In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, l’ospedale Mauriziano di Tiorino nel 2017 promuove l’eliminazione della violenza sulle donne con una serie di iniziative organizzate e coordinate dalla Rete Locale Accoglienza Vittime di violenza e dal Comitato Unico di Garanzia aziendale. Dopo aver organizzato la settimana scorsa il primo corso sulla violenza domestica e sessuale dedicato ai professionisti sanitari, lunedì 20 novembre verrà approvata la nuova Procedura per la presa in carico delle vittime di violenza interpersonale presso l’Azienda Mauriziano di Torino. Da giovedì 23 a giovedì 30 novembre verrà esposto al pubblico, per la campagna di informazione a sostegno delle donne vittime di violenza, l’allestimento “Posto occupato” sia nell’atrio storico lungo corridoio Turati prospiciente l’Aula Carle sia nella sala di attesa del Pronto soccorso.
“Una mostra che ha il pregio di smontare le solite narrazioni retoriche sul tema dello sfruttamento minorile e di affrontarlo senza filtri, con una visuale che non nasconde la difficile quotidianità di moltissime bambine e bambini, ma altrettanto non cede alla tentazione di dipingerlo in maniera pietistica o eroica”, così ha affermato Mauro Laus, presidente del Consiglio regionale, all’inaugurazione dell’esposizione fotografica Infanzia rubata. Un secolo di lavoro minorile, da Lewis W. Hine ai giorni nostri organizzata al Polo del ‘900 di Torino dall’Ismel (Istituto per la memoria e la cultura del lavoro dell’impresa e dei diritti sociali) in collaborazione con la Fondazione Alberto Colonnetti onlus e con il sostegno del Consiglio regionale con il Comitato regionale per i Diritti umani.
La mostra parte da foto storiche di Lewis Hine, sociologo che denunciò con la macchina fotografica il lavoro minorile negli Stati Uniti nei primi del Novecento per arrivare fino alle immagini contemporanee, scattate da vari autori fra cui Andreja Restek, Laura Salvinelli e Stefano Dal Pozzolo. A corredo, una serie di scatti che mostrano missioni umanitarie in tutto il mondo (Pakistan, Burkina Faso, Guatemala, Nepal) condotte, fra gli altri, da Focsiv e Iscos.
“Quasi ogni giorno, dolorosi fatti di cronaca ci ricordano che intorno a noi continua a esistere una oscura realtà parallela, un mondo turpe che sfrutta i bambini, anche con modalità abominevoli”, ha proseguito Laus. “E l’Italia non fa purtroppo eccezione se pensiamo che i minori pre-adolescenti, tra i 12 e i 15 anni, coinvolti nel nostro paese in attività lavorative sono circa 340mila. Dobbiamo risvegliarci dal torpore dell’indifferenza: oggi è più che mai urgente approvare misure contro il disagio, la povertà infantile e le disuguaglianze. Se esistesse un solo dovere per una democrazia evoluta, questo consisterebbe nel saper offrire a ciascun figlio uguali opportunità di crescere, giocare, studiare, migliorarsi, uguali tutele e protezioni”.
Con un linguaggio semplice e diretto le foto di Hine, realizzate per il National Child Labor Committee, parlano del lavoro dei bambini nelle miniere, nei campi, nelle fabbriche tessili e alimentari, sulla strada e a domicilio. Le immagini, efficace strumento di sensibilizzazione, sono il risultato di un’accurata selezione del materiale messo a disposizione dalla Library of Congress di Washington.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto Infanzia negata, promosso dal Polo del ‘900 in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia (20 novembre), con l’obiettivo di mettere in luce i diversi volti di un fenomeno purtroppo diffuso su scala mondiale ovvero lo sfruttamento minorile e la mancanza di tutela dei diritti dei minori.
EC – www.cr.piemonte.it
Sulla rivista “Torino Storia” di novembre è uscito un importante articolo di Pier Franco Quaglieni su Carlo Casalegno a 40 anni dal suo assassinio.” Un articolo controcorrente- rileva in una nota il Centro Pannunzio – anche rispetto a certe paludate e persino fastidiose celebrazioni da parte di chi non ha neppure conosciuto o frequentato Casalegno e di chi vanta amicizie inesistenti nei confronti della vittima delle Br “
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Nell’Aula Magna dell’Università degli studi di Torino il Magnifico Rettore Rinaldo Bertolino conferì nel 2004 la laurea honoris causa in Giurisprudenza alla memoria di Carlo Casalegno. Patrocinatore dell’iniziativa fu Giovanni Conso, Presidente dell’Accademia dei Lincei, che in un precedente convegno in ricordo di Casalegno aveva lanciato la proposta di un riconoscimento accademico al giornalista ucciso dalle Brigate Rosse. Fu un fatto importante che anche l’Università non si
dimenticasse dell’antico allievo della Facoltà di Lettere Casalegno, che fu professore di liceo e giornalista, autore di migliaia di articoli e di pochi libri. Se le BR non gli avessero stroncato la vita a 61 anni, Casalegno – me lo confidò più volte con speranza per il futuro e rammarico per il passato e il presente – si sarebbe dedicato ad opere storiche che aveva in mente e che allora erano incompatibili con i ritmi di lavoro di un giornalista.
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Casalegno, quando venne brutalmente ferito a morte sotto casa dai brigatisti, suscitò unanime pietà, ma non altrettanta solidarietà. Pochi operai parteciparono ad uno sciopero indetto dopo l’agguato terrorista ed alcuni si lasciarono andare ad incredibili dichiarazioni di indifferenza nei confronti dell’attentato. Erano ancora i tempi in cui c’era chi parlava di «sedicenti Brigate Rosse» ed altre simili banalizzazioni di un fenomeno terroristico che avrebbe colpito nel 1979 anche il sindacalista comunista Guido Rossa. Nel 1977 venne coniato lo slogan «Né con lo Stato né con le BR» che conteneva in sé un significato del tutto inaccettabile nei confronti delle istituzioni repubblicane.
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Ci fu chi, nel mondo intellettuale, definì Casalegno sprezzantemente un «moderato» e per alcuni esponenti della sinistra di allora fu un sacrificio di non poco conto scendere in piazza per dimostrare contro l’orribile delitto nei confronti di un uomo che, pur provenendo dalle file del Partito d’Azione, non ebbe nel corso degli anni mai indulgenze verso la contestazione, il permissivismo dello Stato, le ambiguità nei confronti dei “sedicenti brigatisti” e dei “compagni che sbagliano”. La sua rubrica Il nostro Stato sul quotidiano “La Stampa” era emblematica di un certo modo di concepire lo Stato
democratico come fondamento delle regole civili che sovrintendono la vita sociale. Egli sentiva il richiamo del Risorgimento liberale e della tradizione subalpina dello Stato, rifiutando con fastidio i contestatori che nel loro velleitarismo ideologico e nel loro richiamo e ricorso alla violenza, non solo verbale, si opponevano a quella civiltà fondata sulla tolleranza, profondamente amata da Casalegno. Spadolini lo definì giustamente un cittadino esemplare dell’«Italia della ragione» . Casalegno ebbe il torto, o meglio, il grande merito e soprattutto il coraggio e la lucidità, di vedere la deriva terroristica anche come frutto dell’estremismo contestatore. E questo sbocco eversivo egli denunciò con fermezza, pagando con la vita. E in quegli anni di piombo rispondere con l’arma della penna a chi usava il mitra per affermare le sue farneticazioni ideologiche fu la scelta di un democratico moderato che rifiutava per cultura, ma prima ancora per scelta morale, la violenza estremista.
Pier Franco Quaglieni
Nel 2018 il Comune di Torino bandirà un concorso per vigili urbani. La notizia giunge direttamente dalla sindaca, Chiara Appendino, che ha preso parte al Teatro Carignano alla festa per i 226 anni del Corpo della Polizia municipale. “L’organico è una priorità in un momento in cui la sicurezza è tra i temi caldi, che creano più preoccupazione”, ha commentato la prima cittadina. Durante la cerimonia è stato presentato il nuovo comandante dei civich, Emiliano Bezzon di 53 anni, già comandante della polizia locale a Varese.
(foto: Claudio Benedetto www.fotoegrafico.it)
L’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino comunica che mercoledì 15 novembre 2017 verranno effettuati aggiornamenti tecnologici al nuovo sistema informativo del centralino telefonico aziendale 0116331633. Potrebbero essere possibili eventuali disagi di cui la direzione si scusa in anticipo.
di Pier Franco Quaglieni
L’antimafia – Ostia, i giornalisti, i violenti – Mario Altamura liberale d’altri tempi – Francesco Tabusso piccolo e grande artista

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L’antimafia
Ho sempre avuto stima ed ammirazione per don Luigi Ciotti che una volta ,quando ricevemmo insieme il Premio “San Giovanni” fu largo di elogi nei miei confronti. Ma un conto è don Ciotti ,un conto è il
donciottismo torinese e non. Il donciottismo fa inevitabilmente pensare ai professionisti dell’Antimafia ,come li definiva Sciascia, fa pensare a Grasso e alla ineffabile Rosy Bindi, per non parlare dell’ex magistrato Ingroia . Sono persone che personalmente non sopporto. Mi è venuto alla mente questo ricordo leggendo il testo del nuovo Codice Antimafia. Il partito radicale in un suo documento ha espresso un giudizio critico che merita di essere conosciuto di più e nel quale mi identifico. “Il nuovo Codice antimafia estende sequestri e confische in assenza di giudicato ai sospettati di tutti i reati contro la pubblica amministrazione, compreso il peculato. Con questa norma ci troviamo con un diritto penale e processuale che fa dell’emergenza la regola, del sospetto la prova, delle garanzie carta straccia, del giudicato un’inutile ritualità”. Il non basarsi sulle prove, ma sugli indizi e sulle congetture, il non prevedere un vero contraddittorio tra accusa e difesa anticipa la punizione rispetto alla condanna e rende inutile il processo. E’ una minaccia grave allo Stato di diritto e alla libertà dei cittadini.
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Ostia, i giornalisti, i violenti
La violenza bestiale di Spada che colpisce un giornalista a testate va condannata con assoluta fermezza,ma non è giusto che alla violenza contro un giornalista sia dia immenso spazio mediatico ,mentre le violenze subite da semplici cittadini vengono di fatto ignorate e soprattutto non perseguite. C’è chi dice che far violenza ad un giornalista è più grave perché rappresenta il diritto all’informazione che hanno i cittadini. Forse è anche vero ,ma resta il fatto che la categoria ,meglio la corporazione, giornalistica appare privilegiata . Non sempre il comportamento dei giornalisti è accettabile.Non mi riferisco al caso di Ostia,ma potrei citare esempi di protagonismo riprovevoli.Una giornalista torinese si fece passare per poliziotta per carpire con la famiglia di una vittima,per carpire notizie che potevano violare la privacy. Quel caso venne dopo troppo breve periodo dimenticato. Spada verrà perseguito e condannato con rapidità e in modo esemplare contrariamente a quanto avviene in tanti altri casi anche molto più gravi.
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Mario Altamura liberale d’altri tempi
Mario Altamura fu un medico che per 25 anni fu consigliere comunale di Torino di cui fu anche assessore e per lo spazio di un mattino anche pro Sindaco. Non si può dire che fosse un politico perché per lui la professione medica fu sempre al primo posto e il servizio agli altri attraverso la politica fu un un prolungamento del fatto di essere e di sentirsi medico. Fu anche eletto due volte consigliere provinciale di Torino, anche se ,quando nel 1985 il suo partito ebbe l’opportunità di ottenere la presidenza della Provincia che naturaliter gli sarebbe spettata, non venne ricandidato. Aveva un vastissimo elettorato personale, ma sarebbe sbagliato parlare di clientelismo nei suoi confronti perché i suoi sostenitori erano donne e uomini appassionati e legati da sentimenti profondi verso la sua persona, come avviene al Sud. Era Pugliese, nato vicino a Taranto ,venuto a Torino come ufficiale del R. esercito con le truppe del Corpo italiano di Liberazione . Diresse l’ospedale profughi di Venaria. Apparteneva all’Artiglieria da Montagna e l’unico distintivo che gli vidi indossare -insieme all’immancabile papillon- era quello dell’associazione alpini. Appartenente ad una importante famiglia meridionale, aveva studiato medicina all’Universita ‘ di Napoli ed aveva iniziato la professione medica a Torino .Fu anche vice presidente della Banca del Sangue e ricopri molti altri incarichi con un disinteresse già raro ai suoi tempi. Eletto la prima volta in Consiglio comunale nel 1956 nel PNM ,venne rieletto nello stesso partito monarchico unificato nel 1960.Poi nel 1963 scelse di entrare nel PLI ,convinto di poter così
meglio servire quegli ideali liberali e risorgimentali che sentiva anche come un patrimonio famigliare. Una scelta che fece anche l’altro consigliere monarchico ,il col. Enzo Fedeli, vero leader carismatico dei monarchici piemontesi a cui fu impedito di essere eletto deputato per la discesa in campo dell’imprenditore Piero Ferrari il quale riuscì con i suoi finanziamenti a monopolizzare il partito monarchico in Piemonte . Mentre nel partito monarchico era osannato e il suo abbandono significò il crollo di quel partito a livello torinese, nel partito liberale non ebbe le attenzioni che meritava. Nel 1968 fu il primo escluso alla Camera dei Deputati, malgrado l’assoluto non appoggio, per non dire l’ostacolo, del partito nei suoi confronti. Il Pli era un partito molto snob e l’elettorato di Altamura raccolto attorno all’associazione” Nord Sud”, non veniva visto bene in via delle Orfane, sede del partito. Inoltre la sinistra liberale non lo amava per il fatto di essere monarchico. Anche gli ex compagni di partito del PDIUM si accanirono contro di lui con azioni indegne di vera intolleranza e di sabotaggio che durarono anni, in quanto lo consideravano un” traditore da mettere alla gogna “. Ebbe solo la collaborazione fedele della funzionaria del PLI Giuseppina Corniati che il partito gli mise a
disposizione per l’associazione Nord Sud la quale ebbe una piccola sede nel cuore di San Salvario, in via Sant’Anselmo .Giacomo Bosso,eletto senatore a Torino centro, stava molto dietro ad Altamura, avendo compreso la sua forza elettorale. In ultimo, anche Zanone e Altissimo che dimostrarono di non amarlo, cambiarono idea su di lui per il consenso che poteva rappresentare, anche se non ebbe mai un riconoscimento adeguato al suo impegno. Significativo che per un suo gesto di coraggio che salvò da morte sicura la vittima di un incendio, non ebbe dal ministro della Sanità Altissimo la Medaglia d’oro per la Sanità come gli sarebbe spettata. La moglie di Altamura era di origini triestine e questo lo rese particolarmente sensibile ai temi delle foibe e dell’esodo giuliano- dalmata in anni in cui neppure i liberali ne parlavano. Molti suoi elettori erano esuli costretti a lasciare tutto per venire in Italia, come molti lavoratori meridionali immigrati fecero per raggiungere il lavoro a Torino. Amava molto la musica e le prime del “Regio” erano un appuntamento per lui irrinunciabile. Amava anche suonare il pianoforte. Era un politico rigoroso e limpido, le sue abituali passeggiate sotto i portici di via Roma tutte le sere e nei giorni festivi consentivano a chiunque di avvicinarlo e di parlargli. La sua apertura umana era nota ed apprezzata, così come la sua non faziosità politica. Fu capogruppo del PLI dopo Luciano Jona, come oppositore di Novelli Sindaco da cui Altamura dissentiva, ma senza manicheismi settari. Con Novelli, anzi, mantenne un buon rapporto personale durato nel corso degli anni e personalmente non ho mai capito quali affinità potessero legare due persone così distanti e diverse. Negli ultimi anni aveva ripreso la tradizione religiosa della sua famiglia ed ogni domenica non mancava mai alla Messa di
mezzogiorno alla “Consolata” ,altro aspetto atipico del suo liberalismo che per molti liberali torinesi si identificava in un acceso laicismo o addirittura, come nel caso di Zanone e di altri, nell’ adesione alla Massoneria. Ammalato, andava da solo a sottoporsi alla chemioterapia, nascondendolo alla famiglia, fin quando fu possibile. Un gesto eroico. Era nato nel 1915 e morì poco più che settantenne, nel 1988.Tornai dalle vacanze per partecipare ai suoi funerali. E’ sepolto a Piscina dove aveva una casa di campagna che amava molto, come amava quella del mare ad Albenga che aveva scelto, dopo tanti anni di vacanze sulla costa adriatica. Io sono stato molto suo amico. Abbiamo condiviso ideali, ma anche quando le nostre strade si separarono, rimanemmo amici,profondamente amici. Era un gentiluomo di antico stampo e mi è spiaciuto di non essere stato io a ricordarlo nel 2005 insieme a Nicoletta Casiraghi, in Consiglio Comunale. Forse avrei potuto dire di più di Nicoletta,ma sicuramente con meno distacco perché alla notizia della morte ho pianto. Fu anche il mio medico curante per molti anni disponibile ad ogni ora del giorno è anche della notte.Ho condiviso con lui tante battaglie ed a volte amava sentirmi per uno scambio di idee che i politici oggi nella loro autosufficienza non vogliono .Visse una vita semplice,
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Francesco Tabusso piccolo e grande artista
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.comCaro professore, ma quelli che dicono “io adoro i gay” quale ancestrale complesso da ansia di apparire progressisti hanno? Io non adoro i gay. Come non adoro chi ha i capelli biondi o gli occhi neri. Dire che si adorano gli omosessuali significa avallare la ghettizzazione di cui sono stati vittime e in parte lo sono tuttora. Esistono persone che mi piacciono, e persone che non mi piacciono. Alcune di loro hanno i capelli scuri, altre gli occhi chiari. Alcune sono gay. Ma non mi verrebbe mai in mente di dire “io adoro i gay”. È così squallidamente discriminatorio. Come chi lo dice.
scherno per decenni, la Chiesa li ha condannati, richiamandosi alle pagine della Bibbia. Oggi appare in larga parte tutto cambiato. Con le Unioni civili si è giunti a pochi passi dal vero e proprio matrimonio tra persone delle stesso sesso. Il principio liberale stabilisce che la vita intima delle persone sia inviolabile. Cosa diversa è il tema dei figli. Ma il discorso ci porterebbe troppo lontano. Lei nella sua lettera evidenzia una moda che anch’io giudico discutibile. ma quante altre mode sono discutibili! Oggi si ragiona per luoghi comuni.
Io a priori non ho né simpatie né antipatie preconcette. Quando ho conosciuto la signora Appendino in maggio, ne ho avuto una buona impressione. Molto diversa fu l’impressione quando conobbi il suo capo di gabinetto Giordana. Ho scritto denunciando la sua inesperienza e anche il suo senso di superiorità. Mi sembra che Fassino fosse un sindaco molto migliore. Certi ruoli non si improvvisano e un conto è fare il consigliere comunale di opposizione e un conto il sindaco di una grande città. Specie se dietro il sindaco manca una squadra di gente competente. Affidarsi a Giordana fu, a mio parere, un errore fatale.In questi giorni ,cent’anni fa, dopo la disfatta di Caporetto l’Italia reagì con la resistenza sul Piave, ma quest’ultima non viene ricordata. Dopo cento anni un certo antimilitarismo pacifista ancora prevale ?
Gino Lugli
In effetti è così. Anche gli articoli di giornale e i convegni hanno analizzato soprattutto Caporetto che rischiò
di decretare la “finis Italiae” con un arretramento possibile fino a Milano. Furono giorni drammatici. Ma l’Italia resistette. Ci fu il convegno di Peschiera in cui risaltò la figura del piccolo Re soldato ,che decise con gli alleati la resistenza sul Piave. Soprattutto ci fu la nomina del Generale Armando Diaz a comandante supremo al posto di Cadorna. Il napoletano Diaz che parlava in napoletano ai soldati meridionali segnò una svolta nella storia dell’esercito italiano, ancora con vertici prevalentemente piemontesi. La sua umanità significò un rapporto diverso con i soldati. L’eccessivo rigore di Cadorna venne abbandonato. E sotto il comando di Diaz dopo un anno l’Italia vinse la guerra contro l’Austria Ungheria che dopo Caporetto sembrava irrimediabilmente perduta.
La considerazione più amaramente realistica la fa il sito filotorinista Torinogranata.it: “Ma com’è possibile che un impianto nuovo di zecca, qual è il Filadelfia, sia stato costruito senza rispettare tutte le norme vigenti in materia di sicurezza? Verrebbe da rispondere siamo in Italia, non c’è da stupirsi poiché ci sono innumerevoli esempi di impianti e strutture inaugurate dopo anni di lavori e tanti denari spesi che nel giro di poco tempo vengono chiusi o persino non sono mai inaugurati per problemi di sicurezza e gestione”. C’è da sperare che a Torino le cose vadano meglio. Sì, perchè lo storico Filadelfia, inaugurato soltanto lo scorso maggio, è stato bocciato dalla Commissione di vigilanza del Comune, che avrebbe rilevato criticità di sicurezza all’interno dell’impianto, che così sarà vietato al pubblico. Non però ai giocatori che potranno allenarsi regolarmente al suo interno. Non si tratterebbe di problemi importanti: mancherebbero cartelli nel parcheggio sotterraneo, e sarebbe da sistemare una bocchetta dell’impianto di aerazione andrebbe sistemata.
Da anni è in essere una fattiva collaborazione con la LILT inerente alla prevenzione sia primaria che secondaria dei tumori maligni del distretto cervico cefalico. L’incidenza mondiale dei tumori della testa e del collo è di 500.000 casi per anno con un tasso di mortalità annuo di 270.000. In Italia rappresentano il 5% di tutti i tumori maligni. Ogni anno vengono diagnosticati 12.000 nuovi con un tasso di incidenza annuo di 16 casi per 100.000 italiani. Sono colpiti più frequentemente gli uomini rispetto alle donne (in una proporzione di circa 6 ad 1) e la fascia di età più colpita è quella compresa tra i 50 ad i 70 anni. Molte di queste neoplasie sono correlate a determinate abitudini di vita come abuso di fumo ed alcool (tumori della laringe e del cavo orale), ad attività lavorative, come la esposizione alle polveri del legno (tumori del naso e dei seni paranasali), o ad infezioni virali (es. EBV e HPV). Non sempre l’identificazione precoce della neoplasia è agevole. Negli stadi iniziali della malattia, la sintomatologia è sfumata o addirittura assente e questo spinge il paziente a sottovalutare i sintomi e i segni con conseguenti ritardi diagnostici. Individuare i tumori in fase precoce (prevenzione secondaria) è di fondamentale importanza; dà infatti la possibilità di ridurne la mortalità, l’invasività dei trattamenti terapeutici e di migliorare la qualità della vita. In questa ottica è stata organizzata il 10 novembre 2017 una giornata di visite preventive dei tumori del cavo orale presso la Clinica ORL dell’Università degli Studi di Torino (Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino) in collaborazione con la LILT Torino. Negli anni precedenti sono stati sottoposti a visita preventiva più di 180 persone. Tali iniziative, per la loro importanza, devono essere incentivate con il massimo impegno per sensibilizzare la cultura della prevenzione quale strumento indispensabile alla lotta contro i tumori.
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La Sezione Torinese della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) organizza:
UNA GIORNATA PER LA PREVENZIONE DEL TUMORE DEL
CAVO ORALE FARINGE E LARINGE
Venerdì 10 novembre 2017
dalle ore 12.00 alle 14.30
Ambulatorio I Clinica ORL
Azienda Ospedaliera Città della Salute – Molinette
Direttore Prof. Roberto Albera
Via Genova, 3
Prof. Giancarlo Pecorari
PRENOTAZIONI OBBLIGATORIE
Al numero 011/83.66.26
Dal Lunedì al Giovedì 14.00/17.00
TELEFONACI!!!
PENSA ALLA SALUTE
Il vincitore di un ERC Grant da 2 milioni di euro Francesco P. Andriulli cercherà a Torino il “Santo Graal” dell’elettromagnetismo computazionale
Il Politecnico di Torino è sempre più competitivo nel quadro della ricerca internazionale e riesce ad attrarre un’eccellenza in ambito europeo: Francesco P. Andriulli, vincitore di uno dei prestigiosi riconoscimenti dell’ERC-European Research Council, ha scelto infatti di condurre la sua ricerca al Politecnico.

Andriulli, dal 2010 docente in Francia, si è aggiudicato un ERC consolidator grant da 2 milioni di euro; si tratta del premio istituito nel 2007 dall’Unione Europea per supportare progetti di eccellenza “altamente ambiziosi, pioneristici e non convenzionali”, a sostegno dell’indipendenza scientifica e del consolidamento del gruppo di ricerca e delle attività dei ricercatori e docenti europei. Salgono così a 10 i progetti ERC condotti al Politecnico di Torino.
La scelta di Andriulli è in controtendenza: il nostro Paese, infatti, ottiene ottimi risultati nell’assegnazione di riconoscimenti ERC, ma dei 644 grant assegnati nei primi 10 anni del programma a scienziati italiani ben 294 sono stati in realtà ottenuti da nostri compatrioti che lavorano all’estero: “L’acquisizione di finanziamenti ERC è un indice riconosciuto della qualità della ricerca di un istituzione e testimonia un ambiente favorevole allo sviluppo di progetti innovativi e di frontiera; il rientro di un ricercatore di grande valore nel nostro Paese è sempre una vittoria per la ricerca italiana”, commenta il Rettore Marco Gilli, che prosegue: “Il nostro Ateneo non solo ha incrementato sensibilmente il numero di progetti ERC presentati internamente ma, negli ultimi anni, è riuscito ad attrarre ricercatori che, avendo vinto il riconoscimento ERC presso un’altra istituzione, scelgono di condurre la loro ricerca al Politecnico: senza dubbio si tratta di un risultato che qualifica ulteriormente il nostro Ateneo come una research university riconosciuta a livello internazionale ed è il risultato di politiche mirate volte a favorire la creazione di un ambiente di ricerca solido e internazionale”.
“Scelsi il Politecnico di Torino già come allievo ingegnere e ora sono lieto di potervi tornare da
docente assieme alla mia ricerca. Il progetto ERC e le sfide che attendono me e la mia equipe non potranno che trarre beneficio dal dinamismo scientifico e dal prestigio di questo Ateneo.”, commenta Francesco P. Andriulli, che dall’1 settembre scorso si è trasferito al Politecnico come Professore Ordinario di Campi Elettromagnetici (tra i più giovani d’Italia), dove condurrà il suo progetto ERC “321-from Cubic To Linear complexity in computational electromagnetics”, che si propone di semplificare la complessità dei modelli matematici nell’elettromagnetismo computazionale, con applicazioni in tutte quelle tecnologie che utilizzano i campi elettromagnetici (dai telefoni cellulari, ai satelliti, alle macchine biomediche come la risonanza magnetica, alla rilevazione dell’attività elettrica del cervello umano).
L’obiettivo è di trovare la soluzione a un problema che la comunità scientifica dell’elettromagnetismo computazionale si pone da diversi anni: le tecnologie emergenti nell’ambito dell’ingegneria elettromagnetica divengono sempre più miniaturizzate e complesse, per cui emerge la necessità di applicare a questi nuovi oggetti modelli matematici che permettano di semplificare la fase di simulazione numerica. Il progetto ERC “321”, che si pone come ricerca multidisciplinare tra l’ingegneria avanzata, le matematiche e l’informatica ad alte prestazioni (high performance computing), si focalizza sullo studio di tecniche di calcolo altamente predittive per modellizzare e predire fenomeni elettromagnetici ad elevate dimensioni o grado di complessità. Questi modelli matematici si possono applicare a una grande varietà di tecnologie come, ad esempio, lo sviluppo di dispositivi di risonanza magnetica più precisi ed affidabili, a tecniche di imaging del cancro più avanzate e sicure o al neuroimaging in tempo reale – cioè la riproduzione dell’attività elettrica del cervello – per il trattamento dell’epilessia e lo sviluppo di interfacce cervello-macchina.
Biografia
Francesco P. Andriulli da settembre 2017, a 36 anni, è Professore Ordinario al Politecnico di Torino dove si è laureato in Ingegneria Elettronica nel 2004. I suoi studi sono proseguiti negli Stati Uniti alla University of Illinois at Chicago per un Master of Science e alla University of Michigan at Ann Arbor per il dottorato (2008). La sua carriera di ricerca è proseguita in Francia all’École Nationale Supérieure Mines-Télécom Atlantique (IMT-Atlantique) dove è stato professore ordinario e presso il quale dirige il Computational Electromagnetics Research Laboratory (CERL).
Le sue attività di ricerca si concentrano sull’elettromagnetismo computazionale e hanno ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra i quali svariati premi per il miglior articolo scientifico, il premio L. B. Felsen for Excellence in Electrodynamics del 2015 e l’URSI Issac Koga Gold Medal2014-2016, una medaglia d’oro assegnata solo ogni tre anni dall’Unione Radioscientifica Internazionale.
Francesco P. Andriulli è membro di varie Honor Societies americane e di numerose società scientifiche, è Editore Associato di molteplici riviste scientifiche internazionali tra cui l’IEEE Transactions on Antennas and Propagation, IEEE Antennas and Wireless Propagation Letters e IEEE Access. Inoltre è membro del Comitato Scientifico di molti congressi internazionali del suo settore e del consiglio direttivo della European School of Antennas (EsoA). É autore di più di 40 articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali e di 80 conference proceedings. Ha coordinato come Principal Investigator numerosi progetti scientifici nazionali ed internazionali.
Si intitola “Pinocchio, diritti e rovesci di un bambino di legno” la mostra organizzata dalla Associazione culturale Magica Torino, allestita nella Galleria Spagnuolo di Palazzo Lascaris dal 7 novembre al 7 dicembre 2017.L’esposizione raccoglie opere pittoriche, grafiche, oggetti e pubblicazioni originali legate al personaggio dell’opera di Carlo Lorenzini (in arte Collodi) provenienti da varie collezioni private.Accompagna la
mostra un video di 12 minuti intitolato “Pin-Occhio” in cui il regista Alex Donadio ha raccolto brani scelti di opere teatrali, film e video clip sul burattino più famoso del mondo: dai film di Walt Disney, Comencini e Benigni, all’interpretazione di Totò e di Carmelo Bene in teatro e della cantante francese Milene Farmer. L’occasione per parlare della figura del celeberrimo burattino è legata alla tutela dei diritti dell’infanzia, celebrati ogni anno il 20 novembre con la Giornata internazionale dei Diritti dei Bambini, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu il 20 novembre 1989.Per approfondire il tema dei diritti dell’infanzia giovedì 30 novembre si svolgerà un convegno a Palazzo Lascaris con interventi di esperti su temi giuridici, sociali ed educativi. All’inaugurazione hanno partecipato: Mauro Laus, presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Barbara Colombotto Rosso, presidente associazione Magica Torino Alex Donadio, Comitato Scientifico associazione Magica Torino, Roberto Mastroianni, filosofo e critico d’arte che hanno curato anche il ricco catalogo della mostra. “Quello di legno era un burattino nelle mani del mondo – ha commentato il presidente Laus durante la presentazione – di un sistema oppressivo, ancorato alla paralisi della conservazione, all’assurdità delle consuetudini. Pinocchio in carne e ossa è invece una persona che ha trovato le proprie peculiarità, ha gettato alle spalle il passato e affronta a viso aperto il futuro. Ora è indipendente, può scegliere il buono che ha ereditato e cercare di vivificarlo. Non ha più bisogno di tutori, non ha timori né speranze trascendentali. Ha tanta voglia di vivere una vita in presa diretta, di mettere alla prova le sue energie, le sue capacità intellettuali e le sue virtù sentimentali”.
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La mostra “Pinocchio, diritti e rovesci di un bambino di legno”, aperta al pubblico dal 7 novembre al 7 dicembre, è allestita a Palazzo Lascaris, via Alfieri 15 Torino, orario di apertura: 9 – 17 dal lunedì al venerdì, ingresso gratuito.
FC – www.cr.piemonte.it