CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 619

Iniziative natalizie al Centro Studi Piemontesi

CENTRO STUDILunedì 12 dicembre, a partire dalle 11 e 30 al Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, in via Revel 15 a Torino, sarà aperta la mostra “Un libro per Natale”, che proseguirà fino al 22 dicembre, con orari: Lunedì 12 dicembre apertura fino alle ore 19; Sabato 17 dicembre apertura con orario continuato 10-18.Chiuso la domenica. Accanto alla tradizionale esposizione in sede delle pubblicazioni del Centro Studi Piemontesi, sarà allestita una piccola mostra di “Legature e volumi di storia sabauda dai Fondi della Biblioteca storica del Centro Studi Piemontesi”, in occasione della mostra “Piemonte, Bonnes Nouvelles” allestita alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 600° anniversario del Ducato di Savoia.

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La mostra “Piemonte, bonnes nouvelles. Testimonianze di storia sabauda nei fondi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 600° anniversario del Ducato di Savoia”, in corso presso la Biblioteca Nazionale Universitaria (piazza Carlo Alberto 3) che già ha fatto registrare un grande successo di pubblico, si arricchirà, a partire da martedì 13 dicembre di nuove testimonianze di straordinaria importanza e suggestione. Per la prima volta sarà esposto al pubblico un insieme unico, conservato nella collezione privata del Presidente del Centro Studi Piemontesi, Giuseppe Pichetto, costituito da documenti autografi scritti di pugno da Principe Eugenio, e preziosi volumi a lui appartenuti e recante sulle legature la sua ara gentilizia. La nuova Vetrina della mostra “Del Principe Eugenio” sarà inaugurata martedì 13 dicembre alle ore 17 all’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (piazza) Carlo Alberto 3): nell’occasione saranno presentate a cura del Centro Studi Piemontesi e dell’ABNUT (Associazione Amici della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino), due novità editoriali che con la mostra in corso si intersecano e dialogano: Alberico Lo Faso di Serradifalco, Una storia oscurata. Piemonte 1813-1821 (Centro Studi Piemontesi 2016) e Paola Prunas Tola Filippi di Baldissero, Mi ha cercato un fantasma. Memorie di Maria Filippi di Baldissero nata Canera di Salasco Prima Dama di Maria Teresa di Toscana, principessa di Carignano (Antonio Stango Editore 2016 con il patrocinio del Centro Studi Piemontesi). Con gli autori intervengono Franco Cravarezza e Gustavo Mola di Nomaglio

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Info: tel. 011/537486; info@studipiemontesi.it; www.studipiemontesi.it.

 

Amon

Le poesie di Alessia Savoini

 

alessia-nuovaIn quel che fu

ciò che accade ora stava già accadendo

in quale forma distorta nel tempo ancora non so

ma il tuo sguardo è caldo come allora

 

La realtà delle cose è la percezione di come ci portiamo a essere

ma io voglio essere più di un corpo soggetto alla trasformazione del divenire

 

Non ti vorrei disturbare chiedendoti di restare

ma a volte lasciare andare rende più liberi che rimanere

 

Perché tu sei ciò che rende questo passaggio meraviglioso

sei l’amaro che non ha sapore

perché quando qualcosa ha gusto

si è scelto che parte di sapore preferire

 

E se le intuizioni sono giuste

in quel tempo che fu

la sacerdotessa capì che colui che per tutti era considerato dio

portava il nome dell’uomo che amò

e che ancora non ha smesso di amare.

Camaleontika conquista Almese

CAMALEONTIKA 2016/17. Ad Almese  3^ stagione teatrale a cura della compagnia teatrale FABULA RASA

QUATTRO PROTAGONISTI DELLA SCENA JAZZISTICA CONTEMPORANEA IN UN CONCERTO DI ALTO LIVELLO ARTISTICO IN GRADO DI COINVOLGERE TOTALMENTE ANCHE IL PUBBLICO PIÙ PROFANO

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La rassegna CAMALEONTIKA prosegue il 10 dicembre con un appuntamento musicale di alto livello nella serata intitolata “GUITARS! SEI CORDE PER SOGNARE” con Davide Sgorlon ed il Luigi Tessarollo Jazz Trio composto da Luigi Tessarollo alla voce e alla chitarra, Davide Liberti al contrabbasso e Marco Tolotti alla batteria. Quattro protagonisti della scena jazzistica contemporanea in un concerto di alto livello artistico in grado di coinvolgere totalmente anche il pubblico più profano.

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Luigi Tessarolo è un musicista dallo straordinario elenco di collaborazioni prestigiose e di spessore, docente di Chitarra Jazz del Conservatorio di Milano e diplomato sia in Musica Jazz che in Chitarra Classica, è una figura di spicco nel panorama jazz nazionale e internazionale. Musicista eclettico sia per formazione che per cifra espressiva, i suoi interessi coprono un vasto panorama stilistico che si riflette in molteplici progetti e in un universo in apparenza senza confini in cui si muove con lirismo e con un senso sempre presente della frase jazzistica.

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Davide Sgorlon è un musicista che con il suo lavoro supera il tradizionale concetto di chitarrismo acustico. Nuove tecniche di esecuzione sullo strumento da lui utilizzate portano nuove idee compositive e sperimentali, ampliando a dismisura le potenzialità timbriche ed espressive dello strumento. La sua attività musicale è fortemente rivolta alla ricerca di un personale sound, dove la world music, il jazz, il blues, la musica minimalista insieme all’uso non convenzionale della chitarra acustica producono sonorità e soluzioni nuove…musica molto adatta ad immagini di luoghi reali e non… i luoghi dell’anima. Chitarrista, compositore, fonico di mixage per cinema e televisione, da anni svolge parallelamente queste attività specializzandosi in particolare nella composizione ed esecuzione di musica per spettacoli teatrali, colonne sonore di documentari, cortometraggi, video didattici, presentazione di libri con gli autori e tiene da anni concerti come solista acustico nei più importanti festival chitarristici in Italia e Spagna.

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LE LINEE GUIDA DELLA RASSEGNA E L’APPUNTAMENTO DI DOMENICA CON IL CIRCO CONTEMPORANEO

L’11 dicembre alle ore 17:00 è in programma il secondo appuntamento stagionale per famiglie. Ragazzi e bambini , questa volta con i Nanirossi, cioè Matteo Mazzei ed Elena Fresch, che presentano “Sogni in scatola”, un magico e divertente spettacolo di circo contemporaneo in cui faranno immaginare al pubblico tantissime situazioni ed oggetti “interpretati” da scatole di cartone. CAMALEONTIKA 2016/2017 è la terza stagione teatrale organizzata ad Almese (TO) dalla compagnia Fabula Rasa diretta da Beppe Gromi, grazie al sostegno del Comune di Almese e della Fondazione Piemonte Dal Vivo. Una nuova stagione di colori per un Camaleonte che dal 15 ottobre 2016 al 7 maggio 2017 continua a giocare ridipingendo il paesaggio mutante che lo circonda sul palcoscenico del Teatro Magnetto di Almese, comune della bassa Valle di Susa, con spettacoli di teatro per tutte le età, cabaret, danza e musica. In questo edizione si è aperta una nuova importante collaborazione con “MEDICI SENZA FRONTIERE”, un sodalizio che aggiunge un tassello importante in una rassegna che sin dall’inizio si pone l’obiettivo di tenere acceso uno sguardo sul mondo dei più sfortunati. In tutti gli appuntamenti in programma vengono presentate alcune iniziative della nota associazione di aiuto umanitario con raccolta di offerte libere che andranno a sostenere le sue attività, oltre al   progetto migrante Black Fabula che consiste in laboratori di teatro-danza condotti dalla Compagnia Fabula Rasa ed avviati nell’aprile del 2015 per rifugiati africani ospitati dal Comune di Almese.

Il programma di Camaleontika 2016/2017 propone giovani compagnie e artisti conosciuti, spettacoli affermati e interessanti novità. Comicità e cabaret, musica, circo contemporaneo, teatro-danza e danza afro-contemporanea, improvvisazione e teatro di prosa per divertirsi ma anche per affrontare temi importanti con passione e poesia, per riflettere sulle nuove opportunità che può offrire la società contemporanea se basata sull’accoglienza e sull’accettazione delle diversità. Appuntamenti per bambini e famiglie, la domenica, con una sana merenda teatrale e tanto divertimento. Linguaggi e messaggi variegati si mescoleranno a colori e forme originali per continuare a stupire grandi e piccini, aprendo nuove finestre sul mondo che appartiene a tutti ma che spesso non si lascia cogliere.

BIGLIETTI DI INGRESSO

Spettacoli del sabato sera: Intero € 8,00 / ridotto € 5,00 (ne hanno diritto: iscritti ai laboratori di Fabula Rasa/Teatro Senza Confini, abilmente diversi e accompagnatori, under 18, , abbonati alla rassegna cinematografica del Magnetto, over 70 e sostenitori di Medici Senza Frontiere.

Domenica teatro per bambini e famiglie/teatro per tutti ingresso unico: € 4,00

ABBONAMENTI

Abbonamento a 5 spettacoli: 30 € / ridotto: 25 € + 1 ingresso omaggio, la domenica

Abbonamento speciale per sostenere Medici senza Frontiere: 3 sabati a 20 €

 

INFO E PRENOTAZIONI Fabula Rasa Ass.ne Onlus/Teatro Senza Confini/Moderne Officine Valsusa fabulamail@gmail.com

“GUITARS! SEI CORDE PER SOGNARE”
con Davide Sgorlon ed il Luigi Tessarollo Jazz Trio composto da
Luigi Tessarollo – Chitarra e Voce, Davide Liberti – Contrabbasso e Marco Tolotti – batteria


“SOGNI IN SCATOLA”
Compagnia Nanirossi composta da Matteo Mazzei e Elena Fresch

domenica 11 dicembre 2016 ore 17:00
Teatro Magnetto, via Avigliana 17, Almese (TO)

Secondo appuntamento per famiglie, ragazzi e bambini con un magico e divertente spettacolo di circo contemporaneo che fa immaginare al pubblico tantissime situazioni ed oggetti “interpretati” da scatole di cartone.


 

Brignano o la voglia di fare bilanci

Già tempo di bilanci per Enrico Brignano. Di vita, di professione soprattutto. Cinquanta per l’una, trenta per l’altra. Bilanci che hanno un titolo, referenziale e preciso, “Enricomincio da me”, se volete anche decisamente spavaldo. Senza mezze misure. Ma lui è bravo, se lo può permettere, prendere di petto un più che ottimistico mezzo del cammin della sua vita e ricamarci su, per il torrenziale divertimento del pubblico, tutto risate e applausi. Iniziando dalle sue giornate, partenza Dragona – dove è nato – direzione Roma e ritorno, con quel treno che è il suo primo palcoscenico, con quei pendolari come lui che sono il suo primo pubblico. Battute, imitazioni, tante imitazioni.

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Poi il soggiorno americano, le prime esperienze, il rimpiazzo del comico che una sera non arriva e lui è fatto salire a forza dal proprietario del locale su quella pedana piena di luci, e improvvisa, e sciorina a orecchio lingue di mezzo mondo e ne ricava altri applausi. E poi le prime prove cinematografiche (una faccia che tranquillamente interessa Vanzina e Brizzi), l’amore per il teatro che rimane (uno per tutti, è stato un eccellente “Rugantino”), nato e allevato alla scuola di Gigi Proietti, la televisione che lo fa entrare nelle case di milioni di italiani (molti sono cresciuti con Giacinto del “Medico in famiglia”), sempre più sicuro, sempre più fascinoso, sempre più macchina di spettacolo.

Brignano, insomma, è bravo, bravissimo, un animale da palcoscenico che non si risparmia, che conosce il suo pubblico e a quel pubblico dà quel che gli chiede, un mattatore che canta, balla e recita con una sicurezza e un trasporto invidiabili. Un attore brignano2che naviga sicuro nel suo mare, un attore che fila via diritto senza ostacoli. Ma gli ostacoli ci sono. E per quegli ostacoli ci vuole un coraggio che forse ancora Brignano non ha. Quello di sfrondare, di saper rinunciare alla battuta più ammiccante, al pezzo che può sfacciatamente piacere ma che può anche far rischiare allo spettacolo una qualche scivolata (il padrino alle prese con i suoi scagnozzi e con una mira poco raccomandabile), al divertimento che ti si rivolta contro (persino il balcone di Romeo e Giulietta, nelle mani dell’attore, potrebbe avere altre soluzioni e altre immediatezze), alla lunghezza eccessiva che dovresti avvertire necessaria di una interruzione, di un alto là intelligente. Sei autori (oltre Brignano, Mario Scaletta, Renato Cassini, Manuela D’Angelo, Massimiliano Giovanetti e Luciano Federico) – e un signor regista dal fondo della sala buia – dovrebbero darsi di gomito e sottolinearsi a vicenda tutto quello che una bella matita blu dovrebbe correggere, evitando di prendere fuori misura da un repertorio che deve essere più che abbondante. Perché lo spettacolo è bello, ilbrignano1 tecnicismo perfetto delle scenografie è una gioia per gli occhi, che il palcoscenico si riempia di colori o giochi con le geometrie del bianco e nero, i solisti riempiono coreografie in vero stato di grazia, la Giulietta di Ilaria De Rosa è una piccola favola di umorismo, e l’Enrico (nazionale?) è degno davvero degli applausi che gli arrivano ad ogni momento a manciate. Per cui, a quello spettacolo, risparmiamo qualche caduta, non roviniamolo.

Elio Rabbione

West Side Story, prepotente talento musicale di Bernstein

Debutterà al teatro Regio di Torino martedì 6 dicembre prossimo (in scena fino a domenica 11 dicembre) il musical “West Side Story”, per le musiche di Leonard Bernstein, per la regia e le coreografie originali di Jerome Robbins, direttore d’orchestra Donald Chan. Si tratta di un musical in due atti tratto dal Romo e Giulietta di Shakespeare. La pima idea, nel 1949, era stata quella di musicare una versione moderna della tragedia shakespeariana ambientata nella New York contemporanea.

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Solo nel 1955 Bernstein, dopo un incontro con il librettista Arthur Laurens, scrisse di essere infiammato dall’idea di Romeo, avendo, però, abbandonato la premessa Ebrei-Cattolici, a favore di quella di due bande di adolescenti, una di bellicosi portoricani, l’altra di sedicenti americani, quella che lo stesso Bernstein chiamava “Romeo West Side Story”, su versi di Stephen Soldheim e coreografia e regia di Jerome Robbins. Bernstein, direttore d’orchestra, divulgatore, è stato un artista vitale e magnetico, imperfetto e a tratti esagerato, ma capace di dar vita alla musica come emanazione diretta dell’affettività umana. I critici hanno considerato “West Side Story” non solo una pietra miliare del musical di Broadway, ma il capolavoro dell’opera lirica americana. La storia di Romeo e Giulietta è trasportata nell’Upper West Side di New York, negli anni Cinquanta, dove due giovani si trovano coinvolti in una guerra tra bande, gli Irlandesi Jets e i portoricani Sharks. La lotta di questi piccoli eroi per sopravvivere a questo mondo di odio e violenza rappresenta il motivo regioinnovativo di questo dramma. Ci resterà per sempre nella memoria la versione cinematografica con Natalie Wood e George Charkiris nel ruolo del capo dei portoricani, e Rita Moreno, che vinse un Oscar. La canzone (song) rappresenta la base formale di questo genere e tende in questo musical a espandersi, sia come elemento autonomo, sia come appendice del brano cantato. La partitura offre nel primo atto esempi di melodia memorabile nelle due sezioni Maria (Tony) e Tonight-Balcony Scene, capace di acquistare un risalto drammatico straordinario seguita dai ritmi latino americani e dal caleidoscopio orchestrale di “America”. La bravura degli interpreti Kevin Hack nel ruolo di Tony e di Jenna Burns nei panni di Maria è indiscussa. La partitura si concentra sulla ricorrenza di intervalli e sul ritorno dei motivi, all’interno di un’indubbia unità tematica ricorrente e di una forte coesione drammaturgica fra i temi che intrecciano “Maria”, “Tonight”, “Cool”, “Somewhere”. West Side Story è percorsa da una familiarità tra i motivi che ne rende partecipe l’ascolto, facilitandolo. Questo procedimento è stato spesso utilizzato da Bernstein, anche in “Wonderful Town” e “Candide”. Questo musical dimostra quindi una profonda unità di stile e di ispirazione; se la musica e le esigenze vocali risultano complesse, i lyrics appartengono pienamente al regno di Broadway. Canzoni come “Maria”, “Tonight”, “America” hanno oltrepassato la vita all’interno del musical, per assumere una dimensione molto più ampia di quella di origine, vivere di vita propria e, grazie a loro grandi intrepreti, divenire universalmente note.

Mara Martellotta

(Foto: il Torinese)

 

La storia del piccolo telegrafista delle Ferrovie Nord Milano

telegrafistaS’intitola “Il Piccolo Telegrafista delle Ferrovie Nord Milano” l’ultima pubblicazione di Pietro Pisano, edita nella collana “Quaderni di Vallintrasche”. Il racconto, comparso la prima volta nel 2011 sulla rivista “Vallintrasche”, ripropone le vicende del giovane partigiano Fedele Cova, originario di Caronno Pertusella, nel varesotto; il giovane, telegrafista delle Ferrovie Nord Milano, scomparve tragicamente precipitando in un burrone nel 1944 nelle selvagge montagne della Val Grande, mentre operava nelle formazioni partigiane di Dionigi Superti ed Ezio Rizzato. La Val Grande, chiusa tra le montagne dell’Ossola, il bacino del Lago Maggiore e la Valle Cannobina, impervio e selvaggio parco nazionale, fu teatro di uno dei più drammatici episodi della Resistenza all’occupazione nazista e al fascismo: il rastrellamento del giugno 1944. Il bel racconto di Pisano porta alla luce la storia di un ragazzo di sedici anni che, in quel tempo di neve e di fuoco, seppe “scegliersi la parte”, rischiando e perdendo la vita.

Marco Travaglini

Un dialogo su fotografia e identità fra esperienze diverse

Bosnia-Erzegovina e Cambogia. Proiezione del documentario “Hidden photos” di Davide Grotta

L’evento è organizzato da Camera – Centro Italiano per la Fotografia, Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea Giorgio Agosti, Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, Centro Internazionale di Studi Primo Levi. E’ stato promosso su iniziativa della Fondazione Alexander Langer Stiftung e reso possibile dal sostegno dell’Ufficio Affari di Gabinetto della Provincia Autonoma di Bolzano.

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L’incontro vuole essere un’occasione di confronto sul rapporto fra identità e immagine in due paesi postconflitto. A dialogare saranno tre giovani ospiti: Kim Hak, cambogiano, insieme a Žarko Zekić e Bekir Halilović, bosniaci di Srebrenica. Modererà l’incontro Peppino Ortoleva, docente di Storia dei media all’Università di Torino.

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Bekir Halilović e Žarko Zekić, di 21 e 27 anni, sono membri dell’Associazione Adopt Srebrenica, un gruppo misto di giovani serbi e bosgnacchi, che da anni lavora per ricucire il tessuto sociale strappato dalla guerra e dal genocidio del ʼ95. Fra le altre sue attività, Adopt Srebrenica sta costituendo un centro di documentazione che raccoglie fotografie e materiale risalente al periodo precedente alla guerra nella ex Iugoslavia, con lo scopo di preservarlo e di farne uno strumento per sanare il conflitto di rappresentazioni e racconti ancora oggi molto forte in Bosnia-Erzegovina.

Kim Hak è un giovane fotografo cambogiano di 34 anni, che pone al centro del proprio lavoro la riflessione sulla storia del suo paese e l’immaginario che essa oggi produce. Con il progetto “Alive” ha esplorato il suo mondo familiare, attraverso le fotografie che la madre ha salvato dalla distruzione operata dal regime degli khmer rossi. Ha ricevuto numerosi premi ed è tra i fotografi cambogiani emergenti più noti a livello internazionale.Hak, Bekir e Žarko provengono da luoghi molto distanti tra loro, ma accomunati nel passato recente dall’annientamento di parti consistenti della popolazione dei rispettivi paesi di origine. A Srebrenica il genocidio del 1995 provocò la morte di oltre 8000 uomini bosgnacchi (musulmani di Bosnia) a opera delle milizie serbo-bosniache. In Cambogia il processo di epurazione distruttrice imposto del regime degli khmer rossi causò, negli anni ’70 del secolo scorso, la morte di quasi 2 milioni di persone. In realtà come quella bosniaca o quella cambogiana, il ruolo della fotografia si amplifica: essa diviene uno strumento cruciale per mantenere viva la memoria dei propri cari perduti o per raccogliere storie sulla vita quotidiana prima della cesura rappresentata dalla guerra. Ma non solo. Soprattutto le fotografie conservano spesso preziose tracce delle relazioni positive che, prima dei conflitti, esistevano fra le persone. Sono proprio le storie dei luoghi e le relazioni tra le persone che gli ospiti del prossimo incontro, pur in modo diverso, cercano di recuperare usando la fotografia come veicolo di riscoperta e di narrazione. In particolare, essi si chiedono come quelle storie possano essere di aiuto per abbattere i muri che ancora creano divisioni insormontabili nelle loro  rispettive società. Nel mondo di oggi, dove abbiamo la sensazione di essere “bombardati” dalle immagini, non c’è mai veramente il tempo per chiederci quanto proprio queste stesse immagini servano a plasmare l’idea che abbiamo di noi, degli altri e del mondo circostante; o che cosa, se esse dovessero un giorno venire a mancare, perderemmo irrimediabilmente. Nell’incontro del 5 dicembre potremo ragionare su questi interrogativi, a partire dalle esperienze dei giovani ospiti che, con il loro lavoro, cercano di migliorare il futuro dei propri luoghi di origine.Nel corso dell’incontro verrà proiettato il documentario “Hidden Photos”, ZeLIG Film, 2016, per la regia di Davide Grotta. Il film è stato di recente presentato al Torino Film Festival. Kim Hak, giovane fotografo cambogiano, è alla ricerca di un immaginario per il suo paese che superi il cliché iconografico legato all’Angkor Wat o ai khmer rossi. Nhem En, anziano fotografo del regime, autore di circa 14.000 fototessere di prigionieri politici destinati a morte certa, sta invece progettando il proprio ingresso nel business del dark tourism, la moda di visitare luoghi in passato teatro di tragedie e violenze.  Quale immagine proporre, dunque, di un paese e della sua storia?

Solstizio d’inverno

Il 21 dicembre, solstizio d’inverno, è il giorno più breve e più buio dell’anno. All’Isola – davanti a Orta –  sono arrivato in barca, remando di buona lena, senza troppa fatica. L’avevo ormeggiata il giorno prima  alla Bagnera e da lì sono partito. Da solo. Le correnti sono state generose e hanno lasciato in pace questo braccio di lago. Persino il vento, che per dieci gironi ha sparso freddo e gelo, ricordandoci che in montagna la neve è già scesa copiosa,  è più calmo. Un timido sole, dall’aria ammalata,al rintocco del mezzogiorno, lascia il suo segno sul selciato davanti al grande campanile, proiettando l’ombra più lunga di tutto l’anno.

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Attorno al poco d’azzurro il cielo è cupo, ventoso. Le nuvole si muovono lentamente, pesanti, verso nord. Non sembrano aver fretta, quasi dispiacesse loro di lasciare il lago. Indugiano, rallentano. Appaiono come indecise; forse non sanno se mutare in pioggia e neve l’umidità che hanno accumulato e lasciare che quest’ultima scenda sulle case e sulle strade che da Nonio e Pettenasco, tra una sponda e l’altra, vanno verso Omegna, o trascinarla oltre i monti della Valle Strona ad occidente o  sui contrafforti del Mottarone, a oriente. Ho la testa che mi duole, il cuore stanco e le gambe di piombo. Luigi, il nostro amico “Gigi”, è morto l’altro ieri. E’ successo così, in un attimo: gli si è fermato il cuore mentre stava mettendo in acqua la sua “Brezza del Cusio”. Anselmo, dal pontile grande,  ha visto la scena e, compreso il dramma, si è precipitato in soccorso. Ma era già tardi. In pochi secondi Luigi ha cessato di vivere, riverso sulla sua barca. “Morto da pescatore”, sentenziò Anselmo, magonando a denti stretti. Quando l’abbiano saputo è stata, per tutti noi, una mazzata. Non ci volevamo credere ed invece è andata così. L’hanno portato, per il rito funebre, qui all’Isola, nella Basilica. Luigi,a  modo suo, credeva. Era devoto a San Giulio e spesso lo sentivamo cantilenare, quando andavamo a funghi nei boschi del Cusio, questa nenia: “San Giuli e san Giuliàn, ch’i m’vardin dai serp, dai bis e dai can, e dai cativ crìstian”. Pareva salmoidiasse come un reverendo intento a dir messa. Lui, uomo di lago, era terrorizzato dai serpenti e San Giulio, nemmeno a farlo apposta, era il Santo che poteva – più e meglio di ogni altro – offrirgli protezione. “ Sapete, forse è vero che un tempo l’Isola era uno scoglio infestato da serpi e draghi e che San Giulio si era dato un gran da fare per scacciarli”, ci diceva, tutto serio. “Va là, Gigi. La verità è che ti ghè una fifa bleu dai biss e ti credat qualunque roba par scascià via la silenzio-ortapaura”, lo prendevamo in giro. Ma lui, niente: insisteva con la storia di San Giulio che , dopo essersi rifugiato da queste parti con il fratello Giuliano, fuggendo dall’isola greca di Egina , decise di costruire proprio sul questo lembo di terra che sembrava galleggiare sul lago la sua chiesa. Non riuscendo a trovare una barca, stese in acqua il mantello e vi venne trasportato dalle onde combattendo la tempesta col bastone. La sua predica fu talmente efficace da sconfiggere i mostri dell’isola e così, nel 390, fondò la Basilica e lì volle essere sepolto. Gigi, come si diceva, era, a suo modo, un “credente” e da quando era scampato ad una brutta tempesta sul lago, dalle parti della Punta di Crabbia, teneva nella cassetta degli attrezzi da pesca, ben riparata in una busta di plastica, l’immaginetta del Santo. L’aveva ricevuta in dono dalle Benedettine e non se ne separava mai. “Porta bene, sai? Dovresti tenerne una anche tu”; un invito, il suo, quasi sussurrato, espressione del suo modo di fare, garbato,misurato. Sapeva bene dei miei dubbi, della reticenza che mostravo verso la religione. Non voleva insistere ma, sorridendo sotto i baffetti fini, mi pregava di “tenerne conto. Non si sa mai, nella vita. Credere non può che far del bene anche a un mangiacristiani come te”. Era davvero un bel tipo, Luigi. Era… E adesso siamo qui, tutti. Gli amici, i conoscenti, i pochi e lontani parenti. Le tre navate della Basilica sono poco illuminate e sulle mura e sui soffitti si riverbera il vago e tremolante bagliore delle candele accese. Nella parte più alta si apre una piccola finestra a croce e da lì scende un debole e tenue raggio di luce. Sembra quasi voglia accarezzare il pulpito: un ambone scolpito nella pietra grigio verdastra di Oira che, al contatto con l’aria,  cambia colore e

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assume una tinta simile al bronzo. La luce sembra quasi che voglia far vivere le figure scolpite: il grifone che afferra un coccodrillo; un’aquila, che regge il leggìo, simbolo di San Giovanni; una figura maschile e un leone alato; un angelo, simbolo di San Matteo; un motivo decorativo a foglie e un bue, simbolo di Luca, che regge il vangelo; infine, un centauro che s’accompagna ad un gruppo di animali. Le parole del parroco di Orta risuonano sotto le volte affrescate e pare vogliano prendere la via della cripta che custodisce l’urna d’argento che conserva le spoglie di San Giulio. M’immagino che vogliano far sapere anche a lui di Gigi, per informarlo – se non lo sapesse già – che il nostro amico sta per raggiungerlo in quella parte del paradiso dove la gente di lago riposa in pace. Il parroco, che lo conosceva bene,  parla di Luigi chiamandolo “fratello”. Si intravvede un filo di tristezza anche nel suo sguardo, nonostante ne annunci l’ascensione al Regno dei Cieli, facendosi  forza della Parola di Dio, richiamando l’insegnamento di San Giulio nella lotta fra il male e il bene. Sono frastornato. Esco dalla Basilica. Il fumo delle candele si è fatto più intenso e l’odore mi stordisce. Fuori dal portone, dopo pochi passi, s’intravede il lago. E’ più scuro. Il poco sole che c’era è sparito dietro a nuvole scure che risalgono dalla bassa. Segno che stasera o stanotte, forse, nevicherà.  Il freddo, un freddo umido, s’infila sotto i vestiti e mi fa rabbrividire. M’incammino lungo la via del Silenzio che, insieme alla via della Meditazione, racchiude e esaurisce le vie, costeggiando le vecchie mura per l’intero perimetro dell’Isola. Mi accorgo, quasi stupito, che ilorta-silenzio-3 passo è deciso. Sento il bisogno di muovermi. Le tempie pulsano e il cuore mi sale in gola. Avverto la vertigine, il vuoto dentro di me e una forte, dolorosa nostalgia per tutte le bricconate che abbiamo fatto in compagnia di Luigi. Chi mi vedesse così, ora, che penserebbe ? A un tipo strano che cammina con la testa tra le nuvole? Ad un anima in pena e in cerca di pace? A un pazzo che, come l’Orlando furioso, ha perso la testa e ripone l’ultima ( e unica ) speranza in un Astolfo che, a cavallo di un Ippogrifo, voli sulla luna per recuperargli l’ampolla che contiene il suo senno? Per fortuna non c’è in giro anima viva. L’isola appare deserta. Tutti sono ancora a messa e si può camminare soli e senza stancarsi mai di farlo. Camminerei per sempre, fino a stordirmi. Ogni angolo , ogni scorcio riaccende ricordi come lampi di luce. Un vecchio muro sbrecciato, il lampione dalla luce che si riverbera fioca sull’acqua scura del lago, una darsena chiusa da un vecchio e arrugginito cancello. Alle immagini s’affiancano spezzoni di discorsi. Parole, risa. Talvolta lacrime. Ci sono, in fondo alla viuzza che porta al lago, due barche a remi tirate in secca con le fiancate di legno vecchio che s’appoggiano l’una all’altra, quasi volessero sostenersi a vicenda e farsi compagnia. La memoria si riavvolge rapida come nei filmati in bianco e nero delle comiche  e torna indietro negli anni, alle sere di pesca e di chiacchiere, alle bevute che finivano in allegria, con larghi scoppi di risate. Luigi non aveva la “ciucca triste”. Beveva ( non poco, mai troppo) e rideva, allegro come un bambino. Raccontavamo storie che sapevamo a memoria ma che ogni volta ci sembravano nuove. Quanti ricordi! Alzo lo sguardo verso le finestre  senza luce degli abbaini:paiono occhi chiusi.Dai camini del Convento escono degli esili fili di fumo, quasi che le monache si scaldassero con parsimonia, al risparmio. Sosto un po’ vicino al pozzo e poi torno sui miei passi. A quest’ora la messa è senz’altro finita. Penso a Luigi, che starà terminando la sua ultima traversata fino alla stretta viuzza che sale ai piedi del Sacromonte, oltre il cancello di ferro battuto del Camposanto. Infatti,non c’è più nessuno. Provo a spingere il pesante portone della Basilica: resiste, è sbarrato. Gli amici hanno capito che volevo star solo e se ne sono andati. Di barche, all’attracco, c’è rimasta solo la mia. Stasera ci troveremo tutti, come d’accordo, all’osteria dei Sambuchi; e lì saluteremo adeguatamente , alla nostra maniera, Luigi. C’è ancora luce.

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Siedo sul muricciolo, le spalle alla Chiesa. Guardo verso Orta. E’ breve la distanza che separa l’Isola dal palazzotto di piazza Motta e dal dedalo di viuzze che si stanno illuminando. E’ ora di andare, prima che calino le ombre della sera. Anche il lago pare patire il freddo: freme, rabbrividisce sotto il mio sguardo e, tra le onde più lontane, quelle che vanno a lambire le vecchie pietre della riva, i riflessi delle luci si sciolgono e si ricompattano seguendo l’ondeggiare della superficie. Ne intuisco il suono e questo ritmare dolce dello sciacquìo mi rimanda alle cantilene dell’infanzia. Mi accorgo di pensare ad alta voce. Mi accade, talvolta. Penso a quanto sono fortunato. Mi alzo,lentamente. Le ginocchia fanno male, quanto se non più della schiena. Chiudo gli occhi e annuso il vento: sento l’odore dell’alga e delle foglie. “E’ l’essenza del lago. Bisognerebbe imprigionarla come i profumi e quando sei lontano e provi nostalgia, liberarla con uno spruzzo per consolarti l’anima”. Così ci disse Luigi, una lontana sera d’ottobre guardando il tramonto dal pontile di Pella. Adesso l’unico odore che potrebbe sentire è quello della terra appena smossa. Ma Luigi non avverte e non sente più niente. Nemmeno il peso di quella terra che tiene fermo e immobile lo scafo di legno nel quale riposa. Uno scafo che non è fatto per navigare tra le onde del lago.

Marco Travaglini

P’assaggi Risorgimentali

risorgimento-teatroRaccontare la storia attraverso la suggestione del teatro. Da non perdere  al Museo Nazionale  del Risorgimento Italiano giovedì 8 dicembre 2016 la visita guidata teatrale P’assaggi risorgimentali, un evento che avvia la collaborazione tra il Museo e la compagnia Teatro e Società Le sale del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano saranno il palcoscenico di “P’assaggi risorgimentali”, una visita guidata teatralerisorgimento-cavour che segna l’inizio della collaborazione tra il Museo e Teatro e Società, la compagnia che fa del teatro uno strumento di mediazione dei beni culturali. L’appuntamento è per domani giovedì 8 dicembre 2016 alle ore 11, 14 e 15.30, per un evento che saprà accompagnare ogni tipo di pubblico (adulti, ragazzi, bambini) a scoprire  le tante ricchezze storico-artistiche del Museo….con un pizzico di mistero.

Oggi al cinema

Le trame dei film nelle sale  di Torino 

A cura di Elio Rabbione

 

Agnus Dei – Drammatico. Regia di Anne Fontaine, con Lou de Laage, Agata Kulesza e Agata agnus-filmBuzek. Nella Polonia del 1945, Mathilde, giovane medico in servizio presso un ospedale da campo francese, riceve la visita di una suora con la richiesta di recarsi immediatamente al convento vicino. Appena giunta, la ragazza scopre il dramma di alcune monache: stanno per partorire, sono state violentate da soldati russi. Il racconto di una storia vera sotto lo sguardo e il sentimento dell’autrice di “”Gemma Bovery”. Durata 115 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Animali fantastici e dove trovarli – Fantastico. Regia di David Yates, con Eddie Redmayne, Colin Farrell e Katherine Waterstone. Ovvero la scrittrice miliardaria J.K. Rowling prima della nascita di Harry Potter. E ancora, primo capitolo di una saga che ne prevede altri quattro. Il maghetto Newt Scamander sbarca a New York, siamo nel 1926, volendo contattare il Magico Congresso degli Stati Uniti, con una valigetta di piccoli proporzioni da cui fuoriescono creature inimmaginabili, capaci di dar vita ad una avventura decisamente straordinaria. Durata 133 minuti. (Massaua, F.lli Marx sala Chico, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci anche V.O.)

 

animali-film-2Animali notturni – drammatico. Regia di Tom Ford, con Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Armie Hammer e Aaron Taylor-Johnson. Opera seconda dell’autore del perfetto “A single man”, Gran Premio della Giuria a Venezia. Susan, celebre gallerista di Los Angeles, riceve un giorno dall’ex consorte le bozze di un romanzo che lui, da sempre con ambizioni di scrittore, le ha dedicato. Nelle pagine è racchiusa la vicenda di un padre e marito che in vacanza in Texas con la famiglia si imbatte in un balordo e con un gruppo di amici suoi. Letteratura e vita si mescoleranno e l’esistenza di ognuno cambierà per sempre. Durata 117 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Eliseo blu, Ideal, Uci)

 

La cena di Natale – Commedia. Regia di Marco Ponti, con Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti e Michele Placido. Capitolo secondo, dopo il successo di “Io che amo solo te”, con i personaggi creati da Luca Bianchini, sempre nella cornice innevata di Polignano a Mare. Tra i tanti fatti che arricchiranno anche questa puntata, una nuova gravidanza di Chiara, che unirà e dividerà la coppia, tra amori e gelosie. Durata 104 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

 

Il cittadino illustre – Commedia. Regia di Gastçn Duprat e Mariano Cohn, con Oscar Martinez. Daniel Mantovani è uno scrittore, vincitore del Nobel, in piena crisi creativa. Da Barcellona, dove da anni si è stabilito, accettando l’invito che i cittadini di Salas dove lui è nato e cresciuto gli hanno inviato, si reca in Argentina. L’accoglienza è entusiasmante, è anche l’occasione per rivedere il primo amore, tutto sembra trascorrere all’insegna della felicità: poi, poco a poco, prende piede il malumore come pure una strisciante violenza, rinfacciando tutti i cittadini di Sala i peccati giovanili, le aspre critiche che lo scrittore ha rivolto al proprio paese. Coppa Volpi veneziana al protagonista. Durata 118 minuti. (Classico)

 

Come diventare grandi nonostante i genitori – Commedia. Regia di Luca Lucini, con Margherita gandi-genitori-filmBuy, Giovanna Mezzogiorno e Matthew Modine. L’arrivo in Liceo di una nuova preside che contro il parere di allievi e genitori decide di non partecipare al concorso scolastico nazionale per gruppi musicali, rincarando anzi l’attività quotidiana dei ragazzi. Ma alla fine saranno questi ad avere l’ultima parola. Durata 90 minuti. (Greenwich sala 3, Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Doctor Strange – Fantastico. Regia di Scott Derrickson, con Benedict Cumberbacht, Tilda Swinton e Mad Mikkelsen. Un medico newyorkese, all’apice del successo, vede compromessa la propria professione da un incidente d’auto, per cui la forza e l’abilità delle sue mani non sono più quelle di un tempo. In un antico monastero del Nepal, dove decide di recarsi, l’uomo di scienza convertito ad un ruolo del tutto mistico, fa il suo incontro con un Maestro, detto l’Antico, cui sta a cuore la protezione della Terra da forze negative. Alla nuova scuola prevarranno arti marziali e autocontrollo, per una lotta comune contro il Male. Un vecchio eroe dei fumetti Marvel rispolverato per l’occasione. Durata 115 minuti. (Ideal, Uci)

 

sogni-filmFai bei sogni – Drammatico. Regia di Marco Bellocchio, con Valerio Mastandrea, Roberto Herlitzka, Piera Degli Esposti e Berenice Bejo. Dal bestseller di Massimo Gramellini, giornalista tra i più apprezzati in Italia, celebre per il suo “Buongiorno” lanciato dalla prima pagina della “Stampa”, volto televisivo del Circo Barnum firmato Fazio e oggi pure in autonomia (riempitiva causa rimpicciolimento spazi). Un romanzo che è la perdita della madre da parte di un bambino di soli nove anni, una perdita che ha condizionato la vita di un uomo oltre i quarant’anni. Durata 134 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Reposi)

 

Free State of Jones – Drammatico. Regia di Gary Ross, con Matthew McConaughey. Una storia vera, tratta tra l’altro dall’omonimo libro di Victoria E. Bynum, di quelle storie che di rado i libri di storia ti lasciano leggere. Infatti, visto al recente TFF, ci si trova abbastanza impreparati davanti a jones-filmquesto angolo di storia americana così poco frequentato. La storia di Newt Knight, uomo di luci e ombre qui ritratto con i colori illuminati del valore e dell’umanità, preso nell’ingranaggio sanguinoso della Guerra di Secessione, disertore per un ritorno nella sua contea di Jones, raccolse intorno a sé un gruppo di ribelli che raccoglieva uomini di colore, sino ad allora schiavi, e proprietari di piccole risorse, lontani dall’idea dello schiavismo. La lotta contro il feroce colonnello Lowry, l’asserragliarsi all’interno delle paludi che hanno il sapore della foresta di Sherwood, la resistenza con ogni mezzo, l’unione con una ex schiava. Temi suggestivi, facce scavate, eccellente confezione, protagonista teso sino allo spasimo, un obbligo a girar pagina rispetto alla Rossella di Via col vento, interesse e ricercata partecipazione: ma troppe volte il film non riesce a coinvolgere, scivola giù per i sentieri del melodramma o delle sdolcinature troppo colorate (non contando quelle pennellate in epoca moderna davvero fuori luogo), senza ridarci quelli ben più asciutti del dramma che tutti ci aspetteremmo. Durata 139 minuti. (Greenwich sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

genius-filmGenius – Drammatico. Regia di Michael Grandage, con Colin Firth, Jude Law, Laura Linney e Nicole Kidman. Nella New York della fine degli anni Venti, l’incontro e l’amicizia tra lo scrittore Thomas Wolfe e l’editor Maxwell Perkins, che già aveva fiutato giusto tra le pagine di Scott Fitzgerald e di Hemingway grazie ad un talento non comune. Tanto lo scrittore è stravolto di esuberanza nel carattere e in una scrittura che si porta appresso numeri impensabili di pagine, quanto Max è di poche parole, amante della vita familiare, di calmi sguardi paterni, di aggiustamenti, di desiderio di sfrondare quel troppo scrivere. Wolfe morì appena trentottenne, e i rapporti tra i due alla fine s’incrinarono parecchio, accusato l’editor di aver stravolto con tutte le rigacce lanciate sul foglio quel che più di impetuosamente genuino c’era nello scrittore. Bello il soggetto, interessante per quanto scarnifica di quel rapporto, ma la passione è altra cosa, sia quella delle immagini e dei dialoghi sia quanto quella che lo spettatore vede crescere in sé. Il tutto scardinato da una sempre più incartapecorita Kidman, che non riesce più a costruire uno straccio di personaggio, anche soltanto per brevi tocchi. Durata 104 minuti. (Nazionale sala 2)

 

In guerra per amore – Commedia. Diretto e interpretato da Pif, con Miriam Leone e Andrea Di Stefano. L’autore/interprete di “La mafia uccide solo d’estate” immagina questa volta che Arturo, un candido ragazzo newyorkese di origini siciliano, per chiedere la mano dell’innamorata Flora al padre debba catapultarsi nella terra d’origine: dove, siamo in pieno 1943, c’è la guerra e lo sbarco delle truppe a stelle e strisce ampiamente appoggiato dai boss mafiosi. Durata 99 minuti. (Greenwich sala 2, Reposi)

Io, Daniel Blake – Drammatico. Regia di Ken Loach, con Dave Johnson, Hayley Squires, Natalie Ann Jamieson. Un carpentiere di Newcastle, ormai sessantenne, è costretto un giorno a chiedere un sussidio statale per una grave crisi cardiaca. Il medico gli ha proibito di lavorare e Daniel si ritrova a rivolgersi all’assistenza pubblica, ormai privatizzata, per un riconoscimento di invalidità. La macchina burocratica inglese lo costringerà a cercare lavoro, per aprirgli una lunga strada di umiliazioni e di ricorsi. Ancora un esempio del cinema politico e della rabbia di Loach, un “teorema” svolto dal regista con l’abituale metodica professionalità, la dimostrazione che c’è sempre l’occasione per trovare qualcosa nel mondo britannico, e non solo, che ti manda il sangue alla testa: ma questa volta Loach, forse per una sceneggiatura troppo “lineare” e “inevitabile”, non soddisfa come in tante altre prove del passato. Premiato a Cannes con la Palma d’oro. Durata 100 minuti. (Romano sala 3)

 

Masterminds – I geni della truffa – Commedia. Regia di Jared Hess, con Zach Galifianakis. Progetto inizialmente offerto a Jim Carrey, è il resoconto in chiave comica di una rapina, tra le strade degli States, che vede coinvolto David dalla vita monotona e desideroso di darle una spinta più che clamorosa, la sua collega Kelly per cui nutre una vera e propria cotta più un gruppo di (divertenti) balordi con cui dare l’assalto a 17 milioni di dollari. Durata 94 minuti. (The Space, Uci)

 

Mechanic: Resurrection – Azione. Regia di Dennis Gansel, con Jason Statham e Jessica Alba. Il regista tedesco dell “Onda” firma a Hollywood il sequel di “Professione assassino” e Statham riprende gli abiti di Arthur Bishop, infallibile nella propria missione di sicario, questa volta per eliminare gli uomini più pericolosi del mondo. Durata 98 minuti. (Reposi, The Space, Uci)

 

Quel bravo ragazzo – Commedia. Regia di Enrico Bando, con Herbert Ballerina, Enrico Lo Verso e Tony Sperandeo. Ingenuo e sognatore, un ragazzo è costretto a sostituirsi al padre deceduto, un padre di professione boss mafioso. Durata 90 minuti. (The Space, Uci)

 

La ragazza del treno – Thriller. Regia di Tate Taylor, con Emily Blunt, Justin Theroux, Haley ragazza-treno-filmBennett e Rebecca Ferguson. Ricavato dal bestseller di Paula Hawkins, mutato il panorama di periferia essendoci trasportati da Londra a New York, come chi ha letto l’avvincente romanzo ben sa (con la propria diversa triplice visuale femminile, con la sua bella dose di andirivieni temporali che ingarbugliano all’inizio ma che poi spianano una felice – per il lettore – strada alla conclusione) è la storia di Rachel, divorziata e alcolista, che ogni mattina, nella finzione di continuare ad avere un lavoro, passa con il treno dinanzi ad una casa in cui vive una coppia, da lei subito idealizzata. Poi c’è Anna, per cui Rachel è stata lasciata, che ora vive con Tom, l’ex di Rachel, non lontano da quella casa, e ancora Megan, la donna idealizzata ma forse da riconsiderare, che un giorno scompare. Rachel è legata a quella vicenda di tradimenti, amnesie, sparizioni e crudeltà più di quanto non immagini. Durata 112 minuti. (Greenwich sala 3, Massaua)

 

Sing Street – Commedia musicale. Regia di John Carney. Nella Dublino degli anni Ottanta, la vita, l’amore, la band, il successo del giovane Conor. Durata 104 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

7 minuti – Drammatico. Regia di Michele Placido, con Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Violante Placido e Fiorella Mannoia. Tratto dal testo teatrale di Stefano Massini, il film narra del passaggio di un’azienda tessile italiana nelle mani di una nuova proprietà estera, che esclude i licenziamenti ma pone un’unica richiesta: quanti lavorano all’interno della fabbrica dovranno rinunciare a sette minuti della pausa pranzo. Toccherà al consiglio di fabbrica avallare o no la richiesta. Durata 92 minuti. (Greenwich sala 2)

 

snowden-filmSnowden – Biografico. Regia di Oliver Stone, con Joseph Gordon-Levitt, Melissa Leo, Zachary Quinto e Tom Wilkinson. In una stanza d’albergo di Hong Kong, Snowden sta con un paio di giornalisti e una documentarista in attesa di poter rendere pubbliche le rivelazioni riguardanti i dati trafugati alla Agenzia Nazionale per la Sicurezza al fine di smascherare il sistema di intercettazioni che coinvolge il mondo intero. Come sottoracconto, Stone torna agli anni giovanili del protagonista, in un ampio flashback, dalla richiesta di arruolamento nelle forze speciali al percorso che attraversa Cia e Nsa, alle missioni in Giappone e alle Hawaii, alla condanna come spia e traditore del proprio paese: ma anche con un suo largo seguito di simpatizzanti, che vedono in lui un paladino delle libertà. Durata 134 minuti. (Eliseo rosso, F.lli Marx sala Harpo, Lux sala 1, Massimo sala 1, The Space, Uci, anche V.O.)

 

Sully – Drammatico. Regia di Clint Eastwood, con Tom Hanks, Aaron Eckart e Laura Linney. Ovvero la storia dell’eroe Sullenberger, che il 15 gennaio 2009 portò in salvo, alla guida del suo aereo, 155 passeggeri, facendolo ammarare nelle acque del fiume Hudson. Un’opera raccontata da Eastwood con una lucidità davvero geniale, essenziale, precisa nella descrizione dei fatti e dei sully-2sentimenti contrastanti del protagonista, un Tom Hanks partecipe e immedesimato come raramente lo ricordiamo, la sua sicurezza e la sua battaglia contro chi lo riderebbe un incompetente, lo sguardo sui giudici e la replica a quelle simulazioni di volo che, nel processo cui fu sottoposto Sully con il suo copilota, non tenevano assolutamente conto del fattore umano, di una decisione che andava presa nel giro di una manciata di minuti: ad ogni inquadratura facendo partecipare lo spettatore, ad ogni attimo della vicenda – le notti nella stanza d’albergo, le telefonate a casa alla moglie, i dubbi, i timori, la felicità tutta chiusa dentro nell’apprendere che tutti quei passeggeri sono sani e salvi, nessuno escluso – che pur ha, a quasi otto anni dal suo sviluppo, un esito conosciuto. Durata 95 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Groucho e sala Chico, Ideal, Romano sala 2, The Space, Uci anche V.O.)

 

Trolls – Animazione. Regia di Mike Mitchell e Walt Dorn. Poppy (qui con la voce di Elisa) a fianco di Branch partirà per un’avventura oltre il mondo a lei conosciuto, ovvero una missione alquanto rischiosa per salvare i suoi amici dal cattivissimo Bergen. Ancora un avventura dai creatori di Shrek per le creature animati dai coloratissimi capelli. Durata 96 minuti. (Massaua, Uci)

 

natale-sud-filmUn Natale al Sud – Commedia. Regia di Federico Marsicano, con Massimo Boldi, Anna Tatangelo, Paolo Conticini e Biagio Izzo. Primo cinepanettone natalizio, dove un carabiniere milanese, Peppino, e un fioraio napoletano, Ambrogio, festeggiano il Natale nella stessa località turistica, scoprono l’amore dei rispettivi figli per due coetanee, sino ad allora sconosciute: faranno di tutto per farli incontrare, ma anche i loro matrimoni correranno il rischio di naufragare. Durata 90 minuti. (Reposi, The Space, Uci)

 

La verità negata – Drammatico. Regia di Mick Jackson, con Rachel Weisz, Tom Wilkinson e Thimothy Spall. Attraverso le pagine pubblicate da Deborah Lipstadt, scrittrice statunitense di origini ebree, sceneggiate dal drammaturgo David Hare, la storia del processo che la vide impegnata tra il 1993 e il 2000 ed in contrapposizione alla persona e alle idee negazioniste di David Irving, secondo il quale, in una personale revisione totale della Storia, Hitler non sarebbe mai stato al corrente della vicenda dei deportati ebrei e i campi di concentramento con le camere a gas non sarebbero mai esistiti. La conoscenza e l’esistenza fu condotta a dimostrare la Lipstadt, ben al di là di quelle che un giudice poteva ipotizzare quali espressioni della libertà d’espressione. Un film per la riconferma di un passato. Durata 110 minuti. (Romano sala 1)