Il presidente Mattarella a Torino per ricordare Piero Gobetti

Torino ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto questa mattina al Teatro Carignano per partecipare alla cerimonia per il centenario della morte di Piero Gobetti. Ad accoglierlo c’erano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco Stefano Lo Russo e il prefetto Donato Cafagna. Il presidente è stato accolto da un lungo applauso e si è accomodato in platea dove, dopo i saluti istituzionali da parte del presidente Cirio e del Sindaco Lo Russo, ha assistito alla lectio magistralis del giurista ed ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, presidente del comitato nazionale per le celebrazioni per il centenario di Gobetti.

“Gobetti – ha ricordato il sindaco Stefano Lo Russo– aveva venticinque anni quando morì in esilio, a Parigi, nel febbraio del 1926, dopo essere stato aggredito ripetutamente dai fascisti. Aveva venticinque anni e aveva già compreso ciò che molti suoi contemporanei non vollero vedere: che le democrazie non muoiono sempre con un colpo di Stato, ma possono essere svuotate dall’interno, gradualmente, quasi senza che ce ne accorgiamo. Oggi – ha sottolineato nel suo discorso – viviamo tempi segnati da conflitti, da fragilità democratiche e da una diffusa sfiducia nelle istituzioni. Vediamo riemergere la tentazione di semplificare la complessità, di alimentare divisioni, di usare la paura come leva politica. In questo contesto, il pensiero e l’esempio di Piero Gobetti rimangono sorprendentemente attuali e ci invitano a una vigilanza costante”. Poi il sindaco ha ringraziato il presidente Mattarella: “La sua presenza – ha detto – conferisce a questa giornata un valore particolarmente alto. Il suo costante richiamo ai principi della Costituzione, alla dignità della persona e alla responsabilità civile trova una consonanza evidente con l’eredità di Gobetti. In questa vicinanza ideale riconosciamo la continuità di una tradizione repubblicana che affonda le radici nel coraggio civile e nella libertà di pensiero. Torino è orgogliosa di essere la città di Piero Gobetti”.

Dopo le celebrazione il presidente ha lasciato il Teatro Carignano per recarsi in visita alla sede del quotidiano La Stampa.

Per il centesimo anniversario della morte di Gobetti, il Centro Studi a lui dedicato, fondato nel 1961 e con sede in quella che era la sua casa e della moglie Ada Prospero, ha organizzato insieme ad un comitato nazionale costituito appositamente un ricco calendario di iniziative (https://www.centrogobetti.it/centenario-piero-gobetti/2-uncategorised/1084-programma-centenario.html) che proseguiranno nei prossimi giorni con la cerimonia al Cimitero del Père Lachaise di Parigi dove Gobetti è sepolto ma anche con convegni e lezioni.

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Bonus RSA ,Canalis (PD): “Non ancora arrivati 18 milioni annunciati” 

La politica dei bonus non è comunque la risposta ai problemi del sistema socio-sanitario piemontese. Servono misure strutturali, esigibili e universalistiche come l’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe.

16.2.2026 – La lotteria dei bonus è la cifra distintiva della Giunta Cirio, che dal 2019 ne ha sfornati ben 6: Vita nascente, Vesta, PieMove, Alpha, Scelta Sociale e Protezione Sociale.

Queste misure somigliano più a slogan commerciali che a soluzioni vere, non essendo stabili, strutturali, universalistici ed esigibili, ma temporanei e per pochi. Potremmo dire citando un proverbio “uno slogan al giorno NON toglie il medico di torno”.

Il numero di persone (non autosufficienti, disabili, con problemi di dipendenza o salute mentale) in lista d’attesa per ottenere servizi domiciliari, semi residenziali e residenziali è infatti lunghissimo e privo di risposta.

E i gestori dei servizi non ce la fanno più a sostenere l’aumento dei costi, energetici, gestionali e legati all’adeguamento dei contratti di lavoro.

Dopo l’arenarsi del “Patto per il Welfare innovativo e sostenibile” risalente alla fase pre elettorale di febbraio 2024 e comprensivo dell’innalzamento della quota sanitaria delle tariffe, che però non è mai stato realmente attuato, anche il bonus “Protezione Sociale” è uscito dai radar.

Questo bonus di 18 milioni di euro di Fondo Sociale Europeo per le strutture residenziali e semi residenziali piemontesi era stato annunciato in pompa magna a maggio 2025, ma ad oggi non si è visto 1 euro.

L’atto di indirizzo per rendere operativi questi 18 milioni è stato predisposto a dicembre, ma qualcosa deve essere andato storto perchè ad oggi non è ancora arrivato il nulla osta della Commissione Europea, che dovrebbe dare il via libera al bando regionale, pubblicato sul sito web della Regione già a settembre 2025.

La politica dei bonus sta diventando una cortina fumogena per nascondere i cedimenti del sistema sociosanitario piemontese. Intanto le strutture residenziali e semi residenziali chiudono o peggiorano i loro servizi per l’assenza di un equilibrio contrattuale tra prestazioni e corrispettivi tariffari. I contratti dei lavoratori sono stati rinnovati, ma le tariffe sono ferme al palo, mettendo a rischio la sostenibilità delle convenzioni con la Pubblica Amministrazione.

Inoltre, il nuovo fantomatico bonus “Protezione sociale” era pensato per coprire le spese aggiuntive delle strutture, ma non consentiva né di creare nuovi posti di lavoro né di attivare nuove convenzioni sanitarie sugli esosissimi posti letto. Il Fondo Sociale Europeo non dovrebbe essere usato surrettiziamente come aiuto di stato alle imprese, ma come motore per la creazione di occupazione e di servizi per l’utenza.

Almeno il bonus Scelta Sociale domiciliarità aveva il merito di far emergere e regolarizzare il lavoro nero delle badanti sfruttate. Protezione sociale invece no.

Comunque al 16 febbraio le strutture non hanno ancora visto 1 euro dei 18 milioni. A Cirio direi: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Basta annunci a vuoto.

Occorre abbandonare gli slogans e il telemarketing e mettere mano alle riforme vere, ritoccando le tariffe e aggiornando il modello di cura.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Targa in memoria del dermatologo dottor Paolo Dapavo

Presso la Clinica Dermatologica della Città della Salute e della Scienza di Torino

 

E’ stata collocata una targa in memoria del dottor Paolo Dapavo e intitolata a suo nome la stanza degli ambulatori dove ha svolto per anni la propria attività clinica, presso la Struttura di Dermatologia universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Nato nel 1965, dirigente medico presso la Clinica Dermatologica dal 1999 e scomparso il 9 luglio 2025, è stato punto di riferimento per la psoriasi — di cui coordinava il gruppo dedicato — e per l’intero ambito delle patologie dermatologiche, distinguendosi per competenza, entusiasmo e grande disponibilità verso colleghi, giovani medici e pazienti.

La Direzione Generale, la Direzione Sanitaria di Presidio e la Struttura di Dermatologia si uniscono nella gratitudine per il suo prezioso contributo professionale e umano.

Anche un documentario Rai per i 100 anni di Susanna Egri 

Il 18 febbraio prossimo, Susanna Egri, coreografa e ballerina di origine ungherese, figlia dell’allenatore del Grande Torino, Ernő Egri Erbstein, scomparso con la squadra nella tragedia di Superga, compirà 100 anni, un traguardo di notevole rilevanza, considerando che l’artista è ancora attiva, e che non è passato inosservato neanche alla RAI, tanto che per festeggiare i suoi 100 anni, Rai Teche, in collaborazione con il Centro di produzione TV di Torino, proporrà un tributo a una delle più grandi protagoniste della danza del Novecento, con “Susanna Egri, una vita sulle punte”, disponibile su RaiPlay da martedì 17 febbraio, vigilia del compleanno della grande coreografa.
Si tratta di un viaggio alla scoperta di una donna visionaria, che ha saputo trasformare la disciplina classica in un linguaggio contemporaneo e moderno, portandolo nelle case di tutti noi. Quello di Susanna Egri è un caso in cui la vita della donna coincide perfettamente con la sua arte, un’esistenza, forse più d’una, vissuta attraverso la coreografia sperimentata in tutte le sue forme, dal balletto neoclassico al jazz, dal folklore all’espressionismo. Il racconto si snoda attraverso un’intervista originale in cui l’artista ripercorre con straordinaria lucidità i momenti che hanno segnato la sua vita e la sua carriera, a partire dalla sua infanzia cosmopolita al seguito del padre, al trauma delle leggi razziali che la allontaneranno dalle scuole italiane, dal ritorno in Ungheria, dove scoprì la danza come “una nuova maniera di considerare la vita”, fino al rientro a Torino, dove portò la ventata di novità assimilate nel fervore artistico di Budapest. Con la tragedia di Superga del 1949, perse il padre e, con lui, tutto il suo mondo.

“A Superga ho ritrovato la valigia prestata a mio padre – ricorda l’artista – dento c’era la bambolina con il costume portoghese che mi stava portando in dono. È diventata il mio talismano, non l’ho mai rattoppata, è sempre con me”.

Il 1949 fu, nello stesso tempo, l’inizio delle trasmissioni sperimentali, e fu proprio la televisione a dare a Susanna Egri la forza di ricominciare, chiamata da Sergio Pugliese, che intuì come la televisione avesse bisogno di movimenti. La Egri creò il primo teleballetto originale, dal nome “Le foyer de la danse”, e iniziò una stagione di sperimentazione senza precedenti. Ricordiamo le avanguardistiche coreografie jazz, il sontuoso ballo Excelsior, l’audace coreografia “Jeux” di Vaclav Fomič Nižinskij. Dal 1954 le fu affidata una rubrica all’interno di “Orizzonte”, uno dei primi settimanali televisivi della neonata televisione RAI, una prova di rotocalco firmata da Umberto Eco, Gianni Vattimo e Furio Colombo. Per il programma, la Egri presentava un Carnet di ballo, in cui informava i telespettatori su vecchie e nuove tendenze del mondo della danza, dimostrando spiccate doti divulgative oltre al suo talento da ballerina. Nel 1963 la RAI le commissionò tre balletti televisivi, e la Egri decise di ispirarsi ai libretti da cui nacquero opere come “Turandot”, “Vita di Boheme” e “Cavalleria rusticana”. Grazie alla sua rielaborazione dell’opera di Mascagni, tratta dalla novella di Giovanni Verga, e alla capacità creativa di ambientarla in una Sicilia degli anni Cinquanta, influenzata dalla cultura d’oltreoceano, Susanna Egri si aggiudicò la vittoria del prestigioso Prix Italia.

La Fondazione Egri, dal canto suo, festeggia il centenario della sua fondatrice con le celebrazioni che si apriranno il 18 febbraio, giorno del centenario, al teatro Maggiore di Verbania, nell’ambito di Maggiore Danza, rassegna curata dalla stessa Fondazione. Verranno portati in scena due momenti della sua straordinaria carriera: “Istantanee”, del 1953, lo spettacolo che ha segnato la sua giovinezza artistica su musica originale del musicista  ungherese Paul Arma, e “Cantata profana il cervo fatato”, il recentissimo lavoro di Raphael Bianco, creato appositamente per l’occasione sulla musica di Béla Bartók, e dedicato a Susanna Egri, con cui ha fondato la compagnia EgriBiancoDanza.

A breve inizieranno i lavori nell’ex cinema torinese Arlecchino di corso Sommelier angolo via San Secondo, che per volontà di Susanna Egri rinascerà quale teatro Stabile della sua compagnia. Sotto la Mole si sta girando, intanto, in queste settimane, un film sulla sua vita diretta da Giorgio Ferraro, grazie alla Film Commission Piemonte.

Più fondi per il diritto allo studio: la Regione assicura sostegno a tutti gli studenti idonei

La Regione Piemonte conferma il proprio impegno a sostegno del diritto allo studio universitario con l’approvazione di una delibera che prevede l’integrazione di 11.593.260,69 euro di risorse regionali a favore di EDISU Piemonte. Il provvedimento, insieme all’ultimo riparto delle risorse PNRR assegnate alla fine del 2025, consente di garantire la copertura completa delle borse di studio per l’anno accademico 2025/2026 a tutti gli studenti aventi diritto.

La decisione permette di includere anche gli studenti risultati idonei ma inizialmente esclusi dall’assegnazione nelle graduatorie definitive, trasformando così il diritto allo studio in una misura concretamente accessibile. Con l’approvazione del bilancio, l’ente regionale rende disponibili le risorse necessarie affinché EDISU possa procedere in tempi rapidi all’erogazione dei contributi, consolidando il sistema di sostegno agli studenti universitari sul territorio.

«Avevamo preso un impegno chiaro e lo abbiamo mantenuto: lo dimostriamo con i fatti, senza farci dettare linee e priorità da pressioni esterne. Con questa delibera confermiamo che la Regione investe sui giovani e sul merito. Garantire la borsa a tutti gli idonei significa dare un segnale forte alle famiglie e rafforzare la fiducia nelle istituzioni: chi ha talento e volontà deve poter essere libero di studiare, senza ostacoli economici. È così che costruiamo il futuro del Piemonte e della nostra Nazione» dichiara Elena Chiorino, vicepresidente e assessore al Diritto allo Studio Universitario della Regione.

Il provvedimento rappresenta un intervento strutturale volto a rafforzare l’accesso alla formazione universitaria e a sostenere gli studenti nel loro percorso accademico, confermando la volontà dell’amministrazione regionale di investire nella formazione come leva strategica per lo sviluppo del territorio.

Alessio Torzi e la scommessa vinta

Credere nell’arte contemporanea significa investire nel futuro. È questa la visione che ha guidato Alessio Torzi nella creazione di Ad Maiora Art Showroom, uno spazio dedicato alla promozione di nuovi linguaggi artistici e alla valorizzazione della creatività.
Lo showroom ospita mostre temporanee e tematiche, con allestimenti dinamici che spaziano dalle sculture alle arti digitali. Aperto a collettivi, fotografi e artisti emergenti, Ad Maiora si propone come punto d’incontro tra innovazione, design e cultura contemporanea.
Un progetto che unisce qualità espositiva e opportunità per collezionisti e appassionati, trasformando ogni mostra in un’esperienza immersiva. Una scommessa ambiziosa, oggi diventata una realtà concreta.

Enzo Grassano

Il Segretario di Stato USA Marco Rubio è originario del Monferrato?

Ha suscitato attenzione anche in Piemonte la notizia secondo cui il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio avrebbe indicato la presenza di antenati provenienti dal Monferrato, con un possibile collegamento alla città di Casale Monferrato.

Il diplomatico statunitense, conosciuto per le sue origini cubane e per il ruolo centrale ricoperto nella politica internazionale americana, avrebbe quindi anche radici riconducibili al territorio alessandrino. L’indiscrezione ha iniziato a circolare sui media nei mesi successivi alla sua designazione alla guida del Dipartimento di Stato, avvenuta nel gennaio 2025, suscitando curiosità tra istituzioni e cittadini.

Dalle informazioni emerse, la storia familiare di Rubio potrebbe comprendere discendenze piemontesi, ampliando così il profilo genealogico del politico, finora legato soprattutto alla vicenda migratoria della sua famiglia tra Cuba e Stati Uniti. L’eventuale legame con il territorio monferrino richiama il fenomeno dell’emigrazione italiana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, periodo in cui numerosi piemontesi lasciarono la propria terra contribuendo alla formazione di comunità italiane oltreoceano.

La notizia ha generato sorpresa anche a livello locale. Il sindaco della città casalese ha manifestato interesse per questa possibile connessione familiare, evidenziando come scoperte di questo tipo rafforzino il valore storico del territorio e mantengano vivo il ricordo delle comunità piemontesi emigrate nel mondo.

Oltre all’aspetto genealogico, l’episodio rappresenta anche un’opportunità di visibilità per il Monferrato, territorio apprezzato per il patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico. Il presunto legame con una figura di primo piano della diplomazia internazionale conferma inoltre quanto le radici italiane siano diffuse a livello globale e quanto i territori piemontesi abbiano contribuito ai grandi movimenti migratori della storia.

Ivrea, 138 feriti nella prima giornata di battaglia delle arance

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Il Carnevale di Ivrea ha inaugurato il suo programma della “Tre giorni di battaglie delle arance” con la proclamazione e l’affaccio dal balcone del Municipio della Vezzosa Mugnaia, avvenuto la sera del 14 febbraio scorso. La Mugnaia, di nome Violetta, impersona la donna che, secondo la leggenda, avrebbe dato il via alla rivolta popolare oggi rievocata con la nota battaglia delle arance. Quest’anno la Vezzosa Mugnaia è la trentatreenne Valentina Campesato in Mantovani.
La prima giornata della battaglia delle arance si è svolta nel pomeriggio di domenica 15 febbraio e ha segnato un bilancio più che positivo legato al pubblico pagante. Si sono registrati 22 mila spettatori, con biglietti al costo di 15 euro e un aumento di 1000 accessi rispetto allo scorso anno. Lo spettacolo è stato animato da 10.100 aranceri, suddivisi in 9 squadre a piedi e 51 equipaggi su carri tirati da pariglie e quadriglie, che hanno iniziato a sfidarsi a colpi d’arance per le strade di Ivrea.
La stima delle arance che verranno utilizzate per l’intero Carnevale di Ivrea ammonta a 8.500 quintali. Nella giornata di domenica 15 febbraio si è tenuta la sfilata del corteo storico, con a capo il Generale Mario Livio Gusta e la Mugnaia, Valentina Campesato, arricchita dalla partecipazione di otto gruppi provenienti dall’Italia e dall’estero. La prima tappa dello storico Carnevale ha riguardato il giuramento di fedeltà del Magnifico Podestà in piazza Castello che, accompagnato dal suo seguito, dagli Alfieri, dai Pifferi, dai Tamburi, dai Credendari, ha gettato dietro di sé la pietra tratta dal Castellazzo, come simbolo di rifiuto di ogni forma di tirannia. L’accesso alla battaglie delle arance nelle giornate di lunedì 16 e martedì 17 sarà gratuito. Purtroppo sono stati più di un centinaio i feriti, prontamente soccorsi, della prima giornata di battaglia delle arance.

Mara Martellotta

Scanderebech (Fi): il Comune aderisca alla rottamazione delle cartelle

 DEFINIZIONE AGEVOLATA PER I TRIBUTI TARI, IMU E MULTE
 
 
La Capogruppo di Forza Italia Federica SCANDEREBECH insieme all’ex Consigliere Comunale Commercialista Raffaele PETRARULO hanno oggi chiesto con fermezza davanti al Municipio che il Comune aderisca immediatamente alla rottamazione delle cartelle comunali.
 
La Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale, Federica SCANDEREBECH e Raffaele PETRARULO premettono:
«La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto, per i Comuni, la possibilità di aderire alla definizione agevolata dei tributi locali come IMU, TARI e MULTE al fine di sanare i debiti relativi, con l’abbattimento di sanzioni e interessi. Si tratta di una misura che offre agli enti locali uno strumento concreto di gestione attiva dei residui e, allo stesso tempo, ai contribuenti una possibilità reale di regolarizzazione senza l’aggravio delle sanzioni e degli interessi maturati nel tempo».
 
SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO proseguono: «La nostra mozione presentata sul tema in Consiglio comunale, tre settimane fa, è stata sospesa in aula con l’impegno, da parte dell’Amministrazione, di convocare in tempi rapidi una Commissione urgente per approfondire modalità e criteri di adesione alla definizione agevolata dei tributi locali. Nel corso della discussione, l’Assessora aveva inoltre assunto l’impegno di avviare un approfondimento tecnico, incaricando gli uffici di predisporre un quadro dettagliato sui ruoli iscritti a Soris, sui residui ancora presenti nei bilanci – in particolare quelli più datati – e sull’impatto sul Fondo crediti di dubbia esigibilità».
 
Aggiungono SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO: «La scelta che l’Amministrazione è chiamata a compiere è molto chiara: aderire alla rottamazione e tentare di recuperare almeno una parte dei crediti che alimentano in modo consistente il Fondo crediti di dubbia esigibilità, oppure continuare a incrementare un fondo che fotografa l’esistenza di somme che, così come sono attualmente, non sono “esigibili”. A distanza di tre settimane però, non risulta ancora alcuna convocazione, mentre la scadenza per l’adesione è ormai prossima».
 
Continuano SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO: «Parliamo di famiglie che hanno accumulato debiti non per scelta, ma a causa di reali difficoltà economiche, spesso aggravate durante il periodo pandemico. La definizione agevolata rappresenta uno strumento di equità e buon senso: consente di chiudere pendenze pregresse ristabilendo certezza nei rapporti tra Comune e contribuente».
 
SCANDEREBECH (FI) e Raffaele PETRARULO concludono: «Forza Italia chiede che si dia immediata attuazione agli impegni assunti in aula e che venga convocata la Commissione consiliare promessa. Ogni giorno di ritardo riduce il margine operativo dell’ente e rischia di far sfumare un’opportunità concreta. È una scelta che incide direttamente sulla solidità del bilancio e sulla vita di molte famiglie e che consentirebbe di ristabilire una rapporto di fiducia tra cittadini e Amministrazione: o si decide di recuperare risorse reali, migliorando la capacità di riscossione e dando una chance a chi vuole mettersi in regola, oppure si sceglie di lasciare immobilizzate nei bilanci somme che con ogni probabilità resteranno inesigibili».

Il Mercoledì delle Ceneri

Con il Mercoledì delle Ceneri, la cui data è variabile, inizia la Quaresima, un periodo di penitenza e redenzione in attesa della Santa Pasqua.
Si tratta di una giornata di digiuno ed astinenza dalle carni, che segna l’inizio del lungo cammino penitenziale, quasi un deserto, che ci condurrà all’ambita meta: Pasqua.
Il Mercoledì delle Ceneri pone fine al Carnevale, il cui nome deriva da latino
carnem levare, ossia eliminare la carne, in riferimento al banchetto che si teneva il Martedì grasso. Le origini del Carnevale sono antichissime, già gli egizi celebravano la Dea Iside, in onore della quale si esibivano gruppi mascherati, mentre nelle Dionisiache greche e nei Saturnali romani lo scherzo e il divertimento erano all’ordine del giorno e venivano sciolte le formalità che solitamente contraddistinguevano e governavano la vita sociale. In occasione di quelle festività il caos sostituiva l’ordine e si lasciava spazio al divertimento e al rinnovamento simbolico.
Il giovedì di apertura del Carnevale ed il martedì successivo di chiusura si definiscono “grasso” perché si festeggia e si mangiano cibi grassi in vista del periodo di magro della Quaresima.
La celebrazione delle Ceneri nasce dall’esigenza di una pubblica penitenza dei fedeli, i quali sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del Giovedì Santo.
In questa giornata il sacerdote impone ai credenti le ceneri, ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente.
Fino al Concilio Vaticano II la frase pronunciata era: “
ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”. Dopo il Concilio è stata modificata nel modo seguente: “convertitevi e credete al Vangelo”. Questo per sottolineare i due aspetti della Quaresima: quello penitenziale e quello di conversione, preghiera assidua e ritorno a Dio.
La cenere con cui ci si cosparge il capo oggi, ricorre spesso nella Bibbia ed indica la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore ed un segno di pentimento.
Nelle Chiese cattoliche di Rito ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri e la Quaresima inizia la domenica immediatamente successiva; il Carnevale termina quindi con il Sabato grasso.
L’imposizione delle ceneri avviene il lunedì seguente ed il giorno di digiuno e astinenza è posticipato al primo venerdì di Quaresima.
Siccome il capo del Rito ambrosiano è l’arcivescovo di Milano, la tradizione fa risalire questa differenza di giorni al fatto che Sant’Ambrogio, nel IV secolo d.C., essendo impegnato in un pellegrinaggio, tornò in città più tardi.
In antichità la cerimonia prevedeva l’imposizione delle ceneri sul capo del Papa per mano del cardinale protovescovo, si teneva nella Basilica di Sant’Anastasia al Palatino ed era seguita dalla processione penitenziale, che saliva fino alla prima stazione quaresimale della Basilica di Santa Sabina all’Aventino. Qui i pontefici celebravano la S. Messa e pronunciavano la loro omelia. Questa tradizione, interrotta nel Settecento, è stata ripresa da Papa Giovanni XXXIII nel 1962.
I riti oggi prendono il via dalla Chiesa benedettina di Sant’Anselmo.
In molte parti d’Italia, dopo la S. Messa delle Ceneri, si purificava con il fuoco la grattugia per prepararsi alla penitenza seguendo un’antica usanza pagana: in questo modo ci si preparava infatti all’assoluto divieto di mangiare carne e tutti quegli alimenti di derivazione animale come formaggio e latte. La grattugia, una volta purificata, era pronta per passarvi il pane raffermo che, sfarinato, costituiva la base principale per la preparazione dell’unico condimento consentito nel periodo quaresimale. Il pangrattato, fritto in olio di oliva, lo si mescolava con acciughe salate, soffritte a parte.
Negli anni passati, in un recipiente si seminavano grano, orzo e lenticchie, che tenuti in penombra ed annaffiati regolarmente, germogliavano prendendo un colore giallastro; da qui il nome di piante vergini, che significa non contaminate dalla luce. Il Giovedì Santo venivano portate in chiesa e posizionate sull’altare.
Un’altra usanza è quella di preparare un fantoccio di stoffa con i caratteri di una donna anziana, unito ad una patata nella quale sono infilzate sette penne di gallina vecchia che non fa più uova.
Il burattino viene posizionato all’esterno delle abitazioni e ogni venerdì di Quaresima una penna viene estratta e bruciata. Il Venerdì Santo la vecchietta viene arsa con l’ultima penna rimasta conficcata nella patata. Quest’usanza è legata ai simboli della morte e della non prolificità.
Secondo un proverbio, se il giorno delle Ceneri il tempo è bello, l’inverno è terminato, se piove il freddo proseguirà.

ANDREA CARNINO