Finalborgo – Finale Ligure (Savona)
IN MOSTRA A FINALBORGO, I “PAESAGGI SENSIBILI” E GLI UNIVERSI GIOCOSI DELL’ARTISTA CANELLESE FOLGORATO DALLA PITTURA DI BURRI

Mostra intrigante e suggestiva. A partire dal titolo. Anche curioso. E perfettamente esplicativo del far pittura di Gian Carlo Ferraris, classe ’50, nato a San Marzano Oliveto, nella provincia astigiana, ma da anni residente a Canelli. A lui è dedicata l’ampia personale, curata da Anna Virando (conservatrice del Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Mombercelli) con il patrocinio
dell’Unione dei Comuni del Finalese e ospitata negli spazi del Complesso Monumentale di Santa Caterina– Oratorio de’ Disciplinati della stupenda Finalborgo, l’antica Burgum Finarii, fra i “Borghi più belli d’Italia”, per secoli capitale del Marchesato dei Del Carretto nonché centro amministrativo della “balneare” Finale Ligure, nel Savonese. Il titolo, si diceva: “L’aeroplano giallo”. Oggetto ludico di più o meno remota memoria, fantasioso giocattolino dell’infanzia, “spesso ricorrente nei miei quadri”, ci ricorda l’artista, che ha indubbiamente visto bene titolandogli – proprio per questo- una personale che è, dalla prima all’ultima opera esposta, autentica “Poesia”. “Poesia pura”. “Gioco” libero e accattivante “Divertissement”. Come vuole essere,
forte di un “mestiere” ormai quasi cinquantennale, la sua singolarissima pittura. L’attività artistica di Ferraris inizia infatti nel ’72 (allorquando l’allora giovin pittore sfugge – volutamente e
presumibilmente senza grossi patemi – al predestinato posto fisso e sicuro, già pronto per lui nell’azienda paterna produttrice a Canelli di macchine enologiche); dal ’74 all’’84 insegna Figura Disegnata al “Primo Liceo Artistico” di Torino e fino al 2010 Discipline Pittoriche all’ “Istituto d’Arte” di Acqui Terme. In mezzo ci stanno le mostre, personali e collettive. Ma anche la continua ricerca, il lavoro quotidiano rigoroso e sofferto sul segno e sul colore. Esercizi di stile. Prove di pittura felix, che lo portano dai “Paesaggi della memoria” (quadri dal 1997 al 2007), fatti di “materia evocata, costruita come in sogno, un ricordo dai contorni indistinti” agli attuali “Paesaggi sensibili” (2007 – 2017), superando non senza sforzi il richiamo alla “memoria”, termine “equivoco che rimanda al passato, mentre le ricerche vanno rivolte sempre al futuro”. La folgorazione, racconta lo stesso artista, avviene a Città di Castello visitando il “Museo Alberto Burri”. Del grande umbro, il nostro canellese s’innamora a prima vista. Ad ammaliarlo é
soprattutto “al di là delle ricerche sui sacchi e sui cellotex, l’uso dei colori principali, delle grandi campiture e dell’intensità dell’acrilico”. E da allora tutto cambia. Si inizia un nuovo cammino “che è – precisa ancora Ferraris – cammino divertente”. Ed ecco allora, proiettate su grandi tavole, le dolci colline di casa dalle ampie campiture di colore (che passa nitido e definitivo dal blu al rosso al personalissimo grigio-Ferraris) e dalle forme sinuose, “infantili o primitive”, su cui faticano a radicarsi e stanno su per miracolo, spuntando dai lati dall’alto o da sottinsù, improbabili minimaliste case e cascinali, sotto
cieli altrettanto improbabili abitati da stelle e stelline, grandi soli e lune piene che sembrano fatti ad arte solo per lì, per quei luoghi e solo per quelli. “Le colline – ci ricorda Gian Carlo – sono diventate piatte quinte teatrali che si perdono una avanti all’atra facendosi ombra, mentre sul proscenio si muovono gli attori”. Finti o reali. A volte e preferibilmente sono bambini che giocano ai giochi della nonna, col cerchio, con la palla o dondolandosi contenti sull’altalena; altre volte – coprotagonisti – sono cani, uccelli e ancora aquiloni, aerei di carta, mongolfiere e gli amati aeroplani, meglio se gialli. Giocattoli e voci discrete che raccontano in sordina un piccolo grande mondo senza sconvolgerne l’intima essenza. In un quadro esposto in mostra, Ferraris si cimenta perfino in una sorta di omaggio-pop al celeberrimo “Le dèjeuner sur l’herbe” di Manet. Pezzo
delizioso. “Ciò che mi interessa– conclude l’artista – è proporre dei lunghi attimi sospesi, dove quanto succede è isolato e apparentemente distante, come in uno stato di solitudine silenziosa e straniante, non triste ma giocosa”. E questo è per gli oltre ottanta quadri (tutti di grandi dimensioni, tutti acrilici su tavola) esposti in mostra accanto a sei “Totem” che sono bizzarri paesaggi-scultura fatti di lamiera colorata e pali di vigna o pezzi di vecchie porte. A chiudere la rassegna sono infine una decina di incisioni (acqueforti, acquetinte e cere molli), tecnica approfondita frequentando, negli Anni Settanta, lo studio di Mario Calandri e la stamperia di Piero Nebiolo a Torino, che ci ricordano anche l’importante attività svolta a tutt’oggi da Gian Carlo Ferraris nel campo della grafica pubblicitaria e dell’illustrazione.
Gianni Milani
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“Gian Carlo Ferraris. L’aeroplano giallo”
Complesso Monumentale di Santa Caterina – Oratorio de’ Disciplinati, via Lancellotto, Finalborgo – Finale Ligure (Sv), tel. 019/690020; www.museoarcheofinale.it
Fino al 15 ottobre Orari: da mart. a dom. 15 – 20
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Le immagini:
– Gian Carlo Ferraris: “La vendemmia”, acrilico su tavola, 2017
– Gian Carlo Ferraris: “Luna di città”, acrilico su tavola, 2017
– Gian Carlo Ferraris: “Allegre rincorse”, acrilico su tavola, 2017
– Gian Carlo Ferraris: “Due palloncini”, acrilico su tavola, 2017
– Gian Carlo Ferraris: “Una sera di mezza estate”, acrilico su tavola, 2016
– Gian Carlo Ferraris: “Totem 1”, tecnica mista, 2013
La Cavallerizza Irreale di Torino il prossimo 29 Settembre alle ore 18,00 propone la nuova rassegna d’arte : GPL – Grandi Progetti Leggeri che apre col progetto “Atli lo spadete” di Domenico Olivero.
C’è davvero da chiedersi che cosa abbia spinto Sofia Coppola a rispolverare oggi un soggetto che già all’inizio dei Settanta non fu trascinato al successo cinematografico dagli osanna di pubblico e di critica. Anzi. 

Il Festival Torinodanza e il Circolo dei Lettori ospitano – venerdì 29 settembre 2017, alle ore 18.00, presso la Sala Gioco del Circolo (via Bogino 9) – l’incontro con la critica e giornalista 


Attraversare più di quattro millenni di storia e incrociare quelle Signore del cielo “che hanno contribuito ad avvicinare tante persone alla scoperta dell’universo”, come sottolinea Sergio Chiamparino presentando in catalogo l’omonima esposizione ospitata fino al primo ottobre nella Sala Mostre del Palazzo della Regione in piazza Castello e curata da Luciana Penna
per alcune quasi nascoste, in epoche che consideravano questi studi e le relative scoperte propri dei soli signori uomini. Un lungo percorso che parte dalla Mesopotamia del 2300 a. C. con la sacerdotessa En-Hedu-Anna, poetessa e prima donna ad occuparsi di scienza di cui ci sia giunta testimonianza, per raggiungere la figura martoriata di Ipazia (IV-V secolo dopo Cristo), cui si deve tra l’altro la divulgazione delle opere di Euclide e Archimede e gli studi intorno al sistema solare, personaggio già teatrale e cinematografico, vittima di un’accusa di paganesimo da parte del vescovo Cirillo, patriarca d’Alessandria d’Egitto e per questo condannata a morte, a Fatima di Madrid nella Spagna del decimo secolo e alla germanica Hildegarda di Bingen, morta più che ottantenne nel 1179.
Con la seconda metà del Cinquecento, troviamo Sophie Brahe, sorella del più celebre Tycho, considerata una delle donne più erudite della sua epoca, che studiò a fianco del fratello le eclissi lunari e le comete con sestanti, quadranti, sfere armillari e strumenti di loro invenzione. A lei seguirono nei due secoli successivi la polacca Maria Cunitz, le tedesche Maria Winkelmann Kirch, Maria Clara Eimmart e Caroline Lucretia Herschel. Più lontano da noi, nella Cina del Settecento maturarono gli studi di Wang Zhenyi, che s’appassionò alle eclissi lunari, usando per le sue ricerche modelli che lei stessa costruiva nel giardino di casa sua, approfondendo con la stesura di una dozzina di volumi che trattarono tra l’altro dei dati atmosferici raccolti per prevenire la siccità e le inondazioni che flagellavano la sua regione. In Italia, troviamo nell’Ottocento Caterina Scalpellini, di origine umbra ma romana di adozione, interessata alle eclissi del sole e della luna, alle stelle cadenti, alle comete e alle maree e ai terremoti. Poi arrivarono i nomi importanti delle statunitensi Maria Mitchell, Annie Jump Cannon, Antonia Pereira Maury, Henrietta Swan Leavitt, Cecilia Payne Gaposchkin e Dorritt Hoffleit. Indimenticabile per noi la figura di Margherita Hack (1922 – 2013), fiorentina, grande e affermata divulgatrice scientifica attraverso pubblicazioni e conferenze, amatissimo volto televisivo, per anni tenne corsi di astrofisica presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Milano, collaborò con varie università straniere, diresse per più di vent’anni l’Osservatorio Astronomico di Trieste.
spazio scuro, attraversano l’opera interessante di Gianfranco Cantù, un lungo paravento di oltre tre metri, suddiviso nelle differenti stagioni, mentre oltre le coloriture spezzate, le geometrie e le astrazioni composte dalla tavolozza dell’artista, colpiscono ancor più nell’occasione le sculture lignee, che trasportano chi guarda ad un bronzo camuffato, di Attilio Lauricella, una costruzione perfetta di meccanismi antichi, reali e immaginari al tempo stesso, congegni catturati da antiche civiltà cui l’artista ha posto attenzione da non molti anni.
mostre anche all’estero di grande successo. Una pittura la sua coloratissima, che ben si addice ad un discorso cosmologico, vivace nell’espressione, che lascia debordare studio e allegria, in cui le forme irreali si concentrano in quelle linee che come una musica attraversano la tela in piena libertà pur conservando un loro precisissimo e soffusamente geometrico ordine: all’interno visi e occhi lasciati intravedere al riparo di piccoli nascondigli osservano e studiano come da manuale la volta celeste. In ultimo Luciana Penna, cui si deve la scelta e il successo della mostra. In lei si fondono pittura e scultura, si fa ammirare quel volto di Mary Somerville seminascosto dietro l’opera d’ingegno, come chi scrive si ferma dinanzi al “trattatello” su Ipazia, figura rivoluzionaria, un intarsio che ha il sapore del ricamo, un 100 x 90 capace di racchiudere l’intero operato dell’astronoma egiziana e la sua vita attraversata dagli studi e dalle pene e dalle sconfitte, gli alunni e gli aguzzini, i luoghi che l’hanno vista vivere, i suoi strumenti e le sue carte. Una mostra da visitare, non soltanto dagli appassionati della materia.
LE TRAME DEI FILM
Gleeson. Da una vicenda vera, quella di un uomo che molto disinvoltamente scelse di passare da attività ad attività, prima pilota di linea poi contrabbandiere della droga al servizio del cartello di Medellin come della Dea, più all’occasione dare una mano alla Cia in questioni poco chiare a Panama ai tempi di Noriega. Passaggi spregiudicati che lo fecero vittima nel 1986 di due sicari inviati dalla Colombia. Durata 107 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
importante membro della Lega Anti Cattivi, Gru viene avvertito di avere un fratello gemello, Dru: con lui andrà alla ricerca di Balthazar, il cattivo ossessionato dalla fama e fanatico degli anni Ottanta. Durata 96 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci anche in 3D)
Giannini. Ancora due esistenze, diversissime, tratteggiate dall’autore di “Pane e tulipani”. Un giovane sciupafemmine, decisamente in carriera, una agenzia du pubblicità che riempie le sue giornate, dall’altro lato Emma, una ragazza cieca a rimettere in sesto corpi nella sua professione di osteopata: avranno l’occasione per incrociare le loro storie. Durata 112 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo Rosso, Romano sala 2, Uci)
alleate – francesi e inglesi uniti nella disfatta – sotto il fuoco tedesco che avanzava sul fronte Nord della Francia nel maggio 1940. Una trappola sulle spiagge di Dunkerque, una ritirata che coinvolse circa 350 mila uomini, qui raccontata da Nolan nello spazio di sette giorni, con un triplice sguardo pronto a posarsi sulle cronache e sugli eroismi accaduti tra mare e terra e cielo: i giovani soldati che su quella costa tentano di tutto per non essere travolti dalla guerra e morire, i civili che mettono a disposizione le loro imbarcazioni, un eroe del volo che combatte contro la furia della Luftwaffe. Durata 106 minuti. (Ambrosio sala 3, Massaua, Eliseo Blu, F.lli Marx sala Chico, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci)
Antoinette” traduce ancora per lo schermo The Beguiled, il romanzo scritto da Thomas Cullinan e trasposto da un vigoroso Don Siegel nel 1971, qui da noi “La notte brava del soldato Jonathan”, interprete Clint Eastwood. La storia di John McBurney, caporale dell’esercito dell’Unione, ferito e scovato in piena guerra di Secessione in Virginia, nella piantagione che è accanto ad un collegio di ragazze, dove Kidman è la direttrice, Dunst una delle insegnanti, Fanning una allieva, tutte colpite dal fascino del bel militare. Il nemico non verrà consegnato, ma curato e inserito nella piccola comunità: ma quando sarà l’uomo a voler guidare il gioco della seduzione che inevitabilmente s’inserisce tra lui e le donne della casa, ecco che ne uscirà vittima. Premio per la regia a Cannes. Durata 94 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale V.O., Eliseo Grande, F.lli Marx sala Groucho, Reposi, The Space, Uci)
Kingsman: il cerchio d’oro – Azione. Regia di Matthew Vaughn, con Colin Firth, Taron Egerton, Julienne Moore e Channing Tatum. Seconda puntata degli ironici agenti segreti sulla scia di James Bond 007, camuffati dietro una sartoria londinese che nasconde il gruppo capitanato da un molto british Harry Hart, decisamente redivivo se nella puntata precedente il cattivo di turno era riuscito a mandarlo a miglior vita. Questa volta, guerrescamente rimesso in sesto, se la deve vedere con la narcotrafficante Moore, feroce e sorridente, che ha delle soluzioni finali di tutto rispetto per i propri nemici. Durata 141 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci anche in V.O.)
Delevingne. Una storia che vediamo soltanto oggi sugli schermi ma alla quale l’autore di “Nikita” pensava da almeno due decenni. In un lontanissimo futuro, Valerian e Loreline sono incaricati di una missione presso Alpha, metropoli immersa negli spazi galattici. Creature dai lunghi arti, con contorno di cattivi di vario genere e mostri famelici. Tecniche di ultimissima generazione, musiche assordanti, scenografie pronte a infiammare ogni immaginazione. Durata 140 minuti. (Massaua, Greenwich sala 1, Reposi, The Space in 3D e in V.O., Uci anche in 3D)