“Intimo e politico”, il titolo della mostra che ha ospitato la Galleria d’Arte Contemporanea Raffaella De Chirico, un viaggio attraverso temi come l’olocausto, la prigionia, il femminismo,ancor più attuali oggi

“Intimo e politico”. Questo il titolo, apparentemente dicotomico,dell’interessante mostra che ha ospitato la galleria torinese d’arte Contemporanea Raffella De Chirico, dedicata a una variegata serie di tematiche di grande attualità, dalla famiglia alle donne, dalle migrazioni al femminicidio, dalla violenza alla libertà negata fino all’ Olocausto. Fatti tragici che, nell’esposizione, sono stati svelati attraverso le opere di quattro artisti, Claudia Hans, Eugenia Martinez, Nico Mingozzi e Claudia Virginia Vitari.
Di Claudia Hans, artista nativa di Città del Messico, è stata esposta una selezione di lavori appartenenti al progetto ‘Silent Songs’, in cui l’artista è intervenuta sulle immagini e sui testi del libro scritto nel ’45 e intitolato “Songs for my Grandmother”, trasformato in un’opera attuale, in cui i momenti della vita di sua nonna e la sua emigrazione in Messico sono narrate simultaneamente rispetto a quanto accaduto durante l’Olocausto. In questo modo è possibile osservare il parallelismo della situazione odierna tra il Messico e il suo Paese d’origine, la Germania.
Il lavoro fotografico di Eugenia Martinez, artista messicana, nativa di Monterrey, che tuttora vive e lavora a Città del Messico, evidenzia come il sistema e il potere patriarcali siano ancora benpresenti a livello sociale, economico e politico. Le stampe che ha scelto l’artista sono vintage e rivelano figure di spose bambine, famiglie e gruppi di uomini sulle quali l’artista non lavora direttamente, ma attraverso il vetro sovrapposto all’immagine, capace esso stesso di diventare parte essenziale dell’opera. Su di essa la fotografa interviene tanto a livello visivo, in quanto le immagini sono circondate dalle parole da lei scritte in modo ossessivo, sia con un proposito semantico. Sono infatti riportate frasi di politici corrotti, di donne trattate come serve, uccise per essersi rifiutate di adempiere ai propri “doveri”.
L’artista Nico Mingozzi, nativo di Portomaggiore, in provincia di Ferrara, dal 2010 lavora sulla fotografia vintage, in particolare quella dei primi del Novecento, in cui le immagini femminili, della coppia e della famiglia su rivelano attraverso la presenza di figure austere, inespressive o fintamente espressive. L’artista distrugge, così, in modo violento qualsiasi idea di famiglia politicamente corretta; le figure da lui colte, severe e rigorose, si sfaldano a colpi di tagli, graffi, inserti metallici, capaci di esprimere la crisi della famiglia tradizionale.
Ultima artista in mostra è stata Claudia Virginia Vitari, di nascita torinese, ma ora residente e attiva a Berlino. Da sempre focalizzail suo lavoro artistico su lunghi progetti di ricerca e collaborazione su tematiche sociali quali la detenzione e la criminalità, cogliendo attraverso il suo obiettivo fotografico soggetti con diagnosi di malattia mentale rifugiati e richiedenti asilo. Le grandi installazioni realizzate dall’artista sono accompagnate da disegni e serigrafie (scelte queste ultime per la mostra), che illustrano maggiormente in dettaglio alcune delle storie che compongono il progetto installato.

I disegni che l’artista ha proposto in mostra fanno parte del progetto intitolato “Lagermobi: Osservazioni”, il suo ultimo lavoro realizzato sui rifugiati e richiedenti asilo in Germania, in occasione del quale la Vitari si è addentrata nelle storie personali degli attivisti fornendo al progetto stesso una prospettiva diversa. Questo lavoro è nato dalla collaborazione con il gruppo Lager Mobilization Network e i soggetti ritratti sono persone che l’artista ha conosciuto nei campi di accoglienza; le frasi stampate sui disegni sono state scelte o scritte direttamente dagli attivisti. Lagermobi è un piccolo gruppo nato a Berlino, che ha come scopoquello di unire l’attività sociale e i rapporti interpersonali all’attività politica.
Mara Martellotta
“Intimo e politico”
Galleria d’arte Contemporanea Raffaella De Chirico
Via Giolitti 52, 10123 Torino
Info@dechiricogalleriadarte.it


Certo ci va una buona dose di coraggio e di testarda passione a progettare e a mettere in piedi oggi mostre d’arte. Di questi tempi, per mostre e musei è infatti un continuo ondivago balletto di aperture e chiusure, al ritmo un po’ lugubre dell’andamento pandemico. Zona gialla, arancio, rossa, bianca. Si apre in presenza e non si sa quale sarà il finale. O, al contrario, si apre online e si termina in presenza. O, ancora ci si avvia online per poi passare in presenza e approdare di nuovo, a metà percorso, online fino a concludere il tragitto, forse, in presenza. E’ quanto capita alla retrospettiva “I mondi di Mario Lattes # 1” dedicata dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba alle opere “recuperate” (alle nuove acquisizioni che vanno ad arricchire il patrimonio della collezione permanente) dell’eclettico artista torinese. Inaugurata online, causa emergenza sanitaria, il 22 dicembre scorso, la rassegna é stata aperta al pubblico, a seguito del passaggio del Piemonte in “zona gialla”, il 10 febbraio e da lunedì primo marzo, di nuovo trainata dal passaggio della Regione in “zona arancio”, in visione web. Quali saranno i prossimi passi? Per ora – e ci piace darne informazione perché la mostra è davvero suggestiva e ricca di intrigante visionarietà – nell’attesa della possibile riapertura al pubblico, l’esposizione sarà nuovamente presente e visitabile sul sito della “Fondazione”, con una pagina di approfondimento online, con immagini di dipinti, contenuti testuali e testi critici e con un vero e proprio “tour virtuale” che permette di rendere più realistica l’esperienza di visita alla mostra: https://fondazionebottarilattes.it/i-mondi-di-mario-lattes-1/
presenze simboliche (la farfalla, la conchiglia, l’uovo, la mano) messe lì a far memoria dolorosa in un bagno profondo di risentito e amaro umorismo; al pari delle sue “marionette” e dei suoi “alter ego” tutt’altro che giocosi e rassicuranti insieme alle nature morte con “cianfruscole” o cianfrusaglie che il pittore amava collezionare e agli studi di volti e personaggi dai tratti scultorei ed essenziali nella geometrica astrazione delle forme. Una quarantina le opere esposte: dipinti figurativi, ma con valenze fortemente oniriche, dai tratti marcatamente espressionistici, realizzati da Lattes nell’arco temporale che va dal 1959 al 1990. Sono opere mai finora esposte, facenti parte delle nuove acquisizioni recuperate dal fondo di collezionisti privati per accedere al prezioso patrimonio della pinacoteca a lui dedicata nelle sale espositive al primo e al secondo piano della “Fondazione”, accanto ai molti lavori già in essa presenti. Lavori che raccontano, nella quasi totalità, il viaggio nei “mondi di Mario Lattes”, come recita il titolo dell’attuale rassegna con l’aggiunta di quell’ “# 1” , teso a connotarsi come prima tappa di una complessa esplorazione che verrà arricchita nel tempo attraverso ulteriori recuperi, resi disponibili al pubblico a più riprese.
graffiante pare quasi voler irridere con sarcastico umorismo le immagini del potere; così come quelle “Marionette e manichino” del ’90 che raccontano non di squarci gioiosi legati all’infanzia ma di ricordi che “sono cicatrici di memoria” o come quella figura femminile (?) avvolta nel gorgo di un’umbratile nuvola grigiastra che non ci sembra abbraccio carezzevole ma misteriosa pur se suggestiva prigione del cuore. Dice bene Vincenzo Gatti: “L’accesso ai mondi di Lattes è insidioso. Occorre adeguarsi alle sue luci e alle sue ombre, intuire l’indefinito pur sapendo che esiste un lato oscuro che non potrà disvelarsi”.



Torino, città nella quale Filippo Juvarra ebbe un ruolo di primo piano per quasi 20 anni e che conserva la più grande collezione al mondo di opere juvarriane presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino con il nome di “ Corpus juvarrianum “, dedica al grande architetto messinese la mostra “ Filippo Juvarra regista di corti e capitali dalla Sicilia al Piemonte all’Europa”.
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