Immagini del nemico e propaganda negli anni tra il 1914 e il ’18 fanno riflettere su un capitolo triste della storia mondiale che ha aperto le porte alla nuova Europa
Promossa dal Consiglio Regionale del Piemonte e curata dal vignettista torinese Dino Aloi, la mostra intitolata “Matite di guerra, satira e propaganda in Europa 1914-1918” rimarrà aperta a Pralormo, in provincia di Torino, fino al primo maggio, presso la Sala Consiliare in via Umberto Primo, in occasione della celebrazione del Centenario della Grande Guerra. Il centinaio di pezzi esposti raccoglie giornali di trincea, libri, disegni e tavole originali, opera di vignettisti e artisti vari di tutta Europa e pubblicati nel periodo 1914-1918 in Paesi quali Germania, Spagna, Olanda e Francia. Attraverso il loro fine primario di alimentare l’acredine per l’odiato nemico della nazione, riescono a aprire agli occhi dello spettatore odierno un lucido spaccato su quella che fu una delle più drammatiche e tristi pagine della storia del secolo passato. Guerra e umorismo risulta un binomio in stridente contraddizione, ma che ha rappresentato, in occasione della Grande Guerra, uno strumento di propaganda indirizzato a creare consenso attorno al conflitto mondiale.Vignette e caricature rappresentano, infatti, il nemico come sanguinario, codardo, fisicamente disgustoso, e risultano tanto drammatiche da assumere oggi il valore universale dell’arte. Con questa mostra il Consiglio Regionale del Piemonte e la Consulta Europea hanno voluto avviare, in occasione del centenario del primo conflitto mondiale, una serie di iniziative capaci di alimentare, soprattutto tra i più giovani, la consapevolezza che da quell’immane tragedia ha preso le mosse la nuova Europa, l’Europa unita di oggi.
Stefania Tagliaferro
Orari : lunedì – giovedì – venerdì 8,30-13,00 ;
mercoledì 8,30 – 13,00 e 15,00 -17,00 .
Aperture straordinarie in occasione di Messer Tulipano : 3 – 10 – 16 – 17 – 24 – 25 aprile e 1 maggio, con orario 10,00 – 19,00 .

colore, ed ebrei, ai dubbi dello stesso campione, la cui partecipazione all’interno della squadra avrebbe significato avallare una vita senza problemi all’interno del proprio paese, fantasiosamente libero da ogni razzismo. Il tutto è “narrato” oltre misura, le musiche e le scene madri non fanno altro che enfatizzare, la presenza e l’abbandono del proprio posto da parte di Hitler, nonché la famosa stretta di mano al campione, hanno avuto negli anni differenti versioni per cui il coté più strettamente storico può apparire anche incerto (anche il democratico Roosevelt rifiutò di incontrare Owens alla Casa Bianca in tempi meno sospetti): certo ancora oggi, a distanza di ottant’anni, pare impossibile veder entrare il campione con la moglie, in una serata in suo onore, dall’ingresso riservato agli uomini di colore. Protagonista è Stephan James, attorno a lui Jeremy Irons e William Hurt e Carice van Houten: chi occupa la scena, divenendo quasi il protagonista della bella storia tutta onore e forza d’animo, è Jason Sudeikis nelle vesti del coach Larry Snyder, in ogni momento pronto a credere e rincuorare.
Lo storico settecentesco Thesauro sosteneva che la città venne fondata dal fratello di Osiride e porterebbe con sé il marchio indelebile della Terra di Kemet.
una colonia. Di qui il titolo della conferenza “Torino capitale dell’Egitto ? “ che si terrà sabato 9 aprile, alle ore 21, nel salone comunale di Sciolze in via Roma 2. L’argomento sarà al centro dell’intervento di Libero Pierpaolo Manetti della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti la cui risposta affermativa non si baserà su improbabili miti ma su solide realtà, in particolare il ruolo che Torino ha ricoperto da sempre nella salvaguardia del patrimonio storico ed archeologico dell’Egitto. L’evento sarà a cura delle associazioni Montaldo Cultura e Sapori di Sciolze che vede la collaborazione tra i due sodalizi di paesi diversi con l’organizzazione di una prima conferenza cui seguiranno altri momenti in alternanza tra i due territori
Manifesti e fotografie pubblicitarie d‘epoca di artisti di circo e del varietà oltre che di clown della fine del diciannovesimo secolo 



A cura di Elio Rabbione

La comune – Drammatico. Regia di Thomas Vinterberg, con Trine Dyrholm e Ulrich Thomsen. Nella Copenhagen del 1975, una coppia – Erik, professore dio architettura e Anna, giornalista televisiva – decidono di ospitare nella loro grande casa una decina di amici, altre coppie o single, per dar vita ad uno di quei gruppi pieni di libertà che andavano tanto di moda in quegli anni, specialmente nel nord dell’Europa. Ma l’arrivo di una nuova persone manderà in frantumi le regole e le promesse che sino ad allora avevano mostrato di reggere bene. Dall’autore di “Festen” e del “Sospetto”, Orso d’argento alla migliore attrice a Trine Dyrholm alla scorsa Berlinale. Durata 111 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, Nazionale 2)
Desconosido – Resa dei conti – Thriller. Regia di Dani de la Torre, con Luis Tosar. Carlos, vicedirettore di banca, come ogni mattina accompagna i figli a scuola. Una telefonata interrompe la sua tranquillità e quella della sua famiglia. Un uomo al telefono gli comunica che c’è una bomba sotto i sedili della macchina e che scoppierà se lui non verserà una somma di denaro sul suo conto. Un’opera prima, scritta dal torinese Alberto Marini che ha tutte le carte in regola per promettere e mantenere una tensione altissima. Durata 102 minuti. (Centrale v.o., F.lli Marx sala Groucho)
Love and Mercy – Biografico. Regia di Bill Pohlad, con Paul Dano, John Cusak, Elizabeth Banks e Paul Giamatti. La vita di Brian Wilson, l’anima e il leader dei favolosi Beach Boys, una vita vista nel pieno degli anni Ottanta, tra successi e droghe, e vent’anni dopo, quella della ricostruzione, tra la disintossicazione e nuovi affetti, anche se all’ombra di uno psichiatra assai negativo che vorrebbe avere il pieno controllo dell’individuo. Durata 120 minuti. (Classico)


