Lo studioso e presidente del Vittoriale, già Premio Pannunzio 2023, assume la presidenza del Comitato scientifico
Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani, è stato nominato presidente del Comitato scientifico del Centro Pannunzio.
Già insignito del Premio Pannunzio nel 2023 – riconoscimento assegnato annualmente a personalità della cultura, del giornalismo e dell’arte che si siano distinte per indipendenza di pensiero – Guerri raccoglie il testimone alla guida dell’organo scientifico del Centro. E’ una nomina voluta per il contributo offerto alla diffusione di una cultura libera e non conformista, oltre che per il suo impegno nella valorizzazione della figura di Gabriele d’Annunzio e per lo slancio ridato al Vittoriale degli Italiani, ora divenuto uno dei centri culturali più importanti d’Italia.
Il Centro Pannunzio – fondato nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri intellettuali – è un’associazione culturale ispirata a una visione aperta e non elitaria della cultura. Promuove da oltre cinquant’anni il dibattito intellettuale, il confronto delle idee e l’arricchimento personale, sempre nel rispetto della pluralità delle opinioni.
Il primo presidente del Comitato scientifico fu Norberto Bobbio, seguito fra gli altri da Arrigo Olivetti, Luigi Firpo, Mario Soldati, Alda Croce.
Tra i membri che hanno fatto parte del Comitato si ricordano figure di alto spessore culturale, tra cui Nicola Abbagnano, Gianni e Umberto Agnelli, Renzo De Felice, Oriana Fallaci, Ugo La Malfa, Indro Montanelli, Sergio Pininfarina, Rosario Romeo, Giuseppe Saragat, Giovanni Spadolini, Armando Testa e molti altri.
Attualmente fanno parte del comitato: Dario Antiseri, Luciano Basso, Pier Luigi Battista, Piero Bianucci, Hervé Cavallera, Rossana Cavallo, Dino Cofrancesco, Alberto Cottino, Guido Davico Bonino, Fabrizio Fracchia, Mario Garavelli, Ruggiero Grio, Lodovica Gullino, Claudio Magris, Loris Maria Marchetti, Erasmo Miceli, Ugo Nespolo, Gianni Oliva, Franco Pastrone, Marcello Pera, Francesco Perfetti, Giuseppe Piccoli, Francesco Pizzetti, Gian Enrico Rusconi, Mirella Serri, Jacqueline Visconti.

Alle 18,30 possibilità di ammirare gli splendidi paesaggi monferrini tanto amati dal pittore “divisionista” Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 – Milano, 1919) con l’“Aperitivo in vigna” presso l’ “Azienda Agricola Roveto”, non lontano da Frazione Colma, dove nel pomeriggio, alle 15,45, sarà possibile visitare lo “Studio” di Morbelli a “Villa Maria” con il giardino e l’“orto morbelliano” ed apprezzare le riproduzioni di alcuni quadri del pittore fruibili in autonomia in quanto situati lungo le vie e le strade panoramiche che collegano la frazione con l’azienda vitivinicola.






La notizia della morte di Giuseppe Parlato mi riempie di forti e dolorose emozioni. Fummo ambedue allievi di Alessandro Galante Garrone e di Narciso Nada con cui ci laureammo all’Universita’ di Torino. Parlato aveva già allora idee sicuramente di destra o almeno considerate tali e quindi non ritenute degne di attenzione. Credo sia stato il referendum sul divorzio del 1974 a segnare delle scelte divergenti: Parlato si espresse per l’abrogazione , io scelsi la difesa strenua del divorzio a fianco di Pannella. Nella nostra Università torinese non c’era posto per studiosi come Parlato, liquidato in modo sbrigativo da Galante Garrone come un reazionario. Cercai di parlare con Galante Garrone di Parlato, ma lui ebbe la stessa chiusura del giacobino “non mite” che ebbe poi con Vittorio Messori un altro mio amico. Parlato ebbe il coraggio di rompere i ponti con Torino e approdò a Roma alla scuola di Renzo De Felice , anche lui un reietto e un perseguitato. Della scuola defeliciana fu uno dei più coerenti seguaci. Ci incontrammo molte volte a Roma e a Torino dove lo invitai a parlare in più occasioni. Prima di lui invitai Gianni Scipione Rossi che presentò un suo libro sulla destra e Israele in dialogo con Elena Lowenthal. Un dibattito che fece epoca. Parlato ha sempre dimostrato l’equilibrio dello storico scrupoloso in tante occasioni diverse, aperto al confronto sereno con tutti. Qualche suo lavoro non mi convinse e la sua contiguità – più apparente che reale – con l’Msi non mi piacque. Una volta venne presentato un mio libro alla Fondazione De Felice di Roma da lui presieduta. C’era in prima fila la vedova di Er Pecora, l’on. Teodoro Buontempo che gentilmente mi applaudì. Provai un certo imbarazzo, poi la cena con Parlato fu l’occasione per rivederci dopo tanti anni. Parlammo per alcune ore in cordiale amicizia. La sua conversazione era sempre sfolgorante. Venne anche a trovarmi al mare dove gli chiesi di fare una conferenza su Guareschi che ebbe grande successo. Un assessore di origini comuniste lo presentò in piazza senza imbarazzo. Circa un anno fa, in occasione di un convegno sull’omicidio di Giovanni Gentile a Torino, ci sentimmo per definire il suo intervento. Mi disse che era ammalato di cancro , ma che non aveva nessuna voglia di morire e, citando Guareschi, mi disse che non sarebbe morto neppure se lo avessero ucciso. Non poté partecipare al convegno a cui mandò una magistrale relazione che venne letta. Peccato che il mancato finanziamento al convegno della Regione Piemonte abbia impedito la stampa degli atti. Di lui resterà la sua passione inesausta per la ricerca storica e la sua onestà intellettuale. Sono virtù che non vedo molto praticate dai giovani intellettuali di destra che dovrebbero ispirarsi a lui come ad un maestro che ha pagato prezzi altissimi per essere sè stesso. Vorrei anche ricordare la sua ironia, ma non è questo il momento, perché il dolore per la sua scomparsa me lo impedisce.