Caro direttore, il primo partigiano d’Italia, il tenente del Genio Aldo Gastaldi , il Bisagno della Resistenza che fondò e comandò la Divisione “Cichero” compirebbe cent’anni a settembre.
Pier Franco QuaglieniCaro direttore, il primo partigiano d’Italia, il tenente del Genio Aldo Gastaldi , il Bisagno della Resistenza che fondò e comandò la Divisione “Cichero” compirebbe cent’anni a settembre.
Pier Franco Quaglieni“Una bella giornata di cultura storica e di cultura locale oggi a Pragelato. Il Premio Letterario nazionale ‘Pradzalà, una montagna da vivere’, alla sua prima edizione, ha consegnato oggi pomeriggio ai primi 3 classificati il premio, vagliato da una apposita e qualificata giuria di esperti del settore. Un folto pubblico ha partecipato alla iniziativa della premiazione organizzato dalla Fondazione Guiot Bourg in collaborazione con l’Amministrazione Comunale presso la Libreria Estiva di Pragelato.
Il premio speciale per la narrativa infantile del Concorso Letterario è stato vinto dal libro “I quarzi di selvino” scritto da Aurora Cantini.
Il primo premio del Premio Letterario Nazionale di Pragelato è stato vinto da Fabio Tittarelli con il libro “A macondo piovono stelle”.
Secondo classificato Lorenza Garbarino con il libro “Hauswirth della montagna. Storia di un poeta della carta”.
Terzo premio a Fiorenza Pistocchi con il libro “Il cuore tenace della lavanda”.
L’iniziativa del Premio Letterario ‘Pradzalà, una montagna da vivere” ha l’obiettivo di affinare e valorizzare la cultura locale e la cultura storica a partire dalla montagna. Una eccellenza e una iniziativa che si inseriscono all’interno della Liberia estiva di Pragelato giunta alla sua trentesima edizione”.
Per la rassegna di musica-teatro di Bardonecchia. Ingresso gratuito.
Scena 1312: giovedì 12 agosto
Alle 21 uno spettacolo itinerante con l’Accademia dei Folli
Giovedì 12 agosto alle 21 il piccolo borgo di Rochemolles, frazione di Bardonecchia, ospita lo spettacolo itinerante La grande storia nel nostro piccolo, nell’ambito di Scena 1312, rassegna di musica-teatro promossa dal Comune di Bardonecchia.
Per una sera, il suggestivo borgo a 1619 metri di altitudine con vista sulla punta Sommeiller si trasforma in un palcoscenico naturale per uno spettacolo teatrale itinerante tutto da ridere. Un eccentrico professore apre un varco temporale e riunisce davanti al pubblico alcuni dei più celebri personaggi che hanno segnato le pagine dei libri di storia, provenienti da epoche e Paesi diversi. Un variegato quanto pittoresco gruppo in cui Giuseppe Garibaldi cerca di contare i suoi uomini, Giovanna d’Arco è intenta ad ascoltare voci divine e Stalin vuole mandare tutti in Siberia. L’Accademia dei Folli si prepara a servire una notte d’estate fatta di aneddoti in bilico tra la storia e il mito, colpi di scena e una buona dose di ironia.
Caterina II di Russia, da ragazzina poco avvenente, con labbra sottili, naso troppo lungo e un terrificante sguardo di ghiaccio è diventata Caterina La Grande e la Madre di tutte le Russie. Che sia stato per gli spaventosi occhi azzurri o per la sua grande determinazione non lo sapremo mai, di certo di carriera ne ha fatta la nobildonna che, interpretata da Giovanna Rossi, non fa mistero dei suoi numerosi amanti, sempre uno solo alla volta ci tiene a precisare, e della sua abilità nel giocare a Whist che le è valsa una mano vincente da cui è nato il primo nucleo della meravigliosa collezione dell’Ermitage.
Proseguendo tra le strade del borgo incontriamo una ragazzina, sembra proprio Greta Thunberg (interpretata da Zahira Berrezouga): nonostante la giovane età si è già aggiudicata un posto tra le leggende. Se sia davvero la celebre ambientalista svedese oppure no sarà lei stessa a svelarlo, non prima di aver condiviso il suo messaggio, il suo grido di aiuto che pare provenire direttamente dal cuore del nostro pianeta.
Nelle vesti di Giuseppe Garibaldi incontriamo Enrico Dusio. Il celebre generale ha appreso l’arte del biografo da un illustre maestro, il romanziere francese Dumas, e inizia a raccontare la sua vita. Ha una grande passione per gli stivali, per le camicie e per Costanza, la sua prima nave, e un forte rammarico: non essere nel Guinness World Records anche se, a parere suo, ne avrebbe pieno diritto.
E poi c’è Stalin, proprio lui, Iosif Vissarionovič Džugašvili, segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1922 al 1953, anno della sua morte. Gianluca Gambino veste i panni dell’uomo di ferro che non è certo passato alla storia per il suo buon carattere, ma forse non tutti sanno del suo debole per le barzellette, anekdòty in russo, mentre dell’altra sua grande passione, la Siberia, sono in molti ad averne pagato le conseguenze.
Tra grandi dittatori, rivoluzionari e guerrafondai ci voleva proprio un uomo celebrato in tutto il mondo per la non violenza, un animo gentile, anzi una Grande Anima, il Mahatma Ghandi (interpretato da Valter Schiavone). Lo incontriamo in una veste un po’ insolita, stranamente nervoso, intervistato per l’occasione da Carlo Roncaglia nelle vesti di Gigi Marzullo.
Il gran finale spetta a Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orléans. È Dominique Evoli a dare vita alla grande eroina proclamata santa patrona di Francia che, a dar retta alle “voci” di Arcangeli e Santi, è passata sì alla storia per le sue virtù ma anche per il rogo sul quale è stata bruciata.
L’ingresso è gratuito, prenotazione obbligatoria presso l’Ufficio del Turismo di Bardonecchia, piazza De Gasperi 1, tel. 0122 99032.
La grande storia nel nostro piccolo
Giovedì 12 agosto ore 21
Ingresso gratuito
Borgo di Rochemolles – Bardonecchia
con Gianluca Gambino, Enrico Dusio, Giovanna Rossi, Carlo Roncaglia, Dominique Evoli, Zahira Berrezouga, Valter Schiavone
testo Carlo Roncaglia
luci e fonica Andrea Cauduro
regia Carlo Roncaglia
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A Cagliari c’è uno dei musei più importanti del capoluogo:parliamo del museo del Tesoro Area Archeologica di Sant’Eulalia.
È stato un viaggio emozionante nei 2 piani complessivi museali.
Un museo che fa sognare:un giro alla scoperta dell’antica Karales romana. Visitando gli scavi si ci può fare un’idea di cosa si trovi nel sottosuolo del rione Marina. Strade e case di una città di migliaia di anni fa.Su per le scale oltre l’ingresso si entra nella sala che riunisce l’ingente patrimonio artistico delle chiese di sant’Eulalia, santa Lucia e santo Sepolcro e il materiale archivistico di parrocchia e arciconfraternite del Crocifisso e della santissima Trinità, attive tra XVII e inizio XX secolo.Tantissimi oggetti liturgici e paramenti sacri.Tra le pitture,si rimane estasiati da un Ecce Homo con Gesù flagellato, attribuito a Giovanni Bilevelt, pittore fiammingo operante a Sassari a inizio XVII secolo.
Un giro suggestivo, un salto nel passato che affascina adulti e bambini. Un vero tesoro che tutti dovranno conoscere:una tappa “obbligata”per chi visiterà la stupenda Cagliari.
Vincenzo Grassano
Sarà articolata in due momenti : il Centro “Pannunzio” conferisce i Premi “Pannunzio” 2021 a Dino Cofrancesco, docente universitario di Genova e saggista; Premio “Flaiano Alassio” 2021 a Eugenia Nante, giornalista televisiva ligure presso la Rai di Roma ; Premio “Soldati Alassio” 2021 alla pittrice alassina Binny Dobelli.

A seguire, la Compagnia “Il vagone dei comici” del DFL di Albenga presenta la lettura della poesia di Giovanni Pascoli “X agosto”, il monologo “Medea”, il monologo “Le Beatrici” di Stefano Benni. Concluderà la serata la lettura di passi del V Canto dell'”Inferno” di Dante, in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Interpreti Simonetta Pozzi e Daniela Bruzzone. Interverrà il prof. Pier Franco Quaglieni, fondatore e direttore del Centro “Pannunzio”. Introduzione e coordinamento del dottor Marco Servetto. Presidente della sezione ligure del Centro “Pannunzio“ intitolata a Roberto Baldassarre torinese e storico bibliotecario di Alassio.L’evento, con il patrocinio della Città di Alassio, si svolgerà secondo le ultime normative anti Covid con posti sanificati e limitati all’aperto. Il prof. Quaglieni Presidente della Giuria dichiara: “Sono vent’anni che esiste questo ormai storico rapporto tra Torino e Alassio che va oltre le amministrazioni che si sono succedute. I premi del centro Pannunzio sono un appuntamento fisso ad Alassio. Da due anni abbiamo dovuto affrontare ingenti spese per allestire la manifestazione in piazza , ma la sicurezza per noi è tutto. La sezione ligure del Centro torinese costituita nel 1998 fa parte ormai del panorama del Ponente. E intendiamo, virus o non virus, andare avanti con la testardaggine che accomuna piemontesi e liguri“.
Cosa succede a Torino: informazioni per chi arriva in città
These weeks Turin is alternating hot days to more fresh ones with unexpected heavy rainstorms. But who cares when you have kilometers of porticoes to protect you? If you are in the city centre, you can find a shelter near a cafeteria. And maybe take a seat to enjoy a drink or two. This period is perfect to visit Mole Antonelliana or Museo Egizio, as you won’t have to line too much outside. You could also take a walk up to Monte dei Cappuccini and enjoy the view from its terrace. But if you are looking for events and things to do, here is my 2-week selection.
Mao, the museum dedicated to art and of Asian societies, will be open for the entire month. You can find several exhibitions, guided tours on site as well as virtual tours.
Not far from Mao, you can visit the beautiful Palazzo Barolo but only until August 10. This enchanting palace is probably the best kept example of Baroque noble residence of Turin.
In Piazza Castello, you can find a bus that will drive you directly to La Venaria Reale. Until the end of August, you will find the exhibition dedicated to Paolo Pellegrin, and Metamorfosi, a rich program of ballet, music and theatre.
If you love Contemporary Art, Gam is the place to be. Here discover their permanent collection and an exhibition dedicated to Luigi Nervo, who gave the city an amazing light installation that is part of Luci d’Artista, Turin Christmas lights.
Talking about Contemporary Art, while not heading to Castello di Rivoli? Apart from the permanent collection and the incredible temporary exhibitions, you can also visit the impressive Cerruti Collection in a villa separated from the Castle.
In the gardens of Hiroshima mon Amour you will find the rich program of the Hiroshima Sound Garden Festival. Wednesday, 4 August, the groove will be courtesy offered by Scottish singer and songwriter Stuart Braithwaite.
From 7 to 12 August, in the courtyards of Palazzo dell’Arsenale, Teatro Regio stages Pagliacci. Info for the tickets here. On Friday 6, you can attend the rehearsals at a special price; these proceeds will go to Fondazione Piemontese per la ricerca sul Cancro in order to buy a tomotherapy device. For August the 6, you shall call directly the association at the number 011-9933980 or write an email to e-mail.
Within the festival “E…state a casa”, organized by Casa del Quartiere in San Salvario, you can find activities and events for adults and children, concerts, dj sets, plays and, during the year, even courses to learn Italian.
On August 8, in via Don Grioli, you can find a market with 100 exhibitors. They sell antiques, clothes and accessories. A real paradise for collectors and vintage lovers.
But if you prefer to remain in the city centre, remember that every second Sunday of the month, you can also find our flea market: Gran Balon.
Buy some peanuts in a market or supermarket and go to the Valentino Park. More precisely, look for the huge fountain that represents the 12 months. The majestic monument, with its statues and decorations dates back to the 19 Century. Surrounded by the lush garden, it will leave you breathless.
Take your time to admire such a masterpiece, snap some photos and then find a seat on the stone steps under the trees that you can find on your right. Relax. Now, remember the peanuts? Pull them out and wait. You will be soon reached by squirrels in search for a little treat. But do not make the mistake to peel the nuts for them; squirrels are very suspicious and will probably reject them. In case you are able to catch their reaction, send us proof. We’d love to share these little moments of fun and pleasure.
Take a look at the last articles, here and here, as many events are still taking place.
Lori Barozzino
Lori is an interpreter and translator who lives in Turin. If you want to read more, here’s her blog.
Belleville , storico quartiere nel XX° arrondissement parigino, uno dei più popolari della “Ville Lumière”, s’innalza come Montmartre su uno dei colli più alti della città, sviluppandosi tra case e piccole vie tra il parco delle Buttes- Chaumont e il grande “cimetière de l’Est”, il Père Lachaise.
E’ in questo quartiere che, sul finire del 1915, vide la luce al civico 72 di Rue Belleville la donna che incarnò una delle leggende e dei miti del filone realista della canzone francese. Si chiamava Édith Giovanna Gassion. Piccola, minuta come un “passero” (venivano chiamati così i bambini che vivevano nelle strade del quartiere), passò l’infanzia accompagnando con la sua voce le esibizioni del padre contorsionista per poi diventare la celebre Édith Piaf, l’usignolo di Francia. In rue de Belleville una targa ricorda la casa dove “nacque il 19 dicembre 1915 nella più grande miseria Edit Piaf, la cui voce, più tardi, sconvolgerà il mondo”.

Ma la collina di Belleville è conosciuta anche come quella dei martiri della Comune, delle barricate e delle strade che conservano tracce e memorie di lotte e insurrezioni. Fu lì che si concluse l’ultima resistenza di quello che Karl Marx definì “il primo governo operaio della storia”, con i combattimenti tra le tombe del Père-Lachaise. Nata come forma estrema di reazione allo sfascio del Secondo Impero (la guerra franco-prussiana, dopo la sconfitta francese a Sédan, volgeva a favore di Bismarck) la Comune s’impose come un moto spontaneo di rivolta, cui fece seguito un concreto tentativo di dare allo slancio iniziale la forma di un governo popolare.
Dal 18 marzo al 28 maggio del 1871, in settantadue giorni, la Comune mise in atto un programma d’impronta socialista con misure a beneficio dei lavoratori come l’abolizione del lavoro notturno e l’occupazione degli alloggi sfitti, la separazione tra Stato e Chiesa, la socializzazione delle fabbriche abbandonate dagli imprenditori, il riconoscimento delle coppie di fatto, la creazione di una scuola pubblica, laica e gratuita. Tra gli obiettivi della Comune, c’era anche la riappropriazione della città, che le trasformazioni di Haussmann avevano iniziato a rendere estranea agli strati popolari. Misure radicali che però non entrarono quasi mai in vigore in quei tre mesi scarsi.
Cosa sarebbe diventata la “Commune de Pàris”? Avrebbe mantenuto il suo profilo di democrazia partecipata dal basso o si sarebbe trasformata in dittatura? Difficile dirlo perché la storia non si fa con i se e con i ma. E’ certo che vi furono delle frizioni tra le varie componenti del governo rivoluzionario ma l’esperimento finì in tragedia con la violenta repressione da parte dell’esercito regolare, ordinata dall’assemblea nazionale riunita a Versailles. Dal 2 aprile in poi Parigi fu assediata e bombardata dalle truppe governative mandate da Adolphe Thiers , il primo presidente della Terza Repubblica francese. I soldati di Versailles entrarono nella capitale il 21 maggio 1871: iniziava la “semaine sanglante”, la tristemente famosa “settimana di sangue“.
Sei giorni dopo, sabato 27 maggio, il Peré Lachaise fu teatro di uno degli ultimi, feroci scontri , durante i quali precipitarono i sogni e le speranze della Comune di Parigi. Obbedendo agli ordini di Thiers, i reparti dei fucilieri di marina provenienti da Charonne e comandati dal generale Vinoy invasero i viali del grande cimitero dell’Est dove si erano trincerati poche centinaia di federati decisi a battersi fino alla morte per difendere le proprie idee. Gli uomini della Comune si difesero tra le tombe, dietro ogni albero, al riparo di cripte e monumenti. Finite le munizioni, sotto una pioggia battente, i combattimenti proseguirono all’arma bianca fino a notte inoltrata.
Gli scontri più violenti si consumarono tra il 48° e il 49° settore , soprattutto nell’area nord occidentale del cimitero, attorno al Rond-point des travailleurs Municipaux, dove sono sepolti Honoré de Balzac e Gerard de Nerval, Eugène Delacroix e lo storico Félix Féris, barone de Beaujour. Ancora oggi è possibile scorgere tracce dei proiettili su alcune tombe come quella di Charles Nodier, lo scrittore che fu precursore del Romanticismo. Le Monde Illustré, nell’occasione, scrisse: “L’orribile dramma ebbe fine al cimitero, come nell’ultimo atto di Amleto, tra tombe scoperchiate, colonne rovesciate, urne profanate, statue e lastre divelte a formare l’ultima barricata. Lottarono passo dopo passo su un terreno disseminato di corone in onore di personaggi immortali, nella fossa comune, con le ossa fino alla caviglie, fin dentro le tombe di famiglia dove la baionetta trafiggeva i vivi infilzandoli assieme ai morti”.
I 147 federati sopravvissuti, furono immediatamente condannati a morte da una corte marziale straordinaria insediata sul posto, tra le tombe. Immediatamente fucilati, i loro corpi vennero gettati, assieme a circa ventimila altri passati per le armi e provenienti da tutta Belleville, in grandi fosse comuni scavate ai piedi del muro che porta il loro nome, nel 76° settore del Peré Lachaise . In realtà il muro sul quale campeggia la targa “Aux mort de la Commune 21-28 Mai 1871” fu ricostruito successivamente e con i resti del muro originario venne edificato un monumento, “Il muro delle Rivoluzioni”, a loro dedicato dallo scultore Paul Moreau-Vauthier. L’opera si trova all’esterno della cinta cimiteriale, in Square Samuel de Champlain 18, nell’avenue Gambetta. Con un po’ d’attenzione si potrà leggere una citazione di Victor Hugo: “Ce que nousdemandons à l’avenir, ce que nous voulons de lui, c’est la justice ce n’est pas la vengeance“ (Ciò che noi domandiamo all’avvenire, ciò che vogliamo da lui è la giustizia, non la vendetta). Parole quanto mai giuste, perfettamente opposte allo spirito e all’intento di colui che all’epoca ordinò di soffocare nel sangue l’insurrezione popolare, agendo con uno spirito vendicativo senza scrupoli, violento e repressivo.
Su Adolphe Thiers, soprannominato “le serpent à lunettes ” e “le croque-mort de la Nation“, il becchino della nazione, il giudizio più duro fu quello pronunciato dal sindaco di Montmartre, Georges Clemenceau. Giornalista e repubblicano, presidente del consiglio e deputato dell’Assemblée Nazionale, Clemenceau durante i giorni della Comune definì Thiers “il prototipo del borghese crudele ed ottuso che sguazza nel sangue senza battere ciglio“.
Oltre 43 mila federati furono fatti prigionieri e condannati dai consigli di guerra a morte o ai lavori forzati nei bagni penali (soprattutto in Nuova Caledonia, territorio francese d’Oltremare nel sud del Pacifico). Alla Comune furono imputate circa 800 vittime mentre secondo le cifre ufficiali tra i ranghi dei federati furono uccise più di 30 mila persone. Le truppe di Versailles eseguirono fucilazioni in serie, senza processi. A caldo, il giornale inglese Evening Standard constatò: “Dubitiamo si possa mai stabilire la cifra esatta della carneficina che continua. Persino per gli autori di queste esecuzioni deve essere impossibile dire quanti cadaveri hanno accumulato”.
Resta il fatto, tutt’altro che secondario, di un evento importante che ha segnato in maniera profonda la storia e la memoria collettiva della Francia. Eugène Pottier, il poeta che nel giugno del 1871, nascosto in una soffitta di Parigi per sfuggire alla repressione che seguì alla sconfitta della Comune, compose il famoso inno “L’Internazionale”, scrisse : “L’hanno uccisa a colpi di fucile. A colpi di mitraglia. E avvolta con la sua bandiera nella terra argillosa. E l’accozzaglia di boia panciuti si credeva più forte. Tutto ciò non impedisce che la Comune non sia morta!”
Marco Travaglini
Dal 3 agosto al 6 dicembre 2021
La periodica rotazione delle opere più fragili delle collezioni del MAO, sostituite per ragioni conservative, interessa oggi la galleria giapponese e, in particolare, le stampe, i libri e i kakemono, rotoli verticali che incorniciano eleganti dipinti e calligrafie su carta o su seta.
Secondo la tradizione, i kakemono si appendono alle pareti delle case giapponesi, e in particolare nel tokonoma, una rientranza rialzata presente nelle abitazioni tradizionali dove vengono messi in mostra oggetti di valore. Il kakemono fu introdotto in Giappone dalla Cina, probabilmente nel periodo Heian (794-1185), e se all’inizio era utilizzato essenzialmente come supporto per soggetti religiosi di tipo buddhista, divenne in seguito uno dei mezzi di espressione artistica prediletto dai pittori giapponesi.
La pittura a tema buddhista, filo rosso di questa rotazione, è rappresentata al MAO dal dipinto più antico, di autore anonimo, presente nelle nostre collezioni: un’opera che costituisce anche un esempio classico di pittura devozionale da appendere nelle sale dei templi.
Gli altri kakemono esposti sono di natura, tecnica e talvolta materiali molto diversi. Lo stile è prevalentemente rapido e calligrafico, realizzato con poche pennellate decise di inchiostro su un supporto più umile come la carta, anche se non mancano esemplari su seta eseguiti a colori in uno stile più descrittivo. Questi dipinti non raffigurano le divinità maggiori del Buddhismo bensì persone, rese spesso con esiti caricaturali: monaci famosi, fondatori di Scuole, personaggi divinizzati, per lo più di tradizione cinese, come Hotei (Budai in cinese), un personaggio vissuto in Cina tra il IX e il X secolo, considerato a livello popolare come un’incarnazione di Maitreya, il Buddha del futuro. Viene ritratto come un pingue e pacioso monaco, rasato e sorridente, che porta un sacco colmo di tesori per i fedeli. Questa figura è simbolo di generosità, appagamento e abbondanza, ed è spesso rappresentata attorniato da fanciulli, cui elargisce dolcini dalla sua sacca.
Nel corridoio che ospita le stampe e i libri trova invece posto la seconda parte della serie di xilografie Murasaki Shikibu Genji Karuta (Le carte di Genji di Murasaki Shikibu).
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Dall’8 all’11 settembre
Moncalieri (Torino)
Festival musicale della creatività e della sperimentazione, capace di attrarre un pubblico assolutamente trasversale. Venticinque anni dopo la prima edizione e cinque anni dopo l’ultima, ancora una volta dimostra di non aver perso il suo pedigree, la rassegna di “Ritmika” pronta a scaldare i motori per il lancio di un format “Covid free”, entrando così nel numero dei primi Festival italiani a sperimentare un concerto con accesso tramite “Green Pass”, in piedi e senza distanziamento. Progetto promosso dalla Città di Moncalieri, realizzato e prodotto dall’Agenzia “Reverse” (con il sostegno di Regione Piemonte e “Fondazione CRT”), “Ritmika” vedrà alternarsi, da mercoledì 8 a sabato 11 settembre, sul palco allestito al “PalaExpo” di Moncalieri, nell’ex Foro Boario, alcuni fra i cantautori ai vertici delle attuali classifiche di vendita.
Si inizia, mercoledì 8, con il “Nostalgia Tour” dei “Coma_Cose”. Il duo (Fausto Lama e California), nato nel 2016 è una coppia prima nella vita e poi nella musica, che mischia vissuto e gusto sonoro urbano a una poetica cantautoriale. Il loro primo “EP-manifesto Inverno Ticinese” ottiene un risultato di critica e di pubblico esplosivo. Il 2019 è l’anno del tutto esaurito nei club, tra cui l’“Alcatraz” di Milano, con il loro primo disco “Hype Aura” che li porta anche a varcare i confini della penisola (suonano a Parigi in apertura ai “Phoenix” e allo “Sziget Festival” di Budapest). Il 2020 comincia all’insegna delle collaborazioni: i “Coma_Cose” duettano con i “Subsonica” e Francesca Michielin e nel 2021 partecipano al “Festival di Sanremo” con “Fiamme negli occhi”, certificato disco di platino.
Giovedì 9, i “Calibro 35” presentano il nuovo progetto discografico “Post-Momentum”. La band formata da Massimo Martellotta, Enrico Gabrielli, Luca Cavina, Fabio Rondanini e Tommaso Colliva, torna in tour più di un anno dopo l’uscita di “Momentum” il loro acclamato ultimo album. Definiti da “Rolling Stone” come il progetto più cool uscito nel nostro Paese negli ultimi anni, i “Calibro 35” in poco tempo sono diventati un vero e proprio punto di riferimento della scena nazionale ed internazionale. In oltre 10 anni di frenetica attività hanno mosso i primi passi in molti campi e declinato il proprio stile unico su diverse forme di espressione musicale: non solo dischi, ma anche colonne sonore, produzioni tv, sonorizzazioni, library music, libri e spettacoli teatrali.
Venerdì 10, approda al “PalaExpo” di Moncalieri Aka7even, forte del successo del suo album d’esordio con il tormentone dell’estate “Loca”, già certificata oro, e il sold out registrato dalle prime date live a Napoli del gennaio 2022. Aka7even, nome d’arte di Luca Marzano, è il primo artista di “Amici”, dopo Irama, a posizionarsi alla #1 della “Top 50 Italia Spotify”. Durante il programma televisivo “Amici20”, dove è arrivato in finale, ha scritto il brano “Mi Manchi”, certificato platino e nella Top 5 della Classifica dei “Singoli Fimi” e lanciato i brani “Yellow” e “Mille parole” contenuti nel suo disco d’esordio “Aka7even” uscito a maggio e nel podio delle classifiche di vendita.
In chiusura, sabato 11, Samuel. Dopo la tournée estiva con i “Subsonica” e tre appuntamenti speciali in mezzo al mare delle isole Eolie, Samuel torna sul palco con il suo progetto solista. Il 22 gennaio pubblicherà, infatti, il secondo album “Brigatabianca”. Autore e compositore molto attivo, Samuel ha realizzato 9 album originali con i “Subsonica” e 6 con i “Motel Connection”. Nel 2017 partecipa a Sanremo con “Vedrai” e pubblica il suo primo album da solista “Il codice della bellezza”, ripubblicato in digitale nel 2020 nella versione live con l’orchestra “Bandakadabra”.
Per info: www.ritmika.it
g.m.
Nelle foto
– “Calibro 35”
– Samuel, Ph. Davide Defuntis De Martis