ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 470

La tentazione ricorrente di riscrivere la Costituzione

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Il Sindaco di Milano Sala che aveva dimostrato i suoi evidenti limiti politici all’inizio dell’epidemia, sottovalutandola totalmente, propone oggi  un’assemblea costituente per riscrivere la Costituzione. Pur non essendo mai stato convinto della perfezione della nostra Carta, ritengo la proposta di Sala del tutto intempestiva e sbagliata  

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La riscrittura in tempi normali la tentò Renzi che aveva colto l’opportunità di alcuni cambiamenti, ma si rivelò un pessimo costituente, proponendo un testo pasticciato e confuso. Oggi non siamo
e non saremo  in futuro in tempi normali. L’assemblea Costituente venne eletta il 2 giugno 1946, ad oltre un anno dalla fine della guerra, in un clima comunque non sereno perchè per troppi la scelta di quella data era motivata dal desiderio impellente  di dare il benservito alla monarchia, considerata colpevole della dittatura fascista e della guerra perduta. Superato l’ostacolo della liquidazione della monarchia, anche per l’atteggiamento del re che preferì l’esilio ad una guerra civile, i Costituenti seppero mettere da parte gli egoismi settari di partito e trovarono il modo per stendere un testo tra il 1946 e il 1947 che sapeva guardare avanti, al futuro della democrazia italiana. In quell’assemblea costituente ci furono i migliori uomini politici dell’’Italia novecentesca, come ci furono solo  nel Risorgimento. Si realizzarono dei compromessi evidenti, ma nel complesso la democrazia italiana ebbe una carta costituzionale di grande rilievo storico – politico, con riferimenti etici di primissimo livello.
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Se si pensa a quale classe politica ha oggi l’Italia e alle condizioni economiche in cui saremo ridotti dopo l’emergenza sanitaria, appare davvero impossibile pensare di accingersi a scrivere una nuova Costituzione. Sono possibili tra il resto gravi conflitti sociali che sarà difficile prevenire e forse reprimere. L’attuale Costituzione appare oggi preziosissima ed è anche un baluardo rispetto ai sempre possibili conati autoritari di un governo inadeguato che non sa guidare il Paese, ma rincorre con affanno i problemi . L’esempio autoritario dell’ Ungheria  ci fa apprezzare la nostra Carta, sempre che i suoi tutori istituzionali sappiano salvaguardare le prerogative del Parlamento, come ha messo in evidenza con coraggio l’ex presidente del Senato Marcello Pera, una delle poche grandi risorse della Repubblica. Sala pensi a fare il sindaco , se è  ancora in grado di farlo, alla democrazia e al suo futuro penseremo noi cittadini.
Scrivere a quaglieni@gmail.com

Carceri, situazione critica. L’appello dei garanti

Coronavirus. Carceri / Riceviamo e pubblichiamo l’appello dei Garanti territoriali al Presidente della Repubblica, alle Camere, ai Sindaci e ai Presidenti delle Regioni per ulteriori misure di riduzione della popolazione detenuta

“I primi casi di positività al virus Covid-19 registrati in alcuni istituti penitenziari, hanno riportato l’attenzione sui rischi connessi alla sua possibile diffusione in carcere, dove le misure di prevenzione prescritte alla popolazione in libertà non possono essere rispettate in condizioni di sovraffollamento, come ieri ha detto anche Papa Francesco.

Come più volte raccomandato dal Garante nazionale delle persone private della libertà, e indicato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura, sono necessari importanti interventi deflattivi della popolazione detenuta che consentano la domiciliazione dei condannati a fine pena e la prevenzione e l’assistenza necessaria a quanti debbano restare in carcere.I provvedimenti legislativi presi dal Governo sono largamente al di sotto delle necessità. Se anche raggiungessero tutti i potenziali beneficiari (6000 detenuti, secondo il Ministro della Giustizia), sarebbero insufficienti, come recentemente sottolineato dal Consiglio superiore della magistratura, dall’Associazione nazionale magistrati, dall’Unione delle Camere penali e dall’Associazione dei docenti di diritto penale. Con quelle misure non solo non si supera il sovraffollamento esistente (formalmente di 7-8000 persone, sostanzialmente di almeno diecimila), ma non si garantisce il necessario distanziamento sociale richiesto a tutta la popolazione per la prevenzione della circolazione del virus. Servono, e urgentemente, ulteriori misure, di rapida applicazione, che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile. Noi, Garanti delle persone private della libertà nominati dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni italiani, impegnati tutti i giorni sul campo, fianco a fianco con i magistrati di sorveglianza, dirigenti e operatori penitenziari e della sanità pubblica, del volontariato e del terzo settore, anche nella individuazione di mezzi e risorse necessarie per l’accoglienza dei condannati ammissibili alla detenzione domiciliare, facciamo dunque appello al Presidente della Repubblica, quale supremo garante dei valori costituzionali in gioco, ai Sindaci e ai Presidenti delle Regioni, delle Province e delle Aree metropolitane di cui siamo espressione e ai Parlamentari della Repubblica, affinché nell’esame del decreto-legge contenente le norme finalizzate alla riduzione della popolazione detenuta vengano adottate misure molto più incisive e di pressoché automatica applicazione, in grado di portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile”.

Stefano Anastasìa, Regioni Lazio e Umbria
Samuele Ciambriello, Regione Campania
Gianmarco Cifaldi, Regione Abruzzo
Giovanni Fiandaca, Regione Sicilia
Enrico Formento Dojot, Regione Val d’Aosta
Mirella Gallinaro, Regione Veneto
Leontina Lanciano, Regione Molise
Carlo Lio, Regione Lombardia
Marcello Marighelli, Emilia Romagna
Bruno Mellano, Regione Piemonte
Andrea Nobili, Regione Marche
Paolo Pittaro, Regione Friuli Venezia Giulia
Piero Rossi, Regione Puglia
Vanna Jahier, Provincia di Pavia
Antonia Menghini, Provincia di autonoma Trento
Paolo Allemano, Comune di Saluzzo
Edvige Baldino, Comune di Tempio Pausania
Giulia Bellinelli, Comune di Rovigo
Marco Bellotto, Comune di Lecco
Franca Berti, Comune di Bolzano
Elisabetta Burla, Comune di Trieste
Dino Campiotti, Comune di Novara
Stefania Carnevale, Comune di Ferrara
Sonia Caronni, Comune di Biella
Roberto Cavalieri, Comune di Parma
Sofia Ciuffoletti, Comune di San Gimignano
Cecilia Collini, Comune di Siena
Eros Cruccolini, Comune di Firenze
Giovanni De Peppo, Comune di Livorno
Antonello Faimali, Comune di Piacenza
Paola Ferlauto, Comune di Asti
Federico Ferraro, Comune di Crotone
Margherita Forestan, Comune di Verona Monica
Cristina Gallo, Comune di Torino
Emilio Guerra, Comune di Belluno
Antonio Ianniello, Comune di Bologna
Pietro Ioia, Comune di Napoli
Valentina Lanfranchi, Comune di Bergamo

Agostino Siviglia, Regione Calabria
Carlo Mele, Provincia di Avellino
Bruno Mitrugno, Provincia di Brindisi
Manuela Leporati, Comune di Vercelli
Silvia Magistrini, Comune di Verbania
Francesco Maisto, Comune di Milano
Maria Mancarella, Comune di Lecce
Alberto Marchesi, Comune di Pisa
Natascia Marzinotto, Comune di Udine
Paolo Mocci, Comune di Oristano
Paola Perinetto, Comune di Ivrea
Alessandro Prandi, Comune di Alba
Paolo Praticò, Area metropolitana di Reggio Calabria
Luisa Ravagnani, Comune di Brescia
Marco Revelli, Comune di Alessandria
Giovanna Serra, Comune di Nuoro
Alessandra Severi, Comune di Lucca
Sergio Stefenoni, Comune di Venezia
Gabriella Stramaccioni, Comune di Roma
Ione Toccafondi, Comune di Prato
Matteo Luigi Tosi, Comune di Busto Arsizio
Mario Tretola, Comune di Cuneo
Antonello Unida, Comune di Sassari
Tommaso Vezzosi, Comune di Porto Azzurro
Giovanni Villari, Comune di Siracusa

Disinfezione, Marazzato offre consulenza gratuita

“Fondamentale”, spiegano gli esperti, “per cautelarsi in un momento di fake news sulla pandemia in corso”

Ai tempi del coronavirus, fra le parole più ricercate sul web, vi sono anche ‘disinfezione e sanificazione’.
Procedure urgenti e necessarie da adottare al meglio, per garantire il diritto alla salute e il corretto ritorno alla normalità degli ambienti lavorativi, appena l’emergenza sarà rientrata.
A fare informazione preventiva e utile per la tutela della salute pubblica su tal primario fronte c’è il ‘Gruppo Marazzato’, con sede a Borgo Vercelli e numerose unità operative dislocate in Piemonte (nel torinese, a Villastellone) e Lombardia, più di 250 dipendenti e 50 milioni di fatturato, che allo scoppio della pandemia ha prontamente messo a disposizione dei cittadini piemontesi e di tutta Italia il proprio know-how a beneficio della collettività, maturato dal 1952 a oggi con un proprio Centro Ricerche specializzato in quasi 70 anni di attività. E questo, soprattutto in tempi di ricorrenti fake news, “al fine di fornire consulenza gratuita a 360° riguardo tutte le procedure di disinfezione e sanificazione degli ambienti lavorativi” spiega Alberto Marazzato, alla guida con i fratelli Luca e Davide dell’omonima realtà industriale che opera in regione dal 1952 sul versante ambientale, “in prima linea nella disinfezione degli esterni quali parcheggi, piazzali, strade, e indirettamente, mediante l’indicazione di una lista di operatori qualificati in tutta Italia, nella sanificazione di ambienti professionali interni come uffici, depositi e magazzini”, conclude il manager. A lui si aggiunge Ivano Bosi, esperto di chimica industriale: “Per garantire corrette procedure di disinfezione degli spazi aperti pubblici e privati in capo alle imprese che necessitano di mettere in sicurezza i luoghi della produzione come citato nel Decreto ‘Cura-Italia’, è bene sottolineare che l’operatività specifica avviene soltanto a mezzo prodotto previsto nei protocolli ministeriali (acqua ossigenata) proprio al fine di ottenere che anche le aree esterne di pertinenza aziendale, oltre a quelle interne, si possano considerare ‘Covid-Free’: soprattutto a fronte di un caso conclamato, o di ripresa di attività”.

Artaban con gli Alpini in aiuto dell’ospedale di Susa

Non partecipando a progetti faraonici che suscitano sempre notevoli perplessità anche sull’utilizzo dei fondi messi a disposizione ma, come d’abitudine, puntando su progetti precisi, circoscritti e ben definiti.

In particolare Artaban ha deciso di collaborare con l’ANA, l’Associazione nazionale Alpini che si è distinta per serietà, impegno e risultati concreti in ogni occasione. Che si sia trattato di terremoti, di alluvioni, di disastri di ogni tipo, gli Alpini sono sempre stati in prima linea ed in modo assolutamente trasparente…

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Artaban con gli Alpini in aiuto dell’ospedale di Susa

Se manca il tempo per aspettare l’Europa

Accidenti, cominciamo ad essere pessimisti su come uscire da questa devastante crisi prodotta dal coronavirus. Vedo punti di cedimento in chi dovrebbe condurre le truppe italiane alla vittoria definitiva

I consiglieri comunali di Torino non trovano la quadra nemmeno sui gettoni di presenza da donare alla protezione civile. Diversità tra chi si può permettere e non si può permettere di donare. Dunque? Mi sembrerebbe più logico dire e sostenere: secondo sensibilità e secondo possibilità.

Dopo si vedrà e si giudicherà. Quasi sicuramente i ” furbetti del quartierino ” ci sono e ci sono stati e, dunque, ci saranno. Intanto dei 4 miliardi stanziati dal governo solo 300 milioni arrivano in Piemonte. Qualcosa non torna. C’ è meno povertà che al Sud? Possibile, ma non in questa proporzione, sicuramente. Vince chi urla di più e fa più caciara. E su questo la Sicilia è vincente. Si è fermata  l’economia e soprattutto la produzione di beni di consumo che, prevalentemente è nel centro-nord. Da qui tra uno o due mesi, piaccia o non piaccia si dovrà partire. Più che un ragionamento politico, mi pare un ragionamento di logica. Non vorrei, ma ho paura che avverrà, che dei 50 miliardi per il rilancio dell Italia, al nord e centro vadano per  l’economia e per il sud e le isole per l’assistenza. Ed i soldi devono arrivare subito. Dalla cassa integrazione al sostegno al reddito. Ma l’ Inps è sotto pressione.

Molti sono scettici sul risultano finale. Motivo? Giudicano non all’ altezza  l’attuale presidente nazionale messo li’ dai 5stelle per gestire solo il reddito di cittadinanza. Non so, francamente non so, ma mi assale la paura che tra il dire ed il fare ci sia di mezzo  un oceano. E sempre molti, ovviamente sul web, gridano a gran voce Mario Draghi presidente del Consiglio. La vedo dura ma con un fondamento: ci devono essere commissari esperti per realizzare gli obiettivi. Altro punto: non possiamo sprecare il tempo e dunque non dobbiamo aspettare l’ Europa o quello che  ne è rimasto. Effettivamente poca cosa. Tutto sta arrivando a randa. L’ungherese Orban impone il coprifuoco. È uno di quelli che “niente soldi agli Italiani”. Conclusioni: anche da quelle parti la situazione è fuori controllo, come in Gran Bretagna e sta decisamente montando negli States. Concretamente non so che cosa dovrebbe fare Conte. Ma intuisco che Mario Draghi, per competenza e rapporti sappia che cosa fare. Ed una stretta collaborazione tra i due si impone.

Con l’ accortezza che senza produzione e pagamento delle tasse non ci sono i soldi per pagare l’assistenza e la Sanità. Sanità messa sotto pressione. Si ricomincia a parlare del modello Piacenza e di tutta l’Emilia Romagna. Con la certezza che il modello lombardo è saltato e quello Piemonte ha vistosamente vacillato. Con la precarietà totale del Sud. Anche qui si valuterà a bocce ferme ma mettere avanti le mani non guasta mai e sottolineare già da subito è fondamentale. Cari politici, un po’ di lungimiranza ci vuole sempre.

Patrizio Tosetto

Il marketing turistico non fa per l’Italia

È il testo di una pubblicità delle Isole Canarie. Ma sono numerose le località turistiche che – spiega FTourism News – stanno continuando a promuoversi in modo intelligente anche in questa fase di estrema difficoltà e di sostanziale blocco totale del settore. C’è chi si limita ad un augurio generale del tipo “Ce la faremo”, chi sceglie l’autoironia con un’immagine della Sfinge che assicura “Ti aspetto da secoli, posso aspettarti un po’ di più”.

E poi c’è il grande marketing all’italiana. “Non azzardatevi a venire qui”, “Statevene a casa vostra”, “Non vi vogliamo”. Dunque è questa l’immagine che offre di sè quello che è stato il principale Paese turistico del mondo, salvo poi continuare a perdere posizioni. E ci si chiede anche perché le abbia perse…

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“Ti aspettiamo”. “Andatevene”. Il marketing turistico non fa per l’Italia

Architetti, Architettura, Città, Coronavirus

Seduti al tavolo del soggiorno di casa oppure nello studio deserto senza colleghi o collaboratori: è la vita degli architetti e penso dei professionisti in genere in questo tempo di emergenza sanitaria.

Siamo circondati da una città inesorabilmente silenziosa che a volte avremmo voluto vedere così ma che oggi invece inquieta, così cerchiamo di lavorare ai nostri progetti con la calma e la riflessione che spesso rivendichiamo ma è quel silenzio stesso oggi a distrarci dal lavoro quasi fosse un chiasso assordante e in effetti lo è. La nostra non è una professione che in casi come questo possa essere in prima linea, non siamo medici anche se potremmo essere così considerati per la città, per il territorio e indirettamente per chi ci vive: un buon progetto rende migliore la vita di tutti.

Non siamo in prima linea ma vorremmo per il sistema Paese e per noi stessi, per le persone che con noi collaborano, guardare avanti per preparare il terreno di una ripresa delle attività in una normalità che non potrà più essere quella che conosciamo.L’attuale situazione rappresenta, io penso, una “discontinuità storica” che stravolgerà sia il nostro modo di lavorare sia il modo in cui si intrattengono rapporti sociali che inevitabilmente modificherà il disegno degli spazi che siamo abituati a vivere e, chi fa il mio mestiere, dovrà imparare a interpretarli.Una rivoluzione che forse intaccherà anche il modello delle grandi megalopoli, già molto fragili ed al centro della discussione negli ultimi anni per il loro costo sempre più elevato per il controllo e confinamento dei conflitti sociali, le diseguaglianze, l’inquinamento, che ora si devono cimentare con un pericolo invisibile quale quello di un contagio esponenziale che le mette in ginocchio, anche se oggi, io credo, non riusciamo ancora ad avere la visibilità complessiva di quello che sta accadendo.

Dunque è ragionevole pensare che si dovrà andare verso un modello di comunità cittadina più ristretta numericamente benchè aperta al sistema globale, luoghi che potrebbero essere rivalutati anche attraverso la constatazione, palese in questi giorni, che molte delle nostre attività si possono realizzare anche senza flussi importanti di persone, anche senza una presenza fisica. Gli spostamenti si possono ridurre senza intaccare i rapporti diretti e il tempo, il denaro “risparmiati” nei trasferimenti essere impiegato per migliorare la vita. Forse eravamo già a questo punto di svolta, ma nessuno lo considerava realmente possibile. Ora, guardando alla struttura del territorio italiano ma vorrei dire della maggior parte del territorio europeo, possiamo constatare come sia fatta prevalentemente di un tessuto di piccole e medie città in cui la qualità della vita è già oggi migliore e che a questo nuovo progetto sociale ed economico potrebbero ben rispondere. Si tratta dunque di riprendere in mano le fila di un disegno esistente al quale dare nuova vitalità.

Oggi tuttavia la limitazione non è una scelta e dunque si vive l’isolamento come privazione che rende difficile immaginare in positivo un futuro differente. Lo constatiamo giornalmente in questo periodo con i nostri progetti, molte cose potrebbero andare avanti anche in queste condizioni, ma restano in sospeso per mancanza di decisioni. I nostri committenti, privati che abbiano in animo di trasformare la propria abitazione oppure aziende e imprese che immaginino progetti per le proprie necessità produttive o di investimento, oppure ancora amministrazioni con l’intento di realizzare un migliore servizio ai cittadini con una pianificazione urbana, sono fermi, in un tempo sospeso, in attesa, per capire, per decidere ma senza avere l’ardire di farlo.È una grande preoccupazione per noi che viviamo giornalmente della nostra professione. Per noi, un ritardo, una indecisione, un rinvio determinano l’interruzione di un flusso di elaborazione intellettuale propedeutica ad una produzione materiale, con il conseguente spostamento nel tempo o peggio la perdita di un compenso nostro e di tutta la filiera che segue un progetto. Il tema oggi è superare questa china e anche premere affinchè per ripartire, si sgombri il campo dal peggiore dei virus che conosciamo: l’intreccio autoreferenziale e contagioso del sistema burocratico.

Giorgio Giani

architetto – Segretario IN/Arch Piemonte – Istituto Nazionale di Architettura

 

Photo by Jack Kolpitcke on Unsplash

Unione Europea. Un sogno per alcuni, per altri un incubo

Questo incipit, che è poi il motto del mio blog oltre che l’esclamazione di Mago Merlino, mi pare confacente per commentare l’articolo di un tale “Emanuele Ludovisi, dirigente industria, (Roma,1952) completati gli studi classici ed economici entra nel mondo dell’industria arrivando a ricoprire incarichi di vertice in importanti aziende pubbliche, a partecipazione statale e private. In gioventù collabora a iniziative giornalistiche in campo teatrale e letterario”.

Uso questo pronome senza alcuna valenza irrispettosa, ma per riconoscere la mia totale ignoranza su questa persona. Anche perché, a parte il suo curriculum autocitato e riportato testualmente, nulla è reperibile in rete come è consueto trovare – curriculum, lavori letterari, articoli ed altre notizie personali…

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Unione Europea.Un sogno per alcuni, per altri un incubo

Emergenza Covid-19: operativi i centri anti violenza

“Desidero informare che tutti i Centri antiviolenza presenti sul territorio piemontese sono pienamente operativi e chi avesse necessità di rivolgersi presso queste strutture può farlo senza alcun problema”. Questo il messaggio dell’assessore alle Pari Opportunità, Chiara Caucino.

“Mi rendo conto che questo momento di convivenza forzata e continuativa – prosegue Caucino – possa acuire e amplificare tensioni soprattutto in quelle realtà che già vivono situazioni problematiche.  Invito, come sempre, ogni donna che vivesse un dramma a rivolgersi al numero di pubblica utilità 1522 oppure al numero unico di emergenza 112, affinché trovi immediatamente aiuto e protezione”.

“È importante – conclude l’assessore – che in questa emergenza particolare le Istituzioni siano più che mai vicine alle donne, per continuare a garantire un servizio di supporto”.

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