CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 588

Orazio Gentileschi, due capolavori a confronto

Sino al 12 dicembre, alla Galleria Sabauda

 

“L’emergenza che abbiamo vissuto e che stiamo in parte ancora vivendo ha rimarcato la necessità di offrire al pubblico proposte inedite, misurate sulle attuali esigenze di fruizione e di sostenibilità, e capaci anche di sviluppare e di rafforzare il sistema di scambi e di relazioni nell’ambito della cultura. Una condizione essenziale per offrire al pubblico nuovi contenuti capaci di moltiplicare le opportunità di conoscenza e di esperienza”, afferma Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali di Torino. A tirare le fila, sono quelle che in un periodo gramo che ci ha insegnato a non guardare sempre e soltanto al proprio orto, vengono definite le “nuove narrazioni delle collezioni”. Ovvero avvicinare un museo ad un proprio confratello, mettere a confronto un’opera ad un’altra, di un eguale autore o di uno stesso tema, un sentimento che gioca con la solidarietà e che ha già allineato in trascorse occasioni Botticelli o la pittura caravaggesca. Sono definite, queste eccellenti e benemerite occasioni, percorso obbligato di “approfondimento e conoscenza”, “Confronti”, e ci insegnano a mettere di fronte opere per cento motivi mai o non più visitate, o a scoprire squarci di vita di un autore che a quelle opere è legato.

Un momento, questo, per fare incontrare in un’unica sala della Sabauda, fino al 12 dicembre, la “Santa Cecilia che suona la spinetta e un angelo” (dipinto tra il 1615 e il 1620 e proveniente dal monastero di San Francesco al Borgo di Todi dove fu ritrovato nel 1973) e l’”Annunciazione”, entrambi di Orazio Gentileschi – di casa questa nei nostri Musei Reali, da quando (1623) l’artista la volle donare al duca Carlo Emanuele I di Savoia, ben consapevole della altissima qualità dell’opera, lo si legge nella lettera che accompagnò il dono, nel tentativo di essere accolto a corte, tentativo che non approdò a nulla: e di quel rifiuto ignoriamo le cause -, ripensando altresì all’allestimento delle sale interessate, con particolare riferimento al settore dedicato ai pittori caravaggeschi e ai Maestri lombardi del primo Seicento. La prima delle due opere è un buon esempio di collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia (tuttora in completo riordinamento delle opere in esposizione), dopo la presenza del “San Giovanni Battista” del Merisi delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, un segno del potenziamento delle relazioni con altri musei e istituzioni nazionali, nell’intento di costruire una rete quantomai fruttuosa che valorizzi i percorsi artistici di ogni realtà.

Bellissima appare la tela di Perugia. La santa – aristocratica romana convertita al Cristianesimo che subì il martirio per decapitazione intorno al 230 con il suo sposo Valeriano – ha il capo coronato di fiori, simbolo di castità, e s’apprende a suonare le prime note dello spartito (manca a tutt’oggi la decifrazione di quelle note) che l’angelo al suo fianco le sta porgendo: e nella compostezza di quella dolcissima ispirazione mistica, mentre i personaggi balzano dall’oscurità, una luce morbida e avvolgente risalta tutta la forza cromatica della veste rossa, impreziosita soltanto di quei due piccoli fiocchi sulla spalla destra, e il bianco della blusa di Cecilia come il giallo ocra della tunica dell’angelo, dove le ombre – le ali, una parte dei visi e delle vesti – accrescono il movimento dell’intera opera. Il confronto permette di avvicinare lo spettatore di oggi al metodo di lavoro di Gentileschi, che consisteva nel riutilizzo di cartoni o lucidi per comporre singole figure o intere scene. Quei due visi, della Vergine e della santa, li possiamo accomunare, identificandoli in un unico soggetto, in una simile attitudine.

Decisamente l’aspetto scenografico si rende assai più potente nella tela torinese (per inciso, da buon cortigiano, aveva centrato bene il soggetto, il Gentileschi, indirizzandolo ai Savoia, che si erano fregiati dell’ordine cavalleresco dell’Annunziata), a cominciare dall’ampia tenda rossa che s’impone sullo sfondo – Roberto Longhi vedeva in quest’opera il trait d’union tra Caravaggio e Vermeer, come è vero che durante il soggiorno genovese Gentileschi incontrò la lezione di van Dyck, divenendo meno caravaggesco e più legato al panorama della pittura del nord -, dal respiro che giunge dalla finestra di destra, dalla vitalità di quel letto sfatto, dagli amplificati alternarsi, ancora una volta, dei giochi di luci e di ombre, nell’esaltazione del blu, del rosso, del bianco, del violaceo, del grigio, dei bruni e dell’ocra, nella loro squillante ricchezza: su ogni particolare la grandezza del gesto di sottomissione della Vergine. Del quadro esiste una versione ridotta nella chiesa genovese di san Siro: noi alla Sabauda possiamo spingerci, chi lo vorrà, nei confronti con la vicina sala, con il ritratto equestre di “Tommaso Francesco di Savoia Carignano” del maestro olandese.

 

Elio Rabbione

 

Nelle immagini, Orazio Gentileschi, l’”Annunciazione” (1623) e “Cecilia che suona la spinetta e un angelo”, (tra il 1615 e il 1620)

Foto Daniele Bottallo

La guerra dei matti

C’erano una volta i matti
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce
Non tutte le storie vengono raccontate, anche se così non dovrebbe essere. Ci sono vicende che fanno paura agli autori stessi, che sono talmente brutte da non distinguersi dagli incubi notturni, eppure sono storie che vanno narrate, perché i protagonisti meritano di essere ricordati. I personaggi che popolano queste strane vicende sono “matti”,” matti veri”, c’è chi ha paura della guerra nucleare, chi si crede un Dio elettrico, chi impazzisce dalla troppa tristezza e chi, invece, perde il senno per un improvviso amore. Sono marionette grottesche di cartapesta che recitano in un piccolo teatrino chiuso al mondo, vivono bizzarre avventure rinchiusi nei manicomi che impediscono loro di osservare come la vita intanto vada avanti, lasciandoli spaventosamente indietro. I matti sono le nostre paure terrene, i nostri peccati capitali, i nostri peggiori difetti, li incolpiamo delle nostre sciagure e ci rifugiamo nel loro eccessivo gridare a squarcia gola, per non sentirci in colpa, per non averli capiti e nemmeno ascoltati. (ac)
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6. La guerra dei matti
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La Grande Guerra arriva anche a Collegno.  Il conflitto bellico costituisce un nuovo bacino di prova per la psichiatria, ora costretta a confrontarsi con una peculiare massa di malati mentali provenienti dalle trincee del fronte. Quarantamila soldati italiani vengono prima ricoverati negli ospedali da campo e poi trasferiti nei manicomi territoriali. Di vario tipo i disturbi riscontrati: confusione mentale, disgregazione della memoria, smarrimento, delirio, allucinazioni, regressione infantile, sordomutismo, afasia, spasmi muscolari, paralisi. L’esperienza in trincea, i bombardamenti, la ferrea disciplina che comporta ovviamente la perdita della possibilità di ogni decisione e un ingombrante senso di impotenza, sono le cause scatenanti della patologia del rifiuto, della diserzione e della pazzia. La guerra costringe i soldati a fronteggiare le paure, le angosce, gli incubi. Michelangelo Cornalis, 130° Reggimento Fanteria, nato a Torino nel 1898, arruolato nel 1917, viene ricoverato nel centro psichiatrico di Reggio Emilia e poi trasferito a Collegno, sotto le cure del dottor Socrate Raimondi. La diagnosi del soldato è “confusione mentale protratta, con grave agitazione e clamorosità, cui residua un evidente grado di decadenza mentale in forma dissociativa schizofrenica”. Raimondi comprende subito le cause della crisi mentale del soldato, e lo cura con una terapia di derivazione psicoanalitica, cioè inducendolo a scrivere un memoriale per portare al livello della coscienza il conflitto interiore, causa della nevrosi in cui è precipitato Michelangelo. La breve autobiografia permette a Cornalis di capire quali siano le proprie difficoltà di inserimento all’interno del plotone e nei confronti della guerra in generale.  Il 4 dicembre 1918 Michelangelo Cornalis viene dichiarato non matto e non passibile di ricovero in manicomio, tuttavia gli sono concessi sei mesi di licenza prima del rientro al fronte. Il servizio militare non piace nemmeno a Sante Pollastro, che il 15 dicembre 1919 si fa trovare completamente nudo, con una piccola valigia in mano, alla stazione di Reggio Emilia. La sceneggiata dovrebbe servire a farlo sembrare pazzo, in modo da non dover scontare i quindici anni di galera che pendono sulla testa di ogni disertore. Il bandito dal cuore d’oro, soprannominato “Rangognin”, viene riconosciuto come non matto, ma riesce comunque a sfuggire alle pene militari, verrà rinchiuso per quattordici mesi a Collegno tra il 1920 e il 1921. 
La Grande Guerra travolge tutti e tutto, le città e il fronte, gli uomini e le donne. Queste ultime diventano le vere protagoniste della vita sociale ed economica dello Stato italiano, sostituiscono il ruolo degli uomini nella produzione agricola, in quella bellica, negli uffici, negli ospedali, nelle ferrovie e nelle industrie tessili, senza che sia tolto nulla alle mansioni di loro competenza, che, in quanto donne, prevede che si occupino dei figli, degli anziani e della casa. Tra il 1915 e il 1918, 1422 donne vengono ricoverate nel manicomio di via Giulio, prevalentemente contadine e operaie che non sono riuscite a sopportare la tremenda tristezza e le gravi difficoltà che il conflitto ha fatto ricadere sulle loro teste. Il dramma provoca traumi psichici e ansie che non possono essere curati, ma solo raccolti all’interno delle palliative mura della struttura ospedaliera.  Nel periodo 1916-17 la condizione economica italiana è praticamente insostenibile, il malcontento generale sfocia in manifestazioni e rimostranze, durante le quali molte donne vengono arrestate e ovviamente rinchiuse, non in carcere ma in manicomio. Così accade a Luciana, detta Nina, studentessa torinese, arrestata a Genova l’8 maggio del 1917, dove si era recata per manifestare contro la guerra. L’accusano di aver “offeso l’onore, il decoro e la reputazione degli agenti di Pubblica Sicurezza con le parole: schifosi, vigliacchi, strappa-bottoni, carne venduta e ruffiani”. Nina viene assolta perché ha commesso il fatto in stato di d’infermità mentale e rinchiusa in una “Casa di Salute”. La studentessa arriva in via Giulio il 10 giugno, rimane nel manicomio tre anni e nella cartella clinica si legge: “recidiva, esaltata, disordinata”. 
Carolina, invece, ha ventun anni e lavora come operaia in un opificio. Il suo internamento è richiesto dalla madre, e il medico così descrive il suo caso: “ In seguito ad uno spavento provocato per lo scoppio di una granata nell’opificio in cui lavorava, incominciò a manifestare timore continuo, sussulti ad ogni rumore, e a rifuggire dai luoghi abitatati e dalle compagnie. Si diede a pratiche religiose. Ora sta tutto il giorno in un angolo in ginocchio, pregando e lamentandosi ad alta voce di essere dannata dall’Inferno”. Carolina tenta il suicidio due volte, la prima mettendo la testa tra gli ingranaggi di una macchina in movimento, la seconda gettandosi dal balcone per sottrarsi all’incubo di essere soggetta a grave e imminente pericolo. Rimane in via Giulio fino al 1939 e poi è trasferita a Cremona. La Grande Guerra ha provocato atroci profondi e gravi sconvolgimenti, alterando ogni cosa, anche l’idea che i veri matti sono quelli che manifestano per vivere in condizioni migliori, o quelli che si spaventano per la caduta di una granata.
Alessia Cagnotto

Presente! Festival del Reale tra le vie di Barriera di Milano

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Presente! Festival del Reale, dal 9 al 11 settembre 2021, metterà in scena tra le vie di Barriera di Milano il rapporto sinergico tra ambiente urbano, tessuto sociale e il mondo economico locale. Creare percorsi alternativi per esplorare e sviluppare artisticamente e poeticamente il senso di comunità.

Riconoscere agli esercizi commerciali il ruolo di incubatori sociali di prossimità. Presente! Festival del Reale è organizzato da Neutopia e Teatri in Rivolta con il patrocinio della Circoscrizione 6 e dell’Accademia Albertina di Torino, il sostegno della Città di Torino, Casa Bottega e la Rete Italiana di Cultura Popolare.

9 SETTEMBRE 2021 – PIAZZA BOTTESINI – H.18

Speaker’s Corner

IVAN FASSIO

BEATRICE SACCO

 

Lo Speakers’ Corner è uno spazio aperto permanente, da collocarsi nel  contesto di Piazza Bottesini, nel quale ogni persona possa liberamente esprimere il proprio pensiero, in forma discorsiva, lirica o artistica. Il  più famoso speakers’ corner è indubbiamente quello presente nel parco  londinese di Hyde Park, ma non è il solo: in Australia, Canada, Malaysia  e altri paesi del mondo esistono luoghi di questo tipo; in Italia, l’unico  presente è situato in provincia di Pisa. Presente affida all’artista Beatrice  Sacco la realizzazione dello Speakers’ Corner in piazza Bottesini, che sarà  dedicato alla memoria di Ivan Fassio, poeta, performer e voce viva.

Zona Traffico Liminale

La scimmia in tasca – Vernissage mostra Z. T. L. Zona a Traffico Liminale a cura di Davide Galipò con opere di Francesco Aprile, Andrea Astolfi, Cristiano Caggiula, Gianluca Garrapa, Antonio Francesco Perozzi, Alessandro Mangiameli, Elena Cappai Bonanni, Marco Cubeddu presso il circolo La scimmia in tasca in via Montanaro, 16. Presentazione del Manifesto del Liminalismo. Presentazione della nuova saracinesca di MisterCaos. Performance a cura di Marco Cubeddu, Ninelevetion di Bill Sick. Dalle 20:30: Lorelies Live.

 

10 SETTEMBRE 2021 H.16-20 PERFORMANCE ITINERANTI

Artisti in vetrina

Dieci performer in vetrina di altrettante realtà di Barriera di Milano in un percorso itinerante tra le vie del quartiere. In vetrina differenti tematiche, dalla denuncia di una società attuale spersonalizzante di InCorporea alla commistione tra strumento scientifico, parole e colore di Al microscopio. La sovrapposizione dello spettatore e dell’artista, un’unione difficile e la singolarità che preme in Occidente. Le parole di Ivan Fassio rivivono nell’installazione Lavanderia delle parole, il processo creativo artistico in divenire in Partiamo da zero, l’identità con i suoi pregi e suoi difetti si mostra nello specchio di (Ti) Rifletto. Dai like dei social ai voti reali dell’artista che si espone in Da 1 a 5, l’atto performativo e poetico si fa reale e visibile in Colazione.

 

Una vetrina separa l’artista imbavagliato e un foglio sul quale imprimere i gesti non gesti del performer in Comunicazione silenziosa, lo studio dell’artista si tinge di rosso per riportarci nei vicoli dell’Amsterdam in plexiglass in A luci rosse.

 

InCorporea  di e con Cetty Di Forti e Helen Esther Nevola ai Bagni Pubblici Via Agliè.

Al microscopio di e con Francesco Raffaelli da Pietra Tonale.

Occidente di e con Barbara Giuliani a La scimmia in tasca.

Lavanderia delle parole di Laura Callari con Ivan Fassio presso Ventunesimo.

Partiamo da zero di e con Romina Di Forti da Hub culturale da Baffo.

(Ti) Rifletto di e con Manuela Marascio presso Amerio Costumi.

 Da 1 a 5 di e con Cordelia Stagno D’Alcontrès da Sanatex.

Colazione di e con Chiara Fiorano al Bar edicola Doc
Comunicazione silenziosa di e con Fabiana Borgna da Materassaio Polvere,

A luci rosse di e con Lucia Falco feat. Alessandro Rivoir in Via Baltea.

 

I tour saranno tre con i seguenti orari: 16,17,18 con partenza dai Bagni Pubblici di Via Agliè. La prenotazione per partecipare si effettua tramite mail all’indirizzo: festivalpresente@gmail.com

 

11 SETTEMBRE 2021 H. 20-23.59 PARCO AURELIO PECCEI

 

Premio Roberto Sanesi di poesia e musica

 

Finale Premio Roberto Sanesi di poesia in musica al Parco Aurelio Peccei. Con Somma Zero, Ambra Drius, Mohamed Amine Bour, Kosmonavt. Special guest Federico Sanesi e Nuria Sala Grau ft. Pietra Tonale, La voce da una riva all’altra, Alessandra Greco, Nodi e Ascending Roots, Max Collini in Hai paura dell’indie? Dalle ore 20:00 alle ore 23:59.

 

Tutti gli appuntamenti di Presente ! Festival del Reale sono gratuiti e si svolgeranno in ottemperanza alle attuali normative europee anti-Covid19.

Al planetario Star Stuff di Milad Tangshir 

Infini.to – Planetario di Torino ospita  venerdì 10 settembre, la proiezione del Film documentario Star Stuff di Milad Tangshir all’interno della sala Planetario, uno degli appuntamenti del Festival TUTTO IL MONDO È PAESE che quest’anno diventa… ON DEMAND.

Prima della proiezione del film sarà possibile visitare liberamente il Museo interattivo dell’Astronomia e dello Spazio.

Orari e biglietti

L’evento è replicato in due orari, alle 19 e alle 21.

Gruppo 1

Arrivo ore 19.00
Visita libera del Museo dalle 19.00 alle 19.45
Proiezione film documentario in Planetario alle 20.00

Gruppo 2

Arrivo ore 21.00
Visita libera del Museo dalle 21.00 alle 21.45
Proiezione film documentario in Planetario alle 22.00

Biglietti

L’ingresso è gratuito e i posti sono limitati; per partecipare è necessario prendere il biglietto gratuito su Eventbrite.

GREEN PASS Per accedere a Infini.to è richiesta la Certificazione verde COVID-19. Maggiori informazioni

IL FILM
Ci sono tre osservatori astronomici sparsi per il globo – Cile, Canarie e Sudafrica – al centro della narrazione del documentario di Milad Tangshir, giovane regista iraniano che con “Star Stuff”, presentato per la prima volta al Torino Film Festival nel novembre 2019, è al suo esordio nel lungometraggio. Accanto a questi centri di osservazione ci sono però anche le comunità locali vicine, persone con le loro particolarità di vita, con le loro storie da raccontare e con il loro pezzo di cielo da guardare.
Tra cielo e terra, il documentario di Tangshir, prova allora a connettere l’universale con l’intimo, l’infinito con il circoscritto, il sogno con la realtà, in un equilibrio sensibile e sofisticato che prova a proiettarsi alla ricerca dell’essenza umana.
IL FESTIVAL
Tutto il Mondo è Paese 2021, terza edizione del festival delle culture pinese, è ripartito con una formula sperimentale, in linea con le limitazioni suggerite dalla pandemia, limitazioni che vogliamo trasformare in stupefacenti opportunità per chi vorrà partecipare. Una galassia di piccoli eventi sparsi sulle colline del chierese, per un pubblico che mai dovrebbe superare le 30/40 persone, in spazi privati travestiti per l’evenienza.
Cinema, musica, arte, fotografia, libri, cucina… Alcuni dei momenti proposti si ripeteranno durante l’estate in luoghi diversi, in una parcellizzazione del festival che combatte gli affollamenti per favorire l’incontro personale, quasi privato. Una rinascita dello sguardo, del discorso e del sorriso… dal vivo. Con il patrocinio ed il contributo del Comune di Pino Torinese, con il sostegno della Fondazione di Comunità del Chierese, in collaborazione con la Consulta Giovanile Pinese.

Verso Saluzzo Monviso 2024 Capitale della cultura

È il momento della costruzione dei progetti:

Una montagna di idee

Venerdì 10 settembre incontro aperto a tutti per preparare il dossier di candidatura

che sarà consegnato al Ministero della Cultura

 

(Saluzzo, 25 agosto 2021). È giunto il momento più atteso: quello della definizione del dossier di candidatura che sarà consegnato al Ministero della cultura entro il 19 ottobre. Dopo i numerosi incontri di preparazione in digitale e gli appuntamenti di confronto nei territori, è giunto il momento di un incontro pubblico, aperto a tutti, per l’individuazione delle suggestioni che faranno parte del dossier di candidatura. Si tratta dell’ultima occasione per partecipare alla costruzione di Saluzzo Monviso 2024 e del progetto di Capitale della cultura.

Si tratta di un momento centrale nel cammino della candidatura e, proprio per questo motivo, il Comitato promotore ha fortemente voluto dare vita a un incontro pubblico. Aperto a tutti coloro che vogliano esprimere il proprio pensiero e mettersi in gioco in questa grande sfida.

 

Cuore della candidatura di Saluzzo Monviso 2024 è la montagna e il suo futuro: quale legame tra montagna, delle sue valli, della sua pianura e cultura? Quali opportunità per i giovani? Quali sono le strade da intraprendere per affrontare con coraggio e passione le sfide che il dopo pandemia sta mettendo sotto gli occhi di tutti?

 

IL PROGRAMMA

L’appuntamento con Una montagna di idee è per tutti il 10 settembre alle 16,30 Al Quartiere (ex Caserma Musso, Piazza Montebello 1 a Saluzzo).

Dopo una breve introduzione e spiegazione dei lavori, i partecipanti si divideranno in gruppi di lavoro incentrati sui sette temi che altrettante linee di lavoro del dossier: IDEE, nuovi modelli di governance territoriali per le comunità diffuse metromontane; PATRIMONIO, dalla tradizione alla programmazione partecipata; NATURA, agricoltura, allevamento, ambiente, ecologia, nutrizione, sport e salute; SAPERI, comunità, formazione, inclusione, innovazione, ricerca, scuola; LINGUAGGI. Dalla regione occitana ai nuovi territori dell’espressione artistica e scientifica; IMPRESE, una nuova generazione di imprenditori nasce nell’incontro fra città e montagna; ACCOGLIENZA, dal turismo di quantità alla qualità degli spazi per tutti: stili di vita, outdoor, benessere e nuova residenzialità.

A ogni tavolo, insieme agli iscritti, parteciperanno figure di riferimento in ciascun ambito che porteranno il loro punto di vista sul progetto.

A seguire, intorno alle 19, è in programma la condivisione collettiva delle idee emerse nei gruppi, per un confronto generale.

Seguirà alle 20 un aperitivo per scambiare qualche chiacchiera e condividere l’esperienza.

A seguire alle 2045 l’incontro Natura cultura comunità, dialogo tra Gian Luca Favetto, autore di Bjula delle betulle. Un viaggio intorno al mondo e Carlo Grande, autore di Il giardino incantato. Un viaggio dell’anima dalle Alpi occidentali alle colline delle Langhe e del Monferrato, entrambi appena usciti in libreria.

 

COME PARTECIPARE?

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, senza limitazioni. La giornata di lavori si svolgerà secondo le vigenti normative sulla salute pubblica, previa iscrizione e presentazione del Green Pass.

Ci si potrà iscrivere a un solo gruppo di lavoro.

 

Link per l’iscrizione:

Tavoli di lavoro (ore 17) https://www.eventbrite.it/e/166919345255

Plenaria di restituzione (ore 19) https://www.eventbrite.it/e/166795203945

Incontro Natura, cultura, comunità (ore 20,45) https://www.eventbrite.it/e/167464220993

 

Tutti i link di iscrizione sono facilmente raggiungibili dal sito www.saluzzomonviso2024.it nella sezione Call.

 

 

Info

www.saluzzomonviso2024.it

Fb e IG: @saluzzomonviso2024

#saluzzomonviso2024

#CIDC2024

Sul tetto del mondo. Viaggio di S. A. R. il Duca degli Abruzzi al Karakorum

In presenza a “CAMERA” e in streaming su Streeen.org, il celebre film realizzato da Vittorio Sella nel 1910

Giovedì 9 settembre, ore 18,30

Fu una delle imprese  rimaste memorabili nella storia dell’alpinismo d’alta quota  e in quella della documentazione filmica, avventurosa non meno dell’impresa, nei primi anni del Novecento. Prezioso film muto, a metà fra il documentario di viaggio ed il reportage, “Sul tetto del mondo. Viaggio di S. A. R. il Duca degli Abruzzi al Karakorum”, realizzato nel 1910 (33’ 30’’) dall’alpinista e fotografo biellese Vittorio Sella ( ancora oggi considerato fra i più grandi fotografi di montagna di tutti i tempi) sarà proiettato – grazie al lavoro di restauro realizzato nel 1995 dal Museo Nazionale del Cinema – nella Sala Gymnasium di  “CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia”, in via delle Rosine 18 a Torino, giovedì 9 settembre, alle 18,30 (biglietto d’ingresso, 3 Euro), oppure in diretta streaming  su Streeen.org (sempre dalle 18,30), a titolo gratuito senza prenotazione. L’iniziativa rientra nell’ambito della rassegna “I Giovedì in CAMERA” e si sposa alla perfezione con la mostra attualmente in corso nelle sale di via delle Rosine “Walter Niedermayr. Transformations”, ampio focus sulle opere del fototografo di Bolzano incentrate sulle mutazioni che il paesaggio alpino ha subito e continua a subire nel tempo. Vittorio Sella realizzò “Sul tetto del mondo” sulla catena del Karakorum (Himalaya Occidentale) nel corso della spedizione di Luigi Amedeo di Savoia, S.A.R. il Duca degli Abruzzi (Madrid, 1873 – Giohar Somalia 1933), avvenuta nel 1909 con le guide Joseph Petigax, Henri ed Emile Brocherel. Il film descrive il viaggio attraverso le tappe fondamentali: l’arrivo alla stazione di Rawalpindi, le riprese del lago Dal, il reclutamento dei portatori, gli spostamenti a piedi o su zattere fino al passo Boorgi-La. Una spedizione alpinisticamente non riuscita nell’obiettivo primo di S.A.R., l’ascensione al monte K2, ma che portò al raggiungimento di un record di altitudine: 7498 metri sul Bride Peak. L’impresa costò circa mezzo milione di franchi e impegnò circa 400 persone. La pellicola venne usata per illustrare le conferenze tenute dal Duca a Roma e Torino per raccontare i particolari dell’impresa. L’uscita ufficiale del film nel circuito commerciale avvenne al cinema “Borsa” di Torino. Era il 2 febbraio 1910.

A guidare la visione del film (inserito nel programma della rassegna cinematografica “Doppia Esposizione”, incentrata sul rapporto fra cinema e fotografia e realizzata da Streeen.org in collaborazione con “CAMERA”) saranno Walter Guadagnini, direttore di “CAMERA”, e Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema.

Per ulteriori info: “CAMERA-Centro Italiano per la Fototografia”, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to
g.m.

“Matite sbriciolate” Lager di ieri e di oggi

A Chieri diventano racconto teatrale nella performance di Claudio Canal

Giovedì 9 settembre, ore 21

Chieri (Torino)

La drammatica realtà dei lager non è solo cosa di ieri. E’ presenza orribile e disumana che segna, passo passo, l’esistenza umana. In ogni tempo e latitudine. Presenza fisica e mentale. Il frutto avvelenato, più d’ogni altro, che l’odio dell’uomo contro l’uomo possa  mai concepire e generare. E’ questo il tema dello spettacolo teatrale “Matite sbriciolate” che sarà presentato a Chieri, all’interno della rassegna “Ci vuole coraggio”,  il prossimo giovedì  9 settembre presso la “Sala Conceria”, in via della Conceria 1, alle ore 21. Autore e interprete della performance è Claudio Canal, ricercatore on the road e collaboratore de “Il Manifesto”, “Avvenire” e di altre testate giornalistiche. Lo spettacolo prende spunto dalla prigionia del capitano barese Antonio Colaleo, internato militare italiano, raccontata – riannodando le vicende di uomini e di donne vittime comuni della segregazione e della privazione delle libertà – nel libro “Matite sbriciolate” (Rubbettino Editore) di Antonella Bartolo Colaleo, nuora di Antonio, barese di origini ma oggi residente a Chieri, free lance, alla sua prima esperienza editoriale. Nel libro si racconta il dramma dei 650mila soldati italiani che, dopo l’8 settembre del ‘43, per aver detto “No” alla Repubblica di Salò, vennero deportati nei lager del terzo Reich. Vi rimasero quasi due anni dimenticati e abbandonati. Cinquantamila di loro non fecero mai più ritorno a casa. Il capitano barese (detenuto a Biala Podlaska in Polonia e successivamente a Sandbostel e a Wietzendorf in Germania dove condivise giorni terribili insieme, fra gli altri, allo scrittore Giovanni Guareschi e all’attore Gianrico Tedeschi) ritrasse, nei giorni spietati della sua prigionia, in 34 disegni i luoghi della sua detenzione con alcune matite che egli stesso aveva sbriciolato nelle tasche affinché sfuggissero ai controlli. “Si tratta di immagini delicate e di grande bellezza – si legge – che ritornano nello spettacolo a sottolineare quanto sia possibile per l’essere umano resistere e andare oltre. Non c’è violenza, né morte nei disegni di Antonio Colaleo; la realtà sembra sospesa, si percepisce la volontà di non contaminazione della sofferenza. Nel testo teatrale le matite sbriciolate diventano il simbolo di tante vite spezzate ma anche di resistenza al dolore e di sopportazione all’ingiustizia”. Sentimenti che, in gran parte, contribuirono proprio a mettere in salvo la vita del capitano barese. Ma non sempre è stato ed é così. C’è anche la rinuncia, quando la segregazione sembra la fine di un sogno. La fine di tutto. E’ la storia di Balde Moussa, il giovane immigrato dalla Guinea trovato morto impiccato nel “Centro di Permanenza Rimpatrii” di Torino nel maggio scorso. Barbaramente picchiato da tre balordi a Ventimiglia perché chiedeva l’elemosina, Moussa era stato portato in una cella di isolamento ufficialmente per motivi sanitari. Per giorni si è chiesto disperatamente per quale ragione fosse finito lì. “Era innamorato dell’Italia. Era un prigioniero di pace. Ed era in Italia”. Anche di lui vuole parlarci lo spettacolo di Canal, articolato in letture, video, musiche e danza. Sul palco, insieme a Claudio Canal, l’attrice Silvia A. Genta e il “CoroTeatro Bequadro”.

g.m.

 

Pirati, Porcherie & Ossitocina chiudono Summerland 2021 di Corte Palestro

Ultima settimana ricca di appuntamenti per Summerland 2021, la rassegna di spettacolo dal vivo di Corte Palestro, in via Palestro 5 a Moncalieri, organizzata da Santibriganti Teatro in collaborazione con Eclectica e Teatrulla e con il sostegno della Città di Moncalieri.

Mercoledì 8 settembre alle 10.00 e giovedì 9 settembre alle 21.30 andrà in scena “AhiAhia! Pirati in Corsia!”, con Luca Serra Busnengo e Fulvia Romeo. Lo spettacolo, prodotto da Santibriganti in collaborazione con Casa UGI, fa parte della “Piccola Trilogia degli Altri Bambini” e racconta la storia di Nina, una storia di malattia, di guarigione, di fiducia e di amicizia fortissima.

Venerdì 10 settembre, alle 21.30 è il turno di Luca Occelli e “Porcherie” un reading teatrale tratto dai testi di Charles Bukowski: una giornata alle corse, un papà e la sua bimba, un disperato allo sbando, un dialogo con la Giustizia suprema: quattro situazioni per quattro racconti, in bilico tra il sudiciume e l’alcool, il sesso e lo squallore, la tenerezza e la disperazione: uomini e donne, come vuoti a perdere, attraverso “America la Bella”. Lo spettacolo è circoscritto in uno spazio angusto, minuto, occupato da pochi oggetti essenziali: birre, sigarette, accendino, un libro, carta igienica. È lo spazio d’esecuzione necessario, minimo, vitale, notturno, silenzioso. Luca Occelli, utilizzando l’espediente del monologo e del dialogo, doppiandosi con voci registrate fuori campo, sciorina parole e racconti in perfetta solitudine. L’unico lusso sarà la presenza di un tecnico luci-suono che, a segnali convenuti, disporrà di alcuni frammenti dalle “Variazioni Goldberg” di J. S. Bach, le cui note interverranno sui, o tra, i racconti, come angeli svolazzanti sopra una discarica.

Infine, sabato 11 settembre “Ti lascio perché ho finito l’ossitocina” chiuderà in bellezza Summerland 2021, ultimo di 28 spettacoli che hanno animato l’estate di Moncalieri. Con la sua stand-up, Giulia Pont racconta la fine di una storia d’amore, uno degli eventi più comuni e traumatici della vita di ognuno. Un dramma che spesso si riempie di risvolti comici, talvolta assurdi. Giulia tenterà̀ di guarire il suo mal d’amore sperimentando in maniera folle il potere terapeutico del teatro: il pubblico stesso diventerà̀ il suo terapeuta. Una chiacchierata spassosa e coinvolgente dove pensieri, emozioni, disastrose manovre di riavvicinamento e improbabili consigli di parenti e amici s’intrecciano in un gioco divertente, commovente e catartico.

È consigliata la prenotazione, che è possibile effettuare chiamando la segreteria di Santibriganti Teatro allo 011-645740, dal lunedì al venerdì dalle 12.30 alle 16.30, o scrivendo a organizzazione@santibriganti.it

“Corte Palestro – Summerland 2021” è organizzata da Santibriganti Teatro in collaborazione con TeatrullaEclectica e la Proloco di Moncalieri, e con il sostegno e il patrocinio della Città di Moncalieri.

L’uomo svelato. Studi e restauro di una mummia egizia di 4500 anni

Giovedì 9 settembre 2021 alle ore 9, presso Palazzo Mathis a Bra (Piazza Caduti per la Libertà, 20), aprirà al pubblico la mostra “L’uomo svelato.

Studi e restauro di una mummia egizia di 4500 anni”. L’evento, che inaugura la stagione espositiva 2021 della Fondazione CRC, è curato dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (CCR) con la collaborazione dell’Università degli Studi di Torino, il suo Sistema Museale di Ateneo e il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e il Centro Medico J Medical. La mostra, realizzata con il supporto della Città di Bra, ha il sostegno di Generali Cuneo, Merlo Spa e Giuggia Costruzioni e il patrocinio della Provincia di Cuneo e della Regione Piemonte. “L’uomo svelato” sarà visitabile gratuitamente – nel rispetto delle misure anti Covid – fino al 12 dicembre 2021, dal giovedì al lunedì dalle ore 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. Per maggiori informazioni telefonare allo 0171/452711 o scrivere a info@fondazionecrc.it.

Cinque giovani artisti sotto il segno ambiguo della “contraddizione”

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“Sul principio di contraddizione”   Fino al 3 ottobre

La “contraddizione” non s’addice all’arte? Certo che sì. E perché mai dovrebbe esserne esclusa? L’arte (ad ogni epoca e luogo appartenga) è infatti spesso “contraddizione”. Se per “contraddizione” intendiamo ricerca, accettazione dell’imprevisto, della magia che sottende a un segno piombato lì per caso o ancora sperimentazione, riflessione o ripensamento che ti fa barcollare per connetterti a nuove verità. Accettate, messe in posta con altre e precedenti intenzioni operative, fatte interagire per generare altro e altro ancora e altro ancora, quasi all’infinito.

In un gioco su cui non è mai lecito barare e su cui necessita sempre, fino al momento in cui t’accorgi di dover chiudere la partita, una grande tecnica e un grande mestiere. E’ questo ciò che vuole raccontarci, in modo perfino esasperato, la mostra “Sul principio di contraddizione”, ospitata alla “GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea” di Torino, fino al 3 ottobre prossimo, e curata con saggia maestria da Elena Volpato. Con saggia maestria. E chiara competenza. Perché nel gioco contradditorio di cui sopra è parte attiva importantissima anche la curatrice, cui spetta il compito non facile di intrufolarsi nel labirinto delle immagini per trovare segnali riconcilianti laddove concetti e segni sembrano al contrario seguire tracce parallele senza possibilità di abbracci e correlazioni. Un grande e intelligente e competente lavoro, dunque, quello della Volpato che ha saputo mettere insieme una cinquantina di opere a firma di cinque artisti della stessa “nuova” generazione, legati a un fare arte di stretta attualità in cui il “principio della contraddizione” diventa spazio di emozionante, artistica espressività. I loro nomi: Francesco Barocco, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Flavio Favelli e Diego Perrone. “Non è un tema, né un linguaggio – spiega la curatrice – quello che unisce i cinque artisti presenti in questa esposizione. Ciò che li unisce è la capacità di tenere all’interno delle loro opere lo spazio che separa e congiunge più rappresentazioni e di riconoscere il loro sovrapporsi nel tempo, di accogliere nel corpo stesso dell’opera il cono d’ombra da cui provengono svelando l’inesauribilità delle immagini, il loro emergere continuo e ripetuto”. Un ambiguo sovrapporsi di opposti. Un “principio di contraddizione”, per l’appunto “che l’arte può rivendicare per amore di bizzarria” nel dialogo contrapposto della “libertà contro la ragione”. Che ritroviamo, per iniziare, nell’immaginario di Flavio Favelli (Firenze, 1967), nelle sue improbabili composizioni architettoniche come nella sua capacità di tenere insieme la lontana tragicità di eventi storici insieme “all’apparente leggerezza delle pubblicità che li accompagnarono sulle pagine dei giornali”; o ancora, nelle suggestive e sotto traccia “Veroniche” di Luca Bertolo (Milano, 1968), così come nelle complesse, aggrovigliate ma anche lucide e perfette sculture in vetro di Diego Perrone (Asti, 1970). E che dire delle opere di Francesco Barocco (Susa, 1972) dov’è impossibile dire se i disegni impressi di nera grafite “siano il fondo oscuro da cui emerge il bianco della sua scultura o se siano le ombre a posarsi sul gesso per animarne il corpo in diverse presenze”? A chiudere la cinquina il ravennate Riccardo Baruzzi (Lugo, 1976) con le sue tele popolate di forme e figure che si incrociano, si sovrappongono, emergono e si inabissano, portandosi dietro lo strano presentimento di dissolversi e scomparire in un battito d’ali. Verità opposte. Il tutto e il contrario di tutto. Mondi chiari all’apparenza, ma suggestivi e poetici proprio nella loro non definizione e visionaria indeterminatezza.

Gianni Milani

“Sul principio di contraddizione”
GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, Torino; tel. 011/4429523 o www.gamtorino.it
Fino al 3 ottobre
Orari: merc. giov. e ven. 13/20; sab. e dom. 10/19 con prenotazione obbligatoria

 

Nelle foto

– Diego Perrone: “Senza titolo”, vetro, 2016
– Flavio Favelli: “Military Decò (A)”, assemblaggio di mobili dipinti, 2019
– Riccardo Baruzzi: “Arlecchino Pescatore (after Renato Birolli)”, olio su lino e legno, 2019