CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 192

“Savoia, l’albero genealogico e i protagonisti della Dinastia”

Sabato 4 ottobre, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, verrà presentato il libro

Sabato 4 ottobre prossimo, alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, nel torinese, il comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena ODV organizzerà una commemorazione di Mafalda di Savoia, prima regina consorte del Portogallo, nel 900⁰ anniversario della nascita.

Alle ore 14.50 i gruppi storici, partendo dall’ex ospedale dei Pellegrini, raggiungeranno in corteo la chiesa dove, alle ore 15, Don Franco Gonella, parroco di Buttigliera Alta e Rosta, celebrerà la Santa Messa. Dopo la funzione religiosa Andrea Carnino, vicesegretario amministrativo nazionale del Sodalizio, commemorerà Matilde di Savoia, figlia del Conte di Savoia Amedeo III, nel 900⁰ anniversario della sua nascita. La nobildonna, nel 1046, sposò Re Alfonso I del Portogallo, primo sovrano del Paese iberico. Aiutò molto la popolazione, che affettuosamente la chiamava Mafalda, nome poi scelto dalla Regina Elena per la sua secondogenita che vide la luce a Roma il 19 novembre 1902 e morì dissanguata nel campo di sterminio di Buchenwald il 28 agosto 1944.

Successivamente Silvio Amprimo, presidente dell’Associazione Amici di Avigliana, commemorerà Mons. Italo Ruffino nel decimo anniversario della sua morte. Andrea Carnino e Pierangelo Calvo presenteranno per la prima volta il libro “Savoia, l’albero genealogico e I protagonisti della Dinastia”, edito da Susa Libri, la cui introduzione è stata curata da S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, figlio di S.A.R. la Principessa Reale Maria Pia di Savoia, primogenita di Re Umberto II e della Regina Maria Josè. La prefazione è stata curata dall professoressa Bruna Bertolo. Si tratta di un’opera unica nel suo genere e ogni capitolo è dedicato a un sovrano, da Umberto I Biancamano, il fondatore della Dinastia, fino a Re Umberto II, ognuno con i suoi rispettivi alberi genealogici. I lettori potranno scoprire così, attraverso i matrimoni contratti dai figli e dalle figlie dei monarchi i numerosi legami di parentela dei Savoia con le più importanti case reali d’Europa. Un’apposita sezione è dedicata ai rami cadetti, e chiude il tutto un grande albero genealogico che va da Biancamano fino agli attuali esponenti del Casato.

La partecipazione è libera.

Mara Martellotta

Benvenuto nell’AI! Cattelan al Teatro Colosseo



sold out

La stagione 2025–2026 del Teatro Colosseo si apre con due serate-evento sold out in prevendita affidate ad Alessandro Cattelan, che martedì 30 settembre e mercoledì 1° ottobre porterà sul palco torinese il suo nuovo e attesissimo spettacolo Benvenuto nell’AI!

Un titolo che è già una dichiarazione di intenti: tra ironia tagliente, riflessioni pungenti e momenti di pura leggerezza, Cattelan accompagna il pubblico in un viaggio dentro l’universo dell’intelligenza artificiale, tema che oggi attraversa le nostre vite quotidiane, i media, la cultura e le relazioni. Con il suo stile inconfondibile, capace di mescolare comicità e profondità, il conduttore e autore televisivo più amato d’Italia porta in teatro una riflessione attuale e sorprendente sulle sfide del presente e sui possibili scenari del futuro.

Benvenuto nell’AI! è uno spettacolo ironico e leggero, ma anche un’esperienza che alterna monologo, musica e immagini, in cui la tecnologia diventa pretesto per raccontare sogni, paure e contraddizioni. Un’occasione speciale per incontrare uno dei volti dello show business italiano, Alessandro Cattelan, in una veste teatrale inedita, che conferma ancora una volta la sua capacità di dialogare con pubblici diversi e di trasformare il pensiero critico in intrattenimento.

Con questo debutto, il Teatro Colosseo rinnova la sua vocazione a farsi luogo di racconto del contemporaneo: un “pop theatre” che intreccia leggerezza e riflessione, e che inaugura la nuova stagione con una delle voci più brillanti e innovative della scena italiana.

Ultima settimana: “Ritratti…”. 90 e tutti “da incorniciare”

In mostra al “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano”, un secolo di grande Fotografia internazionale in arrivo dalla “Collezione Bachelot”

Fino al 5 ottobre

Correva l’anno 1960. Una bellissima, poco più che ventenne e dal sorriso irresistibile Romy Schneider (icona cinematografica della “Principessa Sissi”), accanto a un cinquantenne, un po’ distratto, Luchino Visconti, ammicca divertita al “paparazzo” che la “punta”, benevolmente “minacciandolo” di diventare lei la fotografa e lui, a breve tiro, il bersaglio del suo scatto. Il “povero” malcapitato fotografo è il celebre americano Sanford H. Roth (grande amico e fotografo quasi “personale” di James Dean che considerava Roth e la moglie come una sorta di “genitori adottivi”) e la foto è una delle circa 90, originali, esposte, fino a domenica 5 ottobre, negli spazi del “Corridoio della Camera Italiana” – Museo Nazionale del Risorgimento” di piazza Carlo Alberto (Palazzo Carignano) a Torino. Tutte in arrivo  da Parigi, dalla “Collezione Florence e Damien Bachelot”, fra le più importanti raccolte fotografiche private a livello europeo, rappresentano una suggestiva, protratta nel tempo, “città di ritratti” – secondo la calzante definizione assegnata alla mostra dalla curatrice Tiziana Bonomo (“ArtPhotò”) cui si deve anche, quale immagine guida, la scelta di “Lanesville”, 1958, di Saul Leiter – promossa dall’Associazione Culturale “Imago Mundi” di Torino e titolata, in linea con i soggetti esposti, “Ritratti. Collezione Florence e Damien Bachelot”.

 Una “città di ritratti”, per l’appunto: antologia di volti e figure che sono narrazioni di vite, le più varie e intense, immagini glamour e di umane miserie, di infinite gioie e struggenti dolori, di amori e odi senza fine, uno “sguardo rivolto – ancora Bonomo – alla nostra umanità fatta di miti, di emozioni e di concrete attuali realtà sociali”. Articolato, infatti, in quattro emblematiche sezioni – “Attualità”“Miti”“Società” ed “Emozioni” – l’iter espositivo ci porta dallo scatto iconico (che fece il giro del mondo) del neozelandese Brian Blake, immortalante Pablo Picasso mentre assiste a una corrida con la moglie Jacqueline Roque e Jean Cocteau alla potente capacità documentaria di Lewis Hine, che nella prima metà del Novecento fece dell’arte fotografica uno prezioso strumento di denuncia sociale, ritraendo i volti dei bambini migranti italiani negli States per raccontare la brutalità del lavoro minorile, fino ad arrivare ai toccanti ritratti dei soldati ritratti dal fotoreporter francese  Gilles Caron in Israele, durante la “Guerra dei sei giorni” (giugno, 1967) e in Irlanda del Nord, in occasione  del “The Troubles”, il conflitto fra comunità cattolica e i protestanti dell’Ulster, che durò circa trent’anni. Ma anche scatti meno “impegnativi” come quelli di un’inedita Nan Goldin, fotografa e attivista statunitense, oggi 71enne, con due immagini dedicate a una seducente (classe ’62) Jennifer Jason Leigh, attrice considerata, secondo la Rivista “Harper’s”, una delle dieci donne più belle d’America.

E’ davvero una lunga, suggestiva galoppata attraverso il Novecento della Fotografia fino alla contemporaneità, quella cui ci invita (e l’invito, in ogni istante, è sempre particolarmente ben accetto) dalla rassegna, “attraverso – si specifica in nota – un genere, quello del ritratto, che ben prima dell’era del ‘selfie’ e dei “social”, ha seguito un proprio percorso, riflettendo i mutamenti di costumi, identità e visioni del mondo”. Così, accanto a ritratti di “quotidiana umanità”, regalatici da grandi maestri come Dorothea LangeSaul LeiterWilliam KleinElliot Erwitt e la panamense Sandra Eleta (oggi, a 82 anni, la fotografa forse più famosa a livello internazionale) presente in mostra con “Siembra” (1976) eccezionale “reportage” sulla vita quotidiana degli abitanti e delle “campesinas” di Portobelo, troviamo anche un raro “lightbox” contenente immagini di Brigitte Bardot, firmato dal romano Elio Sorci, fotografo “maximus” della “Dolce Vita” e “cacciatore” super agguerrito delle più note celebrità del “jet set” americano.

Nota interessante: la mostra in naturale armonia con il “Museo”, propone anche in un video un saggio del patrimonio dei 17mila documenti fotografici custoditi. Tra i protagonisti del Risorgimento spiccano i ritratti della Contessa di Castiglione, pioniera nell’Ottocento nell’utilizzo della fotografia come strumento per costruire e diffondere la propria immagine e il proprio fascino. Sottolinea, in proposito, Luisa Papotti, presidente del “Museo”: “La fotografia, inizialmente percepita come surrogato del ritratto pittorico, diventa rapidamente linguaggio autonomo e strumento di propaganda e costruzione dell’identità nazionale. I ritratti di sovrani, patrioti, combattenti non solo eternano i volti del Risorgimento, ma diffondono l’ideale unitario. Esporre questi materiali accanto ai ritratti contemporanei della ‘Collezione Bachelot’ significa restituire continuità al racconto dell’identità attraverso l’immagine”.

Gianni Milani

“Ritratti. Collezione Florence e Damien Bachelot”

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, piazza Carlo Alberto 8, Torino; tel. 011/5621147 o www.museorisorgimento.it

Fino al 5 ottobre –  Orari: mart./dom. 10/18

Nelle foto: Roth H. Sanford “Romy & Luchino Visconti”, ca. 1960; Brian Brake “Picasso’s Bullfight, Valauris, 1955; Gilles Caron “Israel …” 1967; Sandra Eleta “Siembra”, 1976  

“Riprendiamoci la vita”, personale di Paola Agosti

E’ un suggestivo viaggio fotografico alla scoperta dei “movimenti femministi” anni ’70  alla biellese “BI-Box Art Space”

Dal 4 settembre al 19 ottobre

Biella

“Riprendiamoci la vita”. Il titolo della mostra replica in parte il titolo  (“Riprendiamoci la vita. Immagini del Movimento delle donne”, Savelli, ’76) della prima, importante pubblicazione della fotografa e scrittrice torinese Paola Agosti (classe ’47, figlia del magistrato antifascista Giorgio Agosti, fra i fondatori del “Partito d’Azione”), cui la Galleria “BI-Box Art Space” di Biella dedica, nell’ambito del Festival “Contemporanea. Parole e storie di donne”da giovedì 4 settembre a domenica 19 ottobre, una coinvolgente rassegna concepita come una sorta di “viaggio fotografico”, rigorosamente e dovutamente in b/n, all’interno di quel “movimento femminista” anni ’70, capace in allora  di prendere forma impetuosa come forza collettiva tesa a cambiare e a lasciare un segno profondo nella società. Titolo che richiama anche uno dei motti allora più in voga fra le giovani e meno giovani femministe in marcia costante per manifestazioni, cortei e girotondi, fra grida di alta “sorellanza”, e assemblee tenute in ogni dove, in cui spesso risuonavano per l’appunto slogan come La lotta non è finita, riprendiamoci la vita. O Donna è bello, strega è meglio graficamente accompagnato, come ci raccontano alcune foto in mostra, dal tipico “simbolo di Venere” (un cerchio con croce sottostante) fra i vari – il colore viola, la pianta di mimosa e la labrys, l’ascia bipenne simboleggiante forza ed indipendenza e il supergettonato “gesto della vagina” o del triangolo “manuale” – adottati all’interno del “movimento”, straricco di un patrimonio visivo che raccontava (e ancor oggi dovrebbe raccontare) il desiderio e il diritto a quella libertà e a quell’eguaglianza in grado di trasformare profondamente (e in gran parte ci riuscì) la società italiana di quegli anni. Un lascito ereditario importantissimo per le future generazioni (che in parte sembrano oggi averne perso contezza) e che invece per chi, come il sottoscritto, porta ormai il peso del tempo sulle spalle, restano echi remoti ma ancora ben vivi e importanti (quanto importanti, oggi più che mai!) negli occhi e nella memoria.

Complessivamente sono venti le immagini esposte a Biella nelle loro stampe originali “vintage”. Sottolinea il curatore della rassegna Marco Albertaro, studioso di storia della “militanza politica” e docente di “Storia Contemporanea” presso l’Università di Torino: “Agosti restituisce la complessità di un’epoca, con fotografie che documentano manifestazioni, assemblee, cartelli, striscioni e soprattutto i volti delle donne che hanno creduto nella possibilità di una vita diversa, più libera e autodeterminata. Il divorzio, la parità nella famiglia, la tutela della maternità, la possibilità di scegliere per se stesse: per chi oggi è giovane, molti di questi diritti possono sembrare scontati. Ma dietro alla loro conquista c’è stato un lungo percorso collettivo, fatto di battaglie, coraggio e partecipazione. Questa mostra intende creare un ‘ponte generazionale’, offrendo l’occasione di riflettere sul presente a partire da uno sguardo rivolto al passato”. La stessa mostra sarà anche occasione per un successivo incontro con Paola Agosti a “Palazzo Ferrero”, sempre a Biella e sempre nell’ambito del Festival “Contemporanea”, in programma per sabato 27 settembrealle 16,30 (ingresso libero), in cui verrà presentato il suo ultimo libro edito nel 2023 da “Einaudi”, dal titolo “Covando un mondo nuovo. Viaggio tra le donne degli Anni Settanta”. A partire dalla raccolta di fotografie del volume, insieme a Bendetta Tobagi e in conversazione con Daniele Scaglione“l’incontro permetterà di ripercorrere quella che è stata definita la sola rivoluzione riuscita del Novecento, ovvero quella delle donne”. Non solo. L’incontro consentirà anche di tracciare in modo più ampio il ritratto di un’artista impegnata da oltre cinquant’anni e a tutto campo, in chiave non solo estetica ma fortemente socio-politica, su tematiche che nel corso del tempo hanno veleggiato dal mondo femminile e femminista, all’apartheid in Sudafrica, alle condizioni miserevoli delle contadine e dei contadini incontrati sui sentieri langaroli di Nuto Revelli e a quelle, non meno impietose, degli emigrati piemontesi in Argentina; via via fino alla “Rivoluzione dei garofani” (’74) a Lisbona, ai movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam, al Cile di Salvador Allende, che fotografa e conosce personalmente, prima del “golpe” dell’11 settembre del ’73. Una vita per la “sua” fotografia. Un mondo di immagini, di storie e ritratti. Di denuncia sociale e incrollabile monito politico in scatti “mai fine a sé stessi, ma indissolubilmente intrecciati al contenuto. Anche quando quest’ultimo è il semplice ritratto di una persona”.

Gianni Milani

“Riprendiamoci la vita. Immagini del Movimento delle donne”

BI-BOx Art Space, via Italia 38, Biella; tel. 3497252121 o www.bi-boxartspace.com

Fino al 19 ottobre. Orari: giov. – ven. 15/19,30; sab. 10/12,30 e 15/19,30

Nelle foto: “Occupazione femminista alla ex-Prefettura di Roma”, 1976; “Manifestazione studentesse femministe”, 1976

Rock Jazz e dintorni a Torino: Avion Travel e Lil Darling Quartet

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Magazzino di Gilgamesh si esibisce Max Altieri & Friends.

Mercoledì. Le Storie Sbagliate rendono omaggio a Fabrizio De Andrè all’Osteria Rabezzana. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena Dotti & The Gang. Al Blah Blah suonano gli XIXA.

Giovedì. Al Folk Club per 2 sere consecutive, suona la Piccola Orchestra Avion Travel. All’Osteria Rabezzana si esibisce Lil Darling Quartet. Al Cafè Neruda è di scena Valentina Nicolotti. Da Banco Vini si esibisce Mr.T-Bone. Al Blah Blah suonano i Maori.

Venerdì. Allo Ziggy sono di scena i Selvans + Strega. Al Blah Blah suonano i We Are Wawes. All’Off Topic si esibisce Giulia Mei. Al Circolo Sud suonano i The MaryAngels. Al Circolo Mossetto suona il quartetto Swanznaggers.

Sabato. Allo Spazio 211 è di scena Natalie Bergman. Al Magazzino sul PO serata hardcore con tanti gruppi denominata “ Torino Hardcore Warm Up.”Al Magazzino di Gilgamesh suona la TopoBand.

Domenica. Al Vinile concerto tributo alle donne del rock “ Copia di Eterea /Women in Rock.

Pier Luigi Fuggetta

 

La settantesima stagione dello Stabile inaugurata dall’Amleto, regia Leonardo Lidi

A dare avvio alla stagione teatrale 2025-2026 del Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale sarà  il 6 ottobre prossimo, alle 20, il debutto in prima nazionale al teatro Carignano di Amleto di William Shakespeare, diretto da Leonardo Lidi, che ha di recente ricevuto il premio  Hystrio alla regia 2025, con l’adattamento di Diego Pleuteri, che è stato nominato drammaturgo residente a partire dalla corrente stagione.
Il personaggio di Amleto, icona forte e carismatica, è  simbolo del teatro stesso  e incarna l’essenza dell’umanità.  Per questo ragione il capolavoro shakespeariano è stato scelto per aprire la stagione 2025-2026 del Teatro Stabile, che si intitola “Esseri umani”. Il programma del settantesimo anno di attività del teatro Stabile di Torino valorizza, infatti, la sua importante eredità e tradizione, con uno sguardo rivolto al futuro e un forte impegno nel dare spazio e voce a nuove generazioni di artisti.
“Mi pare, e lo dico con rammarico – spiega Leonardo Lidi a proposito dell’Amleto – che ci sia bisogno di ribadire i “perché” del teatro , intendendo con teatro l’unico che conosco, quello che non si accontenta del passato  e non valuta la propria esistenza con l’applausometro, come qualunque format televisivo. Chi ha messo come me la propria vita nelle mani del teatro spesso soffre nel vedere il proprio amore trattato con superficialità,  come se non bastasse, come se in questo nuovo secolo e in questo nuovo millennio si dovesse rivalutare a tutti i costi la forza di questa arte. Ecco allora che Amleto può venirci incontro. Può ricordarci, ad esempio, di trattare bene gli attori che sono l’essenza del nostro tempo” e che per smascherare la corruzione del re, per rappresentare le nefandezze di chi governa, di chi ci uccide il padre e seduce la madre, abbiamo bisogno di una trappola per topi, una trappola chiamata teatro.
Per fare questo ho scelto i miei magnifici 7, un cast di 7 possibili Amleti, capitanati da Mario Pirrello, in grado di raccontare una distanza indispensabile con l’identikit del personaggio , ma allo stesso tempo capaci di un’adesione speciale con l’anima del principe di Danimarca. […] Scegliendo il teatro non ci si accontenta della forma, del maledetto biopic che attanaglia la nostra epoca. Scegliendo il teatro , pubblico e attori scengono l’anima dell’ essere ( o non essere) umani. Ho preso le distanze dalla verità  creando un mondo altro, per consentire un avvicinamento condiviso attraverso la rappresentazione. Più il guscio di noce è  artefatto più forte sarà lo svelamento e più sentiremo determinante la battuta “ Tutto questo sembra, perché questo si può recitare. È la veste, è  la scena del dolore. Ciò che è in me va oltre lo spettacolo”.

Mara Martellotta

A The Others in arrivo 57 espositori da tutto il mondo

THE OTHERS ART FAIR – XIV EDIZIONE

The future is here, right now!

 

30 ottobre – 2 novembre 2025

International Training Centre of the ILO

Viale Maestri del Lavoro, 10 – Torino

www.theothersartfair.com

The Others Art Fair svela l’immagine guida della XIV edizione e annuncia i 57 espositori che parteciperanno alla fiera in programma a Torino negli spazi dell’ITCILO dal 30 ottobre al 2 novembre 2025, dando vita a costellazioni di pratiche che invitano a comprendere, e non soltanto a immaginare, l’arte che verrà.

 

Dopo l’anticipazione di luglio delle sei gallerie che interagiranno con le suite – A.MORE Gallery, Antonio Colombo Arte Contemporanea, Artra, Contour Art Gallery, Galleria Davide Di Maggio e Gaze-Off – e le novità sui focus dedicati a performance, video d’arte e opere sonore, The Others rivela non solo i nomi degli espositori provenienti sia dall’Italia che dall’estero – tra cui Slovacchia, Spagna, Perù, Cuba, Lituania, Francia, Svizzera, Argentina e Portogallo – ma anche tre percorsi trasversali che emergono nei loro progetti e che diventano chiavi di lettura per questa edizione: la soglia e la città, il viaggio e l’interculturalità, il corpo e gli inganni della visione.

 

A guidare questo processo è il direttore artistico Lorenzo Bruni, curatore indipendente con una lunga esperienza internazionale, affiancato da un board curatoriale composto da Caterina Angelucci, Carolina Ciuti, Lýdia Pribišová ed Elisabetta Roncati, le quali approfondiranno i temi di questa edizione per mezzo di focus, visite guidate e tavole rotonde. Un gruppo che ha lavorato insieme per mantenere fede alla vocazione di The Others: essere un laboratorio critico e relazionale più che un semplice appuntamento fieristico.

 

Per il secondo anno consecutivo, The Others trasformerà il Campus dell’ITCILO in un organismo culturale vivo: un luogo dove realtà internazionali mettono in dialogo tecniche tradizionali e algoritmi, corpo e città, memoria e futuro. Visitare The Others significa confrontarsi con un mosaico ricco di spazi non profit, gallerie emergenti e consolidate, artist run space e home gallery che, insieme, confermano la vocazione della fiera: generare opere e pratiche capaci di dialogare non solo con lo spazio fisico che le accoglie, ma anche con le tensioni del nostro tempo.

 

IL CONCEPT DELL’IMMAGINE GUIDA 2025 – “Allegoria del futuro

L’immagine guida della XIV edizione di The Others porta la firma di Simone Rotellanoto illustratore e grafico pubblicitario torinese, riconosciuto per uno stile distintivo, frutto di una rigorosa ricerca tra combinazioni di colori e punti di vista cinematografici. Per la fiera, Rotella ha realizzato “Allegoria del futuro”: un’illustrazione evocativa dal tono distopico che reinterpreta in chiave creativa il tema centrale di questa edizione, “The future is here right now”. L’immagine ritrae infatti tre figure di età diverse, due umane e una robotica, che si alternano in modo ciclico, suggerendo un percorso evolutivo nel tempo. «L’ispirazione mi è venuta osservando un quadro di Tiziano di metà ‘500, in cui tre teste maschili simboleggiano rispettivamente: la giovinezza, la maturità e la vecchiaia – racconta l’artista – Da qui una domanda mi è sorta spontanea: “Siamo pronti per cosa ci riserva il futuro? Le sfide tecnologiche ed i suoi nuovi ed imprevedibili orizzonti?”. Utilizzando un androide come simbolo di “maturità”, ho voluto immaginare visivamente una premonizione quasi aristotelica del cammino che l’uomo intraprenderà nei prossimi anni».

 

PROGETTI ESPOSITIVI – TEMI E PERCORSI

57 espositori animeranno la palazzina dell’ITCILO con proposte elaborate appositamente per l’occasione articolate in tre grandi macro-aree che diventano chiavi di lettura dell’edizione 2025

“L’arte del Giardino pittoresco” al Giardino Botanico Rea

Fino a venerdì 17 ottobre sarà visitabile, presso il Giardino Botanico Rea di San Bernardino di Trana, la mostra dal titolo “L’arte del giardino pittoresco”, da un’idea di Alessandra Maritano, Maria Luisa Reviglio della Veneria e Sabina Villa, con il patrocinio del Comune di Trana, Città Metropolitana di Torino, Consorzio Vittone e per iniziativa del Centro Arti e Tradizioni Popolari, Amici della Sacra di San Michele, Giardino Botanico Rea, UNIVOCA, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia.

La locuzione “giardino pittoresco” designa  una particolare tipologia di giardino, quella che noi definiamo “all’inglese”. La passeggiata è il suo cuore pulsante, il percorso iniziatico che il visitatore deve compiere per scoprire il luogo in cui si trova e, forse se stesso. A questo percorso romantico e peculiare è dedicata questa mostra. L’iniziativa nasce da un’idea di Alessandra Maritano che ha voluto far conoscere un percorso di ricerca compiuto da Maria Luisa Reviglio della Veneria e Sabina Villa, incentrato sulla moda del giardino pittoresco, nato in Inghilterra e approdato a metà del Settecento in Germania, Francia e, per ultimo, in Italia, a seguito di una moda culturale favorita da intellettuali ed eruditi e da una imponente divulgazione teorica. La mostra a pannelli è stata accolta con grande interesse dal Giardino Botanico Rea, dalla responsabile Liliana Quaranta e dal Comune di Trana.

L’amministrazione comunale di Trana è lieta di sostenere l’iniziativa “A spasso nel Giardino pittoresco…un per orso romantico”, ospitata al Giardino Rea. La mostra valorizza il patrimonio naturale e paesaggistico che parla di bellezza, natura e conoscenza, restituendo al visitatore le emozioni di un viaggio nella storia dell’arte dei giardini.

“Il Giardino Rea conferma così il proprio ruolo di presidio culturale e scientifico – spiega la Sindaca Cinzia Pachetti – nodo vitale all’interno della rete internazionale dei Giardini e degli Orti Botanici, luogo di ricerca, incontro e sperimentazione aperto a tutti. Con questa iniziativa il Comune ribadisce l’importanza di promuovere il dialogo tra natura e cultura, affinché il Guardino continui a essere un punto di riferimento per la comunità locale e per i tanti visitatori che lo seguono come spazio di conoscenza, meraviglia e condivisione”.

La mostra sarà visitabile dal lunedi al venerdi, dalle 9 alle 12  e dalle 13 alle 17. Sabato chiuso, domenica dalle 14 alle 18.

Mara Martellotta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: La violenza – Nada – Disertori di guerra e manovre elettorali -Lettere

La violenza
La violenza che ha travolto l’Italia per Gaza, può piacere a molti che vedono in essa l’inizio di quella “rivolta sociale“ che Landini non è riuscito a realizzare, mentre  adesso i sindacalisti di base stanno prendendo il sopravvento. A me liberale questa violenza che vuole bloccare il Paese , non piace affatto. La via della pace non si persegue attraverso la violenza. Vedere gente fanatica che domina le vie, sapere di presidi – pubblici ufficiali – che chiudono le scuole e impediscono agli allievi di scegliere liberamente di non partecipare al corteo mi offende come docente e come cittadino.
Ha un riflesso psicologico anche sulla mia libertà di scrivere. Non vorrei essere inconsciamente preso anch’io da una autocensura che mi è sempre stata estranea. E’ un clima irrespirabile perchè amo sempre esplicitare il mio pensiero. Non parliamo d’altro. Per fortuna che c’è anche chi parla d’altro, pure se attraverso  un   provincialismo volgare che ha “leso“ un partito, diviso su tutto, se non nella caccia allo “sporcaccione“ di turno che viola le regole della buona educazione anche nelle sedute on line dei quartieri. Figurarsi sotto le lenzuola….
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Nada
Narciso Nada avrebbe compiuto 100 anni a settembre. Sono stato il primo a scriverne sul “Corriere“. E‘ stato un grande ricercatore storico con il fiuto di  un cane da tartufi nel trovare documenti. Non ebbe la notorietà che avrebbe meritato. Era umile, mite, non impiccione, come molti colleghi. Faremo in Comune  un suo ricordo.
Walter Maturi in un suo corso cito ‘ “il nostro Nada“ per indicarne il valore giovanile. Lo rividi una volta dopo la morte della moglie più giovane di lui e anche lei docente universitaria. Era sconvolto: un uomo finito che non si lasciò andare. Ancora una lezione come ai tempi dell’ Università. Narciso, non lasceremo che ti condannino all’oblio quelli che appartengono alla cerchia di chi ti rese la vita difficile perché non la pensavi come loro: fondatore nel 1961 del Centro Gobetti con i più noti nomi della cultura, avesti il coraggio di andartene dal circolo oggi diretto da Polito. Un’altra  lezione di indipendenza di un chierico che non tradisce.
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Disertori  di guerra e manovre elettorali
Su questo giornale ho condotto la battaglia contro  la stupida  e ingiusta idea di onorare i disertori di guerra nel 2015 – 2018 per il centenario della   Grande Guerra. Adesso ritorna la stessa polemica a livello regionale in Veneto tra chi vorrebbe – anche con spese non indifferenti per la collettività regionale – restituire l’onore ai disertori di  guerra. La stessa solfa priva di fondamenti storici. Ogni guerra porta con sé mille violenze e oggi ne siamo ancora più consapevoli di ieri.
Le guerre mondiali iniziarono l’età delle stragi. Le anime candide venete che fanno baruffe elettoralistiche  sui disertori della Grande Guerra dovrebbero vergognarsi. Chi diserta è  un traditore, poi, come sempre accade, ci furono errori ed esagerazioni. Ma, per rispettare i Caduti che diedero la vita per l’Italia, c’è solo la strada del silenzio; dopo oltre cent’anni non è possibile che il silenzio solenne che viene suonato nel ricordo dei Caduti il IV novembre.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Sgarbi
Cosa pensa della vicenda del suo amico  Sgarbi la cui figlia vuole che sia un giudice a nominare un amministratore dei suoi beni. E ‘ davvero una misera fine di un uomo che pensava di essere un nuovo d’Annunzio e dimostra la scarsa moralità della destra .
Rino Gigli
Lasci stare la moralità della destra e lasci stare d’Annunzio che credo lei non  conosca a sufficienza per giudicarlo. Sgarbi di cui non ho condiviso molte scelte, lo rispetto e gli sono solidale perché deve soffrire molto. La mia non è una solidarietà tra uomo e uomo,  ma umana. Ha avuto tre figlie forse per leggerezza, senza davvero essere desideroso di essere padre. Nessuno ha il diritto di esprimere giudizi sulla vita privata, sulla malattia e sui dolori di un uomo che è anche un grande studioso e tale resta, al di là di tutte le malvagità presenti e future. La politica deve stare lontano. Tacere e basta.
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Il salone dell’auto ritorna
Ma è mai possibile il salone dell’Auto sempre nelle stesse piazze auliche, malgrado l’incidente di piazza San Carlo? Cosa fa la Sovrintendenza per tutelare queste piazze? Il Comune pensa solo ad una ricaduta economica del Salone o al suolo pubblico per fare cassa. Teresa Nettinu
Un salone dell’auto a Torino che non è più la città dell’auto e  dopo tutte le recenti vicende anche giudiziarie  della famiglia  Agnelli – Elkann? Una famiglia che non ha più il diritto morale di vivere a Torino.  Un  salone con poco senso purtroppo. Sembra  infatti che sarà  un salone di auto prevalentemente cinesi. L’auto italiana quasi non c’è più. Neppure il Presidente della Repubblica viaggia più su una macchina italiana. Cosa voglia dire un salone a Torino oggi non so dirglielo. Torino ha il museo dell’auto. Chi lo ideò, vide lontano. Circa le piazze non ho idee precise. Certo Cioccolatò o altre feste campagnole in piazza San Carlo erano peggiori del Salone dell‘Auto nella città in cui la Fiat si è suicidata. Questa è diventata una città di camerieri, era una città di operai che producevano, malgrado i sindacati abbiamo fatto di tutto per assecondare il suicidio della Fiat.
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Il contante ti salva
Mi sono trovato con un bancomat che a fine mese aveva raggiunto il Plafond e non ho potuto pagare. Per fortuna avevo del  contante con me. Ho pensato a quei cretini che vogliono abolire il contante. Gente che non sa vivere. Giulio Castellini
Sono d’accordo con Lei. Mio padre che ha girato il mondo, mi diceva sempre di viaggiare con il contante che poteva diventare, nelle emergenze, l’unica ancora di salvezza. Mi raccontò episodi nei quali il contante rese possibile una cosa non praticabile diversamente.  La mia diretta esperienza mi porta a dire che i contanti e anche il dimenticato libretto di assegni sono utili e, a volte, indispensabili. Alcune volte  il bancomat stesso  non funziona. Chi gira solo con il bancomat e vuole comprare il gelato con la moneta elettronica non conosce la vita. E’ un poveretto, assillato da un’ unica  idea: il commerciante deve pagare le tasse. La vita è più complessa ed esige flessibilità.