Cosa succede in città- Pagina 4

Collisioni nel segno di Ben Harper

Collisioni , il Festival Agri Rock giunge alla diciottesima edizione. La kermessse prevede tre concerti più uno a settembre in piazza Medford ad Alba. Il via il 27 giugno con il cantautore e chitarrista americano Ben Harper, capace di spaziare dal rock al folk al blues e al funk. In trent’anni di carriera ha all’attivo ben 18 album, vincitore di 3 Grammy. Musicista a cui guardano le vecchie generazioni. Il 4 e 5 luglio saranno 2 serate dedicate ai “giovani”. Il primo dalle atmosfere indie, vedrà protagonisti Alfa, Frah Quintale, Marco Castello e Andrea Cerrato. Il 5 suoni urban con Sayf, Nerissima Serpe e il rapper spagnolo marocchino Morad. Il direttore artistico Taricco ci tiene a sottolineare che “una della missioni del festival e quella di far conoscere il territorio ai turisti stranieri e del futuro. Usare la musica per attirare i ragazzi che non conoscono Alba”. L’8 settembre con la collaborazione del comune di Alba, il Centro studi Beppe Fenoglio e l’agenzia Otr, ritorneranno i Csi. “Vivo è ancora il ricordo del concerto del 1996 in San Domenico dice il vicesindaco di Alba Caterina Pasini”.

Pier Luigi Fuggetta

Regina Margherita: nuove strategie contro i sarcomi ossei pediatrici

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Nel midollo osseo non vivono solo le cellule staminali che danno origine al sangue. Accanto a loro esiste una popolazione meno conosciuta, ma preziosa per la ricerca: le cellule stromali mesenchimali, o CSM. Sono cellule di supporto, capaci di contribuire all’equilibrio del microambiente in cui le altre cellule crescono, comunicano e si specializzano. Possono essere considerate parte dell’impalcatura viva del midollo osseo: non producono direttamente le cellule del sangue, ma aiutano a creare le condizioni perché questo complesso ecosistema funzioni correttamente. Inoltre, sono cellule multipotenti, in grado di differenziarsi in diversi tipi cellulari, in particolare cellule dell’osso, della cartilagine e del tessuto adiposo.

Le CSM rilasciano piccolissime particelle biologiche, chiamate vescicole extracellulari, che funzionano come messaggeri tra cellule: trasportano molecole, veicolano segnali e possono interagire con tessuti anche distanti. Da questa caratteristica nasce un’idea innovativa: utilizzare le vescicole come navette biologiche per trasportare farmaci verso il tessuto tumorale. Caricate con chemioterapici, queste vescicole potrebbero aiutare a portare il trattamento più vicino al tumore e, in prospettiva, a ridurre il danno ai tessuti sani.

È su questa strategia che si focalizza il progetto sviluppato dall’Ospedale Infantile Regina Margherita dell’Azienda Ospedaliera OIRM – Sant’Anna, afferente alla struttura di Oncoematologia Pediatrica diretta da Franca Fagioli. Il progetto nasce dall’esperienza decennale del Laboratorio nello studio e nell’utilizzo delle CSM e ha l’obiettivo di valutare, in fase preclinica, l’efficacia e la sicurezza di microvescicole derivate da CSM e caricate con il farmaco doxorubicina per il trattamento dei sarcomi ossei pediatrici.

I sarcomi ossei pediatrici, tra cui l’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing, sono tumori rari e aggressivi che colpiscono soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti. Le terapie oggi disponibili, basate su chirurgia, chemioterapia e radioterapia, hanno migliorato le possibilità di cura in molti pazienti. Tuttavia, nelle forme metastatiche, recidivanti o resistenti ai trattamenti, la prognosi resta ancora difficile. La sfida è quindi duplice: trovare strategie più efficaci contro il tumore e, allo stesso tempo, limitare gli effetti collaterali di farmaci molto potenti.

La doxorubicina è uno dei chemioterapici utilizzati nel trattamento dei sarcomi ossei pediatrici. È un farmaco efficace, ma il suo impiego può essere limitato da effetti collaterali importanti, legati al fatto che non colpisce esclusivamente le cellule tumorali. Può infatti danneggiare anche tessuti sani, con una tossicità sistemica che include, tra gli aspetti più rilevanti, il possibile danno cardiaco. Nei bambini e negli adolescenti questo tema è particolarmente delicato, perché ridurre gli effetti a lungo termine delle cure è parte integrante della qualità della guarigione.

Per questo motivo, la ricerca sta sviluppando sistemi di drug delivery, cioè strategie capaci di veicolare i farmaci in modo più mirato verso il tumore, cercando di preservarne l’efficacia e limitarne la tossicità. In questo progetto, le vescicole extracellulari vengono isolate dal secretoma delle CSM, cioè dall’insieme delle sostanze che queste cellule rilasciano nell’ambiente durante la coltura in laboratorio. Dopo essere state prodotte e caratterizzate, possono essere caricate con doxorubicina e studiate come possibili trasportatori del farmaco.

In altre parole, non si tratta di usare direttamente cellule vive come terapia, ma di sfruttare ciò che queste cellule producono: piccole vescicole che potrebbero comportarsi come corrieri biologici. Questo aspetto è importante anche dal punto di vista della sicurezza: lavorare con vescicole derivate dalle cellule, anziché con cellule vive, può rendere il prodotto più controllabile, standardizzabile e potenzialmente più adatto allo sviluppo regolatorio.

Il progetto si fonda su competenze già consolidate. Il Laboratorio Centro Trapianti Cellule Staminali e Terapia Cellulare ha una lunga esperienza nell’isolamento, espansione e caratterizzazione delle CSM. Inoltre, la presenza di una Cell Factory accreditata AIFA permette di lavorare secondo criteri compatibili con le Good Manufacturing Practice, le norme che regolano la produzione di medicinali destinati all’uso clinico. Nella ricerca biomedica, infatti, non basta che un’idea funzioni in laboratorio: deve poter essere riprodotta, controllata, tracciata e validata secondo standard rigorosi.

I risultati preliminari indicano una direzione promettente. In studi precedenti, il gruppo ha valutato il secretoma derivato da CSM caricate con un altro farmaco chemioterapico, il paclitaxel su linee cellulari di osteosarcoma, osservando un effetto citotossico significativo. Successivamente, la metodica è stata applicata alla doxorubicina: le vescicole caricate con il farmaco hanno mostrato attività su linee cellulari di osteosarcoma, con una riduzione importante della vitalità cellulare dopo 24 ore di trattamento. Il progetto prevede ora il passaggio successivo: la validazione in modelli preclinici in vivo, passaggio necessario per capire come il farmaco si comporta nell’uomo, se rimane nel tumore, se raggiunge organi sani, quale tossicità provoca e se l’effetto terapeutico è superiore rispetto alla doxorubicina libera. Per questo il progetto prevede studi in modelli murini di sarcoma osseo, con valutazione della biodistribuzione, della farmacocinetica, dell’efficacia terapeutica e della tossicità sistemica.

Se i risultati confermeranno efficacia e sicurezza, le vescicole extracellulari caricate con doxorubicina potrebbero rappresentare una nuova formulazione biologica per il trattamento dell’osteosarcoma e di altri sarcomi ossei ad alto rischio.

Il valore del progetto sta proprio in questo ponte tra laboratorio e cura. Da una parte ci sono la ricerca sulle cellule stromali mesenchimali, le loro vescicole e le tecnologie di drug delivery; dall’altra ci sono i bisogni concreti di bambini e adolescenti con tumori rari e difficili da trattare. In mezzo, c’è il lavoro quotidiano di ricercatori, clinici, biologi, tecnici e strutture sanitarie capaci di trasformare una domanda scientifica in un percorso verificabile.

Le ricchezze e le trasformazioni di uno spazio vuoto

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L’appuntamento dal 7 al 9 luglio presso l’ex Mercato Ittico

Ho una casa, la casa di famiglia. È vuota da anni ormai. Non ci va più nessuno e i miei figli non sentono alcun legame con quel luogo. Ma quella casa continua a rappresentare qualcosa di enorme. È come se contenesse una versione di me che non esiste più, ma che non riesco a lasciare andare. Ogni stanza è un ricordo, ogni oggetto una traccia, ogni silenzio una voce. È il luogo delle origini, ma che non appartiene più al presente.” I pensieri di una donna che guarda dietro le spalle a un passato: “Mi chiedo allora: un ricordo può vivere senza un luogo? O siamo noi a dargli forma, a portarlo con noi anche quando i muri che lo hanno custodito non ci sono più?” Domande poste nelle colonne di un recentissimo “Tuttolibri” a cui lo scrittore Diego De Silva tentava di dare le proprie risposte, accennando non soltanto alle “ragioni terra-terra” che possono abbracciare il disuso e i costi ma anche quei “valori affettivi” che rimangono “inestimabili per definizione”: “Io ho impiegato degli anni per superare quel dolore, archiviandolo tra i miei errori, sotto ognuno dei quali ho firmato la mia stupidità… non posso darti consigni, soprattutto perché, come vedi, sono fin troppo coinvolto nell’argomento. Posso però indicarti un gioiellino di libro sul tema, che potrebbe suscitare qualche tua riflessione, “Di chi sono le case vuote”, di Ettore Sottsass, una raccolta di scritti e saggi sul senso degli spazi vuoti e degli edifici abbandonati, considerati come luoghi pieni di presenze, di passato, di oggetti.”

Mi tornavano in mente queste parole lette pochi giorni prima, durante la presentazione del Festival di Architettura Torino che, proprio con una tre giorni – dal 7 al 9 luglio prossimi – presso l’ottocentesco ex mercato ittico di Porta Palazzo (“il più vasto mercato cittadino che tutta l’Europa ci invidia, così vario, popolato, multietnico”, ricordava Michela Favaro, vice sindaco di Torino al tavolo dei relatori nella sala Carpanini del Comune), storico edificio oggi al centro di un processo di trasformazione e cambio di destinazione, indagherà “il futuro dell’abitare e dello spazio urbano”. Un’occasione inedita promossa dalla Fondazione per l’Architettura e dall’Ordine degli Architetti di Torino – con il patrocinio di Città di Torino e Regione Piemonte con il contributo di Camera di Commercio, e il sostegno di Banca Reale, Dierre, Fresia Alluminio, Iren, Idrocentro, Sikkens e Traiano Luce 73, che vorrà coinvolgere differenti professionisti ma pure “intercettare e accompagnare tutti i cittadini interessati al tema dell’abitare.” Un’occasione di incontri, talk, installazioni e proiezioni dedicata “a una delle questioni più urgenti del nostro tempo” che ha per titolo proprio “Chi abiterà le case vuote?”.

Intraprendendo un vasto panorama che porta inevitabilmente la città a essere candidata quale Capitale della Cultura 2033, quindi aprendosi sempre più a un respiro europeo, una decina di aree tematiche occuperanno la location, a conferma della convinzione del grande architetto secondo cui “il vuoto delle case diventa uno spazio di possibilità e non di assenza, il segno visibile delle grandi trasformazioni socioeconomiche del nostro tempo”. Si affacciano motivazioni nuove, l’invecchiamento della popolazione, la crescita dei nuclei familiari ristretti, la mobilità professionale e la crisi climatica, “è un festival molto particolare questo, che vuol prendere a considerare un tema importante come è quello del futuro dell’abitare, ed è importante che se stia parlando: esaminare case e terre per affrontare le sfide economiche e ambientali poste storicamente nel futuro”, sottolinea Alessandra Siviero presidente della Fondazione per l’Architettura Torino. Migliaia di edifici rimangono inutilizzati mentre cresce la domanda di alloggi accessibili – di “diritto alla casa, soprattutto a una casa abbordabile”, parla Favaro, nella volontà di avere una città che possa attirare nuove imprese, mentre Andrea Tronzano, Assessore al Bilancio della Regione afferma che “il Festival di Architettura rappresenta un’occasione preziosa di riflessione e confronto, utile ad analizzare, anche attraverso i dati, le trasformazioni e il futuro dei nostri territori” -, servizi di prossimità e nuove forme di vita comunitaria, mentre da più parti si afferma la necessità che “il tema dell’abitare contemporaneo non può essere letto solo come una questione esclusivamente sociale o emergenziale: il tema delle case vuote rappresenta una straordinaria opportunità progettuale per attivare processi di rigenerazione sostenibile, capaci di generare valore culturale, sociale, economico e urbano”.

Non soltanto domande quindi nei vari appuntamenti di un programma che, al di là di voci generali che allineano laboratori educativi per bambini e ragazzi, momenti musicali, una grande installazione creata dall’artista Raffaele Salvoldi e una rassegna cinematografica, resta ancora in gran parte top secret, ma anche risposte concrete che coinvolgeranno Università e istituzioni, attraverso gli interventi di esperti, professionisti, urbanisti e progettisti internazionali, attraverso le testimonianze di quanti stanno affrontando medesimi scenari. Ribadisce Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino: “Temi come l’accesso alla casa, la rigenerazione del patrimonio esistente, la sostenibilità delle operazioni di trasformazione e l’inclusione sociale non possono essere affrontati senza una progettualità capace di mettere in relazione esigenze diverse e di costruire risposte concrete ai bisogni della comunità. Come Ordine degli Architetti crediamo che la cultura del progetto debba tornare ad avere un ruolo centrale nelle scelte che riguardano la città”. Conclude gli interventi Alessandra Siviero: “Le nostre sono le stesse domande che attraversano oggi l’intera Europa. Inoltre sono convinta che la scelta dell’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo non sia casuale, un luogo simbolo della trasformazione urbana di Torino che diventa il contesto ideale per riflettere sul riuso e sulle nuove forme dell’abitare”. Sempre con un occhio a un mondo in continuo divenire: “Guardare al futuro significa anche dare voce alle nuove generazioni: per questo il festival ospita Future Homes Europe, la call internazionale rivolta a giovani architette e architetti under 35 chiamati a immaginare nuove risposte alle sfide dell’abitare contemporaneo”.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Daniele Ratti, al tavolo, da sx, Alessandra Siviero, Roberta Ingaramo e Raffaella Lecchi, direttrice della Fondazione per l’Architettura; l’assessore Andrea Tronzano; due angoli dell’ex Mercato Ittico, luogo d’incontro per il Festival.

Fiume Po, al via le operazioni di pulizia e rimozione delle alghe

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Da giovedì 11 giugno sono iniziate le operazioni di pulizia del fiume Po finalizzate a migliorare le condizioni del corso d’acqua e a liberarlo dalla vegetazione acquatica che, in questo periodo, è proliferata anche a causa del caldo torrido precoce di fine maggio.

In questa prima fase gli interventi interesseranno il tratto compreso tra il Ponte Isabella e il Circolo Eridano, con particolare attenzione alle aree in cui si registra una maggiore presenza di vegetazione acquatica.

Le attività vengono realizzate meccanicamente con un pontone attrezzato e un rimorchiatore fluviale; sul pontone opera un escavatore dotato di una specifica attrezzatura per la raccolta della vegetazione presente in acqua. Il materiale rimosso viene temporaneamente stoccato a bordo e successivamente trasferito a bordo fiume nella zona dei Murazzi, dove sarà conferito e smaltito a cura di AMIAT.

Nella giornata di venerdì 12 giugno sarà inoltre impegnata una squadra della Protezione Civile per un intervento straordinario di pulizia dell’area dei Murazzi, con la rimozione di rifiuti e accumuli di materiale stagnante presenti lungo le sponde.

Una volta completati gli interventi in questo tratto, le operazioni proseguiranno progressivamente nelle altre aree del fiume, secondo le indicazioni tecniche concordate e condivise dagli enti coinvolti, insieme alla Città di Torino (Protezione Civile e Ponti e Vie d’Acqua), nel Tavolo tecnico dedicato al monitoraggio e alla gestione del fiume: Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, Città Metropolitana di Torino, ARPA Piemonte, ENEA, AMIAT – Gruppo Iren.

Gli interventi sono mirati alla rimozione delle formazioni vegetali più estese e della vegetazione superficiale, alcune specie autoctona e altre esotiche e invasive, evitando operazioni indiscriminate che potrebbero alterare gli equilibri dell’ecosistema fluviale. Particolare attenzione viene inoltre riservata alla tutela della fauna presente nel fiume e lungo le sponde, adottando modalità operative che limitino al massimo gli impatti sull’ambiente.

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Manager, accademici e leader d’impresa a confronto a Torino sull’impatto della geopolitica sulle aziende

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Imprese e governance nell’era della geopolitica: torna Connect Lab di ESCP Business School

 

Torino, 9 giugno 2026 – L’8 giugno 2026, ESCP Business School ha ospitato presso il proprio campus di Torino la nuova edizione di Connect Lab, l’appuntamento annuale che mette in dialogo accademia, impresa e istituzioni sui temi più urgenti del management contemporaneo. Al centro della discussione di quest’anno: Imprese e Governance nell’Era della Geopolitica.

In un contesto globale sempre più instabile, segnato da tensioni commerciali, ridefinizione delle catene di fornitura, corsa alla sovranità tecnologica e crescente impatto dell’intelligenza artificiale sulle decisioni strategiche, l’evento ha esplorato come stiano cambiando i modelli di governance aziendale e il ruolo dei consigli di amministrazione.

I lavori sono stati aperti da Alberta Di Giuli, Professoressa di Finanza e Dean di ESCP Business School Torino, e si sono articolati in due sessioni: un’intervista a Francesco Costa, giornalista e Direttore de Il Post, condotta dalla Prof.ssa Silvia Dalla Fontana, e una tavola rotonda moderata da David Vannier con quattro protagonisti del mondo dell’impresa. Le conclusioni sono state affidate al Prof. Daniele Battaglia.

“Viviamo in un momento in cui la geopolitica non è più uno sfondo: è diventata il contesto operativo di qualsiasi impresa che operi sui mercati sia internazionali sia nazionali. I consigli di amministrazione sono chiamati a fare un salto qualitativo, da organi di supervisione a protagonisti attivi della strategia. In ESCP formiamo leader capaci di navigare questa complessità con rigore analitico, apertura culturale e senso di responsabilità: è questa la nostra missione europea.” afferma la Professoressa Di Giuli.

Geopolitica e leadership: il confronto con Francesco Costa

Francesco Costa, giornalista e Direttore de Il Post, ha aperto i lavori con una riflessione sui profondi cambiamenti che stanno interessando lo scenario internazionale e sul loro impatto sul mondo delle imprese. Nel dialogo con la Prof.ssa Silvia Dalla Fontana sono stati affrontati alcuni dei principali trend che stanno ridefinendo il contesto globale, evidenziando come l’incertezza rappresenti oggi un elemento strutturale con cui manager e organizzazioni sono chiamati a confrontarsi.

La tavola rotonda: prospettive a confronto

La seconda parte dell’evento è stata dedicata a una tavola rotonda moderata da David Vannier, Founding Partner di Georgetown Advisory, ex International Monetary Fund (IMF) ed ex World Bank Group (WBG), che ha visto la partecipazione di Luca Galli, Risk Leader di EY Italy FSO, Marina Geymonat, Head of AI Lab presso Leonardo Corporate, Pietro Maranzana, Group CFO di TeamSystem, e Rocco Minà, Managing Director di Wabtec Italia.

Attraverso esperienze maturate in settori diversi, i relatori hanno condiviso riflessioni sulle implicazioni che i cambiamenti geopolitici, economici e tecnologici hanno per le organizzazioni e per i processi decisionali. Il confronto ha evidenziato il ruolo sempre più centrale della governance nell’interpretare scenari in evoluzione e nel supportare strategie capaci di coniugare competitività, innovazione e resilienza.

Nel corso dell’incontro è emersa l’importanza di dotare imprese e manager degli strumenti necessari per leggere il cambiamento, anticipare le trasformazioni e prendere decisioni efficaci in un contesto sempre più interconnesso e dinamico.

Dalla riflessione all’azione: il ruolo dell’Executive Education

Le trasformazioni emerse nel corso del Connect Lab confermano la crescente necessità, per manager e organizzazioni, di sviluppare nuove competenze per interpretare contesti caratterizzati da elevata complessità e cambiamento continuo. Per approfondire questi temi, ESCP Executive Education promuove gli Impact Talks, un ciclo di incontri gratuiti pensato per offrire nuove prospettive sulle sfide del management contemporaneo, favorire il confronto e supportare professionisti e imprese nella comprensione delle dinamiche che stanno ridefinendo il contesto economico e competitivo.

L’iniziativa si inserisce nell’impegno di ESCP nel progettare percorsi di formazione executive e customizzati capaci di accompagnare le organizzazioni nei processi di trasformazione strategica, tecnologica e culturale. Un impegno coerente con la visione strategica di ESCP, che nei prossimi anni rafforzerà ulteriormente la propria attenzione ai temi della governance e della geopolitica attraverso la futura ESCP School of Governance.

Connect Lab

Connect Lab è il format di public engagement di ESCP Business School che ogni anno riunisce accademici, manager, imprenditori e rappresentanti istituzionali a Torino per confrontarsi sui temi più urgenti del management e dell’economia globale. L’edizione 2026 ha approfondito il ruolo in evoluzione della governance aziendale di fronte alle trasformazioni geopolitiche in corso.

About ESCP Business School

Fondata nel 1819, ESCP Business School è la più antica scuola di business al mondo. Nel corso dei suoi 200 anni di storia, ESCP si è sempre impegnata a formare leader responsabili, audaci e creativi che lanciano tendenze, propongono nuove soluzioni e danno vita ai codici di domani. I sei campus ESCP a Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Torino e Varsavia sono i luoghi in cui gli studenti possono sperimentare l’approccio europeo al management basato sulla multiculturalità. Ogni anno, ESCP accoglie oltre 11.000 studenti e più di 6.000 manager di 140 nazionalità diverse. Il suo punto di forza sono i numerosi programmi di formazione aziendale, sia generali che specialistici (Bachelor, Master, MBA, Executive MBA, PhD ed Executive Education), che includono tutti un’esperienza multi-campus. Con l’innovazione come pietra angolare, stiamo accelerando la ricerca accademica e la formazione manageriale per tracciare nuovi percorsi verso un futuro migliore per tutti. Dal 2004 ESCP Business School è presente a Torino, grazie al supporto della Chambre de Commerce et d’Industrie de Paris, la Camera di commercio di Torino, l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino e numerose aziende partner.

 

Sito Internet: www.escp.eu 

Seguici su LinkedIn: @ESCP Business School

I riflessi d’acqua di Salucci all’orto botanico

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Sarà visitabile fino al 28 giugno prossimo la mostra monografica di Aldo Salucci presso l’Orto Botanico di Torino dal titolo “Aldo Salucci. Riflessi d’acqua tra arte e natura”

Prosegue fino al 28 giugno prossimo, presso l’orto Botanico di Torino, la mostra monografica intitolata “Aldo Salucci. Riflessi d’acqua tra arte e natura”, ideata e curata da Carla Testore, che presenta una ventina di opere dell’artista romano Aldo Salucci. Il percorso espositivo accompagna il visitatore alla scoperta dell’Orto, in un dialogo continuo tra immagini e ambiente naturale, capace di mettere in relazione gli spazi interni e quelli esterni. La mostra ha raccolto un notevole successo di pubblico dal momento della sua apertura.

“Nei primi due mesi di apertura – ha dichiarato la Direttrice dell’Orto Botanico  Consolata Siniscalco – abbiamo avuto circa 28 mila visitatori, con un raddoppio rispetto al 2024 e al 2025. L’esposizione di Aldo Salucci è stata molto apprezzata dai visitatori, che hanno lasciato tanti commenti positivi sulla bellezza e l’interesse delle opere. Le attività hanno dimostrato che l’Orto Botanico, richiamando appassionati di piante, natura e arte, diventa sempre di più un motore di cultura capace di dare slancio alle varie attività che si stanno sviluppando nel Parco del Valentino”.

La mostra si apre con una sezione dedicata alla carpa Koi, simbolo orientale di forza, resilienza e trasformazione, le cui immagini evocano atmosfere sospese tra mito e realtà, arricchite dalla presenza di esemplari viventi nelle vasche d’Orto. L’esposizione prosegue tra giardini e Serre, con fotografie di celebri luoghi italiani reinterpretati in chiave acquatica e visionaria, offrendo una visione sul rapporto tra uomo e ambiente e sul tema dell’innalzamento delle acque.
La mostra rende omaggio a Torino con tre opere inedite dedicate alla città.

“Si tratta di un’esposizione site – specific – ha dichiarato la curatrice Carla Testore – che ho voluto concepire per l’Orto Botanico strutturando l’itinerario di visita come un processo di scoperta graduale, un attraversamento attivo dello spazio che invita a una fruizione lenta, attenta, orientata al riconoscimento e alla ricerca. Questa modalità di fruizione della mostra non intende soltanto renderla più coinvolgente, ma vuole sollecitare uno sguardo consapevole sull’intero complesso botanico, valorizzandone ogni dettaglio e riaffermandone la dimensione di luogo di ricerca, contemplazione e meraviglia.
Visitare la mostra rappresenta un’esperienza immersiva in cui arte e natura non si affiancano, ma si rispecchiano”.
All’interno della biblioteca è  anche esposto un kakemono giapponese, un dipinto a inchiostro su seta, realizzato a Kyoto intorno alla metà dell’Ottocento da un artista della scuola Maruyama-Shijō, raffigurante una carpa che risale una cascata. L’opera è  simbolo di crescita continua attraverso lo studio e la ricerca, ed è posta in dialogo con le opere di Salucci.

Le ultime visite guidate saranno

Venerdì 26 giugno alle ore 16.45

Sabato 27 giugno alle ore 10.30

Iscrizioni a ortobotanico.dbios@unito.it

Mara Martellotta

I giochi d’acqua nei parchi cittadini, aria di vacanze a Torino

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Da  sabato 30 maggio sono tornati  in funzione i giochi d’acqua del parco Di Vittorio, del parco Carrara, del giardino Don Gnocchi e del giardino Madre Teresa di Calcutta. I giochi saranno attivi tutti i giorni, dalle ore 10 alle 19.

Le aree ludiche attrezzate con giochi d’acqua sono state inaugurate nel corso del 2024 nell’ambito degli interventi di riqualificazione realizzati con modalità innovative in otto aree verdi cittadine, grazie ai fondi PON METRO REACT-EU. Fin dalla loro apertura sono state una delle novità più apprezzate da bambini e famiglie durante la stagione estiva, offrendo occasioni di svago e refrigerio soprattutto durante le giornate più calde.

I giochi d’acqua del giardino Peppino Impastato saranno invece riattivati nei prossimi giorni, al termine dei lavori di sostituzione di un componente danneggiato dell’impianto.

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Torino commemora le vittime di piazza San Carlo

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A nove anni dagli incidenti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno 2017 si è tenuta l’annuale cerimonia di commemorazione delle vittime. Sulle note del Silenzio suonate dal trombettiere della banda musicale del corpo di Polizia Locale è stata deposta una corona di fiori alla targa che commemora le vittime sul luogo dell’incidente. Erano presenti il Gonfalone della Città di Torino, della Regione Piemonte e della Città Metropolitana di Torino insieme al labaro della società Juventus, che ha deposto una composizione floreale. A commemorare le vittime con un minuto di silenzio c’erano il sindaco Stefano Lo Russo, insieme agli assessori Carretta, Foglietta e Tresso, il prefetto Donato Cafagna, il questore Massimo Gambino e i familiari di Marisa Amato e Erica Pioletti, le due donne rimaste vittime degli incidenti di quella notte.

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Il programma del 2 giugno, Torino festeggia 80 anni di Repubblica

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Martedì 2 giugno la Città di Torino celebrerà l’80° anniversario da quel 2 giugno 1946, quando le urne del referendum decretarono con il voto – che, per la prima volta, comprendeva anche quello delle donne – il passaggio del Paese ad un sistema politico repubblicano.

I festeggiamenti per questo anniversario “tondo” della Festa della Repubblica prenderanno il via come di consueto con la cerimonia dell’alzabandiera di piazza Castello alle ore 10 cui, insieme alle più alte autorità civili e militari, prenderà parte per la Città il sindaco Stefano Lo Russo.

Alle ore 17, sempre in piazza Castello, si terrà invece la cerimonia dell’ammainabandiera. Per la Città di Torino sarà presente l’assessore alla Polizia Locale e alla Sicurezza Marco Porcedda.

Appuntamento speciale della giornata sarà l’evento “I Volti della Repubblica – 80 anni dal Referendum”, che si terrà al Teatro Regio. La serata accompagnerà il pubblico verso la diretta televisiva della celebrazione nazionale promossa dal Presidente della Repubblica in Piazza del Quirinale e trasmessa su Rai 1. Un’occasione per ripercorrere ottant’anni di storia repubblicana attraverso la musica, le immagini e il racconto del percorso che ha contribuito a costruire l’identità del nostro Paese e della nostra città.

L’evento è un’iniziativa della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino e Teatro Regio Torino.

Il programma prenderà il via alle ore 19 e 30 con i saluti istituzionali del sindaco Stefano Lo Russo e delle autorità cittadine. A seguire, la CFM Big Band, diretta dal maestro Claudio Chiara, proporrà un viaggio musicale nella tradizione swing americana degli anni Quaranta, eseguendo un’antologia brani da Benny Goodman a Glenn Miller.

La serata proseguirà con la proiezione del video “Torino: la Storia della Città, da Augusta Taurinorum a oggi”, un filmato di 18 minuti realizzato da Punto Rec Studios che ripercorre l’evoluzione storica e culturale del territorio, con il contributo di Iren e il sostegno di Camera di commercio di Torino e di Urban Lab Torino.

Spazio anche al talento del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, diretto e accompagnato al pianoforte dal Maestro Claudio Fenoglio, protagonista di un percorso musicale che affida alla voce delle nuove generazioni l’espressione dei valori di crescita e convivenza civile. Le sonorità luminose e coinvolgenti di A Little Jazz Mass di Bob Chilcott trasformeranno la tradizione corale in un linguaggio aperto, dinamico e inclusivo; Adrift! (Alla deriva) di Joseph L. Rivers evocherà, con intensità poetica, il tema del viaggio e della ricerca di un approdo comune. Completa il programma la celebre scena del Sandmann (l’Omino della sabbia) e dei bambini-biscotto da Hänsel e Gretel di Engelbert Humperdinck, pagina capace di restituire tutta la dimensione consolatrice e immaginifica della fiaba.

La manifestazione culminerà con la visione in diretta su Rai 1 della celebrazione nazionale promossa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella direttamente da piazza del Quirinale. Lo spettacolo racconterà gli ottant’anni di storia del Paese attraverso un ricco cast di ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paola Cortellesi, Roberto Bolle, Fabrizio Gifuni, Gianni Morandi, Claudio Baglioni e Annalisa.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Vivaticket
Per garantire l’accessibilità le persone con disabilità sono pregate di effettuare la prenotazione contattando l’info Point · box office di Fondazione per la Cultura Torino (piazza Palazzo di Città 5/A; dal martedì al sabato, ore 10.30–18.00; biglietteria@fpct.it; 011- 4249144)

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Dal Politecnico di Torino nuova frontiera della sensoristica ospedaliera

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Coordinato dal Politecnico di Torino, il progetto MORPHEUS coinvolge 14 partner europei e consolida un percorso di ricerca avviato con i progetti ERC JANUS BI e HYSENS sullo sviluppo di materiali bidimensionali, sensoristica avanzata ed elettronica flessibile per applicazioni sanitarie innovative

Il Politecnico di Torino e in particolare Teresa Gatti, docente del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT, coordinerà un partenariato di 14 enti e associazioni per realizzare il progetto MORPHEUS – MOdular Reconfigurable Platform for Health and Environmental Universal Sensing. L’obiettivo di MORPHEUS è di sviluppare un patch indossabile in grado di integrare diversi sensori che, in futuro, potrebbero consentire il monitoraggio continuo di parametri fisiologici e biochimici, come pressione, temperatura, glucosio e cortisolo, nei pazienti ospedalizzati.
MORPHEUS è stato elaborato in risposta alla call europea Innovative Advanced Materials (IAMs) for conformable, flexible or stretchable electronics e nell’ambito della partnership europea Innovative Advanced Materials for Europe (IAM4EU). La call richiedeva lo sviluppo di materiali avanzati innovativi, compresi i materiali bidimensionali (2D Materials – 2DM), dotati di proprietà migliorate in termini di flessibilità, adattabilità ed elasticità, in grado di consentire nuove applicazioni nell’ambito dell’elettronica flessibile, cioè dispositivi elettronici pieghevoli e conformabili progettati per adattarsi a superfici non rigide, come il corpo umano.
I materiali bidimensionali presentano, rispetto ai materiali tradizionali, uno spessore estremamente ridotto e si estendono su due dimensioni (lunghezza e larghezza), presentando di conseguenza proprietà uniche, come l’alta resistenza meccanica e l’elevata conducibilità termica ed elettrica che li rendono particolarmente versatili. Questo tipo di materiali erano al centro del progetto JANUS BI (All-liquid phase JANUS BIdimensional materials for functional nano-architectures and assemblies coordinato dalla stessa professoressa Gatti e sostenuto da uno starting grant dello European Research Council (ERC) e dal progetto Proof of concept collegato HYSENS – HYbrid hydrogels based on 2D materials and conducting polymers for piezoresistive SENSing che aveva già portato allo sviluppo di sensoristica avanzata per questo tipo di applicazioni.
MORPHEUS include nel partenariato l’innovativa startup Dropper, esperta in dispositivi IoT ed elettronica indossabile (wearable electronics) che è incubata presso I3P, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino. Il gruppo di ricerca potrà inoltre avvalersi dell’esperienza e della consulenza tecnologica di STMicroelectronics, società leader nel settore dei componenti elettronici a semiconduttore che collabora da anni con l’Ateneo attraverso un accordo di partnership strategica e laboratori congiunti ospitati presso la Cittadella politecnica.
Sebbene l’applicazione clinica in ambito ospedaliero richieda ancora ulteriori sviluppi, MORPHEUS curerà anche gli aspetti legati alla biocompatibilità dei materiali utilizzati, grazie al contributo di un partner specializzato nell’elaborazione di pre-certificazioni della non citotossicità per la pelle degli oggetti sviluppati.
La presenza nel consorzio di un ospedale della Grecia consentirà di orientare la ricerca verso le reali esigenze degli utilizzatori finali e permetterà di elaborare una roadmap per la futura standardizzazione di questa nuova generazione di dispositivi indossabili.
La prospettiva aperta da MORPHEUS è quella di sviluppare dispositivi indossabili ad alta prestazione per il monitoraggio continuo dei pazienti, capaci in futuro di migliorare il benessere e la qualità dell’assistenza, assicurando al tempo stesso una rilevazione costante e con un’altissima precisione di importanti parametri vitali. Un’evoluzione che potrebbe favorire la diffusione della medicina personalizzata e contribuire, al contempo, a rendere più efficienti e sostenibili i servizi ospedalieri, riducendo le spese degli ospedali e migliorando le prestazioni offerte.
“MORPHEUS nasce con l’ambizione di trasformare il modo in cui monitoriamo la salute dei pazienti, rendendo possibile una rilevazione continua, precisa e non invasiva dei parametri fisiologici. L’integrazione tra materiali innovativi ed elettronica flessibile apre scenari nuovi per una medicina sempre più personalizzata ed efficiente. La forza di questo progetto risiede nella natura altamente interdisciplinare e internazionale del consorzio, che ci permette di affrontare in modo integrato sfide complesse, dai materiali avanzati alla validazione clinica. Questo approccio è essenziale per tradurre risultati scientifici in tecnologie realmente trasferibili al sistema sanitario” dichiara la professoressa Teresa Gatti del Politecnico di Torino.
Il consorzio che realizzerà il progetto MORPHEUS è così composto:
  • Politecnico di Torino, Italia
  • Technische Universitaet Chemnitz, Germania
  • DROPPER SRL, Italia
  • Nova ID FCT – Associacao para a Inovacao e Desenvolvimento da FCT, Portogallo
  • Technische Universitaet Dresden, Germania
  • Bursa Teknik Üniversitesi, Turchia
  • Asociatia de Standardizare din Romania, Romania
  • Universidad de Granada, Spagna
  • INNOVA SRL, Italia
  • Shades of Blue SRL, Italia – Ente affiliato
  • Libera Università di Bolzano, Italia
  • Aristotelio Panepistimio Thessalonikis, Grecia
  • NGRAFI NANO TEKNOLOJI ANONIM SIRKETI, Turchia
  • Università di Padova