“L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemonte e della Valle d’Aosta esprime vivo compiacimento e il più sentito plauso per la brillante operazione di polizia giudiziaria condotta dai militari della Compagnia Carabinieri Torino San Carlo, che ha consentito di arrestare un soggetto e recuperare parte della preziosa refurtiva sottratta alla storica Casa d’Aste Sant’Agostino. L’immediata attività investigativa, unita al costante controllo del territorio, ha permesso di ottenere un importante risultato operativo, confermando ancora una volta l’elevata capacità investigativa e la tempestività d’intervento dell’Arma nel contrasto ai reati predatori che colpiscono il patrimonio economico e culturale del territorio. Il brillante esito dell’indagine testimonia la professionalità, la dedizione e il senso del dovere dei militari impegnati nell’operazione. Risultati come questo rafforzano la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e dimostrano quanto sia fondamentale la presenza capillare dei Carabinieri sul territorio. Ai colleghi della Compagnia Torino San Carlo va il nostro più sincero ringraziamento per l’impegno e la competenza dimostrati. Il loro lavoro quotidiano rappresenta un presidio concreto di legalità e sicurezza al servizio della collettività piemontese”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).
Toccare le ferite, comprendere la profondità e costruire un’immagine precisa dell’Uomo della Sindone rappresenta l’esperienza resa possibile dalla nuova Sindone Visio-Tattile, promossa dalla Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS, e realizzata dalla direzione scientifica del Museo della Sindone. Il progetto, presentato il 25 giugno presso la chiesa del SS. Sudario di Torino, rappresenta un’importante conquista nel campo dell’accessibilità culturale e della divulgazione scientifica. Frutto di un lungo percorso di ricerca interdisciplinare e dell’impiego delle più avanzate tecnologie digitali, la nuova riproduzione consente, infatti, alle persone con disabilità visiva di accedere a una conoscenza diretta della Sindone attraverso il tatto, offrendo contemporaneamente agli spettatori vedenti una modalità di lettura del telo del tutto nuovo. Realizzata con una particolare resina e caratterizzata da una precisa colorazione, studiata per evidenziare dettagli e profondità, la Sindone Visio-Tattile riproduce in scala 1:1 la parte del lenzuolo nella quale compare frontalmente l’immagine dell’uomo della Sindone. Attraverso sofisticate tecniche informatiche, sviluppate a partire dagli studi scientifici condotti sulla Sindone, anche con il contributo dei ricercatori dell’Università di Torino e del Politecnico di Torino, le variazioni di luminosità e intensità cromatica sono state trasformate in diversi livelli di rilievo, rendendo percepibili forme particolari che la sola osservazione visiva del Telo non consente di cogliere con altrettanta immediatezza. La nuova realizzazione costituisce un’evoluzione significativa rispetto al plastico in alluminio, realizzato in occasione dell’Ostensione del 2000. Più leggera, facilmente trasportabile e pensata per essere esposta in contesti differenti, permetterà infatti di portare la Sindone nelle parrocchie, nelle associazioni, nei luoghi di aggregazione e cura, raggiungendo persone che difficilmente potrebbero accedere ai tradizionali percorsi espositivi. La vera novità è la capacità di restituire una percezione concreta e immediata delle ferite dell’Uomo della Sindone. L’esplorazione tattile consente di individuare i segni presenti sulla fronte, la profonda ferita al costato destro, le lesioni ai polsi e ai piedi, la posizione degli arti e numerosi dettagli anatomici, elementi che non vengono semplicemente riconosciuti ma che generano una comprensione fisica ed emotiva della sofferenza rappresentata sul Telo.
“Sentire la Sindone oltre lo sguardo, la possibilità offerta dalla Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS, grazie al lavoro della direzione scientifica del Museo della Sindone, è suggestiva e necessaria. Lo è per tutte le persone ipovedenti che avranno la possibilità di confrontarsi con un reperto storico, dal grande valore religioso per tanti fedeli, ma lo è anche per chiunque voglia avvicinarsi da un’altra prospettiva, a quello che nel corso dei secoli è diventato un simbolo del nostro territorio – ha dichiarato la vicesindaca di Torino, Michela Favaro”.
“Questa nuova riproduzione non si limita a rendere accessibile la Sindone ai non vedenti – ha spiegato il prof. Nello Balossino, direttore scientifico del Museo della Sindone e responsabile scientifico del progetto – le tecnologie sviluppate per trasformare le informazioni presenti nell’immagine Sindonica in rilievi tridimensionali, permettono di cogliere particolari che normalmente sfuggono all’osservazione. Quando si percepisce la profondità della ferita al costato, quando si seguono con le dita le colature di sangue sulla fronte o si riconosce la posizione delle mani o dei piedi, non si acquisisce solo una conoscenza, ma si entra empaticamente nella sofferenza dell’Uomo della Sindone. È un’esperienza che coinvolge i non vedenti, ma che offre nuove possibilità di comprensione anche a chi vede”.
“La decisione di sostenere questo progetto nasce da motivazioni profonde- ha dichiarato Giorgio Gagna, presidente della Fondazione dedicata a Re Carlo Alberto – la figura del sovrano mi accompagna da sempre e rappresenta in me un ideale di serenità, responsabilità e servizio. Non va dimenticato che il sovrano sabaudo fu uno dei custodi della Sindone. Con questa iniziativa abbiamo voluto unire memoria storica, ricerca scientifica e memoria sociale, valori che la nostra Fondazione promuove per statuto. Rendere accessibile la Sindone significa ampliare le possibilità di conoscenza, l’accessibilità a tutti e la cultura attraverso strumenti innovativi e rigorosi”.
Nel corso della presentazione sono intervenuti Massimo Borghesi, presidente dell Confraternita del SS. Sudario, e Mario Rubat Ors, presidente dei Cultores Sindonis, che hanno evidenziato il valore dell’inziativa nel corso dell’impegno nella valorizzazione della Sindone, sottolineando come la nuova riproduzione visio-tattile rappresenti la possibilità di aprire le porte a un pubblico sempre più ampio. Il valore dell’iniziativa come strumento di condivisione e accessibilità, è stato anche sottolineato da Vittorino Biglia, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Torino , e Ornella Valle, vicepresidente di APRI ETS APS.
Tra gli aspetti più innovativi del progetto, vi è la sua dimensione itinerante, fortemente voluta da Valentina Caputo, project manager del progetto della Fondazione Centro Studi Carlo Alberto. L’idea, ha spiegato era di non limitare questa esperienza a un solo luogo, ma di far sì che fosse la Sindone ad andare incontro alle persone. Per questo abbiamo scelto una soluzione leggera, facilmente trasportabile e adatta a essere ospitata in contesti molto diversi tra loro. Le prime esposizioni sono in programma dalle prossime settimane, a partire da Bardonecchia, e da alcune realtà associative dedicate alle persone con disabilità visiva. Un modo concreto per portare la Sindone incontro alle persone, rendendo accessibile un patrimonio spirituale, storico e culturale e di valore universale.
Mara Martellotta
Magnifica Torino / I fuochi di San Giovanni sul Monte dei Cappuccini.
La foto è stata scattata da Michele Solano, il figlio del titolare della nostra rubrica, che segue le orme del padre nella passione per la fotografia.
Continuano a creare disagi i blackout che nelle ultime settimane hanno interessato diversi quartieri della città. Le interruzioni dell’energia elettrica, registrate a più riprese in varie zone del capoluogo, ancora ieri ad esempio in zona Millefonti e in Crocetta, hanno provocato problemi a residenti, negozi, uffici e attività produttive, soprattutto nelle giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate.
Secondo le valutazioni tecniche emerse in questi giorni, all’origine dei guasti vi sarebbe una combinazione di fattori: l’ondata di calore che sta interessando il territorio, il forte utilizzo degli impianti di climatizzazione e il conseguente aumento del fabbisogno energetico. Una situazione che avrebbe messo a dura prova alcuni tratti della rete di distribuzione, causando guasti e interruzioni del servizio.
L’emergenza è approdata ieri anche nell’aula del Consiglio comunale di Torino. Oltre al clima si è fatto infuocato anche il dibattito. Nel corso della seduta, maggioranza e opposizioni si sono confrontate sulle cause dei disservizi e sulle possibili soluzioni per evitare che episodi analoghi si ripetano durante l’estate.
L’assessora alla Transizione ecologica, Chiara Foglietta, ha illustrato le interlocuzioni avviate con il gestore della rete e gli interventi programmati per rafforzare il sistema elettrico cittadino. Nel dibattito è stato inoltre richiamato il piano di investimenti destinato all’ammodernamento delle infrastrutture energetiche torinesi nei prossimi anni.
Dai banchi dell’opposizione sono però arrivate critiche alla gestione della situazione e richieste di interventi più rapidi. I consiglieri di minoranza hanno evidenziato i disagi subiti da cittadini e commercianti, sottolineando la necessità di garantire una rete più affidabile in presenza di eventi climatici estremi che, secondo gli esperti, potrebbero diventare sempre più frequenti.
IL DIBATTITO
Nella sua replica, la capogruppo di Forza Italia Federica Scanderebech ha insistito sul fatto che i blackout continuano a verificarsi e la città a subire disservizi e disagi. Per Scanderebech non siamo più di fronte ad episodi sporadici, a coincidenze o a un’emergenza temporanea edè inaccettabile che cittadini, famiglie e attività commerciali ed economiche siano lasciate per ore senza energia elettrica. Se la causa è l’obsolescenza della rete, significa che Torino sta pagando il prezzo di investimenti insufficienti da parte di Ireti.
Inoltre, i blackout sembrano riguardare soprattutto la città e non colpiscono con la stessa frequenza i Comuni della prima cintura e, per questo dobbiamo interrogarci su una possibile fragilità strutturale specifica della rete cittadina e su interventi insufficienti ad evitare che Torino si trovi in questa situazione. Per questo, la consigliera chiedeinvestimenti immediati sulla rete, che venga reso pubblico un cronoprogramma degli interventi, che vengano verificati e risarciti tutti i danni subiti dai cittadini e dalle attività economiche.
Dopo la replica di Scanderebech, si è aperto il dibattito in Sala Rossa, che ha visto intervenire numerosi consiglieri di maggioranza e di opposizione.
Mancano le scuse di Iren e Ireti nei confronti di cittadini e commercianti danneggiati – ha detto Giuseppe Catizone (Lega) – che ha poi affermato di non aver capito quale sia il ruolo della Città di Torino nella vicenda e ha proposto una mozione per promuovere l’autosufficienza energetica degli immobili, utilizzando la leva degli oneri di urbanizzazione. Iren e Ireti, che hanno registrato utili record negli ultimi anni, devono investire di più sulle infrastrutture – ha concluso.
Enzo Liardo (Fratelli d’Italia) ha denunciato la mancanza di una visione per il futuro di Torino oltre alle promesse disattese dal sindaco Lorusso, che – ha sostenuto il consigliere – aveva annunciato nelle sue linee programmatiche la rigenerazione della città e sottolineato la necessità di realizzare infrastrutture elettriche adeguate. Liardo ha quindi auspicato che l’Amministrazione di occupi presto e con la necessaria attenzione delle reti elettriche della città.
La rete elettrica a Torino non funziona e va ricostruita – ha detto Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) – chiedendo che le società, partecipate dalla Città, investano gli utili, senza limitarsi a intervenire nelle emergenze, evitando di lasciare quartieri interi senza corrente per diverse ore, con gravi disagi per anziani, persone con disabilità e piccoli commercianti. Il sindaco – ha concluso – è completamente assente e non sappiamo quanto Comune di Torino e Iren intendano investire per risolvere problemi infrastrutturali.
Quando i blackout continuano a ripetersi non si tratta di incidenti, ma di un evidente fallimento – ha affermato Domenico Garcea (Forza Italia) – lamentando che la Città non riesca a garantire servizi essenziali, come la corrente elettrica, nonostante i ripetuti allarmi e disagi di residenti e commercianti. Vogliamo risposte – ha detto Garcea – per capire come mai Torino continui a rimanere al buio, nonostante milioni di investimenti fatti dopo i blackout dello scorso anno e bollette sempre più care.
Già a giugno el 2025 si era verificata una situazione analoga, definita allora “intollerabile” dal sindaco – ha ricordato Andrea Russi (M5S) – denunciando come la situazione sia ancora peggiorata. La città è allo sbando, la situazione è indegna per Torino – ha detto – chiedendo ristori per cittadini e commercianti, anche quando i blackout sono inferiori alle otto ore, e che la Città pretenda più investimenti a Iren. Servono un Piano per l’estate e ristori rapidi – ha concluso.
Claudio Cerrato (PD) ha ringraziato la Giunta per la partecipazione al dibattito in aula e ha ribadito che nessuno ha mai accusato la cittadinanza per i blackout. La Città ha un piano di medio-lungo periodo per ridurre l’utilizzo di energia elettrica e avere una città sempre più efficiente – ha dichiarato – sottolineando però l’esistenza di un problema di infrastrutture e che Iren, azienda privata e quotata in borsa, deve comunque fare di più.
La questione è chiara, secondo Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani), che ha annunciato che gli episodi si ripeteranno: il sovraccarico è inevitabile – ha detto – ricordando che i blackout non riguardano solo Torino. Per Viale la rete torinese non è peggiore di altre, ma è necessario imparare a gestire i consumi energetici.
Il tema è serio sia per quanto riguarda i disservizi, sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici e le mutate esigenze della cittadinanza – ha rimarcato Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) – sottolineando la necessità di indagare sulle cause, oltre che sulla resilienza della rete elettrica, e che l’Amministrazione è riuscita a ottenere importanti investimenti da parte di Iren.
Nel 2025 la Città Metropolitana di Torino ha investito 83 milioni di euro in Iren e la Città di Torino ha incassato decine di milioni di euro di dividendi da Iren negli ultimi anni: dobbiamo chiedere più investimenti! Sono pochi 500 milioni di euro di investimenti, a fronte di 6,5 miliardi di euro di ricavi all’anno della società – ha sostenuto Fabrizio Ricca (Lega).
Gli ingenti investimenti da parte di Ireti sono frutto della forte pressione politica della Città, ma si tratta di interventi di medio-lungo periodo – ha ribadito Anna Borasi (PD) – sottolineando che sono però in fase di avvio sistemi predittivi per ridurre i tempi di blackout e ringraziando Ireti per il lavoro di sistema e l’assessora Foglietta per il lavoro di monitoraggio e vigilanza.
Rispetto a un anno fa non è cambiato nulla. Conosciamo da tempo le criticità e i cittadini si aspettano ora risposte efficaci – ha dichiarato Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) – annunciando che il suo Gruppo sta studiando una proposta innovativa per risolvere il problema e dare soluzioni differenti, innovative.
Il Piemonte rispetto ad altre Regioni italiane, si colloca in una situazione favorevole per quanto riguarda le interruzioni di energia elettrica – ha affermato Simone Fissolo (Moderati). Tuttavia, Torino non è preparata culturalmente al grande caldo estivo: storicamente è preparata alla neve – ha sostenuto – evidenziando però come siano già cambiate molte cose e che la Città sta intervenendo con squadre di emergenza, che vanno valorizzate.
Caterina Greco (PD) ha evidenziato che Iren è una società per azioni quotata in borsa e deve dare dividendi e realizzare utili e che manca una politica energetica nazionale adeguata. Non facciamo propaganda – ha detto.
I blackout sono il sintomo di una situazione estremamente grave, che riguarda la capacità energetica di Torino – ha denunciato Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima), sostenendo che cinquecento milioni di investimento sono una cifra modesta.
Occorre maggiore ragionevolezza nell’affrontare tematiche così complesse, secondo Tony Ledda (PD). Stiamo intervenendo in maniera decisiva sulla rete elettrica, sui trasporti e sulla viabilità per affrontare non solo i problemi attuali, ma anche quelli del futuro – ha affermato – ribadendo che Iren farà altri importanti investimenti e che bisogna riflettere sul cambiamento climatico.
I blackout ci sono ovunque in Italia e l’azienda interviene prontamente e continuamente in caso di emergenza – ha ribadito Pierino Crema (PD) – invitando a ragionare sulle tipologie di investimenti che vengono programmati. La strada intrapresa è quella giusta – ha concluso.
Il tema è serio e complesso e riguarda vita quotidiana e servizi della città – ha evidenziato Amalia Santiangeli (PD) – e va quindi affrontato con equilibrio, senza sottovalutare i disagi e ragionando sul lungo periodo su manutenzione e investimenti, come stanno facendo la Città di Torino e Iren per avere una città più moderna ed elettrificata. La risposta è continuare sulla strada degli investimenti in infrastrutture e manutenzione – ha detto.
Conclusione di dibattito per l’assessora Chiara Foglietta che, nel ringraziare per gli interventi, a fronte di una Sala Rossa poco affollata dai consiglieri di opposizione, ha proposto la convocazione di una commissione apposita, anche con i vertici di Iren e Ireti, con l’auspicio che la minoranza, per l’occasione, sappia presentare richieste precise e puntuali sul tema.
La mostra arriva all’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.
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Le storie di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, insieme ad Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi, raccontano l’esperienza di una diagnosi di tumore ematologico e il percorso che ne segue.
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La mostra è un viaggio visivo, complesso e carico di emozioni, attraverso le storie di pazienti che hanno ricominciato a vivere grazie alle CAR-T.
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“DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto fotografico che accende i riflettori sui tumori ematologici e sulle prospettive di futuro che oggi le terapie CAR T possono offrire.
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Realizzato dall’Istituto Italiano di Fotografia, è un progetto di Gilead Sciences con il Patrocinio di AIL- Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.
Torino, 23 giugno 2026 – Parte proprio da Torino la mostra itinerante “DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia”, con il racconto di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, che, dopo una diagnosi di linfoma mantellare, si è sottoposto alle CAR T. Oggi Americo ci ha raccontato la sua storia attraverso degli scatti.
Americo ha 65 anni e da sempre vive con una passione che lo accompagna ovunque: la moto. Ogni sabato è il suo giorno speciale, indossa il casco, accende il motore e lascia che l’aria in faccia e il rumore della strada gli ricordino cosa significa sentirsi libero.
Nel 2020, però, qualcosa cambia, gli esami parlano chiaro: linfoma mantellare. La notizia è uno schianto, come una frenata improvvisa in piena corsa.
La vita quotidiana fatta di piccoli riti improvvisamente cambia. La moto resta in garage, spenta.
Inizia un periodo duro, fatto di chemio e attese, di chilometri percorsi non su due ruote ma nei corridoi degli ospedali. Passano gli anni, senza svolte.
Poi, nel 2023, l’occasione che può cambiare tutto: il team di specialisti delle Molinette gli propone la terapia CAR T. Americo e la sua compagna scelgono di provarci e questa volta il viaggio prende una nuova direzione.
Oggi Americo è tornato in sella e ogni curva, ogni strada percorsa, ha il sapore di una conquista. Perché la libertà non è mai stata così preziosa.
Le strutture di Ematologia ospedaliera (Direttore dottor Roberto Freilone) e di Ematologia universitaria (Direttore professor Benedetto Bruno) nell’ambito di un programma trapianti congiunto (responsabile dottor Alessandro Busca) della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza – Presidio Molinette – sono accreditate e autorizzate ad somministrare queste innovative procedure sin dal 2020 e finora sono state sottoposti al trattamento circa 85 pazienti.
Tutti i protagonisti della mostra, Americo, Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi grazie agli scatti dei giovani fotografi dell’Istituto Italiano di Fotografia diventano il ritratto di che cosa vuol dire ricevere questo tipo di diagnosi, di quello che avviene dopo e di come, a sei anni dall’arrivo delle CAR T in Italia, oggi è possibile avere speranza e pianificare il proprio futuro.
Sei storie, una stessa sfida: il tumore oncoematologico. E una stessa forza: la rinascita, piano piano la fragilità lascia spazio alla forza e alla voglia di tornare a vivere. Un cammino difficile ma anche una conquista verso la vita.
Ogni scatto racchiude molto più di una semplice immagine: è un pezzo di vita, una visione, una speranza, non solo testimonianza di cura, ma promessa di futuro. I volti, i luoghi, i dettagli raccontano più delle parole: il percorso espositivo attraversa l’Italia da nord a sud, accompagnando lo spettatore nei luoghi vissuti durante la malattia e in quelli in cui la quotidianità è rifiorita.
Ogni immagine è un frammento di realtà, un gesto di coraggio e condivisione, che restituisce al pubblico una visione inedita della fragilità e della forza di tutti i pazienti. Un omaggio alla resilienza, all’umanità, alla bellezza che nasce anche da ciò che non è perfetto. “Da qui in avanti. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto di Gilead-Kite, realizzato con il patrocinio di AIL | Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.
Nella lotta contro il tumore, la terapia non è solo farmacologica: anche l’arte può diventare un potente strumento di cura. Questo progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibile sulle nuove opzioni terapeutiche, trasformando la malattia in un percorso di consapevolezza e di speranza. Non si tratta di semplici ritratti, ma di scatti simbolici, in cui il colore, la luce e i soggetti rappresentano stati d’animo, paure e speranze.
Gli scatti raccontano la forza di chi, grazie terapie CAR T, è tornato ad immaginare il domani, costruire progetti, riappropriarsi della vita o costruirne una nuova. Ma raccontano anche le storie di chi è stato accanto e ha accudito, di chi ha ascoltato e capito, di chi in silenzio ha dedicato cure e attenzioni.
La mostra, allestita presso il C.O.E.S. (Centro Oncologico e Ematologico Subalpino) dell’ospedale Molinette sarà aperta ai visitatori, fino al 10 luglio con ingresso gratuito, tutti i giorni in orario ambulatoriale dalle 8 alle 16.
Hanno contribuito alla realizzazione della mostra:
Mattia Novo – Ospedale Molinette, Torino; Stefania Bramanti – Humanitas, Milano; Emanuele Angelucci e Chiara Ghiggi – IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova; Massimo Martino – GOM BMM, Reggio Calabria; Simona Sica e Federica Sorà – IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Roma.
Gilead Sciences
Gilead Sciences è una società biofarmaceutica californiana che da quasi 40 anni ricerca e sviluppa farmaci innovativi per contribuire alla salute del mondo. L’azienda è impegnata sul fronte del progresso in medicina per la prevenzione e il trattamento di patologie come HIV/AIDS, malattie epatiche, COVID 19, malattie ematologiche e oncologiche. Gilead ha sede a Milano dall’anno 2000 e collabora con i partner istituzionali, scientifici, accademici, industriali e le comunità locali per ricercare, sviluppare e rendere disponibili le terapie anche per pazienti italiani.
Con la messa a dimora simbolica di un albero su corso Re Umberto, ieri è stato presentato ufficialmente il progetto “Torino cresce nel verde e nella salute”, il percorso condiviso dalla Città di Torino, attraverso la Divisione Verde, Parchi e Tutela Animali, e l’ASL Città di Torino insieme con la Fondazione Compagnia di San Paolo per il ripristino e la valorizzazione delle alberate storiche cittadine.
Presenti alla cerimonia il sindaco Stefano Lo Russo, il presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Marco Gilli, il segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, il direttore generale dell’ASL Città di Torino Carlo Picco e l’assessore al Verde Francesco Tresso.
L’obiettivo del progetto è valorizzare i viali alberati della città, elemento identitario e paesaggistico del tessuto urbano torinese e patrimonio verde di straordinaria importanza, con oltre 60 mila alberi distribuiti su circa 300 chilometri di filari. Un intervento articolato e multilivello, che integra competenze urbanistiche, ambientali e sanitarie e prevede un sofisticato sistema di monitoraggio tecnologico per analizzare in modo scientifico gli effetti del verde urbano sulla salute e sulla qualità dell’ambiente.
Nella scelta dei viali su cui intervenire è stata fatta una selezione in funzione della percentuale di fallanze, ovvero gli alberi mancanti sul totale, e di altri parametri connessi alla “strategicità” dell’ambito, che ha portato alla selezione di 55 alberate distribuite su tutto il territorio cittadino, incluse le principali arterie stradali. Il progetto prevede la messa a dimora di circa 2800 alberi in un arco di tre anni.
Sono circa un migliaio le piante messe a dimora quest’anno. Nelle scorse settimane sono già stati realizzati interventi su corso Francia, corso Lecce, corso Potenza, corso Tazzoli e piazza Sofia. Nella tranche autunnale, prevista tra fine ottobre e fine novembre, si metteranno a dimora ulteriori 600 piante, in via Sospello, corso Re Umberto, viale Dogali, corso San Maurizio, corso Tazzoli, via Biglieri, corso Corsica, corso Cosenza.
Per aumentare la biodiversità della foresta urbana torinese, in molte località – in particolare nei luoghi dove negli ultimi decenni ci sono stati problemi di adattamento ai cambiamenti climatici – verranno introdotte nuove specie arboree più adatte nuovo contesto e già impiegate con successo negli ultimi anni come, a titoli di esempio: nocciolo di Costantinopoli, pero da fiore, albero delle lanterne cinesi, liquidambar e albero pagoda. Nei viali storici o vincolati non ci saranno invece cambiamenti di specie. Il progetto prevede anche piccoli interventi sulle banchine, come la sostituzione del terreno e l’introduzione di appositi substrati, oltre a interventi di protezione dell’albero dagli urti, con lo scopo di migliorare le condizioni stazionali e di garantire che le piante possano crescere e svilupparsi al meglio.
Stefano Lo Russo, Sindaco della Città di Torino: “Con 20 metri quadrati di verde pubblico pro capite, Torino è una delle città italiane più verdi. Investire nel verde urbano significa valorizzare questo patrimonio, ma anche contribuire a mitigare le ondate di calore e restituire spazi di socialità. Questo progetto guarda al ripristino di una delle caratteristiche peculiari della nostra città, i suoi viali alberati storici. Oggi, con questa simbolica piantumazione, vogliamo raccontare l’impegno, reso possibile anche grazie ad una collaborazione tra pubblico e privato, verso una Torino sempre più verde e resiliente, valorizzando le alberate come infrastruttura ambientale e sociale che contribuisce alla salute e al benessere di tutte e tutti”.
La Fondazione promuove e sostiene la realizzazione di progettualità rilevanti per il territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia e protezione dell’ambiente, alla formazione e sensibilizzazione sui temi del cambiamento climatico e della gestione del verde urbano, nonché alla partecipazione attiva delle comunità e al rafforzamento della dimensione sociale e relazionale delle città. In tale quadro di riferimento si inserisce la proposta della Città, che prevede la messa a dimora di circa 2800 nuovi alberi, accompagnati da azioni di ricerca, sperimentazione e formazione rivolte a cittadini, tecnici e operatori del settore.
Marco Gilli, Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Questo è uno dei progetti di sviluppo che la Fondazione ha scelto di sostenere con una responsabilità diretta e una visione di lungo periodo. Restituire alla città un patrimonio arboreo vivo, in sinergia con l’ASL Città di Torino per misurarne i benefici sulla salute e sulla qualità della vita delle persone, è un atto concreto di impegno per il bene comune e per le generazioni che erediteranno questa città. È il senso profondo del nostro agire filantropico”.
Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo: “Sosteniamo il progetto dei Viali Alberati tra le iniziative di maggiore impatto del nostro Documento Programmatico Pluriennale perché unisce l’attenzione per un patrimonio caro ai Torinesi, i nostri viali alberati, con il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente urbano, anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici. Il valore aggiunto vuole essere un programma di manutenzione preventiva, tecnologicamente all’avanguardia, capace di rendere duraturo nel lungo termine l’intervento di piantumazione”.
La collaborazione con l’ASL Città di Torino consente inoltre di valorizzare il legame tra ambiente e salute pubblica, mettendo in evidenza i benefici degli alberi nella riduzione dell’inquinamento atmosferico, acustico e termico, nonché nel miglioramento del benessere psicofisico della popolazione. L’iniziativa, che avrà un impegno complessivo stimato in circa 2,5 milioni di euro per il periodo 2026–2030, si inserisce nel percorso condiviso con la Fondazione Compagnia di San Paolo per la realizzazione del progetto.
Carlo Picco, Direttore Generale dell’ASL Città di Torino: “I viali alberati storici, quali determinanti di salute, incidono in modo diretto sulla qualità dell’aria, consentendo la mitigazione dei picchi di calore e la fono assorbenza; sono elementi che favoriscono il benessere della popolazione anche in chiave preventiva. Con questo progetto avviamo una collaborazione che unisce dati ambientali e sanitari, per valutare in modo oggettivo gli effetti del verde sulla salute e orientare interventi di prevenzione più efficaci. Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e ASL Città di Torino lavorano insieme per valorizzare il modo in cui l’ambiente si prende cura di noi. Il progetto evidenzia i benefici del verde urbano: meno smog, rumore e calore, per una città più sana che rigenera mente e corpo”.
Francesco Tresso, Assessore al Verde Città di Torino: “I viali alberati sono uno degli elementi che connotano il paesaggio urbano di Torino. Si tratta di un patrimonio storico e paesaggistico di straordinario valore, ma anche una risorsa fondamentale per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, contribuendo a mitigare le temperature e a migliorare la qualità dell’aria. Abbiamo fatto un lavoro molto importante con gli uffici del verde per monitorare tutte le fallanze delle alberate e definire le modalità di intervento prioritarie in tutte le circoscrizioni. Il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha scelto di investire in questo progetto, ci ha permesso di intervenire in maniera diffusa con un’azione che non riguarda soltanto il valore ornamentale delle alberate ma, soprattutto, la loro funzione ambientale e il loro apporto per la salute delle persone. Grazie ad ASL Torino accompagneremo gli interventi con un’attività di monitoraggio e con un momento pubblico di restituzione dei risultati, in cui racconteremo come la presenza di un patrimonio arboreo sano e diffuso incida positivamente sulla qualità della vita delle cittadine e dei cittadini”.






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Torino, bellezza, magia e mistero
Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.
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Articolo10: Torino dei miracoli
Articolo 3: I segreti della Gran Madre
La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
La chiesa, di evidente stampo neoclassico, venne edificata nella piazza dell’antico borgo Po su progetto dell’architetto torinese Ferdinando Bonsignore; iniziato nel 1818, il Pantheon subalpino venne ultimato solo nel 1831, sotto re Carlo Alberto. L’edificio ubbidiva all’idea di una lunga fuga prospettica che doveva collegare la piazza centrale della città, Piazza Castello, alla collina. La chiesa è posta in posizione rialzata rispetto al livello stradale, e una lunga scalinata porta all’ingresso principale. Al termine della scalinata vi è un grande pronao esastilo costituito da sei colonne frontali dotate di capitelli corinzi. All’interno del pronao vi sono ai lati altre colonne, affiancate da tre pilastri addossati alle pareti. Eretta su un asse ovest-est, con ingresso a occidente e altare a oriente, essa presenta orientazioni astronomiche non casuali: a mezzogiorno del solstizio d’inverno, il sole illumina perfettamente il vertice del timpano visibile dalla scalinata d’ingresso. Il timpano, sul frontone, è scolpito con un bassorilievo in marmo risalente al 1827, eseguito da Francesco Somaini di Maroggia, (1795-1855) e raffigura la Vergine con il Bambino omaggiata dai Decurioni torinesi. Ai lati del portale d’ingresso sono visibili due nicchie, all’interno delle quali si trovano i santi San Marco Evangelista, a destra, e San Carlo Borromeo, a sinistra. Fanno parte dell’edificio due imponenti gruppi statuari, allegorie della Fede e della Religione, entrambi eseguiti dallo scultore carrarese Carlo Chelli nel 1828. Sulla sinistra si erge la Fede, rappresentata da una donna seduta, in posizione austera, con il viso serio, sulle ginocchia poggia un libro aperto che tiene con la mano destra, con l’altra, invece, innalza un calice verso il cielo. Spunta in basso alla sua destra un putto alato, che sembra rivolgersi a lei con la mano sinistra, mentre nella destra tiene stretto un bastone. Dall’altro lato si trova la Religione, raffigurata come una matrona
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.
Entrando nella chiesa ci si ritrova in un ampio spazio tondeggiante e sobrio, c’è un’unica navata a pianta circolare, l’altare maggiore, come già indicato, è posto a oriente, all’interno di un’abside semicircolare provvista di colonne in porfido rosso. Numerose sono le statue che qui si possono ammirare, ma su tutte spicca la figura marmorea della Gran Madre di Dio con Bambino, posta dietro l’altare maggiore, il cui misticismo è incrementato dalla presenza di raggi dorati che tutta la circondano. Nelle nicchie ai lati, in basso, vi sono alcune statue simboliche per la città e per i committenti della chiesa, cioè i Savoia. Oltre a San Giovanni Battista, il patrono della città, anch’egli con una grande croce nella mano sinistra, S. Maurizio, il santo prediletto dei Savoia, Beata Margherita di Savoia e il Beato Amedeo di Savoia. La cupola, considerata un capolavoro neoclassico piemontese, sovrasta l’edificio ed è costituita da cinque ordini di lacunari ottagonali di misura decrescente. La struttura è in calcestruzzo e termina con un oculo rotondo, da cui entra la luce, del diametro di circa tre metri. Sotto la chiesa si trova il sacrario dei Caduti della Grande Guerra, inaugurato il 25 ottobre 1932 alla presenza di Benito Mussolini. La bellezza architettonica dell’edificio nasconde dei segreti tra i suoi marmi. Secondo gli occultisti, la Gran Madre è un luogo di grande forza ancestrale, anche perché pare sorgere sulle fondamenta di un antico tempio dedicato alla dea Iside, divinità egizia legata alla fertilità, anche conosciuta con l’appellativo “Grande Madre”. Iside è l’archetipo della compagna devota, per sempre fedele a Osiride, simbolo della consapevolezza del potere femminile e del misticismo, il suo ventre veniva simboleggiato dalle campane, lo stesso simbolo di Sant’Agata. Si è detto che Torino è città magica e complessa, metà positiva e metà maligna, tutta giocata su delicati equilibri di opposti che sanno bilanciarsi, tra cui anche il binomio maschio-femmina. Questo aspetto è evidenziato anche dalla contrapposizione tra il Po e la Dora che, visti in chiave esoterica, rappresentano rispettivamente il Sole, componente maschile, e la Luna, componente femminile. I due fiumi, incrociandosi, generano uno sprigionamento di forte energia. Altri luoghi prettamente maschili sono il Valentino e il Borgo Medievale, che sorgono lungo il Po e sono anche simboli di forza; ad essi si contrappone la zona del cimitero monumentale, in prossimità della Dora, legata alla sfera notturna e femminile. L’importanza esoterica dell’edificio non termina qui, ci sono alcuni che sostengono ci sia un richiamo alle tradizioni celtiche con evidente allusione a un ordine taurino nascosto tra le parole della dedica: se leggiamo l’iscrizione a parole alterne resta infatti la dicitura: Ordo Taurinus. Ma il più grande mistero che in questa chiesa si cela è tutto contenuto nella statua della Fede. Secondo gli esoteristi, la donna scolpita in realtà sorreggerebbe non un calice qualunque ma il Santo Graal, la reliquia più ricercata della Cristianità, e con il suo sguardo indicherebbe il luogo preciso in cui esso è nascosto. Allora basta capire dove guarda la marmorea giovane -secondo alcuni la stessa Madonna – e il gioco è fatto! Sì, peccato che chi ha scolpito il viso si sia “dimenticato” di incidervi le pupille, così da rendere l’espressione della figura imperscrutabile, e il Graal introvabile. Se non per chi sa già dove si trovi.
Alessia Cagnotto
Per lo storico impianto di corso Ferraris è in programma un rinnovamento dell’intero edificio: verranno sostituite le finestre, isolato il tetto, rinnovati gli impianti elettrici e idraulici, introdotta l’illuminazione a LED e installati sistemi di regolazione avanzata dei consumi energetici.
Gli altri nove edifici coinvolti comprendono quattro istituti scolastici: l’I.C. Manzoni-Rayneri di corso Marconi 28, la scuola media Mila di via Germonio 12, la scuola media Pola di via Foglizzo 15 e il complesso scolastico di corso Vercelli 147; tre sedi di uffici comunali in piazza Palazzo di Città 7, via Stradella 192 e via Ormea 45; la Cascina Roccafranca di via Gaidano 76 e la Biblioteca Civica Italo Calvino di Lungo Dora Agrigento 94. A seconda delle esigenze di ciascun edificio, i lavori intervengono sugli impianti, sull’illuminazione, sull’isolamento e sugli infissi: nelle scuole sono previsti il collegamento alla rete del teleriscaldamento, l’installazione di pannelli fotovoltaici, luci a LED e sistemi digitali per la gestione intelligente dei consumi; negli uffici comunali, a Cascina Roccafranca e alla Biblioteca Calvino verrà rinnovato l’impianto di climatizzazione con apparecchiature di nuova generazione a maggiore efficienza.
Nel loro complesso, questi interventi consentiranno un risparmio energetico annuo pari a oltre 580 tonnellate di CO2, equivalente alla piantumazione di circa 28 mila alberi.
I progetti rientrano nel Piano EfficienTO, il programma pluriennale avviato dalla Città di Torino che punta a migliorare le prestazioni energetiche di circa 850 immobili comunali entro il 2030, attraverso un investimento complessivo di 110 milioni di euro a carico del partner privato Iren Smart Solutions , contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica.
Quattro smartphone, diversi microtelefoni e sostanza stupefacente di tipo Subutex sono stati sequestrati nel carcere di Torino al termine di una mirata operazione condotta dalla Polizia Penitenziaria. A renderlo noto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che esprime apprezzamento per il lavoro svolto dal personale del Corpo impegnato nell’attività di polizia giudiziaria e di sicurezza interna.
L’intervento è stato effettuato nella giornata odierna all’interno della Casa Circondariale di Torino, dove gli agenti hanno eseguito una dettagliata perquisizione nella Prima Sezione B dell’istituto. L’operazione ha portato al rinvenimento di quattro smartphone, diversi microtelefoni e numerosi involucri contenenti sostanza stupefacente del tipo Subutex.
Nel corso dei controlli sono stati scoperti anche ingegnosi sistemi utilizzati per occultare il materiale. Gli smartphone erano nascosti all’interno di un citofono inutilizzato da anni collocato in una cella, mentre i microtelefoni erano stati celati in deodoranti stick. Altri dispositivi sono stati recuperati nella ventola di aspirazione dell’area docce. Il materiale sequestrato è stato posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’Autorità competente per gli ulteriori accertamenti.
“Ancora una volta la Polizia Penitenziaria dimostra, con i fatti, di essere il principale presidio di legalità all’interno degli istituti penitenziari”, afferma Vicente Santilli, Segretario Nazionale del SAPPE per il Piemonte. “Questa brillante operazione è il risultato della professionalità, dell’intuito investigativo, della costante attività di vigilanza e del profondo senso del dovere del personale, che ogni giorno opera in condizioni estremamente difficili. Il ritrovamento di telefoni cellulari e sostanze stupefacenti testimonia come il livello di attenzione debba rimanere sempre altissimo per contrastare i continui tentativi della criminalità di mantenere collegamenti con l’esterno e alimentare traffici illeciti anche dall’interno delle carceri.”
Sulla vicenda interviene anche il Segretario Generale del SAPPE, Donato Capece, che sottolinea come “questa operazione confermi il ruolo insostituibile della Polizia Penitenziaria nella tutela della sicurezza dello Stato. Gli appartenenti al Corpo svolgono quotidianamente un’intensa attività di vigilanza, controllo e prevenzione che spesso rimane lontana dai riflettori, ma che rappresenta il cardine del mantenimento dell’ordine e della legalità negli istituti penitenziari. Ogni telefono sequestrato significa impedire contatti con la criminalità organizzata, evitare la commissione di nuovi reati e interrompere traffici illeciti che mettono a rischio la sicurezza collettiva.”
Capece evidenzia inoltre come “questo importante risultato sia stato ottenuto nonostante la gravissima e cronica carenza di organico che affligge il Corpo di Polizia Penitenziaria. Proprio per questo il valore dell’operazione assume un significato ancora maggiore: gli agenti continuano a garantire sicurezza, legalità e controllo con straordinaria professionalità, pur operando in condizioni di forte sofferenza organizzativa.”
Il SAPPE torna quindi a sollecitare un rafforzamento degli investimenti destinati alla Polizia Penitenziaria, sia attraverso l’incremento degli organici sia mediante il potenziamento delle dotazioni tecnologiche necessarie a contrastare l’introduzione nelle carceri di telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri oggetti vietati.
“Agli agenti protagonisti di questa brillante operazione”, concludono Santilli e Capece, “va il più sentito ringraziamento del SAPPE. Auspichiamo che la Direzione dell’istituto voglia riconoscere formalmente l’eccellente lavoro svolto, quale testimonianza concreta dell’impegno, della dedizione e dell’elevata professionalità con cui la Polizia Penitenziaria continua, ogni giorno, a garantire la sicurezza delle carceri e dell’intera collettività.”
Collisioni nel segno di Ben Harper
Collisioni , il Festival Agri Rock giunge alla diciottesima edizione. La kermessse prevede tre concerti più uno a settembre in piazza Medford ad Alba. Il via il 27 giugno con il cantautore e chitarrista americano Ben Harper, capace di spaziare dal rock al folk al blues e al funk. In trent’anni di carriera ha all’attivo ben 18 album, vincitore di 3 Grammy. Musicista a cui guardano le vecchie generazioni. Il 4 e 5 luglio saranno 2 serate dedicate ai “giovani”. Il primo dalle atmosfere indie, vedrà protagonisti Alfa, Frah Quintale, Marco Castello e Andrea Cerrato. Il 5 suoni urban con Sayf, Nerissima Serpe e il rapper spagnolo marocchino Morad. Il direttore artistico Taricco ci tiene a sottolineare che “una della missioni del festival e quella di far conoscere il territorio ai turisti stranieri e del futuro. Usare la musica per attirare i ragazzi che non conoscono Alba”. L’8 settembre con la collaborazione del comune di Alba, il Centro studi Beppe Fenoglio e l’agenzia Otr, ritorneranno i Csi. “Vivo è ancora il ricordo del concerto del 1996 in San Domenico dice il vicesindaco di Alba Caterina Pasini”.
Pier Luigi Fuggetta