ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 215

House of the Draghi

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

Continua la saga che ci sta regalando (si fa per dire…) colpi di scena a non finire in questo 2022. 

Durante una pandemia di dimensioni bibliche, esplosa da più di due anni e che continua a ribellarsi alle contromisure messe in atto, si è verificato, nella vicina Russia, il risveglio rabbioso di uno dei più temuti signori della guerra.

Vladimir, l’Impalatore delle libertà, Putin vuole riportare i confini del suo impero dove erano stati, col ferro e col fuoco, fissati dai suoi predecessori sovietici e il resto del mondo si trova ora impegnato in un’epica battaglia del bene contro il male.

Una volta messi in movimento gli eserciti le merci hanno cessato di circolare liberamente e una crisi energetica ci sta riportando ad un passato, gli anni Settanta, non abbastanza lontano per non ricordarne le gravi ripercussioni sociali ed economiche.

Un altro grande impero, quello cinese, rimane sornione in prudente osservazione, pronto a cogliere i frutti del nuovo disordine mondiale ed accrescendo, giorno dopo giorno, la sua sfera di influenza, specie nei Paesi emergenti (che, dopo la crisi sanitaria, devono affrontare quelle energetica ed alimentare).

Nel Regno Unito Boris Johnson rassegna alla regina le sue dimissioni da leader del Partito conservatore e da premier del governo: a tre anni di distanza dal trionfo elettorale la perdita di credibilità non lasciava altra scelta a BoJo che resterà in sella fino al compimento, questo autunno, della transizione ad un nuovo governo.

Nel frattempo a Nara, lontano dalle pianure ucraine dove infuria il conflitto, un importante condottiero, Shinzo Abe, ex capo del governo nipponico, cadeva sotto i colpi di un attentatore mentre si apprestava a compattare, in vista delle elezioni politiche, le truppe del partito liberal democratico (l’ LDP).

L’evento lascia sotto shock tutti i giapponesi che si ricompattano ed alle urne confermano in massa la leadership del partito al governo, l’LDP, e del suo primo ministro Fumio Kishida (rafforzato dalla scomparsa del suo principale avversario politico interno).

Il cordoglio mondiale lascia però ben presto spazio alle notizie di scottante attualità.

Da tutt’altra parte del globo, il capo di Stato più potente del mondo, Joe Biden, fa visita al cuore del regno del petrolio salutando il principe Mohammed Bin Salman (accusato di essere il mandante, nel 2018, dell’uccisione di un giornalista nel consolato saudita di Istanbul) con il “pugnetto” dell’amicizia e inaugura così la nuova stagione della “realpolitik” con il Paesi del Golfo. L’accoglienza ricevuta dal presidente statunitense non è stata troppo calorosa e solo nelle prossime settimane si potranno iniziare a valutare gli effetti, a cominciare dal prezzo del barile, di questo viaggio.

In Cina, intanto, il presidente Xi Jinping ricompare in pubblico dopo due settimane, giusto in tempo per assistere alla pubblicazione dei dati ufficiali sulla crescita-zero del PIL nel secondo trimestre: nella prima metà dell’anno il progresso si è ridotto ad un misero 2,5%, ben lontano dall’obiettivo dichiarato del 5,5%.

La riapertura delle città dell’impero di mezzo (chiuse per COVID negli scorsi mesi) dovrebbe aiutare Xi ad affrontare il Congresso Nazionale del Partito Comunista di novembre con il vento alle spalle ma senza dimenticare che, dietro di lui, c’è il primo ministro Li Keqiang che, con il suo atteggiamento critico, potrebbe in futuro diventare un pericoloso avversario.

Le terre emerse (per quanto? Il cambiamento climatico incombe…) sono in subbuglio e non hanno certamente aiutato le dimissioni, nella patria della grande bellezza e dei piccoli interessi di bottega, del governo presieduto da Mario Draghi.

Stimatissimo in Europa per la sua capacità di agire senza lasciarsi troppo trascinare dagli interessi di parte e, per lo stesso motivo, temuto come la criptonite dai partiti, l’ex presidente della BCE potrebbe lasciare a metà il lavoro che stava consentendo all’Italia di riguadagnare credito internazionale e, con questo, l’accesso ai copiosi fondi messi a disposizione dal Next Generation EU. Gentili lettori: benvenuti nella “House of the Draghi”!

Per chi se lo domandasse, rispondo che, purtroppo, non si tratta di una serie fantasy ma solo di un gigantesco reality. E per giunta di pessimo gusto.

L’VIII Congresso di Slow Food segna una nuova epoca per il movimento

 

Il nuovo presidente di Slow Food è Edward Mukiibi, agricoltore, educatore e imprenditore sociale nato in Uganda nel 1986, lo stesso anno in cui Carlo Petrini a Bra fondava Slow Food

 

 

Il 16 luglio 2022 resterà una data impressa nella storia di Slow Food. In questa giornata, il movimento della Chiocciola ha organizzato a Pollenzo (Bra, Cuneo) il suo VIII Congresso Internazionale: un momento storico, di profondo cambiamento e di rigenerazione. Un passo fortemente voluto da Carlo Petrini, che questa associazione l’ha fondata più di trent’anni fa nella poco distante città di Bra.

 

Oltre 50 delegati dai cinque continenti riuniti nella sede dell’Università di Scienze Gastronomiche hanno rinnovato il Consiglio di Amministrazione, il più importante organo decisionale dell’organizzazione, affidando alla nuova leadership il compito di guidare Slow Food attraverso le numerose sfide che la produzioni di cibo ci pone davanti che sono ambientali, climatiche, politiche e sociali. Contestualmente, il Consiglio di Amministrazione ha nominato il nuovo presidente. Il movimento Slow Food coinvolge attualmente 160 paesi nel mondo. I delegati riuniti a Pollenzo hanno anche deliberato il passaggio dalla forma associativa a quella di Fondazione di partecipazione Ets, riconosciuta dallo Stato italiano come Ente del Terzo Settore, che permette la partecipazione di una pluralità di soggetti, sia pubblici che privati, che ne condividono le finalità. Un rinnovamento del movimento internazionale iniziato durante il Congresso internazionale del 2017 a Chengdu proprio per andare oltre il modello associativo e rendere Slow Food più aperto e inclusivo con l’obiettivo di affrontare nel modo migliore le sfide odierne rispettando le diversità di tutti i territori in cui il movimento è attivo.

 

«Emerge in maniera sempre più forte e chiara il ruolo del cibo come responsabile principale del disastro ambientale. Il nostro movimento, impegnato da trent’anni a garantire l’accesso al cibo buono, pulito e giusto per tutte e tutti, deve avere il coraggio di assumere un ruolo politico di primo piano nel frenare questa deriva dai risvolti catastrofici – dichiara Carlo Petrini –. Abbiamo bisogno di una governance che lasci spazio alle nuove generazioni, dobbiamo avere la capacità di coniugare il nuovo con la storia, di avere coscienza che il percorso fatto fino a oggi ha permesso il conseguimento di obiettivi che sembravano irraggiungibili, permettendoci di essere ciò che siamo. Il mondo di oggi è però profondamente diverso da quello degli inizi del nostro movimento: c’è quindi bisogno di farci affiancare e indirizzare dalla creatività e dall’intuizione di soggetti nuovi capaci di interpretare il presente, per poi delineare la traiettoria che consentirà il raggiungimento di traguardi futuri».

 

La nuova leadership di Slow Food, assunta da Edward Mukiibi, origina proprio da queste premesse. Mukiibi è un giovane agronomo ed educatore ugandese, nato lo stesso anno in cui è stato fondato il movimento Slow Food: il 1986, l’anno delle proteste contro l’apertura di McDonald’s a Roma. Ha ricoperto il ruolo di vicepresidente di Slow Food dal 2014 fino a oggi.

Mukiibi è nato nella zona di Kisoga, un’area distante una quarantina di chilometri dalla capitale dell’Uganda Kampala, un tempo rurale e votata all’agricoltura per via dei terreni fertili e divenuta negli ultimi decenni un importante centro di commercio. La sua famiglia gestisce da sempre una fattoria e Mukiibi ha, fin da giovane, voluto proseguire l’attività dei suoi genitori. La nomina odierna a presidente di Slow Food è il riconoscimento a un lavoro lungo anni, nel solco della sostenibilità, e simbolo della capacità e della volontà di dar forma al futuro dell’agricoltura rigenerativa.

«È il momento giusto per ricostruire, rafforzare e rinnovare. Anche le più piccole azioni messe in campo dalle nostre comunità sono portatrici di una speranza concreta e generano un impatto positivo sulle nostre vite, perché siamo una famiglia globale: ciò che riguarda uno di noi riguarda tutti, indipendentemente dalle differenze geografiche, sociali e culturali. Come Slow Food, è importante essere coscienti del fatto che una piccola azione intrapresa a livello locale può avere un impatto enorme altrove – sottolinea Edward Mukiibi –. Vorrei esortare ciascuno di noi a lavorare con lo stesso spirito di resilienza dimostrato durante la pandemia, con lo stesso senso di appartenenza e solidarietà, al fine di coinvolgere sempre più persone nelle nostre attività. Lo scopo rimane lo stesso: dar vita a un sistema alimentare che garantisca cibo buono, pulito e giusto a tutti. È questo il nostro ruolo comune, abbracciamolo con convinzione».

Agronomo con una laurea triennale in Agricoltura e gestione del territorio conseguita presso la Makerere University di Kampala (Uganda) e un Master in Gastronomia all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Italia), Edward Mukiibi è un educatore nel campo dell’alimentazione e dell’agricoltura ed è impegnato nella diffusione e promozione di progetti sociali in questi ambiti.

Il lavoro di Edward Mukiibi, volto a promuovere un sistema alimentare sostenibile, equo e giusto, ha ottenuto diversi prestigiosi riconoscimenti: tra questi, il premio per la sostenibilità Ray Charles Black hand in the pot della Dillard University di New Orleans e una onorificenza da parte del Consiglio comunale della città di Detroit, negli Stati Uniti. Edward Mukiibi, inoltre, è stato incluso nella categoria Educatori della classifica 50 Next Awards dalla rivista Forbes, che ha individuato gli under 35 anni che stanno plasmando il futuro della gastronomia.

Il Consiglio di Amministrazione di Slow Food

 

Il Congresso ha rinnovato anche il Consiglio di Amministrazione di Slow Food. Ne fanno parte sette persone, quattro donne e tre uomini provenienti da diversi angoli del mondo, un gruppo che è il riflesso della ricca diversità che da sempre contraddistingue il movimento. Del Consiglio di Amministrazione fa parte il presidente, Edward Mukiibi, mentre Carlo Petrini è membro di diritto in qualità di fondatore.

Qui un breve profilo per ognuno dei nuovi componenti del Consiglio e una breve dichiarazione in merito al proprio impegno alla guida di Slow Food.

Le mozioni presentate

Durante i lavori sono state presentate diverse mozioni, frutto del percorso di confronto tra gli esponenti del movimento Slow Food nel mondo in vista del Congresso, consegnate alla nuova dirigenza affinché si faccia carico della loro attuazione durante il proprio mandato. Tra i documenti presentati, in particolare: l’impegno a denunciare ed eliminare il razzismo intrinseco nelle nostre società, mozione presentata dalle Americhe e Caraibi; il ruolo che le donne possono svolgere nel rigenerare il sistema alimentare, come cuoche, produttrici o consumatrici, proposta dal Collettivo femminista dell’America Latina; la difesa della terra dall’accaparramento, dell’acqua e dei semi dalle mire delle multinazionali dell’agribusiness, un tema particolarmente sentito dalle reti del ConoSur che uniscono le comunità di Cile, Argentina e Uruguay; insiste sul tema dell’educazione come strumento essenziale per difendere la nostra salute e quella del pianeta la rete Slow Food nei Caraibi; mentre la Alice Waters, vice-presidente di Slow Food nel precedente mandato, propone di estendere a livello globale il progetto School Supported Agriculture, sottolineando il ruolo che possono avere le scuole nella scelta dei canali di approvvigionamento delle materie prime per la preparazione dei pranzi scolastici: le scuole potrebbero essere infatti promotrici di quei cambiamenti che Slow Food auspica da 35 anni semplicemente sostenendo l’economia dei piccoli produttori e della terra di cui hanno cura attraverso le pratiche rigenerative applicate; dallo Slow Food Youth Movement arriva la richiesta di un maggiore protagonismo proprio dei giovani come motore della transizione alimentare; Slow Food Cile si presenta al Congresso con due mozioni per la promozione di un’economia di solidarietà con l’obiettivo di garantire la sovranità alimentare a favore delle famiglie e delle comunità produttrici.

Il Piemonte politicamente irrilevante ma protagonista in agricoltura

A cura di Electomagazine

Il Piemonte, che aveva assicurato la classe dirigente per l’Unità d’Italia e per i primi anni di gestione successiva, non offre ora un grande spettacolo a livello di politica nazionale (ed anche locale). Però può vantare alcune eccellenze in ambito professionale ed imprenditoriale. Non tante, però ci sono. Così i vertici nazionali di Confagricoltura hanno deciso di puntare sul piemontese Ercole Zuccaro per andare a guidare la Direzione nazionale Area Sviluppo Territoriale e Digitale. In pratica a Zuccaro farà capo tutta la gestione organizzativa della Confederazione agricola.

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Il Piemonte politicamente irrilevante ma protagonista in agricoltura

Torino guardi Genova, Lione e Milano se vuole ripartire

Caro Direttore, 

Le belle donne si fanno guardare. Quando si inizia a guardarsi  l’ombelico invece di andare avanti ci si ferma o si va indietro. Per 50 anni il Paese , la cultura e l’imprenditoria guardavano Torino per capire come andavano le cose . Da quando, negli anni novanta, invece di difendere la propria eccellenza industriale ha dato per scontata la fine di un’era industriale puntando tutto su turismo , loisir e cultura, e ha usato gli investimenti per le Olimpiadi per abbellire i propri palazzi,  ha iniziato un lungo declino pagato dai giovani che qui non trovano più lavoro e dalla metà della Citta’ più svantaggiata.
Torino se invece di guardare il suo ombelico e le sue presunte eccellenze guardasse  meglio Genova, Milano e Lione troverebbe spunti veri e non presunti  per la rinascita. Sulla prima pagina del giornale della Superba trovate  l’ingresso dell’Hapag Lloyd , il quinto operatore marittimo mondiale , nel capitale del Gruppo Spinelli . Nell’articolo si vedrà che tra gli azionisti della quinta compagnia marittima mondiale c’è la Citta’ di Amburgo che pochi mesi fa aveva  acquisito un terminal portuale a Trieste. Rotterdam da tempi  e’ azionista del più grande porto europeo.
La politica sinistra che ha studiato poco Cavour anche perché preferiva il rivoluzionario Mazzini, non ha studiato la articolata strategia con la quale il Conte dotò l’Italia unita di una politica industriale, Infrastrutturale, agricola e appunto marittima. A Cavour si deve la genialità di trasferire l’Arsenale militare dal porto di Genova a La Spezia , consentendo così alla Città della Lanterna di disporre del più grande porto italiano.
Se non lo fa Lo Russo ci pensi il più vivace Cirio a invitare in Piazza Castello i suoi colleghi di Liguria , della Lombardia e della Regione di Lione.  La TAV VALLEY il frutto del nuovo collegamento ferroviario della TAV metterà in rete 4 Regioni che insieme valgono 800 miliardi di PIL, trenta tra Università e centri di ricerca, la terza area più importante d’Europa .Di fronte a un approccio del genere anche Stellantis dovrebbe rispettare maggiormente la storia industriale di Mirafiori.
Mino Giachino 
SITAV

Piemonte e Israele al lavoro insieme su tecnologia e innovazione

Incoraggiare la cooperazione sui temi legati a tecnologia e innovazione tra le aziende piemontesi e le loro controparti in Israele è quanto si propone l’accordo di cooperazione siglato a Gerusalemme fra Ceipiemonte e Margalit Startup City Jerusalem, società di sviluppo economico che costruisce centri internazionali tematici di innovazione.

Il Piemonte avrà così a Gerusalemme uno spazio a disposizione delle istituzioni del territorio e delle delegazioni imprenditoriali che parteciperanno alle attività frutto della collaborazione fra i sottoscrittori e un canale privilegiato per favorire investimenti di aziende israeliane in Piemonte.

“Il percorso di collaborazione iniziato tempo fa con lo Stato di Israele arriva ad una svolta decisiva – commenta l’assessore regionale alla Internazionalizzazione Fabrizio Ricca – Le aziende piemontesi avranno un presidio stabile che potrà appoggiarle e aiutarle, favorendo la nascita di accordi commerciali con le realtà imprenditoriali di un Paese all’avanguardia in numerosi settori produttivi. Sono tanti i comparti di eccellenza che si avvantaggeranno da un infittirsi delle relazioni tra le aziende che costituiscono i nostri rispettivi tessuti produttivi, penso a quelle dell’aerospazio, dell’automotive e della sicurezza digitale, per citarne alcune”.

Il prossimo passo sarà a metà settembre una missione imprenditoriale per il settore aerospazio organizzata nell’ambito dell’apposito progetto integrato di filiera della Regione.

Indicatori positivi per le imprese piemontesi nonostante guerra e inflazione

LE PREVISIONI  PER IL III TRIMESTRE 2022

 

L’indagine congiunturale realizzata in giugno da Unione Industriali Torino e Confindustria Piemonte raccoglie le valutazioni delle imprese a poco più di tre mesi dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, una guerra di cui, a oggi, nessuno è in grado di prevedere esiti e durata. Gli effetti economici della guerra si sommano a quelli determinati dall’escalation dell’inflazione e dei prezzi di materie prime ed energia.

Il peggioramento del quadro economico complessivo trova, per ora, debole riscontro nelle aspettative delle imprese piemontesi: gli indicatori, infatti, non si discostano in misura apprezzabile dai livelli di marzo e dicembre. Questo riguarda sia gli indicatori anticipatori (previsioni a breve su produzione, ordini e occupazione) che quelli a consuntivo (tasso utilizzo impianti, investimenti, ritardi incassi, CIG).

Un risultato di questo genere è sorprendente solo in apparenza. In effetti, conflitto, inflazione e rincari hanno determinato principalmente un forte aumento dell’incertezza e un accorciamento della visibilità sui trend di mercato. Tuttavia, non hanno ancora avuto impatto sulle prospettive a breve termine di produzione e ordini, in un momento in cui l’economia italiana ed europea erano in buona accelerazione. In sintesi, si può dire che le nostre imprese sfruttino ancora il buon impulso della ripresa post-Covid.

I risultati della nostra indagine, peraltro, sono sostanzialmente in linea con analoghi sondaggi sul clima di fiducia condotti a livello nazionale e internazionale, che registrano in genere un lieve peggioramento della fiducia delle imprese ma restano al di sopra della soglia tra espansione e contrazione dell’attività.

Non va dimenticato, inoltre, che alcuni comparti dei servizi sono in piena crescita, a partire da turismo e ICT.

La rilevazione di giugno è stata condotta su un campione di quasi 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi. Le previsioni su produzione, ordini e occupazione restano favorevoli, con indicatori allineati ai valori di marzo. Scende ulteriormente il ricorso alla CIG. Stabili gli investimenti; continua a peggiorare la redditività, in coerenza con i forti aumenti dei costi degli input energetici e delle commodity. Oltre 3 aziende su 4 segnalano aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia.

 

A livello territoriale, gli indicatori sono favorevoli per le imprese torinesi (+18,2% contro una media regionale del +13,3%) e si mantengono positivi in tutte le aree, con la sola eccezione di Vercelli (-2,1%). In particolare AlessandriaCanaveseNovaraTorino e Verbania hanno attese sulla produzione superiori alla media regionale (rispettivamente +21,9%, +16,0%, +19,8%, +18,2% e +20,0%). Le altre province registrano saldi più prudenti: Asti +10,8%, Cuneo +10,4% e Biella +3,6%.

Per quanto riguarda i settori, le valutazioni più incoraggianti vengono dalla meccatronica, da edilizia e indotto, cartotecnica e alimentare. Continua il periodo non brillante di chimica e manifatture varie.

Contrariamente a quanto osservato in passato, le previsioni delle imprese di minori dimensioni sono allineate o addirittura migliori della media.

 

Commenti sulle previsioni del terzo trimestre 2022

 

Giorgio Marsiaj, Presidente dell’Unione Industriali Torino: «Le nostre imprese dimostrano una grande e perfino sorprendente capacità di reazione e adattamento a una situazione geopolitica ed economica estremamente incerta, nella quale è particolarmente complesso prendere decisioni dato il moltiplicarsi delle incognite. Penso alla escalation dei prezzi di elettricità e gas, alla carenza di materie prime e al relativo aumento del loro costo, alla siccità che causa gravi danni, ma anche all’inflazione che colpisce praticamente tutti i beni di consumo mettendo in difficoltà le famiglie. Senza ovviamente dimenticare il Covid che sta nuovamente riprendendo vigore, non sappiamo con quali conseguenze. Nonostante ciò, sia le imprese medio-grandi, sia quelle di minori dimensioni hanno continuato e continuano a investire, vedendo opportunità anche in questa crisi dalle molte sfaccettature. Alla ripresa di settembre, però, se questi fattori d’incertezza non saranno almeno in parte sotto controllo, molti settori industriali, a partire da quelli più energivori, andranno incontro a seri rischi e questa spinta potrebbe esaurirsi».

 

Marco Gay, Presidente di Confindustria Piemonte: «Dalla lettura dei dati della nostra indagine congiunturale emerge in maniera forte la centralità del sistema produttivo e manifatturiero della nostra regione e del Paese, che seppur in un momento di grande incertezza, sanno continuare a reagire ed hanno per quanto possibile assorbito i rincari vertiginosi di energia e materie prime. I prossimi mesi non saranno sicuramente facili per la situazione geopolitica e l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, del conseguente aumento dell’inflazione. A questi si è aggiunta di recente la quasi parità Euro/Dollaro che, se da un lato probabilmente favorirà le nostre esportazioni, dall’altro aumenterà ulteriormente i costi delle forniture di gas e petrolio. Per rinforzare ed accompagnare il nostro sistema produttivo occorre, oggi, un’accelerazione nello scaricare a terra le risorse del NextGenerationEU e della prossima programmazione dei Fondi strutturali europei con un indispensabile partenariato pubblico-privato, che coinvolga le aziende di tutte le dimensioni. Servono azioni concrete che non ci stancheremo di ribadire come necessarie per il futuro economico e sociale del nostro territorio e dei nostri giovani».

 

Riportiamo in dettaglio i principali risultati dell’indagine

Per il terzo trimestre del 2022, le attese sulla produzione delle circa1.200 imprese piemontesi registrano un assestamento (-0,7 punti percentuali) rispetto al secondo trimestre. Il 25% delle rispondenti prevede un aumento dei livelli di attività, contro l’11,8% che ne prevede la riduzione, con un saldo ottimisti-pessimisti pari a +13,3%. Trend analogo per gli ordinativi, con un saldo del 10,0% e un calo di 3,5 punti rispetto alla scorsa rilevazione.

Per contro, il 19,8% delle aziende prevede un aumento dell’occupazione, contro il 4,9% che si attende una diminuzione: il saldo, pari a +14,9 punti percentuali, aumenta di 1,2 punti rispetto a marzo.  Restano prudenti le attese sull’export, con un saldo ottimisti-pessimisti pari a +0,6%, probabilmente a causa del rallentamento delle economie mondiali e alla difficile situazione del commercio globale. Rallentamento economico e impennata dell’inflazione non frenano gli investimenti, che aumentano di 1,5 punti: il 27,8% delle rispondenti ha programmi di spesa di un certo impegno (erano il 26,3% a dicembre). Il ricorso alla cassa integrazione interessa il 5,1% delle imprese, in calo di 1,6 punti percentuali rispetto a dicembre, segno della buona tenuta delle imprese piemontesi. Migliora ulteriormente il tasso di utilizzo di impianti e risorse, tornato sui valori medi di lungo periodo. Indicazioni positive, sia pure con sfumature diverse, vengono sia dalle imprese medio-grandi (oltre 50 dipendenti) che da quelle più piccole (sotto i 50 addetti).

Con la rilevazione di giugno sono state introdotte alcune domande relative all’aumento dei prezzi: oltre il 70% delle rispondenti ha rilevato aumenti di prezzo di materie prime (75,5) energia (75,7%) e trasporti (73,3%).

 

livello territoriale, le previsioni si mantengono positive in tutte le aree, con la sola eccezione di Vercelli (-2,1%). In particolare, AlessandriaCanaveseNovaraTorino e Verbania hanno attese sulla produzione superiori alla media regionale (rispettivamente +21,9%, +16,0%, +19,8%, +18,2% e +20,0%). Le altre province registrano saldi più prudenti: Asti +10,8%, Cuneo +10,4% e Biella +3,6%.

 

Nel manifatturiero, le attese per il secondo trimestre 2022 sono, come per le scorse rilevazioni, più prudenti rispetto al terziario, con indicatori ancora positivi ma in ulteriore assestamento rispetto a marzo. I saldi ottimisti-pessimisti per ordini e produzione sono pari a +6,5% e +10,6%, e in calo, rispettivamente di 4,6 e a 2,3 punti rispetto al secondo trimestre. Nonostante il perdurare di inflazione e guerra in Ucraina l’export torna positivo, dopo la frenata di marzo, con un saldo pari a +2,0%, in recupero di 4,6 punti. Stabile, invece, l’occupazione, con un saldo che resta intorno al 13%. In aumento gli investimenti, che interessano il 29,6% delle aziende, stabile il tasso di utilizzo delle risorse (78%). Cala ancora il ricorso alla CIG, che ritorna ai valori pre-crisi (6,3%).

A livello settoriale, gli indicatori restano positivi per quasi tutti i settori.

Le attese della metalmeccanica (17,7%) restano superiori alla media regionale, come accade da oltre un anno, con un ricorso alla CIG ormai fisiologico (6,9%) e il 32,8% delle rispondenti che prevede investimenti in macchinari. Ottima performance per meccatronica (+26,0%) ed edilizia (+18,9%). Buon andamento anche per il comparto alimentare, con un saldo del 15,5%, investimenti sopra la media regionale (35,7%) e un ricorso alla CIG ai minimi (2,8%).

Le materie plastiche, dopo lo scivolone di dicembre e il recupero di marzo, totalizzano a giugno un saldo ottimisti-pessimisti del +8,3%. Per contro il comparto della gomma, registra un saldo negativo (-23,1%). Previsioni ancora positive, pur in assestamento, per tessile (2,8%), saldo in pareggio per le manifatture varie (0,0%) e legno (+27,8%).

 

Nei servizi il clima di fiducia è ancora decisamente favorevole, con indicatori analoghi a quelli osservati a marzo. Il saldo relativo ai livelli di attività è pari al 19,9% (era 19,2% la scorsa rilevazione), quello relativo agli ordinativi è pari a +19,0% (da +19,5%), quello sull’occupazione è pari +17,8% (con una variazione +2,7 punti percentuali). Gli investimenti aumentano di 2,2 punti (23,2%), cala ancora il ricorso alla CIG (da 2,7% a 1,9%). Migliora ulteriormente il tasso di utilizzo delle risorse (84,9%).

livello settoriale, le attese delle aziende del terziario sono tutte ottimistiche per il secondo terzo 2022, pur con qualche segno di assestamento nei saldi ottimisti-pessimisti. Tiene bene l’ICT, con un saldo sui livelli di attività che passa da +22,2% a +24,2%. Buona performance anche per i servizi alle imprese (22,7%), commercio e turismo (17,6%), altri servizi (20,8%). Leggero assestamento per trasporti e utility, ma ancora attese positive: rispettivamente +12,5% e +5,6%.

 

Uso prolungato del condizionatore. Alternative al risparmio

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

Tra i rialzi delle materie energetiche dovute alla crisi internazionale che stiamo vivendo e l’inflazione ai massimi storici, che si tradurranno in bollette sempre più alte per gli italiani, diventa sempre più difficile riuscire a raffreddare la casa e l’ambiente di lavoro. Proprio nel momento in cui i cambiamenti climatici ci stanno facendo vivere quella che si prospetta l’estate più calda di sempre. L’uso dei climatizzatori, che sembrano l’unica soluzione alle ondate straordinarie di calore e ai mesi torridi che ci attendono, potrebbe far lievitare i costi delle utenze considerevolmente.

Un’ora di condizionatore acceso può tradursi in una spesa che varia dai 50 centesimi a un euro, a seconda della tariffa applicata dal proprio gestore. Bisogna infatti considerare sia il prezzo dell’energia elettrica che gli oneri di sistema, i servizi di rete, le imposte e l’Iva. Con una spesa media di 4 euro al giorno, considerando 6 ore di utilizzo quotidiano del dispositivo, in un mese si possono arrivare a pagare anche 126 euro in più. Esistono però altre soluzioni per combattere le temperature estreme.

Una delle alternative più economiche al condizionatore è il ventilatore. I consumi associati a questi elettrodomestici variano notevolmente in base al tipo di modello, ma per un classico ventilatore a piantana sono in genere inferiori a 1 euro al giorno con ben 12 ore di utilizzo. Sul mercato si possono trovare varie tipologie, come quelli di nuova generazione, smart e controllabili a distanza con il telefono, quelli senza pala, quelli da soffitto e quelli da tavolo.

Una vasta gamma di dispositivi il cui principale difetto, però, è quello di non refrigerare gli ambienti domestici. I ventilatori infatti spostano semplicemente l’aria da una parte all’altra, senza far abbassare la temperatura. L’effetto ristoro c’è, e solo a patto di posizionarsi vicini al flusso, ma quando gli ambienti superano i 35° C, questi dispositivi si rivelano particolarmente inefficaci.

Sul mercato esistono anche ventilatori nebulizzatori, che spruzzano goccioline nell’aria. Ottimi per gli ambienti esterni, dove proteggono anche dagli insetti, ma dentro casa possono far aumentare l’umidità e quindi la temperatura percepita.

Una valida alternativa ai ventilatori a piantana sono quelli a torre, in genere più silenziosi e compatti.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Covid-19 regala “porte girevoli” ad amministratori comunali trombati o profittatori

A cura di lineaitaliapiemonte.it

Nel decreto-legge in materia di misure urgenti a sostegno alle imprese e agli operatori economici connesse all’emergenza da Covid-19 è stata infilata una norma che sospende alcune delle incompatibilità esistenti relativamente a incarichi pubblici. Cos’hanno a vedere gli “incarichi pubblici” con l’emergenza Covid? Secondo gli intenti dichiarati la misura serve a “non disperdere le competenze e le professionalità acquisite dagli amministratori locali nel corso del loro mandato specialmente durante l’emergenza epidemiologica da Covid- 19”. Quali sarebbero queste “competenze acquisite”? Ma se pure così fosse, come incidono tali competenze con quelle occorrenti per svolgere incarichi apicali di amministrazione o di gestione presso amministrazioni pubbliche? Le solite “manine” all’italiana…

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Il design che fa bene all’impresa

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Le imprese «design driven» esprimono la connessione tra il design e le filiere industriali più radicate nel territorio e danno lavoro a 120mila addetti. La mappatura e l’analisi di questi dati sono raccolti nella ricerca «Economia del Design in Piemonte 2022», realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università di Torino, del Politecnico e della Fondazione Santagata per l’Economia della cultura sulla quale il Rapporto Nord Ovest del Sole 24 Ore di venerdì 15 luglio accende i fari. La ricerca ha individuato sul territorio 2.616 realtà tra aziende e liberi professionisti, suddivise in 1.694 aziende “core design” (freelance, studi di design e comunicazione, servizi al progetto) e 922 aziende “design driven” (che utilizzano il design come elemento caratterizzante della produzione). A queste andrebbe aggiunto un terzo gruppo di imprese (“design hidden”), che utilizzano il design solo come input aggiuntivo e pertanto non quantificabile. Nel “core design” lavorano oltre 5mila persone, metà delle quali nella provincia di Torino, dove si concentrano tre quarti delle società di capitali del settore, che generano 376 milioni di euro di fatturato sul totale regionale di 423 milioni. Una cifra che si stima superi abbondantemente i 500 milioni, a livello regionale, prendendo in considerazione anche le altre forme giuridiche societarie e le partite Iva.

Lavoratori stagionali: contributi per le strutture

Per l’anno 2022 Comuni, Unioni di Comuni e Consorzi di Comuni del Piemonte potranno contare su una dotazione finanziaria complessiva di 116.000 euro che la Regione Piemonte assegna per la sistemazione temporanea dei salariati agricoli stagionali che operano nelle aziende agricole.

Lo ha stabilito oggi la Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa, e in applicazione della Legge regionale 12/2016, definendo i criteri di assegnazione dei contributi e le tipologie di strutture abitative prefabbricate per l’ospitalità dei lavoratori stagionali in agricoltura.

Il finanziamento previsto, infatti, intende sostenere gli Enti Locali e le Associazioni ad essi convenzionate al fine di provvedere alla sistemazione abitativa dei lavoratori agricoli migranti stagionali che soggiornano e prestano la loro opera nei periodi di raccolta e di attività correlate alla coltivazione.

Il bando regionale,, che verrà pubblicato la prossima settimana, concede sia un contributo forfettario di euro 2.000 per l’acquisto o di euro 500 per la locazione (comprensivi di trasporto ed installazione) di strutture prefabbricate ad uso stagionale ai fini dell’accoglienza della manodopera agricola stagionale, non fissa, sia mediante il finanziamento dell’adeguamento igienico-sanitario in strutture esistenti non residenziali che siano di proprietà pubblica o nella disponibilità effettiva degli Enti Locali richiedenti.

Le strutture abitative prefabbricate potranno essere allocate, da parte delle amministrazioni comunali, presso le aziende agricole che ne faranno richiesta per ospitare i lavoratori che prestano servizio nelle aziende agricole stesse, per un periodo di utilizzo non superiore a centottanta giorni.

Il contributo massimo che può essere assegnato ad ogni ente locale è di 25mila euro e avranno priorità gli enti con minor numero di abitanti al fine di consentire una distribuzione capillare delle strutture abitative e limitare gli spostamenti degli stessi lavoratori stagionali.

“Prosegue anche quest’anno l’impegno dalla Regione Piemonte a sostegno dei Comuni per ospitare i lavoratori stagionali richiesti dalle nostre aziende agricole – sottolinea l’assessore regionale Marco Protopapa – con l’obiettivo di agevolare l’accoglienza della manodopera necessaria per la raccolta dei vari prodotti del territorio”.