18 dicembre 2020 – Centenario di nascita del Gen. Guido Amoretti
Caro direttore, il 18 dicembre 1920, cento anni fa, un secolo, nasceva Guido Amoretti. Era appena finita la Prima Guerra Mondiale, alla quale il papà Oreste aveva partecipato come “autiere” dello straordinario autocarro Fiat 18 BL. In poco più di due anni tra la mamma Maria a Torino e il papà al fronte si scambiarono 500 cartoline, quasi una al giorno. Papà e mamma innamorati e straordinari che trasmisero al figlio Guido il fuoco della curiosità e la passione per la ricerca. Di suo ci aggiunse, tra le tante virtù, una straordinaria determinazione. Un anno di guerra in Grecia da giovane ufficiale di fanteria e due in vari lager tra Polonia e Germania ne temprarono un
carattere indomito. Quando nel 1956, capitano, dalla finestra dell’ex-Scuola di Guerra che si affacciava su via Guicciardini vide spuntare le mura sbrecciate delle gallerie di contromina della Cittadella, scoperchiate e in procinto di essere ingoiate dalle fondamenta del palazzo delle Entrate, rientrò in guerra…la sua guerra personale per salvare e valorizzare la storia e l’inestimabile patrimonio sotterraneo di Torino. Sapeva che ci voleva qualcosa di speciale per fermare le ruspe, autorizzate a distruggere senza guardare il passato. Con instancabile e lucida ricerca, mise a segno la scoperta del secolo e della sua vita: la vera scala di Pietro Micca, rimasta nascosta per 252 anni, era proprio lì, nel luogo degli scavi. Quell’1° ottobre 1958 la città scoprì la sua storia e accettò che venisse salvaguardata.
Due anni e mezzo dopo, 14 maggio 1961, con l’aiuto dei minatori dell’esercito, l’allora capitano Guido Amoretti offriva alla Città e all’Italia del primo centenario dell’Unità il museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706.

Sono passati quasi sessanta anni e il museo, che il Generale Amoretti ha realizzato con passione e competenza ad ha servito con energia e lungimiranza per quasi cinquanta anni, è il suo monumento ai posteri:patrimonio storico, architettonico, culturale, valoriale e identitario conosciuto e visitato da migliaia di studenti e di curiosi è in corso di allargarsi ad altri siti sotterranei della storica Cittadella (il Pastiss, il Cisternone, il Rivellino degli Invalidi) che lentamente si manifesta sempre più e di cui in gran parte è stato scopritore e strenuo difensore.
E della nostra Storia è stato un insostituibile, competente e appassionato ricercatore e divulgatore. Un’opera che le raccoglie tutte è “Il Ducato di Savoia dal 1559 al 1713” pubblicato negli anni 1984-87 e ristampato nel 2008 negli originali 4 tomi corredati da un dettagliato indice dei nomi e dei luoghi.
Lo hanno affiancato e stanno continuando in questo meritorio impegno i tanti e appassionati Volontari dell’Associazione Amici del museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706, con il Gruppo ricerche e scavi, il Gruppo Guide e il Gruppo Storico Pietro Micca della Città di Torino, da oltre cinquant’anni animatori dei vari settori del museo. Ne hanno conservato e implementato l’eredità i suoi successori, generale Sebastiano Ponso dal 2008 al 2017 e attualmente il generale Franco Cravarezza.
Ne ha recuperato e raccolto il grande patrimonio di vita e documentario in tutti i campi del suo vasto impegno storico la figlia Carla nel ODV “Archivio Guido Amoretti” da lei fondato e che ora è in corso di fusione nella disponibilità del museo.
Altre sfide attendono il museo, come la preparazione del suo 60° anniversario nel 2021 con ulteriori progetti tra i quali la “sfida per l’accessibilità e inclusione culturale nel museo Pietro Micca” che comporterà lavori infrastrutturali, nuove attrezzature tecnico-informatiche e performanti allestimenti, per i quali il museo, tramite l’Associazione, ha già riscosso il sostegno della Banca d’Italia e attende quello di altri importanti enti del territorio.
Per solennizzare l’anniversario di venerdì 18 dicembre il museo dedica al Generale Amoretti tre eventi: la messa in Duomo alle ore 18 per i coniugi Maria e Guido Amoretti, entrambi nel centesimo anniversario di nascita, e due iniziative virtuali online sul sito www.museopietromicca.ite sulla pagina www.facebook.com/museo.pietromicca:
La straordinaria eredità del generale Guido Amoretti è patrimonio di tutti e merita di essere conosciuta, valorizzata e goduta.
Per tutti, Comune di Torino in primis, un impegno da mantenere.
Gen. Franco Cravarezza
Direttore del museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706
Un passo importante. La concessione al Comune permetterà infatti di poter accedere con più facilità ai finanziamenti pubblici necessari per il completamento del restauro – già avviato in questi anni dalla stessa Fondazione con risorse proprie e con contributi della Fondazione C.R.C. e del G.A.L. (Gruppo azione locale Langhe e Roero Leader), oltre che della “Cantina Terre del Barolo” e della casa editrice “Einaudi” – dell’edificio, risalente alla prima metà dell’Ottocento, in pietra di Langa, con il tetto in lose e i solai in legno. Costruita nella centrale contrada dei Casazzi, a San Benedetto, in quell’alta Valle Belbo particolarmente amata da Beppe Fenoglio che (fra Cravanzana e San Benedetto, passando per Feisoglio, Niella Belbo, Mombarcaro e Bossolasco) era solito trascorrere qui gran parte delle sue vacanze estive, la “casa di Placido” da sempre soprannominata la “Censa di Placido”, era la classica bottega di paese che all’epoca vendeva di tutto, dai generi di monopolio agli alimentari alle stoviglie fino alla merceria e alla ferramenta ed era anche adibita a bar e osteria, denominata “L’Osteria dei fiori”, con il forno per il pane sul retro.
tragedie di una piccola realtà chiusa che diventa esemplare della condizione stessa dell’uomo nel mondo. Oltre che nel romanzo “La malora” ( “Dovevamo sentirci piuttosto forti se, quando io ero sugli otto anni, i miei tirarono il colpo alla Censa di San Benedetto. La presero invece i Canonica, coi soldi che s’erano fatti imprestare da Norina della posta”), è presente nei racconti “Un giorno di fuoco”, “Superino”, “La novella dell’apprendista esattore” e “Il paese”, dove lo scrittore racconta le partite di pallone elastico che si giocavano nel cortile dell’osteria.
con una risata da quel Placido Canonica, gestore della “Censa”, arguto affabulatore di racconti – più o meno veri – della Langa fenogliana e lui stesso diventato protagonista costante delle storie che sanbenedettesi di Fenoglio. Oggi quei muri, quella slabbrata bottega su cui il tempo ha infierito non poco necessitano di un attento e definitivo restauro, garantito dalla concessione in usufrutto gratuito al Comune di San Benedetto Belbo. Sotto il segno di una garantita sinergia fra la Fondazione “Bottari Lattes” e l’amministrazione pubblica, con lodevoli prospettive e obiettivi ambiziosi. “La nostra volontà – spiegano Caterina Bottari Lattes, Presidente della Fondazione, ed Emilio Porro, Sindaco di San Benedetto– è quella di restituire alla comunità la vecchia osteria di Placido Canonica quale luogo di incontro e di attività culturali, allestendo anche il museo interattivo. Il sogno che ci impegniamo a far diventare realtà è fare rivivere questo spazio, così simbolico e ricco di letteratura e storia, come luogo di incontro, di scambio, di socialità e di lettura, con incontri, seminari, esposizioni. Ma anche creare un punto di accoglienza turistica e di ristoro per gustare la cultura attraverso i sapori enogastronomici del territorio”.


Massimo Iaretti Consigliere delegato all’Identità Piemontese del Comune di Villamiroglio
La proposta è inedita ed originale. Pensata con intelligenza e sicuramente benvenuta in questi tempi di chiusura dei Musei. Protagonista, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano con alcuni dei suoi più prestigiosi tesori, raccontati da ben selezionati protagonisti del mondo della cultura, del sociale e dell’impresa torinese, per una nuova narrazione della loro importanza e inestimabile ricchezza. Nascono così i “Dialoghi alla scoperta dei tesori del Museo”, presentati sui canali social, Facebook, Instagram e Youtube del Museo di Palazzo Carignano.
partire dai manifesti di Dalsani, al secolo Giorgio Ansaldi, designer e caricaturista di Mondovì, realizzati a inizio Novecento in piena Belle Epoque. Il professor Walter Barberis, presidente della “Giulio Einaudi Editore”, spiegherà quale legame esiste tra il Risorgimento e l’“Encyclopédie” di Diderot e D’Alembert, di cui il Museo conserva l’intera edizione di Livorno stampata tra il 1770 e il 1778. Il tema della “diplomazia”, che ebbe uno dei suoi massimi interpreti in Camillo Benso di Cavour, sarà affrontato nell’incontro con il professor Edoardo Greppi, ordinario di Diritto Internazionale presso l’Università degli Studi di Torino.
Cesare Beccaria.