?? CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60
“Io ora credo, guardandomi indietro, che non abbiamo combattuto contro il nemico… Abbiamo combattuto contro noi stessi. E il nemico era dentro di noi”.
Il finale del film “Platoon” (1986) di Oliver Stone riassume il dramma universale della tragedia della Guerra del Vietnam, in quell’inferno dove “il vero nemico è quello che si annida nel più profondo della coscienza”.
In relazione al tema della nostra rubrica posso solo dire che l’impatto della chiamata alle armi fu devastante per moltissime bands di garage rock americano nel biennio 1966-1967; videro interrompersi in modo traumatico la parabola musicale che avevano avviato, senza poter (in molti casi) raccogliere nemmeno i frutti di medio termine di tanto impegno ed entusiasmo impiegati nel costruire un’idea di futuro per le loro compagini musicali.
Nella seguente lista di questa sezione discografica sono presenti alcune bands che subirono proprio questo trauma dello “scioglimento forzato” a causa dell’arruolamento nell’esercito.
– Long John and The Silvermen “Heart Filled With Love / Wind In The Sky” (Wanted 001);
– Syndicate Of Sound “Little Girl / You” (Hush G-228);
– Limey and The Yanks “Love Can’t Be A One Way Deal / Guaranteed Love” (Star-burst Records SB-127);
– The Scoundrels “Easy / The Scoundrel” (ABC-Paramount 45-10892);
– Paul Bearer & The Hearsemen “I’ve Been Thinking / Route 66” (Riverton 105);
– Phil and The Frantics “I Must Run / What’s Happening” (Ramco ARA 1970);
– The Outspoken Blues “Not Right Now / Mister You’re A Better Man Than I” (Orlyn ORL 66821 / 8140-6821);
– Theze Few “I Want Your Love / Dynamite” (Blacknight BK-901);
– The Tempo’s “All That I Really Want / Termite” (Twin-Spin Records 105);
– The Ariel “I Love You / It Feels Like I’m Crying” (Brent 7060);
– Joe Frank & The Knights “Can’t Find A Way / Won’t You Come On Home” (Block 510);
– The Staccatos “Gypsy Girl / Girl” (Syncro Records 661);
– Zorba and The Greeks “One And Only Girls / You’ve Had Your Chance” (Golden State Records GSR-597-A);
– The Wizard’s “I Want To Live / I’m A Blind” (Era Records 3161);
– The Chants “Hypnotized / Elaina” (B. Ware 869);
– The Yo Yo’s “The Raven / Crack In My Wall” (Coral 62501);
– The Uniques “Run And Hide / Good Bye, So Long” (Paula Records 245);
– S.J. and The Crossroads “The Darkest Hour (I / II)” (Salmar Productions SJ 100);
– The Laymen “Time Or The Place / Searchin’ Round The World” (Minaret MI-123);
– Robin and The Three Hoods “I Wanna Do It / That’s Tuff” (FAN Jr. Records 884S-5680);
– The Mor-loks “What My Baby Wants / Lookin’ For A New Day” (Decca 31950);
– The Regents “Words / Worryin’ Kind” (Penthouse 502);
– The Darelycks “Wait For Me / Bad Trip” (Fine Records FI-111);
– The Bats “How Could You Have Known / Evelyn” (Merben Records MR 501).
(… to be continued…)
Gian Marchisio
In esposizione troviamo una cinquantina di opere di grande formato, spesso e con originalità presentate nella formula del dittico o del trittico, realizzate negli ultimi vent’anni e in cui il celebre fotografo altoatesino intende approfondire e documentare con strabiliante esattezza di particolari il tema dei cambiamenti (di qui il titolo della rassegna) dello spazio ambientale. Sia esso naturale, alpino soprattutto, ma anche specchio di architetture urbane in cui non manca di interagire l’uomo, causa concreta degli stessi mutamenti narrati da Niedermayr. Mutamenti spaziali, climatici, ma anche mentali, determinati dal rapporto ambiguo fra uomo e natura che il fotografo pare voler sottolineare attraverso tonalità quasi sempre poco contrastate e neutre, volte a muovere riflessioni morbide (mai impositive) su comportamenti che sarebbe giusto modificare o, per lo meno, limitare per non snaturare l’ambiente, trasformandolo in “altro”, quasi sempre di danno all’immagine originale e all’uomo stesso. “Le sue fotografie – racconta Walter Guadagnini, direttore di CAMERA e curatore della mostra insieme a Claudio Composti e Giangavino Pazzola – si fondano infatti sulle mutazioni che il paesaggio alpino ha subito e continua a subire e trovano la loro ragion d’essere e la loro identità proprio in questo elemento, nella presenza di qualcuno o qualcosa che ha cambiato, e continua a cambiare, l’elemento naturale”. L’interesse dunque di Niedermayr per l’indagine dei luoghi, del classico armonioso paesaggio dell’ambiente alpino- naturale, non è solo interesse di carattere geografico, ma anche e soprattutto di tipo sociale. “Per il fototografo altoatesino – sottolineano ancora i curatori– lo spazio fisico appare come perno di una relazione trasformativa tra ecologia, architettura e società”. Così, ad esempio, la presenza dell’uomo, in alcuni lavori della serie “Alpine Landschaften” (“Paesaggi Alpini”) è interpretata “come un parametro di misurazione delle proporzioni dei panorami alpini e al tempo stesso come metro politico del suo intervento nella metamorfosi degli equilibri naturali”. Intenzioni rimarcate anche nella serie “Portraits” dove i cannoni sparaneve ripresi durante la stagione estiva – quindi inattivi e coperti da teli– diventano ambigue surreali presenze che abitano il paesaggio. In mostra sono esposte anche due dittici inediti realizzati a seguito di una committenza che ha permesso a Niedermayr di scattare, a inizio anno, nel cantiere di Palazzo Turinetti a Torino che diventerà la quarta sede delle “Gallerie d’Italia” di Intesa Sanpaolo in Piazza San Carlo. In apertura, nei primi mesi del 2022, il Museo sarà dedicato prevalentemente a fotografia e a videoarte.