ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 126

Confagricoltura: “Piano rinaturazione del Po, conseguenze negative economico-ambientali”

 

 

 

Rimangono le perplessità dei rappresentanti di Confagricoltura Piemonte riguardo al piano di rinaturazione del Po finanziato dal PNRR, anche dopo aver preso parte alla Conferenza dei servizi, convocata da Aipo la settimana scorsa.

Gli interventi proposti non costituiscono per i territori coinvolti opportunità economiche vantaggiose e, a nostro avviso, non considerano l’operato degli agricoltori impegnati fino ad oggi nel presidio di queste aree, che andrebbero incontro ad abbandono certo, dando spazio alle specie alloctone e a infestazioni di ogni genere” evidenzia il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia. “Ben altre potrebbero essere le opere da realizzare lungo i 652 km del fiume: per esempio una bacinizzazione che tenga presente le mutate dinamiche di portata del fiume e la conformazione delle aree attualmente a pioppeto, che garantiscono un rallentamento della corrente durante le piene, lasciando defluire l’acqua in modo più controllato” spiega Allasia, anche in qualità di presidente nazionale dei produttori di legno di Confagricoltura.

 

Confagricoltura Piemonte sottolinea inoltre la un’evidente contraddizione tra gli interventi del piano, che di fatto bloccano la pioppicoltura addirittura prevedendo l’espianto delle coltivazioni esistenti, e i programmi finanziati per il rilancio di questa coltivazione nelle zone golenali.

 

L’associazione degli imprenditori piemontesi chiede che venga ripensata la destinazione dei 357 milioni di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) al punto 3.3 della misura M2C4, “Tutela del territorio e della risorsa idrica”, in favore di una gestione locale sostenibile di torrenti e piccoli fiumi, che preveda la pulizia degli alvei e il consolidamento degli argini.

 

“L’obiettivo degli interventi – conclude Allasia – dovrebbe includere una più efficace gestione e regimazione del fiume stesso che possa consentire la convivenza tra ambiente e attività agricola”.

 

 

Prorogato al 15 ottobre bando investimenti per il benessere animale

Sviluppo rurale Piemonte: prorogata al 15 ottobre la scadenza del bando per investimenti per il benessere animale

Per favorire le imprese agricole nella presentazione delle domande di contributo, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha prorogato al 15 ottobre 2023 la scadenza del bando per investimenti per il benessere animale, relativo all’intervento SRD02 – azione D dello sviluppo rurale del Piemonte 2023-2027.

Il bando, che ha una dotazione finanziaria complessiva di 7 milioni di euro, sostiene gli imprenditori agricoli per investimenti aziendali specifici per favorire l’evoluzione degli allevamenti verso un modello più sostenibile ed etico, con l’introduzione di sistemi di gestione innovativi e di precisione, che incrementino il benessere degli animali e la biosicurezza. Tra gli interventi sono previsti quelli per adeguare la fornitura di acqua e mangimi secondo le esigenze naturali dell’allevamento, per la cura degli animali ed il miglioramento delle condizioni abitative (come l’aumento delle disponibilità di spazio, le superfici dei pavimenti, i materiali di arricchimento, la luce naturale), e per offrire accesso all’esterno agli animali.

Il contributo massimo concedibile per un singolo beneficiario è di 100mila euro.

Ai beneficiari viene concesso un contributo fino al 40 % della spesa ammissibile, che diventa del 50% per i giovani agricoltori, del 55% per i beneficiari che hanno aderito all’intervento dello sviluppo rurale SRA30 e del 65% per giovani aderenti sempre all’intervento SRA30.

Il bando è pubblicato sul sito della Regione Piemonte https://bandi.regione.piemonte.it/contributi-finanziamenti/csr-2023-2027-investimenti-benessere-animale-srd02-azione

Arrivano nuovi fondi per il miglioramento delle case popolari

Gli interventi riguarderanno alcuni edifici di edilizia residenziale pubblica siti nei Comuni di Alessandria, Cuneo, Asti, Savigliano, e Volpedo.
Arrivano nuovi fondi per il miglioramento delle case popolari piemontesi. In particolare la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Politiche per la Casa, Chiara Caucino, ha deliberato di autorizzare l’Atc del Piemonte Sud all’utilizzo complessivo dell’importo di 1.727.272,50 euro per un totale complessivo di cinque interventi.
Il primo riguarda gli stabili di via Barberis e di via Chiarofonte 21-31 nel Comune di Savigliano, in provincia di Cuneo: per queste due opere la spesa è di 244.487,81 euro. Sempre per quanto riguarda la «provincia Granda» è previsto un esborso di 400.100 euro proprio nel capoluogo, Cuneo, in particolare sull’edificio di via Ferrero ai numeri civici 33-35-37 e 39-41.
Due gli stanziamenti sbloccati invece nell’Alessandrino. Il primo riguarda proprio il Comune di Alessandria per il palazzo di via Bramante ai numeri civici 1-3 e 5-7 e sarà di 650.400 euro, mentre il secondo sarà a Volpedo dove verrano investiti 27.184,69 euro in via Cornaggia 7.
Infine si interverrà anche ad Asti, in via Pavese, ai numeri 12-14-16-18, con un investimento di 405.100 euro.
«Prosegue senza sosta – spiega l’assessore Caucino – l’opera della Regione per massimizzare e utilizzare al meglio le risorse a disposizione per l’edilizia residenziale pubblica. Si tratta di interventi strategici, alcuni dei quali attendevano da anni di essere realizzati, che questo sblocco di fondi consentirà di portare a termine, nell’interesse primario degli assegnatari, che meritano di poter vivere in case sempre più dignitose e all’avanguardia. I nostri obiettivi, che verranno presto espressi anche nella nuova legge sulla Casa, ad oggi in Commissione, ma che presto verrà approvata, sono sempre i medesimi: ridurre al minimo la sfittanza, riqualificare il più possibile i nostri stabili sfruttando ogni risorsa disponibile, combattere l’illegalità e l’abusivismo e valorizzare, coinvolgendoli attivamente, anche gli inquilini. Sono infatti convinta che soltanto con una vera collaborazione, un “patto”, un’unità di intenti tra Regione, Atc e inquilini, potremo davvero cambiare le cose trasformando davvero i complessi di edilizia popolare, garantendo a tutti decoro, legalità e  soprattutto dignità».

Archeoplastica, il Novecento restituito al mare

Quanti reperti di contenitori di vario genere e volume, addirittura degli anni ’60, trovati nelle nostre spiagge ad “Archeoplastica”!

Una mostra, all’interno del “Progetto Mare”, a cura dell’Unione Culturale Franco Antonicelli, ospitata al Polo del ‘900, in via del Carmine, per parlare di sostenibilità ambientale e diffondere le cosiddette “buone maniere”.                                  Sino al 28 ottobre “Archeoplastica” tenterà di sensibilizzare su quanto tempo la plastica rimane nel mare, logorandosi e diventando così microplastiche che ingeriamo ogni giorno.          L’idea nasce nel 2018 dopo aver rinvenuto su di una spiaggia un flacone di crema solare degli anni ’60 e tanti altri rifiuti databili tra la fine degli anni ’50 e i giorni nostri.                          Un mare di plastica indistruttibile ed inarrestabile che attraversa mari, paesi e generazioni. Fa davvero impressione vedere prodotti degli anni che furono praticamente integri.

                                  Tra le tante curiosità presentate nell’atrio di Palazzo San Daniele, vi è anche il “Gobbo in frac”, ritrovato sulla spiaggia di Ostuni, in provincia di Brindisi, presumibilmente ispirato alla figura dello scartellato napoletano, portatrice di ricchezza e fortuna, in commercio negli anni ’60 come salvadanaio e giocattolo, avendo una fessura sulla testa che forse in origine era  coperta da un cilindro.                        Ora però necessita veramente fermarsi, ragionare e cercare di comprendere quello che stiamo facendo, per trovare il modo di scrivere una storia diversa mettendo in pratica scelte responsabili di cui le future generazioni ci saranno grati.

        Igino Macagno 

                                                                                          

I trenta volontari “Plastic Free” ripuliscono il fiume Stura

Oltre 100 sacchi di spazzatura, pari a circa 2.000 chili. È il bottino dei trenta volontari “Plastic Free” che ieri mattina hanno ripulito le sponde e il letto del fiume Stura, nell’ambito dell’evento nazionale “Sea & Rivers” organizzato dalla onlus impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica, con 246 appuntamenti nel weekend in tutta Italia di cui 12 in Piemonte.

 

Tanta plastica e vetro ma anche ingombranti come reti, materassi, biciclette divelte ma soprattutto quei rifiuti legati ai tanti barbecue che illecitamente si allestiscono in questa che un tempo la gente denominava ‘Tossik Park’ ma che, tutt’oggi, continua ad essere terra di nessuno – dichiarano Federico Vidori, Stefano Righini e Francesca Marrazzo, referenti cittadini Plastic Free Onlus – È inammissibile ritrovare pezzi di cestini utilizzati per grigliare, asciugamani, tavoli, sedie e mobili rotti. Abbiamo agito con il fiume Stura in secca a causa della siccità che ha caratterizzato le ultime due annate ma con un minimo di flusso d’acqua tutto ciò sarebbe finito in mare dove, di questo passo, nel 2050 avremo più plastica che pesci. All’Amministrazione chiediamo – proseguono Vidori, Righini e Marrazzo – di predisporre misure di controllo per quest’area sia per questioni di sicurezza in caso di allagamenti sia per evitare che continui questo indecente inquinamento. Le ricerche scientifiche ci dicono come basti cambiare la gestione dei corsi d’acqua per avere sino al 50 per cento in meno di rifiuti nei mari. Ringraziamo i volontari e i cittadini che hanno preso parte all’iniziativa – aggiungono i referenti cittadini Plastic Free – e li invitiamo a seguirci nelle tante attività che portiamo avanti nel torinese e nel resto della Regione. Solo assieme, con un impegno e un’attenzione costante e continuando a sensibilizzare sempre più persone, potremo avere ancora un Pianeta sano domani“.

Oli vegetali esausti , 50 nuovi punti raccolta alla 7

Si estende alla Circoscrizione 7 la raccolta di prossimità degli oli vegetali di provenienza domestica. Prende il via, infatti, il posizionamento di circa 50 cassonetti ad Aurora, Vanchiglia, Sassi, Madonna del Pilone: i contenitori, di colore blu, verranno collocati da Amiat in altrettanti luoghi individuati di concerto con la Città e la Circoscrizione, nell’ambito dell’Accordo siglato tra la Città di Torino, Amiat Gruppo Iren e CONOE (Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti).

 

Il progetto di estensione della raccolta di prossimità ha preso avvio in primavera e ha già coinvolto i quartieri sud della città – nella Circoscrizione 2 e 8 – dove sono già stati attivati oltre 120 punti di raccolta, ed è disponibile anche in una parte della Circoscrizione 6. Obiettivo dell’iniziativa è quello di estendere il servizio a tutta la città, aggiungendosi a quello già attivo presso i Centri di raccolta Amiat, dove è possibile conferire gli oli vegetali esausti all’interno dei fusti presenti.

Nei punti di raccolta collocati sul territorio, invece, l’olio vegetale esausto, precedentemente filtrato da impurità ed eventuali residui di cibo per ottimizzare il processo di trasformazione da rifiuto a risorsa, dovrà essere raccolto in bottiglie ben chiuse che dovranno essere conferite direttamente all’interno degli appositi contenitori. Sarà possibile smaltire olio di oliva e di semi vari usati per frittura, oli di conservazione dei cibi in scatola o in vetro e oli vegetali deteriorati o scaduti.

“Nel percorso di transizione ecologica a fare la differenza sono anche i comportamenti dei singoli cittadini che col loro contributo possono sostenere la trasformazione del rifiuto da problema a opportunità, da emergenza a risorsa, da sperpero a guadagno – ha dichiarato l’Assessora alle Politiche per l’Ambiente Chiara Foglietta – In questo percorso verso una Torino climaticamente neutra, si innesta l’estensione della raccolta capillare degli oli esausti, cui si affianca un’importante attività di comunicazione e azioni formative per le scuole per adottare una nuova buona pratica a difesa dell’ambiente. Sull’economia circolare tante sono le progettualità messe in campo dalla Città di Torino con attività che spaziano dal recupero del cibo, a quello dei RAEE e del legno.”

“L’ulteriore estensione della raccolta di prossimità degli oli vegetali di provenienza domestica – ha commentato la Presidente di Amiat Gruppo Iren Paola Bragantini – dimostra la forte attenzione di Amiat e della città di Torino verso l’ambiente ed il recupero di ogni tipo di rifiuto. Con questa operazione si intensifica la sensibilizzazione di un numero sempre più alto di cittadini verso raccolte di nicchia ma nello stesso tempo estremamente importanti per la salvaguardia del territorio e per una fondamentale circolarità delle risorse”.

Prosegue inoltre la campagna di comunicazione congiunta di Città, CONOE e Amiat, ‘Trasforma un rifiuto in risorsa’, che, attraverso l’affissione di manifesti e la distribuzione di opuscoli informativi sta accompagnando il progetto, con l’obiettivo di informare i cittadini e di sensibilizzarli anche alla corretta gestione degli oli vegetali esausti.

Per maggiori informazioni: https://www.amiat.it/servizi/raccolta-oli-vegetali-esausti

Lavori in vista per rinnovare il mercato di Porta Palazzo

FONDI PINQUA, APPROVATO IL PROGETTO ESECUTIVO PER LA MANUTENZIONE STRAORDINARIA DEL MERCATO DI PORTA PALAZZO. LAVORI PER 2 MILIONI E 500MILA EURO

Prosegue l’impegno dell’Amministrazione per la riqualificazione dei mercati cittadini. Questa mattina la Giunta Comunale, su proposta dell’assessore al Commercio e ai Mercati Paolo Chiavarino, ha approvato il progetto esecutivo e il cronoprogramma finanziario per la realizzazione della manutenzione straordinaria del mercato di Porta Palazzo, per un importo complessivo dei lavori di euro 2.500.000 (IVA compresa).

Il progetto è finalizzato alla realizzazione di interventi di riqualificazione delle tettoie destinate alle vendite dei ‘produttori/contadini’ e dei casalinghi, del rifacimento dei servizi igienici, della pavimentazione delle esedre sud-est e sud-ovest del mercato, della sostituzione di pozzetti idrici ed elettrici, dell’impermeabilizzazione dei muri contro terra del mercato coperto ‘V Alimentare’.

La spesa complessiva per i lavori è finanziata per 2.480.000 euro con fondi provenienti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nell’ambito del ‘Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare – PINQuA’ individuato all’interno del PNRR e per 20.000 euro con fondi della Città.

Porta Palazzo è un mercato con una importante utenza sia cittadina, sia di provenienza d’oltralpe (soprattutto francese al sabato).

“L’obiettivo del progetto – dichiara l’assessore Chiavarino – è quello di un adeguamento complessivo dell’area mercatale dal punto di vista commerciale, ambientale, della sicurezza e per una migliore funzionalità”.

Si prevedono interventi di messa a norma delle vetrate delle tettoie metalliche d’inizio Novecento e l’allaccio idrico dell’impianto degli alimentaristi del quadrante nord-est oltre alla realizzazione dei pozzetti idrici per gli alimentaristi e interventi di manutenzione sulla pavimentazione in pietra del quadrante sud-est.

L’inizio dei lavori è previsto per i primi di ottobre di quest’anno e dureranno circa un anno e mezzo (fine prevista nella primavera del 2025), con un cronoprogramma teso a limitare il disagio per gli ambulanti e dei clienti.(e.b.)

Dagli Stati generali dell’export la richiesta di meno burocrazia

 DA OLTRE 2000 AZIENDE ESPORTATRICI APPELLO PER UN NUOVO MINISTERO PER IL COMMERCIO ESTERO, ISTITUZIONE DI UNA CABINA DI REGIA SULL’EXPORT

– Aperta  ad Alba dal Presidente del Forum Italiano dell’Export, Lorenzo Zurino, la 5° edizione degli Stati Generali dell’Export

– Rappresentate oltre 2.000 aziende con 200 miliardi di fatturato complessivo

– il Chairman di Anivad Spa e azionista Exor, Eduardo Teodorani Fabbri, e Francesco Pugliese (Vicepresidente Confcommercio) entrano nel board del Forum Italiano dell’Export

Alba 29 settembre – “L’Italia basa sul commercio estero oltre un terzo del proprio PIL, circa 660 miliardi di euro ed è bizzarro che questo settore non abbia un proprio Ministro di riferimento. Il Ministero per il Commercio Estero venne previsto con grande lungimiranza dal primo Governo de Gasperi e dovrebbe essere ripristinato perché il Paese possa restare competitivo.

L’export italiano, come dimostrano i dati ISTAT di oggi, si sta dimostrando resiliente ma la perdita di mercati come Russia e Ucraina, le grandi difficoltà della Germania e gli altissimi costi di materie prime e logistica devono spingerci a lavorare di più e meglio su mercati emergenti come Vietnam, Indonesia, Malesia e in Africa eliminando alcuni limiti strutturali”

Così Lorenzo Zurino, Presidente del Forum Italiano dell’Export – IEF nel corso dell’apertura della 5° edizione degli Stati Generali dell’Export ad Alba, in rappresentanza delle oltre 2000 aziende rappresentate dal Forum Italiano dell’Export e che esprimono circa 200 miliardi di fatturato, realizzato in buona parte fuori dall’Italia.

Tra gli argomenti principali della prima giornata: la necessità di supportare l’attività delle aziende esportatrici attraverso la creazione di un Ministero dedicato completamente ai temi dell’export, una decisa politica di difesa del Made in Italy nei contesti internazionali, in particolare contro l'”italian sounding”, una complessiva semplificazione burocratica, ad esempio nelle procedure di sdoganamento, un potenziamento del trasporto su ferro e via mare.

È stata ribadita inoltre la necessità di aiutare le aziende esportatrici italiane a crescere e ad aggregarsi perché – come ha affermato il Presidente Zurino – “Piccolo non è bello ma è solo piccolo. la dimensione è un fattore che aiuta molto ad essere competitivi sui mercati internazionali”.

Grandi aziende e PMI, Banche, Associazioni di categoria, Enti fieristici, Università, Ordini professionali presenti agli Stati Generali hanno convenuto sull’importanza di una cabina di regia permanente dedicata all’export e al Made in Italy, visto il ruolo di un settore vitale per l’economia italiana.

Nel corso dell’evento è stato ufficializzato l’ingresso nel board dello IEF del Chairman di Anivad Spa e azionista Exor, Eduardo Teodorani Fabbri e di Francesco Pugliese (Vicepresidente Confcommercio).

Tra i relatori intervenuti alla prima giornata il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio; Flavio Briatore; il Presidente Nazionale Coldiretti, Ettore Prandini; la Vicepresidente e Amministratore Delegato di Irinox e Vicepresidente di Confindustria, Katia Da Ros; il Vicepresidente Confcommercio, Francesco Pugliese; il Rettore della Luiss Guido Carli, Andrea Prencipe; il Presidente di Minerva Hub, Matteo Marzotto; il Presidente di Cirio Agricola e Maccarese Agricola, Andrea Benetton; Marco Mandelli, Chief Corporate & Investment Banking Officer di BPER, main sponsor dell’evento.

* * *

Gli Stati Generali dell’Export sono organizzati dal Forum Italiano dell’Export – IEF, primo Think tank dedicato alla discussione e al confronto sull’export e il Made in Italy che raggruppa 2067 imprese, istituzioni ed associazioni per un totale di circa 200 miliardi di euro di fatturato. Il Forum ha come obiettivi migliorare la conoscenza delle opportunità nei mercati europei e internazionali, facilitare lo scambio di idee e punti di vista, contribuire alla crescita economica italiana, dimostrare le potenzialità del nostro Paese e aprire nuove opportunità di business. Carattere qualificante degli Stati Generali dell’Export è la partecipazione gratuita ed aperta a tutti per coinvolgere un pubblico più ampio possibile nel confronto relativo ai temi dell’export e del Made in Italy.

Tassiamo gli extraprofitti bancari!

Ho fatto una breve indagine fra gli amici sul tema della tassazione dei cosiddetti extraprofitti bancari, chiedendo se fossero d’accordo o no sull’ipotesi di imporre il pagamento di un’imposta sui guadagni derivanti dall’enorme ampliamento della forbice dei tassi ed il risultato è stato chiarissimo ed indiscutibile.

Su venti persone (campione certamente esiguo, ma comunque da non sottovalutare) 18 hanno risposto senza esitazioni SI e solo 2 hanno risposto NO.

Tenendo presente che quei due sono dirigenti di banca (anch’io ho qualche amicizia “pericolosa”…) ne ho concluso che la totalità del campione è favorevole al progetto.

Populismo? Risentimento contro la casta dei bancari? Voglia di rivalsa dopo anni di angherie subite?

Le motivazioni possono essere tante, non tutte magari condivisibili, ma il responso mi pare indiscutibile; ed invito gli scettici a provare a fare lo stesso test fra i loro amici.

Il fratto è che nel corso degli ultimi anni gli istituti di credito hanno approfittato della situazione anomala del mercato: è vero che hanno ridotto (ma con ritardo, e non sempre in misura adeguata) i tassi a carico dei clienti finanziati, ma hanno azzerato senza pietà il rendimento dei conti correnti e dei libretti di risparmio. E nel momnento in cui, un anno fa, l’inflazione (spinta dalla forte ripresa economica dopo il tracollo del PIL durante gli anni del COVID) ha ripreso a correre in misura veloce, passando da zero al 10%, i tassi applicati sui prestiti sono schizzati alle stelle mentre quelli sui depositi sono rimasti a zero.

Una situazione anomala e moralmente inaccettabile: se il tasso di riferimento delle banche centrali indica il “costo base” del denaro, è logico ed etico che la traslazione degli aumenti avvenga sia nel campo dei tassi attivi che in quello dei tassi passivi. Magari non con la stessa entità numerica, ma comunque con lo stesso trend.

Invece cosa è successo?

La tabella lo indica chiaramente.

Forbice tassi

ANNI​ ATTIVI ​​ PASSIVI​​  FORBICE

2019​ 1,54% ​​0,29% ​​1,25%

2020​ 1,39% ​​0,23%​​ 1,16%

2021 ​1,35%​​ 0,23%​​ 1,12%

2022 ​3,45%​​ 0,40% ​​3,05%

 

Utili bancari alle stelle a tutto vantaggio di due categorie: gli azionisti (che quest’anno beneficeranno di corposi dividendi) ed i dipendenti (che si spartiranno i premi previsti dai budget).

Insomma, l’anomalo andamento dei tassi attivi per le banche (triplicati) e dei tassi passivi (praticamente invariati) ha generato i cosiddetti “extraprofitti”, cioè un incremento improvviso degli utili legati ad eventi eccezionali non riconducibili a strategie aziendali o capacità imprenditoriali.

Il governo ha ritenuto quindi opportuno intervenire, introducendo la tassazione sugli extraprofitti attraverso il cosiddetto “decreto Omnibus” del 10 agosto 2023, che prevede l’imposizione con l’aliquota del 40% sul maggior valore del margine d’interesse dell’anno 2022 (purché superi di almeno il 5% il margine del 2021), e sul margine dell’anno 2023 (purché superi di almeno il 10% il margine del 2021). Per evitare un eccesso di tassazione che avrebbe potuto pregiudicare gli equilibri di bilancio, è stato fissato un tetto massimo della tassa pari allo 0,1% del totale dell’attivo delle istituzioni di credito.

Dopo accese discussioni (anche all’interno della maggioranza) si è elaborato un emendamento che modifica in parte il meccanismo di calcolo.

Il tetto massimo dell’imposta straordinaria sarà elevato dallo 0,1% allo 0,26%, ma su una base imponibile più esigua, escludendo il margine d’interesse sui titoli di Stato.

Inoltre (importante novità) in luogo del versamento le banche potranno destinare «a una riserva non distribuibile un importo pari a due volte e mezzo l’imposta», riserva computata «tra gli elementi del capitale», rafforzando il patrimonio delle banche. La tassa dovrà essere versata all’Erario «solo nel momento in cui quel patrimonio dovesse essere distribuito agli azionisti».

Infine è stabilito (norma importante ai fini della tutela del risparmio) il divieto alle banche di traslare gli oneri derivanti dalla tassa «sui costi dei servizi erogati nei confronti di imprese e clienti finali».

Finché non sarà definitivamente approvata la norma, non si potràesprimere alcun giudizio.

Ma un’osservazione è d’obbligo: il principio della tassazione di extraprofitti è eticamente corretto, trattandosi di una rendita di posizione derivante da posizione oligopolistica tipica del sistema bancario.

Ed a questo punto mi permetto di avanzare una proposta sicuramente provocatoria ma altrettanto sicuramente non del tutto fuori luogo.

Signori banchieri, se siete così contrari a farvi tassare gli extraprofitti, perché non provvedete a ridurli applicando sui depositi interessi adeguati ed in linea con il trend di mercato? Non volete pagare 2 miliardi di imposte supplementari? Basta pagare 2 miliardi di interessisui conti correnti riducendo la forbice a livelli “naturali” ed “equi”.

Otterrete due importanti risultati: un risparmio sulle odiate imposte e la riconoscenza dei milioni di clienti che vi hanno affidato i loro sudati risparmi (sono oltre 1.100 miliardi di euro) fiduciosi di trarne un rendimento che li compensi dei loro sacrifici.

Parlate tanto di fidelizzazione della clientela in convegni, riunioni, meeting, cercate di passare dalle parole ai fatti, fidelizzandoli veramente attraverso l’unico strumento che può legarli alla vostra banca: l’interesse!

Grazie.

 

Gianluigi De Marchi

Startup innovative nell’impatto sociale e ambientale

SIM PRESENTA IL REPORT 

lunedì 2 ottobre ore 17.30

Quali sono i numeri delle startup a significativo impatto sociale e ambientale in Italia? Qual è il loro andamento rispetto a quello delle startup tradizionali? SIM presenterà i dati dell’ultimo Report sulle Startup innovative a significativo impatto sociale in Italia e ne discuterà con un panel di esperte ed esperti il 2 ottobre alle ore 17.30.

 

 

Il team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM), con base al Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione-DIGEP del Politecnico di Torino, presenterà gli aspetti essenziali della ricerca condotta sulle Startup Innovative a significativo impatto sociale e ambientale in Italia.

L’evento si terrà su Zoom lunedì 2 ottobre alle ore 17.30.

 

La ricerca condotta dal team di ricerca di SIM ha ricevuto il supporto di Assobenefit, Ashoka Italia, Fondazione Giordano dell’Amore Social Venture, GoBeyond – la piattaforma di innovazione responsabile di Sisal, InnovUp, Fondazione Giacomo Brodolini, Molten Rock, University of East Anglia e Social Innovation Teams (SIT).

Per partecipare al webinar è necessario registrarsi a questo link.

Dal Report emerge che le Startup Innovative operative di età inferiore a cinque anni e rientranti nelle soglie previste dalla normativa erano 12026 a fine 2022, un numero per la prima volta in calo rispetto all’anno precedente in cui erano 12519 (-3,9%). Sulla base della ricerca effettuata, il numero delle Startup è calato in tutte le regioni italiane, ma la proporzione di startup concentrate in Lombardia, Lazio e Campania, le prime tre regioni italiane per numero di startup, è aumentata.

“La ricerca di quest’anno ci conferma che il numero delle giovani Startup Innovative è calato, ma la cosa più interessante è che, tra queste, le startup che dichiarano ufficialmente il proprio impatto sociale o ambientale tramite qualifiche come quelle di Società Benefit o B Corp è aumentato, e adesso sono passate a rappresentare quasi il 5% delle Startup Innovative. A titolo di confronto, due anni fa queste startup erano il 3% del totale e il trend è in costante crescita”, dichiara il professor Paolo Landoni, Coordinatore di SIM.

L’evento si aprirà alle 17:30 con i saluti istituzionali. Successivamente il Direttore della Ricerca, professor Paolo Landoni e il vicedirettore della ricerca Alessandro Laspia presenteranno i principali risultati dello studio.

A seguire la Tavola Rotonda la quale vedrà la partecipazione di esperte ed esperti su imprenditoria, startup ed innovazione.

Il Report Pubblico sarà disponibile il giorno successivo all’evento e scaricabile gratuitamente a questo link.

 

Per maggiori informazioni è possibile mandare un’e-mail a sim@polito.it