Openscuola 2025: Città di Torino e Politecnico rilanciano l’innovazione digitale nelle scuole 

 

Con una presentazione di obiettivi e risultati raggiunti fin qui, dalla scuola secondaria di I grado Ada Negri, Torino ha rilanciato Openscuola, il progetto congiunto di Città di Torino e Politecnico di Torino finalizzato alla creazione e al potenziamento di laboratori informatici nelle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio cittadino.

Attivo dal 2013, Openscuola nasce dall’esigenza manifestata da numerosi istituti scolastici di rendere pienamente funzionali e aggiornati i propri laboratori informatici, offrendo a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nuove opportunità di apprendimento e di accesso consapevole alle tecnologie digitali, e contribuendo al tempo stesso alla diffusione della cultura scientifica e tecnologica e alla promozione di percorsi educativi inclusivi e sostenibili.

Nel corso degli anni, grazie al progetto – noto anche come Scuola 2.0 – sono già stati realizzati 53 laboratori informatici, mentre numerose ulteriori richieste di installazione sono pervenute da altre scuole del I ciclo. Un risultato significativo, ottenuto attraverso il riutilizzo e la rigenerazione di hardware dismesso, opportunamente ricondizionato sia dal punto di vista hardware che software, e l’impiego di soluzioni open source: un approccio che consente di allestire interi laboratori a costi contenuti, spesso a partire da un unico computer docente dotato di sistema operativo e applicativi dedicati.

Il Politecnico di Torino fornisce supporto informatico per l’installazione, la gestione e la manutenzione dei PC, garantendo l’aggiornamento del software e la piena operatività dei laboratori nel tempo. I sistemi adottati prevedono un’amministrazione centralizzata che consente il monitoraggio e la gestione da remoto delle postazioni in modo scalabile e semplificato. Le attività tecniche sono svolte da personale specializzato dell’Ateneo, con il coinvolgimento di studenti e studentesse selezionati tramite borse di studio e assegni di ricerca, favorendo la formazione sul campo e il trasferimento di competenze.

Dopo la sospensione dovuta alla pandemia, Openscuola è stato rilanciato con un ampliamento degli obiettivi. Accanto al supporto tecnico, il progetto prevede un potenziamento delle attività di assistenza e formazione rivolte agli insegnanti, per accompagnare l’evoluzione dei metodi di insegnamento e apprendimento e promuovere un utilizzo efficace e consapevole delle tecnologie digitali nella didattica. L’accesso a infrastrutture adeguate e a connessioni a banda larga rappresenta infatti un elemento chiave per sostenere la didattica digitale e la condivisione di materiali e saperi.

Le richieste di adesione al progetto sono raccolte e gestite dalla Città di Torino, tramite un apposito form (https://www.comune.torino.it/schede-informative/progetto-openscuola ). Compito dell’amministrazione è anche il continuare a sostenere e promuovere Openscuola presso le scuole cittadine, favorendone diffusione e conoscenza. Oltre a questo, dalla stessa pagina del sito istituzionale è possibile arrivare ad un’altra pagina dedicata, utile al monitoraggio delle attività e sulla quale è possibile vedere tutte le scuole che hanno già potuto beneficiare del progetto, come anche quelle che hanno fatto richiesta e sono al momento in attesa di intervento.

«Siamo felici di aver dato, con il supporto del Politecnico, nuovo impulso al progetto Openscuola – sottolinea Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative della Città di Torino –, un passo importante che conferma l’impegno della Città nella costruzione di ambienti educativi capaci di accompagnare studenti e docenti nello sviluppo delle competenze digitali. Abbiamo fortemente voluto all’interno dei laboratori informatici non solo strumentazioni base utili alla comunità scolastica, ma anche e soprattutto dei software open source, per diffondere una cultura della condivisione e della trasparenza, stimolare autonomia e pensiero critico e contribuire a un’innovazione tecnologica più sostenibile e accessibile per l’intera comunità scolastica».

A sottolineare il valore dell’iniziativa anche il professor Marco Mellia, Project Manager IT per l’Ateneo, che dichiara: “Openscuola è un progetto di lunga data, che ha visto il supporto a oltre 50 scuole nell’aiutarle a installare e soprattutto gestire i loro laboratori informatici. Il coinvolgimento dei nostri studenti è fondamentale sia per dare loro l’opportunità di imparare sul campo, sia per le scuole che vedono ragazzi entusiasti, spesso loro ex allievi, dare supporto con entusiasmo. Openscuola è un esempio concreto di collaborazione tra enti pubblici che ci auguriamo prosegua e rafforzi le sinergie con il territorio”.

Con Openscuola 2025, la Città di Torino e il Politecnico di Torino confermano il proprio impegno nella realizzazione di progetti a forte valenza sociale e culturale, capaci di favorire la crescita della comunità territoriale e di accompagnare la scuola nelle sfide dell’innovazione digitale.

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Il lato selvaggio dell’inverno a La Thuile 

A La Thuile la montagna cambia passo e lontano dalla logica della performance si lascia vivere in modo più ampio e autentico. Sul versante più selvaggio del monte Bianco, la neve ridisegna lo spazio, amplifica la luce e invita a rallentare, a muoversi seguendo un ritmo naturale e più intimo. Qui l’inverno è fatto di silenzi, di orizzonti aperti, di tempo che si dilata.
Facilmente raggiungibile  e sospesa sul confine con la Francia, la Thiule diventa il luogo ideale per riconnettersi con la natura e con sé stessi. Le esperienze vanno ben oltre lo sci e la prestazione, cammini sulla neve lungo sentieri appartati, sapori autentici che raccontano il territorio, incontri e momenti di condivisione che restituiscono alla montagna il suo valore più profondo, lontano dalla frenesia cittadina.
Quando l’inverno avvolge le vette del Monte Bianco, il suo lato più selvaggio si trasforma in un paesaggio da assaporare con lentezza. A La Thuile la montagna innevata diventa il contesto ideale per una vacanza tra amici o in famiglia, dove passeggiate o ciaspolate  si snodano tra boschi di conifere, radure silenziose e ampie vedute del ghiacciaio del Rutor.
Gli itinerari invernali  di La Thuile Infinity Trekking rendono l’esperienza accessibile e consapevole. Percorsi segnalati, consultabili sulla piattaforma komoot “Winter Walks” con mappe 2D e 3 D e tracce GPS o tramite l’App Espace San Bernardo, pensati per famiglie, coppie e piccoli gruppi, sempre nel rispetto delle condizioni ambientali e nivologoche.
Camminare sulla neve diventa così un gesto naturale, un modo gentile di riconnettersi con l’ambiente  e seguire il ritmo autentico della montagna.
A La Thuile anche i più piccoli trovano il loro spazio. Parchi giochi sulla neve, percorsi ludici, laboratori creativi e momenti di animazione trasformano l’inverno in un’esperienza condivisa.
Protagonista di questo mondo a misura di bambino è Thuilly, la mascotte della località, che accompagna I più piccoli nello snowpark tra gonfiabili colorati e aree gioco sicure, quali la zona Funivie, tapis roulant, accesso libero, con apertura anche durante il periodo natalizio e di Carnevale e nei fine settimana negli altri periodi.

Mentre i bambini si divertono gli adulti possono alternare attività all’aria aperta a momenti di relax, tra centri benessere, passeggiate in paese e soste conviviali. Anche quando il meteo invita a rallentare molte sono le proposte indoor, quali l’area ludico ricreativa La Piramide, presso la struttura Konver Arly o la Biblioteca Comunale, che garantiscono tempo di qualità per tutta la famiglia.

Passeggiare a  La Thuile è  anche occasione di  scoperta culturale. La Maison Musée Berton  accompagna i visitatori alla scoperta delle radici millenarie  del territorio, tra architetture rurali, frazioni storiche e percorsi tematici che raccontano il legame profondo esistente tra uomo e montagna. Si tratta di un’esperienza che affianca l’outdoor e restituisce una lettura più completa e consapevole di questi luoghi.
L’esperienza viene completata dalla gastronomia. Nei ristoranti, nelle baite e nei rifugi la cucina valdostana racconta il territorio attraverso prodotti locali e piatti della tradizione.  Gli itinerari del gusto accompagnano alla scoperta della Fontina DOP, simbolo della valle e primo prodotto valdostano ad ottenere la denominazione, affiancata da eccellenze come il Fromadzo DOP, il Lard d’Arnad DOP e il Jambon de Bosses DOP.
Accanto ai prodotti certificati, la tradizione si esprime in specialità come boudin, molletta e zuppe di montagna , fino ai dolci tipici delle tegole. Sapori che diventano parte dell’esperienza invernale, un modo concreto e conviviale per entrare in contatto  con il territorio. Non può poi certo mancare una dolce coccola  al cioccolato. A la Thuile è possibile, infatti, sperimentare alcune specialità come la Tometta, vera leccornia con tanto di brevetto, prodotta dalla Pasticceria Cioccolateria Chocolat, 320 grammi di puro piacere per le papille gustative raccolti in un tortino a base di cioccolato al latte, gianduia, nocciole del Piemonte IGP tostate e caramellate che, nella forma, richiama il tipico formaggio d’alpeggio.

Durante l’inverno la Thuile si anima con appuntamenti ed eventi che scandiscono la stagione.

Per rimanere aggiornati consultare  il sito https://wwwww.lathui.it/it/ eventi

Mara      Martellotta

“Mi prendo il mondo”. A Parma, ancora lo “zampino” del Salone del Libro

Nuovo appuntamento nell’ex “Città Ducale” con il Progetto ideato dal “Salone del Libro di Torino”, protagonisti i giovani di “Direzione Futura”

Da giovedì 22 a domenica 25 gennaio

Parma

“Un evento ‘ispirazionale’, che sa accogliere il sentire delle nuove generazioni, stimolare idee e dare impulso alla vitalità innata delle ragazze e dei ragazzi di oggi per accompagnarli nel loro cammino verso gli orizzonti che più sentono propri, in un mondo che continua a vivere cambiamenti culturali e di approccio al lavoro”: così è stato nel giusto modo definito “Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni”, Progetto che torna a programmarsi, nella sua terza edizione, a Parma, “European Youth Capital 2027”, da giovedì 22 a domenica 25 gennaio prossimi(con un’anteprima giovedì 15 gennaio), al “Paganini Congressi” (via Toscana, 5/a), presso il “Parco 1° Maggio” dell’“Atene d’Italia”, com’è stato storicamente definito il capoluogo emiliano in riconoscenza del suo prestigio culturale.

Ideato dai ragazzi riuniti in “Direzione Futura” e dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” – in collaborazione con la Città di Parma, con il sostegno di “Regione Emilia-Romagna” e “Fondazione Cariparma” e con il patrocinio dell’“Università di Parma” e di “Rai” – l’evento vedrà ancora una volta, quali primi protagonisti, proprio i giovani di “Direzione Futura 2026”30 studentesse e studenti di Parma e del territorio parmense, di età compresa tra i 14 e i 23 anni, che hanno scelto temi, argomenti e ospiti di questa edizione, che vedrà arrivare in città scrittorigiornalisti ed artisti , invitati “per raccontare il loro sguardo sul mondo e la loro visione sui temi dell’attualità”. Ricchissimo il programma, comprendente anche workshoplaboratoriattività e presentazionirivolte a lettrici e lettori accolti, al “Paganini Congressi”, dal “Caffè Letterario” e dal Bookshop “Mi prendo il mondo”, una grande libreria tematica, organizzata da sei librerie della città che proporranno una vasta scelta di opere  dedicate ai temi e alle aree al centro delle lezioni e degli incontri. Importante novità di questa terza edizione è il progetto “Hub Lavoro”, uno spazio di confronto con il mondo giovanile e quello professionale, attraverso “tavole rotonde”, “laboratori” ed incontri con imprese e “recruiter”in programma giovedì 22 e venerdì 23 gennaio per “favorire dialoghi e scambi tra studenti e aziende, mettendo al centro aspirazioni, competenze e opportunità occupazionali, con attività pratiche e testimonianze da settori strategici come comunicazione, marketing, innovazione e sostenibilità”.

L’ingresso alla manifestazione e ai vari incontri sono gratuiti, fino ad esaurimento posti. Per info sul programma dettagliato e aggiornato: www.miprendoilmondo.it o www.salonelibro.it

Un’abbondante ventina gli ospiti attesi, di cui é impossibile fare qui completa menzione. Diciamo solo che, dopo alcuni appuntamenti anticipativi, giovedì 15 e lunedì 19 gennaio, a dare il là alla lunga cavalcata, giovedì 22 gennaio (ore 9,30) sarà lo scrittore e sceneggiatore (fondatore dell’Agenzia Letteraria “Book On A Tree”) Pierdomenico Baccalario che condividerà con il pubblico una suggestiva riflessione su “Le dieci regole per combinare qualcosa”. Particolarmente atteso, nel corso della prima giornata anche l’incontro con Mario Calabresi (ore 11), giornalista e direttore di “Chora Media”, che inviterà a ragionare sui contenuti del suo ultimo libro “Alzarsi all’alba”, edito da “Mondadori”. A seguire, di balzo in balzo, si andrà dall’artista visiva iraniana Shirin Neshat a Federico Vergari, autore di “Vittorie imperfette. Storie di donne e uomini che non si sono arresi” (“Lab Dfg”), fino a Vera Gheno (venerdì 23 gennaio), sociolinguista da sempre impegnata su temi quali il sessismo, l’equità e la diversità nella lingua. Da segnalare ancora per sabato 24 gennaio, la scrittrice e filosofa Michela Marzano sul palco con il suo nuovo libro “Qualcosa che brilla” (“Rizzoli”) per una conversazione sulle difficoltà di crescere, creare il proprio spazio, trovare la propria voce.E, importante fanalino di coda, domenica 25 gennaio(ore17,30), Concita De Gregorio. Notissima giornalista, scrittrice ed editorialista per “La Repubblica”, De Gregorio incontrerà i giovani sul tema “Un’indagine sull’amore. La giusta misura della cura”, prendendo spunto dal suo ultimo romanzo “Di madre in figlia” (“Feltrinelli”).

Per chi interessato, si prepari. La manifestazione è ancora una volta, oggi più che mai, un intrigante itinerario, dai forti contenuti etico-letterari, poiché “lavorare con le nuove generazioni – come afferma Silvio Viale, presidente dell’ ‘Associazione Torino, la Città del Libro’non è un capitolo accessorio: è una responsabilità e una direzione strategica. L’educazione alla lettura, la curiosità e la capacità di confrontarsi criticamente con il presente nascono dapercorsi come ‘Mi Prendo il Mondo’, dove ragazze e ragazzi non sono spettatori, ma costruttori di visioni”.

Gianni Milani

Nelle foto: Logo “Mi prendo il mondo”; Pierdomenico Baccalario (Ph. Walter Menegazzi); Mario Calabresi; Concita De Gregorio (Ph. Paola Locatelli

Modifica della circolazione tra Torino Rebaudengo e Germagnano

Sono previste modifiche alla circolazione per lavori infrastrutturali, programmati dal pomeriggio di sabato 10 a domenica 11 gennaio, sulla linea Torino Rebaudengo – Ciriè – Germagnano. Per dotare la rete della possibilità di circolazione dei treni a doppio senso di marcia e per rinnovare i sistemi di gestione della circolazione, in accordo con la Regione Piemonte, la circolazione ferroviaria sarà interrotta il pomeriggio di sabato 10 gennaio e per l’intera giornata di domenica 11 gennaio. Regionale di Trenitalia ha riprogrammato l’offerta oer garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio. Il servizio verrà garantito con bus nella tratta Torino Rebaudengo-Ciriè-Germagnano, con fermate intermedie previste dalla linea. I treni delle linee SFM 6 (Torino Aeroporto di Caselle-Asti), SFM 7 (Ciriè-Fossano) e SFM 4 (Germagnano-Alba) iniziano e terminano la loro corsa a Torino Stura.

Sui bus non sono ammessi animali di grossa taglia (eccetto cani da assistenza) e il trasporto bici.

Mara Martellotta

Incendio a Chieri: rogo sul tetto sopra la pizzeria

Scoppia l’incendio in un edificio e le fiamme iniziano ad avvolgere la copertura. I pompieri intervengono immediatamente sul posto. È successo a Chieri, in via Andezeno 14, nella serata di ieri. L’edificio, che ospita la pizzeria Locanda del Murè, ha riportato danni alla copertura, ma la pizzeria è rimasta illesa.

Sul posto sono accorsi tempestivamente i pompieri del distaccamento di Chieri, con i volontari di Riva presso Chieri e Santena, i carabinieri e la polizia locale, che ha chiuso parte della strada per gestire il traffico.

Fortunatamente le fiamme non si sono estese agli edifici vicini e non risultano persone ferite. Secondo i primi rilievi, l’incendio è partito dalla canna fumaria; le cause esatte sono ancora in corso di accertamento.

VI.G

Angoli torinesi, il Bastion Verde

Il Bastion Verde di Torino, anche chiamato “degli angeli” è un luogo dove la storia militare si fonde armoniosamente con la bellezza naturale. Situato all’interno dei Giardini Reali di Torino, è una delle ultime testimonianze di quella che fu la consistente cinta fortificata della città, oggi trasformata in un’area di svago e relax, ma che conserva ancora tutto il fascino della sua origine: 800 metri lineari di mura a pochi passi dal Palazzo Reale progettato dal geniale architetto cinquecentesco Ascanio Vitozzi. Il suo nome deriva dal fatto che Vittorio Emanuele II lo fece dipingere di verde e ricoprire di edera, in omaggio a sua moglie.

Il Bastion Verde è parte del sistema difensivo che, a partire dal XVII secolo, venne costruito Per proteggere Torino dalle invasioni. La cittadella fortificata, che comprendeva bastioni, mura e torri, si estendeva lungo le colline che sovrastano il fiume Po e rappresentava uno degli esempi più significativi della fortificazione barocca in Italia. Torino, allora capitale del Ducato di Savoia, aveva una posizione strategica e un apparato difensivo che rispondeva alle esigenze di protezione contro minacce provenienti sia da sud (dalla Francia) che da altre direzioni. Come gli altri bastioni della città, faceva parte di una serie di fortificazioni che vennero realizzate tra il 1668 e il 1700, con il progetto di Amedeo di Castellamonte, uno degli architetti più influenti dell’epoca. La struttura doveva garantire un buon punto di osservazione e difesa, ma allo stesso tempo integrarsi nel contesto urbanistico e paesaggistico che Torino stava sviluppando. Oggi, il bastione è circondato da un ampio parco verde che ne attenua la severità militare originaria, donando al sito un aspetto più accogliente e rilassante, ma senza perdere la sua forte identità storica. Con il tempo, le funzioni militari del Bastion Verde sono venute meno e l’area ha subito un processo di recupero e valorizzazione che ha permesso di restituirla alla cittadinanza come un parco pubblico ben curato, dotato di panchine, vialetti e ampie zone ombreggiate che rendono l’area perfetta per passeggiate e relax. L’elemento più interessante del parco è la sua capacità di mescolare il verde con la storia. Una delle caratteristiche più apprezzate del Bastion Verde è la sua posizione sopraelevata rispetto alla città. Dal bastione, infatti, si gode di una vista spettacolare su Torino e sulla collina torinese che si estende dalle Alpi all’orizzonte, con una prospettiva che lo rende un luogo privilegiato per osservare la città dall’alto, in particolare al tramonto, quando la luce dorata avvolge il panorama.

Maria La Barbera

Grimaldi (Avs): “Enel ignora la clausola sociale, 7.000 lavoratori a rischio”

Il tentativo di Enel di aggirare la clausola sociale nei nuovi bandi di gara per i servizi di customer care è un attacco frontale ai diritti di migliaia di lavoratrici e lavoratori. È inaccettabile che un’azienda partecipata dallo Stato scarichi i costi della competizione sul lavoro, imponendo trasferimenti forzati e precarietà.
Lo afferma Marco Grimaldi di Avs.
Dietro la retorica dell’innovazione – prosegue il vicecapogruppo rossoverde alla Camera – si cela la solita logica del massimo ribasso, che cancella la dignità del lavoro e ignora il contratto nazionale delle Telecomunicazioni appena rinnovato. La clausola sociale non è un optional: è una conquista di civiltà, sancita dalla legge e dai contratti collettivi, che ha garantito continuità occupazionale a decine di migliaia di addetti nei cambi di appalto.
Il governo non può restare a guardare. Chiediamo alla Presidenza del Consiglio e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di intervenire immediatamente su Enel per fermare questi bandi e garantire il rispetto della clausola sociale e della territorialità. Non possiamo permettere che 7.000 lavoratori diventino ostaggi di un modello di esternalizzazione selvaggio.
O si sta con il lavoro, o con chi lo smantella – conclude Grimaldi –. Noi stiamo con chi sciopera e presidia le sedi Enel per difendere il proprio futuro.

L’acqua di Torino: cosa beviamo davvero quando apriamo il rubinetto

SCOPRI -TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Per molti torinesi è un gesto automatico: aprire il rubinetto, riempire un bicchiere, bere. Un’azione quotidiana che raramente solleva domande. Eppure, dietro quell’acqua limpida che scorre nelle case della città, si nasconde un sistema complesso fatto di sorgenti, falde, controlli costanti e scelte individuali che raccontano molto del nostro rapporto con la salute e con l’ambiente.
Negli ultimi anni, il tema della qualità dell’acqua potabile è tornato al centro dell’attenzione pubblica. Complici le preoccupazioni legate all’inquinamento, alla presenza di nuove sostanze chimiche e alla crescente diffidenza verso ciò che non è imbottigliato, sempre più cittadini si chiedono se l’acqua del rubinetto di Torino sia davvero sicura.
Da dove arriva l’acqua che beviamo a Torino
L’acqua potabile che arriva nelle case torinesi proviene in larga parte da falde sotterranee profonde, alimentate dalle acque che scendono dalle Alpi e si infiltrano nel sottosuolo della pianura. Si tratta di risorse considerate, dal punto di vista idrogeologico, tra le più protette, perché naturalmente filtrate dagli strati di ghiaia e sabbia che caratterizzano il territorio.
A queste si aggiungono, in misura minore, captazioni superficiali e risorse di riserva utilizzate soprattutto nei periodi di maggiore richiesta o in situazioni di emergenza. L’intero sistema è gestito attraverso una rete di acquedotti che serve non solo il capoluogo, ma gran parte dell’area metropolitana.
I controlli: cosa dicono le analisi ufficiali
La qualità dell’acqua potabile viene verificata con migliaia di analisi ogni anno, effettuate sia dal gestore del servizio idrico sia dagli enti pubblici di controllo. Le verifiche riguardano parametri microbiologici, chimici e fisici: dai batteri ai nitrati, dai metalli pesanti ai residui di sostanze industriali.
Secondo i dati diffusi negli ultimi anni dagli organismi regionali di monitoraggio ambientale, l’acqua distribuita a Torino rispetta i limiti previsti dalla normativa nazionale ed europea. Particolare attenzione è stata rivolta alla presenza delle cosiddette sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), composti chimici molto persistenti nell’ambiente. Le analisi condotte sul territorio torinese indicano valori inferiori alle soglie che entreranno in vigore con le prossime normative europee.
In altre parole, allo stato attuale non emergono criticità tali da sconsigliare il consumo dell’acqua del rubinetto.
Rubinetto, bottiglia o filtro? Le scelte dei torinesi
Nonostante questo quadro rassicurante, le abitudini raccontano un’altra storia. Torino, come il resto d’Italia, resta uno dei Paesi europei con il più alto consumo di acqua minerale imbottigliata. Una scelta spesso legata al gusto, alla comodità o a una percezione di maggiore sicurezza.
Accanto alla bottiglia, negli ultimi anni si è diffuso l’uso di filtri domestici, dalle caraffe ai sistemi applicati direttamente al rubinetto. Gli studi disponibili indicano che questi dispositivi possono migliorare il sapore dell’acqua e ridurre alcune sostanze, ma non sono progettati per eliminare tutti i contaminanti, soprattutto quelli più complessi. Inoltre, se non correttamente mantenuti, possono perdere efficacia nel tempo.
L’acqua in bottiglia: quanta arriva dal Piemonte
Il Piemonte è una delle regioni italiane più ricche di sorgenti utilizzate per l’imbottigliamento. Molte delle acque presenti sugli scaffali dei supermercati nascono tra le valli alpine, in contesti montani lontani dai grandi centri abitati.
Dalle valli del Cuneese, ad esempio, sgorgano alcune delle acque minerali più conosciute, caratterizzate da una mineralizzazione molto bassa. Altre sorgenti si trovano tra il Biellese e il Verbano, dove l’acqua attraversa rocce antiche e acquista composizioni diverse per contenuto di sali minerali. Nel Torinese e nelle aree limitrofe sono presenti anche fonti storiche, sfruttate in passato a scopo termale o imbottigliate su scala più ridotta.
Si tratta di acque con caratteristiche differenti, ma non necessariamente “più sicure” rispetto a quella del rubinetto: acqua minerale e acqua potabile rispondono a normative diverse, ma entrambe sono soggette a controlli rigorosi.
Plastica, ambiente e nuove abitudini
Il consumo di acqua in bottiglia ha un impatto ambientale significativo, soprattutto in termini di produzione e smaltimento della plastica. Per questo motivo, negli ultimi anni si sono moltiplicate anche nel Torinese le fontane pubbliche di acqua potabile, che permettono di riempire borracce e contenitori riutilizzabili, riducendo i rifiuti.
Un segnale di cambiamento lento, ma costante, che accompagna una maggiore attenzione al tema della sostenibilità e alla fiducia nelle infrastrutture pubbliche.
Una sicurezza che passa dall’informazione
Alla luce dei dati disponibili, bere l’acqua del rubinetto a Torino è considerato sicuro. Ma la sicurezza, da sola, non basta: serve anche trasparenza, informazione e consapevolezza. Sapere da dove arriva l’acqua, come viene controllata e quali sono le reali differenze rispetto a quella imbottigliata può aiutare i cittadini a compiere scelte più informate.
Perché dietro un gesto semplice come bere un bicchiere d’acqua, si intrecciano questioni ambientali, sanitarie ed economiche che riguardano tutti. Anche e soprattutto Sotto casa.
NOEMI GARIANO

Mexican Swim Standoff: il successo di Team Dimensione Nuoto 

Mexican Swim Standoff: TDN a segno in diversi duelli, molti atleti sui podi virtuali, bene le staffette
Nell’intenso pomeriggio di gare in occasione del Mexican Swim Standoff alla piscina Usmiani di Torino, il Team Dimensione Nuoto ha espresso una buona prestazione tecnica complessiva grazie ad alcune notevoli individualità e ad una consolidata compattezza nelle staffette.

L’evento tanto esaltante quanto impegnativo, con il TDN impegnato sia sui blocchi e tra le corsie, sia dietro le quinte, essendo la società organizzatrice della manifestazione (grazie al nutrito gruppo di volontari che ha contribuito in maniera determinante), ha regalato alcuni “successi casalinghi”.

Davide Principato (Cadetti) si impone nei 50 e nei 100 rana con Andrea Vacchino (Cadetti) terzo proprio nei 100, Tommaso Dadone (Cadetti) è primo nei 50 dorso in e secondo nei 100 farfalla, Leonardo Surico (Ragazzi) domina i 200 misti e chiude al secondo posto i 50 farfalla. Inoltre, Luca Senestro (Juniores) è primo 400 stile libero, Ilaria Ferrario (Cadetti) vince gli 800 stile libero, Gloria Zanusso (Cadetti) è la migliore nei 50 stile libero, Bianca Tassinario (Ragazze) fa sua la sfida dei 100 stile libero, Arianna Rosso (Ragazze) mette tutte in riga nei 100 dorso, Laerte Sfolcini (Juniores) è primo nei 50 dorso davanti a Filippo Ponassi mentre Aurora Tudisco (Ragazze) vince i 50 farfalla, Jolanda Voyron terza.

Mara Martellotta

Con l’Orchestra Filarmonica di Torino Erica Piccotti in  “Dolci carezze” 

Sarà un viaggio tra armonie luminose e contrasti espressivi, quello che l’orchestra Filarmonica di Torino propone per il prossimo appuntamento concertistico intitolato “Dolci carezze”, in programma il 13 gennaio 2026, alle ore 21, presso il Conservatorio Verdi di Torino. Sul palco il primo violino Sergio Lamberto , in veste di maestro concertatore, guiderà l’orchestra affiancato dalla violoncellista Erica Piccotti, una delle giovani stelle della stagione “One Way Memories”. Talento precoce, premiata in numerosi concorsi internazionali, nel 2020 e stata Young Artist of the Year agli International Classical Music Awards. Picciotti svolge una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Insieme esploreranno un ologramma che unisce l’eleganza del classicismo viennese a una sorprendente incursione nella musica contemporanea. Il concerto si aprirà con la giovanile Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore K22 di Mozart. Composta a soli 9 anni, mentre Mozart si trovava a l’Aia durante il gran tour della sua famiglia, l’opera è un distillato di freschezza e grazia che introduce l’ascoltatore nelle armonie pure e leggere del Settecento. A creare un audace e intenso contrasto, l’orchestra di Erica Piccotti eseguirà Hell 1 per violoncello e archi di Giovanni Sollima, tratto da Songs from the Divine Comedy. Questo brano, ispirato alla Divina Commedia di Dante, rappresenta un momento di espressione vivida e contemporanea, portando in secca sonorità ricche di pathos e forza drammatica, un linguaggio espressivo e senza filtri che dialoga con la classicità attraverso l’intensità emotiva. Il percorso prosegue con due capolavori di Haydn. La Piccotti tornerà sul palco per il Concerto n.2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob VIIb:2, uno dei concerti più amati del repertorio. Composto nel 1783, e destinato al primo violoncello del principe, il boemo Antonin Kraft, musicista dall’eccezionale talento, il concerto celebra la virtuosità lirica dello strumento in un contesto di serena architettura formale. Il programma si conclude con la Sinfonia n.44 in mi minore Hobi:44 Sinfonia funebre, che rappresenta un esempio eccelso del periodo “Sturm und drang” di Haydn, un’opera che unisce il tumulto e la tensione emotiva a una scrittura elegante, raggiungendo un’intensità che non scivola mai nella disperazione, ma mantiene un’atmosfera coinvolgente e solenne.

“Con OFT – commenta Erica Piccotti – porteremo nella sala del Conservatorio un programma coinvolgente. Eseguirò per la prima volta Hell 1 di Sollima, e seguo il suo lavoro sin da bambina, quando di nascosto, poiché troppo giovane, ascoltavo le sue lezioni ai corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. E poi il Concerto n.2 di Haydn, un brano noto e amato dai violoncellisti, quasi un banco di prova, perché è spesso richiesto nelle audizioni e nei concorsi di tutto il mondo. In questo brano Haydn, probabilmente con l’aiuto di Antonin Kraft, esalta con grande eleganza e gusto le qualità liriche e virtuosistiche dello strumento. In questi brani ci riflettiamo e ci troviamo ogni volta cambiati”.

Come da tradizione, ogni concerto si aprirà con una storia ispirata al brano musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna dentro la musica è affidata all’Associazione Liberi Pensatori Paul Valéry e all’Accademia di formazione teatrale Mario Brusa di Torino.

Il concerto del 13 gennaio è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Ochestra Filarmonica di Torino apre al pubblico per consentire di vedere gli artisti mentre studiano e si esercitano con il direttore, e il lunedì mentre eseguono la prova filata prima del concerto. La prova generale è in calendario il 12 gennaio, alle 18.30, presso il Teatro Vittoria di via Gramsci 4. La prova di lavoro di domenica 11 gennaio, dalle 10 alle 13, è in programma in via Baltea 3 nello spazio multifunzionale del quartiere Aurora. I biglietti sono in vendita presso l’Orchestra Filarmonica di Torino. Sono acquistabili su www.oft.it – 011533387-biglietteria@oft.it

Mara Martellotta

Foto Laure Jacquemin