Lunedì 1° marzo tornano gli incontri online, i consigli di lettura e le rubriche più amate.
La dj e speaker radiofonica Clarice Trombella e la scrittrice Laura Calosso le prossime ospiti.


L’arrivo imminente della primavera porta con sé una nuova stagione di ContemporaneA. Parole e storie di donne, che dal 1° marzo 2021 riprende i rendez-vous sui suoi canali social.
Dopo l’avvio dei primi incontri online lo scorso giugno, culminati a ottobre nella prima edizione del festival, che si è tenuto dal vivo in una due giorni con oltre venti ospiti e la maratona natalizia, ContemporaneA è pronta a riprendere le attività sui suoi canali Facebook, Instagram e YouTube: ogni giorno un appuntamento con una diversa rubrica, con temi che ruoteranno intorno a letteratura, arte, cultura, sempre affrontati attraverso una lente femminile.
I PROSSIMI APPUNTAMENTI
Ritorna il lunedì la rubrica che ogni settimana porta un po’ di ispirazione a tutti i followers di ContemporaneA: Una collana di perle, dedicata alle citazioni; si inizia con la poetessa e giornalista statunitense Dorothy Parker e la filosofa e scrittrice britannica Iris Murdoch.
Martedì 2 marzo la prima ospite della rubrica Caffè con le ragazze è la dj e speaker radiofonica milanese Clarice Trombella. Intervistata da Stefano Minola, Trombella racconta del suo Sacerdotesse, imperatrici e regine della musica (BeccoGiallo), nel quale tratteggia venti ritratti di donne protagoniste della musica e che della musica hanno fatto uno strumento di cambiamento sociale. La settimana successiva è la volta di Laura Calosso con Ma la sabbia non ritorna (SEM), in cui si intrecciano narrativa e inchiesta giornalistica, fiction e riflessione sulla realtà, in un romanzo che è anche denuncia dei disastri ambientali causati dall’estrazione indiscriminata della sabbia.
Ritroviamo Dorothy Parker ne L’amica che vorrei di mercoledì 3 marzo, mentre l’appuntamento successivo con la stessa rubrica è con Gianna Manzini, con un focus sulla sua vita, tra anarchia e Virginia Woolf, passando per la vittoria Premio Campiello nel 1971 con Ritratto in piedi, in cui ci racconta in modo lirico, visionario e insieme aspro la storia di suo padre.
Giovedì 5 marzo, spazio all’arte, con un focus su tre progetti di Marinella Senatore, la cui cifra distintiva è da sempre quella di intendere l’arte come partecipazione attraverso performance, dipinti, collage, installazioni, video e fotografie con un forte interesse per le tematiche sociali come l’emancipazione e l’uguaglianza. La settimana successiva (11 marzo), sui canali social di ContemporaneA arriva l’illustrazione di Anna Ippolito Donna con i pesci rossi: una giovane donna si tuffa con slancio perfetto in acqua verso un gruppo di pesciolini rossi, animali simbolo di pace, saggezza e lunga vita sin dal mondo egizio.
Sabato è il momento dei consigli di lettura delle curatrici del progetto, con A ruota libera: Barbara Masoni parla di Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo, edito da SUR e tradotto da Martina Testa (6 marzo) e Irene Finiguerra racconta la sua lettura de La figlia unica, ultimo libro della scrittrice messicana Guadalupe Nettel, pubblicato in Italia da La Nuova Frontiera con la traduzione di Federica Niola (13 marzo).
Chiude la settimana La donna della domenica, l’appuntamento dedicato a grandi figure del passato, più o meno note: la francese Simone Veil, che fu sempre impegnata a difendere i diritti delle donne e la memoria della Shoah oltre ai valori dell’Europa unita (7 marzo) e della grande giornalista e critica cinematografica Lietta Tornabuoni (14 marzo).
Il progetto ContemporaneA. Parole e storie di donne nasce all’interno dell’associazione biellese BI-BOx da un’idea di Irene Finiguerra e Barbara Masoni, in collaborazione con la libreria Giovannacci e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. L’illustrazione e il progetto grafico è a cura di Anna Ippolito.
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COS’È CONTEMPORANEA. PAROLE E STORIE DI DONNE
I RENDEZ-VOUS
ContemporaneA è un progetto che fin dalla sua nascita si è presentato con una doppia anima, online e analogica, e un solo obiettivo: quello di essere uno spazio per tutte le donne (e non solo) dove confrontarsi, sognare e progettare, dove ascoltare gli interventi di scrittrici, artiste, imprenditrici. È così che, nell’ambito della rubrica social Caffè con le ragazze, in questi due mesi hanno raccontato sé stesse e il proprio lavoro autrici come Giusi Marchetta, Costanza Rizzacasa D’Orsogna, Marta Barone, Bea Buozzi, Marilù Oliva, Carola Benedetto e Luciana Cilento. Non solo scrittrici: sono intervenute anche professioniste del mondo dell’arte e della cultura come la direttrice dei Musei Reali Enrica Pagella, la regista Irene Dionisio, la tatuatrice Silvia Maschio, le ideatrici del progetto Senza Rossetto Giulia Cuter e Giulia Perona, la manager musicale Katia Giampaolo, le giornaliste Ritanna Armeni, Simonetta Fiori, Cristina Manfredi.
Non sono mancate le voci maschili, grazie alla rubrica Scrittori per scrittrici, attraverso cui alcuni tra i più amati nomi della narrativa italiana hanno raccontato con brevi video la propria autrice preferita, come Maurizio de Giovanni, Antonio Manzini, Matteo B. Bianchi, Raffaele Riba, Nicolò Targhetta, Lorenzo Marone, Fabio Stassi, Giacomo Nicolella.
Tra le altre rubriche Una collana di perle, ogni lunedì mattina una citazione diversa, che sia di ispirazione per tutta la settimana; L’amica che vorrei, la rubrica dedicata alle scrittrici: da conoscere, da leggere o da rileggere; A ruota libera, in cui le due curatrici di ContemporaneA Irene Finiguerra e Barbara Masoni approfondiscono ogni volta un tema diverso: una corrente artistica, una storia, un libro; La donna della domenica, dedicato alle donne da non dimenticare.
IL FESTIVAL
Il 10-11 ottobre 2020 si è tenuta a Biella la prima edizione in presenza del festival Contemporanea. Parole e storie di donne. Tra gli ospiti, Vera Gheno, Simonetta Fiori, Roberta Scorranese, Ritanna Armeni,
Florencia Di Stefano-Abichain, Rossana De Michele, Mariangela Pira, Francesca Angeleri, Silvia Zanella, Elena Varvello, Simone Tempia, Nicolò Targhetta, Andrea Pomella e Raffaele Riba. La prossima edizione del festival è prevista nell’autunno 2021.
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www.contemporanea-festival.com
Facebook: @contemporaneafestival
Instagram: @contemporaneafestival

Gli alleati liberarono Buchenwald l’11 aprile 1945 quando, dopo la fuga dei nazisti, il campo era già in mano degli stessi deportati e un comitato clandestino internazionale ne gestiva democraticamente la vita. Quando i soldati dell’89ª Divisione di Fanteria della Terza Armata statunitense entrarono nel campo vi trovarono oltre 20 mila persone, tra cui circa quattromila ebrei. Il fatto che il campo fosse stato liberato dagli stessi deportati consentì di evitare la distruzione da parte dei nazisti in fuga dei documenti, come è, invece, accaduto in altri luoghi. Gran parte del materiale conservato a Buchenwald permise di istruire il processo di Norimberga. Dopo la divisione della Germania nella zona Ovest e in quella Est, Buchenwald si trovò nella DDR e fu riaperto tra il 1945 ed il 1950 dal governo sovietico che ne affidò l’amministrazione alla polizia segreta dell’NKVD, trasformandolo in “campo speciale” per oppositori dello stalinismo ed ex-nazisti. La maggior parte del campo fu poi demolito, lasciando intatti solo il cancello principale, l’ospedale interno, due torri di guardia e il forno crematorio. Dopo una breve visita a Weimar, il cui nome è associato all’omonima “Repubblica”, nome dato al governo della Germania nel periodo che va dalla fine della prima guerra mondiale alla presa del potere da parte dei nazionalsocialisti nel 1933, si raggiunge Dora Mittelbau, lager nazista presso Nordhausen, sempre in Turingia, a sud dell’Harz, la più settentrionale delle catene montuose tedesche, dove si racconta riposi, in una grotta, Federico Barbarossa. Il nome femminile non deve trarre in inganno: in realtà si trattava delle iniziali della Deutsche Organisation Reichs Arbeit, l’organizzazione del lavoro tedesca. La sua costruzione, nell’estate del 1943, fu decisa personalmente da Hitler allo scopo di produrvi le “Wunderwaffen” naziste, le armi segrete delTerzo Reich, scelta fatta in seguito alla distruzione della base di Peenemünde, nella parte più orientale della costa tedesca sul mar Baltico, bombardata tra il 17 e il 18 agosto del 1943 dalla Royal Air Force britannica. Secondo alcune testimonianze, le ricerche nelle gallerie di Dora dovevano rappresentare l’estremo tentativo di cambiare le sorti della guerra, grazie alle sperimentazioni e allo sviluppo dei programmi missilistici delle micidiali V1 e V2. Una descrizione precisa del campo venne fornita da Charles Sadron, deportato a Dora dal febbraio del 1944 all’aprile dell’anno successivo, che scrisse: “Il campo è concentrato sul fondo di un vallone incupito dalla foresta di faggi, di betulle e di larici, che copre i suoi versanti. Uno dei quali, a Nord, costituisce il fianco della collina sotto la quale sorge l’officina. […] Due grandi tunnel, designati dalle lettere A e B, paralleli all’apparenza, di circa 3 km di lunghezza e orientati da Nord verso Sud, traforano la collina da parte a parte. Questi due tunnel principali sono collegati fra loro da una quarantina di gallerie…”. Da quei lunghi tunnel, collegati con un sistema di numerose gallerie minori, uscirono quasi seimila micidiali V2. Si trattava di un lavoro massacrante per le migliaia di deportati, costretti a vivere in condizioni disumane nelle caverne, senza vedere la luce per mesi. Tra la fine dell’agosto del ‘43 e l’aprile del ’45, nei venti mesi della sua esistenza, transitarono da Dora 60mila deportati, dei quali circa 20mila persero la vita. Tra di essi vi furono 1.500 italiani, deportati politici e anche militari trasferiti lì in spregio ad ogni convenzione internazionale sui prigionieri di guerra. Quasi un terzo di loro vi trovò la morte. Tra loro anche i sette alpini furono fucilati a metà dicembre del 1944 per aver contestato le condizioni disumane alle quali erano costretti dai loro carcerieri. Alla metà di aprile del 1945 le forze armate americane liberarono il campo, all’interno del quale lavorarono anche importanti scienziati nazisti. Dopo la guerra, fatte saltare le gallerie e trasferiti negli Usa e nell’Urss centinaia di scienziati, su Dora cadde il silenzio. I primi ad arrivare furono gli americani ai quali si consegnò la mente scientifica del progetto, l’ingegner Wernher von Braun, giovane genio della missilistica e maggiore delle SS. Von Braun passò con i suoi piani di costruzione delle V2 e con tutti i suoi ingegneri al servizio degli Usa, con la garanzia dell’asilo e della cancellazione dei crimini di guerra. Di Mittelbau Dora si “dimenticarono” anche i processi di Norimberga: fu unico lager che non venne citato. L’oblio del campo di Dora Mittelbau durò fino alla caduta del muro di Berlino e alla riunificazione tedesca. Attualmente le gallerie sono in parte visitabili e accanto c’è un memoriale. Il lungo silenzio, però, pesa come un macigno. Molte testimonianze sostengono che sia stata la conseguenza dell’invenzione delle V2, antesignano dei missili balistici (nel 1969 l’uomo arrivò sulla Luna spinto dal razzo Saturno 5, progettato sotto la direzione di Von Braun: di fatto, l’evoluzione della V2) .
In piedi dietro un malandato muricciolo, su cui siede un omino con cappello e un ragazzo se ne sta sdraiato a pancia in giù, quattro giovani soldati in divisa osservano il mare e le vele (due belle grandi in primo piano e una appena accennata in lontananza) che danzano nell’aria pungolate dal vento.
Una rivoluzione en plein air” ospitata, all’interno delle “Cannoniere”, fino al prossimo 6 giugno. Curata da Simona Bartolena, prodotta e realizzata da “ViDi” (Visit Different) in collaborazione con il “Forte di Bard”, la mostra presenta ottanta opere che perfettamente testimoniano l’evoluzione di un movimento nato a Firenze nella seconda metà dell’Ottocento (1855-1867) da parte di giovani artisti che, soliti a riunirsi nelle sale del celebre “Caffè Michelangiolo”, diedero vita ad una corrente fondamentale per la nascita della pittura moderna italiana. I “Macchiaioli”. Ribelli giurati al sistema accademico, votati al verismo più immediato e alla ricerca della luce come macchia di colore – accostato, distinto o sovrapposto – e così definiti per la prima volta in un articolo della “Gazzetta del Popolo” del 1862 in occasione di un’esposizione fiorentina, ma con significato tutt’altro che benevolo, che tuttavia il gruppo decise di adottare senza problemi, in quanto incarnava alla perfezione la filososofia delle loro opere.
A seguire le opere del veronese Vincenzo Cabianca, del fiorentino pittore – patriota e docente di italiano Raffaello Sernesi e del pisano Odoardo Borrani, fino alla poetica “Scena romantica” di Cristiano Banti, in cui permangono allusive tracce della formazione scolastica ricevuta all’Accademia di Belle Arti di Siena. E infine i dipinti a tema storico, con i soldati di Giovanni Fattori; toccante anche il suo “Soldato che legge una lettera al campo” del 1874. Così come quelli firmati dai protagonisti del gruppo dopo gli anni Sessanta, quando “la ricerca macchiaiola perde l’asprezza delle prime prove e acquisisce uno stile più disteso, aperto alla più pacata tendenza naturalista che andava diffondendosi in Europa”. A chiudere la mostra, una riflessione sull’eredità lasciata dalla pittura di “Macchia”.
I grandi pionieri delle avanguardie, geniali e provocatori,troppo spesso sono stati emulati e banalizzati da una miriade di pseudo-artisti che si sono limitati a ripetere ciò che non deve essere ripetibile, ma solo un invito a nuove possibilità creative, avviando una specie di ”Accademia delle Avanguardie” .
