CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 588

Il ritratto di Eduardo Scarpetta, uomo di teatro tra allegria ed egoismi

Da Venezia sugli schermi “Qui rido io” di Mario Martone

 

Pianeta Cinema a cura di Elio Rabbione

 

Sulle alture del Vomero, a Napoli, sorge “Villa La Santarella”, il nome dovuto a una delle commedie di maggior successo di Eduardo Scarpetta, una costruzione mista all’esterno di colori grigi e rossastri che l’autore definì un giorno “un comò sottosopra” per quella sua forma squadrata e per quelle quattro torrette merlate e angolari che la identificano immediatamente. Su di una delle pareti vi fece apporre la scritta “Qui rido io” e quella scritta è oggi il titolo del film imperfetto di Mario Martone presentato a Venezia nei giorni scorsi, rimasto a bocca asciutta tra i Leoni e le coppe Volpi e ora sugli schermi per il giudizio di un pubblico più ampio.

Un film che cita arte e vita, scritto dal regista con la collaborazione di Ippolita di Majo, rovistando tra testimonianze d’epoca, tratteggiando senza mezzi termini la schiera arruffata di una famiglia che non aveva remore ad allargarsi sempre più, amanti e occasioni improvvise pronte ad aggiungersi, là dove lo sfrontato Eduardo intrecciava relazioni, con la scelta poi di riconoscere o meno, di adottare o di rifiutare con allontanamenti ed elemosine di momentaneo sostentamento (per questo Peppino De Filippo, nato con Titina e Eduardo dalla relazione avuta con Luisa, nipote della moglie legittima e sartina del gruppo teatrale, lo odiò con tutta la sua forza: per lui e per i suoi fratelli Scarpetta rimase sempre lo “zio”); guardando al carattere dell’attore fatto di allegria  – l’amore per la propria compagnia, pronti tutti a immergersi nel mestiere d’attore come in qualsiasi altro aiuto – e di scatti ombrosi che mettevano in mostra il grande egoismo, l’amoralità vissuta senza ripensamenti, le grandi ambizioni, le amicizie e le invidie, i successi e i fischi, la incredibile padronanza del palcoscenico dove lui soltanto sembrava dover trovare posto. E poi ancora lo spirito di un’epoca, la Napoli di inizio secolo, la Napoli dei campioni letterari, che mescolavano musiche e parole – Salvatore di Giacomo, Roberto Bracco,  Libero Bovio, Ernesto Murolo -, che all’occasione, come la città, dopo gli applausi gli voltano le spalle, la bellezza delle riprese all’interno del teatro Valle e gli interni ricostruiti, ricchi, abbondanti, coloratissimi (di Giancarlo Muselli e Carlo Rescigno) e i costumi di Ursula Patzak. C’è l’interpretazione di enorme spessore di Toni Servillo, umana in tutte le proprie contraddizioni (ma tutti gli attori si ritagliano il loro piccolo spazio di efficacia e di bravura, per tutti i giovani Cristiana Dell’Anna, la giovane madre dei De Filippo, che, poste radici già mature in “Un posto al sole”, il nostro cinema dovrà tenere presente con buona attenzione; e l’ultimo della stirpe, l’omonimo Eduardo Scarpetta, che qui è Vincenzo, pronto a ribellarsi ad un padre tutto chiuso nelle proprie idee), c’è, ad occupare gran parte dell’attenzione, la disputa intrapresa con D’Annunzio, il Vate acclamato della “Figlia di Iorio”, strappata alla Duse e ad una relazione ormai terminata, per affidarla a Irma Gramatica, c’è la parodia di Scarpetta, volta al maschile sin dal titolo, un insuccesso prezzolato che con la denuncia lo porterà in tribunale; c’è l’esito processuale destinato all’assoluzione, che sprigiona dalla bravura dell’attore, ma che porta ancora con sé la decisione, inspiegabile, di abbandonare nel giro di pochi mesi la scena, e di trasmettere copioni, successi e messinscene, il futuro del suo teatro, al figlio Vincenzo.

Che c’è a lasciare allora con un dubbio di sottofondo? Certi momenti non scritti con la passione o l’attenzione di altri (è un capolavoro l’arringa finale di Scarpetta), il preambolo che ruota attorno alla messinscena di “Miseria e nobiltà”, certi passaggi che sono lì a descrivere la destrezza, o l’abitudine, a passare dalla moglie all’amante, l’incontro con D’Annunzio poggiato soltanto sulle spalle di Servillo ma che non “spiega” con vera partecipazione, letterariamente, una scrittura a tratti indebolita che in fatti o in personaggi non è stata a tratti – per certi tratti – capace di trovare una sincera robustezza. Tuttavia, “Qui rido io” rimane un film da vedere, guardando all’epoca, ad un teatro irrimediabilmente terminato, ad un uomo che è vissuto giorno dopo giorno tra luci e ombre.

 

“Oh donna chi sei”, mostra-evento contro la violenza sulle donne 

/

Nella Sala Trasparenza del Palazzo della Regione Piemonte, a Torino a cura di Niccolò Lucarelli

L’inaugurazione mercoledì 15 settembre, alle ore 17.30

Visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 17.30, fino all’8 ottobre

TORINO – Loriano Aiazzi e Sergio Monari, entrambi scultori di lungo corso e dal curriculum internazionale, con partecipazioni anche alla Biennale di Venezia, saranno i protagonisti della mostra-evento “Oh donna chi sei”, contro la violenza sulle donne, che verrà inaugurata mercoledì 15 settembre, alle ore 17,30, nella Sala Trasparenza del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Castello 165 a Torino. Il titolo è ispirato ad un verso del poeta siriano Nizār Tawfīq Qabbānī. «Dalla mitologia della Grecia classica alla società contemporanea, la figura della donna è sempre stata centrale per il progresso civile dell’umanità – spiega il curatore della mostra, Niccolò Lucarelli -. Nonostante il suo indubbio contributo, la donna ancora oggi non gode del dovuto rispetto, così come non esiste la democrazia di genere e, nei fatti, le pari opportunità sono soltanto un concetto retorico, mentre la vergognosa piaga della violenza sulle donne occupa le pagine dei quotidiani. Con violenza non s’intende soltanto quella fisica, ma anche quella, più subdola, psicologica e morale». Per questo progetto, che sin dal titolo vuole indagare la personalità femminile, il curatore della mostra ha voluto due scultori, anziché due scultrici, per sottintendere che è l’uomo a dover cambiare atteggiamento e mentalità, a mettersi in gioco e ad ammettere le proprie responsabilità. Loriano Aiazzi e Sergio Monari interpretano Euriclea e Medea, due differenti, ma fondamentali, espressioni della personalità femminile, grazie ai quali l’umanità ha potuto progredire nei secoli. “Oh donna chi sei” ha dunque l’obiettivo di stimolare riflessione di carattere sociale attraverso l’arte. Come nota ancora il curatore Lucarelli, «dalle sculture di Aiazzi e Monari scaturisce l’immagine di una donna fiera e libera, dolce e appassionata, un’amazzone e una vestale, che alberga in sé molteplici potenzialità, intuizioni, entusiasmi, sentimenti, sempre pronta a donarli agli altri in nome di un istinto materno esteso alla sua massima portata. Eppure, nella mancata alleanza fra uomo e donna risiedono problematiche che l’umanità si trascina da almeno due millenni, e la violenza sulle donne – non soltanto quella fisica, ma anche quella, più subdola, psicologica e morale – è purtroppo una tematica di vergognosa attualità». La mostra è accompagnata da una brochure a cui ha collaborato il critico d’arte Luca Sposato, che sottolinea come «effigiare la Donna sia un rituale, un atto spirituale che affonda le radici all’origine della Coscienza, alla nascita dell’arte: perpetuarlo significa intimamente evocare il principio dell’umanità stessa, concetto troppo spesso diluito nell’attuale società individualista e misogina, macchiata spesso di inadempienza. Proprio per sopperire questa mancanza, la rilettura del mondo classico è la chiave di volta indispensabile a predisporre un futuro compiuto e stabile, caricando l’eredità di un passato che non vuole essere oggetto nostalgico ma supporto di consapevole responsabilità, sia artistica, sia sociale». La mostra, ad ingresso gratuito, si potrà visitare dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,30 alle 17,30, fino all’8 ottobre.

La “Passione per la libertà” non sia passerella politica

Caro Direttore,

Non concordo con il signor Nela che pure si rivela così gentile con me. La presentazione  del mio libro “Passione per la libertà “  al parco delle Vallere non poteva essere una passerella per politici. Il mio libro va immodestamente  un po’ oltre le scadenze elettorali . Quindi ho apprezzato l’assenza dei candidati sindaci che avrebbero solo  potuto sedersi come qualsiasi altro uditore, ma non avrebbero mai potuto portare saluti . Damilano non è diverso dai suoi colleghi e semmai mi è dispiaciuto leggere della sua assenza alla manifestazione per l’ Afghanistan. Colgo invece l’occasione per ringraziare i molti candidati di diverso orientamento  politico che sono stati presenti ad un evento culturale  che hanno anteposto ad un pomeriggio di propaganda elettorale. Sono per lo più giovani e la loro presenza mi ha onorato molto. Per ragioni di  assurda par condicio non credo di poterli  nominare  e ringraziare  e mi dispiace. Gente che preferisce la cultura alla campagna elettorale suscita fiducia e fa sperare in un Consiglio comunale migliore di quello pessimo di questo ultimo quinquennio.
Pier Franco Quaglieni
Leggi anche:

Rock Jazz e dintorni Max Pezzali e i Tre Allegri Ragazzi Morti

Gli appuntamenti musicali della settimana 

Martedì. Al Circolo dei Lettori Oskar degli Statuto, presenta il singolo composto in  memoria di Ezio Bosso “La musica magica”. Allo Spazio 211 suonano i Tre Allegri Ragazzi Morti ultima data della loro tournèe estiva.

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana si esibisce il quintetto del vocalist Samuele Spallita. Per il “Fringe Festival” il Duo Bottasso insieme a Simone Sims Longo in presa diretta, presenta al Cinema Massimo lo spettacolo audiovisivo “ Il cielo di pietra”.

Giovedì. Al Superbudda masterclass con il pianista ucraino Lubomyr Melnyk. Allo Spazio 211 suonano IFasti. Nel Sound Garden dell’Hiroshima Mon Amour, si esibisce il cantautore marchigiano Colombre. Allo Zac d’Ivrea suona il quartetto Tijuana Horror Club.

Venerdì. Allo Spazio 211 si esibiscono Peawees.  Nel Sound Garden dell’Hiroshima Mon Amour è di scena Gian Maria Accusani.

Sabato.  Al Bunker inizia il “SoFarm Festival” con Manitoba, Comete e Neno. In piazza a Fossano  per due sere consecutive è di scena Max Pezzali. All’OffTopic si esibiscono Baobab!, Margaux, Duopotrio e Selli.All’Hiroshima sono di scena i Karamamma. Allo Spazio 211 una due giorni intitolata “Retrò Village” con i Rock’n Roll Kamikazes, Midnight Kings e i Good Fellas.

Domenica. Al Bunker si esibiscono T Vernice, Svegiaginevra e Est-Egò e molti altri. Seconda giornata per “Retrò Village” allo Spazio 211 con Surfer Joe, Howlin’Lou & Whip Lovers e Boogie Checkers.

Pier Luigi Fuggetta

La torinese Antonella Staltari  alla collettiva internazionale Animal House #3, Forme d’arte

La mostra, curata da Adelinda Allegretti, raccoglie opere di artisti italiani e internazionali.

Spiccano i nomi, tra gli altri, di Marc Chagall, Pablo Picasso e Andy Warhol.
Insieme a questi artisti di fama mondiale ci sarà anche la torinese Antonella Staltari, che presenta un acrilico intitolato “Monci”.
L’inaugurazione si terrà domenica 19 settembre 2021 alle ore 17, a Rivoli, Piazza Garibaldi 1/C.
La mostra proseguirà fino al 17 ottobre 2021, da martedì a sabato, 10-12.30/16-19.30.
Per informazioni:  
Forme d’arte, 3406884828

Quaglieni, gli aspiranti sindaci e la “Passione per la libertà”

Caro Direttore,

si è svolta venerdì scorso con grande affluenza di pubblico, malgrado il distanziamento disciplinatamente rispettato, la prima presentazione nell’area metropolitana torinese al Parco delle Vallere del nuovo libro del prof. Pier Franco Quaglieni “Passione per la libertà “ alla presenza di autorità accademiche, giornalisti, scrittori, presidenti di associazioni culturali, soci e dirigenti del Centro Pannunzio, semplici cittadini. Erano presenti anche candidati al Comune di Torino di diverso orientamento. E‘ stata notata l’assenza di candidati sindaci che erano stati invitati all’evento che ha rappresentato un notevole successo per il più significativo uomo di cultura liberale torinese e uno dei più importanti non solo a livello italiano come dimostrano i recenti riconoscimenti internazionali avuti dal prof. Quaglieni.

Il prof. Quaglieni

L’assenza di Damilano in particolare mi e’ apparsa come del tutto ingiustificata, se è vero che egli si considera un liberale. Ma lo è veramente? Io dei dubbi in proposito. Non nascondo che sono rimasto colpito molto negativamente. Damilano avrebbe tanto da imparare dai libri di Quaglieni che forse non conosce neppure. I tartufi e il barolo, come già e’ stato notato, non bastano per fare il Sindaco di Torino.E lo scrivo da liberale e da gourmet. Ringrazio invece la dottoressa Pompeo assessore alla cultura del comune di Moncalieri per aver promosso l’evento con grande impegno anche personale.

Francesco S. Nela

I detenuti del carcere di Saluzzo raccontano la storia sbagliata di Ulisse

Da giovedì 23 a domenica 26 settembre, alle 15 e in replica alle 17, presso la Casa di Reclusione di Saluzzo “Rodolfo Morandi” (Regione Bronda, 19/B) si terrà lo spettacolo teatrale a ingresso gratuito “Ulisse. Una storia sbagliata” a cura dell’associazione di formazione e produzione teatrale Voci Erranti, portato sulla scena da 30 detenuti del carcere saluzzese.

 

Lo spettacolo, reso possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, rientra nel progetto nazionale “Per Aspera ad Astra”, coordinato dalla Compagnia La Fortezza di Volterra e sostenuto da ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio). Per partecipare è necessario prenotarsi entro domenica 12 settembre telefonando a Voci Erranti al numero 380/1758323 o scrivendo a info@vocierranti.org. L’ingresso è consentito solo a chi è provvisto di Green Pass. Gli spettatori dovranno presentarsi presso la Casa di Reclusione 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo per la verifica dell’autorizzazione all’ingresso, muniti di documento di riconoscimento in corso di validità.

Illustrazione: Marco Cazzato

Maurizio Scandurra torna a Canale Italia e Radio Radio

Il giornalista cattolico e saggista ha debuttato anche come attore nel film ‘Lupo Bianco’ vincitore dell’International Starlight Cinema Award’ alla 78° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Periodo fortunato e ricco di meritate soddisfazioni per Maurizio Scandurra (nella foto di Federico Badoer), il giornalista e saggista cattolico per antonomasia della televisione italiana, noto per i suoi commenti pungenti e il total look per lo più nero lucido con tanto di grande crocifisso in evidenza sempre al collo.
L’opinionista e inviato scoperto e lanciato anni fa dal noto regista e autore televisivo Michele Guardì, che annovera in curriculum anche importanti collaborazioni in programmi di punta di Raiuno e Raidue (‘Mattina in Famiglia’, ‘Telethon’, ‘Scalo 76’), critico musicale e coautore della biografia dei cantanti Ivana Spagna, Valerio Liboni dei Nuovi Angeli e Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik, sarà in collegamento mercoledì 15 settembre alle ore 7.50 in diretta nazionale su ‘Canale Italia 83’ all’interno dello storico e seguitissimo contenitore del mattino ‘NotizieOggi’ condotto dal valente giornalista Vito Monaco.
Argomento è il film ‘Lupo Bianco sulla vita straordinaria del filantropo Carlo Olmo, nel cui cast Scandurra ha esordito come attore accanto a giganti del set quali Sebastiano Somma e Remo Girone, contribuendo direttamente all’ideazione di alcune scene a sfondo criminologico, materia di cui è da sempre profondo appassionato e attento studioso. L’opera, dedicata all’impegno sociale al tempo del Covid, si è aggiudicata l’ambito premio ‘International Starlight Cinema Award’ alla 78° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ideato e promosso dalla prestigiosa ‘Fondazione Ente dello Spettacolo’.
L’intervista sarà preceduta dalla messa in onda del trailer della pellicola, diretta dal regista Tony Gangitano e prodotta da Antonio Chiaramonte per ‘CinemaSet’ con la sceneggiatura di Stephanie Beatrice Genova e Alessandro Ferrara. “Un’emozione grandissima aver debuttato in un lungometraggio di così grande livello morale, sociale ed educativo premiato a Venezia. Ringrazio di cuore il Cavalier Carlo Olmo e la sua compagna Angela Oliviero, rispettivamente affettuosamente ribattezzati per tutti semplicemente ‘Lupo Bianco’ e ‘Lupa Alfa’, per avermi reso partecipe di questo avvincente progetto”, ha commentato raggiante ai media in questi giorni il giornalista siciliano naturalizzato piemontese, che interviene spesso come opinionista anche a ‘La Zanzara’ di Giuseppe Cruciani, David Parenzo e Alberto Gottardo sulle ascoltatissime frequenze di ‘Radio24’.
Nello stesso giorno, a partire dalle 13.35 Maurizio Scandurra ritorna per la nuova stagione protagonista anche ai microfoni di ‘Radio Radio’ (in fm, sul web e in tv sul canale 626), ospite fisso di Francesco Vergovich alla guida del programma mattutino ‘Un Giorno Speciale’, per condividere sempre temi attuali e scottanti con piglio deciso e tagliente, spesso in contraddittorio o in linea con altri grandi nomi di caratura nazionale quali Mario Tozzi, Gianfranco Vissani, Vittorio Sgarbi, Maria Giovanna Maglie, Roberta Bruzzone, Luciano Moggi, Carlo Massarini, Patrizia Polliotto e molti altri.
Venerdì 17 settembre, sarà invece fra gli ospiti della prima punta del nuovo ciclo di ‘NotizieOggi Lineasera’, il talk-show leader del prime-time di ‘Canale Italia 83’ in onda dalle 20.00 alle 22.00 in diretta nazionale (anche su Sky 913), con al timone per la quinta edizione consecutiva dal brillante giornalista e conduttore Vito Monaco. Il programma è realizzato nello Studio 12 del Centro di Produzione di Padova, il più grande del Nord Italia dopo quelli di ‘Mediaset’ a Cologno Monzese.

Back to school alla Holden

Sabato 11 settembre la Holden organizza Back to School, un Open Day in cui si potranno seguire lezioni e incontri gratuiti con

Lorenza Ghinelli, per esplorare e analizzare le tecniche di scrittura nascoste tra le righe di alcuni grandi autori.

Raffaele Riba, una lezione vera e propria a cui parteciperanno gli studenti e le studentesse della Holden e in cui si potrà sbirciare il lavoro quotidiano di una classe.

Eleonora Sottili dialogherà con Beatrice Salvioni, giovane diplomata di Original che è diventata un caso editoriale: il suo romanzo inedito è stato opzionato da più di 30 case editrici internazionali. In Italia verrà pubblicato da Einaudi.

Per chi lavora nel mondo della scuola, alle 10.30 Paolo Di Paolo terrà la lezione Storia e storie, incentrata su come sia possibile utilizzare le tecniche di narrazione per migliorare il proprio modo di insegnare e ridurre la distanza che a volte pare crearsi tra chi sta dietro la cattedra e chi segue le lezioni tra i banchi o dietro uno schermo.

Per i più giovani sono previste due attività. Writers’ Box per midi-umani, dai 12 ai 18 anni, un laboratorio di scrittura in cui ognuno dovrà pescare l’immagine di un’opera d’arte e usarla come spunto per scrivere un racconto.

Il gran finale è Parlarne tra amiche alle 12.30 in General Store, insieme a Simonetta Sciandivasci ed Ester Viola: le due autrici sceglieranno alcuni temi di attualità per discuterne in una sorta di intervista alternata.

Due serate in musica per ricordare l’11 settembre

Sabato 11 al al Teatro degli Scalpellini di San Maurizio d’Opaglio (Novara). Domenica 12 da Forme Canoniche a Pino d’Asti (Asti)

Due serate a 20 anni esatti dall’11 settembre  per scoprire insieme luci e ombre, miti e contraddizioni o, come direbbe Bruce Springsteen, uno dei principali cantori di una terra lacerata tanto oggi quanto 20 anni fa, «diavoli e polvere» dell’America. Si tratta di “C’era una volta a… Hollywood”  in programma sabato 11 settembre alle 21,15 al Teatro degli Scalpellini di San Maurizio d’Opaglio in provincia di Novara (12 euro, prenotazioni 339 3117032), in una serata organizzata in collaborazione con Piemonte Dal Vivo, e domenica 12 settembre da Forme canoniche a Pino d’Asti (spettacolo, aperitivo e pop corn a 20 euro, prenotazioni 339 2290951), nuovissimo spazio nato dalla volontà di sei donne di trasformare un ex canonica in uno spazio culturale di livello. Due province, due date per raccontare in musica il sogno con la maiuscola, quel Sogno americano che più ha saturato i nostri sensi e le nostre menti. Ma l’America, nel 2001, come oggi, come in passato, è sempre stata anche lacerazioni: le canzoni sono state spesso capaci di cantarne il lato (o)scuro, senza sconti e senza paura.

 

I torinesi Gigi Giancursi, Umberto Poli e Orlando Manfredi propongono così un viaggio in pieno stile americano, un’indagine in musica che – attraverso la riscoperta della voce di menestrelli e crooner – si dipana gradualmente in tutto il mondo (Italia compresa) arrivando, di decennio in decennio, epoca dopo epoca, fino ai giorni nostri. Il programma, anzi, l’itinerario dello spettacolo intesse una storia tra le storie, gettando un fascio di luce tra gli aneddoti, le leggende, gli omicidi, i fatti di cronaca, i disastri, le curiosità, le strade e le città di quei vagabondi e viaggiatori alla ricerca – come cantava Tom Waits – dei propri fantasmi del sabato sera… che altro non sono se non le piccole e grandi illusioni di tutti i giorni, tanto irresistibili quanto effimere.

 

Perché questo titolo? Quentin Tarantino e il suo cinema, da sempre, giocano sulla frequenza di brani e artisti leggendari. Anche per il suo ultimo capolavoro, “C’era una volta a… Hollywood” (2019), il regista ha allestito una soundtrack di tutto rispetto, un viaggio sonoro che sfreccia rombando a bordo di una Cadillac fiammante mentre alla radio passa la chitarra malinconica di José Feliciano. Ogni scena del film si adatta alla musica, come fosse un inno a quel caldo 1969. Roy Head, Chad & Jeremy oppure ancora – tra i tanti – Joe Cocker, Rolling Stones, Aretha Franklin, Deep Purple. Insomma, un cast stellare, a guidare storie, fatti, personaggi veri e inventati: un caleidoscopico universo, questo, che Gigi Giancursi, Umberto Poli e Orlando Manfredi si propongono di portare in scena in maniera originale, dinamica, a tratti adrenalinica.

Le sonorità sono quelle di una casa di bambola – ben lontane, dunque, dalla scena psichedelica o dai germi del nascente hard rock dell’epoca. La scaletta dello spettacolo conduce l’ascoltatore in una narrazione sul confine incerto tra Bene e Male, seguendo le tracce di uno dei più disturbanti e discussi massacri della storia: quello di Cielo Drive, ad opera della Manson Family. Una tragedia che, a pochi giorni dall’inizio del leggendario festival di Woodstock, sancisce, di fatto, la fine del sogno hippy e dei figli dei fiori.