“Samurai, poeti e uomini d’ingegno” Fino al 21 febbraio 2021
Cambia look la “Galleria Giappone” del MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino. E lo fa, mandando a riposo, per alcuni mesi e per ragioni di tutela e conservazione, i delicatissimi “kakemono” e gli “ukiyo-e” (stampe su carta periodicamente sostituite con altre opere delle collezioni) offrendo così ai visitatori la possibilità di ammirare esposizioni costantemente rinnovate.
Fino al prossimo 21 febbraio, dunque, il Museo di via del Carmine proporrà un’interessante rassegna – “Samurai, poeti e uomini d’ingegno” – dedicata alla figura maschile in Giappone, quale emerge dai dipinti del “periodo Edo”, ovvero di quella fase della storia nipponica (1603 – 1868) in cui la famiglia Tokugawa detenne, attraverso il “bakufu” (letteralmente il “governo della tenda”, titolo ereditario conferito ai dittatori militari) il massimo potere politico e militare nel Paese.
Da un lato, ci si potrà quindi confrontare in mostra con l’ideale marziale dei “Bushi” o “Samurai” (nome con il quale si riconoscevano i membri della casta militare del Giappone feudale, il cui declino coincise proprio con il “periodo Edo” per arrivare al definitivo accantonamento durante il “Rinnovamento Meiji” nel XIX secolo, in favore di un esercito regolare di stampo europeo) e dall’altro, con l’ideale dell’ “uomo di lettere” che si ispira più o meno direttamente alle figure di poeti famosi e uomini d’ingegno dell tradizione cinese.
Al primo gruppo appartengono un dittico di Kanō Chikanobu (1660-1728), che raffigura due samurai a cavallo, e un ramo di ciliegio fiorito di Kawamura Bunpō (1779-1821). Le due opere si ispirano all’antico detto “Tra i fiori, il ciliegio. Tra gli uomini il samurai” facente riferimento alla bellezza e alla caducità della vita terrena: così come il ciliegio fiorisce e sfiorisce in brevissimo tempo, la vita del guerriero può rivelarsi intensa ma fugace.
Allo stesso tempo, una metafora della ferocia e della spietatezza del guerriero giapponese trova il suo compimento in uccelli rapaci come il falco o l’aquila di mare, oggetto quest’ultima di un potente dipinto di Yanagisawa Kien (1704-1758).
Sul versante dell’uomo intellettuale si presentano invece un dipinto di letterati abbigliati alla maniera cinese firmato da Kishi Ganku (1749 o 1756-1838) e un dittico raffigurante “Li Bai” e “Su Shi”, considerati in Giappone come i poeti più rappresentativi nella storia della Cina, appartenenti rispettivamente ai “Periodi Tang” (618-907) e “Song” (960-1279).
Contestualmente alla rotazione dei dipinti, nella sala principale al secondo piano, si può ammirare anche un altro ideale di personaggio maschile, risalente addietro nel tempo addirittura al “Periodo Heian” (794-1185), che si materializza nella prima metà della serie “Murasaki Shikibu Genji Karuta” (“Le carte di Genji di Murasaki Shikibu”), parodia ottocentesca del famoso romanzo “Genji Monogatari” risalente all’XI secolo, che narra la storia del “Principe Splendente” Genji: una sorta di Don Giovanni o Casanova giapponese ante litteram.
g. m.
“Samurai, poeti e uomini d’ingegno”
MAO-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436919 o www.maotorino.it
Fino al 21 febbraio
Orario: giov. e ven. 12/19, sab. e dom. 10/19
Stephen King e il covid-19. Sembra che Mirko Vercelli abbia intercettato felicemente e con precisione quel filo rosso che lega il terrore narrativo dell’horror thriller alla realistica paura del coronavirus

A pronunciarle Andy Warhol, padre universalmente riconosciuto della Pop Art, che di fama ne ha invece macinata in quantità indescrivibile nei suoi cinquantotto anni di vita, continuando tutt’oggi, a poco più di trent’anni dalla scomparsa, ad esserne compagno fedele, al di là dei tempi, delle mode e in barba ai flussi implacabili dell’oblio. Secondo artista, pare, più comprato e venduto e quotato al mondo dopo Pablo Picasso, a Andy Warhol (Pittsburgh 1928 – New York, 1987, ultimogenito dei tre figli di modesti immigrati originari di Mikovà, paese dell’odierna Slovacchia), la “Palazzina di Caccia” di Stupinigi dedica, fino al 31 gennaio del 2021, la mostra evento “Andy Warhol é…Superpop”, promossa da “Next Exhibition” e “Ono Arte”, con il patrocinio della “Città Metropolitana Torino”.


Fra diario intimista, documento storico e biografia, è un libro intenso vissuto sulla propria pelle e nel profondo della propria carne, quello scritto – alla luce di rigorose indagini storiche – da Bruno Avataneo sulla sua famiglia materna di origine, i Castelletti di Mantova. Torinese, classe ’51 e cuneese d’adozione, lo scrittore (che ha lavorato a lungo nel settore della formazione professionale e da tempo si dedica, sollecitato da particolari eventi e situazioni famigliari, allo studio della presenza ebraica a Mantova nel corso dei secoli) presenterà il libro, dal titolo “Le ossa affaticate di Salomon Castelletti”, il prossimo venerdì 30 ottobre, alle 18, nei locali della Soms, ex Società operaia di mutuo soccorso oggi sede dell’Associazione culturale “Progetto Cantoregi”, in via Carlo Costa a Racconigi. A dialogare con lui sarà Alberto Cavaglion, storico e letterato, docente di “Storia dell’ebraismo” all’Università di Firenze e fondatore nel 2015 a Cuneo della Biblioteca e Centro Studi sugli ebrei in Piemonte “Davide Cavaglion”. L’incontro sarà accompagnato dalle letture di Irene Avataneo. Ed è lo stesso Cavaglion a precisare nella Prefazione: “Non è un libro di memorie, anche se è costruito sulla memoria…Se mai ci troviamo davanti a una ‘autobiografia riflessa’, fondata su una rigorosa ricerca archivistica. E’ a suo modo un (copioso) diario intimo compilato con voci (e carte) altrui, per interposte (e assai numerose) persone”.
Poi la scoperta del grande rotolo di carta…