ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 469

Campus Off per giovani protagonisti

Il Torino Youth Center e l’Università degli Studi di Torino promuovono  l’aula studio di Off Topic, hub culturale e centro di protagonismo giovanile (accesso gratuito) Via Pallavicino 35

Grazie al rinnovo della convenzione con l’Università di Torino, riparte Campus Off, la grande aula studio di Off Topic che risponde a un bisogno reale degli studenti di avere sempre più spazi adeguati dove studiare e socializzare. In un punto strategico della città per la sua vicinanza al Campus Einaudi, Campus Off offre agli studenti anche la possibilità di godere gratuitamente di un contesto multiculturale che spazia dall’arte alla musica, dal teatro al buon cibo.

L’Università degli Studi di Torino, inoltre, avrà a disposizione spazi attrezzati e potrà, concordandolo, utilizzarli per attività extra-universitarie, serali, o per organizzare conferenze, momenti formativi e di intrattenimento.

Siamo felici che si rinnovi per il secondo anno la convenzione con l’Università di Torino, e forti del successo dello scorso anno con centinaia di studenti che hanno frequentato Campus Off struttureremo servizi sempre più adeguati alle loro esigenze” dichiara Luca Spadon, presidente TYC – Torino Youth Center. “Off Topic rinnova la sua vocazione a essere sempre più una struttura aperta e innovativa, uno spazio di eventi e di cultura che si apre al quartiere e agli studenti. Siamo particolarmente orgogliosi inoltre di rispondere in modo concreto a una esigenza reale e a un problema annoso come la mancanza di spazi adeguati in una città dalla così forte vocazione universitaria.”

Off Topic si configura sempre di più come villaggio all’interno del quale si potranno vivere diversi spazi: la Palazzina, sede degli uffici di Fnas, Creattiva, Bob, Il Cerchio di Gesso, The Goodness Factory e co-working per start-up e giovani creativi; l’aula studio che la sera si trasforma in spazio polifunzionale destinato all’arte contemporanea ma anche a corsi di formazione, conferenze, proiezioni e dibattiti; il Cubo, dimora di attività teatrali e musicali; il Bistrò con reading, performance teatrali e musicali e il Cortile, punto di congiunzione tra i diversi spazi e reale agorà di Off Topic.

CAMPUS OFF sarà aperto dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 e sabato dalle 9.00 alle 15.00. Accesso gratuito.

Gli studenti potranno inoltre usufruire dei servizi di ristorazione del Bistrò che metterà a disposizione dei menù ispirati ai piatti tipici del Bel Paese con prodotti freschi che quotidianamente arrivano da Campania, Toscana, Puglia e Sicilia e che si uniscono ai più caratteristici prodotti piemontesi per fondersi in un’offerta gastronomica che prende ispirazione dalle cucine e dalle tradizioni di molti territori: diversi ma inaspettatamente complementari.

 

MENÙ COMPLETO PRANZO AL BISTRÒ 10€

Primo + Secondo con contorno + Acqua pubblica + Caffè: 5€

Pane e coperto inclusi

Per gli studenti muniti di tesserino universitario sono previsti prezzi convenzionati per il pranzo al Bistrò

 

CONVENZIONE STUDENTI

Primo + Acqua + Caffè: 5€

Secondo + Acqua + Caffè: 6€

Panuozzo + Acqua + Caffè: 6€

La Regione invita a usare i servizi digitali

L’assessore regionale ai servizi digitali Matteo Marnati invita i piemontesi ad utilizzare i servizi informatici per l’adempimento degli oneri tributari, fiscali e di altro genere, che si possono effettuare direttamente da casa. Chi ad esempio deve pagare il bollo auto, ritirare referti di laboratorio o documenti prodotti dalla pubblica amministrazione dal campo edilizio a quello delle certificazioni può farlo online.

L’ELENCO DEI SERVIZI DISPONIBILI PER CITTADINI E IMPRESE DA QUELLI SANITARI A QUELLI DEDICATI AI PROFESSIONISTI

L’assessore annuncia che il servizio informatico regionale è pronto per affrontare qualsiasi emergenza anche a fronte dell’aumento delle richieste, i servizi online infatti sono sempre attivi e permettono a coloro che non possono uscire di casa di svolgere attività pubbliche. Anche in queste ore – ricorda l’assessore – continua ad essere attivo il numero verde generale non per questione sanitarie 800.333.444 che è stato potenziato in questi giorni di emergenza con 16 operatori in più che passano così a 39.

ELENCO SERVIZI ONLINE

I servizi online attivi erogati dal Csi Piemonte si trovano alla voce sistemapiemonte e abbracciano servizi per i cittadini i professionisti e le imprese (ritiro cartelle cliniche, prenotazione esami, cambio del medico di famiglia, pratiche edilizie e ritiro di certificazione degli impianti termici). Tutti sono disponibili su www.sistemapiemonte.it 

PER I CITTADINI

SANITA’ FASCICOLO ELETTRONICO

Prenotazione visite ed esami, ritiro referti di laboratorio, pagamento ticket, cambio medico, ricette dematerializzate disponibili da tablet o smartphone, richiesta esenzione ticket per reddito (http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/salute/176-la-mia-salute)

BOLLO AUTO

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/tributi-e-visure

PER IMPRESE E PROFESSIONISTI

ENERGIA

1) sistema informativo prestazione energetica degli edifici

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/856-sistema-informativo-per-le-prestazioni-energetiche-degli-edifici-sipee

Consente ai certificatori energetici di produrre ed inviare a Regione gli APE (Attestati Prestazione Energetica), adempimento obbligatorio nelle transazioni immobiliari (vendite, locazioni) e quando si fanno opere di ristrutturazione.

2) Catasto impianti termici

http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/810-catasto-impianti-termici

Il servizio consente ai tecnici manutentori e agli installatori di impianti di riscaldamento e di condizionamento di compilare il libretto di impianto, inviarlo alle provincie e di caricare a sistema i risultati dei controlli periodici.

EDILIZIA

Il MUDE Piemonte è il servizio che dematerializza le principali pratiche edilizie dalla fase di presentazione e compilazione da parte dei professionisti all’invio telematico al comune competente.

 http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/territorio/servizi/783-mude oppure da http://www.mude.piemonte.it/site/

AMBIENTE

1) per la presentazione on-linedi pratiche e comunicazioni relative agli adempimenti http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/804-valutazioni-e-adempimenti-ambientali

2) per  la consultazioneon-line delle informazioni relative alle procedure di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica) in fase istruttoria, funzionale all’invio di eventuali osservazioni da parte dei cittadini http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/96-valutazione-impatto-ambientale

3) per il pagamento dei canoni delle utenze per l’utilizzo dell’acqua pubblica a beneficio dei soggetti concessionari http://www.sistemapiemonte.it/cms/privati/ambiente-e-energia/servizi/405-utenze-per-uso-di-acqua-pubblica-canoni-e-misuratori

Il direttore generale di Csi Piemonte Pietro Pacini, Direttore Generale del CSI Piemonte sottolinea che di essere a fianco dei cittadini per dare risposte rapide e soluzioni semplici e veloci, proteggendo i dati pubblici e garantendo il buon funzionamento dei servizi.

I pensieri “lunghi” di Nino Chiovini e lo sviluppo della montagna

Negli anni ’50 per le comunità montanare suonò la campana a morto. In quegli anni arrivò quasi a conclusione un ciclo temporale legato alla civiltà alpina tradizionale durato circa duemila anni

A partire dal decennio successivo nuovi modelli di sviluppo contribuirono a svuotare le valli alpine dei loro abitanti. In realtà pareva già un destino segnato, a conferma di una crisi iniziata ben prima del secondo dopoguerra, acceleratasi dalla rivoluzione industriale in poi.

Lo spesso filo che cuce la storia di quel periodo è presente in tutta l’opera di Nino Chiovini, il partigiano “Peppo”, scrittore e storico, studioso della Resistenza e della cultura contadina di montagna, la cui figura è stata recentemente ricordata in un importante convegno tenutosi a Verbania. Quel processo, lento e inesorabile, raggiunse i picchi più elevati oltre mezzo secolo fa in molte valli alpine, comprese quelle piemontesi dal cuneese al torinese, dalla Valsesia al Verbano e all’Ossola. Se ne trova testimonianza letteraria nell’espressione del “mondo dei vinti”, attribuita ai contadini di montagna e di alta collina da Nuto Revelli. Un’altra voce letteraria delle valli occitane, quella di Peyre Raina, consegnò alla memoria una struggente poesia con un titolo che lasciava poche speranze: “Cadranno i casolari dei villaggi sulle montagne abbandonate”. Nino Chiovini ne scrisse diffusamente dei suoi libri dedicati alle ricerche sulla civiltà rurale montana – “Cronache di terra lepontina”, “A piedi nudi”,   “Mal di Valgrande” e “Le ceneri della fatica”- ripubblicati con una intelligente operazione culturale dalla casa editrice verbanese Tararà, specializzata in letteratura di montagna. Le conseguenze di quell’abbandono sono state simili nel mondo alpino e al di fuori di tre realtà (Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta) la montagna è stata vissuta nell’ambivalenza del ruolo di madre e matrigna al punto che ben pochi avrebbero scommesso sulla possibilità di un’inversione di tendenza. Cosa restava di quel mondo sconfitto, dei borghi abbandonati, degli alpeggi, delle architetture e delle tradizioni oltre ai segni che raccontavano di una vasta, immensa “spoon river” alpina? Parafrasando una bella e sintetica poesia di Pietro Ingrao, restavano   “l’indicibile dei vinti e il dubbio dei vincitori”. La montagna alpina si trovava (e si trova) schiacciata nella contrapposizione fra l’essere il “terreno di gioco” per un turismo sportivo e spesso aggressivo e l’abbandono, l’incuria. Eppure qualcosa si muove, seppur timidamente. L’impegno di molte comunità locali, di associazioni di enti locali di montagna come l’Uncem, di operatori economici e sociali insieme a tanti appassionati che hanno a cuore l’ambiente e un’idea di sviluppo sostenibile che abbia a cuore la consapevolezza dei limiti produce risultati.

 

Una ricerca promossa dall’Associazione Dislivelli di Torino, intitolata “Nuovi montanari. Abitare le Alpi nel XXI secolo” propone una riflessione sul fenomeno dei nuovi abitanti delle valli alpine, del re-insediamento in montagna, attraverso l’analisi di dieci aree campione comprese fra le Alpi Liguri e le Alpi Carniche. Lo studio cerca di rispondere ad alcune domande-chiave (Chi sono i nuovi insediati nelle Alpi italiane e quali sono i motivi che li portano a reinsediarsi in montagna? Perché è importante riabitare la montagna? Come si muovono le istituzioni a tutti i livelli?) analizzando le varie aree, metà delle quali sono piemontesi e valdostane: l’Ossola, l’Alta Val Tanaro ( in particolare i comuni di Bagnasco e Garessio), la Valle Gesso ( con i comuni di Roaschia, Valdieri,Entracque), la Val Maira, la Valle Susa, la parte centrale della Valle d’Aosta e la Valpelline. Le scelte dei nuovi insediati, in base a quanto emerge dallo studio, si possono raggruppare in due ordini di motivazioni: economiche ed esistenziali. Fra le prime, prevale la ricerca di opportunità di lavoro nel comparto agro-pastorale, oppure in imprese del settore secondario o terziario. Si tratta per lo più di ritornanti o stranieri immigrati spinti da bisogni primari di lavoro e di abitazione a basso costo. Nella seconda categoria si individuano i protagonisti di quella tendenza migratoria verso località periferiche, prevalentemente montane e colpite da spopolamento, che prospettino una qualità della vita migliore per risorse ambientali e culturali, in un contesto di relazioni sociali più umano. Si tratta ovviamente di primi segnali ed è vero che una rondine non fa primavera ma in qualche modo si tratta di fenomeni anticipatori di una nuova sensibilità verso la vita in montagna. Vale la pena ricordare come anche in Piemonte i territori montani si caratterizzano per la grande varietà di situazioni, differenze altimetriche, diversità demografiche, storico-culturali, sociali, economiche, fondate principalmente sull’accessibilità, sulla popolazione e sulla ricchezza. Una montagna diversificata, tutt’altro che povera, capace di proporre attrattive ambientali e paesaggistiche, risorse utilizzabili a partire dai suoi boschi ( basti pensare che in cinquant’anni la superficie forestale è raddoppiata mentre il prelievo di legname si è dimezzato). A patto, ovviamente, di non perdere di vista l’obiettivo principale che, in termini di sviluppo, è sempre lo stesso: ricostruire delle aree produttive economicamente sostenibili, in grado di agevolare l’occupazione,la nascita e il consolidamento di imprese competitive, puntando molto sull’economia verde. Solo così la montagna, pur tra difficoltà e lentezze, può essere individuata come un ambiente naturale e storico-culturale in grado di offrire valide alternative allo stile di vita prevalente nelle grandi agglomerazioni urbane, sia attraverso nuove forme di frequentazione turistica “dolce”, sia con la scelta più radicale, anche se ancora limitata, del reinsediamento e dell’avvio di attività produttive sostenibili sotto l’aspetto ambientale, culturale e sociale. Si tratta, anche concettualmente, di una prospettiva radicalmente diversa da quella dominante nel secolo scorso, che vedeva i valori della civiltà alpina come complementari e subordinati a quelli urbani, attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali e di quelle turistiche. Oggi ci si rende conto che le “terre alte” rappresentano una possibile fonte di reddito grazie alle proprie valenze economiche e culturali, ambientali ed energetiche. Ma la sostenibilità delle aree alpine,declinabile in tanti modi e con diversi accenni, impone riflessioni molto serie. Le Alpi sono una enorme riserva di biodiversità. Sono molte le zone di grande interesse dal punto di vista etnografico e storico con le tante comunità di montagna la cui sopravvivenza era legata a un territorio aspro, difficile, all’agricoltura di sussistenza, alla monticazione del bestiame. Storie difficili, vissute in salita lungo le secolari   lotte per coltivare, muoversi, strappare faticosamente alla montagna risorse fatte di pietra, legno,coltivi,pascoli. L’elemento importante era la stessa verticalità: l’intera economia era basata sugli spostamenti altitudinali stagionali, in base ai ritmi della natura. Le tracce si vedono ancora oggi nei terrazzamenti, nella ragnatela di stradine e sentieri che segnavano i versanti vallivi collegando il fondovalle ai maggenghi e agli alpeggi. Storie che accomunano molte realtà con quella della Valgrande narrata da Nino Chiovini. Storie che ci hanno lasciato, come nelle terre che si estendono nel cuore della provincia del Verbano Cusio Ossola, nell’area selvaggia più vasta d’ltalia (vero e proprio “museo all’aperto della passata civiltà alpina”) un’eredità di resti di teleferiche, piazzole delle carbonaie, polloni di faggio ricresciuti dopo il taglio del tronco principale, a testimonianza dei grandi disboscamenti. Con il tempo la natura si è ripresa i boschi e i pascoli abbandonati, cambiando fisionomia al paesaggio. Quasi un messaggio per gli uomini che, con la scelta del parco, hanno compreso la necessità di difendere e preservare questa preziosa riserva di biodiversità. Avere cura dell’area valgrandina ( diventata parco nazionale nel 1992) e di altre realtà dell’area alpina e prealpina equivale a porre molta attenzione alle scelte che si compiono oggi, affinché non ne venga compromessa l’eccezionale qualità ambientale. Una regola importante soprattutto quando si parla del turismo. La montagna, intesa come destinazione di vacanza, negli ultimi anni ha riconquistato un certo fascino e interesse presso un pubblico vasto dopo aver patito molto la concorrenza di altre mete, più o meno vicine e a buon prezzo. Il turismo montano si è preso una rivincita? In parte è così ma i problemi sono tanti e persistenti. L’impresa turistica montana, più sensibilmente delle altre, richiede un insieme di condizioni territoriali e ambientali particolari. Gli accessi, la valorizzazione della qualità del paesaggio e delle stazioni montane attraverso interventi di riqualificazione urbanistica e di manutenzione del paesaggio, la cura dei sentieri e dei boschi, nuovi sforzi in termini di comunicazione e promozione rivolti al pubblico, sono solo alcuni degli aspetti. La concentrazione del turismo in pochi periodi dell’anno, ha causato fenomeni di saturazione e uno sviluppo modellato “a fotocopia” ha portato a una omogeneizzazione del territorio alpino, con il rischio di perdere   identità e attrattività, con ricadute nella produzione di reddito, diventando economicamente più debole.

 

Da qui la necessità di destagionalizzare, sfuggire alla ripetitività e alla riproposizione di stili, realtà e situazioni che ricordano il luogo da cui si è partiti, valorizzate le realtà di “mezza montagna” e le “stagioni di mezzo”. Scelte necessarie per non dire obbligate poiché i problemi legati all’innalzamento delle temperature invernali cambieranno le prospettive. Le previsioni del Centre d’Etudes de la Neige, anni fa, stimavano per il 2030 un incremento medio della temperatura di 1,8°C e una diminuzione del 25% delle giornate con neve al suolo per le località situate a 1500 metri d’altitudine. Ciò che accade, i fenomeni che viviamo in diretta, giorno dopo giorno, ci dimostrano che non si trattava di stime pessimistiche. Nell’area alpina il turismo sostenibile rappresenterà dunque l’unica alternativa a lungo termine al turismo di massa convenzionale, in grado di garantire uno spazio vitale per la natura e l’uomo. Chi ha responsabilità pubbliche avrà il compito di promuovere programmazione, promozione e attuazione di un turismo sostenibile che non è una scelta ideologica ma una indispensabile prospettiva per la competitività tra sistemi economici e sociali, un nuovo modo di pensare a forme di benessere, crescita economica durevole ed equa, ridistribuendo nel tempo e nello spazio risorse e persone che oggi frequentano le “terre alte”. Le politiche pubbliche dovranno sostenere progetti innovativi e non rutilanti e faraonici interventi che costerebbero molto senza offrire serie garanzie di efficacia, di valorizzazione e tutela ambientale. Per garantire alla Valgrande e alle altre valli alpine condizioni ambientali più che accettabili occorrerà far sì che il turismo del domani sia davvero “più lento, più profondo, più dolce“,evitando quei fenomeni di consumo rapace ai quali ci si è abituati per troppo tempo. In fondo questa è una delle lezioni che ci ha lasciato Nino Chiovini con le sue opere e l’impegno teso al riscatto dei montanari. La montagna ha tuttora un forte credito aperto ed è giusto che rivendichi nei confronti del Paese un’attenzione istituzionale e precise strategie, concrete e durature.

Marco Travaglini

 

(Foto panoramiche: Parco  nazionale della Val Grande)

Bonus mamme lavoratrici 2024, tutto quel che c’è da sapere

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

Il bonus mamme 2024 è una misura a sostegno delle donne lavoratrici con 2 o 3 figli a carico, introdotta dalla Legge di Bilancio 2024. Come annunciato a suo tempo dal governo, il bonus scatta sì in automatico, ma per “agevolarne l’accesso” occorre richiederlo con una autocertificazione da consegnare al datore di lavoro, come chiarisce l’Inps tramite una recente circolare.

La misura consiste nella totale eliminazione della contribuzione previdenziale a carico della madre lavoratrice. Vengono così stralciati, al 100%, le quote di contributi previdenziali per invalidità, vecchiaia e superstiti spettanti alla dipendente.

A farsene carico sarà lo Stato. La decontribuzione del 9,19% sullo stipendio complessivo è corrispondente alla quota che la lavoratrice dovrebbe versare per il contributo Ivs (settore privato) o per il contributo Fap (settore pubblico).

Il bonus mamme lavoratrici si applica sia ai nuovi contratti stipulati dopo la promulgazione della Legge di Bilancio che a quelli già esistenti. Si tratta di una misura a sostegno delle mamme con figli, affinché siano incentivate e agevolate a restare nel mercato del lavoro.

L’esenzione contributiva si applica alle donne che abbiano 3 figli, con il più piccolo che non abbia ancora compiuto 18 anni. Per il solo anno 2024 e in via sperimentale, l’esonero viene esteso anche alle donne con 2 figli (con il bambino più piccolo fino ai 10 anni di età).

L’esenzione spetta alle donne che svolgono un lavoro dipendente a tempo indeterminato, sia nel pubblico che nel privato (anche part-time).

Sono escluse dalla misura le donne senza figli, quelle che ne abbiano 1, quelle i cui figli non rispettino i parametri anagrafici, le donne impegnate nel lavoro domestico, le autonome, quelle con contratti a tempo determinato, le pensionate, le disoccupate e le collaboratrici occasionali.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Libri sul viso e canzoncine non fermano il virus. E l’economia crolla

Di Augusto Grandi / Dopo il disastro di lunedì, quando la Borsa di Milano è stata la peggiore d’Europa, anche la seduta di ieri si è chiusa al ribasso. Con lo spread in salita. Insomma, non è bastato cantare Bella ciao, il virus non si è spaventato

E non si è arrestato neppure di fronte ai libri sul volto al posto delle mascherine. Così gli investitori, che si erano convinti del potere taumaturgico dell’antifascismo di sardine e Pd, hanno compreso di essere stati truffati da Giuseppi e compagni ed hanno penalizzato la Borsa italiana…

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Coronavirus, presto in Piemonte i laboratori saranno cinque

Presto saranno  cinque in Piemonte laboratori abilitati all’esame del tampone per individuare il Coronavirus

Lo ha comunicato l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi: “Oggi  i laboratori in grado di fare l’esame sono due, negli  ospedali Molinette e Amedeo di Savoia. Ne aggiungeremo altri tre, ad Alessandria, Cuneo e Novara. I centri dovranno essere dotati delle attrezzature e delle professionalità necessarie per elaborare i dati relativi a ogni tampone”.

Educazione Alimentare: “Siamo quello che mangiamo”

Il progetto che forma ragazzi e genitori sui corretti stili di vita

 

Trasmettere ai minori e alle loro famiglie la “cultura del cibo” con particolare attenzione alla propria salute, affinchè scelgano in modo consapevole cibi e bevande, questo il nuovo impegno del MOIGE – Movimento Italiano Genitori con il progetto “Siamo quello che mangiamo”

La campagna, in collaborazione con l’Istituto Montezemolo di Roma e il contributo del Miur, prevede attività formative in 30 scuole secondarie di primo grado sul territorio nazionale tramite kit didattici e open day.

Fra gli strumenti operativi anche la realizzazione di un‘indagine sulle abitudini alimentari dei minori e l’Istituzione di un Osservatorio sui “corretti stili di vita”.

 

 

Le auto più vendute online in Piemonte e nel Nord Ovest

Osservatorio brumbrum: numeri e tendenze nell’acquisto in rete di auto usate nell’Italia nord ovest nel 2019

Si chiude un 2019 positivo per il mondo dell’auto. Sono ben 3.102.893 passaggi di proprietà per quanto riguarda il settore dell’usato, che si uniscono a quasi 2 milioni di immatricolazioni sul nuovo. Poco meno del 30% di questi dati si registrano nel nord ovest. Andiamo a scoprire la classifica delle vetture più vendute online in Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta.

 Il 2019 è finito ed è tempo di bilanci, anche nel mondo dell’auto. Guardando i risultati il settore è in salute: il nuovo chiude con un +0,3% rispetto all’anno scorso, va ancora meglio nell’usato, +0,5% e oltre 3 milioni di auto passate di mano. Ma chi vince la classifica delle auto più vendute nel nostro Paese? La classifica parla chiaro e Fiat Panda continua ad essere l’auto più acquistata. La famosissima utilitaria guida la classifica delle auto più comprate in ben 10 regioni, due di queste sono nel nord ovest Italia. brumbrum, il primo rivenditore diretto di auto online d’Italia che opera sul sito www.brumbrum.it, ha stilato la classifica delle auto preferite dagli italiani avvalendosi dei dati raccolti dall’Osservatorio brumbrum. LOsservatorio di rilevazione e indagini statistiche online in ambito automotive ha preso in considerazione le automobili che nel 2019 hanno fatto più vendite in rete nell’Italia del nord ovest. 

Le vendite di auto online nel 2019 nel nord ovest

Utilitarie e citycar dominano la classifica del 2019: in tutte le regioni del nord ovest vendono ben oltre il 30% del totaleBene le berlinevicine al 20% ovunqueterzo posto per i SUV che guadagnano tanti punti, arrivando al 15%

Tanta FCA nella top five, vince Fiat Panda

Detta legge FCA. Fiat Panda vince in Valle d’Aosta e in Piemonte ed è la più venduta in questa zona d’Italia, mentre 500 domina in Lombardia. Buoni risultati in queste regioni anche di Jeep Renegade e Lancia Ypsilon. L’auto che rompe il monopolio del marchio torinese è Volkswagen Golf, che vince la palma di più venduta in LiguriaInteressante il quinto posto di Mercedes Classe A in Lombardia e il quarto di Audi A4 Avant in Valle d’Aosta.

Diesel sempre più in calomale l’ibrido

Per ultimo parliamo di alimentazioni. La grande crisi mondiale si rispecchia anche nei risultati del nord ovest d’Italia. Il gasolio tiene ancora quasi il 60% delle vendite online ovunque, ma è in costante calo rispetto al passato. Di contro il benzina arriva al 30% del mercatoquasi il 35% in Lombardia GPL al 4%, numeri molto risicati per il metano. Non bene l’ibrido: nonostante per tutti sia il futuro, i dati di vendite continuano a non premiarlo.

E dopo una settimana di chiusura cosa accadrà?

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / L’Organizzazione Mondiale della Salute, OMS, che pure ha agito in ritardo in merito al Coronavirus, ha  considerato un gravissimo errore quello di non aver messo in quarantena i viaggiatori provenienti da aree a rischio di contagio. Il governo Conte si è infatti limitato a chiudere i voli diretti da e per la Cina, senza considerare affatto i voli triangolati che hanno consentito di aggirare il divieto. Così, all’improvviso, ci troviamo in Italia  con il maggior numero di contagi  tra cittadini italiani e cinesi un numero destinato a crescere, dice lo stesso presidente Conte

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Chi scrive è molto lontano da Salvini  e da ogni forma di uso strumentale, sul piano politico, di un evento drammatico come un contagio, di fronte al quale si deve essere uniti e solidali.
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Ma sorgono almeno due dubbi: il primo riguarda il ministro competente Speranza che si è rivelato vistosamente inadeguato, perché guidato da vistosi pregiudizi ideologici del tutto fuori posto. Si tratta di un giovane politico senza esperienze di governo, se non come assessore a Potenza. La sua nomina a ministro si sta rivelando forse un po’ avventata, per un piccolo politico nato e cresciuto nelle  obsolete gerarchie di partito. Il vecchio PCI almeno sfornava funzionari competenti, cresciuti alle Frattocchie. Dopo  il delitto Moro il ministro dell’ Interno Francesco Cossiga, che non era certo uno sprovveduto, si dimise. Forse Speranza dovrebbe fare lo stesso. Noi siamo in una situazione drammatica di cui lui è il primo responsabile politico che ha il dovere di rispondere del suo operato davanti alle Camere, come avviene, di norma, in democrazia. Andare  in Tv non basta. Mi sembra che molti responsabili stiano annaspando, rivelando di essere dei dilettanti. Chiudere, ad esempio, le scuole e le università, vietare  gli spettacoli e i convegni, i musei  e i centri culturali, ma non chiudere i supermercati, appare poco comprensibile.
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Le città blindate, peraltro, sono un’illusione, in particolare  nelle metropoli. C’è il  legittimo timore  che si intervenga quando i buoi sono  scappati. In circa un mese  non c’è stata nessuna reale prevenzione, se non il banale invito a lavarsi le mani. Oggi ci vorrebbero rigore e serietà: non sono compatibili con la drammaticità di una epidemia come questa  le improvvisazioni che generano paura e psicosi collettiva. Il fatto che il Paese non possa fidarsi pienamente  dei suoi governanti  è un fatto grave che porta al pessimismo. Chiudere per una settimana non serve a  nulla, equivale, invece, di fatto,  a rinviare, senza assumersi responsabilità, un problema che nel frattempo rischia di aggravarsi ulteriormente. Chi ha letto la peste in Lucrezio, in Boccaccio, e in Manzoni sa cosa stiamo vivendo. Peccato non poterci raccogliere  anche noi  come nel “Decameron”, fuori da Firenze, per evitare la peste, raccontandoci novelle.
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I tempi attuali non consentono evasioni letterarie, c’è bisogno di una concretezza che francamente  non si vede. Invece c’è uno smarrimento collettivo palpabile che forse i più anziani non hanno neppure vissuto durante la guerra. La mia generazione non ha mai vissuto una vicenda come questa: essa sta generando  inquietudini tormentose che impediscono di prendere sonno, mettendoci di fronte all’idea di morire. E’  un dramma che cambia profondamente  la vita, una vita in cui è difficile riuscire a ritagliare un po’ di  spazio per un sorriso o un pensiero leggero. L’ unica speranza resta la scienza e, ancora di più, la  manzoniana Provvidenza.

Coronavirus, il mostro da combattere senza panico

Intervista al dottor Claudio Castello /  L’Italia si è trovata a vivere, in questi ultimi giorni, quasi in una sorta di escalation numerica e mediatica, una situazione analoga a quella che ha vissuto la Cina, trovandosi anch’essa di fronte ad un nuovo virus, il Coronavirus

È emersa, però, una differenza fondamentale tra i due Paesi,   che consiste nel fatto che la Cina ha esitato nel comunicare al mondo l’esistenza di questo virus,  mentre l’Italia ha messo, da subito, a  disposizione gli dati in modo immediato, avviando uno screening  capillare ed approfondito, e facendo emergere rapidamente numero e localizzazione dei contagi. È  stata, così, in poco tempo individuata la puntata dell’ iceberg dell’ infezione e si sono potuti attuare i sistemi di prevenzione atti a prevenire il diffondersi del contagio.

Parliamo della situazione attuale con il dottor Claudio Castello, Responsabile medico presso l’Ospedale Valdese di Torino, Specialista in Ostetricia e Ginecologia.

“L’ emergenza virus sta mettendo a dura prova la nostra capacità di sangue freddo. Siamo, infatti, di fronte ad un virus del quale apprezziamo una variante genetica mai descritta prima e, quindi, di fatto, difficilmente valutabile negli effetti sull’uomo. Tuttavia i dati sembrano ormai orientati su due tematiche note: alta virulenza e bassa mortalità, il che significa che ci ammaleremo in tanti ( a volte senza neppure accorgercene) e, di conseguenza, moriremo percentualmente in pochi.

Conseguentemente più saranno alti i numeri degli ammalati, così, di concerto, si elevera’ anche quello dei morti. Queste sono le uniche verità disponibili. Ora non ci resta che invitare tutti alla massima collaborazione ed al rispetto delle norme igieniche basilari. Teniamoci distanti dalle parole dei media, spesso frammentarie ed alcune volte irresponsabili. Facciamo, invece, tutto il possibile per proteggere noi stessi e gli altri, perché ignorare che siamo tanti ed in un ambito geografico ad alta densità certo non aiuta. Il tutto senza panico, ma con grande senso di responsabilità”.

 

Mara Martellotta