Cosa succede in città- Pagina 10

MITO per la Città, al Conservatorio una Messa per le vittime della guerra in Kosovo 

Dal 10 al 23 settembre si svolgerà la rassegna parallela a MITO Settembre Musica, che prende il nome di MITO per la Città e che, dal 2009, offre musica a chi non può raggiungerla. Durante quelle settimane, MITO per la Città torna a disegnare un cammino collettivo che attraversa Torino con la forza silenziosa ma potente della musica. Si tratta di un percorso fatto di tappe, itinerari e incontri che attraversano non soltanto i luoghi della cura, ma si espandono a quelli della formazione, della fragilità e della quotidianità. Dalle scuole agli ospedali, dai quartieri piu lontani dal centro ai mercati, dalle case di riposo ai parchi urbani, ogni concerto è un invito a fermarsi, ad ascoltare e a riconoscersi parte di una comunità. Con oltre 100 appuntamenti gratuiti per tutta la città, MITO per la Città dà voce a una Torino che costruisce legami, che valorizza i talenti dei più giovani e riconosce nella musica un bene comune. Si tratta di un cammino d’armonia che significa riconoscersi parte di un tutto, ascoltarsi, accogliere le differenze e farne una ricchezza condivisa.

Alle ore 20, al Conservatorio Giuseppe Verdi, all’interno del percorso ‘Rivoluzioni – Tempi di guerra, tempi di pace’, l’Orchestra del Teatro Regio, il Coro Valdese di Torino e il Coro dell’Istituto musicale Arcangelo Corelli di Pinerolo, eseguiranno, di Kerl Jenkins “The Armed Man – a Mass for Peace”. Composta nel 1999 dal gallese Jenkins, si tratta di una messa dedicata alle vittime della guerra in Kosovo che combina elementi sacri e profani, mescolando stili musicali e testi provenienti da culture religiose diverse. Seguendo il filo conduttore del medievale ‘L’Homme armé’, questa celebrazione rappresenta una delle messe contemporanee più significative per il messaggio di speranza e conciliazione che porta con sé. Il direttore è Nicolò Foron, il maestro del Coro Walter Gatti, soprano Giulia Bolcato, mezzosoprano Annunziata Vestri, tenore Lorenzo Martelli, basso Stefano Marchisio.

Mara Martellotta

Parole, incontri e visioni: il Circolo dei lettori inaugura il 2025/2026

A Torino il 9 settembre ale ore 11 si alzerà ufficialmente il sipario sulla nuova stagione 2025/2026 della Fondazione Circolo dei lettori, cuore pulsante della vita culturale cittadina.
Con l’annuncio del calendario, prenderà il via un anno denso di appuntamenti pensati per trasformare la letteratura in esperienza viva: incontri ravvicinati con autori, dialoghi con protagonisti del panorama intellettuale nazionale e internazionale, momenti di riflessione e scambio che hanno reso il Circolo un punto di riferimento imprescindibile per Torino.

Anche se il viaggio ufficiale sarà appunto il martedì, già oggi 8 settembre alle 18.30 la Fondazione sarà pronta ad accogliere un grande scrittore di respiro internazionale: Nathan Hill. Considerato tra le migliori voci della letteratura americana, l’autore presenterà al pubblico il suo ultimo successo “Wellness“. Il libro è un intenso canto del sull’ amore coniugale contemporaneo o il resoconto di due anime che, affiancate, attraversano la vita, attraversano l’esistenza in modo ironico e tenero ma anche spietato.
La triade di incontri entra nel vivo il 9 settembre alle 18.30 con una voce che non ha bisogno di presentazioni: Elizabeth Strout. L’autrice americana, raffinata e magnetica, arriva a Torino per raccontare il suo nuovo libro “Raccontami tutto“, attesissimo dai lettori di tutto il mondo.
Strout, capace come poche di trasformare le fragilità umane in materia letteraria pulsante, ha conquistato pubblico e critica fin dal suo romanzo d’esordio, diventando un vero fenomeno editoriale. Finalista al PEN/Faulkner Prize e all’Orange Prize, vincitrice del Los Angeles Times Art Seidenbaum Award e del Chicago Tribune Heartland Prize con l’indimenticabile Olive Kitteridge (2009), la scrittrice torna a sedurre le pagine e le platee con la sua prosa intensa e rivelatrice, pronta a incantare anche il pubblico torinese.
Con la nuova stagione, il Circolo dei lettori conferma la sua vocazione: essere non solo un luogo dove i libri si presentano, ma uno spazio vivo in cui le storie si intrecciano con le vite di chi le ascolta. Un anno di appuntamenti che promette di accendere curiosità, stimolare pensieri e, soprattutto, avvicinare ancora di più la città alla voce degli autori. Torino, ancora una volta, si prepara a riconoscersi nelle parole.
Valeria Rombolá

Sabrina Always e Frank Pellizza aprono la stagione del Miit

Una duplice mostra inaugura al Museo MIIT di Torino la stagione autunnale

Mercoledì 10 settembre prossimo al  museo MIIT di Torino si inaugura, con apertura fino al 26 settembre prossimo, la mostra dal titolo “Franz Pellizza… Ok.. Let’s go. Tra figurazione e astrazione”.
La rassegna, curata da Guido Folco, direttore del MIIT, Museo Internazionale Italia Arte, inaugura la stagione espositiva autunnale del museo negli spazi di corso Cairoli 4, concepita come una forma di anteprima del Salone dell’Auto di Torino, che si terrà dal 26 al 28 settembre prossimi. I soggetti delle opere di Franz Pellizza sono le automobili, dalle storiche alle sportive a quelle famose conservate al MAUTO.
Franz Pellizza è un artista che usa la fotografia come espressione artistica dal figurativo all’astratto per creare opere d’arte uniche. I soggetti delle automobili sono quelli di cui l’artista coglie solo un particolare, che poi elabora con varie tecniche, creando, con la digital art, un’immagine di grande impatto.

Giovedì 11 settembre inaugura alle ore 18 la mostra personale di pittura dal titolo “Sabrina Always. Il tempo della luce e del colore”, una selezione accurata di opere dell’artista veneziana che torna a esporre a Torino presentando un percorso artistico suddiviso in sezioni tematiche ( Il tempo della posa, Il tempo di un tramonto, Figurativi), capaci di esplorare vari generi, dalla figurazione alla ritrattistica, dalle pitture naturalistiche alle ricerche su luce e colore , come suggerisce il titolo della mostra.
Sabrina Costantini Always è nata a Venezia il 28 settembre del 1967 e da più di vent’anni lavora nel campo della pittura, del restauro, dell’interior design anche come consulente cromatica, sviluppando una particolare attenzione per la dimensione simbolica dei colori.
La sua esperienza pittorica va dall’applicazione delle tecniche più  antiche, tra le quali l’affresco  e il trompe-l’oeil in stucco veneziano all’impiego dei più innovativi materiali ecocompatibili per superfici murarie. Negli anni 95/97 è stata assistente del pittore, scultore e filosofo Gino De Domenicis durante i soggiorni veneziani a Palazzo Franchini.

Per Sabrina Always ogni dipinto rappresenta un universo da scoprire, il soggetto diventa spunto interiore per raccontare le sensazioni più profonde dell’artista e della realtà. Emerge un’attenta indagine psicologica dalla sua ritrattistica, in cui la posa delle protagoniste, gli sguardi sognanti e penitenti, la profondità della scena, diventano narrazione di una storia, di una vita osservata con sensibilità raffinata.
Oltre alla pittura, anche il disegni diventano strumento privilegiato per cogliere il dettaglio di una figura e Sabrina Always si addentra con sensibilità nella personalità del soggetto, ne delinea i tratti caratteristici, mantenendo sempre un’atmosfera rarefatta che si avvicina al sogno.
Nei soggetti amati dall’artista, come gli alberi, le foglie, i paesaggi e in questa mostra in particolare i tramonti, il sentimento di Sabrina Always assume spesso una prospettiva umana e divina che abbraccia la totalità degli elementi, rendendoli parti di un insieme misterioso. Macchie di pittura danno vita a orizzonti, fiori, rami, chiome di alberi per accompagnare il visitatore in un viaggio interiore. La natura, proprio come nella pittura antica, diventa allegoria e simbolo, immagine di una dimensione che, nell’artista, assume caratteri spirituali e trascendenti.
La notte, il Sole  e la luna , le stagioni incarnano un’idea atavica del ciclo della vita e delle opposte energie del mondo che si completano e confrontano. Nella pittura di Always la natura è  una presenza costante, ideale e concreta al tempo stesso, un’opera d’arte totale nella definizione wagneriana del termine.

La mostra rimarrà aperta fino al 24 settembre prossimo, al Museo MIIT, in corso Cairoli 4.

Orari martedì-sabato 15.30-19.30

Per prenotazioni tel 0118129776

Mara    Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: “Jukebox La Notte Delle Hit” e i The Boys

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Martedì. Al Blah Blah, “Six Organs of Admittance” + Miriam. Progetto neofolk del musicista Ben Chasny, occasione per presentare il nuovo disco”Time is glass”. Il concerto sarà preceduto dall’esibizione sotto i portici di via Po dei Dum &Mohicano con il loro “Rolling Stones Acoustic Show”

Mercoledì. All’ Hiroshima Mon Amour si esibisce Lamante. All’Osteria Rabezzana suona il Softly Jazz Quintet. Al Blah Blah sono di scena i The Boys, gruppo punk londinese formatisi nel 1976.

Giovedì. Al Blah Blah arriva il rapper statunitense Afu-ra.

Venerdì. All’Inalpi Arena per 2 serate consecutive, va in scena “Jukebox La Notte Delle Hit”. Due serate in cui l’Inalpi Arena si trasforma in un grande Jukebox per cantare, ascoltare e ballare quaranta di musica. L’evento sarà presentato da Antonella Clerici affiancata da Clementino. Rai uno lo trasmetterà il 18 e 19 settembre. Tantissimi i nomi nazionali ed internazionali. Da segnalare : Anastasia, Gipsy Kings, Tony Hadley (Spandau Ballet), Michael Sembello con la canzone Maniac colonna sonora del film Flashdance, Earth, Wind & Fire. Non mancano gli italiani : Fausto Leali, Le Vibrazioni, Rettore, Alexia, Marco Ferradini, Nomadi, Righeira e tanti altri. Al Magazzino sul PO suonano gli A/Ipaca. Al Blah Blah si esibiscono i Lucerossa. Al Circolino suonano i Melty Groove.

Sabato. Al Blah Blah sono di scena i Kairoskiller + Animaux. Al Magazzino sul PO suonano i Cotoba.

Pier Luigi Fuggetta

Torino, dove “abitano” gli incubi di Dario Argento. Oggi gli 85 anni del regista

Torino e Dario Argento – che oggi, 7 settembre compie 85 anni – un sodalizio all’insegna della paura e del mistero. Potremmo iniziare così, parlando dello speciale “feeling” che lega il maestro del brivido, il regista che è stato definito “l’Hitchcock italiano” con la “città magica”, fascinosa e austera, chiamata dal grande Le Corbusier “…la città con la più bella posizione naturale del mondo”.

Dario Argento, nella sua autobiografia ( “Paura” – Einaudi,2014) ha confessato che “Torino è il luogo dove i miei incubi stanno meglio”, rendendo esplicito il suo amore per la città all’ombra delle Alpi . “ Ero giovanissimo, un bambino  -racconta – e venni a Torino con mio padre, che doveva andarci per lavoro. Arrivammo di sera, pioveva e subito la trovai una città bellissima. Aveva appena piovuto, le strade riflettevano le luci di questi lampioni, queste luci gialle… le strade luccicavano. Mi piaceva molto, aveva un’aria malinconica e al tempo stesso inquietante. Non pensavo che avrei mai fatto il regista, ma ero sicuro che Torino sarebbe 

stata una città ideale per girarci dei film ; anche se non conta la città in se stessa per rendere più o meno pauroso il film, perché dipende da come la si inquadra, da come la si illumina”. La sua carriera dietro la macchina da presa iniziò nel 1970 con “L’uccello dalle piume di cristallo”, ma è dal secondo film che il regista scelse Torino come “set naturale”  per dare corpo ai suoi incubi. Ne “Il gatto a nove code” gran parte delle scene vennero filmate nel capoluogo piemontese. I luoghi e i “volti” di Torino emersero nel film: da via Vincenzo Vela, 12, dove abitava l’enigmista Franco Arnò (l’attore Karl Malden) con la piccola Lori, al misterioso Istituto di ricerche genetiche Terzi” che, nella realtà, era il retro della GAM, la Galleria di Arte Moderna, per passare dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova, da via Santa Teresa e da piazza Solferino. Altre scene vennero girate ai piedi della collina torinese, a due passi dal Po, in corso Fiume, 2, per finire tra le tombe del cimitero Monumentale in piazzale Carlo Tancredi Falletti di Barolo (già corso Novara). Torino piacque a Dario Argento a tal punto che, nello stesso anno, la scelse anche per il thriller “Quattro mosche di velluto grigio”. Le “location”, anche in questo caso, furono molte: dal giardino Lamarmora, incastonato tra le vie Cernaia, Stampatori, San Dalmazzo e Bertola, all’Auditorium RAI di piazza Rossaro,angolo Via Rossini; dalla galleria Umberto I all’esterno del Conservatorio Giuseppe Verdi, in piazza Bodoni; dalla galleria Subalpina al  Caffè Mulassano,al numero 15 di piazza Castello. Ma Dario Argento raccoglierà a piene mani l’aurea misteriosa di Torino tre anni dopo, nel 1974, girando le scene più importanti del suo capolavoro, l’inquietante “Profondo rosso” dove si scorgono, oltre alle piazze e alle vie più note del centro, il Teatro Carignano,  la Galleria San Federico e piazza CLN,dove si riconoscono le fontane di fronte alle quali Gabriele Lavia e David Hemmings assistono al primo terribile delitto del film, quello della sensitiva Helga Ullman ( l’attrice Macha Méril). David Hemmings (che nel film interpreta il pianista inglese Marc Daly ),sulla collina torinese,incrocia alcune dimore importanti come Villa della Regina (residenza storica dei Savoia), lungo la Strada Comunale Santa Margherita, per poi raggiungere l’obiettivo della sua ricerca : Villa Scott, in Corso Giovanni Lanza, 57. È quella, infatti,  la lugubre “villa del bambino urlante” che si trova in Borgo Po, sulle colline della città: un edificio bellissimo, uno degli esempi più straordinari dell’art decò.  “L’ho scoperta per caso – ha raccontato  il regista –  mentre giravo in auto in cerca di posti interessanti dove girare il film. La villa era in realtà un collegio femminile diretto dalle monache dell’Ordine delle Suore della Redenzione  e, siccome ne avevo bisogno per un mese, offrii alle occupanti una bella vacanza estiva a Rimini, dove si divertirono tantissimo. Con noi restò una monaca-guardiano, che sorvegliò le riprese con austerità”. Una curiosità va ancora segnalata. Quando Marc, nel film,suonò a casa del suo amico Carlo, si trovò di fronte la madre di lui (Clara Calamai), che lo fece entrare in un appartamento ricco di cimeli e foto d’ogni sorta. La casa era davvero quella dell’attrice e, quindi, ciò che si vede è probabilmente in gran parte ciò che davvero c’era in quell’appartamento nel 1974, diventato set per l’ultima prova cinematografica della grande interprete del cinema italiano. Il film, quinta prova dietro la macchina da presa per Dario Argento, uscì nelle sale il 7 marzo 1975 e lo consacrò, grazie al successo, come il vero  “maestro del brivido made in Italy”. Il ritorno di Dario Argento alle atmosfere tipiche del genere thriller, parecchi anni dopo “Profondo Rosso”, coincise ancora con una pellicola girata a  Torino dove il capoluogo piemontese venne sfruttato per ambientare praticamente tutte le location di “Non ho sonno”. Anche la colonna sonora, firmata dai Goblin, è un trade-union con il capolavoro del 1975. E come dimenticare l’inquietante “filastrocca del fattore”, quella iniziava con “è arrivata mezzanotte, con il letto faccio a botte, ora inizia la mia guerra con le bestie della terra”? Alcune scene furono girate presso i teatri di posa Euphon Communications, a Mirafiori Sud, mentre per gli esterni il primo ciak avvenne alla stazione Dora di Torino, capolinea della Torino-Ceres. Le immagini del film accompagnano luoghi facilmente riconoscibili dalla Crocetta a piazza della Gran Madre, da San Salvario a piazza Carignano, da piazza Castello al vecchio deposito della SATTI di Lungo Dora Agrigento, al cimitero Monumentale, alla Casa di Riposo  ex “Poveri Vecchi” di Corso Unione Sovietica. Per non parlare di due locali “storici” come la celebre discoteca “Big Club” di Corso Brescia e il  pub “Barbican’s”di piazza Vittorio Veneto. In “Non ho sonno” le analogie con “Profondo rosso” sono molte, quasi come se Dario Argento volesse “citarlo” più volte. Gabriele Lavia , ad esempio, interpreta, anche in questa pellicola, il presunto colpevole e, in una scena importante ,sbotta in un “È’ tutta colpa tua”, esattamente come nell’altro film, recitando la stessa identica espressione. La scena dell’omicidio della ballerina venne girata al Teatro Carignano, la stessa location dove la sensitiva Helga  tenne la conferenza nelle scene iniziali di “Profondo rosso” e, infine,  anche in ”Non ho sonno”, si scelse di usare un manichino che ha le sembianze dell’assassino. Dopo questo ritorno al thriller classico, Argento girò sempre a Torino un film per la televisione: “Ti piace Hitchcock?”. Ai giornalisti, confessò: “Questa città è uno stupendo teatro di posa, quando penso a un film lo immagino qui”. Nelle sequenze Torino si vede dappertutto, da via Vincenzo Vela (già nota per aver ospitato la casa di Arnò el’Istituto Terzi ne “Il gatto a nove code”) al Politecnico di Corso Duca degli Abruzzi, dalla fontana dei dodici mesi” al parco del Valentino a Corso Francia, per finire nella videoteca – il luogo d’incontro di tutti i protagonisti – immaginata al n. 26 di via Cesare Balbo.“La terza madre “, diretto nel 2007 da Dario Argento, con protagonista sua figlia Asia (che aveva già lavorato con il padre nei film “Trauma”, “La sindrome di Stendhal” e “Il fantasma dell’Opera” ) è stato il capitolo conclusivo della saga delle tre madri di cui fanno parte Suspiria (1977) ed Inferno (1980), vale a dire la storia delle tre streghe sorelle, madri degli inferi: Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum. Anche per questo film Torino  “prestò” se stessa per molte scene, dagli interni della libreria “La Bussola” di Via Po alla villa abbandonata nei sotterranei della quale si rifugiano la Strega e i suoi discepoli, collocata in Viale Thovez, dalle Molinette di corso Bramante a piazza Emanuele Filiberto, per finire nel Quadrilatero romano,  in Via Bellezia, all’altezza del noto ristorante “Le tre galline”. Anche i dintorni della capitale sabauda ospitarono il set del film: dall’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso a Buttigliera Alta alla  chiesa dei Batù e al cimitero di Andezeno, da strada Cenasco a Moncalieri all’aeroporto di Caselle. Nel 2009 Dario Argento ambienta a TorinoGiallo”, un thriller dove una hostess statunitense insieme ad un investigatore italiano deve seguire le tracce della sorella scomparsa, vittima di un terribile serial killer. Il cast vede un protagonista d’eccezione come Adrien Brody mentre la sua partner è Emmanuelle Seigner, moglie di Polanski, il regista con cui Brody  vinse un premio Oscar per Il pianista. Dopo vari problemi distributivi, il film venne commercializzato direttamente in home video. Anche in quel caso è un rincorrersi per le vie e i quartieri della città. Da corso Vercelli  a via Pietro Egidi, dalle parti del Duomo; dal Conservatorio Giuseppe Verdi, in Piazza Bodoni, al Mastio della Cittadella, ai Portici di via Cernaia, al Teatro Regio di piazza Castello al Caffè San Carlo nell’omonima piazza. S’intravedono anche il palazzo dell’Elettricità in via Bertola, il mercato del pesce di Porta Palazzo. Una citazione a parte merita la macelleria Curletti, ormai ex” dopo un secolo di onorata attività. E’ lì che, nel film, viene assassinato il macellaio. In corso Moncalieri, sulla riva destra del Po, ai piedi della collina, questa rinomata macelleria venne aperta all’inizio del Novecento da Oreste Curletti che, al mestiere di macellaio di grande qualità, affiancava la passione per la pittura, arricchendo la sua bottega di una notevole galleria di quadri raffiguranti quarti di bue, costate, bovini d’ogni razza commissionate ad artisti del calibro di Soffiantino, Calandri e  Tabusso. L’ultimo film girato in terra piemontese dal maestro del brivido è del 2012 e non venne accolto molto bene dal pubblico e dalla critica. “Dracula 3D” (conosciuto anche come Dracula di Dario Argento) non è certo annoverabile tra le migliori prove del regista, nonostante il cast impegnato sul set  (il tedesco Thomas Kretschmann nei panni del più famoso “succhiasangue” della storia, il grande Rutger Hauer come interprete di Van Helsing, il cacciatore di vampiri, e Asia Argento). Le riprese del film sono state ambientate nella splendida cornice medievale del Ricetto di Candelo, nel biellese, e nel castello di Montaldo Dora, sull’erta del monte Crovero, nell’anfiteatro morenico di Ivrea. In attesa di vedere se Dario Argento vorrà tornare ancora “sul luogo del delitto” con un altro film da ambientare nella città dei quattro fiumi, per gli appassionati – ai primi di settembre – verrà organizzata la sesta edizione del“Tour Locations Argentiano” , promosso dal regista Alessandro Benna e dagli esperti cinefili Stefano Oggiano e Davide Della Nina. Lo scopo è far conoscere e scoprire una Torino inedita, visitando i luoghi utilizzati nei sette film girati qui dal “maestro del brivido” italiano. Un programma “da urlo” che non va perso per nessuna ragione.

Marco Travaglini

ERC Starting Grant: doppio successo del Politecnico di Torino in Europa

Invertire la crisi della risorsa idrica ed esplorare le radici storiche delle attuali emergenze ambientali e di biodiversità: i due progetti dell’ateneo torinese finanziati dall’Unione Europea

Nuovo riconoscimento alla qualità della ricerca del Politecnico di Torino: le ricercatrici Marta Tuninetti del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI e Sofia Nannini del Dipartimento di Architettura e Design-DAD condurranno ricerche altamente innovative grazie al finanziamento ERC – European Research Council, un’iniziativa istituita nel 2007 per supportare progetti d’eccellenza, “altamente ambiziosi, pionieristici e non convenzionali”.

È stato infatti annunciato oggi il risultato della selezione per gli ERC Starting Grant, riconoscimento che si rivolge a leader emergenti della ricerca, con 2-7 anni di esperienza maturata dopo il conseguimento del dottorato, ai quali viene garantito un finanziamento fino a 1,5 milioni di euro per un totale di 5 anni di attività. 478 sono i progetti premiati in tutta Europa, 30 in Italia: tra questi, due verranno sviluppati nell’ateneo torinese, il progetto TIP-FRESH (Social Tipping Points in the Food System for Freshwater Sustainability) coordinato da Marta Tuninetti – che si aggiudica un finanziamento di 1.470.000 euro – e il progetto Animal Farm (An Architectural History of Intensive Animal Farming, 1570-1992) guidato da Sofia Nannini – che si aggiudica un finanziamento di 1.485.000 euro.

Dalla ricerca di soluzioni rapide per invertire la crisi della risorsa idrica all’esplorazione delle radici storiche delle attuali emergenze ambientali e di biodiversità: si tratta nello specifico di due progetti che, con approcci e metodologie differenti, offrono nuove prospettive per comprendere e affrontare le sfide del nostro tempo, il cambiamento climatico e il suo impatto sull’ambiente. Al centro, l’attenzione verso forme più sostenibili di consumo e gestione delle risorse e l’indagine storica del rapporto uomo-animale, per immaginare una relazione più rispettosa tra il territorio e le specie che lo abitano.

E allora, il progetto TIP-FRESH sperimenterà un approccio innovativo per affrontare il problema della scarsità idrica, conseguenza oggi visibile del sovrasfruttamento dei bacini idrografici per esigenze agricole: la conversione dei terreni all’agricoltura e l’aumento della domanda di irrigazione stanno infatti aggravando lo stress idrico e l’esaurimento delle falde acquifere, alterando al contempo il riciclo dell’umidità atmosferica fondamentale per la regolazione del clima e la stabilità del sistema terrestre. La proposta di ricerca è quindi di puntare su un’accelerazione della transizione del sistema alimentare verso diete più sostenibili, diete a basso consumo idrico già adottate in specifiche nicchie di mercato; il concetto chiave qui è rapidità nell’adozione di azioni virtuose per stimolare un cambiamento alimentare – individuale e collettivo – capace di innescare effetti a catena sulle reti commerciali internazionali e sui sistemi di produzione.

Per raggiungere l’obiettivo, il progetto si avvarrà di discipline diverse, dall’idrologia – per una comprensione più approfondita dell’impatto delle diete sui regimi di precipitazioni – alla matematica – per analizzare la storia del sistema alimentare a partire dai dati, e per capire come sono avvenuti i cambi più repentini delle abitudini alimentari negli ultimi decenni – e ancora alla sociologia e psicologia comportamentale, per investigare il ruolo delle scelte individuali e delle dinamiche collettive nell’accelerare la transizione alimentare.

Il progetto Animal Farm si propone invece come un’esplorazione multidisciplinare della storia dell’architettura con protagonisti gli animali da reddito: l’analisi prenderà infatti in esame gli spazi, gli edifici e le tecnologie costruttive utilizzate nell’ambito degli allevamenti, dalle ville e stalle rinascimentali alle attuali strutture per gli allevamenti intensivi, passando attraverso le costruzioni della zootecnia del Settecento-Ottocento.

Il lavoro di Nannini, che si pone in dialogo con altre discipline come la Storia della Medicina Veterinaria, la Storia del Lavoro e i cosiddetti “Critical Animal Studies”, si svilupperà lungo tre linee di indagine storica: le tipologie architettoniche, le tecnologie e i materiali utilizzati nella costruzione, e le istituzioni e gli attori e attrici che hanno contribuito alla creazione di tali strutture. Due sono gli obiettivi della ricerca: storicizzare un fenomeno del passato che rappresenta una chiave per la lettura del presente, e offrire quindi nuove visioni utili alla storia dell’architettura per analizzare fenomeni complessi. Dal punto di vista geografico verranno considerati i contesti nordamericani – Canada e Stati Uniti dove è nato il concetto di allevamento intensivo – e vari contesti europei – includendo anche Norditalia, Francia, Danimarca, Germania e Regno Unito.

“TIP-FRESH affronta la crisi idrica con un nuovo approccio, partendo dalle scelte alimentari – commenta Marta TuninettiIl progetto punta ad accelerare l’adozione di diete a basso impatto idrico tramite punti di svolta sociali (social tipping points): partendo dalle nicchie di consumatori virtuosi e mercati innovativi capiremo quali meccanismi sociali, psicologici e comportamentali possano accelerare l’adozione a larga scala di diete a basso impatto idrico e ambientale. Le nuove metodologie che metteremo a punto in questo progetto avanzeranno la discussione scientifica nel campo della socio-idrologia, fornendo al tempo stesso alla comunità non accademica soluzioni innovative per accelerare la transizione alimentare”.

“L’allevamento intensivo è una realtà indiscussa del nostro presente, che lascia tracce architettoniche evidenti e al tempo stesso nascoste nelle pieghe del territorio industriale – spiega Sofia NanniniIndagando l’evoluzione degli spazi per l’allevamento dall’età moderna a oggi, Animal Farm intende raccontare una storia dell’architettura al cui centro stanno gli animali e lo sbilanciato rapporto di potere umano-animale. Sono convinta che solo mettendo a fuoco questo fenomeno attraverso un’accurata indagine storica sia possibile capirne lo stato attuale e immaginare un futuro diverso e più etico”.

“La postura del consenso”, torna il festival femminista del CAP10100

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Dal 20 al 21 settembre e dal 26 al 28 settembre 

Ingresso con tessera ARCI

SCOPRI IL PROGRAMMA

Torino, 4 settembre – “Tutte le direzioni” è il claim della sesta edizione de La Postura del Consenso, il festival femminista ideato e promosso dall’Associazione Teatrale Orfeo – CAP10100 che intreccia musica, arti performative, ricerca e attivismo e che quest’anno si terrà dal 26 al 28 settembre,anticipato da un weekend inaugurale il 20 e 21 settembre.

Tutte le direzioni è un attraversamento collettivo delle frontiere del genere, della classe, della norma. Un intreccio di lotte che si muovono insieme, divergono, si contaminano, si immischiano. Non una via unica, ma spazi aperti in cui ogni corpo possa librarsi.

Ad aprire il festival, il live di Coca Puma – sabato 20 settembre – a cui segue il giorno dopo il Gran Galà della Cricca delle Drag Queen. Ma tra i nomi della nuova musica italiana che suoneranno al festival c’è anche quello di BLUEM, in concerto sabato 27 settembre.

Il programma del festival ospita inoltre diversi spettacoli e performance come “TEKKEN DRAMA” di Francesca Becchetti o la performance itinerante “DRAPES” a cura de Le Scapigliate.

Grandi ospiti dell’edizione 2025, Sarah Malnerich e Francesca Fiore meglio conosciute come “Mamma di merda” e Le Eterobasiche, per la prima volta sul palco del CAP10100.

Non mancheranno poi momenti di attivismo laboratoriale come il workshop di ceramica “La Ciotola Transfemminista” a cura di Pottery Lab o il laboratorio teatrale sul consenso a cura di Francesca Becchetti.

Moltissimi sono i temi che la sesta edizione intende sollevare senza limiti e tabù: medicina e prospettiva di genere; porno e consenso; materie Stem; social network e tanto altro.

Il festival si chiude domenica 28 settembre con una Merenda Sinoira Sociale a cui sono tuttə invitatə a partecipare!

In occasione della VI edizione, la location delfestival si allarga a una nuova sede – Spazio Baôm, presso il Cortile del Maglio – che insieme al CAP10100  – ospiterà talk, laboratori e performance come l’intrvento su porno e consenso a cura di Coppiabollente7o il talk sulle generazioni Stem.

Tra le novità di quest’anno, nell’edizione 2025 La Postura del Consenso si riconosce come esperienza associativa ARCI: un luogo comune e condiviso, in cui l’accesso agli eventi sarà tramite tesseramento.

La Postura del Consenso – Tutte le direzioni vuole essere uno spazio di resistenza, cura e immaginazione femminista. Un luogo dove l’arte incontra la ricerca scientifica e sociale, aprendo riflessioni sulla salute, i corpi e la rappresentazione delle soggettività nei media e nella vita quotidiana.

Il programma è il lavoro di una direzione artistica allargata, in gran parte under 30. Ognunə ha messo a disposizione il proprio vissuto e la propria sensibilità, intrecciandoli in un programma che ha come bussola il desiderio di far risuonare, forte e chiara, la lotta femminista.

Valentina Gallo, direttrice artistica del CAP10100: “Quest’anno La Postura del Consenso cresce e si radica in due luoghi diversi della città, grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo che ha reso il festival sempre più partecipativo. Vogliamo affermare il ruolo delle persone al di là delle gabbie di genere, come soggetti pensanti e agenti di trasformazione. Dalle STEM all’arte, dalla politica alla musica, costruiamo spazi di pensiero critico e di produzione culturale condivisa. Il nostro obiettivo è chiaro: contrastare sessismo, patriarcato e oggettivazione dei corpi, generando comunità inclusive e libere”

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La Postura del Consenso è ideato e prodotto da Associazione Teatrale Orfeo – CAP10100, con il sostengo di Fondazione Compagnia di San Paolo. Il festival è realizzato nell’ambito del bando “Torino che Cultura” e inserito nella programmazione sostenuta dal Fondo unico per lo spettacolo del Ministero della cultura.

“La Bottega dei giovani artisti/ Spazio Baôm” è un progetto della Città di Torino – Torino Creativa, nell’ambito del bando Anci per l’assegnazione di spazi/immobili pubblici a giovani under 35 per la realizzazione di progetti innovativi, con il contributo del Dipartimento Anci per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, a valere sul “fondo politiche giovanili – anno 2022.

Commemorazione dell’Assedio di Torino del 1706 con il Gruppo Storico Pietro Micca

Sabato 6 settembre si festeggia la liberazione di Torino dall’assedio del 1706. La data simbolo della vittoria sui Francesi rimane il 7 settembre, quando i Sabaudi riuscirono, dopo quattro mesi di sacrifici e l’episodio del 30 agosto,  in cui la leggendaria esplosione fece perdere la vita a  Pietro Micca, a vincere la guerra di successione spagnola. Furono 117 giorni di resistenza per Torino nel 1706, fino a quando  l’armata di soccorso , comandata dal principe Eugenio di Sassonia Soissons, costrinse le truppe francesi a ritirarsi. Vi fu una battaglia decisiva, combattuta tra i fiumi Dora e Stura, nella zona corrispondente oggi a Borgo Vittoria, il cui nome ricorda quell’importante giornata.
Tanti furono i soldati che si distinsero nell’assedio. Il ricordo va a Pietro Micca della Compagnia Minatori della Battaglione d’Artiglieria che, nella notte tra il 29 e il 30 agosto, fermò una pericolosa infiltrazione di Francesi nella Cittadella.
Nel giorno del 6 settembre fondamentali per Torino sono le rievocazioni storiche del Gruppo Pietro MIcca, ma anche l’apertura straordinaria del  Museo Pietro Micca, con visite guidate prenotabili al numero 01101167580 oppure via mail alla mail museopietromicca@comune.torino.it
È anche gratuito l’ingresso al Revellino e al Museo Storico Nazionale di Artiglieria, senza obbligo di prenotazione con visite guidate.

Mara Martellotta

“Donne e motori? Gioie e basta!”, a palazzo Lascaris fino al 4 ottobre

In occasione del Salone dell’Automobile 

Prenderà il via la terza edizione della mostra fotografica “Donne e motori? Gioie e basta!”, ospitata negli spazi della galleria Carla Spagnuolo di palazzo Lascaris, in via Alfieri 15, dal 10 settembre al 4 ottobre prossimi.
È un’esposizione ideata da Elisabetta Cozzi, fondatrice  e presidente del Museo Fratelli Cozzi di Legnano, in provincia di Milano, promossa dall’Associazione Friends of Museo Fratelli Cozzi.

La mostra approda a Torino dal 10 settembre al 4 ottobre prossimo  proprio nella capitale italiana dell’automobile,  in una delle sue sedi istituzionali più prestigiose, in concomitanza con il Salone dell’Automobile. In occasione della manifestazione automobilistica la mostra sarà aperta al pubblico anche sabato 27, domenica 28 settembre e sabato 4 ottobre dalle 14 alle 18.30.
“Donne e motori? Gioie e basta!” nasce con il chiaro obiettivo di smascherare e decostruire gli stereotipi che ancora oggi relegano il femminile a narrazioni svilenti, come “ Donne  e motori, gioie e dolori” o “Donna al volante, pericolo costante”.
La terza edizione del progetto si concentra su un pregiudizio ampiamente diffuso, cioè che le donne non sappiano fare squadra.  A rispondere a questa affermazione sono venti donne, scelte per il loro impegno in campo professionale, sociale o sportivo, ritratte in coppia con una “sorella”, figura scelta per il valore del legame professionale e umano. Il tema della “sorellanza” diventa, così, il filo conduttore di una narrazione nuova, fatta di energia condivisa, di alleanze e di solidarietà. Autrice delle immagini è Camilla Albertini, fotografa.
L’AIDA, Associazione Italiana Donne per l’automotive, sostenitrice dei valori di women empowerment e parità di genere, collabora attivamente alla diffusione della mostra sul territorio piemontese.

Gli orari della mostra sono dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito turismotorino.org

Mara Martellotta