ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 5

Superbonus 2024, tutte le novità

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Il provvedimento firmato il 18 settembre 2024 dall’Agenzia delle Entrate mette in moto un’opportunità da cogliere al volo per chi ha avviato interventi edilizi. Il contributo a fondo perduto, ossia il Superbonus, sarà accessibile a chi ha realizzato lavori sugli immobili tra gennaio e ottobre 2024, offrendo uno sgravio del 70% sulle spese sostenute.

Non stiamo parlando solo di una detrazione: per molti, si tratta di una vera e propria boccata d’ossigeno in un momento in cui le risorse finanziarie vanno gestite con attenzione.

Il Superbonus 2024 apre così una finestra imperdibile per i contribuenti con redditi bassi, offrendo un contributo a fondo perduto per chi intende migliorare l’efficienza energetica delle proprie abitazioni. Tra gli interventi coperti, figurano il sisma bonus, l’installazione di impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica per veicoli elettrici, rispondendo così alla crescente domanda di sostenibilità e sicurezza abitativa.

La misura si rivolge a un pubblico specifico: chi ha iniziato i lavori entro il 31 dicembre 2023 e ha raggiunto almeno il 60% dello stato di avanzamento. Il bonus interessa le persone fisiche con un reddito annuo non superiore a 15.000 euro e i condomini che, in questo periodo, stanno investendo sugli immobili. Il tutto, con un tetto di spesa massimo di 96mila euro. È una chance che tocca chi possiede l’immobile o ne ha la gestione diretta e, non da meno, anche gli eredi che ne mantengono la detenzione.

Per ottenere il contributo, i richiedenti dovranno inviare la domanda all’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre 2024. La procedura sarà telematica e, per chi non ha familiarità con le piattaforme digitali, sarà possibile rivolgersi a intermediari abilitati. È fondamentale, però, allegare una dichiarazione che attesti i requisiti necessari per l’accesso al contributo e fornire una stima precisa delle spese sostenute. A breve, l’Agenzia stabilirà i dettagli tecnici relativi alla procedura.

Una volta inviata la domanda, scatteranno i controlli. Verranno esaminate le informazioni trasmesse, con un occhio particolare alla congruenza tra i dati dichiarati e le spese effettivamente sostenute. Solo dopo questo step arriverà l’accredito del contributo direttamente sul conto corrente bancario o postale del richiedente, intestato o cointestato.

Ma attenzione: l’Agenzia è pronta a verificare anche la correttezza delle erogazioni. Chi avesse percepito indebitamente il contributo dovrà restituire l’importo, con la possibilità di regolarizzare spontaneamente la propria posizione.

Il Superbonus è destinato ai privati che non esercitano attività commerciali o professionali. Le spese coperte riguardano interventi di miglioramento energetico e antisismico, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Ciascun richiedente, come detto, potrà ottenere un contributo massimo per una spesa di 96.000 euro, ma attenzione: solo i bonifici effettuati entro il 31 ottobre 2024 saranno validi per accedere al beneficio.

I fondi saranno distribuiti proporzionalmente tra i richiedenti, in base all’ammontare complessivo delle risorse disponibili e alla domanda. Le percentuali di distribuzione saranno rese note entro il 30 novembre 2024, per garantire una ripartizione equilibrata e trasparente.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

 

Al via Expocasa 2024: un viaggio nell’arredo, tra design, arte e sostenibilità

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Inaugurata la 61ª edizione di Expocasa, che si svolgerà fino al 6 ottobre nei 20.000 metri quadri dell’Oval Lingotto di Torino. Con 250 marchi rappresentati, nel segno della creatività, dell’innovazione e della funzionalità, la manifestazione si rinnova con focus dedicati al  design contemporaneo e al vintage, la selezione di 10 designer under 35, il nuovo progetto “Piano Terra” dedicato alla sostenibilitàmostre, oltre al ricco palinsesto di workshop e un inedito Expocasa off.

 

 Si è aperta ieri la 61ª edizione di Expocasa, manifestazione dedicata al mondo dell’arredamento e delle ristrutturazioni. Organizzata da GL events Italia, fino al 6 ottobre Expocasa occupa i 20.000 metri quadri dell’Oval Lingotto Fiere di Torino. A tagliare il nastro l’amministratore delegato di GL events ItaliaGabor Ganczer, con Andrea Tronzano, assessore regionale allo Sviluppo delle Attività Produttive, Paolo Chiavarino, assessore al Commercio della Città di Torino, e i rappresentanti dei principali partner della manifestazione, tra cui: Federalberghi Torino, CPD Consulta per le persone in difficoltà, CNA Torino, Casartigiani, Confartigianato Torino, Quooker, Scuola Master – Politecnico di Torino, Associazione Balon, Graphic Days.

«Anno dopo anno Expocasa si conferma un punto di riferimento per chi ama la casa e il design. Il nostro impegno è di creare un’esperienza che non sia solo espositiva, ma che favorisca l’incontro tra nuove idee e soluzioni pratiche offrendo ai visitatori l’opportunità di scoprire nuove tendenze e di immaginare uno stile di vita più consapevole e rispettoso dell’ambiente – ha dichiarato Gàbor Ganczer -. In questa edizione diamo ampio spazio al vintage, alla creatività di giovani designer e all’esperienza di grandi marchi, toccando anche temi cruciali come la sostenibilità». E in tema di sostenibilità Expocasa, prima fiera, ha avviato il nuovo progetto “Piano Terra” (in collaborazione con zeroCO2), attraverso il quale ha creato una foresta in Guatemala, la cui estensione corrisponde ai 10.000 metri quadri senza moquette nei corridoi della manifestazione.

«Expocasa è particolarmente importante anche per gli artigiani, che rappresentano un rilevante tessuto economico del nostro territorio. Con il supporto della Regione Piemonte sono numerosi gli artigiani che scelgono questa fiera, che si distingue per la sua offerta in termini di opportunità di business e di visibilità» ha commentato l’assessore Tronzano.

«Ringrazio GL events Italia e Gabor Ganczer per aver portato avanti questo appuntamento storico, evolvendolo e mantenendone sempre alto il livello. Un salone tra i più apprezzati in Italia e un vero punto di riferimento nel nord ovest. Un evento di successo con importanti ricadute economiche sul territorio» ha affermato l’assessore Chiavarino.

Il salone ha preso il via con il dibattito “Slow life, slow kitchen. Per una nuova etica dell’abitare“, che ha visto l’intervento di Giampaolo Allocco, designer pluripremiato in Italia e all’estero, di Walter Nicolino, Coordinatore del Dipartimento di interior design di IAAD. Un viaggio dalla produzione artigianale alla fabbricazione digitale e sostenibile, per dimostrare quanto il design di prodotto sia intrinsecamente legato alla storia umana e al nostro sviluppo. Una riflessione sul design che non è solo gesto estetico, ma anche il risultato di ragionamento funzionale. Un dibattito su come la nostra vita sia circondata da prodotti che testimoniano il nostro tempo. E un’analisi, in particolare, sulla cucina, non più una stanza da tenere nascosta, separata da altri spazi, ma un luogo sociale che rispecchia il desiderio di condividere la preparazione di un pasto anche con gli ospiti.

 

L’opening è stata anche l’occasione per presentare i 10 designer under 35, provenienti da tutta Italia, selezionati dalla Design call lanciata per la prima volta da Expocasa, scegliendo come elementi distintivi per la candidatura i criteri di accessibilità, sostenibilità, territorialità, innovazione e funzionalità.

Comune denominatore di alcuni oggetti selezionati è la multifunzionalità. È il caso di Go Cart, il coffee table che si trasforma in seduta; Seven Chair, la sedia che è anche servo muto; Valeria, lo stendino che diventa un cesto; U, il candelabro che diventa posacenere, porta incenso e altro ancora. Grande attenzione alla luceNam-Emotional Lighting, lampada che si attiva con diverse modalità di illuminazione attraverso il soffio; Virgola, lampada portatile realizzabile in diversi materiali e colori; O-MUV, lampada da comodino che si compone di due corpi luminosi, il primo emana luce neutra, il secondo luce UV che combinata con vernice fotoluminescente crea percorsi illuminati notturni. Protagonisti anche l’up-cycling con X-BENCH panca flessibile e solida creata attraverso un processo che valorizza i rifiuti attraverso il design; la pulizia, con Inlet, dispositivo che consente un’efficiente e rapida pulizia delle ruote prima che le biciclette entrino in casa; i complementi d’arredo con Joinest, sviluppo di una piccola serie di elementi.

I 10 oggetti sono esposti nell’area Design Call al Salone, che attraverso questa iniziativa vuole ricordare come, nella continua evoluzione dell’arredamento, il design consenta di esplorare e interpretare nuove tendenze e come in questo processo sia centrale il ruolo dei giovani che, spesso più inclini a pensare fuori dagli schemi, portano nuove idee e soluzioni creative.

 

L’Oval per 9 giorni è il punto di riferimento per chi è in cerca di idee, supporto tecnico, preventivi, consigli, soluzioni personalizzate. Luci, colori, proposte di arredo, soluzioni green, sostenibilità, decluttering, restauro, finiture incentivi per le strutture ricettive: sono alcuni dei temi che verranno approfonditi nel ricco palinsesto di appuntamenti ospitati da Expocasa.

Il salone si conferma espressione dell’amore per la propria abitazione, della passione per il bello, della curiosità per nuove soluzioni tecniche grazie ai 150 espositori, in rappresentanza di circa 250 brand. Le loro proposte vanno dal classico al contemporaneo, dall’eclettico al minimalista, con un occhio di riguardo al vintage e al modernariato, che trova spazio in un’area dedicata, in risposta a una delle tendenze più attuali nel mondo dell’arredo: l’incontro armonioso tra il fascino del passato e la funzionalità del presente.

E se l’interior design cerca sempre più di unire l’eleganza retrò con linee moderne e materiali innovativi, non secondaria è la tendenza a catapultare l’arte nell’ambiente domestico, una inclinazione che il Salone racconta attraverso la mostra “l’arte a casa tua” che propone attraverso la pittura, la scultura, la fotografia e le installazioni di 11 artisti emergenti.

 

Cento metri quadrati sono dedicati alla Design Square, un concept espositivo che presenta brand innovativi presenti per la prima volta ad Expocasa. Qui la passione per il bello prende vita attraverso il design esplosivo di grandi brand come Kriptonite (presentato da Linea Nuova) e Rochebobois, dando vita a un’esperienza immersiva che unisce estetica e praticità, per il piacere degli appassionati e dei professionisti del settore. A completare l’offerta espositiva anche “Insulti Luminosi”, brand di complemento d’arredo molto popolare sui social media, che propone frasi ironiche utilizzate come corpi illuminanti.

La passione per l’ambiente domestico trova espressione anche nell’inedito poster che l’artista britannico Anthony Burrill dedica all’eventoI am happy here, e che dà il titolo alla mostra allestita qui da Graphic Days, sintesi del piacere di visitare l’evento, di essere a Torino, di poter scegliere in un unico luogo tutte le soluzioni di arredo per la casa e di essere felici nella propria abitazione.

 

Una passione condivisa dai tanti partner di Expocasa, come Quooker, che oltre a presentare il suo innovativo rubinetto, mette a disposizione del salone una parte del proprio stand come area lounge e inoltre funge da punto d’acqua per i visitatori. Ma anche dalla Scuola Master del Politecnico di Torino che all’interno di un atelier ha sviluppato un caso di studio sul tema “immaginare il futuro di Expocasa”: le idee e le tavole progettuali degli studenti sono in mostra presso l’area POLITO. E ancora dall’Associazione Balon che organizza alcuni workshop dedicati al piccolo restauro, da CNA Torino, Casartigiani e Confartigianato Torino, che gestiscono la mostra “bellezze artigiane”, da Federalberghi Torino e CPD Consulta per le persone in difficoltà che hanno collaborato nella messa a punto di due percorsi, dedicati rispettivamente al contract e al design inclusivo.

Per la prima volta, inoltre, il design del Salone varca anche i confini dell’Oval con Expocasa Off: un programma di appuntamenti negli showroom degli espositori partecipanti. Il 3 ottobre dalle 19 alle 20.30 La Natura è di Casa (via Cernaia 24/c Torino) ospita “Colora il tuo benessere”, dove presenta la novità Varier 2024 Variable Monochrome in un contesto di benessere psicofisico: la forma e la funzione ergonomica per il corpo e i benefici del colore per la mente. Il 4 ottobre dalle 18 alle 21 Magica Mobili (via Monte Novegno 30/e Torino) propone cucine, la nuova collezione di arredo bagno e i divani di Franco Ferri. L’incontro sarà animato dal Quooking Show dello Chef Marcello Ferrarini, che preparerà piatti sfiziosi con il sistema Quooker, il rubinetto che consente di ottenere acqua bollente a 100 °C, refrigerata naturale e frizzante, sempre filtrata direttamente dal rubinetto.

 

Expocasa è organizzata da GL events Italia con il patrocinio di Regione PiemonteCittà di TorinoCamera di commercio di Torino e Ascom. Partner Expocasa 2024.

Le anime di Expocasa

  • Area arredo e complemento, con cucine, living, camere da letto, camerette, bagno e benessere, falegnameria.
  • Area vintage per stimolare il gusto del pubblico di Expocasa, in una ricerca continua del bello attraverso contrasti originali tra l’antiquariato, il modernariato, il design ed il nuovo all’interno del proprio spazio abitativo. Per dare vita a spazi che evocano un senso di familiarità, ma con una funzionalità e un’estetica aggiornata.
  • Design square, un volume di 100 metri quadrati con un allestimento total black che all’interno propone una selezione di brand esclusivi.
  • Area tecnicasa, con artigianato, domotica, pavimentazioni, materiali e finiture, serramenti, climatizzazione, sicurezza, ristrutturazioni. Due sezioni che si intersecano con percorsi dedicati all’accessibilità.

 

 Da ricordare

  • L’ingresso è gratuito, previo accredito online
  • Giornalisti: Accredito press / media – Expocasa 2024
  • Orari dal lunedì al venerdì: 15.00 – 21.00
  • Orari sabato e domenica: 10.00 – 21.00
  • ·        INGRESSO NORDOval Lingotto di Torino – (via Giacomo Matté Trucco, 70) per chi arriva in auto
  • ·        INGRESSO SUD: per chi si reca ad Expocasa con il trasporto pubblico o per chi arriva alla stazione ferroviaria Torino, collegata direttamente all’ingresso grazie al nuovo sottopasso pedonale.
  • ·        Per chi arriva da fuori e desidera pernottare a Torino Federalberghi offre un servizio di prenotazioni alberghiere attraverso un widget dedicato e accessibile dal sito di Expocasa.

Montagna, da maneggiare con cura

In montagna si può vivere, si può lavorare, si può produrre cibo buono, pulito e giusto: è il messaggio che Slow Food lancia da Terra Madre Salone del Gusto 2024, a Parco Dora fino al 30 settembre. Si può fare, e lo dimostrano pastori, casare, contadine, castanicoltori, apicoltrici che si sono dati appuntamento a Torino per raccontare al pubblico il loro lavoro, a patto che non si applichi alle terre alte lo stesso modello di sviluppo che, a partire dal secondo dopoguerra, in Italia ha causato lo svuotamento delle aree interne.

 

Secondo Rossano Pazzagli, docente di Storia moderna presso l’Università degli Studi del Molise, «bisogna uscire dalla logica dei numeri per entrare in quella della qualità della vita. Si tratta di sostituire al modello basato su competizione, crescita e velocità, un approccio orientato alla cooperazione, all’equilibrio, alla lentezza». Di ricette, dice, «non ne esistono: ma ci sono esempi». Uno di questi è l’agronomo forestale Carlo Murer che a Valmorel, in provincia di Belluno, insieme ad alcuni amici ha preso in gestione una malga e oggi lavora il latte delle loro vacche in una delle ultime tre latterie turnarie d’Italia, luoghi simbolo della cooperazione montanara. «Fino a qualche decennio fa, da noi c’erano quattro malghe e si allevavano 500 capi – racconta Murer –. Oggi due di quelle strutture sono diventati ostelli e le altre hanno visto ridursi la superficie disponibile al pascolo a causa dell’avanzata del bosco». L’avanzata del bosco, che «oggi occupa il 40% della superficie dell’Italia, per complessivi 12 milioni di ettari» ricorda il presidente di Uncem Marco Bussone, non è necessariamente un buon segnale per la biodiversità, perché coincide con la perdita di terreni un tempo lavorati e custoditi, e per questo anche messi in sicurezza da incendi, frane e smottamenti, dissesti idrogeologici. We are nature, il claim scelto per l’edizione 2024 di Terra Madre Salone del Gusto, significa anche questo: che uomo e natura non sono in antitesi, e che una corretta gestione delle attività antropiche negli ecosistemi naturali può generare benefici per tutti: emblematico, sotto questo profilo, il progetto Salviamo i prati stabili e i pascoli, da pochi giorni entrato ufficialmente a far parte dei Presìdi Slow Food.

 

Le terre alte non sono però soltanto pascoli e allevamento: in una borgata di Ostana (Cuneo), a 1500 metri di quota, Serena Giraudo coltiva verdure, patate, legumi, cereali e frutta su due ettari di terreni in forte pendenza, un tempo abbandonati: «Produco in biologico e trasformo alcuni dei prodotti in composte» spiega. A causa della morfologia dei terreni la fatica è davvero tanta, ma «continuo a pensare di vivere in un luogo privilegiato. In ogni caso bisogna fare attenzione a non idealizzare la scelta di vivere in montagna: le difficoltà ci sono – sottolinea –, ad esempio ai disagi in caso di nevicate, che possono causare l’isolamento».

 

Sul piatto della bilancia, in effetti, vanno posti anche alcuni limiti infrastrutturali delle terre alte. «Tra il 1950 e il 1970 il nostro Paese ha vissuto una grande trasformazione che è stata chiamata con nomi altisonanti come boom e miracolo – aggiunge Pazzagli – ma che in realtà è stato uno sviluppo squilibrato, che ha accentuato le disparità tra pianura e terre alte, così come tra coste ed entroterra. Queste disparità territoriali presto sono diventate disparità sociali: oggi sono aree povere di servizi, ad esempio la sanità, i trasporti, l’istruzione, quindi sono povere di diritti». Un paradosso, se si pensa che la metà dei Comuni italiani, 3850 su 7896, sono montani: «Serve maggiore coesione tra i piccoli comuni, che uniti possono avere più forza e potere decisionale, e servono anche maggiori relazioni tra soggetti pubblici e soggetti privati, perché spesso le aziende attive nelle aree montane sanno trovare risposte ai problemi» sottolinea Bussone. Le reti tematiche di Slow Food lo fanno già: quella dei castanicoltori, ad esempio, unisce comunità, condotte, produttori, cuochi e tecnici consapevoli che le castagne non sono soltanto un frutto straordinario per qualità nutrizionali, versatilità gastronomica, possibilità di conservazione e trasformazione, ma anche un patrimonio eccezionale di biodiversità e una possibilità economica concreta. Una ricchezza delle terre alte, così come lo è il miele. In Italia i Presìdi Slow Food che lo tutelano sono sei, in ogni angolo del Paese: da quello che coinvolge i produttori dell’intero arco alpino a quello sull’Appennino aquilano, dal Carso ai Monti Iblei, fino al Ponente ligure.

 

A Terra Madre, le terre alte si raccontano negli spazi Noi custodiamo Natura, attraverso le  conferenze che vedono i produttori protagonisti, nei Laboratori del Gusto e negli spazi del Mercato Italiano e internazionale. Ecco alcuni appuntamenti ancora disponibili del programma di Terra Madre, mentre il catalogo espositori è consultabile qui:

 

Ci saranno ancora pascoli e pastori?

Sabato 28 settembre alle 18, Spazio Noi custodiamo natura

Su Alpi e Appennini la chiusura di piccole aziende è incessante e lo spopolamento continua.

Le ragioni sono tante: dalla difficoltà a trovare pascoli e alpeggi in affitto – a volte anche a causa di fenomeni mafiosi – alla chiusura dei macelli di piccola dimensione in tutto il Paese, che ha dato una botta definitiva all’allevamento delle razze autoctone. La burocrazia incombe sui piccoli e chi resiste non ha vita facile. I contributi pubblici non riconoscono i servizi ecosistemici resi da chi vive e gestisce le terre alte. Produrre qualità lavorando il latte crudo è sempre più complicato, perché i consumatori sono poco informati. Ne va del futuro delle nostre produzioni alimentari più tradizionali e identitarie ma non solo: anche dell’equilibrio ambientale dei territori più fragili.

 

L’Appuntamento a Tavola

 

Un pranzo alla scoperta del micelio. Antonio Chiodi latini con BIOARTLAB e Federico Chierico

Domenica 29 settembre alle 12, Torino – Ristorante Antonio Chiodi Latini,

Via Bertola, 20/B

Bosco, fogliame, funghi, cibo, raccontati in una forma non convenzionale e attraverso un’esperienza inedita: un pranzo in cui la materia prima diventa conoscenza, portata dopo portata, grazie alla collaborazione tra realtà che escono dagli schemi per costruire un domani diverso. La cucina di sperimentazione di Antonio Chiodi Latini arriva a Terra Madre Salone del Gusto in un pranzo di divulgazione in cui il cibo è parte di un percorso di consapevolezza, di piacere, di immersione nella natura.

Torino città gemellata

Sono molti gli accordi e i legami come “twinned town” della nostra citta’.

Sara’ capitato a molti di leggere dei vistosi cartelli bianchi all’entrata di una citta’ o di un paese con l’indicazione di gemellaggio con un altro luogo del mondo. Oramai e’ una pratica usuale, ma non tutti  sanno che questo simbolico, ma anche concreto, legame tra  localita’, talvolta molto lontane tra loro, si e’intensificato durante la Seconda Guerra Mondiale dopo le unioni intraprese nei primi anni del 1900 e le “amicizie” tra entita’ non statali della Francia e Germania moltissimi anni prima. Le ragioni di questi consorzi tra centri possono essere diverse come, per esempio, avere lo stesso nome, come e’ accaduto tra Toledo in Spagna e Toledo in Ohio,  la condivisione di obiettivi in ambito culturale, politico, economico o l’appartenere alla medesima comunita’ di destino. Questo rapporto tra autonomie locali si puo’definire “diplomazia cittadina” e si traduce effettivamente in tutta una serie di attivita’ che operano in parallelo con convenzioni internazionali, rapporti tra ambasciate e governi. `Oltre ai “gemellaggi” esistono anche degli “accordi” sottoscritti tra autonomie locali; l’ente responsabile all’autorizzazione nel caso dei primi e’ il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie (DARA) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel secondo caso invece interviene il Ministero degli Esteri. Nei fatti questi legami formali si traducono in viaggi e visite reciproche, scambi culturali, partecipazione condivisa ad eventi e a tematiche importanti come la sostenibilita’ o altri argomenti di interesse comune. Prima di far partire un processo di “associazione” e’ necessario conoscere la cultura, la religione e i costumi  del luogo con cui si intende fare il gemellaggio sia in maniera informale, che attraverso la creazione di progetti comuni,questo per esaminare e poi confermare che ci siano tutte le condizioni per una alleanza.

Torino e’ una citta’ molto partecipe da questo punto di vista e colleziona ben 31 relazioni internazionali tra gemellaggi e accordi.

Il piu’ vecchio e’ quello del 1957 con citta’ francese di Chamberya seguito del quale si sono attuati molti progetti culturali, sportivi, legati all’innovazione, ma anche scolastici e universitari.

Nel 1958, invece, si realizzo’ quello con Colonia, Esch-sur-Alzette, Liegi, Lille e Rotterdam firmato per promuovere l’integrazione e la solidarieta’ tra citta appartenenti alla Comunita’europea. Le attuali collaborazioni tra questi centri sono dedicate agli scambi tra i giovani e alla cultura, ma riguardano anche le politiche urbane ed economiche.

Anche negli anni ’90 furono diversi i gemellaggi  a cui e’ stata data vita:

con il Guatemala, per esempio, proposta dal Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú, cittadina onoraria di Torino dal 1992, scaturita dopo la firma degli Accordi di Pace del Guatemala del 1996; con l’americana Detroit per promuovere scambi economici, scientifici, tecnologici e culturali, con Ekaterinburg della Federazione Russa e con Gaza City. Nel terzo millennio, invece, le “amicizie” stipulate da Torino sono state quella con Zlin della Repubblica Ceca, con cui si collabora anche in campo cinematografico, multimediale e audiovisivo, con le cinesiWenzhou, Shenzhen e Shenyang per cementare ulteriormente i rapporti tra i due paesi, con Skopje, in Macedonia, che ha favorito una cooperazione in fatto di protezione dell’ambiente edenergetica, istruzione, cultura, patrimonio archeologico e storico, la cooperazione tra professori, ricercatori e studenti e gli scambi tra le università; e poi ancora ci si e’ “legati”  a Yangon in Myamar, San Pietroburgo, Salvador de Baja, Salt Lake City, Rosario in Argentina, Praia Capoverde, alla giapponese Nagoya, Nantes, L’Avana, Haifa in Israele, Gwanju in Corea, Glasgow, Cannes, Bacau in Romania a diverse altre.

MARIA LA BARBERA

Una vita selvaggia fra i lupi italiani

LA RAGAZZA DEI LUPI

Molto interessante il saggio di Mia Canestrini, giovane ‘lupologa’ italiana, sia per professione, che per indole personale.

In un non lunghissimo testo, con il tratto veloce e conciso di chi sa comunicare, c’è tutto sulla sua vita, il contatto con la natura e un’infanzia passata in un paradiso ambientale come l’appennino tosco-emiliano.

E’ un’esistenza già segnata dalla sua infanzia, anni verdi con le orecchie già accarezzate da storie di lupi, avvistamenti, pericoli, leggende, paura e fascinazione. Si tratta di tratti ancora infantili e in seguito adolescenziali, che tracceranno però solchi profondi sulla sua vita di adulta.

Nel volume c’è infatti molto sulla vita di una ragazza intelligente, avventurosa, colta e capace, quanto della realtà di un animale immaginifico come il lupo, da sempre lontano e vicino di vita con noi umani, con le sue realtà e le fantasie sulla sua supposta ferocia.

Iscritta alla facoltà di Scienze Naturali e poi specializzata in Conservazione della biodiversità animale, Mia passa oltre dieci anni principalmente nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-emiliano con il ruolo di Tecnico per i progetti LIFE dell’Unione Europea, la salvaguardia dei lupi e loro coesistenza con le persone che vivono su alpi e appennini.

Con il coinvolgimento emotivo di un romanzo, viene tracciata la sua vita operativa in mezzo a boschi e montagne, seguendo gli spostamenti dei branchi, ricercando resti escrementizi dei lupi da gestire in laboratori attrezzati per mapparne alimentazione, età e malattie; e poi cuccioli da salvare, adulti da curare, verifiche sui danni da predazione.

Con minuziosità, il libro della Canestrini pubblica foto sulle tante fototrappole posizionate sui passaggi di esemplari solitari e branchi, commentando gli appostamenti di volontari e del personale addetto, gli incontri con pastori (spesso vittime economiche delle predazioni) e leoperazioni congiunte con i Carabinieri Verdi, verifiche sui resti di razzie su animali domestici, in un ritmo di scrittura affascinante e per niente cattedratico.

Questo libro interessa poi un pubblico non solo residente nei luoghi citati dal libro. Infatti i branchi, inizialmente partiti da est, oltre che scendere sull’appennino, si sono moltiplicati e spostati – lentamente ma progressivamente – verso occidente, arrivando in Val di Susa, Chisone, e la vicina Francia alpina.

Il lupo assurge sempre di più, perciò, a presenza nuovamente globale.

Dietro questi dati statistici, soggiace inoltre la parte più filosofica e archetipica della figura di questo meraviglioso animale (per l’autrice, di un sacro valore esistenziale), da noi temuto, spessoamato, sempre rispettato.

Sono, queste, pagine fitte di incontri e collaborazioni entusiasmanti con le tante persone che hanno interagito con l’autrice per lunghi anni, fino a che .. come in una moderna fiaba, i lupi le hanno fatto trovare l’amore.

FERRUCCIO CAPRA QUARELLI

Mia Canestrini, LA RAGAZZA DEI LUPI, La mia vita selvaggia tra i lupi italiani, Piemme editore, 220 pagine

“Innesti Solidali”: un weekend di formazione gratuito sull’agricoltura sociale

È in programma sabato 5 e domenica 6 ottobre in borgata Paraloup

 Iscrizioni aperte per il weekend intensivo di formazione e scambio di buone pratiche in programma sabato 5 e domenica 6 nella borgata Paraloup di Rittana (Cuneo). E’ uno dei tasselli di “Innesti Solidali“, il progetto di Arci Piemonte per la promozione e valorizzazione dell’agricoltura sociale in Piemonte, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali nell’ambito del “Bando 7” in collaborazione con la Regione Piemonte.

Destinatarie sono sia le aziende agricole sia lavoratori e lavoratrici che vogliono ricevere formazione per comprendere quali siano gli strumenti per coinvolgere la comunità in cui operano, avere un impatto sui territori dove hanno sede e strutturare collaborazioni concrete con gli altri attori agricoli del territorio.

Oggi, sono sempre più le aziende agricole che attraverso iniziative specifiche – che hanno un risvolto di carattere socio-sanitario, ricreativo, di formazione e inserimento lavorativo – coinvolgono fasce di popolazione svantaggiate e a rischio di emarginazione sociale. L’agricoltura sociale si è sviluppata molto negli ultimi anni in Italia: imprese agricole, cooperative sociali, associazioni, scuole e altri attori realizzano attività per l’inserimento sociale e lavorativo di persone svantaggiate, servizi per la popolazione e svariate attività che concorrono al miglioramento della qualità della vita delle persone.

La formazione del progetto “Innesti solidali” è in programma a Paraloup, Rittana (CN), piccola borgata partigiana situata a 1400 metri d’altitudine, rivitalizzata grazie al lavoro della Fondazione NutoRevelli. La partecipazione al workshop è gratuita: i costi di vitto e alloggio sono interamente coperti dall’organizzazione.

Per partecipare è obbligatorio compilare il form di iscrizione https://forms.gle/LLhnK11i6r6MJzMu9 o scrivere a piemonte@arci.it entro il 27 settembre alle 20. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.arcipiemonte.it e sulle pagine social di Arci Piemonte (www.facebook.com/arcipiemonte/ e https://www.instagram.com/arci_piemonte/).

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Rete Humus  (www.humusjob.it), rete di aziende etiche che praticano la condivisione per un lavoro regolare nell’ambito dell’agricoltura, e con il Comitato Arci Cuneo Asti, la Fondazione NutoRevelli e il Comune di Rittana.

Un successo l’Italian Tech Week

Dal 25 al 27 settembre 2024, le OGR di Torino hanno ospitato la quarta edizione dell’Italian Tech Week, uno degli eventi più attesi nel panorama dell’innovazione tecnologica in Italia. Quest’anno, l’evento si presenta con un programma ampliato e ancora più ricco, capace di attirare l’attenzione sia dei professionisti del settore che degli appassionati del digitale.

Tre giorni di innovazione e networking

La rassegna si è svolta negli spazi di Sala Fucine, Duomo e Binario 3 delle OGR con la  possibilità di assistere a presentazioni di esperti, interviste, dibattiti e masterclass, oltre a visitare una tech expo dove saranno esposti i prodotti e le soluzioni più innovative. Non sono mancate inoltre preziose occasioni di networking, pensate per mettere in contatto imprenditori, investitori e innovatori.

Ospiti di caratura internazionale

Tra i momenti clou della manifestazione, spicca la partecipazione di Sam Altman, co-fondatore e CEO di OpenAI, che ha dialogato dal palco con John Elkann, CEO di Exor e Presidente di Stellantis e Ferrari.

Oltre a loro, il programmaha visto  la partecipazione di figure di spicco del panorama tecnologico e imprenditoriale mondiale come Mike Volpi di Index Ventures, Doug Leone di Sequoia, Benedetto Vigna di Ferrari e molti altri, tra cui Robert Gentz di Zalando, Ilkka Paananen di Supercell e Taavet Hinrikus di Wise.

Un evento per l’ecosistema italiano dell’innovazione

Organizzato da Vento e Exor Ventures, in collaborazione con GEDI Gruppo Editoriale, OGR Torino e Fondazione CRT, l’Italian Tech Week rappresenta una piattaforma di incontro fondamentale per l’ecosistema dell’innovazione italiano. L’obiettivo è promuovere il dialogo e la collaborazione tra i protagonisti dell’industria tecnologica, offrendo allo stesso tempo ispirazione e conoscenza ai giovani talenti e agli imprenditori emergenti.

(foto archivio)

Colpa del cliente o del negoziante?

In periodi di crisi, qual è il nostro attualmente, si assiste da più parti ad un rimbalzo di responsabilità per giustificare gli scarsi ricavi ed i negozi vuoti e, per contro, i prezzi alti e la qualità non sempre adeguata al prezzo.

In un sondaggio effettuato presso circa cento commercianti di tutta Italia, di quasi tutti i settori merceologici, è emerso come la causa principale sia stata addebitata all’e-commerce, cioè a quella moderna forma di commercio che ti permette, senza muoverti di casa e senza dover prelevare, di acquistare ormai ogni genere di articolo (dagli alimentari al vestiario, dalla tecnologia agli hobbies, agli attrezzi da lavoro) con la garanzia del rimborso (anche in caso di errato acquisto), avvalendosi di recensioni e sul confronto con altri siti.

Ma l’aspetto più determinante, specie in periodo di crisi, è il costo; sui siti di e-commerce, in particolare alcuni di provenienza cinese, il costo è decisamente ridotto rispetto al negozio tradizionale, a onore del vero spesso a scapito della qualità.

Subito dopo, in ordine di importanza, i commercianti attribuiscono la crisi del settore alla tendenza, da parte dei clienti, di spendere meno di un tempo, di andare nei supermercati anziché nei negozi di vicinato costringendo così i commercianti alla chiusura.

Ovviamente, perché un’indagine di mercato sia attendibile, è necessario ascoltare anche il rovescio della medaglia: i clienti, chi effettua gli acquisti, si sono espressi com’era prevedibile in modo diverso.

Cominciamo col dire che i quartieri moderni vengono progettati privi di esercizi commerciali, costringendo comunque i residenti a rivolgersi alla GDO per la spesa settimanale, rinunciando a quella quotidiana.

La mancanza di tempo, i ritmi stravolti rispetto a trent’anni fa, costringono a concentrare tutti gli acquisti in un unico luogo anziché rivolgersi al panettiere, al fruttivendolo, al macellaio, al negozio di casalinghi o alla drogheria come facevano i nostri nonni.

Ma una grossa parte della crisi dipende sicuramente dalla scarsa professionalità dei commercianti: per ammissione stessa di alcuni di loro, molti dipendenti decidono di fare il salto di qualità diventando imprenditori, decidendo che non vogliono più essere sfruttati, passando dall’altro lato della barricata.

Com’è intuibile, saper affettare bene il prosciutto o servire la cliente che vuole l’olio extravergine è molto diverso dal saperli acquistare, dall’amministrare correttamente un’impresa a cominciare dalla gestione del locale, dei dipendenti per passare agli acquisti, all’amministrazione fino agli adempimenti legislativi.

Ecco perché alcuni negozi, aperti da chi dopo vent’anni da dipendente voleva migliorare la propria vita, chiudono miseramente dopo due-tre anni (quando va bene) per i troppi debiti accumulati ed i pochi clienti.

Stamane ho parlato di questo argomento con un negozio di alimenti tipici in Trentino: prezzi folli (rapportati alla qualità), nessun cliente all’interno; ho domandato perché, in una località turistica ancora affollatissima, il suo negozio fosse vuoto. Per tutta risposta quello che suppongo fosse uno dei titolari mi dice che loro si basano sugli autobus di comitive, che i loro clienti acquistano molti oggetti (Pinocchio era un dilettante al confronto) e dunque il loro ricavo proviene da lì. Giusto per spiegargli cosa avevo percepito io, sottolineo che se lui abbassasse i prezzi (un fiasco da 1,5 litri di vino IGT a 10 euro è un furto) anche altri clienti, non in comitiva, si fermerebbero ad acquistare lì anziché andare a riempire i carrelli in un negozio poco distante.

In altre parole, questo negozio può essere paragonato alla Liguria che deve ringraziare la vicinanza con città come Milano e Torino, che preferisce prendere moltissimo a pochi clienti mentre esercizi commerciali condotti in modo più accurato si basano sulla quantità di clienti, accontentandosi di ricavi pro capite inferiori, come ad esempio l’Emilia-Romagna.

Il Salento, nell’estate appena trascorsa, ha dimostrato che la prima è la teoria dei perdenti; prezzi rincarati decine di volte rispetto a qualche anno fa, hanno ottenuto l’effetto di vedere ripartire i vacanzieri verso località meno esose.

D’altra parte, un semplicissimo calcolo aritmetico fa comprendere come lo stile Emilia-Romagna di cui sopra sia quello vincente; se un locale ha mille clienti, avrà mille portavoce che lo pubblicizzano; se i clienti sono diecimila ecco che la cassa di risonanza diventa dieci volte più potente. Inoltre, aumentando il numero di clienti è possibile che anche la composizione geografica si diversifichi, consentendo di farsi conoscere in zone finora non raggiunte.

In definitiva, questo (ma non è l’unico) criterio dovrebbe essere il primo a venir adottato quando il bilancio dell’impresa tende al rosso.

Chi di voi ricorda lo scandalo Parmalat? Con la crisi aziendale molti fornitori vantarono crediti immensi (ad esempio l’azienda che produceva i contenitori del latte). Il curatore fallimentare disse loro semplicemente che se avessero pazientato ancora qualche mese, proseguendo la produzione sarebbero entrati nuovi capitali che avrebbero, poco alla volta, ripianato i debiti; l’alternativa era aspettare chissà quanto, forse inutilmente; i creditori accettarono la proposta.

I negozianti in crisi dovrebbero agire in modo uguale: spennare i pochissimi che entrano mantenendo i prezzi invariati, o attirare capitali freschi abbassando i prezzi e/o praticando vendite promozionali?

Sergio Motta

Stati Generali Logistica del Nord Ovest snobbati dalla politica

 

Evento importante per il rilancio della economia e del lavoro del Vecchio Triangolo Industriale anche se snobbato dalla politica.

Caro Direttore,
Come vediamo dal dibattito sulla Legge Finanziaria le difficoltà a finanziare misure importanti come gli sgravi fiscali o le risorse alla Scuola e alla Sanità derivano dalla bassa crescita economica e dall’alto Deficit.  Uno dei settori più importanti che può contribuire a aumentare la crescita del PIL è quello delle infrastrutture e della logistica.
Gli Stati Generali della Logistica del Nord Ovest , un’area che vale quasi un terzo del PIL italiano , rappresentano una occasione importante affinché le tre Regioni lavorino insieme a rendere più efficienti i trasporti e i collegamenti , quest’anno si sono tenuti a Milano.

Grande l’impegno dell’Assessora lombarda Claudia Terzi e della conduttrice Morena  Pivetti ma la assenza dei Presidenti di Regione, dei responsabili trasporti e logistica dei partiti oltreche’ dei consiglieri regionali non ha dato all’evento il peso politico necessario. La politica fa ancora fatica a capire che la logistica serve a dare maggiore competitività al sistema economico connettendolo attraverso le infrastrutture da quelle portuali,  stradali , ferroviarie agli interporti ai milioni di aziende che operano sul territorio nazionale e internazionale.

Se noi avessimo un sistema logistico efficiente come quello tedesco potremmo crescere di un punto in più di PIL all’anno che vogliono dire più posti di lavoro e benessere.
In Germania dove la logistica è molto considerata e’ il terzo settore per occupazione, quasi 3 milioni di posti di lavoro. In Italia superiamo di poco il milione.
Mentre l’industria e la economia italiana occupano la 8a o 9a posizione a livello mondiale , la nostra logistica si colloca solo al 19* posto a livello mondiale . L’obiettivo degli Stati Generali della logistica che si tennero per la prima volta a Novara nel 2016 era quello di gestire insieme connessioni e ricadute dei due grandi Corridoi ferroviari europei in costruzione, il Terzo Valico (la linea che collegherà il porto di Genova al centro dell’Europa ) e la TAV ( la linea che dalla Spagna attraversando tutta la pianura padana arriverà dopo Budapest, infrastrutture cioè che servono territori di più regioni nazionali e internazionali e le loro potenziali importanti ricadute sui nostri territori.
Tanti i problemi da affrontare , dalla efficienza del sistema doganale, al miglioramento dei collegamenti tra i porti liguri e il territorio circostante sino alla Svizzera e possibilmente anche alla Germania del Sud. Un altro tema importante è la formazione del personale sia per i ragazzi sia per i cinquantenni in mobilità che potrebbero , se formati, trovare nuove occasioni di lavoro. Purtroppo la presenza degli ITS dedicati alla  logistica sono ancora pochi mentre le aziende del settore hanno bisogno come il pane di trovare personale formato.
Un altro grande obiettivo da raggiungere e’ quello di riuscire a fare arrivare ai nostri porti le centinaia di migliaia di container che a causa della lentezza dei nostri controlli doganali decidono da anni di sbarcare a Anversa e a Rotterdam facendoci perdere tra tasse portuali, quota Iva e lavoro logistico 5-6 miliardi di PIL all’anno.
La decisione del Governo Draghi di costruire una nuova DIGA foranea al porto di Genova  consentirà alle mega navi di entrare nel porto , su cui puntava Cavour,  chiede a Regioni e operatori della logistica pubblica e privata di creare le condizioni affinché l’aumento dei traffici portuali dia ai nostri territori una maggiore  crescita economica del Paese.
Da questo punto di vista in questi anni si è andati avanti molto lentamente anche per la lentezza del decollo dello sportello unico doganale e delle oltreche sulla riforma degli interporti ….
Il Convegno ha sottolineato la grande importanza di continuare la politica degli incentivi al trasporto su ferro (Ferrobonus) e via mare (Autostrade del mare) due iniziative decollate nel 2008 e 2009 anche grazie al mio impegno di Sottosegretario ai trasporti . La assenza dei Presidenti oltre alla mancata firma di un nuovo protocollo di cose da fare da parte delle Regioni a partire dagli incentivi alle aziende affinché usino sempre di più il trasporto su rotaia invece di utilizzare il trasporto stradale.
Il Ferrobonus l’incentivo che istituimmo, per primo in Europa nel 2009 , può e deve essere implementato dalle varie Regioni ma per capirci a fronte della Puglia che stanzia 1 milioni , le tre regioni del Nord Ovest insieme raggiungono lo stesso impegno economico, troppo poco , soprattutto se pensiamo che visto l’intasamento del traffico sulle nostre autostrade e al problema dei nostri Trafori autostradali , noi dovremmo utilizzare molto di più iIl trasporto ferroviario.
Dai dati di Banca d’Italia e da quelli forniti ieri dalla Agenzia del Lavoro la logistica nel Piemonte vale tre punti in meno alla media nazionale e ci da’ ancora troppi precari .
In Piemonte occorre puntare di più sulla logistica perche’ dai porti liguri arriverà più traffico e perché la Lombardia ha poche aree a disposizione . Se solo portassimo la nostra regione alla media nazionale , il Piemonte crescerebbe di uno o due punti di PIL in più e si creerebbero nuove occasioni di lavoro per i giovani ma non solo.
Per far questo le notizie dei ritardi nella riparazione della frana che blocca la vecchia linea ferroviaria in Francia, l’ulteriore slittamento del termine dei lavori della TAV e della Asti Cuneo e i mancati interventi sulla Tangenziale di Torino sono freni allo sviluppo della economia e del lavoro che fanno molto incazzare i 40.000 piemontesi che riempirono nel 2018 Piazza Castello aderendo alla Manifestazione che organizzai coinvolgendo anche le madamin.
Mino Giachino
Responsabile piemontese trasporti e logistica di FDI

Bonus Mamme 2024, la comunicazione diretta all’Inps da parte delle lavoratrici

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

L’Inps ha reso noto che viene concessa la possibilità alle lavoratrici che hanno diritto al bonus mamme 2024 di comunicare direttamente all’Istituto nazionale di previdenza sociale i propri dati per l’esonero contributivo previsto dalla Legge di Bilancio fino alla fine del 2026. Ecco dunque che nei casi in cui il datore di lavoro della lavoratrice mamma non abbia provveduto a inserire i dati necessari alla fruizione della decontribuzione, tale operazione potrà essere eseguita direttamente dalla beneficiaria attraverso la piattaforma online dedicata dell’Inps.

Il bonus mamme 2024 è una misura che è stata pensata per supportare economicamente le donne con figli che lavorano. Più nel dettaglio hanno diritto alla decontribuzione tutte le madri lavoratrici dipendenti con almeno tre figli, di cui, almeno uno, di minore età. Il bonus mamma, come in parte già accennato, rimarrà attivo fino alla fine del 2026, anche se nel corso dei prossimi anni subirà delle modifiche sostanziali. Solo nel 2024, infatti, la misura interessa anche tutte le lavoratrici dipendenti con due figli fino al decimo anno del figlio più piccolo. Sempre escluso, invece, è il lavoro domestico.

Con il messaggio dell’Inps vengono apportare delle novità per quanto riguarda l’accesso al bonus mamme 2024. La fruizione dell’esonero non è legata alla presentazione di una domanda da parte della lavoratrice, la quale deve solo comunicare la propria volontà di beneficiare della misura al proprio datore di lavoro.

Per agevolare tale procedura e facilitare l’accesso delle lavoratrici alla misura, l’Inps ha chiarito che le mamme impegnate nel settore e pubblico e privato, titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, possono comunicare al proprio datore anche il numero di figli e i codici fiscali degli stessi. Quest’ultimi sono dati fondamentali per poter beneficiare della misura, con l’Inps stesso che ha chiarito che la loro assenza porta, entro sette mesi dalla richiesta, alla revoca del beneficio.

E’ altresì utile ricordare in cosa si sostanzia questa misura. Si tratta di un esonero contributivo al 100 per cento della quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore. La misura è prevista: fino al compimento dei 18 anni d’età del figlio più piccolo, nel caso di famiglie con tre figli; fino al compimento dei 10 anni d’età del figlio più piccolo, nel caso di famiglie con due figli (misura questa attiva solo nel 2024).

Vi è, infine, un limite massimo annuo di esonero contributivo che è pari a 3mila euro.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.