Nelle sale di palazzo Reale, a Milano, sino al 5 giugno








Monforte d’Alba (Cuneo)
Auður Ava Ólafsdóttir (Islanda) con “La vita degli animali” (Einaudi), Pajtim Statovci (Kosovo/Finlandia) con “Gli invisibili” (Sellerio), Simona Vinci con “L’altra casa” (Einaudi), Jesmyn Ward (Cina/Usa) con “Sotto la falce” (NN Editore), C Pam Zhang (Usa) con “Quanto oro c’è in queste colline” (66thand2nd): sono loro i cinque finalisti del “Premio Lattes Grinzane 2022”, riconoscimento internazionale organizzato dalla “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba e intitolato a Mario Lattes, editore, scrittore e pittore, fra gli intellettuali più prestigiosi del nostro Novecento. Giunto alla sua XII edizione, obiettivo del Premio – rivolto ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno – è quello di far concorrere insieme autori italiani e stranieri e di coinvolgere attivamente nella lettura e nella scelta del romanzo vincitore il mondo della scuola italiana, con una piccola finestra dedicata ogni anno agli studenti residenti all’estero, rappresentati quest’anno dalla “Scuola Statale Italiana” di Atene. In attesa, dunque, del verdetto finale che andrà a scremare la cinquina finalista, da parte della “Giuria Tecnica” – presieduta da Gian Luigi Beccaria, linguista, critico letterario e saggista – è stato assegnato all’oggi 83enne scrittore triestino Claudio Magris (germanista e fra i più grandi critici letterari contemporanei) il “Premio Speciale Lattes Grinzane”, attribuito ogni anno a un’autrice o autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale, che nel corso del tempo abbia raccolto un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico. Qui i giochi finora compiuti. Ora toccherà proseguire con l’ardua scelta di assegnare il podio a uno dei cinque romanzi in pole position. A farlo (nel senso di darne lettura e giudizio) saranno i 400 studenti delle “Giurie Scolastiche”, avviate in 25 scuole superiori, da Aosta a Catania (passando per Torino – Liceo Classico “Massimo D’Azeglio” – Alba, La Spezia, Assisi, Campobasso, Foggia, Crotone e altre ancora), fino ad Atene. Con i loro voti, i giovani giurati decreteranno il libro vincitore tra i cinque in gara, che sarà proclamato sabato 15 ottobre 2022, nel corso della cerimonia di premiazione al “Teatro Sociale Busca” di Alba.

In questa occasione il “Premio Speciale” Claudio Magris terrà una lectio magistralis su un tema a propria scelta e sarà insignito del riconoscimento. Inoltre, nel corso della mattinata i finalisti incontreranno gli studenti delle scuole coinvolte. Gli appuntamenti del “Premio” saranno anche trasmessi in diretta streaming sul sito e sui canali social della “Fondazione Bottari Lattes”, permettendo così di raggiungere pubblici diversi e lontani e mettendo a disposizione di tutti importanti contenuti della grande narrativa contemporanea.
“Come sempre – ha spiegato la ‘Giuria Tecnica’ – i soli criteri che abbiamo adottato nella scelta dei romanzi finalisti sono stati la qualità letteraria delle opere e la loro capacità di parlare ai giovani che dovranno giudicarle, raccontando storie, idee, realtà umane poco note o del tutto sconosciute: ma a posteriori è quasi sempre possibile rinvenire un filo. E quest’anno il filo sembra rappresentato dall’esperienza traumatica della perdita e dalla volontà, ostinata, di ritrovare e ritrovarsi”.
E sul perché del “Premio Speciale” a Claudio Magris, spiegano ancora il giurati (docenti, intellettuali, critici e scrittori): “Magris è oggi il narratore che più di altri ci sa trascinare verso alcuni stabili valori umani che se ne stanno al riparo dai mutamenti, valori che egli ha saputo mettere in rilievo soprattutto attraverso personaggi vissuti all’ombra dei grandi e che hanno fatto loro da spalla; personaggi travolti dalla vita, che non hanno fatto ma subìto la Storia, e non per questo deboli, ma di singolare forza nella loro malinconia o nella loro irriducibile vitalità”.
g.m.
Per info: “Fondazione Bottari Lattes”, via G. Marconi 16, Monforte d’Alba (Cuneo); tel. 0173/789282 o www.fondazionibottarilattes.it
Nelle foto:
– Claudio Magris (Ph. Yuma-Martellanz)
– Cover cinque romanzi finalisti
Venaria Reale (Torino)
Che bell’idea festeggiare un piacevole anniversario sotto il segno del “gioco”! Tanto più se gli anniversari sono due. E dunque giochi d’ogni tipo e genere, d’ogni età e provenienza, giochi “da nobili” e giochi da “comuni mortali”, giochi d’acqua e di strada o giochi sotto il tendone di un circo. Capita alla Reggia della Venaria Reale, che quest’anno festeggia i suoi primi 15 anni di apertura al pubblico e i suoi 25 dalla dichiarazione Unesco di “Patrimonio Universale dell’Umanità”. Dunque: “Reggia! Liberi tutti”, come recita lo slogan del ricco programma di iniziative riunite sotto il titolo di “Play 2022. Un anno tutto da giocare”. Del resto, si sa che, storicamente, Regge e Residenze Reali sono state (eccome!) anche paciosi “luogo di svago e loisir” oltre che centri importanti e severi di “pouvoir”. E allora, dicono i responsabili, “in un momento in cui la pandemia obbligava se non a rinunciare, almeno a ridefinire fortemente l’attività ludica, ci è parso che fosse opportuno riflettere proprio su di essa”.
In che modo? Tanto per iniziare si è pensato di partire con due, davvero suggestive, mostre – play director e voce narrante l’eterno ragazzo col ciuffo all’insù, Arturo Brachetti – visitabili nelle “Sale delle Arti” fino al prossimo 18 settembre. “Dalle piazze alle Corti. Storie di giochi e spettacoli tra ‘700 e ‘800”, la
prima, e “Foto in gioco! Un racconto di 18 fotografi italiani” la seconda. Curata da Silvia Ghisotti e Andrea Merlotti – la magistrale ambientazione scenica è per entrambe, di Peter Bottazzi – in collaborazione con il “Museo Nazionale del Cinema” di Torino e la “Biblioteca del Seminario Vescovile di Asti”, la prima rassegna propone alcune significative rappresentazioni di giochi e spettacoli tra Corti, teatri e piazze da Torino capitale sabauda alla provincia, presentando rare testimonianze iconografiche del ‘700 e ‘800. Corti e piazze. In tempi di pace, il gioco non conosceva prescrizioni di spazi.
Proprio a Torino, capitale dello Stato Sabaudo, in piazza Castello, di fronte all’attuale Palazzo della Regione, capitava non di rado di assistere (allora come oggi!) all’esibizione di attori e cantanti, giocolieri e funamboli, e c’erano anche i cantastorie che recitavano nei pressi dell’antistante Palazzo Madama. Gazzette e diari dell’epoca raccontano che i più bravi ed originali potevano esser chiamati addirittura a recitare a Corte per i sovrani e per divertire i principini: un variegato universo di uomini e donne di spettacolo, raccontato in mostra utilizzando preziose opere
conservate nelle “Residenze Reali Sabaude” e in collezioni pubbliche e private piemontesi.
Accanto a dipinti, provenienti da “Palazzo Madama” e dai “Castelli” di Racconigi e di Agliè, sono esposti rarissimi manifesti conservati nella “Biblioteca del Seminario Vescovile” di Asti, esemplari di quelle prime locandine pubblicitarie che acrobati, giocolieri, cavallerizzi e artisti di strada o di “circo” (che proprio allora muoveva i primi passi) affiggevano nelle città dove si esibivano.
Fra le opere esposte, ricordiamo un affollato calligrafico “Spettacolo in piazza Castello”, opera di un seguace di Giovanni Michele Graneri, un importante “teatrino di marionette” del XVIII secolo e la sezione della mostra dedicata alle “lanterne magiche”, alle “scatole ottiche” e ai “fantascopi”, provenienti dal “Museo Nazionale del Cinema” di Torino. Sono invece 120 gli scatti realizzati da 18 firme fra le più grandi della fotografia italiana degli ultimi decenni, assemblate alla Reggia nella seconda mostra “Foto in Gioco!”, curata da Giangavino Pazzola ed organizzata insieme a “CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia”. Immagini in bianco e nero e a colori, la scena resta l’Italia “ma con un salto di tre secoli” da quella dei sovrani assoluti a quella del boom economico fino al nostro presente”.
Dal fantastico “Paese dei Balocchi” di Luigi Ghirri, solo per citarne alcune, alle immagini di sapore neorealista del bolognese Nino Migliori fino all’orientaleggiante trompe l’oeil di “Super Show 2” di Giovanni Gastel o all’acrobatico “Circus 2000”della siciliana Roselena Ramistella. Ma sempre gioco é. E lo sarà per tutto l’anno, con mostre già programmate, insieme a conferenze, eventi e spettacoli che proseguiranno fino all’inverno 2022-’23.
Gianni Milani
“Play 2022. Un anno tutto da giocare”
Reggia di Venaria, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (Torino); tel. 011/4992300 o www.lavenaria.it
Fino al 18 settembre
Orari: dal mart. al ven. 9,30/17 – sab. dom. e festivi 9,30/1830
Nelle foto (Fonte: “Consorzio Residenze Reali Sabaude”)
– Seguace di Giovanni Michele Graneri: “Spettacoli in piazza Castello”, olio su tela, 1750 ca.
– Arturo Brachetti
– Pittore bambocciante piemontese: “Spettacolo di lanterna magica”,1740-’60 ca.
– Roselma Ramistella: “Circus 2000”, Courtesy l’artista a “Studio Trisorio”
– Nino Migliori: “Bimbi al mare”, stampa pigmenti puri su carta, 1954, Fondazione Nino Migliori
Osteria Rabezzana, via San Francesco d’Assisi 23/c, Torino
Mercoledì 13 aprile, ore 21.30
Musiche da film
Da Gershwin a Morricone: musiche da film per le voci dell’Opera di Torino in Osteria
La musica della cinematografia mondiale proposta dalle voci leggere e liriche dell’Opera di Torino. Da “Cheek to Cheek” a “A woman in love”, da “Singin in the Rain” a “Moon River”, da “Stardust” a “Nature Boy”: in scaletta gli evergreen della storia del cinema, con il soprano Paola Lopopolo e il baritono Marco Tognozzi, al pianoforte il Maestro Enrico Perelli.
Ora di inizio concerto: 21,30
Ingresso:
15 euro (con calice di vino e dolce) – 10 euro (prezzo riservato a chi cena)
Possibilità di cenare prima del concerto con il menù alla carta
Info e prenotazioni
Tel: 011.543070 – E-mail: info@osteriarabezzana.it
Fino al 14 aprile
“Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio le sofferenze dell’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte”: con queste parole Papa Francesco sintetizza nel suo più intimo significato il tema della morte in croce del Cristo Redentore. Passione e morte per la salvezza dell’Uomo, che pure partecipa, nella sua avventura terrena, all’inciampo del dolore, dell’emarginazione, della tortura, della passione e della morte. Su questa linea intende proporsi la riedizione aggiornata della mostra “Crocifissioni” nuovamente ospitata, in periodo quaresimale – dopo lo stop imposto nel marzo del 2020 dalla pandemia – nelle sale espositive del Collegio “San Giuseppe” di Torino, oggi certamente fra i più importanti centri di promozione culturale cittadina.
Curata da Fratel Alfredo Centra (direttore dell’Istituto lasalliano), da Francesco De Caria e da Donatella Taverna, la rassegna si articola in oltre sessanta opere, a firma di una buona quarantina di artisti. Dipinti, sculture, disegni e grafiche, in cui “si vuole proporre all’attenzione del pubblico – sottolinea De Caria – il triste fenomeno presente in ogni società, in ogni epoca, in ogni cultura, della sopraffazione del fratello sul fratello, del potere violento, della politica deviata”. E Dio sa quanto oggi, più che mai, il nostro mondo affoghi nella barbarie vigliaccamente generata da simili situazioni. Non dunque “Crocifissione”, ma “Crocifissioni”.
Cui partecipa l’intera umanità. E la Chiesa. Come, in mostra, ammonisce “La Chiesa Cattolica” seconda variante di quattro imponenti dipinti (dalla fervida lezione
rinascimentale) realizzati dal torinese Ottavio Mazzonis (Torino, 1921 – 2010) fra il ’90 e il ‘98. Appeso alla Croce non il corpo del Cristo, ma solo il freddo “sudario”, a simboleggiare il “calvario” della Chiesa odierna, e intorno il dolore senza fine di Maria e discepoli. Dolore in cui si fa luce intensa il grande disco lunare, monito di attesa Risurrezione, proposto dal disegno “Nel buio la luce” di Carla Parsani Motti, mentre dolore assoluto senza fine resta quel Cristo “lanciato in una dimensione di profondità atemporale, in cui la Maddalena è ridotta ad un volto rovesciato indietro” del “Jesu, dimitte nobis” di Luigi Rigorini.
Così come passione terrena affondata nella storia è anche l’orrore dei lager nazisti (mirabile l’“Arbeit macht frei!” dell’alessandrino Franco Pieri) e dei gulag sovietici, non meno che dell’ignobile genocidio armeno. E qui come non pensare all’immagine ormai divenuta iconica del ligneo “Cristo Salvatore” della Cattedrale armena di Leopoli, nascosto nei giorni scorsi in un bunker per sfuggire alla meschina brutalità della guerra russo-ucraina? Sul tema, troviamo in mostra anche una bellissima “Croce armena” di Isidoro Cottino, con bracci fioriti in oro su un fondo di un intenso azzurro lapislazzuli e il Cristo dalla
figura quasi astratta in una tela di sacco dorata. E ancora i dettagli. Gli oggetti del martirio.
Singolari i “Chiodi”, tracciati con lievissimo segno da Eugenio Gabanino che si associano per dolorosa intensità espressiva al bronzeo “Crocifisso” di Adriano Alloati (Torino, 1909 – 1975). Senza la figura del Cristo anche le tre croci, simili ai primissimi “patibula” del IV secolo posti in lontananza su un atipico Golgota (“Luogo del cranio”) da Pippo Leocata e sorvegliati dai suoi indefiniti guerrieri dell’antica etnea Adranon, sua città natale. Svariati gli stilemi. Estremamente eterogenee le impostazioni narrative.
Di nome in nome, fra i molti artisti presenti in mostra ricordiamone ancora alcuni: da Guido Bertello a Stefano Borelli a Pietro Canonica alla Luisa Porporato, accanto a Laura Maestri a Jean-Louis
Mattana e a Renzo Igne. Originale la visionaria leggenda del “pettirosso” di Nick Edel e la complessa narrazione di Rosanna Campra. E poi, il tradimento, preludio al martirio, nel cupo “Bacio di Giuda” di Giovanni Taverna e ancora il dolore estremo negli inchiostri di Giacomo Soffiantino, nell’uccello trafitto di Sandro Lobalzo come nei rami e spine di Franco Sassi e nelle pagine famigliari di Michele Tomalino Serra, fino all’immagine in acquaforte di Lucia Caprioglio del mandylion (il panno con cui la Veronica asciugò il volto di Gesù grondante sangue e sudore) e allo straniante surrealismo di Vito Oliva, di Giorgio Viotto e di Sergio Saccomandi.”Gesù sarà in agonia – ricorda Fratel Alfredo, citando Pascal – fino alla fine del mondo: non bisogna dormire fino a quel momento”. Saggio monito. Di innegabile, drammatica attualità.
Gianni Milani
“Crocifissioni”
Collegio San Giuseppe, via San Francesco da Paola 23, Torino; tel. 011/8123250 o www.collegiosangiuseppe.it
Fino al 14 aprile
Orari: dal lun. al ven. 10,30/12 e 16/18; sab. 10,30/12
Nelle foto
– Ottavio Mazzonis: “La Chiesa Cattolica”, seconda variante
– Luigi Rigorini: “Jesu, dimitte nobis”
– Isidoro Cottino: “Croce armena”
– Pippo Leocata: “La lancia 1”
– Adriano Alloati: “Crocifisso”
GINOCCHI
Io sono uno studente e studio su una terrazza contro prati in pendio
dove errano galline su cui possono piombare falchetti detti sciss.
Il fucile è qui, accanto a me.
Da un pezzo una ragazza bruna di fuorivia va in altalena, ogni poco
mi vengono incontro i suoi ginocchi lucenti.
Fingo di scrivere qualcosa e ad un tratto, nell’attimo che giunge alla mia altezza,
le chiedo una gomma per cancellare.
Lei subito salta giù, corre in casa, torna fuori e mi dà sorridendo una gomma biancicante.
Cancello il bianco e poi col lapis scrivo sulla gomma, in stampatello: T’AMO.
La dichiarazione è così netta che arrossisco, l’attenuo fregandovi il pollice.
Adesso forse va bene, posso restituire la gomma.
La ragazza scappa in casa, non si fa più vedere.
Giorgio Orelli, nato ad Airola nel 1921 e morto a Bellinzona nel 2013, è considerato uno tra i più importanti poeti italiani appartenenti al filone post-ermetico, oltre che fine traduttore dell’opera di Goethe e narratore.
Profondo conoscitore della Letteratura Italiana, Orelli è tra le voci più interessanti e complesse della poesia contemporanea, usa un’ampia varietà di registri senza venir meno al suo stile riconoscibile, mantenendo una solida armonia fra tradizione e sperimentalismo. Vi è, nella poesia di Giorgio Orelli, una musicalità e un avvicinamento del verso alla prosa, caratteristica che richiama un ritorno alle origini della poesia orale. Vi invito a scoprire o a riscoprire questo grande poeta, leggendo i suoi scritti a voce alta.
Gian Giacomo Della Porta


Castello della Manta (CN)
Castello e Parco di Masino, Caravino (TO)
Per programmi dettagliati, orari e prenotazioni:www.fondoambiente.it
Picnic in giardini monumentali e parchi storici accompagnati da cestini con prodotti locali primaverili, giochi campestri e “caccia alle uova”, speciali visite, passeggiate ed escursioni guidate: sono queste le proposte del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano per Pasqua e Pasquetta 2022 in alcuni suoi Beni, da nord a sud della Penisola. Un’occasione per trascorrere le giornate di festa all’aria aperta, a contatto con la natura e con l’arte, alla scoperta di luoghi unici che rendono speciali i momenti di svago.
Anche i Beni del Piemonte saranno aperti durante il ponte pasquale. Sabato 16 e domenica 17 aprile il Castello della Manta (CN)proporrà un “viaggio nel tempo” tra le sue stanze: dall’ala del Quattrocento, con la splendida Sala Baronale e i suoi affreschi, fino alla cinquecentesca Sala delle Grottesche con la Galleria, la grande cucina e le cantine. Dopo la visita si potrà trascorrere un po’ di tempo in giardino, dedicandosi alla scoperta dei giochi della tradizione.Lunedì 18 aprile renderanno ancora più divertente la Pasquetta un picnic in giardino (cestini su prenotazione), laboratori per bambini e simpatiche animazioni.
Con il Patrocinio della Provincia di Cuneo e del Comune di Manta.
Ingresso con visita guidata: intero €13; iscritti FAI €3; ridotto residenti Manta €3; famiglia (2 adulti e figli 6-18 anni) €36; studenti fino a 25 anni €9; ridotto 6-18 anni €6; bambini fino a 5 anni gratuito
Speciali visite guidate anche al Castello e Parco di Masino a Caravino (TO), dove si visiteranno le cantine storiche e il vigneto e si ammireranno le fioriture nel parco monumentale e dove, il Lunedì dell’Angelo, si potrà gustare un buon picnic e partecipare alla caccia alle uova e agli scacchi giganti.
Con il Patrocinio della Città Metropolitana di Torino e del Comune di Caravino.
Ingresso: intero €20; iscritti FAI €6; residenti Caravino €6; ridotto 6-18 anni €10; bambini fino a 5 anni gratuito; famiglia €50
Il calendario “Eventi nei Beni del FAI 2022” è reso possibile grazie al fondamentale sostegno di Ferrarelle, partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI; al significativo contributo di Nespresso, azienda che dal 2020 sostiene la Fondazione, di Pirelliche conferma per il decimo anno consecutivo la sua storica vicinanza al FAI, e di Delicius che riconferma per il secondo anno il suo sostegno al progetto.
www.fondoambiente.it – www.castellodellamanta.it –www.castellodimasino.it
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Isabelle Allende “Violeta” -Feltrinelli- euro
Affascina e coinvolge -quasi come “La casa degli spiriti” (che resta un capolavoro assoluto e ineguagliabile)-l’ultimo romanzo della scrittrice Cilena, “Violeta”.
Un libro epico, in cui la protagonista centenaria racconta al nipote Camilo la storia della sua vita lunga un secolo. Sono pagine che racchiudono un mondo intero, in cui le vicende private, passioni, amicizie, avventure intersecano la storia e i suoi sconvolgimenti. Una fitta trama che ci fa incontrare personaggi indimenticabili, nel bene e nel male, e avviluppa noi lettori in una narrazione che non vorremmo finisse mai, tanto è magnifica e travolgente.
C’è una simmetria che promette un racconto geniale, emozionante come l’Allende sa fare in modo sublime.
«Sono nata nel 1920, durante l’epidemia della spagnola, e morirò nel 2020, durante la pandemia da coronavirus».
Così Violeta scrive mentre si sta addentrando nel terreno della morte, lasciando al nipote testimonianza del suo passaggio sulla terra in oltre 70 diari e migliaia di lettere; dove scorrono momenti
difficilissimi, passioni anche devastanti, nascite e morti, in sostanza, “una vita interessante”. Ed emerge il ritratto intimo di una donna che è stata bambina coraggiosa e ribelle, amante, moglie, madre e imprenditrice di successo che ha saputo veleggiare, sempre a testa alta, tra i marosi di un’esistenza complicata.
Violeta del Valle, prima femmina dopo un’orda di 5 maschi, nasce in una famiglia benestante, nella Casa delle Camelie, in Cile. Una sorta di universo chiuso dove la bambina cresce circondata pure dall’affetto delle zie, Pia e Pilar. In casa arriva poi l’istitutrice inglese Miss Josephine Taylor che avrà un ruolo importantissimo anche nella vita del fratello maggiore di Violeta, José Antonio, braccio destro del padre negli affari di famiglia.
Però il destino incombe e i del Valle subiscono il rovescio della fortuna. La crisi economica internazionale e la Grande Depressione mandano a fondo Arsenio del Valle che, di fronte alla rovina, sceglie una via d’uscita traumatica, e sarà proprio la figlia a scoprire per prima quale. La perdita di tutto e lo scandalo spingono la famiglia all’Esilio nel sud del paese, a Nahuel, zona quasi disabitata “dove finisce la civiltà e inizia il territorio degli indios”.
Anni di adattamento, rudimentali occupazioni della vita di campagna, letture e tanto altro modella l’adolescenza di Violeta, che ricorderà quel periodo come il più limpido della sua vita.
Crescendo si rivela abilissima negli affari e insieme al fratello mette su una fiorente impresa che fa fortuna con la costruzione di case prefabbricate. Poi un matrimonio insignificante; mentre a segnare buona parte della vita di Violeta sarà invece la passione travolgente per Julián Bravo.
Un avventuriero dagli affari poco limpidi, amante del rischio, abile pilota “che danzava con la morte”, intrallazzato con mafia, traffico d’armi, poteri forti e occulti.
E’ un uomo irresistibile ma spietato, pericoloso ed egoista; violento e manesco, la tradisce continuamente e la picchia spesso per un nonnulla.
Non la sposerà mai nonostante abbia messo al mondo i suoi due figli. Il dolce, sensibile e delicato Juan Martín; che il padre trova debole ed effemminato. I due non si capiranno mai e Juan starà bene solo lontano da Julián.
Ben diverso invece il rapporto con la bellissima figlia Nieves che il padre adora, vizia a dismisura, rendendola egoista e aprendole un futuro di autodistruzione. Lei taglierà i ponti con la famiglia, in fuga dal padre, strafatta di droghe, espedienti e perdizione. A nulla servirà la disperazione di Julian che le mette alle costole l’investigatore Roy Cooper. Personaggio che si rivelerà fondamentale nella vita di Violeta, di Nieves e di suo figlio Camilo. Poi mille altre svolte che non vi anticipo, ma che rendono indimenticabile questo romanzo.
Ian Williams “Riproduzione” -Keller- euro 20,00
Ian Williams è poeta e scrittore nato a Trinidad, cresciuto in Canada, professore di Letteratura Inglese alla University di Toronto e questo è il suo romanzo di esordio, con il quale ha vinto lo Scotiabank Giller Price.
689 pagine in cui l’autore parla di legami di sangue, riproduzione, concetto di famiglia e la sua evoluzione, ma anche dell’incontro tra culture diverse.
Siamo a Toronto negli anni Settanta e la 19enne Felicia, che arriva da una minuscola isola dei Caraibi, assiste la mamma malata in ospedale. Nella stessa stanza c’è Edgar, 40 anni, rampollo viziato di una ricca famiglia tedesca, che tiene compagnia alla madre ricoverata.
Inizia così la relazione tra un uomo bianco e una ragazza di colore, che innesca una serie di conseguenze attraverso 4 decadi di storia narrata da Williams.
Due personalità agli antipodi, anche se entrambi degli immigrati; lei è religiosa e matura per la sua età; lui impreparato emotivamente, superficiale e a tratti irresponsabile.
La madre di Felicia muore lasciandola sola al mondo, quella di Edgar invece viene dimessa e torna a casa.
La giovane dovrebbe studiare e trovare la sua strada nel mondo, ma Edgar le chiede di occuparsi della sua Mutter, e addio scuola frequentata con regolarità.
La relazione tra i due deraglia quando Edgar seduce goffamente Felicia e la mette incinta. Il loro rapporto si strappa perché lui a diventare genitore neanche ci pensa.
Frutto di questa breve unione sarà Armistizio, meglio conosciuto come Army, che cresce con la madre, ma segnato dall’abbandono del padre.
I due però condividono una bella fetta del patrimonio genetico e pur non avendo mai conosciuto Edgar, Army gli assomiglia parecchio, soprattutto in una serie di comportamenti e nell’attrazione per il denaro e le avventure galanti.
Gli anni scorrono, Army cresce mantenuto solo dalla madre, la quale a un certo punto si trasferisce nel seminterrato della casa di Oliver. Lui è di origini portoghesi, divorziato e padre di Heather ed Endrix.
Ed ecco che ritorna il concetto di riproduzione che contiene molteplici temi: il corpo femminile, la genitorialità (accettata, rifiutata, subita), la famiglia e le sue varie declinazioni.
40 anni dopo lo strappo che li ha allontanati, Felicia ed Edgar si incontrano di nuovo, le loro vite nel frattempo sono andate avanti e scopriremo in che direzione.
Daria Bignardi “Libri che mi hanno rovinato la vita ..e altri amori malinconici”
-Einaudi- euro 16,50
Questo libro della giornalista, scrittrice e conduttrice può essere visto anche come una sorta di testo matriowska, nel senso che include tanti altri libri che per l’occasione possiamo leggere per la prima volta oppure rileggere, ma con lo sguardo nuovo suggerito dalla Bignardi.
In poco meno di 150 pagine ha raccolto il risultato di uno scavo nella sua memoria con il quale è risalita alle radici di alcune sue emozioni e suggestioni letterarie. Più che rovinarle davvero la vita, le opere che cita hanno contribuito a dare una direzione, un senso alla sua esistenza e crescita.
E’ una sorta di memoir di formazione che in definitiva individua soprattutto 3 libri strategici. In pool position c’è il romanzo cupo di Djuna Barnes “La foresta della notte”, poi viene “Il demone meschino” di Fëdor Sologub, la cui vita fu segnata da gravi lutti che lo indussero a ritirarsi dal mondo e chiudersi in un silenzio assoluto. L’altro testo è “Così parlò Zarathustra” di Friederich Nietzsche del quale la Bignardi imparò brani a memoria, intrigata dal suo amore tormentato per Lou Salomé.
Ma di autori la Bignardi ne annovera tanti altri…tra i quali una grande scrittrice, Pearl S.Buck che scoprì grazie al libro usato “La buona terra” nella mitica collana Medusa Mondadori, scovato su una bancarella.
Oggi la Buck sembra accantonata, ed è un peccato perché fu una maestra nel raccontare saghe cinesi, vinse il Premio Pulitzer nel 1932, il Nobel per la letteratura nel 1938.
Ebbe una vita spettacolare, fuori dagli schemi e scrisse più di 80 libri.
“La buona terra” non rientra nel novero dei libri maledetti della Bignardi, ma la segnò con l’idea che l’amore potesse essere anche terribile. E nel romanzo che la Buck ambientò in America e non in Cina “Questo indomito cuore”, la Bignardi ha ritrovato una citazione che l’aveva colpita «Soffrirai perché niente dura, ecco tutto. E’ la dannazione finale alla quale cerchiamo di sfuggire per tutta la vita».
Perché non prendere spunto dal libro della Bignardi per leggere o rileggere
Djuna Barnes “La foresta della notte” pubblicato nel 1936, libro di cui si innamorò lo scrittore T. S. Eliot che scrisse la prefazione. Testo dalla trama esile, scandito da capitoli non lineari che conducono il lettore da una città all’altra –tra Parigi e New York- , in tempi e situazioni diverse, in una sorta di viaggio onirico.
All’epoca fece scandalo perché mise a fuoco travestiti, prostitute e soprattutto le relazioni tra donne.
L’amore lesbico era tabù e la Barnes sapeva di cosa stava parlando, perché a 29 anni si innamorò per la prima volta di Thelma Wood, giovane aspirante pittrice e scultrice di mediocre talento. Le due donne vissero insieme per 8 anni, segnati da viaggi, bevute, litigi e continui tradimenti.
Thelma –sensuale e magnetica- tradì la Barnes con uomini e donne; quando poi si legò alla ricca divorziata
Henriette McCrea-Metcalf, Djuna la lasciò definitivamente.
Fu allora che iniziò a scrivere “Nightwood” decisamente vendicativo. La bambola perversa Robin Vote del libro sarebbe ispirata da Thelma, mentre la ridicola Jenny sarebbe Henriette.
“La passione” raccoglie 9 racconti di storie poco appariscenti, ma dal significato profondo. Parlano di passioni, sentimenti, e narrano -tra l’altro- di una madre che fa visita alla figlia che non vedeva da anni; della morte di un proprietario terriero; di un sarto armeno a New York vittima di una giovane perfida. O ancora, dei pensieri deliranti di un’aristocratica anziana, e dei dottori Katrina e Otto giunti in America negli anni Venti
Antonio Manzini “Le ossa parlano” -Sellerio- euro 15,00
E’ il nuovo capitolo delle indagini di Rocco Schiavone, vicequestore romano spedito ad Aosta, che questa volta indaga sul ritrovamento delle povere ossa di un bambino sepolte in un bosco. Chissà chi era, perché aveva con se una spilletta con lo scudo Capitan America, nelle tasche dei jeans a brandelli. Il caso è inquietante e Schiavone ci si butta con il suo cinismo, la sua profonda disillusione e una personale idea della giustizia che spesso salta le regole stabilite. Affiora una realtà malata, deviata e crudele che ha a che fare con l’immondo sommerso della pedofilia.
In parallelo alle indagini, seguiamo anche le vicende private di Rocco che viene chiamato a testimoniare contro il corrotto dirigente di
polizia Mastrodomenico; l’uomo che era a capo della banda armata sulla quale anni prima aveva indagato Schiavone e che gli era costata l’assassinio dell’adorata giovane moglie Marina. La raffica era destinata a Rocco ma aveva colpito la donna della sua vita e da quella perdita non si è mai più ripreso.
Forse un taglio più netto col passato potrebbe derivare dalla vendita dell’attico romano in cui era stato felice con la moglie….che non sembra essersene andata del tutto, visto che Schiavone continua a parlare con il suo “fantasma”.
LibrInValle 2022 è entrata nel vivo con la conferenza a Gabiano di Dante Paolo Ferraris sabato pomeriggio al centro polifunzionale.
L’autore, seguendo una tradizione ormai consolidata, ha presentato la sua ultima fatica, ‘Girovagando per il Piemonte – volume 3’ viaggio nei borghi minori della regione subalpina. Questa volta Ferraris, rispettando un impegno che aveva preso due anni fa, ha dedicato un capitolo proprio a Gabiano.
Gli altri sono dedicati ad Alice Castello, Argentera, Azeglio, Balzola, Bra, Candia Canavese; Cannero Riviera, Carentino, Caresanablot, Francavilla Bisio, Galliate, Larizzate, Neive, Nizza Monferrato, Passerato Marmorito, Sagliano Micca, Traregio Viggiona, Verrone, Viverone, Volpedo, Volpiano, Voltaggio. Un capitolo è dedicato alla farinata e il tutto è corredato da un’ampia ed esauriente sitografia e bibliografia.
Ad introdurre è stato il sindaco di Gabiano, Domenico Priora, che ha ricordato la sua lunga conoscenza ed amicizia con l’autore, poi Ferraris ha dialogato con Massimo Iaretti, consigliere delegato alla cultura dell’Unione dei Comuni della Valcerrina che ha ricordato che il prossimo appuntamento con LibrInValle è previsto sabato 23 aprile, alle ore 17 a Cerrina Monferrato nel salone parrocchiale, in collaborazione con il Circolo culturale I Marchesi del Monferrato e il Comune di Cerrina, dedicato alla figura di Beppe Fenoglio, con l’intervento di Sergio Favretto e letture di Fulvia Maldini.
L’evento è stato ripreso da una troupe di monferratowebtv.it e telemoranopo.it che lo manderà in onda sui propri canali.