MUSIC TALES LA RUBRICA MUSICALE




Un unico appuntamento di MITO sarà per martedì 9 settembre, alle ore 20, al Conservatorio di Torino, nell’ambito del percorso “Ascoltare con gli occhi”.
Verrà eseguito di Riccardo Nova “The book of women” strl parvum per cantante carnitina, tre voci femminili ed ensemble.
Lo introducono brani da Cantigas de Santa Maria, Libre Vermeil de Montserrat e Manoscritto di Cipro per voci femminili.
Per l’Irini Ensemble si esibiranno i mezzosoprani Eulalia Fantova, Laura Lopes e Clémence Faber, i contralti Julie Azoulay , Lauriane Le Prev, Fanny Chatelain.
Per l’Ictus Ensemble si esibiranno il violino barocco Aisha Orazbayeva, la viola d’amore Aurelio Entringer, la viola da gamba Eva Reiter, il sintezzatore Jean Luc Plouvier, per le percussioni Tom de Cock e alla regia del suono Alexandre Fostier.
La direzione artistica è di Lila Hajosi, la coreografia di body percussions di Tom de Cock e la voce di Varijashree Venugopal.
L’Irini Ensemble ha sede a Marsiglia e, fondato nel 2015 da Lila Hajosi, si è specializzato nella musica sacra antica dell’Oriente e dell’Occidente, tra Roma e Costantinopoli ed è stato riconosciuto a livello internazionale per i suoi alti standard e le sue proposte uniche, insolite e audaci, lontane dai codici abituali della musica antica. L’Irini Ensemble mostra un suono distintivo nella musica vocale di oggi; con una formazione polimorfa senza soprano, l’ensemble illumina il repertorio ortodosso e le composizioni rinascimentali di colori nuovi, caldi e profondi.
L’Ictus Ensemble è un gruppo di musica contemporanea con sede a Bruxelles, nato nel 1994 come band dal vivo per la compagnia di danza Rosas. Nato in un’epoca in cui gli ensemble erano considerati delle mini orchestre composte da solisti virtuosi Ictus emerge oggi come un collettivo di musicisti creativi dediti alla musica sperimentale nell’accezione più ampia del termine, di musica scritta, sound art, improvvisazione ed elettronica.
È diventato un partner regolare di numerosi curatori, coreografi e gruppi su larga scala, come la Filarmonica di Bruxelles e il Collegium Vocale Gent, sviluppando i propri progetti in una varietà di formati. Il suo lavoro è disponibile su un canale You tube, oltre a un ricco archivio web, ictus.be. Ictus Ensemble sta conducendo un master avanzato per giovani musicisti con la School of Arts Gent.
Musicologa e artista lirica specializzata in musica antica, Lila Hajosi è grazie all’Ensemble Irini che intraprenderà la strada di direttore di coro e direttore d’orchestra nel 2021. Si è formata presso i Conservatori di Aix en Provence e Marsiglia.
Mara Martellotta
Giovedì 11 settembre, alle 18.00, lo Spazio Libreria della Festa de l’Unità in piazza d’Armi a Torino ospiterà la presentazione de Il seggio del peccato, l’ultimo libro di Marco Travaglini. Introdotto dal Consigliere comunale Alberto Saluzzo e moderato dalla giornalista Barbara Castellaro, l’autore – nato sulla sponda piemontese del lago Maggiore e torinese d’adozione – parlerà dei suoi racconti intesi a dare voce soprattutto alla gente comune, a quel mondo piccolo, ma non minore con il quale ha sempre amato convivere, assimilandone i problemi, le speranze, le gioie e i dolori. Una scrittura, quella di Travaglini, che nasce dal cuore e arriva al cuore, cogliendo con passione e slancio poetico la vita delle strade, dei piccoli paesi tra i laghi e le montagne così come delle vie di Torino o della campagna canavesana, con attenzione al passato, a tempi meno facili, ma più ricchi di semplicità, di saggezza antica, di rapporto umano. Erano gli anni delle case di ringhiera e dei circoli operai, dei grandi prati non ancora invasi dal cemento; delle quattro stagioni; degli inverni dalle abbondanti nevicate e delle primavere verdi punteggiate di rondini e maggiolini. Ne’ “Il seggio del peccato”, attraverso ventisette racconti, il lettore è guidato in un itinerario emozionante che abbraccia città, campagne, laghi e montagne. Le ambientazioni e i personaggi, siano essi frutto di fantasia o realistici, ci introducono nella peculiarità delle città o delle piccole comunità piemontesi. Come scrive nell’introduzione Sergio Chiamparino, già sindaco di Torino, “sono racconti ricchi di riferimenti storici, di notizie su luoghi, edifici storici, di curiosità, ricostruzioni di antiche tradizioni e motti popolari, molte cose che si ignorano o almeno io ignoravo”. Così, mescolando realismo con un tocco di immaginazione, Travaglini disegna un mosaico di storie di vita quotidiana, dove vizi e virtù della gente comune si intrecciano con le astuzie e le ingenuità tipiche delle persone semplici. La scrittura è piacevole e attraversata da una vena ironica che permea tutte le storie, rendendo la lettura al contempo leggera e profonda. Spiccano episodi come quello di Elvio e Aida, definiti i “Fred e Ginger della periferia, o le vicende del signor Brusa e del suo sigaro tra le cave del marmo di Candoglia e il Duomo di Milano. Tra i personaggi si alternano tipi sorprendenti come Anacleto, “esperto nel fare affari”; Laura, “sveglia, simpatica e piena d’entusiasmo… con la passione per la meccanica”; o il sodalizio Alvaro e Giovannino che riescono “in ogni caso, a mettere insieme il pranzo con la cena e persino a ricavare qualche soldo da mettere in cascina”. Poi c’è Oreste, detto il Tempesta “che raccontava le sue avventure, partendo sempre da quella volta che aveva portato sull’Isolino una contessa”. E così via, molti altri personaggi animano questo vivace affresco di esistenze periferiche. È decritta la Luino di Piero Chiara e del signor Brovelli; si narrano le fatiche degli scalpellini del già citato granito rosa, le avventure truffaldine e briose di Toni Fuoribordo, gli spalloni con il loro “andar di frodo con la bricolla a spalla”. Sono, tuttavia, solo alcune delle diverse storie che compongono questo affresco di vita piemontese. La raccolta si conclude con un nostalgico Ritorno in Formazza e lo spassoso equivoco sulle misteriose origini del Re di Superga, che chiudono il cerchio di un viaggio emozionante attraverso la memoria e la tradizione. In definitiva, Il seggio del peccato è un omaggio affettuoso e suggestivo al Piemonte, alle sue genti e alle sue terre. Insomma, un libro che non deluderà.
Martedì. Al Blah Blah, “Six Organs of Admittance” + Miriam. Progetto neofolk del musicista Ben Chasny, occasione per presentare il nuovo disco”Time is glass”. Il concerto sarà preceduto dall’esibizione sotto i portici di via Po dei Dum &Mohicano con il loro “Rolling Stones Acoustic Show”
Mercoledì. All’ Hiroshima Mon Amour si esibisce Lamante. All’Osteria Rabezzana suona il Softly Jazz Quintet. Al Blah Blah sono di scena i The Boys, gruppo punk londinese formatisi nel 1976.
Giovedì. Al Blah Blah arriva il rapper statunitense Afu-ra.
Venerdì. All’Inalpi Arena per 2 serate consecutive, va in scena “Jukebox La Notte Delle Hit”. Due serate in cui l’Inalpi Arena si trasforma in un grande Jukebox per cantare, ascoltare e ballare quaranta di musica. L’evento sarà presentato da Antonella Clerici affiancata da Clementino. Rai uno lo trasmetterà il 18 e 19 settembre. Tantissimi i nomi nazionali ed internazionali. Da segnalare : Anastasia, Gipsy Kings, Tony Hadley (Spandau Ballet), Michael Sembello con la canzone Maniac colonna sonora del film Flashdance, Earth, Wind & Fire. Non mancano gli italiani : Fausto Leali, Le Vibrazioni, Rettore, Alexia, Marco Ferradini, Nomadi, Righeira e tanti altri. Al Magazzino sul PO suonano gli A/Ipaca. Al Blah Blah si esibiscono i Lucerossa. Al Circolino suonano i Melty Groove.
Sabato. Al Blah Blah sono di scena i Kairoskiller + Animaux. Al Magazzino sul PO suonano i Cotoba.
Pier Luigi Fuggetta
Leggi l’articolo:
https://www.piemonteitalia.eu/it/curiosita/i-mosaici-che-facevano-sognare-umberto-eco
Vittorio Cavalleri (Torino 1860-Gerbido di Grugliasco 1938), artista nato da Gioacchino e Felicita Angelino dal portamento signorile e dal tratto cortese, si trasferiva a Luzzogno nella stagione estiva dalla regal Torino non per riposare ma per dipingere, trovando spunti pittoreschi nei paesaggi rurali e nelle scene campestri. Cassetta a tracolla e cavalletto sottobraccio, usciva incontro a madre natura, primogenita di Dio, impiegando il tempo in momenti di generosità e devozione con la sua arte piena di grazia, spontaneità e raffinatezza esecutiva.

Tante volte uno dei miei più cari ed autorevoli amici, Jas Gawronski ,mi ha parlato dello straordinario zio. Si ricordava anche Papa Francesco di Frassati perché suo padre era nell’Azione Cattolica torinese insieme a Pier Giorgio. Non vedo affinità politiche tra i due torinesi e anche affinità intellettuali perché Gobetti, oltre ad essere un agitatore politico (oggi si definirebbe un attivista), era un uomo di cultura e un editore, mentre Frassati si era iscritto al Politecnico ad ingegneria mineraria per poter aiutare in concreto una delle categorie di operai più disagiata, quella appunto dei minatori.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Condivido il suo giudizio. Il suo fu un giornalismo caricaturale che adesso viene ricordato con grandi articoli da giornali avversari. Hanno ragione ad elogiarlo perché ha contribuito all’insuccesso di Silvio Berlusconi nel modo peggiore, cioè ostentando un fanatismo settario che finiva nel ridicolo. Fu un intrattenitore televisivo come Funari, quasi mai un giornalista. In Rai ebbe la carriera spianata dal suocero vicepresidente Rai a vita Italo De Feo. Il vizio del giuoco fu un altro dei suoi limiti. Imploriamo anche per lui la pace cristiana, ma la sua figura dimostra che Tolstoj quando sosteneva che tutti i morti sono belli, sbagliava. La sua tragica fine a 94 anni in una Rsu suscita pena , ma non puo’ giustificare gli elogi . Berlusconi subì un grave danno da un palafreniere così imbarazzante.
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La farsa di Racconigi
Era previsto un piccolo convegno a Racconigi, dove nacque nel 1904, su “Umberto di Savoia luogotenente del Regno”. Dovevano partecipare il principe Emanuele Filiberto e lo storico saluzzese Mola. Sulla locandina è apparso per il principe l’appellativo di “capo della Casa di Savoia” che ha provocato l’immediata rinuncia dell’ottuagenario Mola che parteggia per gli Aosta. Aveva ragione Lei a dire che si tratta di un’operetta, non certo morale come quelle di Leopardi, ma di uno spettacolo di vedove allegre e conti di Lussemburgo in voga nella Belle Epoque. Giulio Quaglia

La notizia non merita attenzione. C’è da stupirsi che il Comune di Racconigi si lasci intrappolare in questioni del tutto irrilevanti. La nobile figura di Re Umberto II che io ricordai a Racconigi nel 2023, deve restare fuori dalle beghe che definire dinastiche appare fin troppo generoso.
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La ferrovia nel Ponente: no al raddoppio!
I lavori per raddoppiare la ferrovia litoranea nel Ponente sembra che stiano per riprendere perché Salvini ha fatto un’altra scelta sbagliata, in questo caso seguendo i suoi predecessori . Arretrare a monte la ferrovia ,eliminando le attuali stazioni nel centro delle città, è un gravissimo errore che penalizzerà la ferrovia e incentiverà l’auto. So che lei da anni si batte contro il raddoppio fatto a spese degli utenti! Raffaele Delfino
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Per il Festival il 10 settembre all’Auditorium Grattacielo Intesa Sanpaolo
Per il festival Torinodanza il 10 settembre prossimo, alle 19.30, presso l’Auditorium Grattacielo Intesa Sanpaolo, avrà luogo lo spettacolo “Short Stories- Skrik -Weirdo” con coreografie di Michele Merola, Adriano Bolognino e Enrico Morelli.
Il primo balletto, dal titolo “Short Stories”, vede in scena la MM Contemporary Dance Company in una coproduzione con il Teatro Comunale di Ferrara. La musica è composta ed eseguita dal vivo da Natalia Abbascià. “Short Stories” coinvolge i corpi danzanti in un disegno continuo, costruito su ripetizioni e differenze, momenti di assoli, duetti, partiture corali e un susseguirsi di brevi storie e quadri generati dal sound della musica live. Natalia Abbascià, che suonerà dal vivo, ha creato un tappeto sonoro che unisce suggestive parti liriche per violino e voce solista. I danzatori faranno perdere il senso del confine che separa il pubblico dallo spazio scenico e i brani che compongono il lavoro si articoleranno come un paesaggio espressivo che lascerà alla soggettività del pubblico la lettura intima di quei sentimenti che danza e musica suggeriscono.
Michele Merola è direttore artistico della MM Contemporary Dance Company, compagnia di danza contemporanea da lui fondata a Reggio Emilia nel 1999.
‘Shrik’ è il lavoro di Adriano Bolognino, su musica di Max Richter, creato per la MM Contemporary Dance Company e si ispira al dipinto “L’urlo” di Edvard Munch, opera che ha portato il coreografo a indagare il tema della tragedia, dell’angoscia e della piccolezza dell’uomo in confronto all’immensità dell’universo.
“Il grido sordo del quadro, di cui ho deciso di conservare il titolo norvegese ‘Shrik’, che fonicamente riporta ad un suono sgradevole, un urto, una scossa- spiega il coreografo Adriano Bolognino – sembra deformare il paesaggio donandoci instabilità e paura, pur conservando la sua immensa bellezza. Aggrappandomi a questo dualismo che sento vicino, ho voluto creare un momento danzante che possa essere un accumulo senza fiato di tutto il malumore di questi ultimi anni, ma anche arrivare agli occhi del pubblico come una cascata rigenerativa.
Ultimo balletto creato per la MM Contemporary Dance Company, su coreografia di Enrico Morelli, è “Weirdo”, su musica di Moses Sumney e Giuseppe Villarosa. Il senso di inadeguatezza è l’unico vero ostacolo in qualunque forma di rapporto, compreso quello con se stessi. Si tratta di quella particolare sensazione di sentirsi fuori posto, diverso, a volte sbagliato, giudicato e spesso incompreso. Ci si può sentire come immersi nella nebbia, o come ci fosse un velo o una parete di vetro tra sé e il mondo circostante. Spesso questo stato deriva dalla voglia di soddisfare le aspettative degli altri, sentendo tutto l’enorme peso del rischio, della paura di fallire, del giudizio, del vedersi come un incapace, un impostore, una fonte di delusione.
Partendo da queste sensazioni il danzatore e coreografo Enrico Morelli presenta un nuovo lavoro che vuole portare sulla scena questo stato di alienazione, prendendo ispirazione non soltanto dal suo vissuto personale, ma anche da quello degli interpreti, a cui ha rivolto la medesima domanda: “Quando avete la sensazione di essere inadeguati e fuori posto, come vi sentite?”.
Mara Martellotta
Tutto pronto nel Comune di Collaretto Giacosa per celebrare, dal 5 al 7 settembre prossimi, con la settima edizione del Festival Giacosa, il suo illustre concittadino, librettista di opere pucciniane. L’evento rende omaggio in particolare alla Tosca di Giacomo Puccini, di cui Giuseppe Giacosa fu librettista insieme a Luigi Illica.
L’anno 2025 segna il 125esimo anniversario del suo debutto al teatro Costanzi di Roma.
Il festival ha ottenuto un contributo da parte della Città Metropolitana di Torino attraverso il bando della promozione territoriale, si apre venerdì 5 settembre alle ore 21 presso il Salone multiuso Piero Venesia, con lo spettacolo musicale “Bellissime” di Davide Motta Frè, che vuole essere un tributo alla figura femminile attraverso musica e parole, tratte da opere del Novecento. Nello spettacolo si esibiranno Martina Tosatto e Motta Frè, accompagnati al pianoforte da Giulio Laguzzi.
Sabato 6 settembre, alle 21, l’Auditorium del Bioindustry Park Silvano Fumero ospiterà uno spettacolo scritto da Oreste Valente, dal titolo “Al caro Pin che è nostro – Sentire l’arte prima di capirla”, in collaborazione con il laboratorio teatrale del liceo di Ivrea “ La bottega del Botta”. La pièce farà rivivere l’atmosfera del salotto di casa Giacosa e racconterà la figura di Giacosa, che non fu solo drammaturgo, ma anche scrittore e poeta.
Domenica 7 settembre a Collaretto Giacosa sarà una giornata ricca di eventi: dopo la Messa nella chiesa parrocchiale, si terrà la visita ai luoghi del poeta, inclusa la tomba e il monumento a lui dedicato. Dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 si potrà partecipare alla visita guidata alla “Grande Arca”. Alle 17.30, nel parco di Casa Giacosa, andrà in scena la prima nazionale del dramma in parole e musica di Oreste Valente “Tosca- il canto e il sangue- morire d’amore, uccidere per amore”, ispirato all’opera lirica di Puccini.
Lo spettacolo vedrà la partecipazione del soprano Mimma Briganti, del tenore Dario Prola, di Paola dal Verme al pianoforte e dello stesso Valente nel ruolo di Giuseppe Giacosa.
Il festival avrà la sua conclusione domenica 28 settembre prossimo con un evento organizzato in collaborazione con la casa editrice Atene del Canavese, che presenterà il libro dal titolo “Bohème, mi chiamano Mimì”, illustrato da Cristina Genisio e con testo di Monica Ramazzana.
Mara Martellotta