ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 212

Lotta al contante, un’impresa inutile e dannosa

“Dopo un mese di incassi accettando il bancomat mi sono rovinato, ma sono fiero di aver dato una mano decisiva nella lotta contro le mafie che riciclavano il denaro sporco nel mio negozio…” Il tono del mio fruttivendolo è beffardo, ovviamente, ma la sostanza è (purtroppo per lui e per tanti piccoli commercianti obbligati ad accettare pagamenti elettronici) pienamente vera.

L’obbligo scattato a luglio di incassare solo per mezzo di carte di credito o altri strumenti tracciabili è una tagliola penalizzante per i piccoli punti vendita, che debbono accollarsi costi pesanti per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge.
Chi si ostina a pretendere i contanti per vendere ai clienti quattro pesche o una T-shirt rischia una multa salata, pari a 30 euro fissi più il 4% del valore della transazione.
Se una signora compra quattro spiedini di carne per 20 euro e il macellaio le rifiuta l’utilizzo della sua VISA, scatta una sanzione di 30,80 euro (pari ad oltre il 150% dell’acquisto). Se la stessa signora esce e va a comprarsi una camicetta firmata del costo di 900 euro e si vede rifiutare il pagamento con la carta, la sanzione è di 66 euro (pari a meno del 7% della compera). Come si nota subito, una tassazione regressiva, che colpisce molto più duramente i piccoli trasgressori rispetto ai grandi (nota sulla quale riflettere un po’…).
Riepiloghiamo brevemente la storia della lotta al contante e facciamo qualche considerazione sugli obiettivi della legge e sui risultati concreti ottenibili.
Il denaro contante è uno dei mezzi di pagamento legali: le monete ed i biglietti sono emessi dagli Stati, ed hanno caratteristiche tali da poter essere ben difficilmente contraffatte. Chi incassa contanti è sicuro di avere in cassa l’importo della transazione commerciale o del servizio professionale senza avere alcun onere.
Da anni però molti Stati hanno avviato crociate più o meno decise contro l’utilizzo delle loro monete come mezzo di pagamento, considerando il contante uno strumento nelle mani di mafie, evasori fiscali, criminali di ogni genere che riuscirebbero, grazie all’anonimato della circolazione, a prosperare allegramente senza lasciare traccia. Bancomat e carte di credito, invece, seguono il proprietario passo passo con una “scia” che consente di verificare ogni operazione.
In Italia, come accennato, da anni esiste una norma che spinge esercenti commerciali e professionisti a dotarsi di un POS (l’apparecchiatura che consente i pagamenti elettronici), ma fino al 30 giugno la norma era poco seguita perché non erano previste sanzioni per chi pretendeva il pagamento in contanti.
Ora invece, dopo una massiccia e martellante campagna di marketing, il governo ha sconfessato la sua stessa moneta, appiccicando addosso a chi la usa l’etichetta di criminale. Tiri fuori un biglietto da 100 euro, ti guardano con sospetto; esibisci un biglietto da 200 ed intorno a te si crea il vuoto. Non parliamo se poi dal portafoglio spunta un introvabile biglietto da 500, rischi di essere immediatamente arrestato…
E coì tabaccai, commercianti, ristoranti, alberghi, artigiani e professionisti debbono non solo dotarsi del POS, ma anche usarlo per ogni operazione, a partire dalla soglia minima di 5 euro.
Si dirà: cosa cambia, l’importante è incassare, l’importo delle vendite finisce direttamente sul conto in banca, è anche una comodità.
Ecco il punto: l’importo finisce sul conto in banca, il POS è gestito dalla banca, bancomat e carte di credito sono in mano alla banca.
Mentre i contanti sono emessi, garantiti e gestiti dallo Stato in forma gratuita, gli strumenti elettronici e le transazioni sono gestiti dal sistema bancario.
Il fruttivendolo deve usare il POS?
Deve comprarlo, sborsando alcune centinaia di euro. Deve attivare un contratto con la banca, pagando un canone periodico (20-30 euro il mese) più una commissione fissa per ogni operazione, più una commissione variabile sull’importo incassato (2-3% in media).
L’assurdo è che, per combattere il fantomatico giro di contante legato alla criminalità, si concentra l’attenzione sul modesto giro d’affari di piccoli esercizi commerciali (immaginando che uno spacciatore di droga “pulisca” i propri incassi a botte di 50 euro in cartoleria o dal macellaio) caricandoli di oneri, mentre la malavita continua imperterrita a spostare miliardi di dollari da Singapore alla isole Cayman con un semplice clic sul computer muovendo bitcoin, ethereum o una delle altre migliaia di criptovalute circolanti in totale anonimato senza POS e senza bancomat!
Facciamo due rapidi conti.
L’amico macellaio che comprava carne per 800 euro e la rivendeva in contanti a 1.000 euro poteva rifornire le celle frigorifere con 800 euro e trattenere 200 euro per coprire i costi e mantenere la famiglia.
Oggi però incassa solo 980 euro, perché 20 se li trattiene la banca; quindi (se non vuole ridurre il suo livello di vita) può acquistare solo 780 euro che rivende (mantenendo intatto il margine di guadagno del 25%) a 975 euro, con i quali può ricomprare (dedotte le commissioni e la quota spese) solo 755,5 euro di carne.
Ad ogni passaggio la situazione peggiora, si riduce pian piano il giro d’affari e si arriva inesorabilmente alla chiusura della macelleria…
Nel frattempo, la banca, con una dozzina di passaggi (vedi tabella) accumula oltre 160 euro!

Tav.1- Effetto delle commissioni POS
acquisti vendite netto banca spese+fam
800,0 1000,0 980,0 20 200
780,0 975,0 955,5 19,5 200
755,5 944,4 925,5 18,8 200
725,5 906,9 888,7 18,1 200
688,7 860,9 843,7 17,2 200
643,7 804,6 788,5 16,1 200
588,5 735,6 720,9 14,7 200
520,9 651,2 638,1 13,0 200
438,1 547,7 536,7 10,9 200
336,7 420,9 412,5 8,4 200
212,5 265,6 260,3 5,3 200
60,3 75,4 73,9 162,3 2200

Ricapitolando, la lotta al contante:
⦁ trasferisce ricchezza dalle attività produttive al sistema bancario
⦁ provoca una riduzione del giro d’affari del commercio
⦁ in alternativa, provoca una riduzione del tenore di vita degli operatori economici
⦁ in alternativa, spinge all’aumento dei prezzi (scarico sul consumatore del costo del bancomat)
Possibile che non si possano trovare soluzioni alternative e (soprattutto) più efficaci se veramente si vuole combattere l’evasione e la malavita?
Proviamo a suggerirne un paio.
⦁ Bloccare le transazioni in criptovalute, chiudendo le piattaforme di negoziazione, individuando chi acquista le monete virtuali per eseguire accertamenti fiscali sulla provenienza e sulla destinazione dei fondi.
⦁ Bloccare ogni movimento di capitale da e verso i “paradisi fiscali”, luoghi in cui si accumulano i soldi veramente illegali.
⦁ Fissare un limite ragionevole all’uso del contante (ad esempio 5.000 euro) che non penalizzi il piccolo commercio.
⦁ Rendere completamente gratuito l’utilizzo di POS e bancomat, per equiparare realmente l’utilizzo del contante a quello elettronico.
⦁ Introdurre l’euro digitale in vista dell’abolizione dei biglietti cartacei, dando legalità, controllo ed efficienza alla circolazione della moneta virtuale sotto il controllo dello Stato.
Difficile? Certo.
Impossibile? Assolutamente no, gli strumenti per intervenire ci sono, basta usarli ed avere la volontà di combattere veramente (e non solo a parole) evasione, malavita, crimine.

Gianluigi De Marchi

Giachino: “i ragazzi di Greta e la Tav che non inquina”

Caro Direttore,
Sono padre di tre figli e sì che ogni tanto occorre avere il coraggio di porre domande scomode ai figli. Le domande scomode che i giornali torinesi non hanno posto ai ragazzi di FridayForFuture riuniti per alcuni giorni nel Campus universitario a parlare di clima e che ieri erano in Valle nel corso dell’attacco dei Notav al cantiere di S. Didero con 12 poliziotti feriti .  Inutilmente ho inviato comunicati ai giornali sostenendo che 1/3 dell’inquinamento è causato dal trasporto su strada e che quindi non parlare del trasporto su rotaia e della TAV era profondamente sbagliato.
I giornali sono stati importantissimi nella mia vita e nella Mia formazione . Ho letto Direttori di giornali polemizzare con leader politici e ottenendo risposte e correzioni di linea . Ieri a S. Didero han perso non solo i NoTav violenti….
La TAV insieme a tante altre cose darà una mano a costruire un mondo e a un clima migliore . Il 40% di coloro che muoiono prima causa inquinamento è dovuto dalle polveri sottili generate dal trasporto su strada .
4 anni fa lanciai la battaglia per salvare l’opera ora proseguo per accelerare i lavori e fare la mia parte affinché tra 10-20 anni la metà del trasporto passeggeri e merci vada su rotaia e non inquini.

Mino Giachino
Sitav

Il Gruppo Iren cresce nella produzione energetica green

Con Iren Green Generation – società dedicata allo sviluppo degli asset rinnovabili – e vengono acquisiti ulteriori due progetti ready to build per una capacità complessiva di 30MW

 Iren S.p.A. ha sottoscritto gli accordi vincolanti per l’acquisizione – attraverso la società interamente controllata Iren Green Generation – di autorizzazioni e dei diritti sui terreni per lo sviluppo di due impianti fotovoltaici di potenza complessiva pari a 29,9 MWp siti nel sud Italia per una produzione di circa 50 GWh all’anno.

La costituzione di Iren Green Generation, la nuova area di business del Gruppo dedicata allo sviluppo degli asset rinnovabili, conferma la direzione intrapresa dal Piano Industriale Iren@2030 con l’obiettivo di raggiungere una nuova capacità rinnovabile installata di 2,2 GW in arco piano.

Il prezzo di acquisizione delle autorizzazioni è pari a complessivi 6,1 milioni di euro e gli impianti, una volta in esercizio, genereranno un EBITDA complessivo medio atteso di circa 2,2 milioni di euro all’anno.

Aumentare la produzione di energia rinnovabile grazie all’installazione di nuovi impianti è un obiettivo strategico per Iren – afferma Luca Dal Fabbro Presidente di Iren –ed assume un valore rilevante anche per l’intero Paese, nell’ottica di riduzione della dipendenza da fonti fossili sempre più costose e scarse e come azione concreta per ridurre le emissioni inquinanti”.

La recente acquisizione – commenta Gianni Vittorio Armani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Iren – è un ulteriore passo avanti nel rafforzare il posizionamento del Gruppo nel settore strategico delle rinnovabili e che ci rende sempre più confidenti di accelerare il raggiungimento dei target previsti nel Piano industriale”.

Ridurre consumo di suolo: necessità per le montagne

CONSUMO DI SUOLO E RAPPORTO ISPRA. ABBANDONO E FRAGILITA’ I PROBLEMI STORICI DI ALPI E APPENNINI. RIDURRE IL CONSUMO FAVORENDO PEREQUAZIONE SUGLI AMBITI OTTIMALI, VALORIZZAZIONE DEI SERVIZI ECOSISTEMICI, FAVORENDO IL RIUSO DI EDIFICI E PAESI
Ridurre il consumo di suolo è per le aree montane del Paese una necessità che si accompagna alla necessità di valorizzare la superficie agricola, la gestione attiva delle foreste, i servizi ecosistemici-ambientali garantiti dal suolo stesso, la gestione di un territorio più ampio di quello del singolo Comune grazie ad ‘ambiti ottimali’ e a pianificazione su livelli amministrativi sovracomunali, tramite Unioni montane di Comuni e Comunità montane. Uncem ha seguito con particolare interesse la presentazione del Rapporto Ispra sul Consumo di suolo tenutasi oggi a Roma.
Negli ultimi decenni, contraddistinti indubbiamente dalla cementificazione, aree urbane e montane hanno avuto sul tema due diverse velocità di crescita. Anche rispetto al consumo di suolo. Nei piccoli Comuni e nelle aree montane, il consumo di suolo è da decenni inferiore a quello delle aree urbane. Il fronte edilizio e la pianificazione si intrecciano profondamente con aspetti antropologici ed economici, legati allo spopolamento e al continuo abbandono delle Terre Alte. In tutti i Comuni delle Terre Alte serve una perequazione sull’ambito ottimale di riferimento, che è l’Unione montana di Comuni o la Comunità montana nelle Regioni dove queste ancora esistono. Bisogna compensare quanto è stato fatto a valle, il consumo di suolo registrato nei centri più in basso, con quanto invece non è stato consumato a monte, nei Comuni che soffrono ancora spopolamento e abbandono.
La riduzione del consumo di suolo, verso un totale blocco al 2050 come imposto dalle direttive europee, si deve unire a nuovi modelli di valorizzazione del suolo e dei suoi servizi (in primis l’assorbimento di Co2), alla gestione sostenibile delle foreste come descritta nel Codice forestale varato dal Parlamento nel 2018, a una sussidiaria prevenzione del dissesto idrogeologico con prevenzione delle fonti idriche che si può attuare con sistemi di scambio tra città e montagna. Frane, dissesti, valanghe, tutte le fragilità dei territori impongono – agli Enti locali in primis, alle comunità, al valido e prezioso sistema di associazioni di protezione civile – una particolare dinamicità, azioni di prevenzione costante, ma anche resilienza e investimenti per ridurre i rischi. Anche grazie alla Strategia delle Green Communities, fortemente voluta da Uncem dodici anni fa e oggi finanziata dal PNRR.
Fondamentale agire sulla qualità del costruito e del recupero. Nelle aree montane, auspicati investimenti per il riuso di fabbricati dismessi, per la rivitalizzazione dei paesi, per la rigenerazione di pezzi di frazioni e borgate, si deve unire a tecniche costruttive Nzeb, per le quali gli immobili non consumano energia e non impattano sull’ambiente. Blocco del consumo di suolo sì, ma anche una capacità di favorire investimenti adeguati e nuove realizzazioni nelle aree montane affinché si determinino condizioni per portare nuovi posti di lavoro e nuovi servizi nelle aree interne del Paese. Green Communities, comunità nella sostenibilità dunque. È questo l’unico antidoto all’impoverimento e all’abbandono.

Le strade storiche di montagna

L’assessore regionale al Turismo ha spiegato che il Regolamento è stato redatto in maniera concertata al termine del lavoro di uno specifico tavolo. Vengono definite le tre tipologie di fruizione: le strade destinate a velocipedi e pedoni, quelle ai pedoni e ai mezzi motorizzati e quelle libere.La legge, proposta da Fdi, promuove la valorizzazione delle strade storiche di montagna di interesse turistico, con l’obiettivo di mantenere le stesse in condizioni ottimali, favorendo così lo sviluppo del turismo outdoor. Si vuole generare un indotto per i Comuni all’interno dei quali sorgono: si tratta di itinerari spettacolari in luoghi impervi, creati dalla forza degli uomini e utilizzate fin da tempi antichi.

Nel dibattito sono intervenuti la Lega, che ha presentato l’emendamento per prevedere le deroghe per accesso alle strade bianche, e Fdi, che ha sollecitato la pubblicazione dei bandi. L’emendamento è stato approvato a maggioranza e con parere condizionato.

 

Formazione professionale

La commissione ha poi approvato a maggioranza il provvedimento della Giunta che disciplina le commissioni esaminatrici nella formazione professionale, che sono composte da un presidente, da un esperto del mondo del lavoro e da un esperto della formazione.

La Proposta di delibera aggiorna quella precedente che risaliva a undici anni fa.

I presidenti e gli esperti del mondo del lavoro sono nominati dalla Regione. L’esperto della formazione è invece designato dall’ente gestore del corso tra i propri docenti e formatori.

Sono intervenuti nell’ordine il Pd, che ha chiesto informazioni sull’entità dei gettoni di presenza, e la Lega, che si è soffermata sulle tempistiche per la formazione dei nuovi elenchi.

Giachino, lettera aperta a Luca Sardo dei FridaysForFuture

 

Carissimo Luca,

Ho letto il Tuo invito al Sindaco LORUSSO a disincentivare l’uso dell’auto. Condivido e per questo mi batto da tempo perché venga accelerata la costruzione della linea 2 della Metro. Non capisco perché  allo stesso modo non dite SITAV che è la migliore soluzione concreta alla riduzione del trasporto merci e passeggeri su strada?
Il 40% delle vittime causate dall’inquinamento deriva dal trasporto su strada. Per questo motivo nel 2009 quando ero al Governo ho ideato e fatto approvare il FERROBONUS l’incentivo alle aziende di trasporto a usare la rotaia anziché la strada . Così mentre nel 2009 solo il 6% delle merci viaggiava su rotaia oggi abbiamo superato il 12% , abbiamo diminuito inquinamento e incidentalità stradale. Il salto ulteriore per raggiungere prima il 30% e poi il 50% del trasporto su strada deviato sulla rotaia lo raggiungeremo quando avremo la TAV, il TERZO VALICO e il nuovo Tunnel del BRENNERO. Ecco perché sarebbe molto importante se  i ragazzi dì FridaysForFuture come Ti chiesi dopo la Prima Manifestazione SITAV del 10 Novembre del 2018, dicessero SITAV. Sarebbe un messaggio importante per i Giovani e non che si oppongono all’opera più importante per il futuro di Torino.
Nei giorni scorsi ho proposto un Grande Piano europeo da 50/60 miliardi di incentivi all’acquisto di nuovissime auto Euro 6 ai proprietari delle oltre 100 milioni di auto Euro 0, 1,2,3,4 che danno ogni giorno un forte contributo all’inquinamento della nostra bellissima Europa. Aspettare il  2035 o il 2040 quando si produrranno solo auto elettriche mi sembra tardivo è contraddittorio.
Chiudere una settimana di lavori nel Campus con scelte concrete e non con semplici inviti , sarebbe la soluzione più concreta .
Fammi un fischio e ci vediamo,
 
MINO GIACHINO
SITAV SILAVORO

Panda 4 mission, giovani e solidarietà

Una vecchia Fiat Panda 4×4 restaurata per i collezionisti dagli allievi del Centro di formazione professionale Rebaudengo di Torino

All’Asta Bolaffi spunta una quotazione rilevante che va a beneficio di una analoga scuola salesiana della missione di Ivato in Madagascar.

Un esempio di coinvolgimento dei giovani nella solidarietà internazionale

Una vecchia Fiat Panda ha compiuto a giugno 2022 il suo viaggio (virtuale) più lungo, dalle campagne cuneesi fino a Ivato (Madagascar), per portare agli allievi della locale scuola professionale “Notre Dame de Clairvaux” un rifornimento di strumenti di lavoro insieme con il messaggio di amicizia dei loro coetanei del Centro di Formazione Professionale “Rebaudengo” di Torino. 6200 chilometri in linea d’aria, attraversando la nostra penisola e il Mediterraneo, scavalcando l’Africa orientale e il Canale del Mozambico, per dare esito all’operazione “Panda 4 mission”.

“È un esempio di economia circolare” commenta don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco di Torino, l’organismo che ha fatto da tramite fra l’Italia e don Erminio De Santis, salesiano di Borgo Velino in provincia di Rieti, da quarantadue anni missionario a Ivato nel circondario della capitale Antananarivo. L’operazione si è rivelata un prototipo di cooperazione internazionale che ha coinvolto entità molto diverse fra loro per natura e obiettivi, le quali sono riuscite a convergere su un obiettivo comune, certamente raggiunto.

A dare il “la” è stato Francesco Joly, imprenditore appassionato di automobili storiche, tesoriere dell’associazione “Torino Heritage” che ha per finalità la salvaguardia del bello e del buono della cultura automobilistica nella quale la Città della Mole si è distinta nella sua storia. Una “Fiat Panda 4×4”, negli Anni Ottanta icona di un fuoristrada a portata di tutti, giaceva in un cortile contadino dopo aver affrontato strade impervie, inverni gelidi ed estati torride. Joly l’ha prelevata e portata al CFP Rebaudengo proponendo una “sfida” per insegnanti e allievi: farla tornare nuova, operando su una carrozzeria mangiata dal sale sparso per sciogliere il ghiaccio e su un motore da rifare in molte parti per via dell’usura. Dopo si sarebbe potuto proporla ai collezionisti di auto storiche.

Il direttore del Centro di formazione salesiano, Fabrizio Berta, ha percepito le potenzialità di questa sfida: affrontare con i ragazzi un caso concreto di restauro sia nel reparto di carrozzeria sia in quello di meccanica. “Anziché montare e smontare un motore funzionante o le parti di un veicolo standard, affrontare la rimessa in funzione di un’auto abbandonata” ha spiegato Mauro Teruggi, il nuovo direttore al Rebaudengo subentrato in corso di restauro; e, da analista degli sbocchi occupazionali, ha aggiunto: “c’è un filone in fase di sviluppo nel settore automotive che è proprio quello della manutenzione di veicoli storici e da collezione”.

Fin qui un insolito ma ammissibile programma di formazione per una scuola professionale che ancor prima che finiscano i corsi riceve dall’industria e dagli artigiani richieste di segnalazioni di operatori specializzati. A far compiere un salto in avanti del progetto “Panda 4×4” l’interpretazione del numero “4” all’inglese: “per”. L’istituto Rebaudengo nacque nel 1930 con una esplicita finalità missionaria: preparare i salesiani che sarebbero andati nel mondo, a portare con sé una professione manuale da mettere in campo per autosostenersi e per generare capacità tecniche fra i ragazzi nei Paesi che chiedevano di svilupparsi nei settori dell’agricoltura e dell’artigianato. Il responsabile dell’Istituto, don Luca Barone, ha congiunto i fili e proposto che il restauro e la cessione dell’auto venissero finalizzati al sostegno di una analoga scuola professionale. È bastato scorrere i progetti che Missioni Don Bosco sostiene per individuare il partner giusto: il Centro Notre Dame di Clairvaux.

Con entusiasmo crescente, è stato coinvolto anche Giorgetto Giugiaro, il designer della Panda. A lui la scelta della selleria fra le proposte che hanno fatto gli allievi del Rebaudengo, con l’autorizzazione a usare la sua firma sul cruscotto: una preziosità in più per questo restauro “doc”, per il quale la Pirelli ha riesumato gli stampi e fornito gli pneumatici tassellati del modello originale. A mettere la ciliegina sulla torta una coincidenza: il veicolo fu immatricolato nel 1988, anno del centenario della morte di san Giovanni Bosco. Non c’era più motivo per non osare il salto successivo, quello di vendere la “Panda 4 mission” al miglior offerente fra i cultori di auto d’epoca.

A questo punto è entrata in campo la casa d’aste Bolaffi, una vera istituzione a Torino per la valorizzazione del collezionismo di alto livello, che ha accolto con curiosità – mantenendo lo sguardo professionale – l’intera operazione. Alla fine di un percorso di informazione reciproca sui diversi passaggi del progetto e delle regole da rispettare, il 10 giugno si è svolta l’asta che ha fatto staccare, a chi si è aggiudicato il lotto, un assegno da 13.250 euro già trasmessi alla missione.

Don Erminio può così acquistare oggi i macchinari aggiornati, le attrezzature mancanti e i materiali di consumo per l’officina dove si insegna meccanica. Al “Centre Notre Dame de Clairvaux” ci sono anche altre specializzazioni, come quella di muratore, che con sentono ai circa 200 giovani che escono dai percorsi formativi di trovare facilmente lavoro in un Paese che sta subendo il fuoco incrociato di un impoverimento generalizzato e di un avanzamento della desertificazione.

La tecnologia dell’automobile è andata molto avanti, “ma qui anche una Panda sarebbe per noi un mezzo attualissimo” ha commentato con un po’ di umorismo il missionario in un video-messaggio trasmesso al CFP di Torino il giorno in cui gli allievi hanno presentato il risultato del loro lavoro.

Il valore di questa operazione, che non è “aggiunto” ma ne è parte costituente, è stata la sensibilizzazione dei giovani allievi che hanno partecipato direttamente e indirettamente ad essa. Sono stati coinvolti passo passo non solo sul piano operativo ma anche su quello della comunicazione: hanno condiviso con gli insegnanti la programmazione e l’esecuzione degli interventi, ma hanno anche presentato in prima persona le fasi e il risultato del restauro, sempre considerandosi esponenti dell’intero corpo scolastico. Una decina di loro poi è stata presente all’anteprima dell’asta, godendo della presenza a sorpresa di Giugiaro dal quale hanno ascoltato alcuni aneddoti dell’origine della Panda e colto l’importanza delle capacità lavorative da essi acquisite al CFP. In più, come ha sottolineato don Antúnez, essi sono stati protagonisti di una apertura verso il mondo: “hanno trasceso la frontiera dei muri della loro scuola per essere attenti alla condizione dei loro coetanei, che hanno avuto in sorte di nascere in un Paese povero di mezzi materiali”. Di fatto è nato un gemellaggio fra i Centri di Torino e di Ivato che ha generato un primo appuntamento via Web a settembre, alla ripresa dei corsi di formazione.

“Spighe Verdi”: il Piemonte conferma la virtuosità dei suoi Comuni

 

I comuni rurali hanno la “Spiga verde” come le località turistiche balneari hanno la “Bandiera blu”

 

Le Spighe Verdi 2022, programma nazionale della FEE – Foundation for Environmental Education(l’organizzazione che rilascia da circa trent’anni nel mondo il riconoscimento Bandiera Blu per le località costiere per i Comuni rurali) sono state annunciate questa mattina in conferenza telematica con i sindaci vincitori.

Al Piemonte assegnato il maggior numero di riconoscimenti con ben 10 località rurali su 63 partecipanti: Canelli in provincia di Asti, Alba, Bra, Centallo, Cherasco, Guarene, Monforte d’Alba e Santo Stefano Belbo per la provincia di Cuneo, Volpedo nell’alessandrino e Pralormo per la provincia di Torino.

Anche in questa sesta edizione, abbiamo delle conferme importanti” afferma Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte. “I Comuni della nostra Regione adottano strategie di gestione del territorio che prevedono un percorso virtuoso che giovi all’ambiente e alla qualità della vita dell’intera comunità; in questo processo l’agricoltura ha un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ecosistema e degli equilibri naturali”.

Conclude Allasia: “Siamo noi gli attori del territorio: le amministrazioni, i cittadini, gli imprenditori tutti chiamati ad agire, a confrontarsi e a fare la propria parte per far fronte al cambiamento climatico e culturale cui siamo soggetti” .

 

L’iter procedurale, certificato ISO 9001-2015, ha guidato la valutazione delle candidature, permettendo alla Commissione di Valutazione il raggiungimento del risultato finale. Nel gruppo di lavoro è stato importante il contributo di diversi Enti istituzionali, tra i quali il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; il Ministero per il Turismo; il Ministero della Transizione Ecologica; l’ISPRA e Confagricoltura.

 

Cartina Spighe Verdi

Flora, le piante salveranno il mondo

È  nata all’interno della trasmissione PARLACONME, per volontà  di Simona Riccio, la rubrica FLORA, curata dall’agronomo Davide Conti

È  nata da poco la nuova rubrica della trasmissione “Parla con me”, dedicata alle piante, a cura dell’agronomo Davide Conti. Si intitola “FLORA- Le piante salveranno il mondo”. Con questo nuovo format verranno raccontate e approfondite storie di piante particolari, alcune delle quali straordinarie.

Il 14 luglio scorso è stato pubblicato sui canali di “Parla con me” il primo articolo, che sarà a cadenza quindicinale. Un secondo articolo è stato dedicato all’agave americana.

“Lo scopo di FLORA – spiega Davide Conti – rappresenta il mio personale desiderio di guidare il lettore all’interno di un viaggio che faccia emergere l’importanza delle piante per l’essere umano e il pianeta, nonché la straordinarietà e il carattere per i quali esse si distinguono.

La  straordinarietà di una pianta va, infatti, al di là della sua bellezza e consiste proprio nella sua reale e imprescindibile funzione di conservazione della sopravvivenza dell’intero pianeta e delle specie che lo abitano. Comprendere il significato delle piante consente di emozionarci e custodirle con tutta la dedizione che meritano”.

“Ho deciso di affidare a Davide questa rubrica – spiega Simona Riccio, founder della trasmissione radiofonica  “Parla con me” –perché non potevo sottrarmi dal porre la giusta attenzione anche verso questo tema così affascinante. “Parla con me” si occupa del vasto settore agroalimentare e rappresenta una trasmissione particolarmente legata all’ambiente e alla sua tutela. È nostro dovere riconoscere le piante come colonna portante di questo processo e sono certa che Davide Conti farà scoprire, rispettare,  comprendere e farà innamorare il lettore delle piante “.

PARLACONME è  il titolo della trasmissione radiofonica ideata da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, oltre che Linkedin Top Voice Italia. Si tratta di una trasmissione che si pone l’obiettivo di porre al centro dell’attenzione la filiera agroalimentare, con il coinvolgimento di ospiti in studio e in collegamento telefonico. Obiettivi principali della trasmissione sono la valorizzazione, la promozione, la tutela e la diffusione della conoscenza della filiera agroalimentare italiana, creando consapevolezza sul ruolo che tale filiera riveste anche nel rafforzare l’identità culturale e materiale del nostro Paese.

MARA MARTELLOTTA

Il volo del calabrone

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

Il rischio di vedere sgretolarsi il progetto di una comunità di Paesi cementati da ideali comuni ma che, anche dopo la nascita dell’euro, hanno continuato a procedere nella loro traiettoria di volo, non è mai venuto meno. 

Dieci anni fa la situazione sembrava essere arrivata in prossimità di una drammatica conclusione: il prezzo della fiducia, rappresentato dalla differenza di rendimento (lo “spread”) offerta dai titoli governativi degli stati “periferici” (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) arrivò a superare i 600 punti base (il 6%).

Il calabrone non può volare, questo ci dice la scienza: è troppo grosso e pesante rispetto alle dimensioni delle sue ali. Eppure vola.

Questa fu l’immagine con la quale l’allora governatore della BCE, Mario Draghi, esordiva in uno dei discorsi più importanti del suo mandato e, forse, di tutta la storia dell’euro.

L’euro non avrebbe dovuto essere in grado di volare (come il calabrone) ma dopo averlo fatto per alcuni anni qualcosa era cambiato nell’aria e stava per riportarlo violentemente a terra.

Era il momento migliore perché il calabrone si trasformasse in una vera ape e la metamorfosi sembrò cosa fatta quando Super Mario, nella seconda parte del suo intervento, indirizzò all’attentissimo uditorio un messaggio chiaro e inequivocabile:  “Nell’ambito del suo mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario (whatever it takes) per preservare l’euro. E, credetemi, questo sarà sufficiente”.

La reazione dei mercati fu spettacolare: i differenziali di interesse tornarono rapidamente ben al di sotto dei livelli di guardia ed il volo della nostra moneta riprese, senza più grandi turbolenze, sino ai nostri giorni quando il nuovo governatore, Christine Lagarde, si è trovata ad affrontare un altro momento molto complicato.

Pandemia, guerra e inflazione hanno messo a dura prova il nostro continente e l’indebitamento è cresciuto negli ultimi anni a dismisura per contenerne gli effetti negativi. A farne le spese potrebbe essere proprio l’Italia che, priva com’è di un governo e con un debito enorme da gestire, torna ad essere identificata come l’anello più debole della catena.

La “frammentazione” della trasmissione della politica monetaria, che potrebbe diventare più severa e restrittiva in alcuni Paesi, contro la volontà della BCE, a causa della reazione dei mercati finanziari alle notizie (negative), è un rischio che va scongiurato per evitare una nuova crisi esistenziale dell’Europa e della sua valuta.

L’annuncio da parte della governatrice di uno “Strumento di Protezione della Trasmissione” (Transmission Protection Instrument, TPI) non ha per ora avuto l’effetto magico sortito dieci anni fa dal suo predecessore.

Gli investitori non sembrano avere gradito la scarsa chiarezza sulle modalità di attivazione di questo scudo protettivo, troppo condizionato dalle valutazioni preliminari tese a determinare se il Paese oggetto dell’intervento (attraverso l’acquisto di titoli pubblici e privati, allo scopo di contenere l’aumento dei tassi e dello spread) ne rispetta i requisiti richiesti dalla BCE.

La condizionalità, infatti, non fa altro che alimentare l’incertezza già presente in abbondanza sui mercati finanziari.

L’Italia, secondo molti analisti, è da anni un mistero: riesce a volare anche quando tutto sembrerebbe impedirlo, proprio come i calabroni.

Il calabrone, o più precisamente il bombo, in realtà vola e continuerà a farlo: il segreto sta nella velocità delle sue ali, pari a 230 battiti al secondo, molto più veloci degli altri insetti.

In quanto a noi, beh, ci siamo forse spinti oltre le nostre capacità fisiche e potremo continuare a volare solo se sapremo trasformarci in un’ape, saggia ed operosa.

Quanto sta accadendo non è purtroppo solo un (brutto ma inconsistente e fugace) sogno di una notte di mezza estate.

Il tempo è una risorsa preziosissima che non ci possiamo più permettere di sprecare e, dopo il rimpallo di accuse e responsabilità che verosimilmente caratterizzerà la caldissima campagna elettorale, speriamo che questo sia davvero chiaro a tutti.

E di tornare a volare… oh oh.