Dopo le recenti tournée a Hong Kong, Parigi ed Essen, accolte trionfalmente da critica e pubblico, il Teatro Regio è stato invitato al prestigioso Savonlinna Opera Festival, in Finlandia, uno dei più longevi e rinomati Festival internazionali, giunto quest’anno alla sua 104ª edizione.
Dal 2 al 6 Agosto, nella splendida cornice del Castello di Olavinlinna, sono stati messi in scena due nostri allestimenti: La bohème e Norma. L’Orchestra e il Coro del Regio sono stati diretti da Gianandrea Noseda, maestro del coro: Claudio Fenoglio.
La bohème è andata in scena il 2, 4 e 6 Agosto per la regia di Vittorio Borrelli. Un cast d’eccezione ha dato vita alla toccante storia d’amore tra Mimì e Rodolfo. Il soprano Erika Grimaldi nei panni della protagonista, Mimì; il tenore Stefano Secco Rodolfo; il soprano Kelebogile Besong il personaggio di Musetta; completano il cast: i baritoni Simone Piazzola (Marcello) e Simone Del Savio (Schaunard); i bassi Aleksandr Vinogradov (Colline) e Matteo Peirone (Benoît e Alcindoro). Questo storico allestimento creato da Giuseppe Patroni Griffi in occasione del centenario della prima assoluta, ambienta il celebre capolavoro di Puccini nella Parigi di fine Ottocento, popolata da personaggi caratterizzati da una gestualità quotidiana, spontanea, capaci di dar rilievo alle indimenticabili melodie create dal compositore.
Il 3 e il 5 Agosto è andata in scena Norma di Vincenzo Bellini, regia di Vittorio Borrelli dall’originale di Alberto Fassini. Una produzione semplice ma potente, giocata su quinte mobili e fondali dipinti, che evocano un mondo barbarico e ancestrale, nel quale emerge in forte contrasto la tragica passione della sacerdotessa Norma per il generale romano Pollione. Il cast annovera importanti artisti di fama internazionale: Norma sarà il soprano Elena Mosuc, Pollione il tenore Gregory Kunde, Oroveso il basso Michele Pertusi, Adalgisa il mezzosoprano Veronica Simeoni e Flavio il tenore Andrea Giovannini.
Le scene di entrambi gli spettacoli sono riadattate da Saverio Santoliquido e Claudia Boasso, le luci sono di Andrea Anfossi. Grande successo tra il pubblico di melomani finlandesi.
Ghostbusters – Commedia. Regia di Paul Feig, con Melissa McCarthy, Kristen Wiig, Leslie Jones, Kate McKinnon e Chris Hemsworth. Ovvero gli Acchiappafantasmi al femminile. Per cui, in attesa di sequel di cui già si parla, dimenticate Bill Murray con Dan Aykroyd&Co (dirigeva Ivan Reitman, era il 1984, un successone: ai “vecchi” sono rimasti qui i “camei”) e divertitevi con le nuove quattro signore a caccia di ectoplasmi orripilanti per le strade di New York. Osteggiate e derise, scrittrici semisconsciute, Abby ed Erin decidono di pubblicare un libro sui fantasmi, con la tesi inequivocabili che questi esistono. Figurarsi quando il libro arrivata tra le mani dei colleghi di Erin alla Columbia University. Ma la coppia non si perde d’animo e quando in città caleranno i mostri sarà proprio la “premiata ditta” a risolvere la brutta questione. Durata 108 minuti. (F.lli Marx sala Groucho, Ideal, Lux sala 3, Massaua, The Space, Uci)
My bakery in Brooklyn – Un pasticcio in cucina – Commedia. Regia di Gustavo Ron, con Linda Lavin e Aimée Teegarden. Due cugine ereditano dalla zia una vecchia pasticceria, l’una vorrebbe trasformarla del tutto, l’altra non vuole toccare nulla. Durata 118 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)
La notte del giudizio – Election Day – Azione. Regia di James De Monaco, con Elizabeth Mitchell e Frank Grillo. Una senatrice e la sua guardia del corpo vogliono abolire – in un futuro più o meno lontano da noi (?) – le dodici ore di anarchia totale permesse una volta l’anno dal governo degli Stati Uniti. Durata 105 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, The Space, Uci)
La pazza gioia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Virzì, con Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, Tommaso Ragno e Marco Messeri. “Clinicamente pazze”, Beatrice Morandini Valdirana e Donatella Morelli sono ospiti di Villa Biondi, un centro per malattie mentali sulle colline pistoiesi, l’una egocentrica e logorroica, l’altra tatuatissima e fragile, solitaria, cui la legge ha tolto il figlio per affidarlo in adozione ad una coppia. Nonostante le diversità che le dividono, le due donne fanno amicizia, sentono il bisogno l’una dell’altra, fuggono, vivono appieno “una breve vacanza”, provano a inseguire una vita nuova sul filo sottile della “loro” normalità. Grande successo alla Quinzaine di Cannes per le interpreti e per l’autore del “Capitale umano”. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 1, Uci)
Skiptrace – Missione Hong Kong – Azione. Regia di Renny Harlin, con Jackie Chan e Johnny Knoxville. Un detective e un giocatore d’azzardo danno la caccia al capo della malavita della città cinese. Durata107 minuti. (Massaua, Ideal, The Space, Uci)
The legend of Tarzan – Avventura. Regia di David Yates, con Alexander Skarsgard, Christoph Waltz, Samuel J. Jackson e Margot Robbie. Ennesima rivisitazione del personaggio creato poco più di un centinaio di anni fa dalla fantasia di Edgar Williams Burroughs. Come Lord Greystock, su richiesta del Primo Ministro inglese, deve tornare in Africa (gli esterni sono stati realizzati in Gambia) con l’amatissima Jane, al seguito di una importante missione istituzionale: ma dovrà ben presto abbandonare gli abiti civili per abbracciare perizoma e liane e combattere un losco traffico che si nasconde tra i cattivi della spedizione, il perfido capitano Rom (Waltz) in primo luogo. Durata 109 minuti. (Ideal, Massaua, F.lli Marx sala Chico, The Space, Uci)
op Cat e i gatti combinaguai – Animazione. Regia di Andres Couturier. Le origini del simpatico personaggio, dalla scoperta del suo personalissimo cappello all’incontro con l’agente Dibble, fino all’incontro con gli altri felini che andranno a formare la sua fedelissima gang. Che cosa inventeranno allora i nostri in questa nuova, brillante avventura? Magari rubare a Mr. Big. il malvivente più pericoloso della città, i suoi preziosissimi diamanti… Durata 89 minuti. (Massaua, The Space, Uci)





Dal 25 al 30 luglio si svolgerà la 17° edizione di “Malescorto”, il festival internazionale di cortometraggi che si tiene a Malesco, in Valle Vigezzo, quasi sul confine tra i Piemonte e la Svizzera.
Angry Birds – Il film – Animazione. Regia di Fergal Reilly e Clay Keytis. Un’isola dove vi sono uccelli che quasi non sanno volare, tre di essi – il collerico Red, il velocissimo Chuck, l’esplosivo Bomb – vivono emarginati dal resto dei pennuti. Ma quando l’isola verrà invasa da una masnada di maiali verdi che la vorrebbero fare da padroni, non dovranno i tre dimostrare il loro coraggio e la disperata ricerca della salvezza comune? Durata 97 minuti. (Massaua, The Space, Uci)
bel po’ a convincere l’agente di colore della Cia di non essere coinvolto in un attentato di matrice terroristica: i cattivi, insospettabili, stanno altrove. Insieme i due dovranno collaborare per sventare una rapina alla Banca nazionale francese. Non soltanto prodotto estivo, teso, ricco di colpi si scena, con tutte le tessere del thriller al posto giusto (inseguimenti, doppiogiochisti, montaggio perfetto, c’è anche l’immancabile corsa sui tetti con vista su Notre Dame, mozzafiato). Durata 92 minuti. (Ideal, Lux sala 3, Massaua, Reposi, The Space, Uci)
Conspirancy – Thriller. Regia di Shintaro Shimosawa, con Al Pacino, Anthony Hopkins e Josh Duhamel. Esempio di legal Thriller, l’opera prima di Shimosawa vede un giovane avvocato mettersi nei guai quando una ex fiamma gli offre le prove per affondare il manager di un importante gruppo farmaceutico (Hopkins). Ma di mezzo c’è anche il socio del suo stesso studio legale (Pacino). Durata 106 minuti. (Greenwich sala 2)
Mother’s day – Commedia. Regia di Garry Marshall, con Jennifer Aniston, Kate Hudson e Julia Roberts. Dall’acclamato regista di “Pretty woman” e “Capodanno a New York” un film dedicato alle donne, o meglio alle mamme, nei giorni che precedono la loro festa annuale. Commedia corale: c’è la madre divorziata con figli cui non va proprio giù il nuovo matrimonio dell’ex, c’è chi va alla ricerca della propria vera madre, c’è chi deve risolvere i rapporti conflittuali con il proprio figlio, c’è anche il padre che deve rivestire le vesti di madre e badare alle due figlie adolescenti, c’è la figlia già cresciuta che riscopre il proprio rapporto con la madre non più giovanissima. Durata 118 minuti. (Reposi)
che gli avrebbe fatto vincere l’Oscar, McCarthy ha dato vita a questa favola di radici yiddish, con un Adam Sandler in stato di grazia. Lui è Max, non più giovanissimo, calzolaio da sempre chiuso nel negozio di famiglia alle prese con un lavoro che davvero non ama. Un giorno s’imbatte per caso in una macchina per cucire le suole delle scarpe, miracolosa: potrà rivestire i panni di chiunque, a patto di indossarne le scarpe. E da quel giorno la sua vita cambierà. Durata 99 minuti. (Ideal, Massaua, The Space, Uci)
La pazza gioia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Virzì, con Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, Tommaso Ragno e Marco Messeri. “Clinicamente pazze”, Beatrice Morandini Valdirana e Donatella Morelli sono ospiti di Villa Biondi, un centro per malattie mentali sulle colline pistoiesi, l’una egocentrica e logorroica, l’altra tatuatissima e fragile, solitaria, cui la legge ha tolto il figlio per affidarlo in adozione ad una coppia. Nonostante le diversità che le dividono, le due donne fanno amicizia, sentono il bisogno l’una dell’altra, fuggono, vivono appieno “una breve vacanza”, provano a inseguire una vita nuova sul filo sottile della “loro” normalità. Grande successo alla Quinzaine di Cannes per le interpreti e per l’autore del “Capitale umano”. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 1)
Yorktown, ma l’astronave viene attaccata da misteriosi alieni e distrutta. L’equipaggio riesce a salvarsi su un pianeta sconosciuto, in cerca di aiuto. I membri dell’equipaggio sono separati e i soccorsi sembrano essere impossibili. Durata 122 minuti. (Ideal, Lux sala 2, Massaua, The Space, Uci)
Alla caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, ci fu una grande festa nella casa colonica dei Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico, un podere di circa sedici ettari collocato nel mezzo della pianura Padana
liberazione sarebbe venuta solo ventun mesi dopo, al prezzo di molte sofferenze. Ma quel 25 luglio, alla notizia che il duce era stato arrestato, c’era solo una gran voglia di festeggiare. I Cervi , insieme ad altre famiglie del paese, portarono la pastasciutta in piazza, nei bidoni per il latte. Con un rapido passaparola la cittadinanza si riunì attorno al carro e alla “birocia” che aveva portato la pasta. Tutti in fila per avere un piatto di quei maccheroni conditi a burro e formaggio che, in tempo di guerra e di razionamenti, erano prima di tutto un pasto di lusso. C’era tanta fame, ma c’era anche la voglia di uscire dall’incubo del fascismo e della guerra, il desiderio di “riprendersi la piazza” con un moto spontaneo, dopo anni di adunate a comando e di divieti. Di quel 25 luglio, di quella pagina di storia italiana è rimasto poco
nella memoria collettiva. Eppure c’è stato, in tutta Italia e in quell’occasione, uno spirito genuino e pacifico di festa popolare: prima dell’8 settembre, dell’occupazione tedesca, della Repubblica di Salò. Prima delle brigate partigiane e della Lotta di Liberazione. Una data simbolica della nostra storia contemporanea, quella del 25 luglio 1943, quando i Cervi diedero vita – e sono parole di Alcide, papà Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio e Ettore Cervi che vennero poi fucilati dai fascisti- “in un unico sparo” – il 28 dicembre di quell’anno al poligono di Reggio Emilia – al “più bel discorso contro il fascismo: la pastasciutta in bollore”.
Sospesi tra storia e invenzione in un Medioevo che sembra vero, sono raccolti in un unico volume i tre romanzi di Laura Mancinelli, in cui la scrittrice da poco scomparsa, ci ha consegnato una visione fantastica e ironica della tradizione e della società medievale
bella. E infine, conclusione ideale di questa metafora, la vicenda narrata ne
di avventure e sentimenti. “Non avevo mai pensato di fare la scrittrice, né lo avevo mai desiderato”, disse di se Laura Mancinelli. “Amavo la mia professione, che mi dava molte soddisfazioni e non mi costava fatica: ero docente di germanistica con particolare specializzazione nella letteratura tedesca medievale, un campo poco o nulla studiato in Italia, nel quale mi ero avventurata con grande entusiasmo scoprendo cose assai interessanti. Mi ero dedicata alla traduzione di poemi in antico tedesco – I Nibelunghi, il Tristano -, che rendevo in versi italiani e che riempirono la mia vita fino a un certo momento”. Poi, quasi per caso, la svolta, quando venne ricoverata agli Ospedali Riuniti di Venezia per un disturbo alla vista (a quel tempo viveva nella città della laguna, dove insegnava all’università, prima di trasferirsi a Torino). “
ospedale due settimane, per analisi, benché il disturbo fosse totalmente scomparso dopo tre soli giorni. Nell’inerzia forzata di quelle notti insonni ripassai nella mente tutta una trama di romanzo che avevo abbozzato per scherzo molti anni prima. Una volta dimessa dall’ospedale, ne feci una stesura corretta e completa: era il 1981 quando uscirono I dodici abati di Challant. Pensavo, allora, che sarebbe stato il primo e l’ultimo romanzo della mia vita. Invece poi la narrativa mise radici in me come una necessità. O forse un vizio?”. Per fortuna dei lettori, quel “vizio” continuò ad indurla a scrivere, lasciandoci più di trenta volumi tra romanzi storici, saggi letterari, memorie, racconti per ragazzi, traduzioni e la serie di detective-story del capitano di polizia Florindo Flores.