Lunedì 24 novembre alle ore 21, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, verrà conferito il Premio Renzo Giubergia 2025, giunto alla sua XII edizione, al Duo Rodin, costituito da Sofia Manvati al violino e Giorgio Lazzari al pianoforte.
La cerimonia di assegnazione si svolge nell’ambito del concerto di lunedì 24 novembre, sempre alle ore 21, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, con un programma che prevede la Sonata in do minore n. 7, op. 30 n. 2 di Ludwig van Beethoven, la Sonata in la maggiore di César Franck e i Tre Capricci di Paganini op. 90 di Karol Szymanowski.
Dopo otto edizioni dedicate ai solisti, dal 2022 il Premio Renzo Giubergia si è rivolto ad ensemble da camera e nello specifico, per l’edizione in corso, la selezione era aperta a formazioni di duo con violino e pianoforte, violoncello e pianoforte, senza vincolo di nazionalità, la cui età media non dovesse superare i 27 anni. Del valore di 13 mila euro il riconoscimento è stato conferito da una commissione composta da Andrea Lucchesini, Alessandro Moccia, Francesco Dillon, Carlo Bertola e Andrea Malvano attraverso due prove, eliminatoria su materiale registrato e finale in diretta streaming.
Il Duo Rodin si è costituito nel 2020 dall’unione di Sofia Manvati, al violino, e Giorgio Lazzari al pianoforte e si distingue per programmi che affiancano capolavori del repertorio a pagine meno note e deve il suo nome allo scultore August Rodin, simbolo di profondità e autenticità interpretativa.
Vincitore del Premio Guglielmo 2023 e finalista al concorso “Amur per i nuovi talenti “ 2024 ha suonato per importanti stagioni, tra cui gli Amici della Musica di Padova, il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, il teatro Ponchielli e la sala Verdi di Milano.
Tra i prossimi impegni figurano i concerti per Musica Insieme Bologna e la Società dei Concerti di Milano.
Il concerto si aprirà con la Sonata in do minore n. 7 di Ludwig van Beethoven, la più intensa e innovativa delle tre sonate dell’op. 30 composte nel 1802 e dedicata all’imperatore di Russia Alessandro I. Quasi contemporanea alla Seconda Sinfonia e al Testamento di Heilingenstadt, l’opera rivela un tono drammatico e appassionato, capace di introdurre importanti novità formali che segnano un passo decisivo verso l’evoluzione del linguaggio cameristico del grande compositore, ormai affetto da una grave forma di sordità.
La Sonata in la maggiore di César Franck venne eseguita per la prima volta nel 1886 con la partecipazione del celebre violinista Eugène Ysaye e riscosse un successo immediato. La composizione riflette la volontà dell’autore di imporsi all’interno del genere della Sonata e il desiderio di conferire all’opera un profilo monumentale, con la sua intensità lirica, la sua grande espressività e il suo rigore formale. Fra coloro che ne subirono il fascino figura Marcel Proust e si narra che questa Sonata, per la sua ciclicità, sia stata una fonte di ispirazione per la sua Recherche.
Il programma culmina con i Tre Capricci di Paganini op. 40 arrangiati da Karol Szymanowski, compositore di grande ingegno e apertura culturale, figura centrale della musica polacca del Novecento. I brani sono tratti dalla raccolta di Paganini e elaborati per violino e pianoforte nel 1918 e rivelano il gusto romantico dell’autore, sospeso tra lirismo e virtuosismo.
Mara Martellotta



















Quel che proprio non fa Marianne Métivier, regista di origini canadesi-filippine, con il suo “Ailleurs la nuit”, suo primo lungometraggio: ovvero trovare qualcuno che ti mette una macchina da presa in mano e ti dice “gira!” e tu cominci a girare ma a vuoto, andando a riprendere pianure e campagne e vacche da mungere, sentieri e camminate e corse in auto da filmare con tempi e lungaggini incredibili, a considerare una torrida notte d’estate in cui Marie che è un’artista del suono – e va in giro a raccogliere i fruscii delle foglie e lo scorrere delle acque mentre il suo partner ci dovrebbe interessare con i suoi studi delle processionarie – mette in discussione la sua vita di coppia, in cui Noée arrivata dalla grande città da non troppo tempo la disorienta, in cui la giovanissima studentessa Jeanne perennemente in crisi guarda il mondo da un oblò e distribuisce viveri alle porte degli alloggi di Montréal, in cui Eva, appena arrivata dalle Filippine con al seguito una madre che non sai se comprensiva o imbronciata, viaggia nella città notturna insicura dell’intero suo avvenire. Non ci si sente coinvolti da alcuna porzione del film, che al contrario vorrebbe avere un sapore universale, vorrebbe parlare di rapporti e di giovinezza, di esistenze e di equilibri ad ogni istante in cerca di punti fermi: anche i silenzi restano tali e non trasmettono che il nulla.