CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 190

Torna il Moon Festival a San Raffaele Cinema Alto

Per due giorni, venerdì 5 e sabato 6 settembre prossimi, il piccolo borgo di San Raffaele Cimena Alto si trasformerà in un suggestivo palcoscenico diffuso a  cielo aperto illuminato da luci soffuse e candele, per accogliere il Moon Festival,  promosso da Dnart e curato dalla regista Patrizia Besantini. Il piccolo borgo alle porte di Torino si trasformerà in una località magica con laboratori, talk e spettacoli.

Il Moon Festival rappresenta un evento basato sull’inclusività. È,  infatti, accessibile a tutti, queer friendly, aperto ad ogni persona. Gli allestimenti e le installazioni sono realizzate con materiali di recupero forniti dalla comunità.  Diversi gli obiettivi che si pone  il Moon Festival,  tra i quali quello di incentivare il 10 per cento del pubblico a raggiungere il borgo a piedi, organizzando passeggiate lungo i sentieri che conducono alla collina, per ridurre l’impatto ambientale.

Il Moon Festival è  nato quattro anni or sono per ripensare la tradizionale festa patronale ed è  cresciuto un’edizione dopo l’altra, coinvolgendo un  numero sempre maggiore di artisti/e, che quest’anno hanno raggiunto quota duecento, cui si sono affiancati sessanta volontari  e volontarie tra i 14 e i 29 anni, e un numero sempre maggiore di comunità locali.
I principi che animano il festival sono l’inclusività, la sostenibilità  e la qualità artistica per offrire un’esperienza unica, accogliente e immersiva, in grado di comunicare magia e stupore.
Il festival si richiama nel nome alla luna intesa non soltanto come corpo celeste, ma come simbolo di un altrove immaginifico che fa tornare lo spettatore un poco bambino.
Per due giorni verrà spenta l’illuminazione pubblica artificiale del borgo , lasciando spazio alle candele e alle luci soffuse, dense di poesia e capaci di trasportare il pubblico in un’atmosfera ricca di magia e di ricordi lontani.

Installazioni e strutture sono create partendo da materiali di recupero forniti dalla comunità  e l’edizione di quest’anno del Moon Festival può contare anche sul supporto di un brand torinese dell’outdoor, Ferrino, che ha fornito tende e materiali per staff, artisti e artiste, volontari e volontarie, e sul sostegno di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta con cui verrà sviluppato un laboratorio sul tema dell’impatto ambientale del festival, rivolto ai volontari  e allo staff.
Sabato 6 settembre sarà facile raggiungere il borgo a piedi,  alle 15 e alle 17, lungo i sentieri, grazie al supporto di Knauf Insulation e Camminare lentamente.
Il paese si trasformerà in un palcoscenico diffuso e a cielo aperto con installazioni site specific, esperienze immersive, spettacoli che si faranno portatori dei più diversi linguaggi, dal teatro di strada al nuovo circo e alla musica classica, dalla pittura alle installazioni.
La scelta da parte degli artisti delle performance nasce da un’attenzione meticolosa al paesaggio urbano e all’architettura del paese. Ogni intervento è,  infatti,  pensato in dialogo  con il luogo dove avviene, sia esso un cortiletto, un terrazzino, un tetto, un piccolo anfratto.
Tutto risulta realizzato nel pieno rispetto della ricerca di armonia, di quell’armonia capace di trasformare il borgo in teatro e dimora per l’arte. A curare la proposta artistica del Festival sarà Patrizia Besantini. Gli artisti e le artiste selezionati parleranno un linguaggio prevalentemente non verbale,  in grado di superare le barriere artistiche  e di offrire una comprensione capace di abbracciare la dimensione sensoriale, intuitiva e profonda del pubblico.

Il Moon Festival prenderà ufficialmente il via venerdì 5 settembre alle ore 16, alle ore 18 è previsto l’incontro di inaugurazione aperto al pubblico dei media, alla presenza del sindaco di San Raffaele Cimena, Ettore Mantelli , delle autorità e partner dell’evento.
Il weekend sarà preceduto, a partire dal 31 agosto,  da una settimana di residenza artistica a Moncucco Torinese dove artisti, staff e volontari vivranno un momento di formazione.

Venerdì 5 settembre, dopo l’apertura ufficiale del festival alle 16, dalle 17 alle 19 si susseguiranno i laboratori esperienziali , tra cui spicca la costruzione di una pista per biglie lunari. Dalle 21 alle 24 andranno in  scena spettacoli a cielo aperto con performance ogni mezz’ora.
Nella giornata di sabato 6 settembre i laboratori esperienziali saranno seguiti alle 17 da un talk pubblico dal titolo ”Festival partecipativi“ presso palazzo Atelier. Alle 19.30 sarà dato spazio alla musica con il concerto degli Hamburgo, al secolo Nicola Martini, performer e musicista torinese, che si esibirà insieme agli spettacoli a cielo aperto dalle 21 alle 24.

“Il Moon Festival è  nato dalla chiamata della Pro Loco di San Raffaele che voleva ripensare la festa patronale, a cui è  seguita l’intuizione di unire arte, cultura e formazione in un unico movimento di civismo attivo che metta al centro le persone, il territorio,  le relazioni – spiegano Alessia di Pietro, Patrizia Besantini e Simone Dipietro, curatori del festival – Abbiamo voluto così trasformare una festa paesana in un evento atteso, partecipato, riconosciuto, che cresce di anno in anno grazie al coinvolgimento del territorio “.
La partecipazione agli eventi è gratuita con offerta libera. Le navette avranno un costo di 2 euro per gli over 15, mentre per gli under 15 saranno gratuite.

Mara Martellotta

Veronesi, l’odore del sole e l’estate che sta finendo

“C’era un odore, in quelle estati, che non ho mai più trovato altrove. L’odore così com’era non lo ricordo, ovviamente, e tuttavia accompagna la memoria di ogni singolo momento vissuto in quelle estati, io e mia sorella quell’odore lo abbiamo chiamato l’odore del sole”. Questo pezzo non è una recensione ma un consiglio di lettura all’insegna della nostalgia delle estati che furono e che non sono più. Quelle trascorse sulla stessa spiaggia e nello stesso mare, quelle che per noi torinesi iniziavano con la chiusura della Fiat e finivano con la riapertura dei cancelli a Mirafiori. Il libro da leggere in questo epilogo estivo è «Settembre nero» di Sandro Veronesi (La nave di Teseo). Non perché l’ultimo romanzo del due volte Premio Strega non sia adatto a tutte le stagioni ma perché nel raccontare l’estate deldodicenne Gigio Bellandi, Veronesi descrive le atmosfere, i colori, i suoni e gli odori che hanno segnato le estati di noi boomers.

Siamo nel 1972: la famiglia di Gigio lascia Vinci per trasferirsi a Fiumetto, in Versilia. Gigio è un ragazzino “che non sa ancora niente di niente”, vive in un mondo minuscolo, intento a coltivare passioni adolescenziali come ciclismo, automobilismo, calcio e scacchi. A vegliare sulla serenità sua e della sorellina Gilda, sono il padre avvocato penalista, uomo di luminosa superficialità”, e l’affascinante madre irlandese. Gigio trascorre le sue giornate allo stabilimento balneare “Bagno Stella”, immerso nell’odore del sole. Un odore onnipresente e pervasivo, artificiale, chimico. Odore di plastica, di gomma, di nylon, di sapone e di shampoo. Odore di crema solare.

Per Gigio Bellandi l’estate del 1972 segna la scoperta della musica, del fumetto adulto (Linus, L’Eternauta) e del desiderio per Astel Raimondi, la ragazzina dalle treccine “nere come onice nera”. Mentre alle Olimpiadi di Monaco si consuma il massacro commesso dai terroristi palestinesi di Settembre Nero, anche nella vita di Gigio si abbatte una tragedia: la confessione del padre del tradimento con la vicina d’ombrellone (e madre di Astel) manda in frantumi la famiglia. Un romanzo di formazione, certo, un romanzo sul potere evocativo delle parole e su quello seduttivo e salvifico della lingua, ma soprattutto un racconto capace di restituirci una precisa fotografia di un’epoca perduta, quella delle estati italiane dagli anni Sessanta fino ai primi anni Novanta, quando i consolidati copioni delle nostre abitudini vacanziereverranno rivoluzionate dai low cost e dalla globalizzazione. L’estate del ’72 di Gigio Bellandi era identica a quella di Jerry Calà e Marina Suma in quel “Sapore di mare” uscito nella sale nel 1983 ma che i Vanzina ambientarono nella Forte dei Marmi di vent’anni prima, immortalando nello stesso tempo una stagione passata e una contemporanea. Identica all’estate che stava finendo cantata dai Righeira nel 1985. Identica alle mie estati degli anni Ottanta. Trascorse prima sotto l’ombrellone di mia madre (sempre lo stesso ombrellone nella stessa fila della stessa spiaggia, con immancabile raccomandazione al bagnino di riservarla per l’anno dopo), leggendo “L’Uomo Ragno” e gli altri fumetti super-eroistici pubblicati in Italia dalla Corno; quindi con quelli della “compagnia”, il gruppo di amici ed amiche che si ritrovavano anno dopo anno con appuntamento fisso allo stesso posto e alla stessa ora per lo struscio serale sul lungomare. Per poi sciogliersiquando in “spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più (cit. Righeira) e l’odore del sole si trasformava solo in un ricordo.

Emanuele Rebuffini

De Amicis, il monumento grazie a un amico

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I monumenti di Torino    Ecco un nuovo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi vorremmo parlarvi del monumento dedicato a Edmondo De Amicis, conosciuto da tutti per essere l’autore del libro Cuore

Situata in piazza Carlo Felice, all’interno dei Giardini Sambuy, l’opera è formata da due elementi su un’ampia piattaforma con scalini. In primo piano si erge la statua della “Seminatrice di buone parole”, rappresentata dalla “bella figura di una popolana dal largo gesto che diffonde la semente”(cit.), mentre sullo sfondo è situato un muro a esedra (incavo semi-circolare), decorato da un fitto altorilievo nel quale sono raffigurate scena di vita quotidiana, narranti episodi di “amor figliale, amor materno, amicizia, studio, amor di patria, carità e lavoro”(cit.). Sul piedistallo della statua è invece scolpito un medaglione con il profilo di Edmondo De Amicis.

 

Edmondo De Amicis nacque ad Oneglia il 21 ottobre 1846 da una famiglia benestante di origine genevose. Nel 1848 la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo e poi a Torino, dove Edmondo frequentò il liceo. All’età di 16 anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all’Accademia militare di Modena dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza ma, l’anno dopo, decise di abbandonare l’esercito per dedicarsi alla carriera di giornalista. Divenne quindi giornalista militare e trasferitosi a Firenze, assunse la direzione della rivista “L’ Italia Militare”. Nel 1868, all’età di 22 anni, venne assunto dal giornale “la Nazione” di Firenze, dove continuò come inviato militare assistendo così, nel 1870, alla presa di Roma.

Dal 1879 (ma più permanentemente dal 1885) De Amicis si stabilì a Torino, andando ad abitare presso il palazzo Perini, davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa; qui (ispirato forse dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio), terminò quella che fu considerata la sua più grande opera. Il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell’anno), venne infatti pubblicato Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo: l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo (nato come libro per ragazzi), ebbe subito un grande successo e venne molto apprezzato sia per il suo carattere educativo-pedagogico, sia perché ricco di spunti morali riguardanti i miti affettivi e patriottici del Risorgimento italiano. Il libro Cuore fece conoscere Edmondo De Amicis in tutto il mondo e lo suggellò autore attento alle problematiche della borghesia, del popolo e dell’educazione. Alcuni avvenimenti spiacevoli della sua vita, come ad esempio la morte suicida del figlio maggiore Furio (nel 1898 si sparò al Parco del Valentino), lo portarono ad abbandonare definitivamente la città sabauda. In seguito scrisse numerosi racconti nel corso dei suoi viaggi in Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Costantinopoli e Marocco. Morì a Bordighera l’11 marzo del 1908 a causa di una improvvisa emorragia celebrale. Su iniziativa della Gazzetta del Popolo, per onorare la memoria di Edmondo De Amicis ad un anno dalla sua scomparsa, un Comitato propose di erigere un monumento a lui dedicato, che ne onorasse la memoria e ne esaltasse le “doti di educatore e autore immortale”(cit.) del libro Cuore.

L’esecuzione dell’opera venne affidata direttamente (non si proclamò nessun concorso) allo scultore e disegnatore Edoardo Rubino, caro amico di De Amicis, che si propose di realizzare il monumento a titolo gratuito come suo personale contributo. Ad un anno di distanza dall’iniziativa, nel 1910, Rubino presentò il bozzetto del progetto che trovò il consenso e l’approvazione di tutti. Il monumento venne terminato già nel 1914, ma la posa in opera con l’ufficiale inaugurazione, avvenne una decina di anni più tardi a causa di alcune questioni riguardanti la scelta del luogo. Su richiesta della commissione, l’inaugurazione avvenne il 21 ottobre 1923, volutamente dopo l’apertura delle scuole, in modo che “gli potesse essere intorno come aureola gloriosa l’affetto di centinaia di bimbi” (cit.).

Simona Pili Stella

“Terrazza Monferrato”, seconda tappa

Secondo imperdibile appuntamento a Moasca, con “ART SITE FEST”, che porta fra le colline del Monferrato astigiano l’arte della giapponese Fukushi Ito

Sabato 30 agosto, dalle 17 alle 22

Moasca (Asti)

Dopo il successo della tre giorni di inizio luglio (prima tappa di “Terrazza Monferrato”), nel borgo astigiano di Moasca, incastonato fra le lievi colline del Monferrato “Patrimonio Unesco”, fervono ormai gli ultimi preparativi per salutare l’estate con un nuovo appuntamento del Progetto “Phanes Ets”, in collaborazione con il Comune di Moasca e che vedrà la nuova seconda “ospitata” di “ART SITE FEST” portare nei luoghi iconici del territorio una vera e propria festa per salutare in compagnia la stagione estiva.

Giunto alla sua undicesima edizione  e nato dalla brillante idea del critico d’arte (in passato anche Funzionario del “Ministero della Cultura”) Domenico Maria Papa, il Festival vanta la presenza nel tempo in prestigiose sedi del territorio, che vanno dai torinesi “Palazzo Madama”, “Chiablese” e “Museo Egizio”, alla “Reggia di Venaria” e alla “Palazzina di Caccia” di Stupinigi”, fino agli storici Castelli di Racconigi, Masino, Gamba e a dimore storiche, quali “Casa Martini” e “Casa Cavour” a Santena.

“Continuiamo a far dialogare – spiega oggi il curatore Domenico Maria Papa – l’arte con la natura e la storia. Il tema di questo secondo momento nella sognante cornice del Castello di Moasca è la ‘parola’. Quella scritta, sussurrata o declamata. Perché con le parole si costruiscono immagini e racconti”. Momenti chiave dell’evento saranno dunque, in quest’ottica, una mostra dedicata all’artista giapponese Fukushi Ito (Nagoya, 1952), oggi residente a Milano – la cui proposta artistica vuole essere una “riflessione sulla scrittura, sulle lingue dimenticate, nonché sulle parole nella letteratura” – e un reading dell’attore e regista chivassese Ivan Fabio Perna“L’oste di Babele” (testo di Klaus Linden e adattamento di Domenico Maria Papa) teso ad accompagnarci “alla scoperta del potere evocativo delle storie”. E proprio con l’esibizione di Perna (che con sagace ironia affronta il tema della condivisione di storie e tradizioni nel racconto di un oste al tempo della costruzione della “Torre di Babele”, sinonimo dell’incomunicabilità e castigo divino per la superbia dell’uomo) si apre alle 17,30 la giornata del Festival all’interno della Chiesa di “San Rocco”, autentico gioiello dai tipici caratteri settecenteschi, di recente restaurato grazie all’intervento del Comune di Moasca.

A seguire, troviamo in agenda uno sfizioso “aperitivo musicale” condotto dal giovane chitarrista classico torinese Giulio Paternoster, con una scaletta musicale che parte dal repertorio per “chitarra romantico-impressionista”, in particolare spagnolo, per approdare al “contemporaneo” con interpretazioni originali di composizioni vicine a Roland Dyens e Dušan Bogdanović. Il percorso scelto da Paternoster mette in mostra le qualità evocative del linguaggio chitarristico, che sconfina fino al jazz e alla musica latino-americana “con un approccio intimista, attento a valorizzare il carattere introspettivo del suono”. Per partecipare all’“aperitivo musicale”, è gradita la prenotazione al 379/1418431.

E, infine, in gradevole chiusura della giornata, l’inaugurazione, alle 21, nella Sala espositiva “Davide Lajolo” (sita nella Torre del Castello) della Mostra “Lingue perdute” dell’artista nipponica Fukushi Ito, insignita nel 2014 dal governo giapponese della “medaglia con nastro blu”, fra le maggiori onorificenze concesse dall’imperatore a quanti si siano distinti per concreti meriti sociali. “Per me – scrive la stessa Fukushi Ito – l’indagine artistica e la sperimentazione dei materiali rappresenta una ricerca umana, antropologica e spirituale capace di spiegare la nostra esistenza nel mondo, così come i modi in cui l’umanità si rappresenta e si modella. In particolare, per Moasca, propongo insieme ad alcune opere recenti, una ricerca inedita sul tema delle lingue dimenticate e sulle scritture mai completamente decifrate, che custodiscono storie mai narrate”. In mostra, a firma dell’artista, si trovano soprattutto “sculture luminose” dedicate a Yukio Mishima (Tokio, 1925 – 1970), scrittore fra i più significativi, ma anche figura politicamente fra le più controverse del XXI secolo (fondatore della “Tatenokai”, milizia civile nata con il dichiarato scopo di restaurare la “dignità” dell’antico Impero giapponese, dopo la ricostruzione post-bellica), che seppe coniugare la tradizione letteraria giapponese con la contemporaneità. E perfetta sintesi di materiali antichi e contemporanei, artisticamente miscelati in plastiche installazioni di grande e suggestiva armonia, sono anche le “sculture luminose” di Fukushi. Sculture poetiche, altamente evocative “in cui proprio l’utilizzo della luce si fa elemento unificante”. Il percorso espositivo è inoltre completato da immagini digitali (“computer drawings”) realizzate su tela.

Gli eventi di sabato 30 agosto sono tutti a ingresso gratuito. Si consiglia di prenotare scrivendo a: info@artsitefest.it

g.m.

Nelle foto: Il Castello di Moasca (credit Donatello Lorenzo); Fukushi Ito; parte allestimento

Enrico e Leonor, artisti a confronto

Il 30 agosto nello splendido anfiteatro della Cantinetta Resort di Roberto Imarisio, raffinato collezionista ed egli stesso versatile artista, avverrà il confronto tra il particolare Surrealismo di Enrico Colombotto Rosso e Leonor Fini, legati da forte amicizia alimentata dalla affinità elettiva.

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 Interverrà nella presentazione la nostra collaboratrice e critica d’arte Giuliana Romano Bussola.

Seguirà la lettura della silloge poetica di Carlo Guglielmero e Silvia Oppezzo “Testo a fronte”.

Il 31 agosto visite alle dimore storiche del Pinerolese

Con la fine dell’estate e le prime giornate d’autunno torna il desiderio di gite fuori porta che, seppure a pochi chilometri da casa, possano offrire spunti di visita originali ed adatti a tutta la famiglia.

A breve distanza da Torino, domenica 31 agosto (orario indicativo dalle 10 alle 12.30 e  dalle 14.30 fino alle 17.30 )alcune Dimore Storiche del Pinerolese  iscritte all’ A.D.S.I (Associazione dimore storiche Italiane) aprono le porte al pubblico per visite accompagnate dagli stessi proprietari (a pagamento). Ville, palazzi ed antiche proprietà di epoche e stili diversi fra loro che preservano il fascino e le suggestioni tramandate e custodite da generazioni. Attraverso testimonianze ed aneddoti sarà possibile ricomporre momenti di arte, economia storia pubblica e privata del Piemonte. L’itinerario intende valorizzare sotto un profilo turistico – culturale una zona del Piemonte che fu strategica per la storia,l’arte e l’economia della regione e della stessa Capitale.

Ecco l’elenco delle dimore aperte domenica 31 agosto

Bricherasio                                  Palazzo dei Conti di Bricherasio                                 

Pinerolo                                       Villa Le Peschiere (ultima apertura di stagione)

                                                      Cascina Losetta – Tenuta del Colombretto

                                                      Parco Storico il Torrione

Piobesi T.se                                 Villa La Paesana

Piossasco                                    Casa Lajolo

San Secondo di Pinerolo          Castello di Miradolo

Villafranca Piemonte                Castello di Marchierù

                                                    Castello dei Conti Piossasco

Volvera                                       Palazzotto Juva

Oltre alla abituale visita guidata, da segnalare che Cascina Losetta propone nel pomeriggio letture per bambini seguita da merenda per tutti con gelato e Palazzotto Juva di Volvera invita alla visita di una mostra d’arte.

L’ultimo romanzo di Cesare Pavese

Il 27 agosto del 1950, Cesare Pavese si toglieva la vita nella stanza 346 dell’hotel Roma in piazza Carlo Felice, di fronte alla stazione di Porta Nuova a Torino. Il suo ultimo romanzo La luna e i falò, uno dei capolavori della letteratura del ‘900 e libro di formazione per intere generazioni, rappresentò per più versi il viaggio dello scrittore alla ricerca di se stesso e delle proprie origini. Fu il suo testamento letterario, composto in meno di due mesi, tra il 18 settembre e il 9 novembre del 1949, e dato alle stampe nell’aprile del 1950. Pavese scrisse in proposito: “È il libro che mi portavo dentro da più tempo e che ho più goduto a scrivere. Tanto che credo che per un pezzo – forse sempre – non farò più altro. Non conviene tentare troppo gli dèì”. E non solo gli dei, se Pavese scelse di terminare la propria esistenza “nella stanza d’un albergo nei pressi della stazione; volendo morire nella città che gli apparteneva come un forestiero”, come scrisse Natalia Ginzburg. Sul comodino della stanza era posata una copia dei Dialoghi con Leucò su cui lo scrittore aveva lasciato una raccomandazione: “Non fate troppi pettegolezzi”.
Un epitaffio che invitava il mondo a rispettare la sua scelta di andarsene prematuramente e di farlo in silenzio, in punta dei piedi, con quel riserbo tutto piemontese che ha sempre contraddistinto la sua vita. Settantaquattro anni dopo la sua scomparsa i messaggi e i valori che le pagine dei romanzi e dei racconti di Pavese ci trasmettono continuano a essere attuali nella loro straordinaria semplicità e immediatezza, a partire da quello del profondo legame con la terra dove si nasce, quel legame che non si spezza mai e che ciascuno di noi porta dentro di sé perché “avere un paese vuol dire non essere soli sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Perché avere un paese, avere delle radici, un luogo al quale aggrappare i propri pensieri, nel quale rifugiarsi anche nei momenti più difficili come quello che abbiamo vissuto, come quello che stiamo vivendo, significa sapere di appartenere a una comunità con la quale potremo continuare a lottare. Cesare Pavese ha amato molto il Piemonte, le Langhe, le grosse colline nelle quali ambientò i suoi romanzi più belli, trasportando il lettore tra borghi e vigneti, falò e sentieri, tra la sua gente. La lapide posta sulla tomba che custodisce i resti mortali del poeta, trasferiti dal cimitero monumentale di Torino al camposanto di Santo Stefano Belbo nel settembre del 2002, riporta queste parole “Ho dato poesia agli uomini”, una frase struggente che testimonia la forza e l’immortalità dell’arte.

Marco Travaglini

Gli intellettuali nella storia d’Italia

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Qualche sera fa ad Alassio di fronte ad una domanda del pubblico, ho improvvisato una risposta sugli intellettuali italiani e la loro storia. Qualche osservazione merita forse di essere ripresa. Per secoli dall’età delle Signorie in poi e anche in parte del Medio Evo (pensiamo alla scuola poetica attorno a Federico ll) se si esclude Dante, gli intellettuali  italiani sono stati dei cortigiani destinati a servire un principe, fosse quello di Machiavelli o di altra signoria.  Il grande Ariosto dovette porsi al servizio degli Estensi che non apprezzarono neppure la sua opera. Pochissimi furono vittime del potere come Bruno, Campanella, Galilei. Per trovare esempi di poeti che non si piegarono nella” genuflessioncella “come era tenuto a fare il Metastasio alla corte di Vienna , bisogna attenendere l’abate Parini fustigatore dei privilegi, gli illuministi milanesi e quelli napoletani. Anche Goldoni cittadino della Repubblica di Venezia andò alla corte francese. E poi l’aristocratico Alfieri che odiò “ le muse appigionate “e seppe tenere la schiena dritta. Ma è soprattutto da Foscolo che nasce una poesia civile capace di opporsi ai potenti fino alla scelta dell’esilio, come i piemontesi Baretti e Radicati di Passerano. Foscolo morì povero a Londra. Anche gli aristocratici Leopardi e Manzoni  seppero non piegarsi mai al potere. Nell’800 ci furono tanti intellettuali e scrittori che furono patrioti e conobbero il carcere e l’esilio a partire da Francesco De Sanctis. Anche Carducci fu poeta libero, malgrado la nomina a senatore. Nell’800 incomincia ad insinuarsi anche nel mondo della cultura la Massoneria che non fu protagonista, come molti sostengono, del Risorgimento. Molti poeti e scrittori scelsero il sostegno della Massoneria. A determinare  un cambiamento fu il graduale riconoscimento in Italia e all’estero dei diritti d’autore che li liberò dalle edizioni pirata delle loro opere.

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Con i diritti d’autore dovrebbe cessare il mecenatismo. Ma in effetti non è così perché la politica diventa una seduzione irresistibile per tanti intellettuali. D’Annunzio ne è un esempio alto anche se a volte confuso. Sarà soprattutto di fronte al fascismo che gli intellettuali si schierarono pro o contro nel 1925 con i manifesti di Gentile e di Croc, tema che ho affrontato nella mia lectio iniziale. Ma il banco di prova fu il Ventennio. Mussolini, che conosceva bene le ambizioni degli intellettuali italiani, creò la Reale Accademia d’Italia con appannaggi , feluche , titoli di eccellenza. In pochi resistettero alla tentazione, ma molti furono fascisti per convinzione a partire da Pirandello e Ungaretti.  Gli intellettuali an tifascisti furono pochi : obbligati all’esilio , condannati al carcere e al confino. I loro nomi vantano il sacrificio di Gramsci , dei fratelli Rosselli e di pochi altri uomini di cultura. Croce seppe opporsi restando in Italia , ma il suo prestigio internazionale e il fatto che fosse senatore lo preservarono dalla persecuzione. Analogamente accadde per il grande economista Luigi Einaudi. Caduto il fascismo il 25 luglio 1943, molti intellettuali che furono fascisti quasi fino al giorno prima, si riposizionarono, trovando la sponda nel partito comunista che accolse i convertiti senza particolari problemi.  Anche durante la Repubblica sociale ci furono Fo, Albertazzi e persino il giovane Spadolini che scelsero di stare dalla parte di Mussolini e di Gentile, assassinato sotto casa nel 1944.

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Togliatti era un politico di razza e accolse tutti  i voltagabbana che diventarono i più devoti comunisti per farsi perdonare il passato. Ha così inizio il sogno dell’egemonia culturale gramsciana che l’intellettuale sardo sperava con radici più nobili. Gramsci concepiva il partito comunista  come il nuovo “Principe“ di Machiavelli, un partito compatto e disciplinato, un partito pronto a fare la rivoluzione bolscevica. Togliatti era più realista di Gramsci e pensò ad accaparrarsi  posti nelle università , nelle case editrici , nei giornali , nel cinema da affidare ai suoi militanti. Quella egemonia non è più quella di un tempo, ma continua a resistere. La maggioranza degli uomini di cultura  con Marchesi, Russo  e tanti altri nel 1948 scelse il fronte popolare . Una minoranza scelse la libertà: i Silone, i Pannunzio, i Longanesi, i  Guareschi. Per fortuna dell’Italia vinse il fronte raccolto attorno a De Gasperi, a Croce, ad Einaudi, a Saragat, la cultura restò un monopolio degli sconfitti e non fu certo un premio di consolazione.

I Catari a Monforte d’Alba

Venerdì 5 e sabato 6 settembre, dopo tre anni di attesa, ritorna a Monforte d’Alba l’unica rievocazione storica dedicata ai Catari, in grado di trasformare l’antico borgo in un teatro a a cielo aperto, dove riecheggeranno  suoni e atmosfere dell’Alto Medio Evo.
Conosciuto in tutto il mondo per i grandi vini, la ristorazione di eccellenza, il festival Internazionale Monfortinjazz e per le iniziative della Fondazione Bottari Lattes, Monforte non dimentica le proprie radici storiche e rievoca un episodio realmente accaduto  nel 1028, quando nel castrum di Mons Fortis prese forma uno dei primi focolai eretici documentati in Italia settentrionale.

La rievocazione storica venerdì e sabato alle 21.15, con un suggestivo corteo di 150 figuranti, ripercorre con suggestione e realismo queste vicende drammatiche, che affondano le proprie radici nella setta proto- catara che, sostenuta dalla contessa Berta, trovò a Monforte un centro di predicazione. Guidati dal carismatico Girardo, un gruppo di nobili e popolani avevano abbracciato una dottrina di forte impronta gnostica, fondata sulla castità,  la comunione dei beni, l’astinenza dalla carne e la preghiera continua. Le idee raggiunsero presto l’arcivescovo di Milano, Aribèrto d’Intimiano, che decise di intervenire di persona, ordinando l’arresto di Girardo  e il suo trasferimento a Torino, davanti a un tribunale ecclesiastico. Il processo mise in luce la natura profondamente razionalista della nuova fede, il Figlio inteso come “anima dell’uomo amato da Dio”, lo Spirito Santo come “intelligenza delle scienze divine” e Maria Vergine “come raffigurazione simbolica delle Sacre Scritture”. Dottrine che portarono inevitabilmente alla condanna, il castellodi Mons Fortis fu raso al suolo, gli abitanti deportati a Milano e, di fronte alla scelta tra abiura o rogo, i seguaci rimasero fedeli alla propria dottrina scegliendo il martirio.
Per due giorni il borgo si trasformerà in un viaggio nel tempo, con cortei, scene teatrali, atmosfere medievali che permetteranno al pubblico di vivere da vicino una pagina cruciale della storia medievale italiana e del pensiero religioso europeo.

Domenica 7 settembre si completerà il programma  negli spazi dell’Auditorium Horzowzki con, alle 19, lo spettacolo del gruppo musicisti e sbandieratori Patin e Tesor di Alba. Dalle 20.30 cena con menù cataro organizzata dalla Pro Loco di Monforte. Prenotazioni al 3397189282.

La rievocazione è organizzata dall’Associazione  Monfortearte e dal presidente Adolfo Ivaldi in collaborazione con l’associazione Monforte Martina Libri e la Pro Loco di Monforte.

Mara Martellotta

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

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AGENDA APPUNTAMENTI FONDAZIONE TORINO MUSEI
5-11 settembre 2025

 

VENERDI 5 SETTEMBRE

 

Venerdì 5 settembre dalle ore 18

MOSTRE D’ARTE TRA ITALIA E GIAPPONE NEGLI ANNI VENTI. IL CASO DI ETTORE VIOLA

MAO – Conferenza a cura di Motoaki Ishii, Università delle Arti di Osaka

Introduce Stefano Turina, Università degli Studi di Torino

In collaborazione con CeSAO  – Centro Studi sull’Asia Orientale

Nel 1923 l’ambasciatore del Regno d’Italia a Tokyo, Giacomo De Martino, ebbe l’idea di organizzare una mostra d’arte italiana nella capitale del Giappone che però venne sopressa due volte: la prima a causa del Grande Terremoto del Kanto avvenuto lo stesso anno e la seconda per l’opposizione dell’importante critico d’arte Ugo Ojetti. Bisognerà aspettare il 1928 per vedere sbarcare la prima mostra d’arte italiana contemporanea a Tokyo grazie al deputato e militare Ettore Viola. Lo stesso Viola collaborò in seguito alla realizzazione della celebre mostra d’arte giapponese a Roma nel 1930. La conferenza indagherà le travagliate vicende dell’organizzazione della prima mostra d’arte italiana in Giappone grazie a Ettore Viola, e dell’importante mostra d’arte giapponese giunta poi in Italia.

Partecipazione gratuita fino a esaurimento posti disponibili.

Nato a Maebashi, Gumma, Giappone, il Prof. ISHII Motoaki si è laureato in Legge presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università statale di Tokyo, poi in Lingua e Letteratura Italiana presso la Facoltà di Lettere della medesima università. Cambiando l’indirizzo a Storia dell’Arte, ha conseguito il titolo di Master e il Ph. D. nel 1997 alla Graduate School dell’Università di Tokyo. Nel frattempo si è recato in Italia grazie a una borsa di studio del Governo Italiano ottenendo nel 2001 il Ph. D. alla Scuola Normale Superiore di Pisa con la tesi dal titolo “Venezia e il Giappone – studi sugli scambi culturali nella seconda metà dell’Ottocento”. Attualmente il professore ordinario all’Università delle Arti di Osaka, il prof. Ishii ha tenuto un corso sulla storia degli scambi culturali tra l’Italia e il Giappone al Corso di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale e Arti visive, spettacolo e design dell’Asia Orientale dell’Università degli Studi di Milano nel 2019.

 

Venerdì 5 settembre dalle ore 18.30

S.O.N.O.G.E.O.M.E.T.R.I.A. Un’azione condivisa tra scultura e suono, sguardo e corpo.

FINISSAGE MOSTRA ALICE CATTANEO. DOVE LO SPAZIO CHIAMA IL SEGNO

GAM – Performance musicale

Intervento sonoro di Alice Cattaneo, Chiara Lee e freddie Murphy

Performer: Camilla Soave

All’interno della mostra dedicata al lavoro di Alice Cattaneo, Dove lo spazio chiama il segno, S.O.N.O.G.E.O.M.E.T.R.I.A. è un intervento site-specific a sei mani (e molti speaker) che mette in dialogo le sculture dell’artista con una tessitura sonora, composta da gesti, materiali e frammenti d’ambiente.

Nessuna messa in scena, nessuna interpretazione: piuttosto un attraversamento diretto e spaziale, materico e organico.

Una performer, corpo consapevole, interagisce con le opere tramite una serie di azioni minime: attivazioni sonore che si espandono nello spazio attraverso dieci casse Bluetooth, ognuna depositaria di un suono-ombra. Sono i suoni delle opere stesse, raccolti e registrati — lo spostamento, la caduta, il trascinamento, la frizione con il suolo — e poi lavorati per essere reimmessi nello spazio come eco materiche. Una forma di campionamento ambientale che si fa geografia, archivio, presenza.

Durante l’intervento, il suono si dispone nello spazio, si sedimenta, si sovrascrive negli interstizi dell’ambiente. L’interfono — come gesto finale e intrusivo — interrompe e ridefinisce il paesaggio acustico, mentre la performer raccoglie e riposiziona le casse in un nuovo assetto.

Il giardino che ne emerge, o foresta sonora, diventa un’ulteriore opera, effimera ma concreta, in cui tutto si stratifica e si tiene: corpo, gesto, materia, voce degli oggetti.

L’installazione rimarrà visitabile fino al 7 settembre.

Info: gamtorino.it

 

 

SABATO 6 SETTEMBRE

 

Sabato 6 settembre ore 12-16

FINISSAGE MOSTRA HAORI

MAO – presentazione catalogo, rinfresco e proiezione

La giornata di sabato si apre con la presentazione del catalogo della mostra, edito da Silvana Editoriale. Il catalogo si sviluppa seguendo passo dopo passo il percorso espositivo e le sue sezioni tematiche, proponendo approfondimenti critici che offrono chiavi di lettura storiche, artistiche e culturali, con particolare attenzione alla complessità iconografica degli abiti esposti e al contesto in cui furono creati e indossati. Ampio spazio è dedicato alle opere degli artisti contemporanei invitati: Kimsooja Royce Ng, Yasujirō Ozu, Tobias Rehberger e Wang Tuo.

Il volume include inoltre saggi inediti a cura di Lydia Manavello, Silvia Vesco e Anna Musini, che approfondiscono temi quali l’estetica maschile nell’abbigliamento giapponese, le dinamiche storiche del periodo Taishō e Shōwa, e il ruolo della moda come veicolo di propaganda, identità e trasformazione culturale.

Il catalogo intende essere anche un dispositivo di lettura trasversale, che consente di cogliere le interconnessioni tra passato e presente, tra patrimonio materiale e riflessione artistica contemporanea. Un invito a proseguire idealmente il viaggio iniziato in mostra, alla scoperta di un Giappone più complesso e stratificato di quanto spesso le narrazioni canoniche lascino immaginare.

Al termine della presentazione, sarà offerto un light lunch a tutti i partecipanti, un momento di convivialità per favorire il dialogo tra esperti, appassionati e visitatori.

Nel pomeriggio, alle ore 14, il programma prosegue con la proiezione del film Inizio d’estate (1951), capolavoro di Yasujirō Ozu che, attraverso la sua poetica delicata e profonda, offre uno sguardo intimo sulla società giapponese dell’epoca.

L’ingresso è gratuito previa prenotazione al link.

DOMENICA 7 SETTEMBRE

 

Domenica 7 settembre

CHIUDONO LE MOSTRE ALLA GAM

FAUSTO MELOTTI. LASCIATEMI DIVERTIRE!

ALICE CATTANEO. DOVE LO SPAZIO CHIAMA IL SEGNO

GIOSETTA FIORONI

Info: gamtorino.it

 

Domenica 7 settembre

AL MAO CHIUDONO LA MOSTRE

HAORI. Gli abiti maschili del primo Novecento narrano il Giappone

ADAPTED SCENERIES

PAESAGGI DA SOGNO. Le 53 stazioni della Tokaido

Info: maotorino.it

 

Domenica 7 settembre ore 15

PROIEZIONE VIAGGIO A TOKYO (1953) DI YASUJIRŌ OZU

MAO – proiezione film in occasione del finissage della mostra Haori

Domenica 7 settembre alle ore 15 il MAO propone la proiezione del maggiore capolavoro di Ozu, Viaggio a Tokyo (1953). Il film, unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi film della storia del cinema di tutti i tempi, esplora con straordinaria sensibilità i mutamenti della società giapponese nel secondo dopoguerra, dialogando idealmente con i temi di trasformazione culturale e sociale evocati dalla collezione di abiti in mostra ma, al contempo, evocando emozioni universali.

L’ingresso è gratuito previa prenotazione al link.

 

 

LUNEDI 8 SETTEMBRE

 

Da lunedì 8 a giovedì 11 settembre

FUTURES LITERACY / CAPTURING THE INTANGIBLE

GAM – Workshop

Negli spazi della GAM si svolge il workshop condotto da Caterina Tiazzoldi, architetta e artista di fama internazionale. L’iniziativa è rivolta in particolare agli studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti, al Politecnico di Torino ed altri cittadini. Rappresenta un’opportunità formativa di alto livello per riflettere, creare e dialogare intorno al tema dei futuri urbani. Il laboratorio esplorerà, attraverso il quadro concettuale dell’UNESCO Futures Architecture Literacy e il Progetto Europeo Dialog City (https://dialogcity.eu/), come lo spazio pubblico possa diventare luogo di socializzazione e visione condivisa, utilizzando strumenti digitali, materiali riciclati e pratiche collaborative.

Info e prenotazioni: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it e sul sito

 

 

MERCOLEDI 10 SETTEMBRE

 

Mercoledì 10 settembre

PROIEZIONE A THOUSAND DREAMING PLATEAUS DI DABAL KIM

MAO – dal 10 al 20 settembre – proiezione in loop

Il MAO, in collaborazione con il Consolato Generale della Repubblica di Corea, propone la proiezione del film A Thousand Dreaming Plateaus, cinepoema di 14 minuti senza dialoghi che attraversa tre luoghi simbolici della Corea del Sud: dall’antico altare imperiale di Hwangudan a un’isola immaginaria dove acqua e terra si fondono. Privo di una narrazione lineare, il film si configura come uno scavo poetico del tempo, sulle tracce di riti dimenticati e paesaggi in continua trasformazione.

Attraverso performance scultoree e gesti rituali, l’opera esplora le intersezioni fluide tra memoria, corpo e territorio, trasportando lo spettatore in un regno ipnotico e sensoriale. Il titolo evoca una molteplicità di significati stratificati: “mille” indica infinite variazioni, “sognare” è un viaggio tra memoria e realtà, mentre “altopiani” allude a paesaggi contemplativi in cui storia e natura si riscrivono costantemente.

Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

 

GIOVEDI 11 SETTEMBRE

 

Giovedì 11 settembre ore 18:00

RICCARDO VENTURI

Giardini di carta. L’erbario dalla botanica alle arti visive

GAM – conferenza del ciclo RISONANZE – Primo ciclo di Conferenze tra Arte e Filosofia

Tra giugno 2025 e marzo 2026 la GAM di Torino organizza un ciclo di incontri, in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino, curato da Chiara Bertola e Federico Vercellone. Gli incontri, articolati in singole conferenze, ripercorrono i temi delle Risonanze che attraversano la programmazione espositiva della GAM dall’ottobre il 2023 alla primavera del 2026: luce, colore e tempo; ritmo, struttura e segno; incanto, sogno e inquietudine, e vedono la partecipazione di studiosi e studiose di rilievo internazionale nel campo della filosofia, della storia dell’arte e delle scienze umane, offrendo un’occasione unica di riflessione interdisciplinare, in cui pensiero e visione si intrecciano per generare nuovi livelli di lettura delle opere e dell’esperienza estetica.

Quarto appuntamento:

RICCARDO VENTURI

Giardini di carta. L’erbario dalla botanica alle arti visive

Curioso è il destino dell’erbario: nato come strumento scientifico nelle mani della botanica per raccogliere, classificare e illustrare specimen vegetali, come farmacopea o elenco di farmaci, non ha cessato di affascinare filosofi, scrittori e artisti. Senza ricusare la sua origine scientifica, l’erbario è così diventato un giardino di carta, un dispositivo verbo-visivo o un iconotesto poetico da cui si sprigiona la potenza delle immagini, la capacità di cogliere il dettaglio, di salvare l’effimero dall’oblio. Malgrado il carattere mortifero delle piante seccate e spillate sulla pagina, l’erbario è stato percepito come un eden in miniatura se non come un vero e proprio oggetto magico, una rêverie capace di riconnetterci e non alienarci al mondo vivente. Radicato nella tradizione naturalista, non mancano infine tentativi di realizzare erbari della vita quotidiana e urbana, a partire dal flâneur – quel “botanico del marciapiede” impegnato a erborare sull’asfalto, secondo la visione di Baudelaire e Walter Benjamin – e fino all’ecologia ferroviaria. Con questo intervento mi propongo di rivenire sulla parabola e sul destino degli erbari, dalla botanica alle arti visive.

Costo per ogni conferenza: 6€

Abbonamento per le 6 conferenze: 27,96 € comprensivo del diritto di prevendita

Acquisto solo online a questo link: https://www.gamtorino.it/it/evento/riccardo-venturi-giardini-di-carta-lerbario-dalla-botanica-alle-arti-visive/

 

 

 


Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di Cooperativa Sociale Mirafiori.
Per informazioni e prenotazioni: 011.52.11.788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

https://www.arteintorino.com/visite-guidate/gam.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/mao.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/palazzo-madama.html