CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 203

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: La ciurma di terra della Flotilla – Un giardino dedicato ad Ada Rossi – Letter

La ciurma di terra della Flotilla
Il Liceo classico  “Cavour” di Torino, il liceo di Luigi Vigliani, di Ludovico Griffa, di Raimondo Luraghi, è una scuola della rete della Shoa, anche se adesso sventola SOLO la bandiera palestinese, con quella italiana e europea. Per giunta sventola dal balcone della presidenza! È una lezione illiberale e in contrasto con la legge. Che tristezza. Dietro le quinte  ad agitarsi  per la Palestina come può, c’è  probabilmente anche il presidente degli ex allievi, ottuagenario faziosissimo, e amico di Odifreddi, che in gioventù fu craxiano.
Che miseria. Odifreddi è  stato chiamato al liceo ad arringare gli studenti sulla flotilla. Allineato sul “d’Azeglio“, antifascista per volontà testamentaria  di Augusto Monti,  con due pietre d’inciampo lucidissime –   all’ingresso – di ebrei uccisi  nel vero Olocausto e  oggi in prima linea contro Israele. Come il “ Gioberti“ enclave degli estremisti di sinistra che dedicano la biblioteca ad una compagna comunista ed ignorano Perelli. La scuola torinese può vantarsi di essere la ciurma di terra della flotilla. In parte è la stessa che mesi fa ha onorato gli 85 anni del presidente degli ex allievi Cavour, ascoltando e applaudendo Barbero.  Tutto torna.
.
Un giardino dedicato ad Ada Rossi
La presidente del Consiglio comunale di Torino Maria Grazia Grippo  ha inaugurato a Torino un giardino dedicato ad Ada Rossi che non fu solo moglie del più celebre Ernesto, polemista, carcerato e confinato durante il fascismo, coautore del manifesto di Ventotene . Tra i carcerati- mi raccontò Massimo Mila – Ada era chiamata Lady Rossi, ma il marito toscano traduceva  con L’è di Rossi.
Il suo matrimonio celebrato quando lui era in carcere, dovette attendere la liberazione per potersi concretizzare.
Ada ebbe la giovinezza rovinata , ma fu sempre partecipe convinta delle battaglie del marito. L’ho conosciuta. Me la presentò Marco Pannella. Mi disse subito, per rimarcare una distanza ben chiara, che non andò mai in via Veneto con Scalfari. Mi disse di essere con Israele e mi disse anche che bene aveva fatto Pannunzio a squassare il partito radicale per cacciare l’antisemita Piccardi accusato da De Felice, prove alla mano, di aver partecipato in Germania a convegni razzisti contro gli ebrei. Ernesto Rossi difese Piccardi, Ada fu al fianco di Pannunzio. Fu anche contro la demonizzazione del grande storico Gioacchino Volpe che Rosario Romeo voleva riscoprire e Rossi voleva restasse ghettizzato nel clima di faziosità di certo antifascismo un po’ fascista, avrebbe detto Flaiano. Una donna fedele a Rossi, ma capace di idee proprie. La laurea in matematica le dava un equilibrio razionale tutto speciale. Una gran donna.
.
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
.
Il cdr de “La Stampa”
Ho visto che il cdr de “La stampa“ ha corretto il tiro:  non ha più messo nel suo comunicato  sindacale che la pubblicità a pagamento deve essere in linea con ciò che scrivono i giornalisti del giornale , un concetto che   viola la Costituzione. A me sembra che anche le idee non allineate al giornale dovrebbero trovare spazio sui giornali. E non a pagamento. Ma questo è un discorso troppo liberale.   Arturo Fina
Anch’io ho colto la correzione di rotta e ne sono contento. “ La stampa”, prima di Giorgio Fattori  direttore, non dava neppure notizia in cronaca dei comizi torinesi di Almirante in campagna elettorale. Così era interpretata la libertà di stampa fino agli anni 80. I giornalisti  scioperarono contro Fattori per mantenere la censura.
.
Israele  pietra dello scandalo
Ho rotto una mia vecchia amicizia per la questione del presunto genocidio da parte di Israele. Sono da sempre filo israeliana. Io ho dati di prima mano da un mio cugino non ebreo che vive e lavora in Israele e non posso sopportare le sciocchezze che dice la mia vecchia amica di origini comuniste. Speriamo che la pace la faccia rinsavire. Celestina Guglielmini  Ivrea
.
Io non ho rotto rapporti, ma li ho rallentati, anche se diventa molto difficile essere tolleranti con le guerrigliere casalinghe  o i professorini in maglietta e jeans  che credono di sapere tutto e non sanno nulla. Tanto sono ignoranti, tanto sono granitici nelle loro certezze. Come i vecchi fascisti diventati nel giro di poche ore tutti comunisti di fede incrollabile.
.
Crosetto
Il divo Crosetto ministro della Difesa celebrato anche dall’opposizione,  ha dichiarato ai giornali. “L’ Italia pronta ad inviare Forze Armate in Palestina” anche  se i vertici militari sollevano dubbi. Mi pare una frase infelice che non spetta a lui pronunciare. A me Crosetto non è mai piaciuto fin dai tempi che lo chiamavano solo “Cruset”. Un gigante buono? Ho dei dubbi anch’io. Antonio Martini
Conobbi anni fa il futuro ministro ad un incontro che ebbi con Marcello Pera e un’altra volta a Fiumicino quando attendavamo insieme il volo di linea per Torino. Da quando è ministro, sembra tornato ad essere più democristiano che fratello d’Italia. Vive un’esperienza difficile e bisogna capirlo. Rinvio il giudizio. Certo, rispetto al sottosegretario di Fdl biellese, appare un politico serio che in genere sa controllare le parole.

Marcello Soleri 80 anni dopo, lo ricorda il Centro Pannunzio

 LUNEDI 13 OTTOBRE A TORINO 
Lunedì 13 ottobre alle ore 16 il Centro “Pannunzio” organizza al Collegio S. Giuseppe in via S. Francesco da Paola 23, un convegno dal titolo:  “Marcello Soleri a 80 anni dalla scomparsa. Lo statista, l’uomo, l’alpino: una vita al servizio dell’Italia“, in cui verrà ricordato l’antifascista ed il Ministro che, tra l’altro, salvò la lira dopo il disastro della 2^ guerra mondiale. Parteciperanno Domenico Ravetti ,Antonio Patuelli, Giuseppe Cacciaguerra, Pier Franco Quaglieni, Gerardo Nicolosi, Olimpia Soleri, Giuseppe Caffaratti. Modererà il giornalista Nicola Gallino. Con il contributo del Comitato Resistenza e Costituzione ed il patrocinio della Regione Piemonte, dell’Ordine regionale dei Giornalisti e dall’Associazione Nazionale Alpini. Il convegno sarà aperto dal suono dell’Inno Nazionale.

Sandro Veronesi vince il Lattes Grinzane con “Settembre nero”

 XV EDIZIONE DEL PREMIO

Si è tenuta questo pomeriggio la cerimonia di premiazione al Teatro G. Busca di Alba
con la lectio magistralis del Premio Speciale 2025 Maaza Mengiste.

Domani il finalista Mathieu Belezi ospite a Cervo in Blu d’Inchiostro.

È Sandro Veronesi con Settembre nero, edito da La nave di Teseo, il vincitore della XV edizione del Premio Lattes Grinzane, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes e organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, dedicato ai migliori libri di narrativa italiani e stranieri pubblicati nell’ultimo anno. Gli altri finalisti di questa edizione sono stati Mathieu Belezi con Attaccare la terra e il sole (Gramma Feltrinelli, traduzione di Maria Baiocchi), Jenny Erpenbeck con Kairos (Sellerio, traduzione di Ada Vigliani), Paul Lynch con Il canto del profeta (66thand2nd, traduzione di Riccardo Duranti), Alia Trabucco Zerán con Pulita (Sur, traduzione di Gina Maneri).

 

La Giuria Tecnica del Premio, che lo scorso aprile aveva indicato l’opera di Veronesi tra quelle finaliste, aveva motivato così la sua decisione: “Settembre nero è un romanzo che si muove nella insidiosa rena dorata dell’adolescenza, come le sabbie mobili sulla spiaggia dove si consuma una delle scene madri del romanzo. Il protagonista è il giovane Gigio, nell’estate in cui scopre l’amore per Astel, tra tenerezza e psicotica esaltazione di sé, nel disperato desiderio di essere come lei lo vede. Prima esperienza di quell’errore di valutazione che fa oscillare tra gioia e disperazione. E assieme all’amore, volubile, Gigio, scopre l’inganno degli adulti, con i suoi genitori incapaci di evitare che il mondo gli possa crollare addosso (il colpo di scena è un salto di vento narrativo, una strambata, che dà una vorticosa accelerazione sul finale). Gigio è figlio di una irlandese, la rossa, Astel di una etiope, la nera: colori di un esotismo in bilico tra erotismo e razzismo, in un’Italia che non sa ancora essere multiculturale, prova a uscire dal clima di un’epoca pesante come il piombo, ingannevole come la plastica. L’estate è quella del 1972, quando il gruppo di terroristi di Settembre nero fece strage di atleti israeliani alle Olimpiadi. E se l’amore è un tema eterno, coniugato nell’infanzia tutta novecentesca vissuta al mare, nel romanzo ci sono piccoli segni di un tempo irripetibile, che Veronesi coglie come un collezionista di conchiglie che sono sotto gli occhi di tutti ma in pochi sanno abbinare: dalla noia ipnotica delle estati prima dell’era digitale a “l’odore di sole” che è un misto di plastiche, creme e pelli sudate, surriscaldate. Odore di ciò che è ovunque e non puoi guardare dritto in faccia, come la felicità”.

 

Contestualmente alla cerimonia di premiazione, all’autrice etiope Maaza Mengiste è stato conferito il Premio Speciale Lattes Grinzane, attribuito in ogni edizione a un’autrice o a un autore internazionale di fama riconosciuta a livello mondiale e che nel corso del tempo abbia ricevuto un condiviso apprezzamento di critica e di pubblico. Nella sua lectio magistralis, Mengiste ha proposto una lucida ma appassionata analisi dei tempi di oggi in forma di lettera, con una riflessione che si è sviluppata a partire dalla domanda: “Anche tu, come me, senti che siamo un passo più in là rispetto alla giusta sequenza delle cose?”.

 

La cerimonia di premiazione, condotta da Alessandro Mari, si è svolta sabato 11 ottobre 2025 al Teatro Sociale Busca di Alba (CN). A determinare la vittoria di Veronesi, sono stati i voti di 400 studentesse e studenti di 24 giurie scolastiche delle scuole superiori in tutta Italia, più una di Lima (Perù). Nei suoi quindici anni di storia, il Premio ha visto il coinvolgimento di quasi 5000 studenti e studentesse appartenenti a 330 diversi istituti scolastici in Italia e non solo, grazie all’adesione delle scuole italiane a Buenos Aires, Parigi, Barcellona, Istanbul, Praga, Bruxelles, Atene, Madrid e Lima. Sono state finora più di 70 le case editrici che hanno concorso con le opere dei loro autori e autrici. Anche quest’anno la cerimonia è stata inserita all’interno del programma culturale della Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba.

 

Domani, domenica 12 ottobre, si rinnova per il secondo anno la collaborazione tra la Fondazione e la rassegna Cervo in Blu d’inchiostro, appuntamento che dal 2012 porta i grandi protagonisti della letteratura contemporanea nello splendido borgo di Cervo: all’Oratorio di Santa Caterina il finalista Mathieu Belezi sarà in dialogo con Walter Scavello, docente di Inglese del Liceo Cassini di Sanremo, e con Francesca Rotta Gentile, curatrice della rassegna. Gli intermezzi musicali saranno a cura della cantante e pianista Ines Aliprandi.

 

Bio premiati

Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. È laureato in architettura. Ha pubblicato: Per dove parte questo treno allegro (1988), Gli sfiorati (1990), Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie (1992), Venite venite B–52 (1995, nuova edizione La nave di Teseo 2016), Live (1996, nuova edizione La nave di Teseo 2016), La forza del passato (2000, nuova edizione La nave di Teseo 2020, premio Campiello e premio Viareggio- Rèpaci), Ring City (2001), Superalbo (2002), No Man’s Land (2003, nuova edizione La nave di Teseo 2016), Caos calmo (2005, nuova edizione La nave di Teseo 2020, premio Strega, Prix Fémina e Prix Méditerranée), Brucia Troia (2007, nuova edizione La nave di Teseo 2016), XY (2010, nuova edizione La nave di Teseo 2020, premio Superflaiano), Baci scagliati altrove (2012), Viaggi e viaggetti (2013), Terre rare (2014, nuova edizione La nave di Teseo 2022, premio Bagutta ed Europese Literatuurprijs), Non dirlo. Il Vangelo di Marco (2015), Un dio ti guarda (2016), Cani d’estate (2018). Con Il colibrì, uscito nel 2019 e tradotto in 27 lingue, ha vinto per la seconda volta il premio Strega. Da questo romanzo, Francesca Archibugi ha tratto l’omonimo film con Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak. Sandro Veronesi ha collaborato con numerosi quotidiani e quasi tutte le riviste letterarie. Attualmente collabora con il “Corriere della Sera”. Dall’ottobre 2020 è membro del Comitato per il Diritto al Soccorso. Ha cinque figli e vive a Roma.

 

Nata a Addis Abeba e residente a New York, Maaza Mengiste è Fulbright Scholar e docente di scrittura al Queens College. Nel 2007 è stata nominata New Literary Idol dal «New York Magazine» e nel 2020 ha ricevuto un Award in Literature dall’American Academy of Arts and Letters. È l’autrice di Il re ombra, pubblicato in Italia da Einaudi nel 2021, selezionato fra i migliori libri dell’anno da «The New York Times», Npr, «Elle» e «Time», vincitore del Premio The Bridge per la Narrativa e del Premio Gregor von Rezzori, finalista al LA Times Book Prize Fiction e al Booker Prize. Sotto lo sguardo del leone (Einaudi 2025), suo esordio nella narrativa, è stato selezionato da «The Guardian» tra i «10 best contemporary African books» e annoverato tra i libri dell’anno da numerose testate.

 

Le giurie

I cinque romanzi finalisti e il vincitore del Premio Speciale sono stati scelti dalla Giuria Tecnica: presidente Loredana Lipperini (scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica), Marco Balzano (scrittore, poeta, italianista), Valter Boggione (docente di Letteratura italiana all’Università di Torino), Anna Dolfi (docente di Letteratura italiana nelle Università degli Studi di Trento e Firenze), Giuseppe Langella (docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università Cattolica e direttore del Centro di ricerca Letteratura e cultura dell’Italia unita), Alessandro Mari (scrittore, editor), Luca Mastrantonio (giornalista, critico letterario), Francesca Sforza (giornalista).

 

Le 25 scuole che costituiscono le Giurie Scolastiche 2025 sono: Liceo Classico Statale “G. Govone”, Alba (Cn); Licei “Giolitti-Gandino”, Bra (Cn); Istituto di Istruzione Superiore “Baruffi”, Ceva (Cn); Liceo Classico e Linguistico “Vincenzo Gioberti”, Torino; Liceo Scientifico, Linguistico, Scienze Umane “Charles Darwin”, Rivoli (To); Liceo Artistico Statale “Caravaggio”, Milano; Liceo Statale “Gian Domenico Cassini”, Sanremo; Istituzione Scolastica di Istruzione Liceale, Tecnica e Professionale, Verrès (Ao); Liceo Ginnasio Statale “A. Canova”, Treviso; Liceo delle Scienze Umane e Artistico “Giovanni Pascoli”, Bolzano; Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti”, Pordenone; Liceo Scientifico “Righi”, Bologna; Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “F. Niccolini”, Volterra (Pi); Liceo Classico Linguistico “Leopardi”, Macerata; Istituto di Istruzione Superiore “Mazzatinti”, Gubbio (Pg); Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, Montefiascone (Vt); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico”, Teramo; Liceo Artistico “Sabatini-Menna”, Salerno; Liceo Statale “G.M. Galanti”, Campobasso; Istituto di Istruzione Superiore “Duni-Levi”, Matera; Liceo delle Scienze Umane “Carolina Poerio”, Foggia; Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”, Reggio Calabria; Liceo Scientifico “Galileo Galilei”, Catania; Liceo Scientifico “Pacinotti”, Cagliari; Colegio Italiano “Antonio Raimondi”, Lima (Perù).

 

I partner del Premio

Il Premio Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno del Ministero della Cultura e Regione Piemonte; con il patrocinio di Rai Piemonte, Confindustria Cuneo, Unione dei Comuni Colline di Langa e del Barolo e Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe – Roero e Monferrato; con il contributo di Fondazione CRC, Fondazione CRT, Banca D’Alba, Az. Vitivinicola Conterno Giacomo e Banor SIM; con il patrocinio e sostegno di Comune di Monforte d’Alba, Città di Alba, Comune di Grinzane Cavour; in collaborazione con Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, Teatro Sociale G. Busca di Alba e Enoteca Regionale Piemontese Cavour; partner: Az. Agricola Conterno Fantino, Cantina Terre del Barolo, Arnaldo Rivera, Antica Torroneria Piemontese, Albergo Ristorante Felicin e Comune di Cervo; partner tecnico: Audiosystem.

 

La Fondazione Bottari Lattes

La Fondazione Bottari Lattes è nata nel 2009 a Monforte d’Alba (Cn), dalla volontà di Caterina Bottari Lattes. Ha come finalità la promozione della cultura e dell’arte e l’ampliamento della conoscenza del nome di Mario Lattes (1923-2001) nella sua multiforme attività di pittore, scrittore, editore e animatore di proposte culturali. Mario Lattes è stato un testimone lucido e anticonformista, artista

di respiro internazionale, cui va il merito della diffusione in Italia di pittori e autori stranieri di grande valore. Fu direttore dell’omonima casa editrice, fondata dal nonno nel 1893, per lungo tempo punto di riferimento della scuola italiana. Tra le pubblicazioni scolastiche realizzate si ricorda l’antologia La biblioteca illustrata con i disegni di Mario Lattes per gli studenti delle scuole medie. La Fondazione Bottari Lattes non ha scopo di lucro. Porta avanti iniziative di studio e di ricerca culturale, curandole direttamente o in collaborazione con altri enti o istituzioni, e organizza progetti e appuntamenti culturali. Tra le principali attività: il Premio letterario internazionale Lattes Grinzane, il Premio biennale Mario Lattes per la Traduzione, mostre di arte e fotografia, i progetti per le scuole come Vivolibro, i convegni. La sede della Fondazione Bottari Lattes (via Marconi 16, Monforte d’Alba) conserva la Biblioteca Mario Lattes, l’Archivio delle carte di Mario Lattes e di altri fondi documentali in possesso della Fondazione e la pinacoteca Mario e Caterina Lattes, che fa parte nella rete degli

Istituti Culturali piemontesi. Nel 2017 la Città di Torino-Presidenza del Consiglio Comunale ha intitolato a Mario Lattes i giardini pubblici di Piazza Maria Teresa, come riconoscimento all’impulso culturale profuso da Lattes nei suoi tanti impegni e iniziative portati avanti nel capoluogo piemontese. Nel 2023, a cento anni dalla nascita di Mario Lattes, la Fondazione ha celebrato la ricorrenza con una pubblicazione, due mostre e vari incontri a lui dedicati, mettendo in luce quali e quante fossero le diverse anime dell’artista torinese.

L’eleganza di Claudia Cardinale nell’abito del “Magnifico cornuto”

Al Museo del Cinema, nell’ambito della mostra dedicata ad Angelo Frontoni

Nel 1964 Antonio Pietrangeli affidava a pubblico e critica “Il magnifico cornuto”, trasposizione del testo teatrale di Fernand Crommelynck, datato 1920, racconto di gelosia, ironico, rapportato ai tempi, Armando Nannuzzi e Trovajoli rispettivamente alla fotografia e colonna sonora allargata a canzoncine dell’epoca, un giovane Gian Maria Volontè nelle vesti secondarie di un assessore. Interpreti Ugo Tognazzi (prova che qualcuno ha definito magistrale) e una florida quanto bellissima Claudia Cardinale, il successo dovuto soprattutto a loro, certo non un capolavoro di un regista che seppe fare ben di meglio, leggi “La visita” e “Io la conoscevo bene”. La quale Cardinale – scomparsa come tutti sanno nella sua casa francese il 23 settembre scorso, nelle scene finali, indossò un vestito da cocktail di shantung nero ornato con petali di seta, una creazione di Nina Ricci, Haute Couture, indossato poi in seguito pure in eventi pubblici.

Nel 2019 il Museo Nazionale del Cinema torinese si era aggiudicato l’abito a un’asta di Sotheby’s “e con questa iniziativa esso intende restituire al pubblico non solo l’immagine di una grande attrice, ma la presenza tangibile del suo lavoro, lì dove cinema e realtà sembrano toccarsi.” Con l’abito, s’allineano alcune immagini di quella occasione, durante le riprese, dovute all’obiettivo di Angelo Frontoni cui il Museo ha dedicato – si protrarrà sino al 9 marzo 2026 – la mostra “Pazza idea”, dove già il viso dell’attrice, in tutta la sua bellezza, abita, come Angelica Sedara, accanto all’altro divo Alain Delon, del “Gattopardo”, nella nicchia dedicata alla Titanus, casa di produzione di lungo corso e di larghissimo successo negli anni precedenti, che proprio a causa dell’elevato budget del capolavoro di Visconti, del 1963, perennemente sfondato, fu spinta ad abbandonare la produzione cinematografica l’anno successivo, per poi riprendere negli anni Ottanta.

e. rb.

La nona stagione di Vitamine Jazz

CON LA 474° VITAMINA SI APRE DANZANDO CON “BALLA TORINO” 

Le “Vitamine Jazz”, varate nel settembre 2017 dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna, in accordo con la Direzione dell’AOU Città della Salute e della Scienza e l’Università degli Studi di Torino, sono il più articolato, ampio e longevo programma al mondo di esecuzioni di jazz realizzate in un ospedale. La Fondazione ha mobilitato, con la Direzione Artistica di Raimondo Cesa, le istituzioni culturali del territorio e la comunità degli artisti che hanno messo a disposizione della causa tempo e competenze in modo gratuito.
Il progetto si colloca nel percorso strategico sull’alleanza virtuosa tra “Cultura e Salute” varato dalla Fondazione nel 2011 che vede coinvolti istituzioni culturali, medici, esperti nelle scienze sociali, economisti della cultura per portare in Ospedale esperienze pilota esportabili in altri contesti.
All’Ospedale Sant’Anna di Torino, il più grande d’Europa dedicato alle donne, hanno partecipato oltre 350 jazzisti di fama nazionale e internazionale.
Le note del jazz hanno dato il benvenuto alle nuove vite nei reparti maternità, accompagnato le pazienti durante le cure chemioterapiche nel Day Hospital oncologico, ingannato il tempo dell’attesa nelle sale d’aspetto e al pronto soccorso.
Il programma si sviluppa in dialogo con il personale dei reparti coinvolti ed è stato valutato molto positivamente da pazienti e operatori sanitari che hanno partecipato a focus group condotti dalla dott.ssa Catterina Seia, Responsabile progetto “Cultura e Salute” della Fondazione Medicina a Misura di Donna, insieme al team del prof. Pier Luigi Sacco, Economista della Cultura.
Attendiamo gli appuntamenti con curiosità e meraviglia. La musica ci stimola e ci ha aperto nuovi mondi” affermano le infermiere intervistate. Gli stessi musicisti definiscono l’ospedale “un grembo armonico” e considerano l’esperienza dell’esecuzione ad personam un arricchimento personale e professionale.

Rencontres, tra il Chœur Région Sud e la Stefano Tempia

Sabato 11 ottobre, ore 21 Conservatorio di Torino

L’incontro tra due tradizionali corali tra le più prestigiose d’Europa

Il concerto che inaugura la Stagione 2025/2026 della Stefano Tempia, Rencontres, di sabato 11 ottobre, è molto più di un evento musicale: è un simbolo di dialogo culturale e di amicizia tra due tradizioni corali – quella francese e quella italiana – tra le più prestigiose d’Europa. L’incontro tra il Chœur Région Sud e il Coro dell’Accademia Stefano Tempia diventa occasione per riflettere sul valore sociale della musica come strumento di coesione e scambio, capace di superare ogni confine.

Il programma offre uno sguardo affascinante su tre opere corali emblematiche, diverse per epoca e linguaggio, ma tutte profondamente legate allo spirito del loro tempo: Missa Pontificalis di Lorenzo Perosi, Gloria di Francis Poulenc, Gallia di Charles Gounod.

La serata si apre con la Missa Pontificalis di Lorenzo Perosi, figura centrale del rinnovamento della musica sacra italiana tra Otto e Novecento. Coevo di Puccini per anagrafe, ma spiritualmente vicino a Palestrina e al gregoriano, Perosi ha segnato con il suo stile luminoso ed estatico un’epoca di transizione, in cui la musica liturgica tornava ad affermarsi con dignità artistica. Il Gloria di Francis Poulenc, composto tra il 1959 e il 1960, è invece un’opera sorprendente, ricca di contrasti. Nello stesso brano convivono momenti di profonda devozione e slanci quasi giocosi, ironici. L’opera nasce in un clima di rinnovata spiritualità e mostra l’inconfondibile stile di Poulenc: una fusione di eleganza francese, ritmo vivace, armonie moderne e una sincera fede cattolica. A concludere il concerto, Gallia di Charles Gounod, una Lamentazione su Gerusalemme distrutta, composta nel 1871 in un momento di grande dolore per la Francia, reduce dalla sconfitta nella guerra franco-prussiana. Il testo biblico diventa allegoria della devastazione della patria: nella voce del soprano solista, nei cori accorati dalle sonorità dense di pathos, risuona il lutto di una nazione ferita. La scelta di eseguire Gallia con i due cori uniti rafforza il senso di solidarietà e memoria collettiva.

CHŒUR RÉGION SUD

Creato nel 1989 e diretto da Michel Piquemal, con il supporto odierno dei direttori di coro Nicole Blanchi e Marion Schürr, il Coro Région Sud riunisce una sessantina di cantori dai sei dipartimenti della regione e da Monaco. Si compone di due ensemble vocali, uno con sede in Provenza e l’altro in Costa Azzurra. Ogni corista beneficia di una formazione approfondita nel canto corale attraverso la pratica collettiva e il contatto con musicisti e solisti professionisti. Il Coro ha il sostegno del Consiglio Regionale Provenza-Alpi-Costa Azzurra, del Ministero della Cultura (DRAC PACA), del Consiglio Generale Bouches-du-Rhône, del Consiglio Generale delle Alpi Marittime, della Città di Aix-en-Provence, della Città di Cagnes-sur-Mer e di  SPEDIDAM.

L’ACCADEMIA CORALE STEFANO TEMPIA

Fondata nel 1875, l’Accademia Corale Stefano Tempia è la prima associazione musicale del Piemonte e l’Accademia corale più antica d’Italia.

Quando a Torino venne diffusa la circolare in cui si annunciava la costituzione della Società Accademica Corale, la notizia fu accolta con grande entusiasmo. Piacque ai torinesi l’idea di “far conoscere ai cultori dell’arte seria e al pubblico in generale le composizioni troppo poco studiate oggidì dei nostri sommi maestri italiani e stranieri, quelle in ispecie che non si possono udire eseguite nelle chiese o nei teatri”. Il Cav. Stefano Tempia, maestro di musica, direttore di canto corale nelle scuole municipali della città era riuscito dar vita al suo sogno più grande. Uomo di grande cultura e di formazione eterogenea fu influenzato dalle realtà che già esistevano altrove. In Europa venivano già divulgati i grandi repertori della musica vocale dal Cinque al Settecento e si contribuiva alla conoscenza di quelli più raramente ascoltati. Tempia abbracciò e diffuse tali novità nello studio della musica corale che all’epoca, in Italia, era offuscato dallo sviluppo della lirica e del belcanto che occupava invece molto spazio e riscontrava grandissimi successi. Stefano Tempia fu colui che in Italia dette il via alla metamorfosi dello studio del canto corale verso la sua forma attuale. Da quel momento sono passati 150 anni e l’Accademia Corale più antica d’Italia non ha mai smesso di crescere e di diffondere l’intuizione di Stefano Tempia attraverso il tempo.

Il primo saggio/concerto si tenne il 12 marzo 1876 sotto la direzione di Tempia, nella sala del Ginnasio Gioberti di Torino. Fin dalle origini ha prodotto concerti collaborando con prestigiosi direttori come Giovanni Bolzoni, Giuseppe Martucci, Lorenzo Perosi, Arturo Toscanini e ha realizzato grandi eventi culturali, tra cui la prima esecuzione in Italia del Judas Maccabeus di Haendel, il primo marzo 1885 e la prima esecuzione a Torino della Nona Sinfonia di Beethoven, il 18 marzo 1888. Nel settembre del 1900, sotto la direzione del maestro Delfino Thermignon, l’Accademia Corale Stefano Tempia si recò in trasferta a Parigi in occasione dell’Esposizione Universale per esibirsi in una delle sale del Trocadero e, in un concerto improvvisato, anche a Versailles. Da questo momento gli accademici furono impegnati in tutta Italia e in Europa in molte trasferte che portarono fama e successi all’associazione torinese. Nemmeno lo scoppio della Prima guerra mondiale fu di arresto alle produzioni dell’Accademia. Eccetto che per gli anni tra il 1942 e il 1948 in cui si riscontra un silenzio nei programmi da concerto, la voce del coro accademico non ha mai smesso di cantare. Negli anni che seguirono, l’Accademia Stefano Tempia istituì una Scuola di canto corale, annessa all’Accademia stessa, per alimentare nuove leve nel coro. Nel tempo il repertorio eseguito si è ampliato e ha toccato tutto il panorama della musica corale.

Oggi le scelte del direttore artistico, nonché direttore del coro, Luigi Cociglio, si trovano in linea con le iniziali larghe vedute del suo fondatore e spaziano dalle composizioni dell’antichità fino ad opere contemporanee, alcune scritte ed elaborate appositamente per l’esecuzione dell’organico accademico attuale.

INFO

Sabato 11 ottobre, ore 21

Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi”, Piazza Giambattista Bodoni, Torino

RENCONTRES

Incontri musicali tra Italia e Francia

Chœur Région Sud

Michel Piquemal, direttore

Coro dell’Accademia Stefano Tempia

Luigi Cociglio, direttore

Anna Delfino – Marion Schürr, soprani

Philippe Reymond, pianoforte

Francesco Cavaliere, organo

  1. PerosiMissa Pontificalis
  2. PoulencGloria
  3. GounodGallia

Biglietti: intero 15 euro, ridotto 10 euro (soci Tempia, under 30, enti convenzionati)

Acquisto al link: https://www.ticket.it/musica/evento/rencontres.aspx

www.stefanotempia.it

Rievocazione storica. A Sant’Antonio di Ranverso sul Camino Español

Alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, domenica 12 ottobre, si rivive la storia. Si torna, in particolare, al 1600, quando la Valle di Susa era percorsa dal Camino de los Tercios Españoles o Corredor Sardo, una via di terra creata durante il regno di Felipe II per poter spostare truppe e risorse nelle Fiandre, evitando i rischi della rotta atlantica. Il percorso principale aveva inizio nel milanese e passava le Alpi attraverso il Ducato di Savoia e a seguire Franca Contea, Lorena, Lussemburgo, Vescovado di Liegi e Fiandre, fino a raggiungere Bruxelles.

La rievocazione di LIFE, istantanee di vita nel tempo è a cura de Le vie del tempo. Per l’occasione sono inoltre in programma due visite guidate tematichealle ore 11 e 15.30 incentrate sui cicli decorativi interni della chiesa abbaziale.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 12 ottobre

LIFE, istantanee di vita nel tempo

L’attività è compresa nel costo del biglietto di ingresso e si svolge durante l’orario di apertura: 9.30-13 e14-17.30

Visite guidate tematiche alle ore 11 e 15.30

Costo della visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Il teatro Baretti inaugura la stagione invitando il pubblico a brindare

Venerdì 10 ottobre, dalle 18 alle 20, il Teatro Baretti inaugura la nuova stagione 2025/2026, intitolata “Aurea Familia”, una stagione dedicata a Rosa Mogliasso, figura centrale della storia e dell’anima del Baretti. Il pubblico è invitato a brindare insieme con prosecco, djset e, soprattutto, con la nuova, sorprendente opera di Donato Sansone, che vestirà di nuova luce la facciata del teatro.
Da tre anni, ogni apertura di stagione è accompagnata da un nuovo murale. Quest’anno è l’artista torinese Donato Sansone, protagonista anche di una personale al Museo Nazionale del Cinema, a donare la sua arte al quartiere di San Salvario, confermando la vocazione del teatro come spazio d’incontro tra vita urbana, comunità e arte.
“Un gesto che non solo segna l’inizio della stagione – dichiara il direttore artistico del Baretti Sax Nicosia – ma che ha ridisegnato il volto di via Baretti, rendendola una tappa del percorso urbano che intreccia arte e vita quotidiana”.

La stagione teatrale 2025/2026, curata da Nicosia, porta il titolo di “Aurea Familia”, un’espressione che indica che, nel nostro stare insieme, è sempre necessario trovare un “equilibrio aureo”: si tratta di ritrovare, nel rapporto tra palco e platea, quel rapporto che in natura e in arte rappresenta l’armonia perfetta.
La prima pièce in programma sarà uno spettacolo più che mai attuale, “Salam/Shalom. Due padri”, tratto dal romanzo “Apeirogon” di Colum McCann, con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana. I due padri, uno palestinese e l’altro israeliano, scelgono la pace. Seguirà “Arpagone” di Michele Santeramo, una rilettura dell’Avaro di Moliére, il “Corpo consapevole” di Annie Baker; ritorna anche quest’anno la maratona “Mozart nacht und Tag” e la festa finale fissata per il 5 giugno con “Tutto il niente che ho da perdere”.

Mara Martellotta

Alle Gallerie d’Italia la mostra fotografica dedicata al grande Jeff Wall

Intesa Sanpaolo nella sede torinese delle  Gallerie d’Italia apre al pubblico dal 9 ottobre 2025 al primo febbraio 2026 la nuova mostra intitolata “ Jeff Wall Photographs”, dedicata a uno dei più influenti artisti fotografici contemporanei, per la curatela di David Campany, scrittore, critico d’arte e direttore creativo dell’International Center of Photography  di New York.

Jeff Wall, nativo di Vancouver nel 1946, da oltre quaranta anni si muove tra la messa in scena meticolosa e l’osservazione documentaria, realizzando immagini che esplorano ogni aspetto della società contemporanea. Al tempo stesso familiari e inquietanti, le sue fotografie elevano le situazioni di tutti i giorni a scene di sapore quasi onirico, nelle quali è molto forte la componente dell’immaginazione, della fantasia e dell’allucinazione.

Andrea Cappello – Fotografo

Wall affronta le principali questioni sociali e politiche, esplorando i modi complessi inesse plasmano le nostre vite. Le tematiche legate alla natura, alla guerra, al genere, alla razza, alla classe ricorrono niente suoi lavori, che à prima vista risultano spesso enigmatici.

“Portare Jeff Wall con Photographs alle Gallerie d’Italia di Torino conferma l’identità di un luogo aperto alla città per offrire occasioni di incontro e approfondimento con i più Importanti protagonisti dell’arte internazionale – ha dichiarato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo – ospitiamo le immagini più significative del grande artista canadese che, tra cinema e fotografia, raccontano la complessità del mondo contemporaneo, calamitando l’attenzione del pubblico, grazie anche alle imponenti dimensioni delle opere che ne amplificano la forza suggestiva”.

La mostra alle Gallerie d’Italia di Torino di Intesa Sanpaolo con 27 opere esposte raccoglierà ogni aspetto dell’opera del fotografo canadese, dalle fotografie più importanti degli anni Ottanta fino a quelle più recenti realizzate nel 2023, raccontandone la realizzazione a più livelli. Il percorso espositivo propone una selezione significativa dei famosi lightbox di Wall, mutuati dal linguaggio pubblicitario, oltre a stampe in bianco e nero e a colori. Le sue imponenti immagini, presentate a grandezza naturale, sono tra le opere più celebri dell’arte contemporanea, capaci di esercitare un fascino magnetico  e misterioso sugli spettatori.
La ricerca di Jeff Wall non è orientata al reportage che cattura l’istante e registra l’evento reale: “Non sono un cacciatore di immagini- ha recentemente affermato”. Egli lavora con tempi dilatati avvalendosi anche delle tecnologie digitali, e costruisce elaborati tableau fotografici messi in scena e illuminati con un processo creativo paragonabile a quello della cinematografia. L’effetto è quello di una fotografia “quasi” documentaria, in quanto le rappresentazioni di scene di vita quotidiana deriva sempre da un paziente lavoro di composizione. Jeff Wall non riproduce la realtà, ma la ricostruisce, in quanto una volta conto un soggetto interessante comincia a ricostruirlo a partire da un luogo più adatto, un luogo dove l’azione avrebbe potuto svolgersi. Le sue immagini sono spesso costruite in base a citazioni di capolavori dell’arte come dipinti di Hokusai, Delacroix e Manet, della letteratura e del cinema, neorealismo italiano in primis. In mostra si possono ammirare alcune delle sue opere più iconiche, come “The Thinker”, che rimanda al pensatore di Augusto Rodin, “After ‘invisible man’ by Ralph Ellison”, “The prologue”, che trae spunto dal romanzo dello scrittore statunitense Ellison, “Odradek”, “Táboriská 8 Prague”, “18 july 1994”, ispirato a un racconto di Franz Kafka. Apre il percorso espositivo “The gardens”, opera fotografica realizzata nel 2017 e ambientata nei giardini di via Silvio Pellico, vicino a Torino. La composizione del trittico presenta tre immagini sequenziali di figure che si muovono in un laboratorio di siepi, dove gli stessi personaggi appaiono come doppi, suggerendo il tema dell’espulsione dal Paradiso, con l’ambiguità temporale e narrativa tipica di Wall. Le opere del fotografo fanno parte di importanti collezioni internazionali, ed è stato protagonista di mostre personali nei principali musei del mondo, la Tate Modern di Londra, il MoMa di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Deutsche Guggenheim di Berlino.

La mostra sarà affiancata da un ricco palinsesto di eventi di approfondimento a ingresso gratuito per il tradizionale “Public program #INSIDE” del mercoledi sera. Ad inaugurare gli appuntamenti, un doppio incontro giovedi 9 febbraio prossimo, alle ore 18, quando il curatore David Campany dialogherà con l’artista, offrendo uno sguardo sul proprio lavoro e sul ruolo della fotografia oggi.

Il museo di Torino, insieme a quelli di Milano, Napoli e Vicenza è parte del progetto museale delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, guidato da Michele Coppola, Educative Director Arte, Cultura e Beni Storici della banca.

Mara Martellotta

In scena al Teatro Erba “I Nomi e le Voci” di Roberto Mussapi

Con Miriam Mesturino, Matteo Anselmi e Roberta Belforte

Martedì 14 ottobre, alle ore 21, in prima nazionale e con replica mercoledì 15 ottobre alle ore 10, debutta al Teatro Erba di Torino “I Nomi e le Voci -monologhi in versi” di Roberto Mussapi. In scena Miriam Mesturino, Matteo Anselmi e Roberta Belforte; al pianoforte Andrea Bevilacqua, il soprano è Danae Rikos. Con la partecipazione dei G.E.T. Germana Erba’s Talents:
Matilde Dalla Verde, Gaia Del Papa, Elisa Frangelli, Miriam Iezzi Mammarella, Fiamma Laiolo, Angelo Marchianó, Simone Marietta e Matilde Tacconi. Le coreografie sono curate da Laura Fonte; le musiche sono di Maurice Ravel; aiuto regia Laura Notaro. La regia è di Girolamo Angione con la produzione di Torino Spettacoli.
Nell’ambito del 27°Festival di Cultura Classica, ideato e promosso da Torino Spettacoli. Martedì 14 ottobre sarà presente in sala l’autore e sarà quindi anche possibile condividere un pensiero con lui, con il cast e con i curatori, al termine della rappresentazione.
Eco, Enea, Didone, il tuffatore di Paestum, e ancora affascinanti personaggi femminili. Roberto Mussapi, considerato uno dei maggiori poeti italiani contemporanei, da più di trent’anni è anche autore di teatro, e spesso le due realtà, poesia e drammaturgia, si fondono nel teatro in versi. Il mito in Mussapi non è mai archeologia, ma diviene sempre una storia presente.
“Teatro in versi: diciamolo, quasi un lusso di questi tempi in cui è sempre più raro trovare drammaturghi che siano poeti – ha dichiarato il regista dello spettacolo Girolamo Angione – Roberto Mussapi lo è certamente, per lunga e comprovata esperienza e riconosciuto successo. Basti ricordare quell’affascinante monologo che è ‘La Grotta azzurra’, che
ebbi la fortuna di vedere anni fa al Festival di Borgio Verezzi, nella vibrante interpretazione di Miriam Mesturino, magicamente ambientato nelle suggestive grotte del borgo ligure. Grande teatro contemporaneo, grande teatro in versi. Oggi, Miriam Mesturino ha voluto tornare al teatro di Mussapi, partendo da un personaggio, Didone, che ha sempre amato e interpretato in più forme e a più riprese: era tempo di metterlo in scena. Così, attingendo dalla silloge I nomi e le voci, si sono scelti alcuni altri monologhi in versi, prediligendo quelli ispirati a personaggi del
mito o del mondo antico: accanto a Didone ed Enea, Arianna, Cassandra, La Ninfa Eco e il Tuffatore di Paestum. Ciascuno di loro, confinato come un’ombra nel regno dei morti evoca con toni a tratti dolenti e malinconici ma sempre profondamente umani, la propria esperienza terrena illuminata dalla forza vitale dell’amore. E di ciascun personaggio, ogni monologo esprime una profondità del sentire e una verità esistenziale che sorprende e avvince. Il verso a teatro è un lusso: per l’attore, anzitutto, che nel verso si astrae dal linguaggio prosastico e nella parola poetica trova la voce con cui dirla, l’emozione della musicalità, la misura del gesto, la vibrazione del corpo; e il disegno del personaggio, nel riverbero della poesia, s’arricchisce di nuove sfumature e rivela profondità insospettate e un respiro che dà nuova vita al suo nome stesso. Parola/Voce, Musica, Gesto: questi gli elementi di una messa in scena che si è voluta essenziale e figurata ad un tempo e in cui ciascuna componente mantiene e accresce, nella necessaria autonomia, il proprio valore assoluto; configurando però nel quadro composito d’insieme, un esito che ci proponiamo equilibrato ed armonico. La musica  (Ravel l’autore prescelto per il perfetto equilibrio formale tra emozione e intelletto) non prevarica mai la parola, ma ne amplifica, semmai, il senso più intimo, il portato affettivo e dei sentimenti. protagonista assoluto, personaggio invisibile, ombra tra le ombre nel suo viaggio di ricerca ed esplorazione, a più riprese invocato
dalle ombre che anelano a lui, è il poeta; autentico demiurgo, con l’atto creativo della sua parola, il poeta riporta quelle ombre alla luce della memoria e, per tutti noi, ridà loro la vita e la voce sulla scena del teatro e della poesia. Per questo, per la straordinaria occasione che ci offre, a Roberto Mussapi vanno tutta la nostra riconoscenza e gratitudine”.
“I heard the mighty tree”, dell’artista Teresa Maresca, nell’immagine della locandina di presentazione.
Teatro Erba – corso Moncalieri 241, Torino
MARTEDÌ 14 OTTOBRE ORE 21 E MERCOLEDÌ 15 OTTOBRE ORE 10
Biglietti
Martedì sera: posto unico € 18+1 prev – rid (ov60, abbonati*, CVC, gruppi di almeno 15persone) € 12+1 ridotto speciale (under26, studenti, docenti e persone con disabilità**) € 9 no prev. Mercoledì mattina: posto unico € 9
Gian Giacomo Della Porta