Ricerca di persone scomparse, esercitazione alle Nuove

Alcuni binomi dell’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana ODV   capitanati dal Caposquadra Vassilia Sacco saranno impegnati, domenica 31 maggio, in una speciale esercitazione operativa presso il Museo del Carcere Le Nuove di Torino, luogo della memoria cittadina e contesto particolarmente complesso dal punto di vista tecnico, ambientale ed emotivo.

L’attività avrà l’obiettivo di consolidare le competenze dei binomi nella ricerca di persone scomparse in ambiente confinato, urbano e strutturalmente articolato. I percorsi di lavoro si svilupperanno tra corridoi, scale, cambi di quota, ambienti chiusi, passaggi stretti e aree caratterizzate da una forte stratificazione odorosa.

Un contesto come quello del Museo Le Nuove rappresenta, per le Unità Cinofile, un banco di prova di grande valore. Non si tratta soltanto di seguire una traccia: il lavoro richiede capacità di lettura dell’ambiente, gestione delle contaminazioni, lucidità operativa, precisione tecnica e pieno rispetto del cane in ogni fase della ricerca.

I cani lavoreranno uno alla volta, sotto la supervisione degli istruttori e nel massimo rispetto della struttura ospitante. Gli esercizi saranno orientati alla simulazione di scenari realistici di ricerca, con particolare attenzione alla gestione della longhina, alla lettura del comportamento del cane, alla capacità di osservazione del conduttore e all’applicazione delle procedure operative previste in caso di intervento reale.

«La ricerca di persone scomparse richiede preparazione, metodo e responsabilità. Ogni esercitazione è un’occasione per crescere come binomio e come squadra, ma anche per ricordare che dietro ogni intervento reale c’è una persona da ritrovare e una famiglia che aspetta una risposta», dichiara Ivan Schmidt,  Capo Formatore dell’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana.

La scelta del Museo del Carcere Le Nuove non è casuale. Si tratta di un luogo carico di storia, memoria e silenzio, capace di offrire ai binomi un ambiente unico per lavorare su concentrazione, precisione, controllo emotivo e gestione di scenari non convenzionali. La formazione delle unità cinofile di soccorso passa anche da contesti complessi, capaci di avvicinare l’addestramento alla realtà operativa delle ricerche.

L’Unità Cinofila della Croce Verde di Cumiana prosegue così il proprio percorso di formazione continua, con l’obiettivo di mantenere elevati standard tecnici e operativi nella ricerca persone, nel mantrailing e nelle attività di supporto alle emergenze.

Un ringraziamento particolare va alla direzione e ai volontari del Museo del Carcere Le Nuove di Torino per la disponibilità e la sensibilità dimostrata nell’ospitare un’attività formativa di alto valore sociale.

«Siamo molto felici di ospitare un momento di formazione delle Unità Cinofile della Croce Verde di Cumiana: è un’immagine potente e significativa quella di esercitarsi per un lavoro che accende la speranza e che cerca la vita in un luogo in cui le mura sono intrise di atti di eroismo e coraggio, ma anche di sofferenza e sacrificio», dichiara Maria Di Marco, presidente dell’Associazione Nessun Uomo è un’Isola, che gestisce il Museo del Carcere Le Nuove.

Cities Mission Conference 2026. A Torino oltre 600 delegati da tutta Europa

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Dalle infrastrutture energetiche ai nuovi spazi pubblici, dalla mobilità intelligente alla rigenerazione urbana: si è aperta ieri la Cities Mission Conference 2026. Fino al 29 maggio, il capoluogo piemontese ospita i rappresentanti delle città europee impegnate nella missione UE ‘100 città intelligenti e a impatto climatico zero’ per un confronto su progetti, strumenti e soluzioni già in fase di realizzazione.

Teatro delle sessioni principali del forum saranno le OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino, ex complesso industriale ferroviario oggi riconvertito in uno spazio dedicato a cultura, innovazione e sperimentazione, simbolo della capacità della città di rigenerare spazi e funzioni urbane in chiave sostenibile.

L’evento è organizzato dalla Commissione Europea, da NetZeroCities e dalla Città di Torino, in collaborazione con i partner locali Politecnico di Torino, OGR Torino e Cottino Social Impact Campus. Oltre 600 i partecipanti tra amministratori locali, decisori pubblici, tecnici ed esperti provenienti da tutta Europa che si riuniranno per approfondire le politiche urbane per la neutralità climatica, l’attuazione dei Climate City Contracts e gli strumenti necessari ad accelerare la transizione ecologica nelle città europee.

“La Cities Mission Conference è un’occasione per mostrare come la transizione climatica non sia un obiettivo astratto, ma un insieme di interventi che stanno già trasformando Torino – spiega il sindaco Stefano Lo Russo -. Accogliere le città europee significa anche condividere esperienze, strumenti e soluzioni che possono accelerare questo percorso comune verso la neutralità climatica.”

La sessione inaugurale della Conferenza è in programma domani, giovedì 28 maggio, alle ore 9.00 nella Sala Fucine delle OGR Torino e vedrà gli interventi del Sindaco di Torino Stefano Lo Russo e di rappresentanti nazionali ed europei. L’apertura istituzionale rappresenterà il momento centrale di avvio dei lavori e offrirà un quadro delle sfide e delle opportunità che le città europee stanno affrontando nel percorso verso la neutralità climatica.

Già oggi però l’appuntamento entra nel vivo con le City Dives, 14 visite studio tematiche che porteranno i partecipanti direttamente nei luoghi in cui Torino sta già sperimentando e realizzando soluzioni concrete per la transizione ecologica. Le visite anticipano l’avvio delle sessioni plenarie e dei tavoli istituzionali, in programma dal 28 al 29 maggio alle OGR Torino.

 “Le City Dives rappresentano uno degli elementi più significativi dell’iniziativa perché portano il confronto direttamente nei luoghi in cui le politiche climatiche prendono forma – sottolinea Chiara Foglietta, assessora alla Transizione Ecologica della Città di Torino -. È qui che si vede come energia, mobilità, spazi verdi e rigenerazione urbana siano parti di una stessa strategia di trasformazione della città, già in atto nei quartieri di Torino.”

Questi sopralluoghi attraversano diversi quartieri e ambiti della città, raccontando Torino come un laboratorio urbano a cielo aperto: energia, mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, housing sociale, infrastrutture verdi, economia circolare e innovazione sociale. Il percorso mostra come gli obiettivi del Climate City Contract si traducano in interventi concreti, infrastrutture operative e sperimentazioni già attive nei quartieri cittadini.

Le visite, organizzate con il coinvolgimento di imprese pubbliche e private, università, fondazioni, centri di ricerca, realtà del terzo settore e amministrazione comunale, costituiscono uno dei momenti centrali della manifestazione: occasioni di confronto diretto tra città europee su modelli replicabili, governance, finanziamento e attuazione delle politiche urbane per il clima.

Alcune City Dives offrono scenari particolarmente efficaci per raccontare in modo immediato e visivo come la trasformazione urbana sostenibile stia già cambiando il volto di Torino. Dai sistemi di accumulo termico e dalle infrastrutture energetiche sotterranee dell’Heat Garden e della cabina Arbarello, fino al Centro 5T che gestisce traffico, ZTL e servizi digitali in reale per la città e l’area metropolitana, emergono esempi concreti di innovazione urbana applicata. Altre tappe mostrano invece come le strade cittadine diventino spazi di sperimentazione per la mobilità attiva e la sicurezza urbana attraverso sensori, rilievi e nuove soluzioni progettuali.

Il racconto della trasformazione urbana passa anche attraverso il rapporto tra città e ambiente naturale, con i percorsi dedicati al Parco del Valentino e alle rive del Po, dove infrastrutture verdi e blu, cantieri e interventi di riqualificazione restituiscono centralità al fiume e agli spazi pubblici. I Climate Shelters mostrano invece come piazze e aree urbane possano essere ripensate come rifugi climatici contro il caldo estremo grazie ad alberature, superfici permeabili e soluzioni nature-based.

I tour dedicati all’Ex-MOI, al Parco Dora e all’Environment Park raccontano infine alcuni dei più significativi processi di rigenerazione urbana della città: dall’ex Villaggio Olimpico trasformato in progetto di housing sociale, fino alle grandi aree industriali riconvertite in parchi urbani e poli per l’innovazione ambientale. Anche la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea entra nel programma come esempio di riqualificazione energetica e di ripensamento del ruolo culturale e sociale degli spazi pubblici.

La Cities Mission Conference 2026 conferma così Torino come uno dei principali laboratori europei della transizione urbana sostenibile, capace di trasformare obiettivi climatici in progetti concreti e modelli replicabili per le città europee.

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Orsini magnifico, una vita di teatro, amori e amicizie

Per la stagione dello Stabile, al Carignano, sino al 31 maggio

In quest’epoca di opacità in cui l’asticella della Cultura continua a scendere inesorabilmente e sempre più in fretta, dove da molte parti e in altrettanto molte occasioni il pressapochismo la fa da padrone, dove la Storia (qui, quella teatrale, con i suoi visi e i suoi titoli e le sue tappe impresse nella memoria) è ormai stata cancellata pressoché del tutto, dove la lingua italiana, e la dizione, è in via di estinzione – quando le menti della Crusca gridano al netto pericolo -, soppiantata da messaggi e messaggini insulsi che abbreviano se non cancellano, beh, in quest’epoca, andate anzi correte a guardare e a sentire – a Torino, al Carignano, sino a domenica 31, per la stagione dello Stabile torinese – il viso e la voce del novantaduenne Umberto Orsini – li ha fatti il 2 d’aprile scorso – con i suoi ricordi, con il suo vestito di scena che non vuol indossare sino all’ultimo, con quelle volute di fumo che al riparo del proprio camerino vorrebbe assaporare e che per un po’ il pompiere di servizio gli nega. “Prima del temporale” non è un amarcord di fatti eclatanti o una serata d’onore del grande attore, non è un monumento a se stesso, non è la volontà del laudator temporis acti: “Prima del temporale”, con quell’Attore che prima d’indossare le battute e la vicenda del Signore strindberghiano, è una festa, è una cavalcata che abbraccia con le sue pause, con i suoi momenti divertiti e dolorosi che sono poi quelli di una vita, della vita di ognuno di noi, settant’anni di teatro e di vita teatrale, grandiosa, incancellabile, magnificamente affollata e stupendamente vissuta.

Prima del temporale” è un doveroso ripiegarsi di un vecchio progetto, dovuto all’amicizia e alla collaborazione tra Orsini e Massimo Popolizio – che oggi crea una regia rispettosa, di piccoli tocchi, ma sempre presente e attenta a concretizzarsi con proiezioni, con brevissimi filmati, con le luci e le ombre, magari con un trenino che passa in scena e che ti riporta alla mente quello con cui giocava nella infanzia il piccolo Gaiev del “Giardino” di Strehler -, un “Temporale” che doveva prendere forma ma azzerato con la tragedia del Covid, oggi riproposto sotto veste diversa. Le radici dello spettacolo stanno in “Sold out”, una sorte di confessione/autobiografia pubblicata sette anni fa da Laterza, la traccia lunga 80’ è il tempo cadenzato prima dell’andata in scena, tra le pareti bianche di un camerino di un vecchio teatro di provincia, con i suoi tubi blu del riscaldamento ancora in bella vista, dove è il termine della tournée di “Temporale”, l’ultima replica, quando la giovanissima sarta di scena (ha solo ventidue anni) va e viene con le chiacchiere di ogni sera e ascoltando molto (una convincente Diamara Ferrero), dove il pompiere (il colorito Flavio Francucci) avrà pure lui la sua unica battuta (del lampionaio) da dire visto l’infortunio improvviso di un attore. Mentre Orsini racconta. Un destreggiarsi tra la maschera e il volto, recita e vita, realtà e finzione, incontri e memorie, innamoramenti e perdite. Racconta del ragazzo che voleva diventare avvocato e che al contrario, era il 25 settembre del 1955, con i soldi per il viaggio prestati da mamma e fratello (che a sua insaputa l’aveva iscritto ad un esame all’Accademia), se ne andò dalla provincia a Roma, con il gran battesimo e l’ottimo auspicio di un incontro, proprio su quel treno, con Orson Welles. Del provino con “L’uomo dal fiore in bocca” – “da metà in poi, mi raccomando!”, tranfia l’esaminatore stufo del solito Pirandello e che ha già deciso che quel ragazzo attore non lo sarà mai, mentre lui attacca sicuro “caro signore, ecco, venga qua… qua sotto questo lampione, venga, le faccio vedere una cosa, sotto questo baffo, epitelioma si chiama” – e della borsa di studio, della ricerca di una pensione, “magari questa di via Salaria, così qualche giorno ti incontro Visconti che abita nei paraggi, no, 750 lire a notte sono troppe, meglio quest’altra a 150”, delle prime amicizie, Alberto Arbasino e Peppino Patroni Griffi e Pierino Tosi, e le giornate sulla spiaggia di Ostia, e quella lunga anni e anni, quotidiana, con Corrado (Pani) – “Corradino, Corradino, sei quello che mi manca di più” -, la telefonata del mattino che sempre lo svegliava, il linguaggio colorito, l’annoiata confessione delle continue tournée.

Racconta del suo primo ingresso nel teatro, racconta del “Diario di Anna Frank” e della Compagnia dei Giovani, di come Romolo (Valli) l’avesse posto sotto l’ala di protezione e di insegnamento di Rossella (Falk), “sai, quelle vocali chiuse e aperte…”, come ne fosse nata un’amicizia presto mutata in un amore: un amore che tornerà a essere amicizia, lunga una vita e pronta a farsi ora scambievole protezione, “ti sei ammalata un paio d’anni prima di morire, io l’ultima estate venivo a casa tua quasi ogni giorno e ti pregavo di aiutarmi, a ripassare un testo che avrei portato in scena, a sbagliare di punto in bianco le vocali aperte e chiuse, nella finzione ultima che tu mi potessi correggere, come quei vecchi tempi”. Rossella e Umberto sembrano discorrere ancora oggi, da quelle immagini, con lei che gli manda un “ciao” e lo saluta con la mano, in uno degli ultimi momenti dello spettacolo. Un commiato, definitivo. Momenti di dolore, anche momenti d’allegria, da rotocalco, da gossip: come quando la produzione francese lo chiama per il capitolo secondo di “Emmanuelle”, lui nicchia ma il cachet mette certamente voglia e convince. Nella roulotte del primo attore, al riparo del sole della Polinesia, arriva “la più bella donna che io avessi mai conosciuto”, Sylvia Kristel, in un amen eccola come mamma l’ha fatta, venuta lì a spiegare “et bien, Umbertò, quand je serai sur toi tu dois immédiatement mettre tes mains sur mes fesses, comment dites-vous italiens, le chiappe… voilà, pour cacher subìto la mia cellulite.”

Ci sono le ore di preparazione, magari con una matita tra i denti, il ripetere incessante le battute – ricordo che, accordandomi per un’intervista, un altro monstrum, Lina Volonghi, mi disse di essere nel suo camerino per le 18, lei già ci sarebbe stata per ripetere tutto il testo che la sera avrebbe recitato, se ben ricordo anche quello dei tanti compagni in scena: esistono ancora quegli attori? -, durante le notti seminsonni o le partite di tennis, c’è spazio per un’altra fidanzata, “no, signora, non sono il fidanzato delle Kessler, di una sola, signora, di una sola”, nel ricordo di una ragazza dalle lunghe gambe che con la sorella aveva incontrato un giorno nel bar della Rai di via Teulada, loro pronte in costume per registrare il dadaumpa, lui per essere Ivan nei “Fratelli Karamazov” di Bolchi, pronto a registrare la media dei 15 milioni di spettatori a puntata. C’è spazio per aggrapparsi con la voce che si alza disperata al ricordo di altri amici, il Ronconi delle tante prove, da “Besucher” all’”Uomo difficile” ad “Affabulazione” e il Visconti di “Vecchi tempi”, c’è spazio per richiamare dal nulla la figura del padre, quel borghese di Novara che aveva perso un occhio in guerra e che soprattutto “perché non mi hai mai preso in braccio, perché non mi sono mai seduto sulle tue ginocchia? perché non mi hai mai dato una carezza?”: ed è il momento forse più alto e doloroso della grande prova di un Grande Attore, dello scavare quanto più può dentro il suo intimo, mettendo a nudo l’assenza dei sentimenti e l’amore mancato. Il suo Signore è pronto per entrare in scena, scoppia un temporale vero, “è arrivato l’autunno, la nostra stagione, la stagione di noi vecchi”, direbbe il Signore di Strindberg. Mezza sala. Sala buia. Sipario. Alla fine tutto quanto il pubblico, in platea e in ogni ordine di palco, in un Carignano gremito, è in piede ad applaudire e il Grande Attore a salutare, con un sorriso frenato e composto, a portarsi la mano al cuore. Il cuore della festa.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Claudia Pajewski.

Investito da uno scooter mentre attraversava: anziano in gravi condizioni

Stava attraversando sulle strisce pedonali ed è rimasto investito da uno scooter: anziano finisce in ospedale. È successo nella prima serata di ieri a Rivoli, in corso Kennedy. Un uomo di circa 70 anni, di origine cinese e residente in città, stava camminando sulle strisce pedonali vicino all’incrocio con il civico 211, quando è stato travolto dal mezzo a due ruote guidato da un ragazzo di circa 30 anni di origine marocchina.

Sul posto sono intervenuti i soccorsi del 118 Azienda Zero, che hanno prestato assistenza a entrambi i coinvolti e, successivamente,  li hanno trasportati in ospedale. Il pedone è in condizioni preoccupanti ed è stato sottoposto nella serata di ieri a un intervento chirurgico alla testa; la prognosi è riservata.

Il conducente dello scooter non ha riportato ferite gravi ed è stato dimesso. Gli agenti della polizia locale hanno effettuato i rilievi, mentre i carabinieri hanno messo in sicurezza la carreggiata. Nell’area si sono registrati disagi alla circolazione.

VI.G

Torino dice addio alla performer Cinzia Martini

La mattatrice di tante serate notturne è mancata e amici e parenti le rendono omaggio oggi, 28 maggio, dalle 16 alle 18 in Lungo Dora Pietro Colletta 113, Torino.

Torino è una città di artisti e creativi che coprono tutte le forme d’arte, come un bosco fitto di alberi di ogni forma e colore. Due giorni fa, uno dei suoi rami si è spezzato.

Cinzia Martini, Eloiso quando si spegnevano le luci della ribalta, era una performer, un’attrice, una mattatrice delle serate notturne popolate di Drag Queen e ballerini. Ma era anche l’amica di tanti, sempre gentile e divertente. Cinzia era dissacrante e rumorosa ma anche una creatura con delle gambe pazzesche. Indossava un paio di occhiali che la facevano sembrare quella zia intenta a sferruzzare e a spettegolare. Non restarne affascinati era impossibile.

“Lo sapevo che mi avresti lasciato. In queste ore sto cercando di ricordare quante volte abbiamo litigato, e sto pensando a quante volte mi hai fatto ridere. Quante volte ci siamo ricordati le sfighe passate e quante gare di barzellette ci siamo fatti.” Sono le parole struggenti che Dario Bellotti, in arte Barbie Bubu, affida alle sue pagine social.

“E quante volte non ti ricordavi la tua parte sul palco… Vabbè, anche quando ci salivi, eri sempre al centro dell’attenzione!
Sei sempre stato una fonte di consigli per i miei allievi o per la mia vita artistica. Mi dicevi: “Dario, non stai male, se dimagrisci troppo non sei più la BarbieBubu… rimani così”. E tu, invece? Tu sei dimagrito e sei sparito.

Ti voglio e ti vorrò sempre un bene infinito, grazie maestro dell’arrangiarsi. Se rinasco voglio vivere la tua vita: come la raccontavi tu era troppo figa! Ma non voglio soffrire come hai sofferto tu, però.

Quanta gente famosa che hai conosciuto… e mi hai sempre presentato come una dea del Teatro. Faremo nuovamente uno spettacolo insieme, ci puoi contare. Però questa volta non piangere tenendo il gin tonic in mano dicendomi che quello che ti faccio fare è la cosa più bella della tua vita. Perché il teatro è bello, sì, ma lo è anche vivere con amici come te.”

Cinzia ha lasciato questa dimensione come una vera regina, scrivendo nei minimi dettagli come avrebbe voluto fosse organizzata la festa per il suo viaggio astrale. A quanto pare, le lacrime sono bandite: ci saranno protagonisti la musica, le amate Drag Queen, i colleghi di palco dei suoi spettacoli e chiunque vorrà festeggiare con lei. Ha chiesto di portare i colori più belli e il sorriso migliore, si legge nel racconto condiviso dagli amici, organizzato per aiutarla a compiere il suo ultimo viaggio.

Il saluto avverrà oggi, giovedì 28 maggio 2026, dalle ore 16 alle ore 18, presso la Casa Funeraria Memoria, in Lungo Dora Pietro Colletta 113, Torino.

Il funerale si svolgerà venerdì 29 maggio alle ore 9 presso la chiesa Parrocchia S. Giulio D’Orta, in corso Cadore 17, Torino.

Se volete contribuire alla raccolta fondi potete farlo quiper aiutare la famiglia, colpita di recente da un altro lutto.

Ciao Cinzia, mi rattrista sapere che non potrò più sentire le tue battute e vedere quelle gambe pazzesche.

Lori Barozzino

“La Grande Invasione”… di libri e autori

Per il secondo anno, ritorna a Chieri (ma anche ad Ivrea e ad Aosta) il “Festival della lettura”. Ospite internazionale, l’autrice indonesiana Intan Paramaditha

Dal 29 al 31 maggio

Chieri (Torino)

Incontri con scrittrici e scrittori, lezioni, reading, momenti di approfondimento e rassegne stampa condivise: anche quest’anno (alla sua seconda edizione) non mancherà di cifre particolarmente significative abbinate a momenti culturali di altissima qualità, “La Grande Invasione”, il “Festival della lettura” – curato da Marco Cassini e Gianmario Pilo insieme ad Eleonora Pepe e a Mariangela Crupi per gli eventi dedicati ai più piccoli – che si terrà a Chieri da venerdì 29 a domenica 31 maggio. Festival che la “città collinare” condivide in parallelo da sabato 30 maggio a martedì 2 giugno con Ivrea (dove l’evento raggiunge addirittura la sua quattordicesima edizione) e sempre da venerdì 29 a domenica 31 maggio con Aosta, che ospita la terza edizione.

“Sarà un’invasione ‘gentile’ – sottolineano con soddisfazione Alessandro Sicchieri e Antonella Giordano, sindaco e assessora alla ‘Cultura’ della Città – fatta di pensieri, dialoghi e presenze che animano la nostra Comunità, portando la Cultura tra le persone e in spazi diversi, per renderla occasione concreta di partecipazione”. Del resto, non ci sarà che l’imbarazzo della scelta. In programma, ci sono infatti ben 30 incontri, tutti gratuiti, per un totale complessivo di più di 20 ospiti nell’arco di tre giorni. Sei il luoghi ospitanti: dall’“Auditorium Leo Chiosso” (via Conceria, 2) alla “Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone” (via Vittorio Emanuele II, 1), dal “Caffè Vergnano” (via Vittorio Emanuele II, 3) al “Cortile del Municipio” (via Palazzo di Città, 10), fino alla “Libreria Mondadori – Centro Storico” ( via Vittorio Emanuele II, 42b) e alla “Sala del Consiglio Comunale” (via Palazzo di Città, 10). A dare il via ai giochi, venerdì 29 maggio, sarà il drammaturgo, romanziere e poeta veneziano (“Premio Strega” 2009) Tiziano Scarpa che leggerà alcune poesie tratte dalla raccolta da lui stesso tradotta, “Tutto il giorno alle corse dei cavalli, tutta la notte alla macchina da scrivere” di Charles Bukowski: versi che, quarant’anni dopo la prima uscita negli Stati Uniti, “conservano intatte la strabordante vitalità, l’ironia corrosiva, la sferzante ruvidezza di una scrittura unica”. A seguire, Alessandro Perissinotto.

Sua la lezione dedicata a Georges Simenon “I mille volti di Maigret”. In chiusura della prima giornata, Mauro Pescio che racconta il giornalista, scrittore e attivista politico argentino Rodolfo Jorge Walsh Gill (diventato nel 1977 uno dei tanti desaparecidos per una lettera d’accusa al regime di Videla) e il suo capolavoro “Operazione Massacro”, libro definito da Gabriel García Márquz “un capolavoro del giornalismo universale”Sabato 30 e domenica 31 maggio sono confermati gli appuntamenti mattutini al “Caffè Vergnano” con la rassegna-stampa a cura della giornalista Simonetta Sciandivasci, che sarà anche in conversazione con l’autrice, attivista e studiosa femminista indonesiana Intan Paramaditha, a partire dal suo “La notte dei mille inferi”, nel quale rivela come la cosa più spaventosa nella vita non siano i “fantasmi che popolano le sue opere”, ma il “pregiudizio umano”. A seguire, Nicola Lagioia, nella sua lectio “La guerra come malattia della specie” spiegherà in che modo la letteratura possa aiutare a capire i conflitti del mondo. A trattare il “tema bellico” anche la lectio dell’economista Alessandro Giraudo, mentre sul tema “La Costituzione come anima della nostra comunità” dialogheranno idealmente Matteo Saudino e Benedetta Tobagi, che a Chieri racconterà come si arrivò al voto delle donne del 2 giugno 1946. In estrema sintesi, altre presentazioni in programma: quelle di Alice Basso, seguita da Beatrice Tozzi (che, con il romanzo “Memorabilia” ha vinto il “Premio InediTo – Colline di Torino”), da Marco BalzanoElena Varvello e Marco Rossari. Ancora da evidenziare, per questa seconda edizione del “Festival” il ritorno della sezione “Esordi” (sette i “talenti emergenti” segnalati) e l’arrivo a Chieri per la prima volta de “La piccola invasione”, la sezione dedicata ai lettori più giovani, con nove appuntamenti ed oltre quaranta classi coinvolte di ogni ordine e grado, dove si terranno reading e specifici “laboratori”.

I giochi si concluderanno nella serata di domenica 31 maggio con Valeria Parella che, in dialogo con Stefania Soma (Petunia Ollister), a partire dal suo ultimo romanzo “La ragazzina”, racconta la sua storia di Giovanna d’Arco per quello che è anche oggi: la storia di una ragazza che sfida il potere degli uomini, che rifiuta i ruoli imposti, che rivendica la propria voce e il proprio spazio nel mondo.

Da segnalare, infine, che sempre a Chieri, da mercoledì 3 a venerdì 5 giugno si svolgerà, a cura del locale “Liceo Augusto Monti”, il Festival “PARA RISUM. Affrontare la guerra a colpi di risate”. L’evento inaugurale con lo scrittore urbinate Alessio Torino (mercoledì 3alle 9, alla “Biblioteca Museion”) è realizzato in collaborazione con “La grande invasione”.

Per info dettagliate su programma e luoghi: www.lagrandeinvasione.it

g.m.

Nelle foto: Intan Paramaditha; Locandina “Festival”; Nicola Lagioia; Benedetta Tobagi

Imprese piemontesi soffocate dal credito: tassi oltre la media nazionale

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Per le imprese piemontesi continua a restringersi l’accesso al credito. La stretta sui finanziamenti non accenna ad allentarsi e colpisce in particolare le micro e piccole realtà produttive, che devono fare i conti con prestiti in diminuzione, costi del denaro elevati e prospettive economiche ancora fragili.

È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sui dati della Banca d’Italia relativi alle erogazioni alle attività produttive piemontesi tra l’ultimo trimestre del 2025 e il primo del 2026.

Nel dettaglio, in Piemonte i prestiti destinati alle micro e piccole imprese hanno registrato nel 2025 una flessione del 3,6%, un dato leggermente migliore rispetto alla media nazionale del -4%, ma comunque indicativo di una situazione di forte difficoltà. Nello stesso periodo, il totale delle imprese piemontesi ha segnato un calo dello 0,2%, mentre a livello nazionale si è registrato un aumento dell’1,5%.

Tra le regioni con una contrazione ancora più marcata figurano Lombardia (-4,2%), Veneto (-4,9%) e Toscana (-5,8%). Parallelamente, continua a crescere il peso dei tassi di interesse: a dicembre 2025 il costo del credito per le imprese italiane risultava superiore di 189 punti base rispetto a giugno 2022. In Piemonte il divario arriva a 201 punti base, uno dei più elevati del Paese.

Una dinamica che, secondo Confartigianato Piemonte, penalizza da anni il tessuto produttivo locale, soprattutto le realtà artigiane e di dimensioni minori, spesso alle prese con condizioni di accesso ai finanziamenti sempre più complesse.

“La ripresa del credito in Piemonte, così come nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita – dichiara Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – A fronte di Istituti di Credito sempre più versati all’attività finanziaria (i bilanci sempre più corposi danno loro ragione: c’è da riflettere sul fatto che questi crescano col progressivo atrofizzarsi dell’economia reale) le imprese artigiane sono sempre meno interessate ad investire. In fondo perché dovrebbero, visto il palese retrocedere dello Stato dal ruolo di garante, soprattutto in materia fiscale, come abbiamo visto col tira e molla sul bonus innovazione. Per non parlare del fatto che l’economia è così stagnante e la predazione fiscale così insensata da portare famiglie ed imprese a chiedere prestiti per pagare le tasse e far fronte al quotidiano più che per fare sviluppo”.

A pesare ulteriormente è il livello dei tassi applicati alle aziende piemontesi. Il TAE medio regionale si attesta infatti al 5,13%, superiore alla media italiana del 4,95%. La Calabria è la regione più penalizzata con il 6,81%, mentre l’Emilia-Romagna si conferma quella con il credito più conveniente, pari al 4,43%.

Guardando ai singoli comparti, il settore delle costruzioni è quello che sostiene il costo del denaro più elevato: in Piemonte il TAE raggiunge il 6,69%, contro una media nazionale del 6,04%. Più contenuti, ma comunque elevati, i tassi per le imprese dei servizi, ferme al 5,04%, mentre il manifatturiero esteso registra condizioni leggermente migliori con un tasso del 4,97%, pur restando sopra la media nazionale del comparto.

“Inutile parlare di innovazione e crescita – conclude Felici – quando il sistema creditizio è ingessato dai parametri di Basilea creati ad arte per allontanare il credito dall’economia reale. Lo Stato, posto che sia ancora in condizione di esplicare il suo ruolo di garanzia ed equilibrio, dovrebbe entrare in modo serio e attivo sul credito, non solo a supporto delle banche. La situazione rimane quindi delicata sia per gli imprenditori che hanno bisogno di credito per investire e crescere, sia per le famiglie che ricorrono ai finanziamenti per affrontare mutui e spese quotidiane”.

Al Sermig “Etica e Sport” presenta il documento che unisce valori e sport

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Il rilancio della Carta Etica

L’Associazione Etica e Sport presenta la riedizione della Carta Etica dello Sport venerdì 29 maggio 2026 alle 18 a Torino, presso il Sermig in un evento aperto a tutti.

La Carta fu redatta dall’associazione, in prima stesura nel 2012. Ha accompagnato in questi anni la individuazione di esperienze positive e buone pratiche nell’ambito della cultura dello sport. Esperienze riconosciute con la consegna annuale dei premi titolati a Rinaldo Bontempi e Maurizio Laudi.

All’evento saranno presenti Maria Grazia Grippo presidente del Consiglio comunale della Città di Torino, Jacopo Suppo vicesindaco metropolitano, Valentina Cera consigliera regionale. I testimoni che racconteranno la carta sono: il fondatore del Sermig Ernesto Olivero, l’on. Mauro Berruto, l’ex procuratore Marcello Maddalena, la prof.ssa Franca Fagioli direttrice del Dipartimento di Patologia e cura del bambino dell’ospedale Regina Margherita, l’ex arbitro Alfredo Trentalange, l’ex calciatrice della nazionale Sara Gama, l’atleta paralimpico Fabrizio Bich, la psicologa dello sport Giorgia Rocchetta, il Presidente dell’USSI subalpino Federico Calcagno, la prof.ssa Isabella Dalbesio dell’ufficio scolastico regionale, Patrizia Alfano vicepresidente della Consulta dello sport della Città di Torino, l’Amministratore delegato di Ascot Ascensori Luca Cotterchio. L’incontro sarà moderato e coordinato dai giornalisti Luca Rolandi e Stefano Tallia presidente dell’Ordine del giornalisti del Piemonte.

Centinaia sono state le adesioni alla Carta da parte di enti locali, istituzioni varie, associazioni sportive e scuole, singoli cittadini, molte di Comuni del Piemonte. L’evoluzione della società e del fenomeno sportivo, non ultimo l’inserimento nella Costituzione che riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme, ha indotto l’Associazione a introdurre nella Carta del 2012 nuovi punti che riconoscessero sensibilità e nuove esigenze di tutela e di diritto.

Tra le novità del nuovo testo più spazio alle nuove sensibilità culturali quali: parità di genere, tutela dei minori, contrasto alle dipendenze, attenzione alla sostenibilità ambientale, sport e impresa e infine sport e pace.

La Carta vuole essere una sorta di “bussola morale” per quanti si occupano di sport dal punto di vista della messa in campo di politiche pubbliche atte a garantire il diritto alla pratica sportiva. Per quanti praticano lo sport ai vari livelli o si occupano di preparare chi pratica, per chi educa e può considerare lo sport una importante opportunità educativa, per chi si occupa di salute, organizza e sostiene lo sport in vario modo e chi comunica lo sport: pulito, inclusivo, sostenibile, accessibile a tutti, che superi ogni barriera.

La sottoscrizione della Carta è libera e non comporta nessun obbligo se non quello di impegnare chi la firma ad applicarla in tutte le sue forme. Sarà anche possibile sottoscriverla digitalmente.

L’Associazione si impegna nel corso dei prossimi anni a divulgarla in tutto il territorio regionale, sensibilizzando tutti coloro che hanno in vario modo a che fare con questo importante fenomeno del vivere collettivo.

“La tua bici però non l’ho toccata…”

Anche tra i monti e le valli più a nord del Piemonte il vento della contestazione scosse il partito comunista sul finire degli anni sessanta

 

Non si trattava solo dell’eco del movimento studentesco  e della percezione, quasi palpabile, del montante malessere operaio che sarebbe poi esploso nell’autunno caldo. A scuotere le fronde del partito che Luigi Longo aveva ereditato da Togliatti era un certo venticello di dissenso che già si era manifestato con alcune battaglie per la democrazia interna al partito e una diversa idea  sul “modello di sviluppo“, mosso da un gruppo di compagni più a sinistra,  vicini a Pietro Ingrao, in contrapposizione alla componente più “moderata” del partito, capeggiata da Giorgio Amendola. Da poco era uscita una rivista mensile, diretta da Lucio Magri e da Rossana Rossanda: “Il Manifesto”. Il contrasto con la linea del partito diventò piuttosto forte, al punto che il PCI ne chiese la sospensione delle pubblicazioni. Ma ormai il treno de Il Manifesto era in piena corsa e non poteva più essere fermato. Così, durante una drammatica riunione  del Comitato Centrale, in una fredda giornata di fine di novembre del 1969 , il gruppo dirigente comunista deliberò la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l’accusa di “frazionismo“. Nei confronti di Lucio Magri venne adottato solo un provvedimento amministrativo mentre a Massimo Caprara (che dal 1944 e per vent’anni era stato il segretario personale di Togliatti), Valentino Parlato e Luciana Castellina non venne  rinnovata la tessera. Ciò che si muoveva dentro e attorno al giornale, che diventò successivamente un “quotidiano comunista”, si trasformò in breve in formazione politica autonoma alla sinistra del PCI. Anche in Val d’Ossola la battaglia politica generò scontri molto duri, dividendo e mettendo gli uni contro gli altri compagni e amici da lunga data. Per i due fratelli Bentinelli di Villadossola si trattò di un vero dramma famigliare. Da una parte Libero, il maggiore tra i due, militante severo e indisponibile a critiche e compromessi, e dall’altra Nandino, un pò più giovane, testardo come un mulo e “scaldatissimo” nel sostenere le ragioni del dissenso. Tanto tuonò che piovve e così anche il più giovane dei Bentinelli si trovò espulso da quella che era la sua seconda famiglia. I due fratelli arrivarono al punto d’ignorarsi e se proprio capitava che si trovassero uno di fronte all’altro, facevano finta di non conoscersi. Per alcuni mesi andarono avanti così, ignorandosi e tenendosi il broncio.Libero continuava a frequentare le riunioni della sezione del Pci, alla Lucciola.Nandino, a parte qualche serata con due o tre compagni di Domodossola e Varzo che condividevano le stesse idee, usciva raramente da casa. Con il tempo però la nostalgia per quelle discussioni che infiammavano le serate tra le quattro mura della sede per poi trasferirsi alla Casa del Popolo o al bar “Monte Rosa” si fece sentire. A Libero rodeva l’anima pensare ai suoi ormai ex-compagni che si riunivano anche due volte alla settimana, mentre lui era lì, solo con il suo orgoglio che non gli consentiva di recedere dalle posizioni che aveva preso anche se non era poi del tutto convinto di aver fatto la scelta giusta. Il dubbio s’insinuava e l’umore ne risentiva. Ogni giorno che passava Nandino s’adombrava sempre più, assumendo l’atteggiamento scontroso di chi aveva, come s’usava dire, “le balle girate” e questo lo rendeva quasi irriconoscibile anche agli occhi di chi gli era più vicino .Libero, interpellato da sua cognata sulla possibilità del rientro del fratello nelle file del partito, rispose che la cosa era fattibile ma che occorreva da parte di Nandino una “bella autocritica”, per dare ragione dell’errore fatto e del conseguente ravvedimento.Il fratello però non ne voleva sapere di cospargersi il capo di cenere. “Piuttosto che ammettere l’errore vado da Don Gaspare ad offrirmi come sacrestano”,diceva rosso in volto, alzando il tono della voce. E l’esempio, per un mangiacristiani come lui, doveva bastare a tacitare ogni supplica di ravvedimento. Ma ben presto la nostalgia si trasformò in invidia e quel tarlo si mise a lavorare nella sua testa finché decise che era giunto il momento di agire.Una sera di metà luglio, armato di cacciavite, s’avvicinò allo stabile della Lucciola senza farsi notare. Nel caseggiato che ospitava il magazzino delle attrezzature della Festa de L’Unità e al piano superiore la sezione del Pci, era in corso la riunione settimanale. Nello spiazzo erano posteggiate sette o otto auto, un paio di Vespe e la bicicletta di Libero. Nandino, avvelenato da un misto d’invidia e rancore per il fatto che “quelli” si riunivano mentre a lui toccava rimaner fuori, decise di bucar loro  tutte le gomme. L’aria della sera era ancora calda e le finestre della sezione aperte. Renato, affacciatosi per fumare una sigaretta, udì degli strani fischi provenire dal basso. Si sporse un po’ di più e, intravvedendo un’ombra aggirarsi tra le auto, avvertì gli altri. “C’è qualcosa che non va di sotto. Ho sentito dei rumori strani e mi è parso di vedere qualcuno”, disse allarmato. Scesero rapidamente le scale e lo spettacolo che si presentò agli occhi dei militanti del Pci lasciò tutti senza parole: le auto avevano le gomme a terra, bucate dal cacciavite. E così anche le Vespe. Nandino, colto alla sprovvista, si era nascosto nella siepe ma venne scovato quasi subito. Condotto sotto il porticato, finì con il trovarsi proprio davanti al fratello e non trovando niente di meglio da dire per giustificarsi gli sussurrò con voce affranta “A te la bici però non l’ho neanche toccata”. Una bugia che mostrò subito d’avere le gambe corte poiché la vecchia Atala di Libero aveva subito la stessa sorte, con entrambe le gomme sgonfie, tristemente afflosciate. Solo l’autorevolezza del fratello maggiore impedì a Nandino di buscarsi un sacco di legnate. E la spiegazione che accompagnò il risarcimento dei danni, placò gli animi. In fondo l’invidia di Nandino, figlia dell’orgoglio e della sua testa dura, era frutto di un disperato bisogno di stare con gli altri, con i suoi compagni di sempre e non trovando il modo giusto per tornare sui suoi passi senza rimetterci la faccia,aveva pensato di “punirli” con quella bravata. La storia finì con il ritorno del “figliol prodigo” per il quale non venne sacrificato il vitello più grasso ma assegnato il compito gravoso di fare i turni di vigilanza notturna all’imminente Festa de L’Unità. Così avrebbe avuto modo di pensare a ciò che aveva fatto e, già che c’era, far buona guardia affinchè nessuno – a mani nude o con qualche cacciavite-  potesse aveve la tentazione di giocare qualche brutto scherzo.

Marco Travaglini

A Moriondo Torinese una corsa per… coraggiosi

 

Dopo una profonda esperienza accumulata anche nel mondo delle OCR, le corse a ostacoli, il Team Garbin lancia la prima edizione della Braveheart Run, in collaborazione con il Comune di Moriondo Torinese. Una corsa senza l’assillo del cronometro (anche se a fine gara un riconoscimento verrà consegnato ai primi 3 uomini e donne), non ci saranno classifiche ma solo il sapore della sfida con se stessi, per completare un tracciato alla portata di tutti ma che diventa teatro di un confronto podistico con le proprie capacità.

L’appuntamento è fissato per il prossimo 14 giugno e si potrà scegliere su due distanze, il lungo di 7,2 km oppure il medio di 4,5 entrambi con un dislivello quasi nullo, di 60 metri appena. Il tracciato è tutto disegnato su strade comunali, sterrate e sentieri nella piccola città torinese e nei suoi dintorni, sempre presidiati da personale dell’organizzazione. Previsti lungo il percorso punti di ristoro con acqua e integratori.

La partenza della prova è fissata per le ore 9:00 in Piazza Vittorio Veneto a Moriondo Torinese. Per partecipare il costo è di 10 euro per il percorso lungo e 6 per il corto. A tutti andrà un ricco pacco gara comprendente anche la T-shirt personalizzata dell’evento. E’ un evento per tutta la famiglia, un modo diverso per condividere una giornata di sport e benessere con un pizzico di epicità…

Per informazioni: Functional Cross Training Chieri, www.teamgarbin.it