Arriva in Valle di Susa , da guardare a casa con degli speciali visori
Venerdì 26 febbraio 2021
Ritiro visori preso la libreria “La città del sole” – Via Walter Fontan4, Bussoleno (TO)
Info su biglietteria, prenotazioni, ritiro e orari al fondo del comunicato
Da un’idea di Elio Germano e Omar Rashid e a cura di Piemonte dal Vivo, l’innovativo spettacolo in smart watching viene proposto in Valle di Susa in collaborazione con il Valsusa Filmfest e la libreria “La città del sole” di Bussoleno.
Mentre i teatri sono chiusi, Elio Germano con uno dei primi esperimenti mondiali di teatro in realtà virtuale arriva direttamente nelle case degli spettatori: occhiali immersivi e cuffie, per una visione a 360 gradi dello spettacolo direttamente da casa.
È possibile ritirare i visori con lo spettacolo di Elio Germano presso la libreria Città del sole di Bussoleno venerdì 26 febbraio
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Venerdì 26 febbraio, grazie alle competenze messe in campo da Piemonte dal Vivo e alla collaborazione con il Valsusa FilmFest e la libreria La città del sole di Bussoleno, i cittadini della Valle di Susa possono assistere, nel momento in cui le sale teatrali sono chiuse, ad un’opera di elevato profilo culturale direttamente da casa tramite degli speciali visori.
Un progetto diffuso in tutto il Piemonte nel momento in cui la pandemia in corso obbliga le persone al distanziamento, una sfida per la Fondazione Piemonte dal Vivo, quella di assolvere al suo ruolo di cerniera tra artisti e pubblico, rendendo possibili le condizioni per la celebrazione del rito teatrale pur nel contesto complesso in cui ci troviamo.
Il progetto speciale Segnale d’allarme – Smart Watching è la trasposizione in un film in realtà virtuale de La mia battaglia, testo scritto da Elio Germano e Chiara Lagani.
Interpretato dallo stesso Germano, che ne ha curato la regia insieme a Omar Rashid, è al contempo teatro, cinema ed esperienza in realtà virtuale.
Una serata unica direttamente dal proprio salotto, con uno spettacolo disturbante, pensato per scuotere le coscienze e per tenere alta la tensione come se si fosse seduti in prima fila ma direttamente dal proprio appartamento. Con la visione a 360° e le cuffie, lo spettatore ha la sensazione di trovarsi in teatro, di essere in compagnia di altri spettatori, sentendo l’energia della sala teatrale e cercando lo sguardo di chi gli è seduto accanto, perfino i gesti. Grazie alla realtà virtuale si avrà la sensazione di essere davvero seduti a teatro per assistere allo spettacolo di Elio Germano.
Il ritiro e la consegna dei visori, sanificati con raggi ultravioletti, avvengono in massima sicurezza e secondo tutti i protocolli di sanificazione. Dopo l’uso, i visori devono essere riconsegnati e, previa adeguata sanificazione, saranno pronti per raggiungere le case di altri spettatori.
Il progetto è partito da Torino per poi diffondersi nelle settimane successive in diversi comuni del Piemonte, nell’ambito del nuovo progetto digitale onLive, immaginato dalla Fondazione Piemonte dal Vivo per provare ad abbattere il confine fra onsite e online, superando il distanziamento imposto dallo schermo del computer e per continuare a programmare in questo periodo difficile (www.piemontedalvivo.it/onlive).
QUAL È L’ALLARME?
L’allarme è questo nostro tempo, il diffondersi del pensiero assolutista fomentato da un’informazione deformata di cui la nostra società è vittima. Le nuove tecnologie che hanno cambiato la comunicazione, se da un lato si propongono come democratiche, dall’altro facilitano la manipolazione del pubblico. È in questo contesto che Elio Germano utilizza e allo stesso tempo critica la modernità del linguaggio che ha scelto. “Uno spettacolo provocatorio che ci mette in discussione come pubblico – racconta Germano-, Cosa stiamo vedendo? A cosa applaudiamo? Chi è il personaggio che abbiamo di fronte? Dove ci sta portando? Un esercizio di manipolazione dagli esiti imprevedibili – e prosegue aggiungendo-, per la prima volta il teatro si fa virtuale: indossato il visore e le cuffie, verrete catapultati in quella sala e sarà come essere lì”.
Usando le potenzialità della Virtual Reality viene messo in scena un esperimento nel quale Germano ipnotizza i suoi spettatori, quasi li manipola, con lo scopo di trasmettere quel segnale d’allarme da cui prende il nome lo spettacolo VR stesso.
IL SENSO DI QUESTO ESPERIMENTO PER IL VALSUSA FILMFEST
Andrea Galli, presidente dell’associazione Valsusa Filmfest, dichiara quanto segue: “Quest’anno il nostro festival celebrerà i suoi 25 anni, ed anche se non sappiamo ancora quando ci saranno le condizioni per svolgerlo, sappiamo che non vogliamo farlo in versione on line. E proprio mentre i teatri e i cinema sono ancora chiusi vogliamo segnalare anche noi i rischi e l’allarme dell’andare verso una progressiva virtualizzazione e digitalizzazione della cultura accettandola come normalità ed allontanando la possibilità di incontri in presenza e della bellezza della vicinanza. “Ospitare” così Elio Germano, ci sembra anche un bel modo per rendere omaggio ad uno dei più grandi attori italiani, oltre che per la sua vicinanza e amicizia con la Valle di Susa e il movimento No Tav”.
I CREDITI DELLO SPETTACOLO
Titolo: SEGNALE D’ALLARME – LA MIA BATTAGLIA VR
Regia di Elio Germano e Omar Rashid, produzione Gold e Infinito. Tratto dallo spettacolo teatrale La mia battaglia, diretto e interpretato da Elio Germano, scritto da Elio Germano e Chiara Lagani
BIGLIETTERIA, PRENOTAZIONI, RITIRO E CONSEGNA DEI VISORI
Il noleggio del visore con spettacolo ha un costo di 10 euro ed è necessario avere con sé copia di un documento di riconoscimento.
Per prenotarlo è necessario scrivere a segreteriavalsusafilmfest@gmail.com
Il ritiro e la consegna avvengono presso la libreria La città del sole – Via Walter Fontan4, Bussoleno – con i seguenti orari: venerdì e sabato 9:00 – 12:30 / 16:00 – 19:00. Per ulteriori info T. 335 5316492
il visore va riconsegnato in modo tassativo entro il giorno successivo presso la libreria.


Certo è comunque, fatte salve le debite distanze dai folklorici eccessi del verbo sgarbiano, che con lui non si può non essere d’accordo nella denuncia di un marcato e palese “narcisismo” in quell’ossessiva filososofia che guida occhi e mani del bulimico popolo del selfie. Del “selfie ergo sum”, attento di più (inconfutabile dato di fatto) all’apparire che all’essere. E distante, proprio per questo, anni luce dal classico ritratto fotografico, firmato da fografi professionisti, dalla tecnica ineccepibile e attenti a cogliere l’intima essenza, la poesia e l’emozione duratura nel tempo del soggetto ritratto. A sottolinearlo è il progetto “Stop selfie. Make a portrait” ideato dal noto fotografo torinese Silvano Pupella (ultima mostra nello spazio più prestigioso in Italia per la fotografia, la casa dei “Tre Oci” a Venezia), insieme ad altri quattro colleghi ben intenzionati “a sfidare la modernità e a proporre, come nel passato, un ritratto artistico, frutto della passione e dell’esperienza”.
Michelini. Immediata l’adesione all’iniziativa anche da parte di “ArtPhotò”, progetto messo in piedi a Torino nel 2016 da Tiziana Bonomo con l’obiettivo di proporre, organizzare e curare eventi legati al mondo della fotografia. Un vero e proprio ritratto “da asporto” (espressione super-citata, ahinoi, in questi tristi tempi di lockdown sanitario) è la proposta dei magnifici cinque. Un ritratto d’autore, stampato e firmato dall’artista-fotografo e consegnato all’istante, dopo lo scatto. Da portare a casa, “ per se’ stessi, per i propri famigliari o come regalo diverso dal solito e sicuramente originale e gradito in occasione soprattutto del periodo natalizio”.
emozionalità. Certo i selfie consentono di avere una grande quantità di immagini, ma di quelle immagini alla fine non rimane nulla se non nella memoria dello smartphone; mentre una fotografia di qualità, stampata come si deve, resta un ricordo che dura nel tempo e questo 2020 sarà un tempo sicuramente e tristemente da ricordare”.
scattata da un professionista cela il desiderio di affidarsi a qualcuno che ci ritragga per come desideriamo essere visti e soprattutto ricordati. Per questa ragione ‘Stop selfie. Make a Portrait’ offre la possibilità di scegliere tra autori con occhi, sensibilità ed esperienze diverse in base a come si spinge il desiderio di essere fotografati. Inoltre il set di ‘Spazio Eventa’ è un luogo accogliente che mette a proprio agio anche i più intimiditi dalla macchina fotografica”.
Dopo i mesi di obbligata chiusura imposta dall’emergenza sanitaria, torna ad essere visitabile, a San Secondo di Pinerolo (via Cardonata, 2), il grande Parco Storico del Castello di Miradolo, sede dal 2007 della “Fondazione Cosso”. Origini settecentesche e un’estensione di oltre sei ettari – con un patrimonio arboreo che supera i 1700 esemplari, cinque alberi monumentali e 70 specie e varietà botaniche diverse – il Parco riaprirà martedì 16 febbraio ed accoglierà i visitatori in settimana, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16, esclusivamente su prenotazione allo 0121/502761 o via e-mail a prenotazioni@fondazionecosso.it . Spiega la presidente della Fondazione, Maria Luisa Cosso: “Nei mesi di chiusura dovuti all’emergenza sanitaria la Fondazione Cosso ha continuato a prendersi cura del parco con passione e oggi sceglie di riaprirlo per permettere ai visitatori di ritrovare attimi di serenità a contatto con la natura e con la bellezza, nell’attesa di inaugurare la programmazione della primavera”.
‘Inno all’Amore’ è il primo volume di una trilogia edita da Bertoni Editore che comprenderà altre due antologie di prossima pubblicazione: ‘Inno alla morte’ e ‘Inno all’Infinito’.
Inaugurata online, causa emergenza sanitaria, il 22 dicembre scorso, la rassegna dedicata dalla “Fondazione Bottari Lattes” alle opere “recuperate” dell’eclettico artista torinese è stata aperta al pubblico, a seguito del passaggio del Piemonte in “zona gialla”, il 10 febbraio scorso presso le sale della stessa “Fondazione” nata nel 2009 a Monforte d’Alba per volontà della moglie Caterina Bottari Lattes proprio con lo scopo primo di mantenere viva la memoria del marito, pittore ma anche scrittore editore e fra i nostri più prestigiosi intellettuali del secondo dopoguerra.
mondi pittorici del francese Odilon Redon o del belga James Ensor), realizzati da Lattes nell’arco temporale che va dal 1959 al 1990. Sono opere mai finora esposte, facenti parte delle nuove acquisizioni recuperate dal fondo di collezionisti privati per accedere al prezioso patrimonio della pinacoteca a lui dedicata nelle sale espositive al primo e al secondo piano della “Fondazione”, accanto ai molti lavori già in essa presenti. Lavori che raccontano, nella quasi totalità, il viaggio nei “mondi di Mario Lattes”, come recita il titolo dell’attuale rassegna con l’aggiunta di quell’ “# 1” , teso a connotarsi come prima tappa di una complessa esplorazione che verrà arricchita nel tempo attraverso ulteriori recuperi, resi disponibili al pubblico a più riprese.
Occorre adeguarsi alle sue luci e alle sue ombre, intuire l’indefinito pur sapendo che esiste un lato oscuro che non potrà disvelarsi… La complessa trama pittorica che mostra e nasconde, che lamenta e afferma, indica strade segnate dalla conoscenza del dubbio e l’artista, indifferente alla prassi, manipola materie grafiche e pittoriche per giungere a una vertiginosa discesa nelle profondità dove le forme affondano e riemergono mutate”.