CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 618

Il dottore dei matti

C’erano una volta i matti

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

Non tutte le storie vengono raccontate, anche se così non dovrebbe essere. Ci sono vicende che fanno paura agli autori stessi, che sono talmente brutte da non distinguersi dagli incubi notturni, eppure sono storie che vanno narrate, perché i protagonisti meritano di essere ricordati. I personaggi che popolano queste strane vicende sono “matti”, “matti veri”, c’è chi ha paura della guerra nucleare, chi si crede un Dio elettrico, chi impazzisce dalla troppa tristezza e chi, invece, perde il senno per un improvviso amore. Sono marionette grottesche di cartapesta che recitano in un piccolo teatrino chiuso al mondo, vivono bizzarre avventure rinchiusi nei manicomi che impediscono loro di osservare come la vita intanto vada avanti, lasciandoli spaventosamente indietro. I matti sono le nostre paure terrene, i nostri peccati capitali, i nostri peggiori difetti, li incolpiamo delle nostre sciagure e ci rifugiamo nel loro eccessivo gridare a squarcia gola, per non sentirci in colpa, per non averli capiti e nemmeno ascoltati. (ac)

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9. Il dottore dei matti
A difendere l’ingiusta condizione dei pazienti degli ospedali psichiatrici fu Franco Basaglia, “il dottore dei matti”, brillante psichiatra veneziano che, alla guida di giovani medici, realizzò una radicale riforma del manicomio. La piccola fiamma della speranza era stata accesa nel più improbabile, piccolo e periferico di tutti i manicomi italiani, quello di Gorizia. Nell’ospedale si trovavano 600 pazienti, la metà dei quali non parlava nemmeno italiano; il manicomio era diviso in due, come la stessa città, dalla cortina di ferro. Proprio di lì, tuttavia, partì la battaglia contro l’establishment accademico e politico. Il manicomio di Gorizia rimase uno dei simboli della rivoluzione, insieme al manicomio di Trieste, dove Basagliacompletò la sua opera, per l’intera generazione sessantottina.  Franco Basaglia nacque a Venezia da una ricca famiglia; nel 1949 si laureò in medicina. Fece la staffetta partigiana durante la guerra e finì in carcere. Proprio questa esperienza gli servirà anni dopo, come termine di paragone per descrivere il suo primo impatto con il manicomio. Dopo aver ottenuto la libera docenza in Psichiatria, soggiornò per alcuni mesi in Inghilterra, per studiare le riforme introdotte nel sistema psichiatrico di quel paese. Al suo ritorno trovò lavoro all’interno del manicomio di Gorizia, dove non indossò mai il camice, e qui iniziò la sua lotta per ottenere un rapporto tra terapeuta e paziente basato sul dialogo e non sulla repressione. A Franco è sempre importato più del malato che della malattia. Persona buona e corretta non si è mai arricchito, non ha avuto encomi ufficiali, eppure il suo pensiero innovativo stravolse a tal punto la psichiatria che non si poté più tornare indietro. Grazie a lui molti ricoverati poterono, poco a poco, e con tanta fatica, sperimentare spiragli di libertà. Egli, inoltre, restituì ai malati un volto, adoperandosi affinché essi si riappropriassero di piccoli oggetti come specchi, pettini, spazzole, persino un comodino su cui appoggiare fotografie, qualche gioiellino, un qualsiasi ricordo della loro vita di prima. Il suo pensiero rivoluzionario venne etichettato come “privo di serietà e rispettabilità scientifica” dall’establishment psichiatrico, ma Franco non si arrese e continuò per la sua strada. Si spostò a Parma e poi a Trieste, dove portò a termine la sua opera. Lo stesso manicomio di Trieste venne chiuso proprio da Basaglia, e Trieste fu la prima città al mondo a compiere quel gesto così eroico e così estremo. Quello che successe nella città friulana dimostrò a tutti gli effetti che una psichiatria “altra” era nella realtà possibile. La rivoluzione di Gorizia arrivò anche a Torino, dove, fin dal 1958, erano stati costituiti i CENTRI DI IGIENE MENTALE (CIM), strutture extra-ospedaliere che non si ponevano in concorrenza con i manicomi ma miravano a integrarne l’attività agendo sulla prevenzione e sulla riabilitazione dei malati dimessi. A Torino l’agguerrito movimento studentesco si era fatto promotore, tra il 1967 e il ’68, di iniziative propagandistiche contro i manicomi con comizi e assemblee di sensibilizzazione e distribuzione di volantini nelle scuole, nei circoli culturali e nelle università. Tra le cosiddette “istituzioni totali” il manicomio, ancora più della scuola, della fabbrica, della famiglia, della chiesa, del carcere o della caserma rappresentava per gli studenti il luogo-simbolo della emarginazione, della repressione che calpestava i diritti delle persone, soprattutto se povere. Andava perciò combattuto. Torino si divise in due fazioni, da una parte il movimento degli studenti,  sicuri delle idee basagliane, capeggiati da Annibale Crosignani, Giorgio Luciano e Enrico Pascal, a cui si aggiungevano alcuni esponenti del Partito Comunista Italiano, qualche infermiere e gli attivisti dell’ ALMN, (. Tutti radunati attorno alla psicoterapeuta Piera Piatti, tutti uniti contro l’altra fazione composta dai baroni della psichiatria e dalle migliaia di dipendenti ancorati alla difesa del loro statusIl casus belli avvenne nei giorni 13,14,15 dicembre 1968, durante una assemblea pubblica organizzata dagli studenti di Architettura al castello del Valentino, dal titolo: “E’ un crimine progettare un nuovo ospedale psichiatrico.” A tale riunione presenziarono non solo lo stesso Franco Basaglia, ma anche altre personalità di spicco tra cui Pierpaolo Pasolini a fianco dell’ inseparabile Laura Betti. Il 14 dicembre gli studenti si spostarono prima nella clinica neuropsichiatrica dell’ospedale  delle Molinette, poi, sempre dietro la guida di Franco Basaglia, si diressero verso il manicomio di Collegno. Una volta giunti davanti alle mura, i manifestanti alzarono striscioni provocatori con scritte del tipo:”Il figlio del ricco è esaurito, il figlio del povero è matto.” Il fatto colse alla sprovvista l’allora Direttore Generale Diego De Caro, che alla fine cedette alle pressioni e, dopo un drammatico scontro faccia a faccia con lo stesso Basaglia, aprì le porte del manicomio. Tale decisone gli costerà il posto. In seguito alla manifestazione vennero poi approvate due mozioni, nella prima veniva sancita la necessità di far sospendere i lavori di costruzione del nuovo ospedale psichiatrico di Grugliasco, e veniva richiesto di avviare una serie di dibattiti pubblici negli atenei, nelle fabbriche e presso gli enti pubblici comunali e provinciali; nella seconda mozione veniva deciso che gli studenti di Medicina, Psicologia e Sociologia potessero avere libero accesso negli ospedali psichiatrici, in modo da potere apprendere dal vivo il rapporto con il malato e le tecniche di lavoro di gruppo. Eppure c’è sempre chi nega l’evidenza. La Commissione di Vigilanza, il cui intervento era stato invocato dall’Opera Pia in seguito all’uscita di alcuni articoli, dopo diverse indagini concluse che “gli atti inconsulti compiuti sui degenti si erano rivelati infondati o frutto di mere supposizioni” e che in pochissimi casi erano apparsi “ inevitabiliconseguenze”  dello stato “ di squallore, di estrema promiscuità e di sovraffollamento”. La relazione così si concludeva: “Pure le contenzioni a mezzo di fettucce erano risultate rare e soprattutto motivate da imprescindibili necessità di protezione, mentre era stata individuata una sola camicia di forza in un bambino autolesionista e coprofago”. Era la scontata reazione di una istituzione ormai giunta al punto di non ritorno. Passarono ancora diversi anni prima che la storia dei manicomi si chiudesse insieme ai pesanti cancelli di quelle strutture di oppressione e dimenticanza. Ma, infine, il 13 maggio del 1978, la Legge 180, anche conosciuta come Legge Basaglia, venne approvata dal Parlamento. Tale disposizione vietava la costruzione di nuovi manicomi e imponeva lo smantellamento di quelli esistenti. Stabiliva che le persone affette da disturbi mentali sarebbero state assistite nei servizi decentrati con un massimo di quindici letti e che il trattamento era volontario, riprendendo la legge del 1968, salvo casi eccezionali ed stremi, per i quali sarebbe scattato il TSO, (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Sei mesi dopo, la Legge 180 venne assorbita nella “Legge di Riforma sanitaria”. La psichiatria entrava di diritto nel servizio sanitario al pari di ogni altra branca della medicina e per conseguenza il cittadino malato mentale acquisiva gli stessi diritti di ogni altro cittadino malato. C’è l’altro lato della medaglia, subito sottolineato dagli oppositori: chi si occuperà ora dei malati mentali? Come potranno le famiglie impreparate fronteggiare questa nuova situazione limite? Lo stesso Basaglia era conscio dei limiti della 180, ma animato dalla speranza che con il tempo tutto si sarebbe aggiustato; per il momento sottolineava il risultato più importante infine raggiunto: il riconoscimento dei diritti dell’uomo, sano e malato. Nel 1979, anziano ma ancora desideroso di portare aiuto, si trasferì a Roma, per assumere l’incarico di coordinatore dei servizi psichi
atrici della Regione Lazio. 
Franco Basaglia morì nel 1980 a causa di un doloroso tumore al cervello che in pochi mesi lo portò via. Il dottore dei matti” aveva combattuto con coraggio per difendere i diritti, non solo dei malati psichici, ma di tutti coloro che sono soggiogati da una società non sempre giusta, che divora i più deboli e che spesso emargina chi in realtà dovrebbe tutelare. Di lui non si parla tanto, perché fu un uomo scomodo, come scomoda è stata tutta la questione dei manicomi e della follia, e le cose scomode è meglio coprirle con una coperta che ne smussa la forma e che con il tempo ce le fa addirittura dimenticare. Eppure Franco, tra le tante cose giuste, ne ha detta una più giusta delle altre: “Non è vero che lo psichiatra ha due possibilità, una come cittadino e una come psichiatra. Ne ha una sola: come uomo”.  In qualità di uomini, non abbiamo scusanti.

 

Alessia Cagnotto

Valdimir Luxuria alla Tesoriera per l’Evergreen Fest

Venerdì 10 luglio, all’Evergreen Fest al Parco della Tesoriera (corso Francia 186-192, Torino) – dopo la presentazione del libro Caccia all’omo. Viaggio nel paese dell’omofobia di Simone Alliva (Fandango Libri) alle 20.45 – Valdimir Luxuria sarà protagonista della serata Senza peli…sulla lingua – Fra parole e musica il coraggio di essere Vladimir (ore 21.30).

Sul palco Simone Schinocca, direttore del festival, intervisterà Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival, il più antico festival cinematografico LGBT di Italia, attivista, scrittrice, personaggio televisivo, drammaturga ed ex deputata della XV Legislatura, diventata la prima persona transgender a essere eletta al parlamento di uno Stato Europeo. Vladimir Luxuria interpreterà inoltre alcune canzoni accompagnata dal pianoforte del maestro Emanuele Francesconi. Sul palco, per l’occasione, Luxuria, sarà anche nella veste di cantante e proporrà al pubblico un repertorio musicale.

I due appuntamenti della serata sono in collaborazione con Coordinamento Torino Pride.

 

Il Festival

Potersi godersi la cultura, in tutta sicurezza. Evergreen Fest, con questo obbiettivo, torna a Torino al Parco della Tesoriera dal 4 luglio con 241 artisti coinvolti, 45 serate, 59 spettacoli, 6 spettacoli per bambini e famiglie, 5 concerti di musica classica10 presentazioni di libri30 presentazioni di progetti delle associazioni del territorio, 108 ore di laboratori per tutte le fasce di età.

Gli organizzatori hanno studiato un percorso di riavvicinamento del pubblico che superi la diffidenza generata dal periodo pandemico e che accompagni artisti, spettatori e associazioni che si occupano di bene comune, ad incontrarsi nuovamente. Partendo da una riflessione oggi imprescindibile: la sostenibilità della società contemporanea.

Giunto alla sua quinta edizione, il festival si svolge dal 4 luglio al 16 agosto 2020 presso il Parco della Tesoriera (corso Francia 186-192, Torino), con ingresso gratuito.

La programmazione alterna sul palco personalità e artisti fra cui, Drusilla Foer (sold out il 6 luglio), Maurizio Lobina (Eiffel 65), Supershok, Tournée da bar, Orchestra Terra Madre, BandaKadabra, Andrea Cerrato, Federico Sirianni, Fran e i pensieri molesti, Stefano Giussani, Simone Alliva, Chiara Sfregola e molte e molti altri.

Il calendario è scaricabile su www.evergreenfest.it.

 

Evergreen Fest è un progetto di Tedacà, con il sostegno di Città di TorinoFondazione per la Cultura, Corto Circuito, Piemonte dal Vivo, Regione Piemonte e TAP; in collaborazione con Fertili Terreni TeatroAssociazione Coordinamento Musicale, Coordinamento Torino Pride; con il patrocinio della Quarta Circoscrizione e con la media partnership di Radio Energy.

Evergreen Fest è un progetto selezionato dal bando Corto Circuito 2020 – Piemonte dal Vivo.

Inseguendo l’aurora

Appuntamento l’8, il 9 ed il 10 luglio con l’inaugurazione della nuova mostra dell’artista torinese Roberto Demarchi dal titoloInseguendo l’aurora”, sul tema dell’alba, tanto amato dalla letteratura e dellarte e più che mai attuale

Inseguendo l’aurora è il titolo della nuova mostra dell’artista torinese Roberto Demarchi, titolo che vuole essere esso stesso metafora non soltanto di una auspicata rinascita nel periodo storico che stiamo vivendo, ma anche del valore profondo dell’opera artistica e pittorica.

Con questa esposizione l’artista Roberto Demarchi appuntamento ai visitatori, collezionisti ed appassionati d’arte, per la sua prima mostra promossa dopo l’emergenza sanitaria che ha cambiato le nostre vite. E lo fa con tre serate artistiche distinte, in conformità alle norme vigenti, onde evitare affollamenti, mercoledì 8 luglio, giovedì 9 e venerdì 10 luglio prossimi, dalle 18.30  alle 21, nel suo spazio espositivo di corso Rosselli 11.

Il tema dell‘aurora ha ispirato l’opera ed il pensiero dell’artista torinese già in tempi antecedenti la pandemia, prendendo corpo e vita soprattutto nella produzione artistica di questi mesi dell’anno, contraddistinti dal lockdown e da una fase delicata che l’umanità si è trovata a vivere ed affrontare, sia dal punto di vista sanitario sia da quello psicologico. E le opere pittoriche di Roberto Demarchi in mostra, dedicate al tema dell‘aurora, declinano perfettamente questo tema sotto varie forme, alcune anche con riferimento ad opere liriche che presentano dei brani contenenti dei riferimenti ad essa.

Da sempre metafora della rinascita a nuova vita, l’aurora, che rappresenta la fase di passaggio tra la notte ed il giorno, si manifestacon il primo chiarore del mattino, ed è stata da sempre oggetto e fonte di ispirazione per la letteratura e l‘arte di tutti i tempi. Se già Shakespeare affermava “Dolce è l’alba che illumina gli amanti”, la poetessa inglese Emily Dickinson sottolineava che “a tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. A solo pochi eletti la luce dell’aurora”.

Le opere pittoriche di Roberto Demarchi ci illuminano metaforicamente in questo viaggio verso un’aurora che può benrappresentare un cammino di rinascita, da tutti auspicata in questa fase post Covid, in cui soltanto l‘unione virtuale di tutti, in nome di valori forti, e l’appellarsi ad un patrimonio collettivo di cultura e di arte potrà  consentire di riprendere il cammino, rinnovati nello spirito.

MARA MARTELLOTTA

 

 

Prenotazione

Telefonicamente al numero 3480928218 o via mail all’indirizzo rb.demarchi@gmail.com

Indicando giorno scelto ed eventualmente fascia oraria.

Cosa sarebbe dei film di Sergio Leone senza la musica di Ennio Morricone?

Omaggio al grande Maestro scomparso / Che cosa sarebbero oggi i film di Sergio Leone se non fossero stati accompagnati dalle musiche di Ennio Morricone? Sicuramente mancherebbero del loro spirito autentico, perché la musica di questo compositore, che ci ha lasciato ieri, era soprattutto visiva e completava perfettamente le inquadrature dei film che accompagnava.

Cresciuto alla scuola di Goffredo Petrassi, che è stato capace di trasmettergli l’insegnamento e la filosofia della “musica assoluta”, Ennio Morricone è scomparso a novantadue anni, lasciandoci un’eredità straordinaria.

“Morricone – spiega il maestro e direttore d’orchestra Antonmario Semolini – forse per una forma di soggezione-ossessione nei confronti del maestro Goffredo Petrassi, uno dei grandi compositori del Novecento, serbo’ per tutta la vita il desiderio di essere valutato anche per le composizioni scaturite da scelte autonome, anziché solo sulla base di quelle richiestegli dal “mercato”. Tuttavia il destino gli riservo’ un ruolo unico e irripetibile in quella categoria dei geniali “sarti” della musica, di quei grandi “couturier” che sanno vestire i personaggi con gli abiti più belli, abiti che sopravvivono alle mode e all’incedere del tempo, rendendo osmotica immortalità sia a chi li indossa sia all’ “artefice”. Credo che nessuno possa dimenticare musiche straordinarie quali quelle che hanno vestito di pura emozione film come “Mission”, “C’era una volta in America”, “Giù la testa”.

Morricone era un artista riservato e la sua riservatezza sfociava in un carattere quasi spigoloso;  forse la forma di esequie che ha richiesto può essere una dimostrazione di questo aspetto della sua personalità. Per la maggior parte degli amanti della musica questo compositore  rimane internazionalmente noto per la realizzazione delle partiture di straordinarie colonne sonore, che hanno reso ancora più celebri film già noti, quali “C’era una volta l’America ” di Sergio Leone, del 1984, “Mission”…

In realtà Ennio Morricone ha sempre distinto la sua produzione musicale in quella per il cinema ( che considerava funzionale al suo mantenimento) ed in quella che lui stesso definiva “assoluta”, traendo questo aggettivo, così denso di significato, dal suo stesso maestro Goffredo Petrassi. La musica per il cinema, secondo Morricone, risultava di più semplice scrittura rispetto  a quella “assoluta”, che incarnava per lui l’autentica elaborazione del pensiero, capace di richiedere fatica e meditazione.

Le prime colonne sonore le compose all’inizio degli anni Sessanta ( al ’62 risale quella per il film “La voglia matta”, per la regia di Luciano Salce). Nel ’63 realizzò la musica del film di Lina Wertmuller intitolato “I basilischi”, per poi comporre le straordinarie musiche del film “Uccellacci e uccellini”, per la regia dell’intellettuale friulano Pierpaolo Pasolini ( per il quale realizzò anche le musiche dell’episodio intitolato “La terra vista dalla Luna”, tratto da “Le streghe”). Come non ricordare poi le celebri colonne sonore composte per i film di Sergio Leone? In “C’era una volta l’America”, Morricone realizzò una musica onirica e struggente, capace di accompagnare sullo schermo le immagini del ricordo, con protagonista uno straordinario interprete quale Robert De Niro, che presto’ il volto al gangster di origini italiane.

Sono state composte sempre da Morricone le musiche del film di Tornatore “Nuovo cinema paradiso”, del 1988, che valse al regista l’Oscar come Miglior Film straniero. Si trattò di una colonna sonora indimenticabile, capace di accompagnare un racconto delicato e malinconico. Il maestro aggiunse al film, con la sua partitura, una grande delicatezza e seppe esprimere perfettamente l’antitesi tra il passato della fanciullezza e la consapevolezza dell’età adulta. Celebre anche la colonna sonora del film “Per un pugno di dollari “del 1964, in cui Morricone, senza orchestra, condenso’ in un fischio, in un’ombra, tutta l’intensità dell’epopea western.

Morricone ricevette, oltre all’Oscar onorario alla Carriera nel 2007, conferitogli “per i suoi magnifici contributi all’arte della musica da film”, anche la Medaglia d’Oro del Pontificato per il “suo straordinario impegno artistico, che ha avuto anche aspetti di natura religiosa”, nell’aprile 2019. L’appuntamento di un concerto sotto la sua direzione, in Aula Papa Paolo VI, in Vaticano, di fronte al Pontefice, fu differita dallo scorso anno a quest’anno e poi rimandata, questa primavera, a data da destinarsi, a causa del lockdown. Ora in Paradiso la sua musica risuonera’ in eterno, con note capaci di unire alle esatte caratteristiche formali una straordinaria forza emotiva.

Mara Martellotta

“Scene”. E anche i bambini vanno a teatro

Dall’8 luglio al 27 settembre Musica, Danza, Teatro, spettacoli per bambini

 

SCENE riparte, dopo i mesi di più calda emergenza sanitaria, con SCENE_Recovery, un cartellone ricostruito ad hoc per “recuperare” il nostro tempo sospeso, insieme alla musica, al teatro, alla danza rimasti in stand-by da inizio marzo. “Una piccola rinascita per noi, con la certezza di restituire una parte di bellezza della quale tutti necessitiamo. Vi chiediamo un aiuto: la prenotazione è per noi essenziale, ai fine di garantire a voi la libertà di fruire delle nostre iniziative al massimo della sicurezza, secondo le norme vigenti”, dicono gli organizzatori.

 

Gli eventi della settimana: 

MERCOLEDI 8 LUGLIO, ORE 18:00
FAMILY CONCERT: “IL BAULE DEGLI ANIMALI”/FABER TEATER (anni 3+)

Area Estiva Parco G.Salvemini, C.so Susa 128, Rivoli

 

 

con Francesco Micca, Lucia Giordano
regia Aldo Pasquero, Giuseppe Morrone
oggetti e burattini Faber Teater

liberamente ispirato a racconti di
A. Moravia, M. Corona, Esopo, W. Holzwarth-W. Erlbruch

PRENOTAZIONE NECESSARIA
rivolimusica@istitutomusicalerivoli.it / 0119564408
www.vivaticket.it

Torna anche lo spazio per i più piccoli, con il Ciclo Family Concert e uno scrigno di avventure mirabolanti pronto a condurre bambini e adulti in un viaggio attraverso terre lontane e vicine, montagne e savane, per conoscere animali meravigliosi e storie entusiasmanti. Al timone la poetica delicata e sognante di Faber Teater, che attraverso elementi concreti come la fisarmonica, un baule e disegni, oggetti e burattini, porta in scena un simbolico quanto palpabile “baule degli animali”, raccolta di storie dedicate ai sentimenti più profondi che scaturiscono dalla variopinta galleria di personaggi, dai quelli esotici ai più comuni.

GIOVEDI 9 LUGLIO ORE 21:30
CREATURE SELVAGGE, MACCHINE INUTILI
LASTANZADIGRETA CON LA PARTECIPAZIONE DI BALLETTO TEATRO DI TORINO

Area Estiva Parco G.Salvemini, C.so Susa 128, Rivoli

Lastanzadigreta
Alan Brunetta, percussioni, marimba, tastiere, bidoni
Leonardo Laviano, voce, chitarre
Umberto Poli, chitarre, cigar box
Flavio Rubatto, theremin, didjeridoo, sintetizzatori, voce
Jacopo Tomatis, mandolini, sintetizzatori, giocattoli, voce

Con la partecipazione di Balletto Teatro di Torino
Lisa Mariani, Nadja Guesewell, Viola Scaglione, Hillel Perlman, Emanuele Piras

PRENOTAZIONE NECESSARIA
rivolimusica@istitutomusicalerivoli.it / 0119564408
www.vivaticket.it

Se non può essere quel “Musica da Stanza”, previsto secondo cartellone al Circolo della Musica, allora sarà “Creature Selvegge” – targa Tenco per la miglior Opera prima 2017 – con un assaggio di “Macchine inutili”, nuovo disco de Lastanzadigreta (uscita posticipata al 1 Dicembre 2020). Questo il programma deciso dai cinque della musica “bambina e democratica” per il 9 luglio, quando Alan Brunetta, Leonardo Laviano, Umberto Poli, Flavio Rubatto e Jacopo Tomatis saliranno sul palco di SCENE_Recovery (8 luglio – 27 settembre 2020) per inaugurare, dopo Faber Teater, una piccola stagione culturale consacrata al tempo sospeso da “recuperare” dopo il trimestre di emergenza sanitaria.
Trait d’union e ponte tra i repertori sarà il singolo “Attenzione attenzione”, ispirato alla filastrocca che l’artista e designer Bruno Munari inserì in apertura del suo libro “Le macchine di Munari” (Corraini Editore), raccolta di macchine – da lui sviluppate tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento – «inutili perché non fabbricano, non eliminano manodopera, non fanno economizzare tempo e denaro, non producono niente di commerciabile». Il brano, in uscita il 3 luglio su tutte le piattaforme digitali, vuole essere, come l’intero disco, un omaggio al lavoro di Munari e alla sua profetica constatazione: «il mondo, oggi, è delle macchine (…) fra pochi anni saremo i loro piccoli schiavi».

SABATO 11 LUGLIO, ORE 21:30
LA PASSIONE DI GIOVANNA D’ARCO

Sonorizzazione ed interpretazione live del film di C.T. Dreyer

Area Estiva Parco G.Salvemini, C.so Susa 128, Rivoli

 

 

Stefano Maccagno, pianoforte

Max Viale, sound design,

Eleonora Giovanardi, voce recitante

Una produzione Distretto Cinema

PRENOTAZIONE NECESSARIA
rivolimusica@istitutomusicalerivoli.it / 0119564408

A SCENE_Recovery il capolavoro di Carl Theodor Dreyer viene proposto nella versione originale – restaurata e senza censure – con didascalie interpretate dal vivo da Eleonora Giovanardi (“Quo vado?”, “Non uccidere”, “la vita promessa”).

Al pianoforte ad accompagnare dal vivo il film Stefano Maccagno, pianista e compositore ufficiale del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Al sound design Max Viale (Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, candidati finalisti ai Nastri d’Argento 2018).

IL FILM

La passione di Giovanna d’Arco (1928) è uno dei capolavori del cinema muto del regista Carl Theodor Dreyer. La sfortunata storia del film incomincia quando la censura dell’epoca lo riduce a un prodotto discontinuo e poco comprensibile. Nel tempo il film fu poi perduto. Negli anni ’80 una pellicola originale fu ritrovata nei magazzini di un ospedale psichiatrico di Oslo. Questa pellicola fu restaurata e riportata alla sua originale bellezza, come voluta dal regista.

Cent’anni fa governava Giolitti…

Di Pier Franco Quaglieni / Cent’anni fa iniziava l’esperienza dell’ultimo governo Giolitti, il quinto. Sembrava la rinascita dell’età giolittiana che si era chiusa con l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915

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Giolitti era contrario all’intervento perché riteneva che si potesse ottenere “parecchio“ dall’Austria attraverso le trattative diplomatiche. Forse era inevitabile quell’intervento in guerra, al di là del compimento del Risorgimento con la quarta guerra di indipendenza. Ma certamente l’Italia, pur vittoriosa nel 1918, uscì sconvolta da quella guerra. La crescita di benessere realizzata durante i governi giolittiani si era fermata. Divampava nel Paese un forte disagio sociale. La guerra aveva toccato quasi tutte le famiglie e la spagnola aveva mietuto le stesse vittime delle trincee.
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I socialisti pensarono fosse giunto il momento di fare anche in Italia la rivoluzione dei Soviet sull’onda della Rivoluzione d’Ottobre in Russia. Un colossale errore che genererà la reazione fascista. I fasci di combattimento nacquero nel 1919 anche a tutela degli ex combattenti offesi e scherniti dai socialisti. Lo stesso Gaetano Salvemini, già socialista e poi interventista e intervenuto volontario  nella guerra, fu eletto in Parlamento in rappresentanza dei combattenti. L’Italia, anche in conseguenza della pace ingiusta di Versailles che portò D’Annunzio all’impresa di Fiume, si trovò non riconosciuti i suoi diritti territoriali. Si parlò non senza ragione di <<vittoria mutilata>> . Nel 1919 c’era stata anche l’introduzione della proporzionale per le elezioni politiche che permise un’alta rappresentanza parlamentare di socialisti e popolari. In quello stesso anno Don Sturzo aveva fondato il Partito Popolare, portando direttamente  i cattolici – malgrado la questione romana – nell’arengo politico. Il fronte liberale, diviso tra una destra salandrina e un centro-sinistra giolittiano, uscì indebolito dalle elezioni del 1919. Di fronte ai partiti di massa socialisti e cattolici i liberali non seppero organizzarsi neppure in partito. Il partito liberale nacque nel 1922 alla vigilia della marcia su Roma. Quello di Giolitti di cent’anni fa fu l’estremo tentativo di salvare la democrazia liberale in Italia, riannodando i fili della sua politica prima della guerra : coinvolgere socialisti e cattolici nel governo del Paese. Lo Statista di Dronero, in un celebre discorso che gli valse l’appellativo di “Bolscevico dell’Annunziata“, aveva tracciato un programma di riforme  sociali anche molto ardite. Non a caso Giolitti aveva portato nel 1912 all’estensione del suffragio universale maschile per allargare le basi ancora troppo élitarie dello Stato nato dal Risorgimento.
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Allargare il consenso, migliorare le condizioni di vita dei cittadini attraverso un attivo riformismo fu il programma che fece di lui lo statista della nuova Italia. Il V Governo Giolitti fu in carica dal 15 giugno, ma divenne operativo nel luglio 1920. Rimase in carica poco più di un anno. Il vecchio Giolitti fu l’unico presidente del Consiglio risoluto del dopoguerra e arrivò nel dicembre del 1920 a cacciare D’Annunzio da Fiume. Il governo era espressione di liberali, popolari, socialisti riformisti, radicali, indipendenti. Agli Esteri c’era il Conte Carlo Sforza, alla Guerra Ivanoe Bonomi, all’istruzione Benedetto Croce, agli Interni lo stesso Giolitti, al Lavoro Arturo Labriola, al Tesoro Filippo Meda. L’ipotesi di un’alleanza democratica tra liberali, cattolici e socialisti venne avviata da Giolitti come l’unica soluzione  possibile alla crisi italiana, politica ed economica. Giolitti era un pragmatico molti concreto e capace.  Il Governo cercò con risolutezza di andare oltre l’emergenza post – bellica. Ma l’infuriare del ribellismo violento dei socialisti massimalisti e dei comunisti da una parte e delle squadracce fasciste dall’altra impedì il realizzarsi di una politica che avrebbe salvato l’Italia ed avrebbe evitato il fascismo. Le colpe sono da ascriversi ai socialisti e ai popolari e in parte minima allo stesso Giolitti che forse non aveva pienamente colto che il clima politico era totalmente cambiato. Quel Governo fu comunque il migliore possibile e quelli che seguirono furono fragili e deboli e finirono con Facta di consegnare l’Italia a Mussolini che rivelò invece  sorprendenti doti politiche perché con appena 35 deputati fascisti divenne nel 1922 presidente del Consiglio.
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Peccato che Giolitti non abbia più avuto da tempo uno storico serio che abbia aggiornato gli studi su di lui e che dobbiamo ancora avvalerci esclusivamente  del volume di Nino Valeri. Non sarebbe un discorso storico confrontare il Governo Giolitti con il Governo che abbiamo cent’anni dopo perché i contesti sono distanti e diversi . Ma non sarebbe neppure possibile tentare un confronto tra un grande statista e l’avvocato pugliese, anche se oggi ci ritroviamo nel pieno di una crisi peggiore di quella di cent’anni fa. Giolitti dopo Cavour fu e resta il più grande statista italiano della nostra storia unitaria.  Giolitti fu anche l’esempio del modo di intendere lo Stato da parte un piemontese che era nato nel 1842, quando il Risorgimento era di là da venire .Era stato prima di entrare in Parlamento un alto funzionario dello Stato di cui conosceva gli ingranaggi a menadito. ”Governe’ bin“ era il suo obiettivo e Salvemini che lo definì ministro della malavita ,commise un grave errore storico di cui in tempi successivi si rese pienamente conto. Anche Luigi Firpo mise in evidenza le qualità tutte  piemontesi di Giolitti che venne sottovalutato e criticato da Gobetti e anche da Einaudi. C’è  chi scrisse del mito del buongoverno giolittiano, senza comprendere lo sforzo titanico che  egli fece per cucire ,come disse, un abito su misura ad un’ Italia molto difficile e problematica: un’ impresa disperata.
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Le narrazioni di Torino Photo Tales

Le limitazioni imposte dall’emergenza Covid 19 hanno spinto gli organizzatori della Fiera fotografica torinese a lavorare a nuove proposte. Fino al 1agosto sarà possibile consultare l’album virtuale di Torino Photo Tales, che raccoglie le opere fotografiche presentate dalle gallerie invitate al progetto digitale

 

Ha preso il via il 25 giugno TORINO PHOTO TALES, un percorso di narrazione virtuale che raccoglie, in una piattaforma online, una vetrina dedicata alla creatività dell’immagine, con la presentazione di opere fotografiche di grandi maestri e giovani emergenti, corredate da video interviste a gallerie, musei, istituzioni culturali, editori, collezionisti, artisti e appassionati.

 

“L’emergenza Coronavirus – racconta Roberto Casiraghi ideatore di The Phair, insieme a Paola Rampini – ci ha stimolato a lavorare a nuove idee, sviluppando una delle funzioni della Fiera, il sostegno del sistema artistico territoriale e soprattutto la valorizzazione delle gallerie d’arte che dedicano particolare attenzione a progetti artistici legati al tema dell’immagine. Abbiamo ridefinito i luoghi di confronto tra i protagonisti del sistema dell’arte, con l’obiettivo di rendere la proposta culturale il più esaustiva possibile per collezionisti, appassionati e per tutte le tipologie di pubblico che seguono il panorama artistico italiano”.

 

La prima parte del progetto dal 25 giugno al 1° agosto raccoglie le opere selezionate da ciascuna galleria invitata a partecipare a Torino Photo Tales. Una raccolta collettiva che andrà a comporre un vasto ed eterogeneo album digitale, una preziosa e inedita finestra sul panorama artistico italiano e internazionale della cultura fotografica, ma soprattutto un’occasione di avvicinamento e confronto tra gallerie, collezionisti e appassionati.

 

Il progetto vedrà la partecipazione, a titolo gratuito, di 40 gallerie, ognuna delle quali presenterà tre opere, per un totale di 120 opere fotografiche: un puzzle di immagini che raccontano una storia, suggeriscono una visione.

 

Non una fiera on line dunque, con le consuete viewing rooms, ma un luogo dove poter incontrare maestri della fotografia e talenti emergenti, artisti che intervengono sull’immagine fotografica, che esprimono la loro poetica attraverso un volto umano o una forma astratta, che si perdono o ritrovano nella natura, nell’immensità del cielo, nell’intensità di un colore, nell’ambiguità di un’ombra. I visitatori troveranno Olaf Breuning, Fatma Bucak, Luigi Ghirri, Goldschmied & Chiari, Sam Falls, Alessandra Spranzi, Paolo Ventura, Massimo Vitali e tanti altri.

 

Per soddisfare la curiosità del pubblico e stimolare un interesse più consapevole, ogni serie di lavori sarà corredata da una video-intervista in cui il gallerista commenta le opere personalmente selezionate, rispondendo alle domande di un componente del board curatoriale.

 

 

Dal 1 ottobre 2020 Torino Photo Tales proseguirà, sempre on line, con l’apporto di numerosi contributi esterni, attraverso interviste a musei, curatori, gallerie, editori, collezionisti, per presentare e approfondire opere, mostre e produzioni artistiche.

 

La volontà di estendere il progetto di Torino Photo Tales nasce per rafforzare collaborazioni già esistenti e crearne di nuove, per costruire intorno a sé un sistema corale ed eterogeneo di interlocutori nazionali e internazionali – galleristi, collezionisti, istituzioni museali, protagonisti del mondo dell’arte contemporanea – per coinvolgere il pubblico con un programma culturale sempre più approfondito e vario.

 

The Phair si impegna a mantenere viva la stagione torinese della fotografia proiettandola in una dimensione virtuale, con una piattaforma che sia catalizzatore d’innovazione, produzione culturale e interazione sociale, in vista dell’edizione 2021 dal 21 al 23 maggio.

 

The Phair, che l’anno scorso è stata ospitata nell’ex Borsa Valori di Torino in Piazzale Valdo Fusi, e che quest’anno avrebbe dovuto svolgersi nel Padiglione 3 di Torino Esposizioni, è una fiera dedicata all’immagine. The Phair,  un neologismo che è un manifesto, sintesi di Photography e Fair, è un appuntamento annuale riservato alla fotografia, all’immagine come evento concettuale prima che tecnico e descrittivo del reale.

 

www.thephair.com

 

Il giallo dell’estate. “La metà pericolosa” di Silvia Volpi

In  dieci puntate sul sito unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Parte il 5 luglio il giallo dell’estate in dieci puntate sul sito

unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

“La metà pericolosa” di Silvia Volpi è un racconto inedito che accompagnerà i lettori con una storia ambientata a Firenze dove mistero e storie di vita s’intrecciano con un filo d’ironia.

Silvia Volpi è un’autrice toscana che ha esordito nel giallo con “Alzati e corri, direttora” (Mondadori), la prima indagine della giornalista Elsa Guidi e del cronista Tommaso Morotti.

I curatori del sito dedicato ai libri e alle letture “fuori dal coro” – Claudio Cantini e Valentina Leoni – desideravano offrire alla grande comunità creata intorno ai social e al web una storia a puntate da seguire in questi mesi estivi.

L’occasione si è presentata dopo aver conosciuto il libro della Volpi che ha accettato di scrivere un racconto con un inedito caso da risolvere.

L’appuntamento con “La metà pericolosa” è sul sito unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it e sulle pagine e gruppo facebook che portano lo stesso nome: puntata dopo puntata per dieci settimane a partire dal 5 luglio.

Silvia Volpi è giornalista e scrittrice e vive a Pisa. Con il libro “Alzati e corri, direttora” ha ricevuto il premio come migliore esordiente a Giallo d’Amare 2019, e secondo QLibri è tra i migliori dieci esordi del 2019. Lavora al Tirreno come segretaria di redazione, tiene corsi di scrittura, si occupa di public speaking e comunicazione.

Evergreen Fest, torna l’estate al Parco della Tesoriera

Evergreen Fest: 241 artisti, 45 serate, 59 spettacoli, 6 spettacoli per bambini e famiglie, 5 concerti di musica classica, 10 presentazioni di libri, 30 presentazioni di progetti delle associazioni del territorio, 108 ore di laboratori. Dal 4 Luglio al Parco della Tesoriera.

Fra i tanti ospiti: Vladimir Luxuria, Drusilla Foer, Simone Regazzoni, Federico Sirianni, Simone Alliva, Stefano Giussani, Maurizio Lobina, Gianfranco Londone, Chiara Sfregola, Andrea Cerrato, BandaKadabra, Orchestra Terra Madre e Maurizio Lobina degli Eiffel 65. 

Potersi godersi la cultura, in tutta sicurezza. Evergreen Fest, con questo obbiettivo, torna a Torino al Parco della Tesoriera dal 4 luglio con 241 artisti coinvolti, 45 serate, 59 spettacoli, 6 spettacoli per bambini e famiglie, 5 concerti di musica classica, 10 presentazioni di libri, 30 presentazioni di progetti delle associazioni del territorio, 108 ore di laboratori per tutte le fasce di età.

Evergreen Fest, un’edizione pensata per superare la pandemia

Gli organizzatorihanno studiato un percorso di riavvicinamento del pubblico che superi la diffidenza generata dal periodo pandemico e che accompagni artisti, spettatori e associazioni che si occupano di bene comune, ad incontrarsi nuovamente. Partendo da una riflessione oggi imprescindibile: la sostenibilità della società contemporanea. Giunto alla sua quinta edizione, il festival si svolge dal 4 luglio al 16 agosto 2020 presso il Parco della Tesoriera (corso Francia 186-192, Torino), con ingresso gratuito.
La manifestazione inaugura ufficialmente sabato4 luglio, alle 21.30, con il concerto dei Frubers in the Sky: un quartetto di italian jazz, impreziosito dalla voce di Silvia Carbotti, che ha calcato molti palchi nazionali compreso quello del Torino Jazz Festival.La programmazione continua poi fino al 16agosto, alternando sul palco personalità e artisti fra cui Vladimir Luxuria, Drusilla Foer, Maurizio Lobina (Eiffel 65), Supershok, Tournée da bar, Orchestra Terra Madre, BandaKadabra, Andrea Cerrato, Federico Sirianni, Fran e i pensieri molesti, Stefano Giussani, Simone Alliva, Chiara Sfregola e molte e molti altri.

Il calendario è scaricabile sul sito.

Qualche informazione in più sull’Evergreen Fest

Evergreen Fest è un progetto di Tedacà, con il sostegno di Città di Torino, Fondazione per la Cultura, Corto Circuito, Piemonte dal Vivo, Regione Piemonte e TAP; in collaborazione con Fertili Terreni Teatro, Associazione Coordinamento Musicale, Coordinamento Torino Pride; con il patrocinio della Quarta Circoscrizione e con la media partnership di Radio Energy.
Evergreen Fest è un progetto selezionato dal bando Corto Circuito 2020 – Piemonte dal Vivo.

Alcuni appuntamenti della manifestazione sono inoltre organizzati in collaborazione con il Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900, con la Scuola Holden, con il Festival delle Colline Torinesi e con il Premio InediTO – Colline di Torino. L’edizione 2020 di Evergreen Fest sarà un’occasione di riavvicinamento alla cittadinanza e di riappropriazione dei luoghi. Nella pianificazione delle attività, anche quest’anno il festival si rivolge a un pubblico di tutte le età, con una programmazione che parte dal primo pomeriggio. Dalle 16.30 il Festival propone laboratori per bambini, giovani, adulti e anziani di teatro, danza, lettura, yoga, musical, acquarello e ginnastica dolce. Inoltre due giorni a settimana saranno organizzate visite guidate naturalistiche e storiche del parco e della sua splendida villa settecentesca, curate da I love Torino.
Tutti i laboratori e le visite sono gratuite. Per ciascuna attività si consiglia la prenotazione; giorni, orari e informazioni sui laboratori sul sito www.evergreenfest.it.

Gli orari

Ogni giorno la manifestazione ha il suo clou a partire dalle 19.30, quando si attiva il punto ristoronel quale si potranno gustare piatti preparati con prodotti di stagione e del territorio. Evergreen Fest è una manifestazione “di tutti e per tutti” che è riuscita a stringere un profondo legame con il proprio pubblico e a promuovere a Torino momenti di socialità e dibattito, nonché iniziative di aggregazione ed educazione su molti temi di rilevanza sociale e culturale.

Gli appuntamenti serali iniziano alle 21.00 con il format Ritorno al futuro: realtà, enti e associazioni che operano in ambito culturale, artistico, sociale, ambientale, sono chiamate a raccontare le proprie iniziative di ripartenza dopo il lockdown.
A seguire: Un libro per l’Estate, uno spazio dedicato agli autori che presentano al pubblico i propri libri. Tutti gli incontri si svolgono in collaborazione con Babel Agency e con la libreria Diorama Kids’.

Ogni settimana, dalle 21.30 il palco si anima con spettacoli dal vivo econcerti live: una vera e propria esplorazione dell’arte scenica e un viaggio musicale fra diversi generi.
In questa edizione, Evergreen Fest intende valorizzare il talento degli artisti del territorioper dar loro visibilità, in un periodo di ripartenza del settore artistico duramente provato dal lockdown.

La vasta programmazione passa dalla commedia riflessiva di Blister (compagnia CPEM) e Mister Jackpot (Tom Corradini teatro) alla comicità di Giorgia Goldini e Giulia Pont; dalle letture dei vincitori del Premio InediTO agli spettacoli musicali dedicati a De André (con Tangram Teatro), alle musiche di Gaber (con il cantautore Federico Sirianni), a un omaggio a Ezio Bosso (in collaborazione con il Festival Pirandello) e aGeorge Michael e Martin Luther King (raccontati dal musicteller Federico Sacchi). Dai classici shakespeariani del pluripremiato Tournée da baragli spettacoli di danza delle compagnie della Uisp e del Centro Studi di Danza Musica e Cultura Orientale. Fino all’appuntamento di commemorazione delle vittime di COVID: un appuntamento ritenuto dagli organizzatori più che necessarioper  riflettere su ciò che è stato e sulla “ripartenza”.

I concerti all’Evergreen Fest

Fra i concerti: si apre il 4 luglio con Frubers in the Sky per poi proseguire con BandaKadabra, Orchestra Terra Madre, Andrea Cerrato, Fran e i pensieri molesti, Animali Guida, I Vitelloni, Regale, Francesconi Jazz Trio e tante e tanti altri.

Agli appuntamenti teatrali e musicali si accompagnano ogni settimana proiezioni cinematografiche, in collaborazione con Lovers Film Festival, Associazione Museo del Cinema e Musicarteatro che curerà, in particolare, la sonorizzazione dal vivo di Metropolis, il capolavoro del cinema muto diretto da Fritz Lang.

Infine, per il secondo anno consecutivo viene confermata la sezione Serate talk che si svolge ogni lunedì con interviste a diverse personalità del contesto culturale e sociale italiano a cui parteciperanno fra gli altri Vladimir Luxuria (direttrice del Lovers Film Festival), Drusilla Foer, Simone Regazzoni e Maurizio Lobina degli Eiffel 65. A una così vasta programmazione si aggiungono infine gli appuntamenti della rassegna di musica classica D’Estate insieme. Musica nel Parco, curati dal Coordinamento Associazioni Musicali di Torino, e gli appuntamenti per bambini e famiglie programmati alle 16.30 della domenica pomeriggio.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito e il calendario completo della è disponibile su www.evergreenfest.it.

Concerto ad ingresso libero dei Cameristi dell’Accademia di San Giovanni

Il Rotary Torino Duomo offre la serata concertistica  in programma sabato 4 luglio in Duomo a alle 21. Ad ingresso libero su prenotazione

Da sempre la musica coniuga l’espressione artistica alla sua intrinseca capacità di veicolare valori come la speranza e lo spirito di rinascita. In questo solco si colloca il concerto promosso dal Rotary Torino Duomo sabato 4 luglio  alle 21, nella Cattedrale Metropolitana di San Giovanni Battista, che si affaccia sull’omonima piazza torinese. Il concerto, che vuole essere un segnale di ripresa dopo il lockdown ed un omaggio all’ingresso del district governor per l’anno rotariano 2020-2021 Michelangelo De Biasio, vedrà protagonisti i Cameristi dell’Accademia, formazione nata all’interno dell’Orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni a Torino. Questa, a sua volta, rappresenta un’emanazione dell’Accademia che ha sede nel Duomo torinese, nata sul finire del 2017 per rendere il Duomo stesso oltre che punto focale della religiosità piemontese, anche crocevia  di percorsi di pensiero, di cultura e filosofia pratica.

Il concerto vedrà  la partecipazione come interpreti di Marcello Iaconetti al violino, Enrico Salzano alla viola, Helga Ovale al violino e di Dario Destefano al violoncello.

Molto ricco il programma che verrà eseguito, che spaziera’ da autori classici quali Bach e Mozart alla musica lirica di Giacomo Puccini, per approdare a Scott Joplin e Glenn Miller, Gino Paoli ed alla musica dei Queen, ed altre musiche ancora. Il programma verrà illustrato dal presidente dell’Accademia di San Giovanni, don Carlo Franco, socio onorario del Rotary Torino Duomo. Il percorso musicale, che sarà oggetto della serata, spaziera’ attraverso quattro secoli, arricchito da brani capaci di toccare il cuore dell’ascoltatore con grande forza di penetrazione, unita ad una lucida chiarezza nell’esecuzione.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei 200 posti disponibili. Su prenotazione telefonando al numero 3936054884 O scrivendo via mail a: promoevents@accademiacattedralesangiovanni.it

Mara Martellotta