PAESAGGI DI S-CONFINE – Scoprire il paesaggio attraverso lo Spettacolo dal vivo
GOODBYE…ME NE VADO! Evento teatrale di clownerie
Spettacolo sabato 19 settembre ore 16.00 al Parco Gay di Perosa Argentina
Si conclude domenica 19 settembre con GOODBYE…ME NE VADO! Evento teatrale per famiglie a cura di Profili Artistici la rassegna teatrale PAESAGGI DI S-CONFINE realizzata grazie al sostegno di Piemonte dal Vivo nell’ambito del bando CORTO CIRCUITO e proposta dalla Compagnia Teatrale “Teatro e Società” di Torino, in collaborazione con l’amministrazione comunale e l’Associazione Culturale Poggio Oddone.
Giunto dal Fringe Festival di Edimburgo 2018, dove ha ottenuto 5 stelle dalla critica teatrale del British Theatre Guide e The Mumble, GOODBYE…ME NE VADO! è uno spettacolo di clownerie incentrato sulla divertente frustrazione di Monsieur Shark Cousteau che cerca di lasciare il palcoscenico ma l’impresa risulta impossibile. E’ un idiot, stufo di essere divertente, in collera con il pubblico che non capisce più la sua arte. E’ assetato di scoprire nuovi mondi, paesaggi mai visti poiché ha dedicato la sua vita alle scene dimenticando il mondo esterno.
La relazione dei due personaggi è una versione contemporanea di Don Quixote e Sancho Panza ma invece di combattere contro i mulini a vento tentano una rocambolesca partenza alla scoperta del mondo. Quanto può essere lungo un Arrivederci?
«Dopo molti esperimenti con un pubblico internazionale di Parigi, Edimburgo, Brighton, Ginevra e Messico – spiegano i promotori di Teatro e Società – c’è una cosa che possiamo dire con certezza: questo spettacolo vi farà ridere fragorosamente».
Appuntamento è alle ore 16.00 c/o il Parco GAY di Perosa Argentina, ingressi da Via Re Umberto / Via San Giovanni Bosco.
Nella giornata di domenica l’occasione per visitare Perosa Argentina sarà offerta dalla Fiera del Plaisentif edizione 2021 organizzata dall’Associazione Culturale Poggio Oddone, per scoprire il famoso formaggio Plaisentif conosciuto anche come formaggio delle viole.
“La rassegna teatrale a Perosa Argentina, nel bellissimo contesto dei nostri parchi, ci ha offerto un programma di qualità che ci ha permesso di vivere il territorio a 360 gradi. Questa volta il teatro dialoga con i produttori locali che a Perosa Argentina presenteranno uno dei prodotti più caratteristici del nostro territorio. E’ un’occasione per scoprire le tante eccellenze della nostra comunità – afferma la Sindaca Nadia Brunetto – è un invito per tutti coloro che desiderano scegliere La Val Chisone e la Val Germanasca per le loro passeggiate ed escursioni riscoprendo un turismo di prossimità.
La rassegna Paesaggi di S-Confine vuole portare lo spettatore a fruire dello spettacolo dal vivo in un contesto paesaggistico poetico e suggestivo consentendogli di conoscere un territorio ricco di storia e di cultura e allo stesso tempo di godere di eventi spettacolari di grande qualità. Si vuole valorizzare il territorio della Val Chisone e Val Germanasca tessendo e favorendo legami e relazioni tra coloro che vivono nel luogo e se ne prendono cura e il pubblico che fruisce della stagione teatrale. Vi aspettiamo alla prossima edizione!
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Il progetto teatrale GOODBYE…ME NE VADO! nasce dalla collaborazione di Profili Artistici (compagnia teatrale operativa nelle Marche, Claudio del Toro – artista torinese, diplomato alla scuola di Philipe Gaulier di Parigi collabora con numerose realtà italiane e internazionali) e Papageno Producciones (realtà attiva a Città del Messico).
Con Claudio Del Toro e Francesco Basile supervisione di Philippe Gaulier e Michiko Miyazaki.
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MODALITA DI PARTECIPAZIONE
La partecipazione all’evento teatrale è gratuita ma necessita di una prenotazione obbligatoria che è possibile effettuare presso alcune rivendite di Perosa Argentina oppure sul sito di Teatro Società, compagnia teatrale che, in collaborazione con l’amministrazione comunale, organizza la rassegna.
In caso di pioggia lo spettacolo verrà messo in scena al Padiglione Plan de la Tour di Perosa Argentina – Piazza Abbeg
Per prenotare in loco rivolgersi:
Fotografica Gariglio, Via Patrioti 2 – Perosa Argentina – Tel 0121 81282
Cartoleria Andrea e Cristina, Via Roma 27 – Perosa Argentina – Tel 349 6680940
La prenotazione online all’indirizzo: www.teatrosocieta.it.
Alla luce delle recenti disposizioni normative in vigore dal 6 agosto 2021, all’ingresso dell’evento sarà verificato il possesso del GREEN PASS cartaceo o digitale (prima dose oppure completamento ciclo vaccinale, oppure tampone negativo).
Per i ragazzi sotto i 12 non verrà richiesto.¬ In mancanza di tale documento, NON SARA’ CONSENTITO L’INGRESSO, nemmeno se in possesso di prenotazione.
Gli eventi hanno posti limitati così come previsto dal Decreto del Presidente della Giunta Regionale per il contenimento da contagio da COVID-19 e sono organizzati nel rispetto delle norme di sicurezza previste dai protocolli. Al momento della prenotazione sarà necessario fornire le proprie generalità.
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Per informazioni: TEATRO E SOCIETÀ
Mob. +39 392 2906760
prenotazione@teatrosocieta.it
www. teatrosocieta.it
E’ in questi luoghi che vissero, soffrirono e trovarono gioia e lieto fine la piccola Fadette, François le Champi, i gemelli Barbeau, ma soprattutto è a Nohant – Vic che fu bambina prima, moglie, madre e soprattutto scrittrice la loro creatrice Amandine Aurore Lucile Dupin, meglio conosciuta con lo pseudonimo di George Sand. “Presi subito, senza tante ricerche, il nome di George… che cos’è un nome nel nostro mondo rivoluzionato e rivoluzionario? Un numero per coloro che non fanno niente, un’insegna o una divisa per coloro che lavorano e combattono. Io me lo sono fatta da sola, con la mia fatica”. George Sand spiega così la scelta di utilizzare un nome maschile, anche per difendere la propria attività letteraria da quella diffidenza che il pubblico medio dell’epoca provava nei confronti di una donna che era, a torto, ritenuta artista di qualità inferiore. Penna fertile, scrittrice brillante e arguta, donna indipendente che riuscì a mantenersi grazie al proprio talento, George Sand rappresenta, tuttavia, ancora oggi, una personalità complessa e affascinante caratterizzata da grandi passioni e da straordinarie utopie che contraddistinguono le sue opere, la sua vita amorosa e le sue posizioni politiche.
des Illustres, luoghi densi di ricordi, di testimonianze e di emozioni. E’ qui che la raggiungono i suoi amici, creando in questo angolo sperduto della campagna francese un circolo artistico in grado di competere con quello della Ville Lumiere: Chopin, Balzac, Delacroix, Flaubert, Listz vivono, lavorano, creano in queste stanze ombrose, passeggiano nel grande giardino, lasciano qui l’impronta di quell’arte che sopravvive alla morte e all’oblio degli uomini.
futuro e un mondo nuovo. E’ a Nohant-Vic, infine, che la scrittrice si spegne l’8 giugno 1976, disponendo di esservi sepolta. In un angolo tranquillo che confina con il giardino della sua proprietà sorge il minuscolo cimitero che ospita la tomba di questa scrittrice straordinaria. Sulla sua lapide sono scritti entrambi i nomi: quello della donna e quello dell’artista, come se nemmeno la morte potesse separare due identità tanto forti. Nel corso degli anni si è parlato con frequenza di trasferire le spoglie della scrittrice al Pantheon affinché lì riposasse accanto a Emile Zola, Victor Hugo e Alexandre Dumas, ma entusiasmi, dubbi e polemiche si sono susseguiti e spenti, lasciando spazio soltanto al silenzio. Tuttavia tanti sono stati gli omaggi letterari, teatrali e cinematografici resi a questa donna che ha segnato profondamente il panorama letterario francese e non a caso nella “Recherche” sono i suoi libri, in particolare François le Champi, qui definito “straordinario”, a calmare i dolori del piccolo Proust.
“La mamma si sedette accanto al mio letto; aveva preso François le Champi, cui la copertina rossastra e il titolo conferivano ai miei occhi una personalità spiccata e un fascino misterioso. Avevo sentito dire che George Sand era l’archetipo del romanziere”. La mamma di Marcel rievoca, attraverso il suono della propria voce, un altro organo di senso capace di superare le barriere del tempo e di consentirci di riappropriarci del passato, la storia, per il giovanissimo Proust misteriosa e ancora incomprensibile, di tutte le sfumature dell’amore del trovatello François e della mugnaia Madeleine, imprimendo i propri accenti alle parole vergate dalla signora di Nohant-Vic in una notte lontana, nel piccolo boudoir del suo castello del Berry, e trasformandole in un altro frammento di tempo congelato per essere ritrovato, recuperato e rivissuto attraverso il ricordo.
Prim’attore, il “gualdo”. Nome scientifico: “Isatis tinctoria”. Pianta officinale e tintoria, da secoli ampiamente usata nel chierese per colorare filati e tessuti in tonalità blu mediante un processo piuttosto elaborato che un tempo prevedeva anche l’impiego di macine in pietra per frantumare le foglie, del “gualdo” si parlerà il prossimo sabato 18 settembre, a partire dalle 15, alla “Porta del Tessile – Museo del Tessile”, in via Santa Chiara 5, a Chieri. Il cosiddetto “oro blu” è un elemento identitario di Chieri, così come il fustagno (antesignano del jeans o denim), la cui tessitura e tintura nella variante azzurra sono documentate sin dal XV secolo. Non a caso, fra i toponimi di Chieri spiccano proprio “Via del Gualdo” e “Via della Gualderia”, mentre il centro commerciale “Il Gialdo” sorge in un’area extraurbana dove si coltivava la pianta da cui prende il nome. Pianta visibile, fra l’altro, sia nell’esposizione permanente, sia nell’“Orto botanico” dello stesso Museo. E di tal valore per il chierese da dedicarle un convegno (inserito nel ciclo di conferenze “ARS ET INDUSTRIA”), che verrà aperto dai saluti delle Autorità locali, cui seguirà l’intervento di Marco Nicola, conservatore e titolare del laboratorio di diagnostica “Adamantio” di Torino, che si focalizzerà su “Il blu nella storia e il gualdo nella Collezione Nicola di Aramengo”. Alla sala “Porta del Tessile” saranno esposti per l’occasione alcuni manufatti tessili storici, che testimoniano l’impiego del “gualdo” nelle tele usate non solo per l’abbigliamento, ma anche in pittura, prestati al Museo da Gianluigi Nicola, già docente di restauro all’“Accademia” di Torino e titolare del prestigioso laboratorio di restauro ad Aramengo (Asti). Sarà inoltre esposta una camiciola in tela con motivo striato, tessuta con filato bianco e azzurro (gualdo), rinvenuta in una buca pontaia, ricoperta da intonaco datato 1606, in una dimora storica di Aramengo d’Asti. Si tratta di un indumento seicentesco appartenuto a un bambino del popolo, dunque di un reperto assai raro. Saranno anche esposte due toppe in tela -una tinta d’azzurro col gualdo, l’altra a quadri in filo naturale tinto d’azzurro col gualdo- rinvenute su dipinti a olio di anonimo del XVII secolo e rimosse durante il restauro delle opere. Come si evince da un frammento in mostra, lo stesso tipo di tela a quadri bianco-azzurra, fu impiegata da Guglielmo Caccia, detto “il Moncalvo” (Montabone, 9 maggio1568–Moncalvo, 13 novembre 1625) per la pala d’altare della chiesa di Bosco Marengo (Alessandria). “Alla luce di questi reperti – dicono gli organizzatori – si può guardare al gualdo come trait d’union fra tessitura e pittura, non solo in virtù del suo uso nel supporto pittorico ma, presumibilmente, anche nelle tavolozze del primo Barocco”. Dal Seicento lo sguardo si volgerà, nel corso dell’incontro, ai giorni nostri, con l’intervento di Giulia Perin, antropologa e artigiana in residenza stabile al “Museo del Tessile”, dove cura l’“Orto Botanico”, che parlerà di “Gualdo e batik d’artista nel contemporaneo” ed esporrà alcuni suoi manufatti tinti con coloranti naturali. A seguire, Antonello Brunetti, storico e naturalista, ripercorrerà “Le vie del gualdo: tra Castelnuovo Scrivia e Chieri”, insieme allo storico dell’arte Giovanni Donato. Concluderà Laura Vaschetti, vice-presidente della “Fondazione per il Tessile”, che darà anche alcune anticipazioni sui progetti in fieri al “Museo del Tessile” per la ricerca e la divulgazione orientata a riscoprire e valorizzare i landmark identitari del territorio di riferimento e a stringere collaborazioni per ampliare orizzonti di conoscenza e creatività. Al termine degli interventi, sarà possibile visitare l’“Orto del Tessile” con introduzione di Giulia Perin e ammirare i manufatti storici e contemporanei in mostra per l’occasione nella sala della “Porta del Tessile”.
L’installazione dal titolo “La Famiglia”, è ispirata, come spiega l’ artista, al concetto di nucleo familiare che finalmente, dopo il lock down, torna a fruire della natura. Il lavoro è anche un tributo alla grande forza della figura femminile, sovente vittima di violenze.





