ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 30

“Innamorati di Torino”: lavoratori e sindacati in piazza per il futuro dell’auto

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Nel giorno di San Valentino Torino è  teatro della manifestazione “Innamorati di Torino”, un’iniziativa che ha portato in centro città lavoratori, rappresentanti sindacali, amministratori locali e cittadini per richiamare l’attenzione sul destino del settore automotive e, più in generale, sul futuro economico e produttivo del capoluogo piemontese. Il corteo ha attraversato le vie del centro di Torino, trasformando la giornata simbolicamente dedicata all’amore in un momento di mobilitazione collettiva per difendere il tessuto industriale e occupazionale del territorio.

La manifestazione ha riunito le principali organizzazioni sindacali del comparto metalmeccanico insieme a delegazioni di lavoratori provenienti non solo dalla città ma anche da numerose realtà produttive della provincia e della regione. Tra i temi più discussi è emersa la necessità di definire strategie industriali solide e di lungo periodo in grado di accompagnare la trasformazione del settore automobilistico, oggi alle prese con cambiamenti profondi legati all’innovazione tecnologica, alla transizione energetica e alla competizione internazionale. Secondo i promotori, il rischio è che la riconversione industriale avvenga senza adeguate garanzie occupazionali e senza un piano complessivo capace di tutelare competenze e professionalità costruite in decenni di storia industriale.

Dai sindacati un appello ai cittadini, alle associazioni, agli studenti, agli artisti, agli intellettuali:  “il rilancio del territorio riguarda tutti. Chiediamo a Stellantis investimenti a Torino, è troppo semplice scappare via come sta facendo Elkann”, così il segretario generale della Fiom torinese, Edi Lazzi.  “A Stellantis  chiediamo responsabilità sociale verso il territorio nel dare commesse alle aziende dell’indotto torinese e chiediamo alle istituzioni azioni di sistema”, dice Ficco. “Domani c’è un’altra puntata di un ciclo di iniziativa sindacale che abbiamo aperto due anni fanello stesso giorno. Un percorso che ha coinvolto le associazioni datoriali, le istituzioni, la società civile”, commenta Rocco Cutrì, della Fim torinese.  “ Il percorso iniziato due anni fa, unitariamente, proseguirà con coerenza e determinazione. È un cammino che ha già prodotto un primo risultato concreto con l’avvio della 500 ibrida, ma non può e non deve fermarsi” aggiunge Lillo Taormina della segreteria Fismic Confsal di Torino.

Al centro del dibattito si è collocata la situazione dello storico Stabilimento Fiat Mirafiori, simbolo della produzione automobilistica nazionale e nodo cruciale per migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto. Il sito produttivo, legato alle attività del gruppo Stellantis, sta attraversando una fase di ridefinizione industriale che ha alimentato preoccupazioni tra i dipendenti e tra le aziende che gravitano attorno alla filiera. I partecipanti alla mobilitazione hanno sottolineato come il futuro dello stabilimento rappresenti una questione centrale non solo per l’occupazione locale ma anche per l’identità produttiva della città, storicamente legata all’industria dell’automobile.

Nel corso della giornata sono stati ribaditi appelli rivolti alle istituzioni affinché venga rafforzato il confronto tra enti locali, governo, imprese e rappresentanze dei lavoratori. Tra le richieste principali figurano maggiori investimenti, nuovi progetti produttivi e strumenti di sostegno alla riqualificazione professionale, ritenuti indispensabili per affrontare le sfide poste dall’evoluzione del settore. L’attenzione si è concentrata anche sulle difficoltà che stanno colpendo numerose aziende dell’indotto, considerate parte essenziale dell’ecosistema industriale torinese e particolarmente esposte ai cambiamenti della produzione automobilistica.

La manifestazione ha assunto anche un valore simbolico e culturale, richiamando il legame storico tra la città e il lavoro industriale. Lo slogan scelto dagli organizzatori ha voluto sottolineare la volontà di difendere un patrimonio economico e sociale che per decenni ha rappresentato uno dei motori dello sviluppo locale. La partecipazione diffusa ha mostrato come il tema del rilancio produttivo venga percepito come una questione collettiva che coinvolge non solo i lavoratori del settore ma l’intera comunità cittadina.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di confronto già avviato nei mesi precedenti e destinato a proseguire con nuovi tavoli di discussione e proposte progettuali. Sindacati e rappresentanti istituzionali hanno evidenziato la necessità di costruire una visione condivisa capace di coniugare innovazione, sostenibilità e tutela del lavoro, con l’obiettivo di garantire a Torino un ruolo centrale anche nel futuro dell’industria automobilistica europea.

Le tech week alle OGR trasformano la città nella capitale dell’innovazione

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SCOPRI – To ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è una settimana, ogni anno, in cui Torino cambia ritmo. Le Officine Grandi Riparazioni, simbolo di archeologia industriale e oggi cuore pulsante della creatività contemporanea, diventano il punto di incontro di imprenditori, visionari, investitori e istituzioni provenienti da ogni parte del mondo. Le cosiddette “tech week” non sono soltanto una sequenza di conferenze: sono un momento in cui la città si racconta come laboratorio di idee e piattaforma internazionale del futuro.

Le OGR, con le loro navate imponenti e l’atmosfera che fonde storia e modernità, si trasformano in un’arena dove si parla di intelligenza artificiale, spazio, energia, biotecnologie, startup e nuove forme di lavoro. Sul palco si alternano fondatori di aziende globali, manager di colossi tecnologici, rappresentanti delle istituzioni europee e giovani imprenditori pronti a cambiare le regole del gioco. Non è raro assistere a dialoghi serrati tra chi ha costruito imperi digitali e chi sta muovendo i primi passi con un’idea innovativa in tasca.

Un evento che parla al mondo

Tra gli appuntamenti più attesi spicca la Italian Tech Week, manifestazione che negli anni ha consolidato il proprio peso nel panorama europeo dell’innovazione. L’organizzazione è guidata da realtà impegnate nello sviluppo dell’ecosistema startup italiano, con il sostegno di partner pubblici e privati che credono nella centralità della tecnologia come motore di crescita economica e sociale.

La risonanza internazionale dell’evento è testimoniata dalla presenza, nelle ultime edizioni, di figure di primo piano della scena globale. Sul palco torinese sono intervenuti protagonisti assoluti dell’economia digitale come Jeff Bezos, fondatore di Amazon e imprenditore legato ai progetti spaziali di Blue Origin, ma anche leader istituzionali del calibro di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Interventi che hanno acceso i riflettori su Torino, trasformandola per alcuni giorni in un crocevia di strategie, visioni e grandi decisioni.

Non si tratta soltanto di interventi celebrativi. I dibattiti affrontano temi concreti: il futuro dell’industria europea, la sfida dell’intelligenza artificiale, la necessità di investimenti nella ricerca, il ruolo delle nuove generazioni nel costruire un’economia più sostenibile e competitiva. Le parole pronunciate sul palco trovano eco tra il pubblico, composto da studenti, sviluppatori, manager e investitori, tutti accomunati dalla stessa domanda: quale direzione sta prendendo il futuro?

Torino laboratorio di idee

Accanto alle sessioni principali, le tech week offrono workshop, incontri tematici e momenti di confronto diretto. Le startup hanno l’occasione di presentare i propri progetti a potenziali finanziatori, mentre i giovani talenti possono entrare in contatto con aziende internazionali. L’energia che si respira tra gli stand e nei corridoi è quella tipica dei grandi appuntamenti dove le idee circolano veloci e le connessioni nascono quasi per caso.

La città, intanto, partecipa e osserva. Bar, spazi culturali e location urbane ospitano eventi collaterali che ampliano il perimetro dell’iniziativa ben oltre le mura delle OGR. Torino mostra così la propria capacità di reinventarsi, passando da capitale industriale a polo di innovazione tecnologica senza rinnegare la propria identità.

Una visione che guarda avanti

Le tech week rappresentano oggi molto più di un appuntamento settoriale. Sono il segno tangibile di un cambiamento profondo nel tessuto economico e culturale della città. L’innovazione non viene raccontata come un fenomeno distante, ma come un processo concreto che incide sul lavoro, sull’impresa e sulla società.

In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce modelli produttivi e relazioni sociali, Torino sceglie di essere protagonista e non spettatrice. Le giornate alle OGR raccontano una città che guarda avanti, che investe sui giovani e che si propone come punto di riferimento nel dialogo tra Europa e mondo digitale.

Per qualche giorno all’anno, sotto le volte industriali delle Officine Grandi Riparazioni, il futuro prende forma. E Torino, con orgoglio, ne diventa il palcoscenico.

NOEMI GARIANO

Stellantis, Grimaldi (AVS): Al fianco di lavoratori e lavoratrici in presidio a Mirafiori

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“Aspetto Giorgia Meloni qui davanti. E, se vuole, possiamo anche fare un tour per il Paese, da Cassino a Termoli passando per Melfi e Pomigliano. Il Governo aveva promesso un milione di auto l’anno, aveva promesso che non sarebbero stati chiusi stabilimenti. La difesa di Urso in aula del patto con gli Elkann, il tonfo in Borsa di Stellantis e lo stop sull’elettrico confermano ciò che già denunciamo da tempo: un sostanziale disimpegno della società dall’automotive italiano. Urso continua a difendere l’endotermico e a fare da scudo a Elkann, chiedendo ancora all’Unione di cambiare le regole, mentre l’unica cosa che dovrebbe pretendere sono investimenti da parte degli azionisti Stellantis. Noi stiamo con i lavoratori e le lavoratrici di Mirafiori, gli unici che tengono questa storia ancorata all’Italia, in presidio davanti alla fabbrica per pretendere un piano di rilancio per lo stabilimento, per le aziende dell’indotto e per tutto il tessuto produttivo torinese e piemontese” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi dalla porta 2 di Mirafiori.

Pentenero – Avetta (Pd): “Salvaguardare stile Borello e dipendenti”

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«Auspichiamo che la società Unes Maxi, che ha acquisito i supermercati Borello, sappia dare continuità ad una storia imprenditoriale tipicamente piemontese, tutelando le prospettive contrattuali degli 800 dipendenti e la diffusione capillare dei punti vendita anche nei comuni più piccoli. L’impostazione commerciale che ha accompagnato il successo della catena Borello, con una rete commerciale capillare, attenta alle esigenze del territorio e in particolare dei piccoli Comuni, rappresenta un patrimonio rilevante che la Regione Piemonte deve saper tutelare». Lo affermano il consigliere regionale Alberto AVETTA e la Capogruppo in Consiglio regionale Gianna PENTENERO (Pd), che hanno presentato un’Interrogazione per sapere se la Giunta Cirio ha già preso o intenda prendere contatti con la nuova proprietà lombarda del gruppo Finiper Canova, che controlla la Unes Maxi.

«Borello è un’impresa familiare che, partendo dal primo punto vendita di Gassino Torinese, ha costruito una realtà importante che oggi passa nelle mani lombarde di un importante soggetto della grande distribuzione. Una scelta strategica che apre nuovi scenari  ma che non deve far venire meno lo “stile Borello”, ovvero una filosofia imprenditoriale improntata a supermercati di prossimità, attenzione ai prodotti di qualità e in particolare a quelli locali, un dialogo diretto con gli amministratori del territorio per i quali i punti vendita Borello non sono semplici supermercati ma preziosi presìdi comunitari. Per questo è importante attivare da subito un canale istituzionale di confronto con la nuova proprietà lombarda e con le sigle sindacali per rassicurare i dipendenti e le amministrazioni locali interessate, e per sviluppare al meglio anche le opportunità offerte dal cambio di proprietà».

Alberto AVETTA

Consigliere regionale PD

Gianna PENTENERO

Capogruppo PD Consiglio regionale del Piemonte

Confcooperative Piemonte Sud dialoga sui temi della comunità

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A Cuneo la seconda Assemblea dei soci: l’economia sociale e il ruolo della cooperazione

Mercoledì 11 febbraio scorso si è tenuta a Cuneo la seconda assemblea dei soci di Confcooperative Piemonte Sud, alla presenza dei rappresentanti di Confcooperative nazionali e delle istituzioni del territorio. Durante l’evento sono intervenuti l’assessore regionale Marco Gallo, la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero e il vescovo di Cuneo, Mons. Piero Delbosco. Erano anche presenti i rappresentanti delle Camere di Commercio di Cuneo-Asti e Alessandria, e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Questo appuntamento ha voluto ribadire una priorità condivisa: la cooperazione è una leva strutturale per lo sviluppo locale, la coesione sociale e la tenuta della comunità.

A confermarlo sono anche i numeri del sistema cooperativo del Sud Piemonte: sono presenti 385 imprese cooperative, con oltre 35 mila soci, 15 mila occupati e 1,5 miliardi di euro di fatturato complessivo. Si tratta di un tessuto produttivo in cui l’agricoltura genera oltre il 50% del fatturato dell’unione territoriale, mentre l’area sociale e sanitaria concentra più della metà dell’occupazione. A questo si aggiunge il contributo delle nove Banche di Credito Cooperativo, con 150 mila soci, 1500 occupati, 12 miliardi di raccolta diretta, dati che indicano con chiarezza quale sia il peso economico e civile della cooperazione per il territorio.

“La cooperazione ha dimostrato di saper tenere insieme sviluppo economico e valore sociale – ha spiegato nel suo intervento il presidente di Confcooperative Piemonte Sud, Mario Sacco  – oggi più che mai è necessario rafforzare questa consapevolezza e guardare avanti con una visione condivisa”.
Sacco ha inoltre evidenziato alcuni nodi strategici per il futuro delle comunità locali: dal valore del lavoro nella cooperazione sociale al coinvolgimento delle nuove generazioni, fino alla qualità dell’occupazione in agricoltura.

“Confcooperative è sempre stata in prima linea nel sottolineare l’importanza di correggere le tendenze negative di una globalizzazione priva di regole, e pertanto di costruire un’Europa del pilastro sociale, capace di mettere al centro persone e cittadini, non solo le comunità finanziarie – ha dichiarato il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini – costruire con generosità per consegnare a chi prenderà in mano le nostre cooperative”.
In rappresentanza della Regione Piemonte, l’assessore Marco Gallo ha sottolineato che non può esserci prospettiva per la comunità senza il contributo dell’economia sociale, richiamando il valore del modello cooperativo come presidio territoriale capace di coniugare crescita, inclusione e prossimità. Bisogna inoltre dare spazio alle esperienze cooperative con il racconto del territorio, a rimarcare che la cooperazione parte dalle persone e trasforma i bisogni in risposte organizzate, durature e radicate nei territori.
A due anni dalla sua costituzione, Confcooperative Piemonte Sud conferma così la propria funzione di rappresentanza e di coordinamento su un’area ampia e diversificata, nata dall’unione di Cuneo, Asti e Alessandria, un soggetto capace di fare sintesi fra settori diversi e di generare un impatto reale  sulle comunità locali sul piano locale, sociale e occupazionale.

Mara Martellotta

Urgente la convocazione tavolo di crisi per Coldiretti Piemonte Riso

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Il 2026 si è aperto con il mercato del riso in sofferenza, con continui cali dei prezzi e un aumento delle esportazioni soprattutto dai Paesi asiatici. Questo è il contenuto della denuncia di Coldiretti Piemonte che chiede urgentemente alla Regione Piemonte di convocare e costituire un tavolo di crisi del comparto riso.

“Ad oggi, i prezzi riconosciuti ai nostri agricoltori sono nettamente in perdita, tanto che alcune varietà che hanno perso fino al 40% del valore rispetto allo scorso anno, con i costi di produzione sono balzati alle stelle con fertilizzanti, energia e mezzi tecnici, che hanno registrato incrementi a doppia cifra negli ultimi anni secondo l’analisi di Coldiretti – ha dichiarato Roberto Guerrini, membro di Giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo – una situazione insostenibile per le imprese risicole del nostro territorio, sacrificate alle logiche del massimo ribasso”.

“Il tavolo di crisi regionale che abbiamo chiesto con urgenza di convocare  – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – serve ad analizzare le problematiche e ad approfondire le progettualità che fin da subito vanno messe in atto per il comparto, coinvolgendo anche la parte industriale e tutti gli attori della filiera. Difendere il riso piemontese significa difendere la sovranità alimentare europea e il lavoro agricolo italiano, che garantisce oltre il 50% dell’intera produzione di riso della UE con una gamma di varietà e una qualità uniche al mondo”.

Mara Martellotta

Collina Morenica, bando da 175mila euro: commercio e somministrazione

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Il Distretto del Commercio della Collina Morenica annuncia l’apertura di un bando a favore delle imprese del territorio, rivolto alle attività di vendita al dettaglio di beni e alle attività di somministrazione e ristorazione operanti nei Comuni di Rivoli, Buttigliera Alta, Rosta e Villarbasse

Il bando mette a disposizione 175.000 euro complessivi a fondo perduto per sostenere interventi di: ammodernamento delle esteriorità dei locali commerciali, acquisto di arredi interni, interventi volti ad aumentare la sicurezza e di abbattimento delle barriere architettoniche, innovazione e digitalizzazione delle attività.

Un’opportunità concreta per rafforzare la competitività delle imprese, migliorare l’attrattività dei centri urbani e accompagnare il commercio locale in un percorso di crescita e rinnovamento.

Questo bando rappresenta una grande occasione per le imprese, che potranno accedere a contributi a fondo perduto per investire sul proprio futuro e sulla qualità degli spazi commerciali. – dichiara Marco Tilelli, assessore al Commercio della Città di Rivoli – Sostenere il commercio di prossimità significa sostenere la vitalità della città”

Anche Gianni Gallo, assessore al Commercio di Villarbasse, sottolinea l’opportunità per le imprese del piccolo commercio – “Si tratta di una misura molto attesa, che permette alle attività del nostro territorio di realizzare interventi concreti senza gravare interamente sulle proprie risorse. Un segnale importante di attenzione verso chi ogni giorno tiene vivi i nostri centri”.

Il bando è un’opportunità strategica per le imprese – dichiara Mauro Mellano, assessore al commercio di Buttigliera Alta. “I contributi a fondo perduto consentono di investire in innovazione, digitalizzazione e miglioramento degli spazi, elementi oggi fondamentali per affrontare le sfide del mercato“.

Chiara Iglina, assessore al Commercio di Rosta mette in evidenza come il percorso del Distretto del Commercio dalla sua nascita ad oggi permetta di avere ricadute concrete sulle aziende del territorio attraendo fondi che diversamente non sarebbe possibile intercettare. “Come amministrazioni crediamo fortemente in questo strumento, che offre alle imprese del territorio una vera possibilità di crescita e rilancio, valorizzando al tempo stesso l’immagine complessiva dei nostri Comuni“.

Anche Confesercenti Torino e provincia esprime grande soddisfazione per l’iniziativa. Giancarlo Banchieri dichiara – “Questo bando rappresenta una opportunità concreta e immediata per le imprese del commercio e della ristorazione. Come associazione di categoria accompagneremo le attività del territorio nella comprensione delle misure e nella partecipazione al bando, perché strumenti come questo sono fondamentali per sostenere il tessuto economico locale”.

Incontri di presentazione del bando

Per favorire la massima partecipazione e fornire tutte le informazioni operative, sono stati organizzati incontri pubblici di presentazione del bando, aperti alle imprese interessate. Il contenuto degli incontri sarà il medesimo, con date e orari differenti per agevolare la partecipazione:

  • Lunedì 9 febbraio – ore 21.00
    Villarbasse, Sala Consiglio – Via Vitrani 9
  • Martedì 10 febbraio – ore 14.30
    Buttigliera Alta, Sala Consiglio – Via Reano 3
  • Martedì 17 febbraio – ore 13.00 e ore 15.00
    Rivoli, Sala Centro Congressi – Via Dora Riparia 2
  • Giovedì 19 febbraio – ore 20.30
    Rosta, Sala Consiglio – Piazza Vittorio Veneto 1
  • Lunedì 23 febbraio – ore 21.00
    Rivoli, Centro Don Puglisi – Via Camandona 9/A

Per partecipare agli incontri è consigliata l’iscrizione tramite Google Moduli al link https://forms.gle/ogq5x3yNhJLXAHmG7

Torino, la storica Banca di Caraglio si fa in quattro

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Già pronte le chiavi per l’apertura in corso Peschiera della quarta filiale, sesta sull’area metropolitana

Lunedì 16 febbraio

Nata il 17 settembre 1892, come “Cassa Rurale Di Prestiti” grazie a Don Silvio Felice Ramazzina, acuto e generoso “interprete dei bisogni sociali del suo tempo”, e fortemente ampliatasi nel corso degli anni (a oggi sono ben 30 le filiali) fino a diventare, come “Banca di Credito Cooperativo – BCC”, un prezioso punto di riferimento fra Piemonte e Liguria, la “Banca di Caraglio” (nome completo: “Banca di Caraglio del Cuneese e della Riviera dei Fiori”), è fortemente intenzionata a potenziare sempre di più il suo percorso di radicamento nel capoluogo piemontese. Ne è chiara prova la decisione di aprire a Torino una nuova filiale, ormai la quarta e sesta sull’area metropolitana torinese, in corso Peschieraal civico 265, attiva dal prossimo lunedì 16 febbraio.

“La quarta filiale nel capoluogo regionale – dichiara Livio Tomatis, presidente della ‘Banca di Caraglio’ – conferma il percorso intrapreso dal nostro Istituto per presidiare in modo capillare la città con una presenza che, con le tre filiali già operative, dal centro si dirama ad altre aree strategiche del tessuto urbano, fino a giungere a Grugliasco, con gli sportelli inaugurati lo scorso luglio”“L’apertura – continua Tomatis – di una nuova agenzia in corso Peschiera segue una logica di sviluppo territoriale che tiene conto della sostenibilità degli spostamenti: l’area, infatti, è largamente servita dai mezzi pubblici e così, in linea con l’attenzione ai temi ‘ESG’ (investimenti sostenibili) che sempre più caratterizza le scelte del nostro ‘Consiglio di Amministrazione’, i nostri soci e clienti avranno la possibilità di raggiungerla soprattutto attraverso l’uso di bus e metropolitana”.

E alle parole del presidente fanno eco quelle del direttore generale della Banca, Giorgio Draperis“Inauguriamo la nuova filiale in una zona, il quartiere ‘Pozzo Strada’, importante sia dal punto di vista residenziale sia sotto il profilo del ‘commercio di vicinato’ che qui è particolarmente sviluppato e dinamico. Questa nuova presenza ci permetterà anche una migliore interazione fra le nostre filiali, contribuendo al raggiungimento di quella massa critica di soci e cliente grazie ai quali potremo continuare a investire ulteriormente in servizi decentrati sulla Città di Torino, con una proposta ancor più completa e puntuale, in un’ottica di circolarità e di rete”.

Ad oggi, la “Banca di Caraglio” è presente a Torino con tre filiali nei quartieri “Crocetta” (corso Stati Uniti, 13/B – 13/D), “San Salvario” (piazza De Amicis, 76) e “Santa Rita” (corso Sebastopoli, 235). A queste si aggiungono, nell’area della “Città Metropolitana”, quelle di Grugliasco (viale Antonio Gramsci, 134) e di Chieri (piazza Dante, 10).

g.m.

Nelle foto: La nuova agenzia torinese della “Banca di Caraglio” in corso Peschiera, 265; Livio Tomatis, presidente della “Banca di Caraglio”.

Asse Torino-Lione, avanti sul tratto Avigliana-Orbassano: opera da 3 miliardi

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Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), in accordo con il Commissario straordinario Calogero Mauceri, ha convocato oggi la Conferenza dei Servizi per l’approvazione del progetto definitivo della tratta Avigliana–Orbassano dell’asse ferroviario Torino-Lione.

Alla Conferenza sono stati invitati i sindaci degli undici Comuni coinvolti dall’intervento, oltre ai rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero della Cultura, del Ministero della Difesa, della Regione Piemonte, della Città Metropolitana e degli enti gestori delle interferenze infrastrutturali.

All’incontro hanno preso parte anche la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino, l’assessore regionale alle Infrastrutture Strategiche Enrico Bussalino, il vicesindaco della Città Metropolitana Jacopo Suppo, insieme ai rappresentanti di RFI e FS Engineering (Gruppo FS).lione

Il progetto si inserisce nel quadro del completamento del Corridoio Europeo Mediterraneo della rete TEN-T e punta a favorire il trasferimento del trasporto merci dalla gomma alla ferrovia, oltre allo spostamento del traffico merci dalla linea storica alla nuova infrastruttura. L’intervento è destinato a produrre effetti anche sul Servizio Ferroviario Metropolitano torinese.

Il progetto definitivo della tratta nazionale Avigliana-Orbassano bivio Pronda prevede la realizzazione di una nuova linea in variante lunga complessivamente 24 chilometri, con arrivo allo scalo merci di Orbassano.

Il tracciato include un attraversamento in galleria naturale di circa 8 chilometri sotto la Collina Morenica, seguito da una galleria artificiale di circa 4 chilometri. La linea prosegue poi con un tratto allo scoperto che consente l’ingresso e l’attraversamento dello scalo di Orbassano, fino al collegamento con la linea esistente di accesso al nodo ferroviario di Torino.

Il costo complessivo aggiornato dell’opera è stimato in circa 3 miliardi di euro, dei quali risultano già finanziati 827 milioni.

Nel corso della Conferenza dei Servizi, i soggetti coinvolti potranno esprimere pareri, segnalare eventuali criticità, formulare prescrizioni e proporre possibili modifiche progettuali.

La progettazione ha già ottenuto il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, mentre è in fase di approvazione la Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Al termine dell’iter autorizzativo, RFI potrà avviare le attività necessarie per le procedure negoziali, subordinatamente alla copertura finanziaria completa dell’intervento.

L’ombra lunga degli Agnelli: se Torino perde la sua famiglia simbolo

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La protesta proclamata dalla redazione di la Repubblica rappresenta uno dei passaggi più delicati nella recente storia del quotidiano e riflette le tensioni emerse all’interno del gruppo editoriale GEDI, controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Alla base dello sciopero vi sono le preoccupazioni dei giornalisti riguardo al progetto di riorganizzazione aziendale, percepito come un intervento che potrebbe ridurre gli organici, modificare la struttura del lavoro redazionale e incidere sulla linea editoriale della testata.

Secondo la rappresentanza sindacale interna, il timore principale riguarda un possibile indebolimento dell’autonomia giornalistica e una diminuzione degli investimenti destinati alla produzione di contenuti di qualità. La trasformazione del settore editoriale, segnata dal calo delle vendite della carta stampata e dalla necessità di rafforzare il digitale, impone nuove strategie industriali che tuttavia, secondo i lavoratori, rischiano di comprimere il ruolo culturale e informativo che il giornale ha storicamente svolto nel panorama nazionale. Le incertezze legate alla ridefinizione degli asset del gruppo contribuiscono inoltre ad alimentare timori sul futuro occupazionale e sulla stabilità della testata.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la figura di John Elkann e l’evoluzione delle strategie della famiglia Agnelli. Negli ultimi anni la holding Exor ha progressivamente orientato i propri investimenti verso scenari internazionali, ampliando il portafoglio in diversi settori economici e riducendo il peso delle attività storicamente radicate nel territorio torinese. Questa trasformazione ha alimentato un dibattito pubblico sul rapporto tra la dinastia industriale e la città di Torino, che per decenni ha rappresentato il centro nevralgico del sistema Fiat e della rete produttiva ad essa collegata. Alcuni osservatori interpretano questa scelta come un fisiologico adattamento alla globalizzazione, mentre altri la leggono come un progressivo allontanamento da un territorio che ha costruito parte della propria identità attorno alla presenza della famiglia Agnelli.

A incidere sull’immagine pubblica della famiglia contribuiscono anche le complesse vicende legate alla successione ereditaria. Le dispute sorte negli anni attorno alla gestione del patrimonio familiare hanno riportato al centro dell’attenzione beni artistici di grande valore, tra cui alcune opere pittoriche di pregio la cui collocazione e titolarità hanno alimentato polemiche e accertamenti. Questi episodi hanno rafforzato l’interesse mediatico sulla gestione dei beni storici della famiglia e sulle dinamiche interne alla successione patrimoniale.

Sul piano industriale, il gruppo Stellantis, nato dalla fusione tra FCA e PSA, sta affrontando una fase caratterizzata da forti trasformazioni del mercato automobilistico. Le oscillazioni registrate dal titolo in Borsa riflettono le difficoltà di un settore impegnato nella transizione verso la mobilità elettrica, nella competizione con nuovi produttori globali e nell’adattamento a normative ambientali sempre più stringenti. Questi elementi contribuiscono a creare un contesto complesso anche per l’intero sistema economico legato alla galassia Exor.

Nel complesso, le tensioni nel mondo dell’editoria, le questioni ereditarie e le sfide industriali delineano una fase di cambiamento profondo per la tradizione imprenditoriale della famiglia Agnelli-Elkann. Le scelte strategiche adottate negli ultimi anni evidenziano il tentativo di consolidare una presenza economica sempre più internazionale, ma al tempo stesso sollevano interrogativi sul futuro dei rapporti con il territorio torinese, sul ruolo delle storiche realtà industriali e sulle ricadute sociali e occupazionali che queste trasformazioni potrebbero comportare.