Cosa succede in città- Pagina 357

Porti ciascuno la sua arte: a Respira Torino si fa cultura dalla finestra

Ragazze e ragazzi di Respira Torino mettono in scena spettacoli aperti ad artisti di ogni tipo. Il palco? Una finestra in Borgo Rossini. E il virus non li ha fermati

Affacciati alla finestra e dimmi chi sei. «Molte cose nascono per caso, ma quella casualità, talvolta, è sospinta da una propulsione, dall’energia che orbita attorno ai corpi che la innescano. Respira Torino nasce così», scrive in uno dei suoi componimenti Moise, studente e poeta che dell’iniziativa è stato tra i fondatori. Respira Torino è un progetto culturale il cui embrione va ricercato sui prati del parco del Valentino. Lì un gruppo di ragazze e ragazzi si radunava – era l’estate 2019 – per ascoltare proprio i versi di Moise. Ispirava, quell’atmosfera decameronesca. Così nacque l’idea: “Creiamo un palco”. La scelta, inconsueta, ricadde su una finestra al 48 di via Modena, nel cuore di Borgo Rossini. Uno spazio aperto su un pubblico composto primariamente dai passanti, che per caso si sarebbero imbattuti nelle esibizioni degli artisti. «Il primo spettacolo, a ottobre di un anno fa, è stato preparato in pochissimi giorni. Ma dopo averlo finito ci siamo detti: si è creato qualcosa per cui varrà la pena spendere del tempo», ci dice Roberto Luis, che del progetto è stato fin da subito l’anima organizzativa.

Respira Torino è uno spettacolo composto da molte arti: musica, poesia, danza, teatro, letteratura si mettono in scena attraverso i corpi, le voci e i movimenti di ragazze e ragazzi che alla finestra si alternano. Tutti accomunati da un tema. così l’esperienza poliartistica si mostra coerente nel suo svolgimento. «Ognuno dà un’impronta unica e privata dell’arte che offre, dimodoché dalla nostra finestra si possano udire molteplici ed eterogenee passioni», raccontano gli organizzatori, al momento undici universitari, artisti che danno voce ad altri artisti.

Unica e privata, l’arte così intesa è una finestra: tutti da essa si possono affacciare per dare al mondo un assaggio di sé. E’ questa l’idea che si cela dietro agli eventi, che nei piani di chi li mette in scena dovrebbero tenersi una volta al mese. Così è stato da ottobre a dicembre 2019. Poi la pandemia ha sconvolto i piani, e il ritorno alla cornice di via Modena – già fissato per marzo – è stato rimandato a data tutt’ora da destinarsi.

Nel frattempo il gruppo non è rimasto immobile. Con #RespirodaCasa, Respira Torino si è messo in scena attraverso i social: gli artisti si ritraevano in video e poi venivano trasmessi su Instagram durante le loro performance. L’iniziativa ha avuto un discreto successo: l’account del progetto gode infatti di buona notorietà tra gli universitari torinesi. Da giugno in poi, si è tornati dal vivo. Con le dovute precauzioni – muniti di mascherina, all’aperto e a distanza -, ragazze e ragazzi hanno animato l’Associazione Culturale Qubì (anch’essa con sede in Borgo Rossini) e poi l’Associazione Culturale Comala, in corso Ferrucci, quartiere Cit Turin. D’altronde il radicamento territoriale nell’area del Campus Einaudi non vuole essere un limite alle possibilità di espansione del progetto. Che addirittura punta a riprodursi in altre città.

Così ci racconta Roberto Luis: «Per noi il futuro è già qui, siamo sopravvissuti con entusiasmo al primo anno e ora ci stiamo rilanciando, nonostante la pandemia ci abbia tolto una vera interazione con il pubblico. Vogliamo partecipare ai bandi che il Comune ci offrirà e aumentare e consolidare le collaborazioni esterne. Ma anche trovare nuovi palchi in cui esibirci, in attesa di tornare in via Modena».

L’altro grande obiettivo di Respira Torino – che sta portando avanti anche un progetto fotografico con Vincenzo Solano, collaboratore de Il Torinese –  è diventare un’associazione: «Era uno dei pilastri che ci eravamo dati: ora vogliamo portarlo a compimento». Il passaggio, assicurano gli organizzatori, non farà perdere a Respira l’animo del laboratorio. Alla finestra continueranno a incontrarsi arti della più diversa specie e artisti con qualcosa da raccontare. In uno spirito di ragionata collaborazione. In un incontro che è soprattutto condivisione di molteplici sguardi sul mondo.

Torna in Piemonte il Salone dello Studente.  Quest’anno  sarà interamente on-line

Sulla piattaforma interattiva e gratuita www.salonedellostudente.it da lunedì 16 novembre

 

30 gli incontri e i webinar interattivi, tra cui: “The future of Work: come il Covid e la Quarta Rivoluzione Industriale cambiano il mondo del lavoro”, a cura dei Global Shapers; L’intelligenza artificiale a scuolanuove prospettive; Come sarà il futuro post-Covid nella didatticaEconomia circolare tra i banchi di scuolaUna generazione senza voce: il valore della comunicazione fra docenti e studenti”.

Dopo 5 edizioni in presenza, da lunedì 16 novembre e per tutta la settimana il Salone dello Studente del Piemonte diventa online. Per le necessità anti-Covid, quest’anno niente incontri al Pala Alpitour torinese. Al loro posto un evento online sempre gratuito, con presentazioni webinar, stand virtuali e tour interattivi delle offerte formative piemontesi e non. Alla fine della settimana tutti i materiali audio-video e le brochure resteranno a disposizione per approfondimenti.

Il Salone dello Studente regionale online riproduce in rete quanto gli studenti hanno trovato alle fiere in presenza negli anni scorsi: proprio come in una fiera reale, infatti, gli studenti che si collegheranno al sito www.salonedellostudente.it troveranno all’interno del Padiglione Espositivo gli stand virtuali di accademie, ITS e atenei. Qui gli studenti potranno entrare, singolarmente o con tutta la classe, nella room privata e parlare di persona con il referente dell’ateneo o della scuola per chiedere tutte le informazioni necessarie. I ragazzi troveranno anche percorsi espositivi interattivi dove sfogliare videogallery e scaricare brochure di sedi e corsi; sale workshop dove seguire presentazioni delle offerte formative di università e accademie, incontri e webinar interattivi; sportelli counseling di coaching in cui porre domande e dialogare con gli interlocutori; test attitudinali da provare; un motore di ricerca per scoprire tutti i corsi di laurea e tutti gli atenei italiani. Anche i docenti scolastici hanno un loro spazio virtuale apposito con incontri di confronto e aggiornamento didattico.

PROGRAMMA DEL SALONE PIEMONTESE

Il programma degli incontri interattivi va da lunedì 16 a giovedì 19 novembre dalle 9,30 alle 16.00. Mentre nei giorni successivi si troveranno in rete tutti i materiali con le brochure scaricabili dei corsi e i video-webinar delle offerte formative andati in scena durante la settimana.

Gli eventi in programma comprendono 16 presentazioni di offerte formative post diploma in Piemonte e nel resto d’Italia, e un totale di 30 incontri, con oltre 40 stand virtuali di Università, Accademie e Its.

Di particolare interesse per gli studenti piemontesi è la presentazione dell’offerta formativa che la regione offre a chi termina la scuola superiore. Oltre alla consueta panoramica sugli studi universitari, il Salone dello Studente del Piemonte avrà un focus dedicato agli Its, gli Istituti tecnici superiori, scuole ad alta specializzazione tecnologica, che grazie alla loro vocazione professionalizzante, rappresentano una valida alternativa alla scelta universitaria. Fortemente focalizzati sulla realtà territoriale, gli Its formano i tecnici superiori indispensabili al tessuto di industrie e imprese del territorio. Gli studenti potranno approfondire la conoscenza dei 7 Its regionali, dall’agroalimentare alla mobilità sostenibile, dall’energia alle biotecnologie, dal tessile alla comunicazione, fino al turismo e alle attività culturali, nello stand a loro dedicato.

Si parlerà anche delle nuove modalità di costruzione e presentazione del curriculum vitae, su come affrontare un colloquio di lavoro, sulle possibilità di studio all’estero, ci saranno incontri volti ad approfondire il tema del prestito universitario e uno sguardo sulle professioni del futuro. Che sarà sempre più caratterizzato dalla presenza di nuove tecnologie le quali, combinando sfera fisica, digitale e biologica, stanno generando conseguenze in tutti i settori economici e produttivi.

Come prepararsi a questa che è ormai una realtà? Lo spiegherà Anass Hanafi, co-fondatore e presidente del think tank universitario Campus 4.0, nel webinar “The future of Work: come il Covid e la Quarta Rivoluzione Industriale cambiano il mondo del lavoro”, a cura dei Global Shapers, la rete mondiale di giovani, che promuove il dialogo, l’azione e il cambiamento (martedì 17 novembre, ore 15.00).

Tutto dedicato ai docenti, invece, è l’incontro “La didattica inclusiva ai tempi del Covid: un’opportunità da cogliere”, organizzato con gli esperti dell’Università telematica Pegaso (mercoledì 18 novembre, ore 16.00). Un tema, quello dell’inclusione delle differenze che, in una società complessa come la nostra, è ormai da tempo al centro dell’attenzione degli insegnanti. E se la scuola, in questo strano e sfortunato periodo, sta cambiando, tra didattica a distanza e nuove modalità di coinvolgimento e partecipazione, è chiaro come l’inclusione possa rivelarsi una risorsa, anche grazie alle nuove metodologie didattiche.

Inoltre, sempre per i docenti sono previste videolezioni tra cui: L’intelligenza artificiale a scuolanuove prospettive; La sfera di cristallo: come sarà il futuro post-CovidEconomia circolare tra i banchi di scuolaUna generazione senza voce: il valore della comunicazione fra docenti e studenti. Tra gli ApprofondimentiGuida all’orientamento per i docenti e Best Practice: l’eccellenza scolastica e i racconti delle scuole. Fra i Servizi per le scuoleOrientamento su misura per tutte le classi.

I programmi e i servizi del Salone dello Studente on-line hanno una ricchezza di contenuti ed esperienze formative e di orientamento addirittura superiori a quelli in presenza”, spiega Domenico Ioppolo, COO di Campus Orienta: “Consentono di seguire i convegni per ben 5 giorni e di intervenire e porre domande ai relatori come fossero dal vivo. Una formula questa che si avvicina molto alle modalità comunicative dei giovani”, conclude il responsabile dell’iniziativa, “come abbiamo potuto constatare dalla partecipazione molto elevata, sia in termini di numeri che di interazione, da parte di scuole e studenti alle edizioni da poco concluse, Abruzzo e Molise, Sicilia e Lazio”.

Altri servizi sono i Test e Le indagini per misurare le proprie competenze, come il Questionario di interessi alle aree post-diploma; Intelligenze Multiple; Teens’ Voice, l’indagine sui giovani in collaborazione con Università La Sapienza di Roma; Test di Lingua IngleseQuestionario degli Interessi ScientificiColloqui di Orientamento Individuali prenotabili alla mail salonedellostudente@class.it;

Il Salone dello Studente del Piemonte è valido come Pcto, Percorso per le competenze trasversali per l’orientamento (ex alternanza scuola-lavoro) e le scuole possono riceverne i relativi attestati chiedendoli all’indirizzo salonedellostudente@class.it

Il Salone dello Studente si rivela un’iniziativa ancora più utile in periodi di e-learning, quando gli studenti, senza una guida costante e presente, rischiano di perdersi. In Italia le matricole che lasciano già al primo anno sono ben il 36% (fonte Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca); i NEET (Neither in Employment or in Education or Training), giovani under 30 che non studiano e non lavorano, in Italia sono il 10% in più rispetto alla media dei Paesi Ocse. Secondo l’Istat addirittura il 26%, il valore più alto in Europa dopo la Grecia (28,9%). Il confronto con gli altri grandi Paesi Ue è impietoso: i nostri inoccupati sono il triplo della Germania (8,7%) e quasi il doppio della Francia (13,8%). Dati e fenomeni che accrescono la necessità di iniziative di orientamento come il Salone dello Studente.

 

Una manifestazione organizzata da Campus Orienta, Class Editori con il patrocinio di Regione Piemonte.

I civich protagonisti della corsa di solidarietà “Aiuta chi ti aiuta”

La Polizia Municipale della Città di Torino, in questo particolare periodo, caratterizzato dalla recrudescenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, sostiene e promuove l’iniziativa del Presidente del Gruppo Sportivo del Corpo di Polizia Municipale volta al raccoglimento di  fondi a sostegno dell’Ospedale Amedeo di Savoia, presidio sanitario individuato come Covid Hospital della città di Torino, e della Protezione Civile, impegnata  in prima linea nella lotta contro il virus e nel  recente dissesto idrogeologico che ha colpito molti centri della Regione Piemonte.

La corsa di solidarietà “Aiuta chi ti aiuta”, sostenuta dalla Città di Torino e patrocinata dalla Regione Piemonte per la sua nobile finalità, sarà percorsa in solitaria da Massimo Re, dipendente della Polizia Municipale di Torino nonché Presidente del Gruppo Sportivo del Corpo. La sua corsa inizierà da Torino, non appena le condizioni della pandemia e le restrizioni del DPCM lo consentiranno, e percorrerà quasi 300 chilometri in sette giorni, in parte di corsa e in parte in bicicletta, attraversando vari comuni del territorio regionale.

Lungo il percorso, incontrerà le Autorità di Comuni e Province, promuovendo la raccolta fondi e raccogliendo le richieste e le criticità dei centri minori per poi portarle all’attenzione degli Enti competenti.

Obiettivo della corsa è anche quello di sensibilizzare quelle aziende del territorio che sono in grado di sostenere l’iniziativa benefica e altre realtà meno fortunate.

Tuttavia la vera Corsa della Solidarietà, quella più importante, alla quale tutti possono partecipare con una donazione, partirà già il 16 novembre, con l’apertura del canale internet della “Rete del dono” al quale collegarsi per dare il proprio contributo:

 https://www.retedeldono.it/iniziative/cardioteam-foundation/massimo.re/corsa-della-solidarietà

Quando le restrizioni lo consentiranno, la di Massimo Re corsa farà tappa nei Comuni di Carmagnola, Alba, Asti, Alessandria, Casale Monferrato, Stroppiana, Vercelli e Novara per poi fare ritorno a Torino:

I^ TAPPA          TORINO – CARMAGNOLA km 30,00

 

II^ TAPPA         CARMAGNOLA – ALBA (CN) km 36,00

 

III^ TAPPA        ALBA (CN) – ASTI (AT) km 30,00

 

IV^ TAPPA         ALESSANDRIA – CASALE MONFERRATO (AL)  km 78,00 (percorsa in bicicletta)

 

V^ TAPPA          CASALE MONFERRATO (AL) – STROPPIANA (VC) km 16,00

VI^ TAPPA         STROPPIANA (VC) – VERCELLI   km 65,00 (percorsa in bicicletta)

 

VII^ TAPPA       VERCELLI – NOVARA km 29,00

 

ESITI DELLA RACCOLTA FONDI A TORINO

A scuola di arte ed enogastronomia. Un nuovo percorso di studi al linguistico Mazzarello

Al Liceo linguistico Madre Mazzarello dall’anno scolastico 2021/22 sarà  avviato un nuovo percorso di studi artistico/ enogastronomico.  Ne parliamo con la Preside, la professoressa Daniela Mesiti

Prenderà avvio un nuovo percorso nel panorama scolastico italiano, con la nascita  del nuovo corso di studi linguistico a indirizzo artistico e enogastronomico, presso il Liceo torinese Madre Mazzarello, di tradizione salesiana, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, in via Cumiana 2, nell‘area di Borgo San Paolo, vicino a  corso Peschiera. Il progetto verrà presentato lunedì 16 novembre prossimo  alle 11 nel corso di una conferenza stampa, alla quale parteciparanno la preside del Liceo Daniela Mesiti; Emma Berardi,ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice; Elisabetta Rattalino, segretario della Fondazione Torino Musei; Angela Berlingo’,dell‘Ufficio Educazione Slow Food, e Fabrizio Manca, direttoredell’Ufficio Scolastico Regionale.

“Il liceo salesiano Madre Mazzarello – spiega la sua Preside, la professoressa Daniela Mesiti – da anni ospita il percorso di studi linguistico e, dal prossimo anno scolastico 2021/22, proporremo anche un orientamento scolastico assolutamente innovativo, che comprenderà sempre studi linguistici, ma sarà anche incline alla creazione di figure professionali versatili e adatte ai molteplici nuovi scenari che si sono creati, attente alla cultura materiale del territorio e all’enogastronomia.

Si tratta di un nuovo corso di studi – aggiunge la professoressa Daniela Mesiti – creato in collaborazione con due importanti realtà culturali e museali torinesi, la Fondazione Torino Musei, con la quale da tempo collaboriamo nella persona del segretario generale della Fondazione, Elisabetta Rattalino, e con Slow Food. Questo nuovo corso di studi vuole privilegiare anche lo studio e la sperimentazione dei settori artistico e enogastronomico, con un’attenzione particolare rivolta alla cultura materiale del territorio e all‘analisi del cibo nella sua accezione economica, etologica e all‘evoluzione storica del prodotto, studio che verrà sviluppato insinergia con Slow Food di Carlo Petrini.

D’altronde – aggiunge la preside Daniela Mesiti – da diverso tempo gli studenti del Liceo si sono fatti promotori dell’organizzazione di conferenze, articolate in un ciclo ampio e significativo, dal titolo Prospettive“, cui hanno preso parte, in qualità di relatori, esponenti del mondo culturale e personalità note al grande pubblico, esperte in temi ambientali, quali il climatologo Luca Mercalli, il patron di Slow Food Carlo Petrini, e il medico di Lampedusa Pietro Bartolo. Questo ciclo di conferenze, ispirato ad un desiderio di dialogo all’interno dell’attività didattica e al principio della cosiddetta “cogestione intelligente”, si propone di promuovere l’obiettivo di formare giovani capaci di progettare il futuro e di saper mettersi alla prova, nel mondo della scuola, prima e, in seguito, in quelli del lavoro e della vita.

I ragazzi, direttamente, sono stati i protagonisti della promozione di questo ciclo di incontri,  che ha coinvolto personalità del mondo dell’arte e dell’imprenditoria, tra cui Carlo Petrini,  il Patron di Slow Food, e, proprio da questa esperienza, ha poi preso vita il progetto ambizioso di creare un nuovo corso di studi orientato anche all’enogastronomia e all’arte, all’interno del Liceo linguistico, che prenderà avvio con l’anno scolastico 2021/22″.

Mara Martellotta 

Al via il Festival delle culture popolari

 

Dal 13 al 15 Novembre parte la XV edizione quest’anno dedicata alle relazioni di comunità. Sarà trasmessa su Tradiradio, la webradio di Rete italiana di Cultura Popolare. Tanti gli ospiti tra cui il costituzionalista Sabino Cassese. E Lavazza nuovo partner nel progetto contro la dispersione scolastica che coinvolgerà da questo novembre anche le scuole del quartiere Aurora.

 

Ci sarà Lavazza che, il 13 novembre dalle 15, parteciperà alla tavola rotonda virtuale dedicata alle Comunità educanti, raccontando le ragioni che l’hanno portata a sostenere il progetto contro la dispersione scolastica avviato da Rete Italiana di cultura popolare durante il lockdown su cinque scuole torinesi e che ora coinvolgerà anche il quartiere Aurora. Ci sarà il costituzionalista Sabino Cassese che il 14 novembre alle 17 parlerà della parola democrazia insieme alla sociologa Chiara Saraceno.  Tra il 13 e il 15 novembre tanti gli appuntamenti che caratterizzeranno questa XV edizione del Festival delle Culture Popolari, rimodellato al periodo storico che stiamo vivendo. La manifestazione si svolgerà infatti non nei soliti luoghi fisici, come tutti gli anni, ma su Tradiradio, la web-radio della Rete con sede a Lo spaccio di cultura – Portineria di comunità in Piazza della Repubblica a Torino e al Fondo Tullio De Mauro, che conserva il patrimonio bibliotecario di De Mauro, grazie al sostegno di Fondazione CRT.

Sarà un festival di incroci tra linguaggi multimediali, suoni e voci, azioni performative, storie e testimonianze dalla comunità per la comunità, accessibili a tutti. Con tanti momenti per stare insieme tra cui quello con le sei famiglie del progetto nazionale Indovina chi viene a cena? ci ospiteranno virtualmente nelle loro cucine il 14 novembre alle 13, per farci riscoprire i sapori e le ricette dei loro paesi nativi. Oppure quello di ogni sera alle 21,30 con i concerti e le voci che molti di noi hanno potuto ascoltare nei luoghi storici della musica torinese come l’Hiroshima Mon Amour, lo Stadio olimpico, il Parco Dora.

IL PROGETTO CON LAVAZZA

Durante il periodo di lockdown la Rete italiana di cultura popolare, già attiva in un progetto contro la dispersione scolastica chiamato Pfp, ha realizzato insieme a cinque scuole torinesi una mappatura sugli studenti che non frequentavano più le lezioni da quando queste erano diventate virtuali. In tutto erano stati rilevati 120 ragazzi, sparsi su tutta la città. Tutti i giovani sono stati ricontattati dai volontari della Rete con telefonate, email, sms, e con la riapertura delle scuole molti sono ritornati sui banchi. Adesso il progetto si espande. Si cercherà di costituire una “Comunità educante.” Rete Italiana vuole continuare la lotta alla dispersione in più scuole. E la multinazionale del caffè Lavazza ha deciso di sostenere il progetto per contrastare il fenomeno anche nelle scuole del quartiere Aurora. I giovani che non vorranno proseguire gli studi si cercherà di accompagnarli sul Portale dei Saperi, una piattaforma digitale che fa conoscere le persone di una determinata comunità e che può consentire ai ragazzi di incontrare imprese del territorio. In diretta web radio e in videoconferenza si confronteranno Chiara Saraceno, Presidente della Rete Italiana di Cultura Popolare, Andrea Morniroli, Forum disuguaglianze e diversità, Franco Lorenzoni, insegnante e fondatore della casa- laboratorio di Cenci, Fondazione CRT, Lavazza, presidi, docenti, famiglie e studenti degli Istituti torinesi partecipanti al progetto Pfp, progetto di contrasto all’abbandono scolastico e alle povertà educative dei minori.

“Insieme alla Rete ricostruiamo legami di comunità e di socialità messi a dura prova dalla

pandemia, promuovendo relazioni fondate sulla fiducia, la solidarietà, l’inclusione”, afferma il

Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia.

 

“I mesi di lockdown ci hanno obbligato a ripensare la nostra attività. – spiega la sociologa e presidente di Rete italiana di cultura popolare Chiara Saraceno – O chiudevamo tutto o andavamo avanti imparando a fare cose nuove. E attraverso la radio, la tecnologia usata per contattare gli studenti, abbiamo continuato a mantenere relazioni, a costruire rapporti fiduciari. Abbiamo fatto sì che il distanziamento fosse solo fisico ma non sociale. Le relazioni con la comunità anzi si sono andate rafforzando e ci hanno dato la forza di non rinunciare a questa XV edizione del festival”.

Questa sera la Mole illuminata con il logo dei Civich

Era il 12 novembre 1791, quando il re Vittorio Amedeo III decise di riorganizzare il “servizio di polizia, politica e di sicurezza”, nonché l’ufficio del Vicariato, di sciogliere le Guardie del Vicario e di creare un nuovo Corpo detto delle “Guardie Civiche” (da qui l’appellativo Civich) a cui affidò mansioni speciali e ben determinate.

Con questo provvedimento Vittorio Amedeo III, per primo, comprese la necessità di definire le attribuzioni ed i compiti degli addetti alla polizia urbana e a renderli più partecipi della vita e dei problemi cittadini, tracciando la via verso la definizione dell’attuale Corpo di Polizia Municipale.

A distanza di 229 anni, pur essendo mutate le condizioni ambientali e sociali, aumentate le esigenze e le necessità della Città e i servizi richiesti, soprattutto in questo anno nel quale una devastante pandemia ha alimentato paure e insicurezze, restano immutati rispetto all’ormai lontano 1791, lo spirito di sacrificio altruistico dei Civich,  il desiderio di un migliore rapporto con i cittadini e la consapevolezza di svolgere un importante servizio che rappresenta un riferimento costante nel tempo.

I festeggiamenti sono stati rinviati a data da destinarsi a causa della pandemia e delle restrizioni imposte dall’ultimo DPCM, ma questa sera, la Mole Antonelliana si illuminerà alle ore 20 con una proiezione dedicata alla ricorrenza di questa importante data, per ricordare ai cittadini che, ogni giorno e ancor di più in questo particolare e difficile periodo storico, i Civich, oggi come allora, sono presenti sulle strade della città, per servire e per proteggere.

Utet addio. Torino perde un altro pezzo di storia

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / E’  un grave lutto  per la cultura italiana la chiusura per fallimento della più antica casa editrice del Paese, l’UTET,  fondata dai fratelli Pomba a Torino nel 1791. L’UTET lascia dietro di sé un grande rimpianto e l’avervi collaborato, sia pure in anni lontani, è un grande titolo d’onore  per un uomo di cultura.

Il grande dizionario enciclopedico Fedele, il Dizionario della lingua italiana di Felice Battaglia, i grandi classici della politica e della letteratura, la storia della letteratura Latina di Augusto Rostagni sono solo alcune delle sue realizzazioni davvero grandiose. Si dovrebbero anche citare le opere nel campo scientifico e medico che facevano parte del suo catalogo prestigioso. E’ triste leggere che un suo collaboratore  abbia avuto ieri  il cattivo gusto di scrivere di non essere stato pagato, mentre la sua notorietà è in gran parte dovuta a cosa ha pubblicato presso quel grande e libero editore. Conobbi Carlo Verde che dal 1945 fu a capo della Casa editrice di corso Raffaello e che seppe tenere saldo il timone insieme all’ex genero  Luigi Firpo che, in verità, oltre che a  collaborare utilmente,  vi spadroneggiò in modo un po’ piratesco. A succedere a Verde fu l’amico europeista Gianni Merlini, uomo di vasta cultura e di rara sensibilità. Dopo Merlini fu l’inizio della fine e la vendita alla De Agostini provocò il lento, inesorabile  declino del glorioso marchio che venne letteralmente spolpato e svenduto dai nuovi padroni. Forse è stato meglio por fine all’agonia di una storia troppo gloriosa per subire ulteriori offese.  Da Corso Raffaello era finita in Lungo Dora. Una metafora molto eloquente della sua crisi. Torino si priva di una delle sue glorie e va notato come  ben pochi si siano impegnati per salvare la UTET quando sarebbe stato ancora possibile. Una ennesima vergogna per questa città che ha perso tutto ciò che di prezioso vi è nato. Certo, il discorso dovrebbe anche riguardare la crisi delle grandi opere e la crisi dell’editoria più in generale. Certo, chi fu ai vertici dell’ Azienda commise degli  errori, ma oggi è tempo di pianti e non di consuntivi. Un pianto per una morte dolorosa e davvero irreparabile.
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scrivere a quaglieni@gmail.com

La Madonna di Loreto in Duomo a Torino

Mercoledì 11 novembre l’effige sacra della Madonna di Loreto è giunta all’aeroporto militare di Cameri nel novarese.

Si tratta dell’undicesima tappa del pellegrinaggio nazionale iniziato nel mese di gennaio in occasione del Giubileo Lauretano, anno giubilare concesso da Papa Francesco nel centenario della proclamazione della Beata Vergine di Loreto quale “Patrona degli Aeronauti”.
Il giorno successivo, il 12, verrà portata nel Duomo di Torino dove alle 10.30 si svolgerà una messa alla presenza delle autorità civili e militari, celebrata da monsignor Gabriele Mana, Vescovo emerito di Biella.
In rappresentanza del Consiglio regionale del Piemonte parteciperà una delegazione guidata dal presidente Stefano Allasia, mentre per l’Aeronautica Militare ci saranno il Comandante dell’aeroporto di Cameri, il Colonnello Pilota Marco Mastroberti, e gli altri comandanti dei reparti della zona di Torino.
La messa verrà trasmessa in streaming sulla pagina facebook del Consiglio regionale del Piemonte e del Duomo di Torino.
A seguire verrà trasmesso, sempre sulla pagina facebook del Consiglio, un convegno formativo, rivolto principalmente agli studenti, sulla storia dell’Aviazione in Piemonte e le prospettive future di un settore strategico per la regione.
Le iniziative, organizzate dall’Assemblea in collaborazione con il Comando Aeroporto di Cameri – Aeronautica Militare, si collocano all’interno del quadro delle consolidate relazioni esistenti tra le due istituzioni, che proprio a Torino hanno profonde radici storiche.
Il 13 novembre, sempre alle 10.30, vi sarà un’analoga funzione religiosa nella Cattedrale di Aosta. L’effige sacra della Madonna di Loreto verrà onorata anche in altre due città piemontesi con altrettanti momenti di preghiera: il 23 novembre al Duomo di Novara e il 30 novembre nella chiesa di San Paolo a Casale Monferrato.

Il Museo Egizio si racconta in piemontese

Otto le clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” realizzate in collaborazione col Centro Studi Piemontesi e patrocinate dalla Regione Piemonte

                Il cammino di riscoperta delle proprie radici intrapreso dal Museo Egizio in vista della celebrazione dei suoi 200 anni di vita nel 2024, avviato nell’autunno scorso con il riallestimento delle cosiddette “sale storiche” dedicate alla genesi della collezione egittologica torinese, vive oggi una nuova e inedita tappa. Un’operazione culturale il cui protagonista è la “lingua” della Torino dell’800, il tempo in cui l’istituzione vide la luce: il piemontese è infatti stato scelto come strumento per un viaggio narrativo sul filo della memoria che racconta la storia del Museo Egizio e dei personaggi che l’hanno reso grande.  Nascono così le otto clip del progetto “Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri” che, nel vero senso della parola, ridà voce, con la parlata del loro tempo (con sottotitoli in italiano), ad alcune delle più autorevoli figure del passato del Museo, ciascuna legata a una provincia della nostra regione. Sarà quindi possibile ascoltare in perfetto piemontese le vicende di Bernardino Drovetti nel video dedicato alla provincia di Torino, quelle del casalese Carlo Vidua per la provincia di Alessandria, conoscere l’astigiano Leonetto Ottolenghi, il biellese Ernesto Schiaparelli, per la provincia di Cuneo il monregalese Giulio Cordero di San Quintino, per quella di Novara Stefano Molli, natio di Borgomanero, mentre la provincia di Vercelli sarà rappresentata da Virginio Rosa e quella del Verbano Cusio Ossola da Giuseppe Botti. Nel corso dei mesi di novembre e dicembre, ogni martedì con cadenza settimanale, i canali social del Museo Egizio proporranno otto storie esclusive, offrendo al pubblico, con la collaborazione del Centro Studi Piemontesi/Ca dë Studi Piemontèis,  non soltanto l’opportunità di riscoprire la lingua piemontese quale patrimonio linguistico accessibile, ridando vigore e dignità alla cultura regionale, studiata e vissuta in chiave europea e internazionale, ma anche l’occasione per dare un volto ai protagonisti di grandi imprese e guardare da una nuova prospettiva al legame fra il Piemonte e l’antico Egitto.

“Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri”

(3 novembre CUNEO e Giulio Cordero di San Quintino. Lo studioso che trasferisce e ordina la collezione a Torino)

10 novembre ALESSANDRIA e Carlo Vidua.  L’intellettuale viaggiatore che suggerisce l’acquisto al re.

17 novembre ASTI e Leonetto Ottolenghi. Quando il collezionismo si traduce in un patrimonio della collettività.

24 novembre BIELLA ed Ernesto Schiaparelli. La straordinaria scoperta della tomba intatta di Kha e Merit

1° dicembre NOVARA e Stefano Molli. L’architetto che servì la causa dell’egittologia italiana.

8 dicembre VERCELLI e Virginio Rosa. La passione per l’antico Egitto che rende immortali.

15 dicembre Il VERBANO CUSIO OSSOLA e Giuseppe Botti. Il primo demotista dell’egittologia italiana.

22 dicembre TORINO e Bernardino Drovetti. L’avventuroso diplomatico che raccolse la collezione di antichità egizie.

Vedi il trailer del Progetto al link: https://youtu.be/hvyme15OX6U

E la prima clip, Provincia di Cuneo: https://youtu.be/zZ7tz7Ad9sk

(In)contro il muro

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TORINO VISTA DAL MARE /2 Camminare per conoscere. Un’immagine semplice ma efficace che descrive al meglio uno dei migliori modi per scoprire una nuova città.

Abituarsi a nuovi paesaggi, differenti abitudini di quartiere, spesso è difficile, ma passeggiando tra le vie e le piazze più battute, per poi allontanarsi e perdersi in quelle meno trafficate permette di appropriarsene, cogliendo scenari, scorci e dettagli che spesso si perdono nella frenesia del quotidiano. Torino – io che vengo dal mare – provo a scoprirla così, raccontandola per impadronirmene allo stesso tempo.

Ci risiamo, siamo tornati a parlare di quella ormai conosciuta situazione, chiamata lockdown. Nuovamente bar e ristoranti chiusi (non ce ne vogliano gli esercenti, ma forse potrebbe essere il momento giusto per perdere qualche chilo di troppo), stesso destino per cinema e teatri (chi può dirlo, magari, alla riapertura incominceremo per davvero ad andarci), per non parlare di musei e siti culturali. Insomma, le nostre abitudini o presunti tali, hanno subito una nuova stretta.

Di necessità virtù, ce lo siamo detti a marzo, ritorniamo a ripetercelo a novembre. Come trarre vantaggio da ciò? Anche in questo caso la saggezza dei proverbi viene in nostro aiuto, Se Maometto non va alla Montagna è la Montagna che va da Maometto.

Facile a dirsi, ma forse non lo è. Provare ad aprire uno dei tanti libri non letti che abbiamo ancora in casa; guardare i film non visti; ascoltare buona musica che non conosciamo; nella loro semplicità sarebbe già un passo avanti. In questo tutti i mezzi virtuali, dai social network ai live in streaming dei siti che si offrono all’emergenza, sono a nostra disposizione.

Controcorrente e sempre dal lato un po’ più disagiato sembra invece l’arte. I musei e le gallerie d’arte sono chiusi, quindi l’unica cosa che ci resta sembra guardarla tra le foto di libri e siti online.

In realtà anche qui una soluzione potrebbe esserci. Capita a volteche anche l’arte bussa alla tua porta, addirittura alla tua finestra.Penserete che sia pazza e forse lo sono, ma non in questo caso.

Vivo a Torino da molto poco e molto è ancora da visitare e la situazione si è nettamente complicata dal momento che anche camminare risulta vietato (decisamente non il momento perfetto per fare la turista). A questo punto entra in gioco da una parte la fortuna e dall’altra l’arte.

La fortuna sta nel fatto che ogni giorno affacciandomi al balcone ho la possibilità di godere del piacere di osservare qualcosa di bello. L’arte è invece rappresentata dall’opera murale di Camilla Falsini.

Un grande, gigantesco e colorato disegno appare tra i palazzi del mio nuovo quartiere. La pittrice ed illustratrice romana ha realizzato infatti per la città di Torino un murales dedicato a Christine de Pizan, che in un’epoca lontana come il XIV secolo è riuscita ad essere scrittrice e donna coraggiosa. Il murale lo ha realizzato all’interno di un più ampio progetto, il TOward 2030 What are you doing?, del quale ne rappresenta il Goal 5 – “Parità di genere”, progetto di arte urbana che punta alla riqualifica e sostenibilità del territorio.

Non sto qui però a parlavi del progetto, anzi, ma del fascino dell’opera in sé e della fortuna che la street art ci offre. Torino, come le grandi città ne è ricca, ma forse ha una marcia in più in questo. Città urbana, metropolitana per eccellenza, almeno per quanto riguarda l’Italia, le sue architetture industriali si sposano alla perfezione con questo linguaggio, nato nella periferia urbana di una città come New York.

La street art da forma di espressione provocatoria, illegale per giunta e di emancipazione da un tessuto sociale difficile, si è trasformata in arte riconosciuta, istituzionalizzata, mezzo di rivalutazione urbana. Addirittura esposta nei musei. Senza dilungarci troppo sui paradossi a cui è giunta, è chiaro che offra possibilità infinite, possibilità che ritroviamo anche a Torino.

Non sarà necessario spostarsi molto dal proprio quartiere, per scontrarsi con nomi, spesso noti, e opere sparse perla città, dalla già citata Falsini con il suo lavoro in Vanchiglietta, a Millo e le sue realizzazioni in Barriera di Milano, alle tante opere che abitano San Salvario, al murales di Aryz a Palazzo Nuovo. Ci sarebbe ancora un lungo elenco da fare. Il muro di Zed One sul Lungo Po Antonelli, Fabio Petani in via Plana, per esempio. Insomma, abbiamo molto da scoprire, e anche se non c’è permesso per ora fare i turisti fuori città, o in città, almeno possiamo farli nel nostro quartiere, basta restare con gli occhi aperti.

Annachiara De Maio