ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 174

Aperti a Leini’ bandi per i cantieri over 58

Quattro posti in totale, scadenza 29 dicembre

La partecipazione è riservata a cittadini leinicesi: sono disponibili due posti per un anno per attività di archivio e due per valorizzazione del patrimonio ambientale e tutela dei beni e luoghi pubblici

Fino al 29 dicembre sarà possibile presentare le domande per la partecipazione ai due bandi per cantieri di lavoro over 58, finanziati nell’ambito di una misura della Regione Piemonte.

Sono disponibili quattro posti, due per ciascuno dei due progetti.

Il primo progetto, denominato “Aiutiamo l’ambiente”, prevede attività volte alla valorizzazione del patrimonio ambientale e urbanistico dell’Ente, riqualificazione e manutenzione dei beni pubblici o di pubblica utilità e messa in sicurezza delle citate aree a supporto degli interventi manutentivi comunali; mantenimento del decoro e della pulizia di alcune aree pubbliche con un’attenzione particolare alla raccolta differenziata dei rifiuti.

Il secondo, “Riordiniamo e riorganizziamo”, è finalizzato al completamento dell’archivio cartaceo e informatico dell’Ente nei vari ambiti delle attività Istituzionali (es. proprietà immobiliari, attrezzature ed arredi, concessioni edilizie, servizi diversi alla persona, teatro e biblioteca) e di supporto alle attività istituzionali di riordino, archivio e digitalizzazione degli archivi e catalogazione del patrimonio librario bibliotecario oltre che di supporto all’impianto  dei servizi amministrativi del teatro comunale.

Possono partecipare al bando i cittadini residenti in Leini in possesso dei seguenti requisiti

  • avere compiuto i 58 anni di età e non aver maturato i requisiti pensionistici (alla data dell’avviso);
  • essere cittadini italiani, o di uno stato appartenente all’Unione Europea, purchè in possesso dell’attestazione di iscrizione anagrafica di cittadino dell’Unione Europea, rilasciata dall’ufficio anagrafe del Comune; oppure, essere extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno o permesso CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • essere residenti a Leini e in via continuativa sul territorio della Regione Piemonte nei 12 mesi precedenti la data di presentazione della domanda;
  • essere disoccupato/a ai sensi del D.lgs 150/2015 e s.m.i. ed iscritti al Centro per l’Impiego;
  • non essere percettori di ammortizzatori sociali;
  • non essere inseriti in altre misure di politica attiva, compresi altri cantieri di lavoro;
  • di avere acquisito professionalità nelle attività oggetto dei cantieri.

Sono inclusi i beneficiari di misure di sostegno al reddito come il Reddito di Cittadinanza.

I cittadini che vorranno candidarsi dovranno documentare l’anzianità previdenziale attraverso la presentazione dell’estratto conto certificativo INPS.

Indennità di presenza giornaliera: è fissata in € 25,12 lordi – orario giornaliero di cinque (5) ore, per totali 25 ore settimanali, per i giorni effettivi di presenza. L’indennità mensile verrà erogata direttamente dall’INPS sul conto corrente del cantierista.

Durata: 12 mesi, per un massimo di 260 giornate lavorative.

La scadenza per la presentazione delle domande è il 29 dicembre 2022 alle ore 12.00. La presentazione può avvenire in modalità telematica (via posta elettronica certificata) oppure via posta o ancora con consegna diretta presso gli Uffici comunali, utilizzando la modulistica e con le modalità contenute nel bando, pubblicato sul sito istituzionale del comune di Leini (www.comune.leini.to.it).

“Sono felice che i nostri progetti per i cantieri di lavoro over 58 – commenta il Sindaco Renato Pittalis -, siano stati rifinanziati dalla Regione: si tratta di un aiuto concreto di cui, oggi più che mai, si sente il bisogno e di un modo importante con il quale si può offrire un sostegno non fine a se stesso, contribuendo a ricostruire la fiducia in se stessi e nelle proprie possibilità a persone che sono uscite dal mercato del lavoro e faticano a rientrarvi”.

La rivoluzione del packaging riutilizzabile

 La prima campagna di crowdfunding contro il monouso

Gli imballaggi monouso sono un problema crescente, con una stima di quasi 200 milioni di tonnellate solo nei nostri oceani, rappresentano ormai il 36% dei rifiuti prodotti in Europa. Basti pensare che un contenitore monouso, che viene usato in media per 60 minuti, si smaltisce in circa 100 anni.
Molta grande scienza è stata dedicata ai materiali biodegradabili, ma questi sono solitamente costosi e quasi mai riciclati o compostati a causa della mancanza di adeguate infrastrutture di raccolta e riciclaggio. Esistono anche tradizionali sistemi di riutilizzo basati sui depositi, ma questi non sembrano essere efficaci poiché non possono far fronte alla complessità del compito.
Con l’obiettivo di ridurre i rifiuti degli imballaggi monouso è nato Around, il primo servizio sostenibile di packaging riutilizzabile attivo in Italia, digitale e senza deposito per offrire un’alternativa sostenibile a locali e consumatori.
Around ha costruito una piattaforma tecnologica per il riutilizzo dove, a partire dalla consegna del cibo e dal consumo da asporto, offre a ristoranti, mense e supermercati contenitori riutilizzabili di alta qualità a un prezzo a utilizzo inferiore a quello dei monouso. I consumatori prendono in prestito i contenitori gratuitamente, quindi li restituiscono in uno qualsiasi dei locali del network.
L’obiettivo è rivoluzionare il mondo del food packaging ed eliminare il monouso, creando un beneficio per ambiente, città e cittadini.
I contenitori Around, infatti, possono essere usati più di 200 volte e il loro utilizzo è tracciato attraverso l’applicazione Aroundrs, disponibile su Apple store e Google play, con cui viene gestito il processo di presa e consegna.
I ristoratori possono sottoscrivere un abbonamento con vantaggi e servizi differenti in base alle proprie esigenze e diminuire la propria impronta ambientale riducendo la quantità di rifiuti da imballaggio nei servizi di asporto e delivery.
I clienti, invece, attraverso l’applicazione Aroundrs possono visualizzare i ristoranti che hanno aderito al progetto da cui noleggiare gratuitamente il packaging Around per il loro asporto e restituirlo entro sette giorni. Del lavaggio si occupa il ristorante stesso, a meno che non abbia accesso al servizio extra di lavaggio centralizzato di Around.
Ogni singolo utilizzo è tracciato in maniera da poter quantificare in tempo reale il beneficio ambientale derivante dall’utilizzo del servizio e poterlo certificare agli utilizzatori.

Up2you ha calcolato che grazie ai suoi 200 riutilizzi un solo contenitore Around è in grado di risparmiare 25 kg di CO2, con una performance nettamente superiore rispetto alle alternative usa e getta in carta, alluminio e bioplastica.
I contenitori sono appositamente progettati per l’utilizzo in un contesto non domestico, sono lavabili in lavastoviglie e possono essere utilizzati in micro onde e in freezer per conservare gli alimenti, garantendo performance sul mantenimento del calore, gestione dei cibi liquidi e successivi processi di sanificazione da parte dei locali (Haccp)
I locali possono inoltre vendere i prodotti direttamente attraverso l’applicazione, collegati già con i contenitori, e scontarli, grazie al programma Zero Food Waste, per ridurre l’invenduto.
L’infrastruttura dell’applicazione, infine, è pensata in modalità open, con microservizi (API) in grado di essere utilizzate da partner che intendano integrare il servizio all’interno di una propria iniziativa territoriale o offerta, anche in ottica di filiera produttiva.
«Dopo anni in cui ci si è affidati al modello lineare, i suoi costi nascosti in termini economici e ambientali sono diventati chiari e ci hanno portato a dover considerare una prospettiva migliore: quella che valuta i materiali come risorse e non come rifiuto – racconta Giulia Zanatta, co-founder e amministratrice di Around – Ripensiamo a un percorso circolare del sistema, costruito sulla tecnologia e l’efficienza per catturare e mantenere il valore a lungo termine delle risorse. Questo cambiamento di prospettiva impatta positivamente ogni parte della catena del valore e crea un framework di cooperazione e condivisione globale dove città e comunità costruiscono economie che riducono costi, accrescono l’efficienza e proteggono l’ambiente».
Nata nel corso del primo lockdown per far fronte all’aumento di sprechi dovuto all’impennata della domanda di servizi di asporto e consegna a domicilio, oggi Around è già presente a Roma, Torino, Firenze e Milano.
Nei giorni scorsi ha lanciato una campagna di crowdfunding, insieme a Banca Etica sulla piattaforma Produzioni dal Basso, per ampliare il network dei locali che mettono a disposizione dei propri clienti i contenitori riutilizzabili di Around.
L’obiettivo è raccogliere 15 mila euro che permetteranno di mettere il servizio a disposizione, gratuitamente, per 100 locali in tutta Italia, riducendo di 1 tonnellata di Co2eq l’impatto ambientale derivante dall’utilizzo dei contenitori monouso.
In questo viaggio, Around non è sola, ma è accompagnata da una rete di realtà che si occupano di implementare, diffondere e misurare pratiche di sostenibilità: Mercato Circolare, Up2You, Plastiz, Legambiente, GreenTo, Make It Tasty, Impact Deal e Torino City Lab, il laboratorio di innovazione del Comune di Torino.

Recupero, redistribuzione e riuso a “Parlami di spreco”

Saranno i temi che verranno affrontati durante la seconda puntata condotta e ideata dalla Social Media Manager Simona Riccio

 

Giovedì  15 dicembre prossimo, alle 18, andrà in onda live  sulla pagina Linkedin di “Parla con me” la seconda puntata di “Parlami di spreco”, condotta e ideata da Simona Riccio, Social Media Marketing Manager e Digital Strategist nel settore agroalimentare, con un testimonial di eccezione, l’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria della Legge 166 / 16 Antispreco e Vicepresidente della Commissione agricoltura.

I relatori della seconda puntata saranno il sindaco di Grugliasco, Emanuele Gaito, il Direttore generale del CAAT, Centro Agroalimentare di Torino, e Luigi Vendola, giornalista ambientale  e Responsabile Progetti  Eco delle Città.

Sarà  presente per la prima volta in trasmissione un sindaco di una città,  in questo caso di Grugliasco, che racconterà quali siano i progetti che, da qualche anno, promuovono per contrastare lo spreco alimentare, e nel campo del riuso dei vestiti, giocattoli e libri. Si tratta di progetti iniziati per caso che si sono confermati quali vincenti. È  molto importante fare emergere quali siano gli impegni delle istituzioni in questo settore e raccontarli in trasmissione, sensibilizzando  anche gli altri Comuni a fare lo stesso.

Sempre del territorio di Grugliasco parlerà Gianluca Cornelio Meglio, Direttore Generale del CAAT, Centro Agroalimentare di Torino, più volte già  ospite della trasmissione in quanto il Centro, oltre ad essere luogo di approvvigionamento di un grande numero di referenze, rappresenta  anche un luogo dove sono attive politiche di contrasto allo spreco alimentare, per le quali operano varie realtà all’interno del Centro, dove figurano i volontari del gruppo Sentinelle Salvacibo di Torino.

In trasmissione interverrà  anche Luigi Vendola, giornalista ambientale e Responsabile Progetti Eco-dalle Città.  Giovedì  sera racconterà il suo impegno sul territorio e la realtà del progetto EePoPP, un progetto nato nel 2016 che si propone di avviare un sistema efficiente di raccolta rifiuti organici e dei prodotti ortofrutticoli, ancora da valorizzare in alcuni mercati cittadini, tra cui quello di Porta Palazzo.

Il progetto ha appena compiuto sei anni e per l’occasione si è  fatta festa presso Porta Palazzo. Molti personaggi pubblici sono stati intervistati, tra cui il Direttore del CAAT, ospite della puntata insieme a Chiara Foglietta,  Paolo Chiavarino, Paola Brigantini, Donatella Genisio, Jasch Ninni e Vicente Cabrera.

La trasmissione verrà mandata in onda Live sulla pagina Linkedine sul Canale YouTube di Parla con Me. Tutte le comunicazioni saranno disponibili sui canali social.

MARA MARTELLOTTA

Il Futuro imperfetto

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

 

Thomas Carlyle, nel 1849, definì l’economia come “la scienza triste”, “the dismal science”, per sottolineare il pessimismo (frutto delle teorie di Malthus, che aveva una visione tetra del futuro, con povertà carestie, dovuto alla crescita esponenziale della popolazione ben superiore a quella dei beni di sussistenza) degli economisti suoi contemporanei.  

Nel tempo la “tristezza” dell’economia è stata in vario modo interpretata e una delle critiche che possiamo oggi senza timore di smentita attribuirle è quella della sua incapacità di fornire previsioni certe. A differenza della fisica, governata da leggi precise ed immutabili, l’economia e con lei la finanza sono infatti governate dai comportamenti delle persone. 

Richard Feynman, il celebre fisico, disse una volta: Immaginate quanto più difficile sarebbe la fisica se gli elettroni avessero dei sentimenti. Gli investitori, come tutti gli esseri umani, hanno dei sentimenti ed è difficile prevedere cosa faranno sulla sola base di ciò che hanno fatto in passato. 

Questa premessa ci dovrebbe già mettere in guardia sulle previsioni (che quasi mai si sposano perfettamente con quello che sarà il nostro futuro) e, cosa ancora più importante, da noi stessi.  

Due, in particolare, sono i rischi che, più o meno consapevolmente, corriamo: 

  • Il primo ha a che fare con la pianificazione di un futuro incerto e imprevedibile. È spesso difficile e faticoso staccarci dal presente, prestare attenzione a quello che potrebbe accadere e riflettere su ciò del quale potremmo avere necessità. C’è una sorta di tirannia del presente, hic et nunc, che ci fa spendere oggi più di quanto dovremmo per cose delle quali non avremmo strettamente bisogno (Oscar Wilde diceva che non c’è nulla di più indispensabile del superfluo) e, per sottrazione, risparmiare meno di ciò che dovremmo per il nostro futuro. Il risparmio è, infatti, la nostra polizza assicurativa sugli eventi imprevisti ma, come spesso avviene, ci rendiamo conto della sua importanza solo nel momento nel quale ne abbiamo bisogno. Su questo, va detto che noi italiani siamo ben posizionati e che la nostra capacità di risparmio è di gran lunga superiore a quella della maggiore potenza economica mondiale, gli Stati Uniti, dove il cittadino medio dichiara di non essere in grado di fronteggiare una spesa imprevista di soli 500 dollari! 

 

  • Il secondo rischio risiede nella nostra atavica incapacità di mettere in pratica un piano realizzabile e coerente per raggiungere i nostri obiettivi finanziari. Avere compreso la fondamentale importanza del risparmio non è, infatti, sufficiente per assicurarsi un futuro tranquillo quando si verifica un evento lavorativo traumatico, causato ad esempio da una ristrutturazione aziendale, un grave problema di salute o, semplicemente, ci si accorge, troppo tardi, che al momento del pensionamento il nostro stipendio verrà sostituito da una ben più misera rendita pensionistica. 
     

L’investimento maturato gradualmente, negli anni, allocato coerentemente con la propria capacità di sopportarne le oscillazioni, è certamente il primo elemento da mettere in conto per evitare cattive sorprese, accontentandoci di quanto possiamo permetterci (non solo dal punto di vista finanziario). 

Non vale mai, infatti, la pena di rischiare tutto: se ci propongono di giocare alla roulette russa le probabilità sono a nostro favore ma credo che converrete con me che il rischio non vale il potenziale guadagno, non importa quanto grande… 

Può essere interessante ricordare un aneddoto sul denaro raccontato da John Bogle, il fondatore di Vanguard (una delle più grandi società finanziarie al mondo): a una festa organizzata da un miliardario, lo scrittore Kurt Vonnegut informa l’amico Joseph Heller che il loro anfitrione, un gestore di hedge fund, ha guadagnato più soldi in un giorno solo di quanti lui ne abbia guadagnati con il suo celebre romanzo “Comma 22”. Heller risponde: “Sì, ma io ho qualcosa che lui non avrà mai: abbastanza”.

D’altro canto già Sant’Agostino ci ricordava che “La felicità è desiderare quello che si ha”…

 

Il capitalismo moderno è abilissimo a fare due cose: generare ricchezza e suscitare invidia. Così negli investimenti accontentarsi di ciò che, soggettivamente, è “abbastanza” rappresenta un altro indispensabile passo nella giusta direzione. 

Per fare ciò occorre, però, fare qualcosa che è molto, molto difficile: conoscere perfettamente, profondamente, noi stessi. 

Dobbiamo comprendere cosa vogliamo raggiungere (ad esempio una tranquilla vecchiaia garantita da un modesto patrimonio), qual è la tolleranza al dolore generato dal vedere i nostri investimenti scendere (poco rileva la gioia alla loro salita, presto dimenticata quando la fortuna cambia direzione) e gli strumenti per tradurre in pratica i nostri proponimenti. 

Senza farla troppo lunga, ciò di cui abbiamo bisogno è qualcuno che comprenda come siamo e che, con grande onestà intellettuale (e professionale), ci aiuti a perseguire i nostri obiettivi, aiutandoci a non cambiare strada nei momenti sbagliati (rischiando pericolosi incidenti di percorso). 

Un buon investimento non è necessariamente quello che ottiene i risultati più alti, legati a rischi non sempre sopportabili. Il segreto è, semmai, ottenere buoni rendimenti che si possano mantenere il più a lungo possibile. E più si è disposti ad aspettare (senza farsi assillare dai movimenti quotidiani dei mercati finanziari e dalle notizie negative) maggiore sarà la probabilità di non subire perdite. 

I buoni investimenti non provengono da scelte tutte corrette nel tempo ma dalla costanza e dalla capacità di non commettere sciocchezze (vendendo quando le cose sembrano davvero volgere al peggio e comprando quando tutto sembra essere perfettamente a posto). 

Sono stati scritti moltissimi volumi su come il finanziere statunitense Warren Buffet sia stato capace di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo ma poco rilievo viene dato alla cosa probabilmente più importante: non si è fatto prendere dal panico e non ha venduto tutto durante le ben quattordici recessioni che ha attraversato durante la sua carriera. 

 

 

Buffet, stimatissimo investitore di lungo corso, ricorda sempre che occorre essere avidi quando gli altri sono spaventati e spaventati quando gli altri sono avidi. 

D’altronde anche Napoleone definiva il genio come “l’uomo capace di fare qualcosa di semplicissimo mentre tutti intorno a lui perdono la testa”. 

Viene in mente un vecchio modo di dire dei piloti d’aereo, per i quali il loro lavoro è “ore e ore di noia inframmezzate da istanti di terrore puro”. È così anche per gli investitori. 

Per fortuna esistono strumenti finanziari per tutti i gusti e per tutti gli stomaci, dai più rischiosi a quelli più prudenti, ed essere accompagnati alla loro comprensione, senza dimenticare i (troppo spesso ignorati) “effetti collaterali”, è la prima mossa per essere preparati a qualunque evenienza. 

La nostra legislazione fiscale, ad esempio, incentiva la costruzione di una opportuna integrazione alla futura pensione (che sarà in grado di coprire nel 2030 non più del 65% del reddito dipendente e solo il 45% di quello autonomo) con degli sgravi fiscali (la deduzione, sino a 5.164 euro l’anno, dal reddito dichiarato dell’accantonamento volontario) che è decisamente un peccato non sfruttare. 

Per tutti gli altri eventi che possono materializzarsi prima del pensionamento esistono, poi, forme di investimento che consentono di preservare il patrimonio, per sé e per i propri eredi, in modo efficiente e con rischi commisurati alla propria propensione al rischio. 

Queste considerazioni valgono in modo rafforzato nei casi nei quali la discontinuità di un percorso lavorativo produce, oltre ad una comprensibile frustrazione, una liquidazione che dovrà consentire di fronteggiare serenamente l’incertezza degli anni che seguiranno. 

Il mercato immobiliare ha smesso da anni di essere uno strumento efficace di diversificazione dei nostri investimenti: ne possediamo, mediamente, già troppi (è più che sufficiente la casa di abitazione), subiscono il calo della domanda dovuto all’invecchiamento della popolazione, potrebbero patire un ulteriore inasprimento della loro tassazione e, dulcis in fundo, sono difficilmente vendibili, in tempi rapidi ed al prezzo che vorremmo, al momento del bisogno. 

L’inflazione che molti si trovano oggi per la prima volta a fronteggiare (erano troppo giovani o non ancora nati negli anni 70-80) rappresenta una nuova sfida che richiede un supplemento di competenza, esperienza ed attenzione nella gestione del proprio patrimonio. 

Ogni cosa ha un prezzo, ma non tutti i prezzi sono scritti sull’etichetta. Per noi poveri investitori il prezzo è la volatilità, la paura, il dubbio, l’incertezza e il rimpianto: tutte cose facili da sottovalutare finché non ce le troviamo davanti.

Il gruzzoletto, intascato o accumulato faticosamente negli anni, andrà quindi amministrato tenendo bene a mente tutto quanto detto in precedenza: conosci bene te stesso, definisci quanto è “abbastanza” ed investi di conseguenza. 

Storie di formazione in Piemonte

Obr – Organismo bilaterale regionale
Fondimpresa
vi invitano a
Presentazione dei Rapporti di Monitoraggio Valutativo 2022
Martedì 13 dicembre dalle 9.30
Centro Congressi Unione Industriali
Via V. Vela 17 – Torino
Lo sviluppo delle competenze è una sfida per lavoratori e imprese, di portata globale e collettiva. Le Storie di Formazione sono il risultato di un anno di ricerca sulle esperienze di dodici imprese del Piemonte, ed hanno l’obiettivo di disseminare le buone prassi rilevate al fine di promuovere la formazione continua come strumento per supportare il progresso dello sviluppo sostenibile sia per le imprese sia per i lavoratori.
9.30 Registrazione partecipanti e Welcome Coffee
10.00 Benvenuto e inizio lavori
        Isabella Antonetto Presidente – O.B.R. Piemonte
        Saluti Istituzionali
        Elena Chiorino Assessore Istruzione, Lavoro, Formazione professionale – Regione Piemonte
10.10 La formazione continua in Piemonte
        Arturo Faggio Direttore Istruzione, Formazione e Lavoro – Regione Piemonte
10.25 I Monitoraggi Valutativi 2022
        Cecilia Casalegno, Alessandra Indelicato, Paola Mussinatto Ricercatrici – O.B.R. Piemonte
10.40 Storie Aziendali di Formazione 2022
        Tavola rotonda con:
        Marco Costamagna Biemmedue SPA
        Christian Valli Mollificio Valli SRL
        Giovanni Avataneo MSA Damper SRL
        Matteo Brunetti, Mara Garra Witt Italia SPA
11.20 Competenze, innovazione e sviluppo sostenibile
        Dibattito con:
        Gianni Baratta Componente dell’Assemblea – O.B.R. Piemonte
        Annalisa Magone CEO – Torino Nord Ovest
        Ermando Rondi Delegato del Presidente per il Capitale Umano – Confindustria Piemonte
        Giampaolo Vitali Economista – CNR – IRCRES
12.00 Conclusioni
        Maurizio Bernava Direttore area verifiche, controlli, monitoraggi – Fondimpresa
             Modera
        Jan Pellissier, Giornalista

Acquisti di Natale con pagamenti elettronici: le cautele da adottare

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

Acquistare con carta di credito: ecco quali sono i suggerimenti da prendere in considerazione per comprare in sicurezza. 

Natale si avvicina e, con esso, anche l’urgenza di iniziare ai regali. Il tempo si riduce sempre di più, ma allo stesso tempo crescono le opportunità: fare acquisti diventa sempre più immediato, grazie allo shopping online. 

Fare acquisti online corrisponde, solitamente, all’utilizzo di una carta di pagamento, come una carta di credito o una carta prepagata. Per farli in totale sicurezza e non lasciarsi fregare dalla fretta (e dalla frenesia) dei regali di Natale, ecco qualche utile consiglio per le festività in arrivo. 

Quello dei pagamenti online è un mondo che trova sempre più spazio nella vita di ognuno di noi, considerato che, un po’ come conseguenza della modernità, un po’ come effetto diretto della pandemia, è un’opzione sempre più considerata. 

Una volta superato il dilemma del mettere o meno i dati della propria carta in rete, c’è un altro elemento importante, che non sempre viene preso in considerazione: l’affidabilità del sito dove si sta comprando qualcosa. 

Solitamente, quelli sicuri – ovvero che appartengono a brand e siti noti e riconosciuti in tutto il mondo – presentano un lucchetto nella fase in cui avviene la transazione e i contatti ai quali fare riferimento qualora si dovessero avere problemi in fase di acquisto. 

Ipotizziamo, per esempio, il caso di un bug informatico per il quale l’importo della transazione viene scalato dalla propria carta, ma non si riceve alcuna mail di conferma. Cosa occorre fare prima di pagare? 

Si consiglia sempre di: controllare il livello di sicurezza del sito, anche leggendo le recensioni di altri utenti che vi hanno già effettuato un acquisto; non comunicare mai i dati della propria carta in chiaro qualora si stesse chattando con il supporto clienti: potrebbe trattarsi di una truffa; verificare che il sito che si sta utilizzando sia quello reale: oggi le truffe online sono talmente ben articolate che è facile costruire una landing facendola passare per la home di un determinato sito – che si può smascherare facilmente prestando attenzione all’URL. 

Oltre ai pagamenti online con carta di credito o con carta ricaricabile – che molti preferiscono usare per il timore che qualcuno possa sottrarre in modo indebito i soldi presenti sul proprio conto corrente – ci sono i pagamenti con carta dal vivo. 

In questo caso, è bene stare ben attenti a non mostrare troppo la carta, perché il malintenzionato di turno potrebbe sempre essere dietro l’angolo. Allo stesso modo, si consiglia di non scrivere mai il PIN della carta su un foglietto conservato nel portafogli. 

Nella malaugurata ipotesi in cui qualcuno dovesse rubarlo, infatti, avrebbe a sua completa disposizione non solo una carta per pagare con i vostri soldi, ma anche il PIN che gli permette di utilizzarla. 

Lo stesso potrebbe anche accadere se si annotasse il PIN sul blocco note dello smartphone, dentro una nota rinominata in modo inequivocabile PIN carta di credito + il nome della banca. 

Un’altra cosa da considerare, poi, è l’utilizzo della carta per prelevare contanti presso uno sportello ATM, in quanto potrebbero essere state piazzate delle telecamere e dei dispositivi attraverso il quale rubare i dati della carta al fine di poterla clonare. 

Nel caso in cui si dovesse perdere una carta di pagamento elettronico, il primo passo da seguire consiste nello sporgere denuncia alla Autorità competenti. 

Qualora non si avesse ancora una carta per effettuare acquisti da utilizzare al posto del contante, in particolare in vista dei regali di Natale, si potrebbero prendere in considerazione diverse alternative. 

I conti correnti online, per esempio, che si possono attivare in pochi minuti direttamente dalla propria abitazione, sono in genere accompagnati da carte di credito a basso costo, con esito immediato e plafond di base da 1.500 euro (che potrà eventualmente essere aumentato, previo soddisfacimento di determinate condizioni reddituali). 

Si tratta di carte collegate direttamente al conto corrente (un po’ come le carte di debito), con la differenza che l’importo speso non viene scalato subito, ma in un momento successivo all’acquisto. 

Al contempo, potranno anche essere utilizzate nella modalità a rate – ovvero come carte di tipo revolving – ma in questo caso saranno applicati dei tassi di interesse fissi su ogni singola rata. 

Un’alternativa alla carta di credito è rappresentata, come anticipato in diverse righe, dalle carte prepagate o ricaricabili, che non sono collegate a un conto, prevedono solitamente costi più bassi e possono essere ricaricate dell’importo desiderato in qualsiasi momento, tramite le differenti modalità di ricarica disponibili per ogni singola carta. 

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Premio Uncem per le tesi di laurea sulla montagna

IN MEMORIA DI SINDACI E AMMINISTRATORI. ULTIMO MESE PER PARTECIPARE
Ultimo mese per partecipare. Uncem Piemonte, in memoria di Sindaci e Amministratori locali che hanno lavorato per lo sviluppo dei territori montani, per gli Enti locali, per i Comuni montani e per lAssociazione, promuove un Premio per le migliori tesi di laurea sui temi collegati allo sviluppo delle aree montane, con particolare riferimento alle declinazioni smart e green a vantaggio dei territori alpini e appenninici. Otto i premi per le tesi, in memoria di Ugo Boccacci (già Presidente della Comunità Montana Valli Gesso e Vermenagna e membro di Giunta Uncem), Pierangelo Carrara (già Sindaco di Boccioleto e Presidente della Comunità Montana Valsesia, membro di Giunta Uncem), Mauro Berretta (già Sindaco di Cremolino), Giuseppe Panaro (già Sindaco di Castelletto DErro), Mario Malan (già Sindaco di Angrogna), Luciano Abate (già Sindaco di Vigone). Premio speciale in memoria di Edoardo Martinengo (Presidente Uncem nazionale dal 1977 al 1991, Vicepresidente dal 1972], a ventanni dalla morte, per volontà della famiglia Martinengo dintesa con Uncem. Altro premio speciale in occasione dei 70 anni Uncem.
Il premio si rivolge a studenti residenti in Piemonte e studenti residenti in Italia che abbiano frequentato Corsi di Laurea presso uno degli Atenei con sede in Piemonte. Gli studenti devono aver discusso la tesi di laurea a conclusione del corso di studi triennale, specialistico o magistrale nel periodo compreso tra il 1 aprile 2021 e il 25 dicembre 2022.
Il Premio è finalizzato a riconoscere limportante attività di studio, analisi, approfondimento, dialogo, ricerca svoltasi per lelaborazione della tesi e a incoraggiare linteresse per la ricerca e lapprofondimento del neo-laureato sui temi relativi allo sviluppo sociale ed economico delle aree montane. Molti gli ambiti di studio contemplati: dalla green economy al turismo, dai modelli di sviluppo locale all’organizzazione dei servizi e degli Enti locali. Passando per urbanistica, rigenerazione dei paesi, gestione forestale e dei pascoli.

Il Prezzo dei Social Media

 

Tutti almeno una volta nella vita abbiamo scaricato uno di quei social media tanto in voga.

Magari dopo la sollecitazione di un amico o per la semplice curiosità di sapere cosa vi sta dietro… e poi cosa ci vuole, tanto sono tutti gratuiti!
Ma è proprio questo il punto. Cosa c’è dietro a quello schermo pieno di immagini? Qual è il suo costo? Scommetto che parole come cookies, termini e condizioni e quant’altro sono ormai ben note ad ognuno di noi, ma in quanti sanno davvero di cosa si tratta? Ecco, quello non è altro che il modo in cui i social media sopravvivono: le nostre informazioni personali. Ogni volta che clicchiamo “accetto” su un sito o su un’applicazione, stiamo consentendo a qualcuno di frugare tra le nostre questioni, stiamo permettendo che quel qualcuno ci tenga incollati allo schermo del nostro telefono. E a che scopo?
Fondamentalmente perché quel qualcuno ci guadagni, per nessun’altra ragione. Chi lavora dietro a queste piattaforme ha come unico obbiettivo il profitto.
Egoisticamente, a nessuno lì dietro interessa del benessere di noi altri. Infatti, noi in quanto utenti non ci guadagniamo nulla, anzi.
Sui nostri telefoni perdiamo il nostro tempo, ma anche le nostre personalità e qualità di esseri umani. Non a caso per la maggior parte delle persone dopo i primi utilizzi si è rivelato particolarmente difficile privarsi di quei social media, perché è proprio quello il loro compito.
Avrete notato che i nostri telefoni possono spesso diventare dei veri malati di attenzioni: mille notifiche, suoni, colori… e noi non possiamo resistergli, quasi come sotto una sorta di ipnosi. Ci convinciamo di poter fare a meno di quegli strumenti quando vogliamo, ma ci accorgiamo di averne bisogno per qualche misterioso motivo.
Notate: chi vi capisce meglio del vostro profilo facebook, twitter o instagram? Quando usiamo quei profili si apre un mondo enorme di informazioni relative alle nostre singole vite, e ciò che rende difficile il distacco è proprio questo, perché non c’è nulla di meglio di essere capiti, compresi, confortati.
E più passa il tempo più è difficile immaginarsi una vita senza social media. Perché altrimenti non potremmo più sapere dove sono i nostri amici, cosa fanno le nostre celebrità preferite, come agiscono gli altri in determinate situazioni. Perché altrimenti ci sentiremmo fuori dal mondo. Eppure, il mondo vero, quello autentico, sta là fuori ma quel mondo non ci basta più. In un certo senso potremmo dire che il prezzo dei social media è proprio questo: siamo noi!
Nella realtà che viviamo oggi poche cose sono davvero gratuite, anche ciò che viene promosso come tale nasconde qualcosa sull’altra faccia della medaglia.
Quando le cose sembrano troppo facili, bisognerebbe forse fermarsi a riflettere prima di agire.
Molto probabilmente in quel momento stiamo diventando oggetto di un gioco perverso del quale nemmeno ci accorgiamo.
Il giornalista Andrew Lewis sosteneva che “Se non stai pagando qualcosa, non sei il cliente ma il prodotto che stanno vendendo.”

Valentina Veronese

 

Partecipare alle scelte del futuro della propria città

Indagine EY-SWG: l’84% dei cittadini italiani vuole partecipare alle scelte che riguardano il futuro della città

La (piccola e media) città italiana può diventare un modello di riferimento: soddisfazione dei cittadini verso i capoluoghi italiani, in termini di vivibilità e fruibilità
Le amministrazioni locali sono considerate il soggetto chiave per la trasformazione smart dei comuni italiani (51%), ma è importante anche il peso attribuito ai comportamenti individuali (23%)
Margini di miglioramento sulla dimensione ambientale e di inclusione sociale
I cittadini chiedono ai sindaci e agli amministratori locali di mettere a terra l’ultimo miglio della trasformazione delle città

 

 I cittadini hanno un grande desiderio di trasformazione in chiave digitale, inclusiva e sostenibile delle città in cui vivono e ritengono le amministrazioni locali il soggetto più importante per migliorare la città. È quanto emerge da un’indagine realizzata da EY, in collaborazione con SWG, su un campione di oltre 1200 residenti in città italiane capoluogo di provincia, presentata oggi nel corso della XXXIX Assemblea annuale dell’Anci a Bergamo.

Nel contesto attuale le città italiane sono al centro di enormi sfide di cambiamento sociale, economico e ambientale e i cittadini richiedono alle amministrazioni locali uno sforzo per riprogettarle in base alle esigenze di sostenibilità ambientale, digitalizzazione e inclusività emerse durante la pandemia. Si tratta di un impegno verso tutta la comunità e le generazioni future, da realizzare insieme a istituzioni, enti locali, aziende e alle migliori energie del territorio, per mettere a terra – anche grazie alle risorse del PNRR – l’ultimo miglio della trasformazione delle città, cioè idee e progetti che consentano ai cittadini di vivere in uno spazio disegnato a misura di personacommenta Massimo Antonelli, CEO di EY in Italia e COO di EY Europe West.

Qualità della vita nelle città italiane: promosse per vivibilità e fruibilità

Dalla rilevazione emerge che i cittadini italiani promuovono i capoluoghi in termini di vivibilità, valutando in maniera positiva la diffusione dei servizi pubblici (voto medio 6,6 in una scala da 1 a 10), la bellezza degli spazi (6,6) e la qualità dell’offerta culturale (6,4). Tuttavia, la qualità dell’ambiente e dell’aria (5,8) e la presenza di spazi di aggregazione (5,8) non ricevono la sufficienza. Il dato medio è sostanzialmente positivo anche per quanto riguarda la fruibilità delle città, dovegli aspetti di maggiore criticità riguardano l’inclusione (5,9), la sostenibilità ambientale (5,6) e la capacità di mostrare segni di crescita (5,5). Dati medi che nascondono forti differenze su base territoriale: ottengono punteggi più elevati le città di media grandezza (100-250 mila abitanti) e i centri più “human smart” (in relazione ai parametri dell’EY Human Smart City Index).

Per quanto attiene ai cambiamenti riscontrati dai cittadini negli ultimi 5 anni, le città sono percepite in forte miglioramento dal punto di vista delle infrastrutture digitali (+24) e della bellezza degli spazi (+10), ma in arretramento per quanto riguarda la qualità dell’aria e dell’ambiente (-15) e le relazioni sociali(-11).

In questo contesto un ruolo chiave è attribuito alle amministrazioni locali: la metà degli intervistati ne valuta positivamente la capacità di prendersi cura della città e dei suoi spazi e per il 51% del campione le amministrazioni comunali e in seconda battuta i singoli cittadini (23%) sono i soggetti chiave per migliorare le città, rendendole più smart e vivibili.

Presenza e accessibilità dei servizi: la “città dei 15 minuti” esiste già, ma mancano i servizi smart

La città dei 15 minuti prevede di riorganizzare gli spazi urbani in modo che il cittadino possa trovare entro 15 minuti a piedi da casa tutto quello che gli serve per vivere: lavoro (anche in co-working), negozi, strutture sanitarie, scuole, impianti sportivi, spazi culturali, bar e ristoranti, luoghi di aggregazione. In questo modo, le persone non devono prendere l’auto o i mezzi pubblici, riducendo traffico e inquinamento, riappropriandosi del tempo perso negli spostamenti e riscoprendo la socialità nel proprio quartiere.Dall’analisi realizzata da EY, in collaborazione con SWG, emerge che la città dei 15 minuti per molti aspetti è già una caratteristica propria dei capoluoghi italiani, dove la maggior parte dei principali servizi disponibili sono facilmente e velocemente raggiungibili dai cittadini.

Diverso il discorso per quanto riguarda l’effettiva presenza dei servizi che più caratterizzano le smart city. Tra i servizi più appetibili e desiderati, ma ancora non presenti nei capoluoghi italiani: sistemi pubblici per garantire energia sostenibile e rinnovabile (il 62% degli intervistati afferma che nella propria città non è presente ma sarebbe importante averlo), sistemi di illuminazione smart per il risparmio energetico (61%), pannelli informativi su traffico, condizioni meteo e attività culturali ed eventi dislocati nelle strade/piazze (50%). I cittadini, inoltre,desiderano sempre più servizi comunali accessibili online (8,2 in una scala da 1 a 10), nettamente preferiti a quelli di sportello anche laddove l’ufficio di riferimento fosse posto entro 15 minuti dalla propria abitazione (7,3).

Inclusione sociale: la richiesta alle amministrazioni in questo senso è forte

La pandemia ha lasciato nelle persone e nelle comunità una condizione di vulnerabilità che ha riguardato soprattutto le relazioni e il modo di vivere il rapporto quotidiano con gli altri. Per quanto proprio attorno ai temi della partecipazione e della socialità ci sia la percezione di un decadimento delle relazioni nelle città, gli stessi intervistati dichiarano una partecipazione piuttosto ridotta alle attività organizzate: negli ultimi 6 mesi solo il 31% degli intervistati ha svolto attività nel tempo libero con gruppi organizzati, solo il 28% ha svolto attività di volontariato o beneficienza e il 27% ha svolto attività sportiva organizzata.

Allo stesso tempo la richiesta alle amministrazioni in questo senso è forte e vi è ampio consenso tra gli intervistati verso iniziative di inclusione a tutti i livelli: l’88% ritiene importanti i servizi per sostenere famiglie e persone in difficoltà, l’86% ritiene importante l’inclusione degli strati più deboli (es. giovani e donne) all’interno del mercato del lavoro e la promozione dell’imprenditoria giovanile, l’84% ritiene importante la possibilità di partecipare ai processi decisionali e alle scelte che riguardano il futuro della città.

Digitalizzazione e smart working: 1 su 4 si trasferirebbein una città diversa

Dopo l’adozione massiva dello smartworking durante il periodo pandemico, il ritorno in ufficio ha interessato il 60% dei lavoratori, ma il 40% degli intervistati dichiara di avere mantenuto, almeno parzialmente, la possibilità di svolgere una parte del lavoro da casa. In generale, il desiderio di una soluzione ibrida continua ad essere diffuso (65%) e solo poco più di un lavoratore su tre vorrebbe lavorare esclusivamente nella propria sede di lavoro. La possibilità di lavorare stabilmente a distanza porta quasi un quarto degli intervistati a valutare anche la possibilità di trasferirsi dalla propria attuale abitazione per andare a vivere (e a lavorare) in un contesto con una migliore qualità della vita.

Sostenibilità ambientale: interiorizzata a livello individuale, ma il lavoro da fare – a livello collettivo – è ancora molto

Nella valutazione dell’attenzione verso la sostenibilità ambientale, l’opinione diffusa è che l’altro sia meno attento di sé stesso, segnale che il valore della sostenibilità è stato ormai interiorizzato a livello individuale, ma si ha la percezione che a livello collettivo il lavoro da fare sia ancora molto.

La percezione dei cittadini sui temi di digitalizzazione, inclusione sociale e sostenibilità che emerge dall’analisi realizzata insieme a SWG rende evidente che è necessario che le amministrazioni locali mettano a terra le opportunità legate al PNRR. I dati mostrano infatti una chiara correlazione tra i comuni che hanno investito in digitale e il ritorno, a livello di soddisfazione dei cittadini, per gli amministratori che hanno messo in campo trasformazioni concrete, visibili e in grado di includere e dare servizi– conclude Antonelli.

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Paolo Desana: la storia di due vite

Il Salone Marescalchi al castello del Monferrato era gremito lo scorso 7 dicembre in occasione della presentazione del libro 

“Paolo Desana: la storia di due vite”

scritto dal figlio Andrea che ha colloquiato con il Direttore del Monferrato Pierluigi Buscaiolo e l’editore Pier Augusto Mesturini. Andrea Desana ha ripercorso la vita del padre Paolo, meglio conosciuto come il “Padre delle Doc vinicole italiane” avendo fatto approvare la specifica legge nel 1963, ma soprattutto sono state approfondire nel libro le vicende della seconda Guerra Mondiale e dell’Internamento nei campi di concentramento nazisti dopo il nefasto armistizio dell’8 settembre del 1943.

Su questo tema importante è stata la recentissima realizzazione di un Famedio IMI, ovvero Internati Militari Italiani, di origine monferrina al cimitero di Casale Monferrato, unico caso a livello nazionale con il rimpatrio collettivo dei resti mortali di 7 giovani soldati italiani dai Cimiteri della Germania.