Negli ultimi anni, il project financing, noto anche come PPP (partenariato pubblico-privato), è al centro del dibattito economico e finanziario, registrando una crescita significativa a livello globale e un crescente interesse anche in Italia. Ne parliamo con Giorgio Romano, CEO di Lumina Fiduciaria Spa, società leader nell’asseverazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF) e nella consulenza in materia di Project Financing sia alle imprese che agli enti pubblici.

Dott. Romano, i numeri parlano di una forte crescita del project financing a livello nazionale. Come interpreta questo fenomeno?

E’ il risultato di una convergenza di fattori economici, finanziari e strategici. A livello globale, assistiamo a un aumento significativo dei volumi, con tassi di crescita che in alcuni comparti superano il 30% annuo. Questo accade perché il project financing si è dimostrato essere sempre più spesso lo strumento più efficace per realizzare opere pubbliche, sfruttando l’intervento diretto di imprese private disposte a farsi carico degli investimenti e ad assumersi il rischio d’impresa.

Storicamente come nasce la misura?

Il primo caso storicamente documentato di Project Financing riferito a una rilevante infrastruttura è la costruzione del Canale di Panama. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, si inizia a farne un uso significativo nel settore Oil & Gas, specialmente negli USA e in Inghilterra, che sarà il primo Paese a disciplinare il PPP. In Italia, è stato introdotto nel 1998 e successivamente regolamentato nel codice appalti dal quale è attualmente ancora regolamentato.

Quali settori stanno trainando maggiormente la diffusione del PPP?

Gli investimenti più significativi riguardano il compartoenergetico, in particolare le rinnovabili e le infrastrutture legate alla transizione energetica. Negli ultimi anni, siamo stati impegnati su grandi progetti come termovalorizzatori e centrali per la generazione di energia da biomasse, ma anche su una molteplicità di piccoli interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici, coibentazione di strutture scolastiche e conversione di illuminazione pubblica e impianti semaforici con tecnologia LED.A livello numerico, anche se di investimenti singolarmente più contenuti, sono significativi gli investimenti in infrastrutture sportive, trainati dalla diffusione del Padel, che ha spinto molti imprenditori a investire nella riqualificazione di vecchi impianti.

Qual è la reazione da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti del PPP?

L’Italia sta vivendo una fase di maturazione. Per molti anni, il project financing è stato utilizzato in modo discontinuo, talvolta improprio. Oggi, invece, registriamo un cambio di passo: maggiore competenza tecnica, maggiore attenzione alla sostenibilità dei progetti e un dialogo più strutturato tra pubblico e privato. Le amministrazioni locali hanno compreso che il project financing consente di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero sulla carta. Parallelamente, banche e investitori istituzionali sono tornati a guardare con interesse a progetti ben strutturati, supportati da piani economico-finanziari solidi e credibili.

Cosa rende oggi il project financing più efficace rispetto al passato?

E’ diventato meno “artigianale” e più industriale: regole più chiare, progetti meglio preparati e una maggiore maturità di tutti gli attori coinvolti. Il primo fattore è il quadro normativo e procedurale. Con l’evoluzione della disciplina dei contratti pubblici, il PPP e la finanza di progetto sono inquadrati in modo più ordinato: si chiariscono presupposti, passaggi istruttori e logiche economiche dell’operazione. Questo riduce l’incertezza amministrativa e il contenzioso, due elementi che in passato hanno spesso frenato l’interesse degli investitori.

Altri elementi degni di nota?

Certamente la qualità della progettazione economico-finanziaria. Oggi, il Piano Economico-Finanziario non è più solo un allegato “da gara”, ma tende ad essere costruito con metriche, stress test e assunzioni più vicine agli standard richiesti dal mercato bancario e dagli investitori istituzionali. In altre parole, si lavora di più sulla bancabilità prima di andare sul mercato, e questo accorcia i tempi di closing e riduce il rischio di blocchi a valle. Terzo punto: è cresciuta la maturità delle amministrazioni e delle strutture di supporto. Negli ultimi anni, si sono diffusi strumenti operativi, schemi e prassi che aiutano le stazioni appaltanti – soprattutto quelle locali – a impostare correttamente l’allocazione dei rischi, i KPI e i meccanismi di pagamento. La conseguenza pratica è che diminuiscono gli errori “a monte” che storicamente trasformavano i PPP in operazioni fragili o poco contendibili. Infine, è maturato il mercato: sponsor, banche, fondi e advisor hanno più esperienza e utilizzano clausole e strumenti contrattuali più standardizzati – dalle garanzie ai meccanismi di step-in, fino alle regole di riequilibrio – che rendono le operazioni più leggibili e finanziabili.

Perché il PEF asseverato è il documento chiave nei progetti di PPP?

E’ì il documento che traduce l’operazione in numeri e, soprattutto, certifica che quei numeri “stanno in piedi” secondo logiche di mercato. In primo luogo, il PEF è la mappa economico-finanziaria dell’intero progetto: mette in relazione investimenti, tempi di realizzazione, costi di gestione e manutenzione, fonti di finanziamento, ricavi o canoni, meccanismi di indicizzazione, imposte e flussi di cassa lungo tutta la durata del contratto. Senza questa rappresentazione integrata, il PPP rischia di restare un esercizio teorico, perché non consente di verificare la sostenibilità dell’operazione e la sua capacità di reggere nel tempo.L’asseverazione aggiunge il secondo livello, che è quello della credibilità esterna. Non è semplicemente una “firma”: è una verifica, da parte di un soggetto qualificato, della coerenza interna del piano, della ragionevolezza delle principali assunzioni e della capacità del progetto di generare flussi adeguati a coprire costi, servizio del debito e remunerazione del capitale. Infine, ha una funzione di disciplina: impedisce – o quantomeno rende più difficili – piani “ottimistici” che servono solo a vincere una gara, ma non reggono al primo stress di mercato.

A chi ci si deve rivolgere per l’asseverazione di un PEF?

Sul piano sostanziale, il mercato continua a muoversi in continuità con l’impostazione già nota dal precedente Codice (d. lgs. 50/2016), dove l’asseverazione era tipicamente ricondotta a banche, strutture finanziarie vigilate e alle società fiduciarie e di revisione. Il nuovo codice degli appalti ha ampliato la platea dei soggetti abilitati includendo anche le società di revisione legale iscritte nel registro tenuto dal MEF. Oggi, con l’apertura alle società di revisione legale in senso ampio, la platea potenziale cresce. Per questo, il consiglio operativo è netto: anche se oggi molte società di revisione sono astrattamente legittimate, conviene rivolgersi a soggetti realmente specializzati in PPP/project finance, con track record verificabile (operazioni chiuse, familiarità con KPI/penali, meccanismi di riequilibrio, indicizzazioni, covenant e metriche di bancabilità). È l’esperienza specifica, più che la sola “firma”, a fare la differenza tra un PEF asseverato che regge in gara e un PEF asseverato che si ferma alla prima verifica.

Cosa mi dice del nuovo portale www.pef-online.it ?

Lumina Fiduciaria ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza, maturata in anni di lavoro nel settore del PPP con centinaia di PEF asseverati per diversi miliardi di euro di capex, anche per i piccoli progetti, fornendo un servizio rapido ed economico, ma che allo stesso tempo potesse garantire, grazie a modelli collaudati, un livello qualitativo al pari di quello offerto ai grandi progetti. Spinti da richieste di asseverazione di piani per piccoli impianti sportivi, comunità energetiche, concessioni balneari e simili, spesso con investimenti (il cosiddetto CAPEX) inferiori a un milione di euro, abbiamo deciso di offrire un servizio interamente online, ma dietro al quale c’è sempre tutta la nostra professionalità.

La Lumina Fiduciaria si limita ad asseverare il PEF?

Assolutamente no. Spesso i piani che riceviamo hanno lacune o addirittura non risultano sostenibili. Il nostro team di professionisti si affianca all’imprenditore per fornirgli tutti gli strumenti per presentarsi alla gara al top. Inoltre, grazie al nostro staff legale, possiamo supportare il proponente anche in caso di contestazioni da parte della Pubblica Amministrazione o ricorsi da parte di altre imprese partecipanti alla stessa gara.

Quali sono gli errori più frequenti che riscontrate nei progetti di finanza di progetto?

La sovrastima dei ricavi o la sottovalutazione dei costi, spesso per rendere il progetto apparentemente più appetibile. È una scelta miope, che nel medio periodo genera criticità. Un altro errore è affrontare il project financing senza un adeguato supporto professionale, pensando che sia sufficiente replicare modelli standard. Ogni progetto è unico e va costruito su misura.

Le Pubbliche amministrazioni sono preparate?

La diffusione del PPP su tutto il territorio nazionale non ha trovato resistenze lato PA, anzi spesso sono proprio i piccoli comuni, meno strutturati come uffici tecnici e legali e meno forti sul piano finanziario a spingere le imprese del territorio a farsi parte attiva proponendo PPP in alternativa alle tradizionali gare d’appalto.  La nostra società è spesso chiamata delle stesse PA per fornire consulenze ed analizzare qualità e solidità di proposte di PPP.

Guardando ai prossimi anni, quale sarà secondo lei il “collo di bottiglia” principale per la crescita del PPP in Italia: la finanza, la capacità progettuale o la governance delle amministrazioni?

Il collo di bottiglia, nei prossimi due-tre anni, non sarà tanto la finanza in sé, quanto la capacità progettuale e di governance. Il capitale – bancario e soprattutto istituzionale – torna ad esserci quando il progetto è strutturato bene, il rischio è allocato correttamente e il PEF è credibile. Quando invece la preparazione è debole, la finanza si ritrae, non perché “manca liquidità”, ma perché manca bancabilità. Il vero tema è che il PPP richiede una competenza specifica lungo tutto il ciclo: dalla programmazione alla gara, fino alla gestione in esercizio.

Per quanto riguarda piccoli imprenditori e PMI, invece?

Sul fronte privato, invece, il collo di bottiglia è spesso la tendenza a considerare il PEF un documento “da consegnare” più che uno strumento di governo. Un PEF non è un foglio Excel: è il modo in cui si dimostra che l’operazione regge anche quando cambiano tassi, costi, domanda o regole. Se questa cultura cresce, i capitali seguono. Per questo io credo che la partita si giochi su un punto preciso: qualità e competenze. Dove ci sono progetti preparati bene e operatori esperti, il PPP accelera. Dove manca questo ecosistema, si inceppa.

L’Unione Montana Alta Valsusa vince bando Distretti del Commercio

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OULX – L’Unione Montana dell’Alta Valsusa e Confesercenti di Torino e provincia annunciano con grande soddisfazione la vittoria del bando strategico dedicato ai Distretti del Commercio, promosso lo scorso autunno dalla Regione Piemonte. Un risultato di grande rilievo per il territorio e per i comuni dell’Unione: Bardonecchia, Oulx, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere, Meana di Susa, Moncenisio e Giaglione; un risultato che conferma la qualità della progettazione presentata e la capacità di fare rete tra istituzioni, operatori economici, associazioni e realtà locali. Il progetto strategico del Distretto del Commercio dell’Alta Valle si pone l’obiettivo di rafforzare il tessuto commerciale locale, valorizzare i centri urbani e sostenere la competitività dei negozi di vicinato attraverso interventi integrati di riqualificazione, innovazione e promozione territoriale. «Siamo davvero molto contenti ed orgogliosi per questo risultato ottenuto a distanza di tre anni dalla prima vittoria» – dichiara il Presidente dell’Unione Montana, Mauro Carena – «Questo risultato conferma il valore del lavoro condiviso tra l’Unione dei Comuni, gli operatori economici e l’Associazione di Categoria, e ci incoraggia a proseguire con le azioni a sostegno delle nostre imprese del commercio», prosegue il Presidente. Tra le azioni previste vi sono piccoli interventi di arredo urbano nei Comuni dell’Unione e attività di formazione alle imprese integrate con azioni di promozione del territorio e iniziative di marketing e promozione delle eccellenze locali; ma a farla da padrone, sarà il bando rivolto alle imprese del commercio e della somministrazione, in uscita la prossima primavera, che metterà a disposizione risorse pari a 130.000 euro per l’abbellimento e l’ammodernamento degli arredi interni e dell’esteriorità dei negozi di vicinato, dei bar e dei ristoranti. «Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso e di una visione strategica orientata allo sviluppo sostenibile del nostro territorio», dichiara il Vice Presidente dell’Unione Montana Alta Val Susa, Francesco Avato. «Il Distretto del Commercio sarà uno strumento concreto per sostenere le imprese locali, migliorare l’attrattività dei nostri comuni e rafforzare l’identità dell’Alta Val Susa». L’Unione Montana Alta Valsusa ringrazia tutti i partner istituzionali, la Confesercenti di Torino e provincia, i commercianti e i professionisti che hanno contribuito alla definizione del progetto, sottolineando come la collaborazione e la sinergia tra pubblico e privato siano elementi chiave per il successo dell’iniziativa. Con questa importante affermazione, l’Alta Valsusa si conferma un territorio dinamico, capace di cogliere le opportunità offerte dalla programmazione regionale e di investire in un futuro di crescita, innovazione e valorizzazione delle proprie eccellenze. Soddisfazione espressa anche da Giancarlo Banchieri, Presidente di Confesercenti Torino e provincia: «La vittoria di questo bando rappresenta un segnale molto importante per le imprese del territorio. Il commercio di vicinato è un elemento essenziale per la vitalità economica e sociale delle nostre comunità montane. Il Distretto consentirà di mettere in campo strumenti concreti per sostenere innovazione, competitività e capacità attrattiva delle attività locali, rafforzando la collaborazione tra enti pubblici e operatori privati».

“Cresci Piemonte”, riforma urbanistica all’esame del Consiglio regionale

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Nuovo passaggio di approfondimento in seconda Commissione a palazzo Lascaris per il disegno di legge “Cresci Piemonte”, dedicato alla semplificazione delle procedure urbanistiche e all’accelerazione degli investimenti. Durante i lavori, presieduti da Mauro Fava, il consigliere Fabrizio Ricca (Lega) ha chiesto l’invio di ulteriori osservazioni scritte da parte del Comune di Torino, audito recentemente insieme ad Ance Piemonte nell’ambito dell istruttoria del provvedimento. Era stato lo stesso Ricca a richiedere le osservazioni in forma scritta.

L’assessore regionale all’Urbanistica Marco Gallo ha sottolineato che “i tempi sono ormai maturi per portare il testo all’approvazione del Consiglio regionale”.

La riforma punta a ridurre sensibilmente i tempi delle varianti urbanistiche, introdurre strumenti di monitoraggio e favorire l’utilizzo rapido delle risorse europee, nazionali e del Pnrr.

Dalle audizioni è emerso un orientamento favorevole: il Comune di Torino, con l’intervento dell’assessore Paolo Mazzoleni, considera positivo il riordino delle procedure con termini certi e maggiore coordinamento con le valutazioni ambientali, mentre Ance Piemonte, con il presidente Antonio Mattio, apprezza l’introduzione di scadenze perentorie lungo l’intero iter autorizzativo, ritenute essenziali per garantire stabilità al settore delle costruzioni e attrarre nuovi investimenti sul territorio.

Coldiretti Torino: “Basta speculazioni sul latte”

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Richiamati gli industriali a un senso di responsabilità verso il territorio

“Le speculazioni sul latte stanno danneggiando uno dei settori di punta del sistema agroalimentare torinese – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – siamo uno dei territori italiani famosi per il contributo a quel cibo made in Italy che ci fa grandi nel mondo, eppure una parte degli industriali gioca con il fuoco. Se non cesseranno subito questi giochi al ribasso sulla pelle degli allevatori, rischiamo di perdere le stalle, le mucche e il latte, e dovremo dire addio al comparto lattiero caseario”.

Così il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici  commenta le notizie, sempre più numerose, che giungono agli uffici di zona Coldiretti sulla concorrenza sleale praticata a danno degli allevamenti familiari, la tipologia più diffusa tra gli allevamenti torinesi.

Sotto accusa le importazioni di latte estero e le speculazioni dell’agroindustria torinese, che non valorizzano le produzioni locali. Oggi nel Torinese sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti, con oltre 35 mila mucche, solo di razza Frisona, a cui vanno aggiunte razze, tipicamente alpine, come la Pezzata rossa e Pustertaler-barant. Si tratta di una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni e 500 mila litri di latte fresco, un latte che deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la riduzione e di formaggi tipici del territorio, con buona presenza di proteine e grassi. Una qualità possibile solo con un alto livello di benessere animale e un’alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell’ambiente. La storica tradizione dell’allevamento torinese che affonda le radici nella storia, si basa sul fieno ricavato da prato stabile e coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali, e questo rende l’ambiente delle nostre campagne ricco di prati aperti.

“La speculazione, unita ai forti costi di gestione e agli investimenti necessari per un moderno allevamento rispettoso del benessere animale e votato alla qualità del prodotto, ha fatto chiudere oltre il 20% delle stalle negli ultimi dieci anni – aggiunge Bruno Mecca Cici – Allevare costa. Non riconoscerlo significa uccidere i sogni dei giovani che vogliono intraprendere con passione questo lavoro, ma anche accettare che le nostre campagne diventino incolti o terreni buoni per la speculazione energetica e la cementificazione”.

In uno scenario in cui è calato il consumo di latte, e in crescita quello di formaggi freschi e yogurt, dove i formaggi stagionati continuano a essere vanto del made in Italy, proseguono le storture sul prezzo del latte praticato agli allevatori. C’è una parte di latte che sfugge alla contrattazione strutturata; a questa si aggiungono le importazioni a basso prezzo. Le importazioni di latte sfuso, cagliate per mozzarelle, latte in polvere e crema di latte avvengono soprattutto da Belgio, Germania, Francia e Olanda.

“Basta con le speculazioni dell’agroindustria piemontese, che continua a importare latte dall’estero per percependo i fondi regionali, che dovrebbero essere destinati alle produzioni locali – conclude Bruno Mecca Cici – porteremo la questione prezzi e l’intera criticità del comparto al tavolo latte, convocato in Regione il prossimo 23 febbraio, perché un’adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è condizione imprescindibile per mettere al sicuro la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità, che sostengano l’economia, il lavoro e il nostro territorio”.

Gian Giacomo Della Porta

Intesa tra Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

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Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta firmano un protocollo d’intesa per un impegno comune sulla sostenibilità e la transizione ecologica. Consolidare la collaborazione sui temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, e della transizione ecologica, riconosciute come leve strategiche di sviluppo del territorio, è quanto contenuto nel protocollo d’intesa tra Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, firmato dai presidenti delle due associazioni, Dimitri Buzio e Alice De Marco. L’intesa nasce dalla volontà di promuovere un modello di crescita fondato sull’economia di comunità, sulla tutela dell’ambiente e sulla diffusione di pratiche sostenibili, valorizzando il ruolo delle cooperative come attori centrali del cambiamento. Il protocollo prevede attività congiunte di progettazione, formazione e divulgazione, con particolare attenzione ai temi dell’efficientemento energetico e dello sviluppo delle Comunità Energetiche, Rinnovabili e Solidali, che proprio nella forma cooperativa trovano un riferimento, oltre che la tutela delle aree interne e dei percorsi di agroecologia.

Legambiente e Legacoop Piemonte e Valle d’Aosta scelgono di unire le forze per affrontare la complessità della transizione ecologica, integrando conoscenze scientifiche e capacità imprenditoriali, volontariato e mutualità, cittadinanza attiva e cooperazione. Scelgono di orientare strategie comuni, immaginare nuovi progetti, di essere più forti, radicati e utili ai territori, di creare alleanze solide che generino un cambiamento reale per le comunità.

“Con questo protocollo – dichiara Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte – confermiamo il nostro impegno su uno dei temi chiave dell’attualità: la transizione ecologica, che chiama direttamente in causa anche il settore cooperativo. Le nostre imprese sono già oggi protagoniste di questo percorso con esperienze concrete ereditate nei territori per rispondere ai bisogni delle comunità locali. Per questo motivo la nostra associazione, oltre alle iniziative di divulgazione e formazione, mette a disposizione competenze tecniche e una rete di strumenti finanziari dedicati che rappresentano un tassello fondamentale per accompagnare nei processi di nascita e sviluppo le cooperative che operano nell’agroecologia, nelle filiere forestali e ambientali e dell’energia rinnovabile. È proprio attraverso questi sostegni che il modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili, in forma cooperativa, è potuto crescere nel tempo, tanto che oggi contiamo otto CER associate, distribuite su tutti i quadranti del Piemonte, che erogano servizi a beneficio di intere comunità locali, cooperative e imprese energivore, con una produzione energetica superiore a 10 MWh. Nel contempo, in questi anni abbiamo rafforzato i settori del biologico, dell’agricoltura sostenibile e della filiera del legno. La collaborazione con Legambiente va esattamente in questa direzione, condividendo un impegno per costruire una rete che consolidi un patrimonio di esperienze che testimoni come l’attenzione alla sostenibilità sia parte integrante dell’operato cooperativo, e uno strumento per generare benefici non solo ambientali, ma anche economici e sociali diffusi”.

“La firma del protocollo d’intesa con Legacoop Piemonte – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – rappresenta un passaggio strategico per rafforzare la capacità delle nostre comunità di affrontare una crisi che non è solo climatica, ma anche sociale ed economica. La transizione ecologica richiede un approccio integrato e un impegno condiviso. Per questo riteniamo fondamentale costruire alleanze solide tra il mondo ambientalista e il sistema cooperativo, due realtà che da sempre operano per il bene comune. Questa collaborazione ci permetterà di promuovere, con maggior efficacia, modelli di sviluppo sostenibili, inclusivi e capaci di generare valore nei territori. Esperienze come il Borgo Verde di Borgomanero dimostrano che l’unione tra competenze ambientali, cooperazione e welfare comunitario può produrre risultati significativi sia sul piano sociale sia su quello ambientale. Ribadiamo il nostro impegno a lavorare insieme per un Piemonte più resiliente e pienamente in grado di affrontare le sfide della transizione ecologica”.

Gian Giacomo Della Porta

Le rinnovabili stanno vincendo? Dibattito sull’energia a GiovedìScienza 

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Giovedì 19 febbraio prossimo, alle ore 17.45, all’Accademia delle Scienze di Torino, in Sala dei Mappamondi, in via Accademia delle Scienze 6, si terrà un nuovo appuntamento di GiovedìScienza sul tema “Le rinnovabili stanno vincendo? Miti e realtà nel dibattito sull’energia”, con Gianluca Ruggeri, docente di Fisica Tecnica Ambientale all’Università dell’Insubria, esperto di energia sostenibile, presidente della Cooperativa “ènostra” e autore radiofonico. In Italia il discorso pubblico relativo all’energia sembra ancora fermo agli anni Novanta, intrappolato tra vecchie paure, slogan superati e promesse di false soluzioni che finiscono per rallentare il cambiamento. Altrove il mondo corre: eolico e fotovoltaico stanno ridefinendo il sistema elettrico abbattendo i costi, spingendo l’innovazione tecnologica e imponendo nuove logiche di gestione, accumulo e flessibilità. Si tratta di una trasformazione profonda che tocca non solo l’economia, ma anche la cultura energetica e il modo stesso di pensare al futuro. Comprenderla e raccontarla con lucidità rappresenta una sfida indispensabile per chi voglia immaginare un Paese in grado di stare al passo con il mondo, ed è questa la nuova sfida dell’appuntamento di GiovedìScienza, storica rassegna torinese di divulgazione scientifica, in calendario giovedì 19 febbraio prossimo.

Giovedì 19 febbraio 2026, ore 17.45 – GiovedìScienza – Accademia delle Scienze di Torino  Sala dei Mappamondi – via Accademia delle Scienze 6, Torino – ingresso libero fino a esaurimento posti

Info: gs@centroscienza.it – 011 8384913

Mara Martellotta

Il futuro di Torino è nelle fiere?

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L’INTERVENTO

Torino soffre da oltre vent’anni di una bassa crescita economica che ha impoverito la metà della Città che soffre di cui parlava Mons. Nosiglia. Riappropriarsi delle FIERE vuol dire riappropriarsi di un MOTORE di CRESCITA su cui Torino puntava già nell’800 dopo la perdita della Capitale. La Galleria Subalpina venne costruita proprio per esporre le produzioni dell’epoca. Negli anni 60 e 70 il Salone dell’automobile e quello della Tecnica che portavano in Città imprenditori e ricercatori di tutto il mondo fecero da vetrina alle nostre produzioni automobilistiche e delle macchine utensili. Alberghi pieni e ristoranti costretti ai doppi turni alla sera. Per Milano e Bologna le Fiere rappresentano un volano di sviluppo notevole. Recentemente Bologna ha approvato  un Piano di sviluppo di 200 milioni di euro. Il Salone della Mobilità del futuro potrebbe rilanciare il ruolo di ideazione e di progettazione che a Torino ci sono ancora se pensiamo alle decine di aziende italiane e straniere che operano nel settore della innovazione dalla guida autonoma alla IA applicata all’auto del futuro. Torino potrebbe riprendersi così i suoi storici SALONI da quello dell’auto a quello ferroviario. Ovviamente va considerata la necessità di avere nuovi spazi espositivi che vedremmo bene localizzati nella Zona Nord della Città. Sarebbe la occasione di rilancio che da Barriera alle Vallette si aspettano.

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Condizioni favorevoli ai giovani artigiani: il Piemonte quarto in Italia

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Indice Confartigianato dei territori “Youths friendly” 2025 (ICYF), punteggio di 673

Quarto posto per il Piemonte per l’indice Confartigianato dei territori “Youths friendly” 2025 (ICYF), con punteggio di 673, che va letto senza filtri: siamo al secondo posto per occupazione, e scendiamo al quarto posto per vitalità del sistema produttivo, solo al decimo posto come performance del sistema educativo e precipitiamo al sedicesimo posto per capacità amministrativa e inclusione territoriale.
L’indice elaborato da Confartigianato Imprese misura quanto le regioni italiane offrano condizioni favorevoli ai giovani, ed è calcolato a partire da 27 indicatori elaborati dall’ufficio studi di Confartigianato sulla base di dati INPS, ISTAT e Unioncamere, ognuno dei quali standardizzato su una scala compresa tra 100 e 1000 punti. Ai primi tre posti troviamo la Lombardia, con un indice pari a 709, il 22,5% superiore alla media nazionale, seguita dell’Emilia Romagna con indice pari a 687, il 18,6% rispetto alla media nazionale, e il Veneto, con indice pari a 680, il 17,4% superiore alla media nazionale.

Torino è la provincia più performante della regione, con indice ICYF a 657 punti, in quarta posizione nazionale. Analizzando i singoli pilastri emergono Cuneo per occupazione e dinamiche giovanili, e Torino, per struttura e vitalità del sistema produttivo, per capitale umano e istruzione, per capacità amministrativa e inclusione territoriale.

Per occupazione e dinamiche giovanili, siamo di di fronte a una categoria che riassume la capacità di offrire ai giovani opportunità lavorative di qualità, contratti stabili. In questa categoria si registrano condizioni migliori nel Veneto, prima in classifica, e a seguire Piemonte e Umbria. Quelle peggiori si registrano in Sardegna, Campania e Calabria.
Per struttura e vitalità del sistema produttivo, categoria che indica quanto un territorio sia capace di crescere e coinvolgere le nuove generazioni, e che comprende l’indicatore di presenza di imprese nuove giovanili e la loro capacità di sopravvivenza a livello retributivo di dipendenti, si registrano condizioni migliori, in ordine, in Lombardia, Campania, Lazio e Piemonte, e peggiori risultano quelle di Valle d’Aosta, Marche e Toscana. Il Veneto si ferma al nono posto.

Il Piemonte scende al decimo posto in classifica nella categoria “capitale umano e istruzione”, ambito che raccoglie la qualità e le performance del sistema educativo e formativo, la diffusione di competenze alfanumeriche trasversali fra i giovani, la quantità di laureati, nonché la capacità di valorizzare giovani ad alto titolo di studio. Il Piemonte è al sedicesimo posto per quanto riguarda il pilastro della capacità amministrativa e inclusione territoriale, categoria che valuta quanto l’Amministrazione Pubblica locale e i servizi territoriali siano efficienti, accessibili e di qualità, contribuendo a creare un contesto favorevole per i giovani e le famiglie, e che include l’indicatore relativo alla capacità di conciliare vita e lavoro alla diffusione dei servizi sociali ed educativi, alle condizioni abitativeq (affitti e equità abitativa), e alle relazioni digitali con con la Pubblica Amministrazione.

“Oggi il Piemonte è davanti a un bivio: continuare a vivere di rendita, contando su un mercato del lavoro altalenante, oppure elaborare una politica generazionale che rimetta al centro istruzione, servizi, qualità della vita e innovazione produttiva – afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte – in Italia, come in Piemonte, il numero legato alla crescita giovanile è crollato, per questo riteniamo fondamentale sostenere le imprese guidate da under 35 attraverso misure concrete che favoriscano l’accesso al credito, la semplificazione burocratica e il supporto alla formazione e all’innovazione. È fondamentale inoltre riconoscere un credito d’imposta per i giovani che vogliano rilevare l’azienda di famiglia, subentrare in un’azienda già avviata o creare una propria attività. Se da un lato i settori tradizionali soffrono maggiormente, dall’altro la crescita dei servizi alle imprese e la stabilità di altri settori dimostrano che, con le giuste competenze e opportunità, i giovani possono ancora costruire il proprio futuro da protagonisti”.

Mara Martellotta

“Innamorati di Torino”: lavoratori e sindacati in piazza per il futuro dell’auto

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Nel giorno di San Valentino Torino è  teatro della manifestazione “Innamorati di Torino”, un’iniziativa che ha portato in centro città lavoratori, rappresentanti sindacali, amministratori locali e cittadini per richiamare l’attenzione sul destino del settore automotive e, più in generale, sul futuro economico e produttivo del capoluogo piemontese. Il corteo ha attraversato le vie del centro di Torino, trasformando la giornata simbolicamente dedicata all’amore in un momento di mobilitazione collettiva per difendere il tessuto industriale e occupazionale del territorio.

La manifestazione ha riunito le principali organizzazioni sindacali del comparto metalmeccanico insieme a delegazioni di lavoratori provenienti non solo dalla città ma anche da numerose realtà produttive della provincia e della regione. Tra i temi più discussi è emersa la necessità di definire strategie industriali solide e di lungo periodo in grado di accompagnare la trasformazione del settore automobilistico, oggi alle prese con cambiamenti profondi legati all’innovazione tecnologica, alla transizione energetica e alla competizione internazionale. Secondo i promotori, il rischio è che la riconversione industriale avvenga senza adeguate garanzie occupazionali e senza un piano complessivo capace di tutelare competenze e professionalità costruite in decenni di storia industriale.

Dai sindacati un appello ai cittadini, alle associazioni, agli studenti, agli artisti, agli intellettuali:  “il rilancio del territorio riguarda tutti. Chiediamo a Stellantis investimenti a Torino, è troppo semplice scappare via come sta facendo Elkann”, così il segretario generale della Fiom torinese, Edi Lazzi.  “A Stellantis  chiediamo responsabilità sociale verso il territorio nel dare commesse alle aziende dell’indotto torinese e chiediamo alle istituzioni azioni di sistema”, dice Ficco. “Domani c’è un’altra puntata di un ciclo di iniziativa sindacale che abbiamo aperto due anni fanello stesso giorno. Un percorso che ha coinvolto le associazioni datoriali, le istituzioni, la società civile”, commenta Rocco Cutrì, della Fim torinese.  “ Il percorso iniziato due anni fa, unitariamente, proseguirà con coerenza e determinazione. È un cammino che ha già prodotto un primo risultato concreto con l’avvio della 500 ibrida, ma non può e non deve fermarsi” aggiunge Lillo Taormina della segreteria Fismic Confsal di Torino.

Al centro del dibattito si è collocata la situazione dello storico Stabilimento Fiat Mirafiori, simbolo della produzione automobilistica nazionale e nodo cruciale per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto. Il sito produttivo, legato alle attività del gruppo Stellantis, sta attraversando una fase di ridefinizione industriale che ha alimentato preoccupazioni tra i dipendenti e tra le aziende che gravitano attorno alla filiera. I partecipanti alla mobilitazione hanno sottolineato come il futuro dello stabilimento rappresenti una questione centrale non solo per l’occupazione locale ma anche per l’identità produttiva della città, storicamente legata all’industria dell’automobile.

Nel corso della giornata sono stati ribaditi appelli rivolti alle istituzioni affinché venga rafforzato il confronto tra enti locali, governo, imprese e rappresentanze dei lavoratori. Tra le richieste principali figurano maggiori investimenti, nuovi progetti produttivi e strumenti di sostegno alla riqualificazione professionale, ritenuti indispensabili per affrontare le sfide poste dall’evoluzione del settore. L’attenzione si è concentrata anche sulle difficoltà che stanno colpendo numerose aziende dell’indotto, considerate parte essenziale dell’ecosistema industriale torinese e particolarmente esposte ai cambiamenti della produzione automobilistica.

La manifestazione ha assunto anche un valore simbolico e culturale, richiamando il legame storico tra la città e il lavoro industriale. Lo slogan scelto dagli organizzatori ha voluto sottolineare la volontà di difendere un patrimonio economico e sociale che per decenni ha rappresentato uno dei motori dello sviluppo locale. La partecipazione diffusa ha mostrato come il tema del rilancio produttivo venga percepito come una questione collettiva che coinvolge non solo i lavoratori del settore ma l’intera comunità cittadina.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di confronto già avviato nei mesi precedenti e destinato a proseguire con nuovi tavoli di discussione e proposte progettuali. Sindacati e rappresentanti istituzionali hanno evidenziato la necessità di costruire una visione condivisa capace di coniugare innovazione, sostenibilità e tutela del lavoro, con l’obiettivo di garantire a Torino un ruolo centrale anche nel futuro dell’industria automobilistica europea.

Le tech week alle OGR trasformano la città nella capitale dell’innovazione

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SCOPRI – To ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è una settimana, ogni anno, in cui Torino cambia ritmo. Le Officine Grandi Riparazioni, simbolo di archeologia industriale e oggi cuore pulsante della creatività contemporanea, diventano il punto di incontro di imprenditori, visionari, investitori e istituzioni provenienti da ogni parte del mondo. Le cosiddette “tech week” non sono soltanto una sequenza di conferenze: sono un momento in cui la città si racconta come laboratorio di idee e piattaforma internazionale del futuro.

Le OGR, con le loro navate imponenti e l’atmosfera che fonde storia e modernità, si trasformano in un’arena dove si parla di intelligenza artificiale, spazio, energia, biotecnologie, startup e nuove forme di lavoro. Sul palco si alternano fondatori di aziende globali, manager di colossi tecnologici, rappresentanti delle istituzioni europee e giovani imprenditori pronti a cambiare le regole del gioco. Non è raro assistere a dialoghi serrati tra chi ha costruito imperi digitali e chi sta muovendo i primi passi con un’idea innovativa in tasca.

Un evento che parla al mondo

Tra gli appuntamenti più attesi spicca la Italian Tech Week, manifestazione che negli anni ha consolidato il proprio peso nel panorama europeo dell’innovazione. L’organizzazione è guidata da realtà impegnate nello sviluppo dell’ecosistema startup italiano, con il sostegno di partner pubblici e privati che credono nella centralità della tecnologia come motore di crescita economica e sociale.

La risonanza internazionale dell’evento è testimoniata dalla presenza, nelle ultime edizioni, di figure di primo piano della scena globale. Sul palco torinese sono intervenuti protagonisti assoluti dell’economia digitale come Jeff Bezos, fondatore di Amazon e imprenditore legato ai progetti spaziali di Blue Origin, ma anche leader istituzionali del calibro di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Interventi che hanno acceso i riflettori su Torino, trasformandola per alcuni giorni in un crocevia di strategie, visioni e grandi decisioni.

Non si tratta soltanto di interventi celebrativi. I dibattiti affrontano temi concreti: il futuro dell’industria europea, la sfida dell’intelligenza artificiale, la necessità di investimenti nella ricerca, il ruolo delle nuove generazioni nel costruire un’economia più sostenibile e competitiva. Le parole pronunciate sul palco trovano eco tra il pubblico, composto da studenti, sviluppatori, manager e investitori, tutti accomunati dalla stessa domanda: quale direzione sta prendendo il futuro?

Torino laboratorio di idee

Accanto alle sessioni principali, le tech week offrono workshop, incontri tematici e momenti di confronto diretto. Le startup hanno l’occasione di presentare i propri progetti a potenziali finanziatori, mentre i giovani talenti possono entrare in contatto con aziende internazionali. L’energia che si respira tra gli stand e nei corridoi è quella tipica dei grandi appuntamenti dove le idee circolano veloci e le connessioni nascono quasi per caso.

La città, intanto, partecipa e osserva. Bar, spazi culturali e location urbane ospitano eventi collaterali che ampliano il perimetro dell’iniziativa ben oltre le mura delle OGR. Torino mostra così la propria capacità di reinventarsi, passando da capitale industriale a polo di innovazione tecnologica senza rinnegare la propria identità.

Una visione che guarda avanti

Le tech week rappresentano oggi molto più di un appuntamento settoriale. Sono il segno tangibile di un cambiamento profondo nel tessuto economico e culturale della città. L’innovazione non viene raccontata come un fenomeno distante, ma come un processo concreto che incide sul lavoro, sull’impresa e sulla società.

In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce modelli produttivi e relazioni sociali, Torino sceglie di essere protagonista e non spettatrice. Le giornate alle OGR raccontano una città che guarda avanti, che investe sui giovani e che si propone come punto di riferimento nel dialogo tra Europa e mondo digitale.

Per qualche giorno all’anno, sotto le volte industriali delle Officine Grandi Riparazioni, il futuro prende forma. E Torino, con orgoglio, ne diventa il palcoscenico.

NOEMI GARIANO