Vino piemontese alla conquista del mondo: 7,7 milioni per nuovi mercati

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Promozione del vino piemontese, Bongioanni: «Un bando da 7,4 milioni di euro per consorzi e associazioni e uno stanziamento da 270mila per enoteche e strade del vino. Così andiamo alla conquista dei nuovi mercati e rafforziamo il legame fra vino, turismo e territorio»

La Regione Piemonte mette in campo un intervento complessivo da 7 milioni e 670mila euro per sostenere e rafforzare la presenza del vino piemontese sui mercati internazionali. L’iniziativa è promossa dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni e si articola in due strumenti distinti ma complementari: un bando da 7,4 milioni di euro finanziato attraverso fondi europei Ocm Vino, destinato a consorzi di tutela e associazioni di produttori per attività promozionali nei Paesi extra Unione Europea, già aperto con scadenza fissata al 22 giugno, e un fondo da 270mila euro complessivi, suddiviso in tre annualità da 90mila euro ciascuna tra il 2026 e il 2028, destinato a sostenere iniziative di promozione e valorizzazione dei prodotti agroalimentari di qualità promosse da enoteche regionali, botteghe del vino, cantine comunali e strade del vino e del cibo del Piemonte.

Si tratta di un’azione strutturata pensata per accompagnare il comparto vitivinicolo piemontese in una fase di trasformazione complessa a livello globale. «L’ultimo Vinitaly ci ha confermato una volta di più che un comparto d’eccellenza assoluta come quello vitivinicolo piemontese ha la capacità e la forza di superare l’attuale fase di cambiamento determinata dalì’incertezza geopolitica, dall’aumento dei costi dell’energia e dei trasporti, dai dazi, dalle crisi economiche che hanno interessato mercati tradizionali e da un cambiamento di abitudini e di consumi cui certo non hanno giovato certe campagne di demonizzazione dell’Unione Europea. Ormai il sistema ha compreso in tutti i suoi segmenti che bisogna andare ad aggredire i nuovi mercati senza ritardi e timidezze. Per questo, nelle prossime settimane, come Regione Piemonte saremo a Vilnius, a Hong Kong, a New York a grandi fiere e borse internazionali per promuovere il nostro agroalimentare e il nostro vino che ne è il primo traino. E intanto stiamo dando gambe ai due grandi progetti pensati per accompagnare il nostro vino in questa sfida: l’Osservatorio sui Mercati vitivinicoli che potrà offrire ai nostri produttori indicazioni scientifiche su quali mercati indirizzarsi e a che prezzi, e il progetto ViteLab Network che unisce su impulso del Piemonte 11 centri di ricerca applicata di tutto il Nord Italia per condividere dati e risultati sull’innovazione tecnologica e genetica in viticoltura».

Il bando Ocm, che rappresenta la parte più consistente delle risorse, mira a sostenere progetti di promozione del vino di qualità nei mercati extra Ue da realizzare tra il 16 ottobre 2026 e il 15 ottobre 2027. Possono partecipare consorzi, associazioni di produttori, cooperative e forme aggregate come Ati e Ats, anche attraverso progetti che coinvolgano più regioni, purché il Piemonte assuma il ruolo di capofila. Il contributo pubblico può coprire fino al 50% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 650mila euro per i progetti presentati in forma aggregata e di 150mila euro per quelli dei singoli produttori. Tra le attività finanziabili rientrano iniziative di comunicazione e promozione volte a valorizzare la qualità e la sicurezza dei prodotti, la partecipazione a eventi fieristici di rilievo internazionale, campagne informative sui sistemi di qualità europei come Dop, Igp e biologico, oltre a studi di mercato e analisi di efficacia delle azioni intraprese.

Accanto a questo intervento, la Regione riconosce il ruolo strategico svolto dalle realtà territoriali impegnate nella promozione del vino e delle produzioni tipiche. «Sono le vetrine dove il mondo del vino con i suoi produttori incontra le tante declinazioni del territorio e dei suoi prodotti agroalimentari d’eccellenza: un presidio indispensabile nel consolidamento di quel rapporto fra vino, cibo e turismo che è una punta di diamante del Piemonte e dobbiamo incentivare sempre più». Le risorse dedicate a questo ambito saranno distribuite attraverso tre bandi annuali e serviranno a sostenere progetti capaci di valorizzare il legame tra vino, territorio e offerta turistica, contribuendo a rafforzare l’identità e l’attrattività del Piemonte.

Teatro Regio di Torino, la stagione 2026-2027 è “Fatale”

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15 titoli, 9 nuovi allestimenti, 3 appuntamenti di danza e un capolavoro barocco. Inaugurazione il 15 ottobre con “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”

“Fatale” è il titolo e il tema della stagione 2026-2027 del Teatro Regio di Torino, che indica il segno dell’ineluttabilità del destino e delle sue passioni più estreme, in cui la tensione tra eros e thanatos rivela proprio come nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.

Come ha ricordato Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio di Torino, il Teatro inaugura con un progetto fuori dall’ordinario, una tetralogia “verista” concepita come un ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Il Regio, dopo il successo di “Manon, Manon, Manon”, si propone un obiettivo ancora più ambizioso, quello di riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con la medesima urgenza.

Dal 15 ottobre al 22 novembre andranno in scena quattro nuovi allestimenti della “Cavalleria rusticana”, tratta dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga, melodramma in atto unico, di Pietro Mascagni, e i “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo su libretto del medesimo compositore, “La Bohème”, commedia lirica in quattro atti su libretto di Leoncavallo, e “Iris”, su musica di Pietro Mascagni, melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica. Sono firmati da due registi, Daniele Menghini, per Mascagni, e Francesco Micheli, al suo debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasformerà in una dimensione creativa di ampia respiro coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e maestranze, in un’impresa di grande complessità. Accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata nel cuore del Verismo, come ricordato anche dal Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo.

“Con questo progetto – afferma il direttore musicale Andrea Battistoni, sul podio per tutti e quattro i titoli – il Regio accetta una sfida culturale coraggiosa, voluta con forza dalla Sovrintendenza e dalla direzione artistica per esplorare l’anima più autentica del melodramma italiano. L’Orchestra, il Coro e il Coro delle voci bianche dimostrano una duttilità fuori dal comune, sostenuti dalla maestranze tecniche ed organizzative del Teatro, in uno sforzo produttivo imponente”.

Ampio spazio verrà dato alla danza, che consolida la sua centralità nel cartellone del Teatro Regio, offrendosi come linguaggio privilegiato per esplorare la tensione del destino attraverso il corpo. Dal 2 al 4 dicembre prossimo tornerà il galà “Roberto Bolle & Friends”, icona della danza mondiale che, insieme al meglio delle stelle internazionali, celebra la bellezza e la perfezione tecnica in un viaggio tra il repertorio classico e le sfide della coreografia contemporanea, il gesto atletico e artistico. Per sei appuntamenti, dal 10 al 13 dicembre, debutterà al Teatro Regio il Tokyo Ballet con un ologramma capace di far convivere epoche e stili diversi: il percorso si aprirà con la sensibilità contemporanea del primo atto di “Kaguyahime” di Jo Kanamori, in prima rappresentazione italiana, che rilegge l’antico mito della “Principessa della Luna” sulle note di Debussy; seguirà “La perfezione cristallina del regno delle ombre” da La Bayader di Minkus, con coreografia di Petipà, per culminare con la potenza del “Sacre du printemps” di Stravinskij, nella scrittura immortale di Maurice Béjart. Si tratta di un inno alla forza che unisce l’uomo alla donna, una danza carica di eros che celebra il legame primordiale potente e inesauribile come il ritorno della primavera. La magia del Natale verrà celebrata dal 18 al 29 dicembre attraverso un appuntamento che ormai è tradizione viva nel cuore del pubblico, “Lo schiaccianoci” di Cajkovskij. A grande richiesta il Regio torna a invitare il Balletto dell’Opera di Tbilisi con la coreografia firmata da Alexej Fadeeĉev e dalla leggendaria etoile Nina Ananiashvili. Lo spettacolo sarà accompagnato da Orchestra e Coro di voci bianche del Regio. A fine gennaio, il 26, e fino al 6 febbraio, il Regio presenterà una rara versione originaria di “Edgar” di Puccini, versione originale in quattro atti, che restituisce al dramma la profondità narrativa e la ricchezza di sfumature sacrificate nelle revisioni successive da parte del compositore in tre atti, offrendo l’ascolto di un Puccini giovanile e audace. Il nuovo allestimento è coprodotto con l’Opéra de Nice e segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab. La direzione è affidata a Carlo Rizzi, che rappresenta, dopo vent’anni, un gradito ritorno al Regio.

 

Non mancherà nel programma 2026-2027 un vero gioiello barocco, che verrà rappresenta l’11 febbraio, la “Juditha Triumphans”. Questo oratorio, del 1716, è l’unico superstite di Antonio Vivaldi, e narra l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, simboleggiando allegoricamente la vittoria della Repubblica di Venezia a Corfù sugli Ottomani. In una città come Torino si è voluto omaggiare la presenza della quasi totalità degli scritti vivaldiani, custoditi a pochi metri dal Teatro Regio, nella Biblioteca Nazionale Universitaria. A dirigere ci sarà Gianluca Capuano, specialista del repertorio Barocco. Dal 27 febbraio al 10 marzo andrà in scena uno dei titoli più iconici e rappresentati al mondo, “La traviata” di Giuseppe Verdi. Una nuova produzione che vedrà il ritorno del regista Jacopo Spirei, già reduce dal successo di “Hamlet”, affiancato dallo scenografo Gary MacCann e dalla costumista Giada Masi, freschi vincitori del premio Abbiati 2025. A guidare l’Orchestra il direttore musicale Andrea Battistoni. A interpretare la protagonista sarà il soprano Ecaterina Bakanova, già amata dal pubblico torinese nei ruoli di Blanche e Manon, che si alternerà con Maria Novella Malfatti, al suo debutto al Regio di Torino. Il 20-21 e 25 marzo andrà in scena al Piccolo Regio Puccini, per la prima volta, “La Tragédie de Carmen”, che non è una semplice riduzione del capolavoro di Bizet, ma una riscrittura affascinante di Peter Brook che, con il libretto di Jean-Claude Carrière e la partitura di Marius Constant, priva il romanzo di ogni convenzione per far emergere la verità dei personaggi. Il nuovo allestimento è affidato alla regia di Cecilia Ligorio. Il progetto risulta essenziale, la durata ridotta, i cori eliminati e l’orchestra limitata a venti elementi. Sul podio il direttore artistico Sergio Alapont e in scena i talenti del Regio Ensemble. Uno spettacolo essenziale e potente, capace di restituire la forza del mito di Carmen alla luce di uno sguardo contemporaneo. Dal 6 al 17 aprile torna al Regio uno dei capolavori più seducenti e brutali di Strauss, “Salome”, che fu ospitata nel 1906 nella sua prima rappresentazione fuori dai Paesi di lingua tedesca. L’opera è trattato dal dramma di Oscar Wilde e racconta il connubio tra innocenza e perversione della Principessa Salomè, la cui danza per Erode culminerà nella richiesta della testa di Giovanni Battista.

L’allestimento porta la firma del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó, al suo debutto al Regio, che ambienta la storia in una dimensione di decadenza e potere, ispirandosi al cinema di Buñuel trasforma la Reggia di Erode in un banchetto borghese claustrofobico. Sul podio Axel Kober, anch’egli per la prima volta al Regio, che ottenne grande successo alla Scala, nel 2023, con il medesimo titolo. Il Piccolo Regio Puccini ospiterà il 18 e il 30 aprile, e il 2 maggio, un nuovo allestimento di uno spettacolo che rilegge il capolavoro di Puccini come un racconto di formazione cala e di parlare a pubblici di ogni età. Si intitola “La Bohème. Il primo amore”. La creazione è affidata a Lorenzo Ponte, talento emergente della Paolo Grassi di Milano. Il regista e direttore è Emanuele Quaranta, che costruisce una visione in cui la musica diventa memoria e la partitura un tessuto di ricordi. La “Carmen” di Bizet verrà presentata al Teatro Regio in un nuovo allestimento dal 15 al 29 maggio, segnando il gradito ritorno di Arnaud Bernard dopo il grande successo del progetto Manon. Pienamente inserita nel tema della prossima stagione, questa produzione esplora più  destino dal volto dell’azzardo. Il regista Bernard sovrappone una visione antropologica radicale, e il suo lavoro nasce da una rilettura del testo di Mérimé, spogliato di ogni lato pittoresco e riletto attraverso la lente di Pier Paolo Pasolini. A dirigere sarà la mano esperta di Daniel Oren, grazie al quale la musica di Bizet diventa voce di un conflitto accecante, prato a scattare tra le regole sociali e l’irresistibilità dell’eros. La stagione del Regio si concluderà con “Evgenij Onegin” di Petr Il’ic Cajkovskij dal 15 al 29 giugno. L’opera, tratta dal poema di Aleksandr Puškin, viene proposta in uno degli allestimenti più acclamati al mondo, per la celebre regia di Robert Carsen e nella produzione della Canadian Opera Company, creata per il Metropolitan Opera di New York che, nel 2027, compirà trent’anni. La regia, con le scene e i costumi di Michael Levine, esalta la bellezza malinconica di una Russia sospesa tra al semplicità della campagna e il rigore di San Pietroburgo.

Al Piccolo Regio Puccini verranno proposti altri tre titoli, “Pierino e il lupo” di Prokof’ev, “Il piccolo spazzacamino” di Britten, e il Giorno della Memoria verrà ricordato con la favola di Natale (Guareschi, Coppola), mentre per i più grandi sono previsti adattamenti d’autore come “La tragédie de Carmen” di Brook e il nuovo spettacolo “La Bohème. Il primo amore”.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio saranno affidati alla guida esperta di Gea Garatti Ansini, che dal mese di marzo 2026 ne cura la preparazione. Al loro fianco il Coro delle voci bianche del Regio sarà come sempre diretto da Claudio Fenoglio.

Per la stagione 2026-2027 tornano le “Conferenze-Concerto” pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dei balletti in programma. Durante gli appuntamenti, musicologi e giornalisti dislogheranno con i protagonisti degli spettacoli facendo ascoltare dal vivo alcuni dei momenti musicali più celebri. Ingresso libero.

Mara Martellotta

Ragazza di 25 anni morta un mese dopo l’incidente

Non ce  l’ha fatta Chiara Pasqualone e più di un mese dopo l’incidente della sua moto contro un furgone, in via Reiss Romoli è deceduta nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Le condizioni della ragazza di 25 anni erano apparse subito critiche e si erano aggravate col passare dei giorni.

Tante conferenze stampa pre elettorali ma poca sostanza per il rilancio di Torino

Caro Direttore,

La lunga campagna elettorale impostata dal nostro Sindaco Stefano Lo Russo non ha precedenti nella politica comunale ma non mi pare abbia lo spessore necessario a rilanciare un motore unico nella economia italiana come la economia di Torino.  L’economia dell’auto infatti che aveva il suo epicentro a Torino a cascata spingeva una decina di economie regionali. Trentatré anni di amministrazioni di sinistra, di gran lunga le più osannate dalla stampa non sono bastati per dare un nuovo status alla Città di Cavour, di Agnelli , di Gualino, di Bobbio, di Gobetti, di Frassati, di Togliatti , del prof. Giuseppe Grosso, di Amedeo Peyron ,di Donat-Cattin. Lo ha detto Castellani la Città è in una fase di transizione. Ha solo dimenticato di dire , ma come è noto la sensibilità umana e sociale della sinistra è pressoché azzerata, che questa lunga fase di transizione è molto pesante per la metà della Città più debole.
La campagna del nuovo brand di Torino assegnata a un gruppo milanese ha partorito un topolino . La “torino:” non credo attrarrà investitori e investimenti dall’estero e senza nuovi investimenti privati Torino non ripartirà anche perché la mano pubblica è talmente lenta che la nostra città forse avrà mezza linea di nuova metropolitana nel 2033, quasi trent’anni dopo la prima linea di metropolitana. Lione che ha 600.000 abitanti da anni ha quattro linee di metro, Milano cinque etc.etc. Il nostro aeroporto è solo tredicesimo in Italia. Il 75% della occupazione giovanile e’ precaria . La TAV dalla parte italiana è pressoché ferma. Immaginare come è stato fatto che il settore dell’aerospazio possa sostituire ciò che dava il settore auto e’ un errore e ha solo sollevato le preoccupazioni del nostro giovane Cardinale.
In trent’anni di amministrazione i nostri sono riusciti anche a smentire Umberto Eco secondo il quale Torino avrebbe potuto fare a meno dell’Italia ma l’Italia non poteva fare a meno di Torino. Grazie a una intuizione di Don Luca Peyron e dopo i pasticci del Governo Conte il Governo Meloni ha assegnato a Torino il Centro per la IA che senza alcun sforzo di fantasia e’ stato localizzato alle OGR mentre un amministratore illuminato avrebbe potuto assegnarlo in corso Giulio Cesare rilanciando l’immagine di un Quartiere storico della Città , da trent’anni abbandonato al degrado, come  Barriera di Milano e ponendolo a 1 ora di auto da Milano , in grado cioè di attrarre intelligenze anche dalla capitale economica del nostro Paese.
Genova , dove il Sindaco Bucci ha veramente rilanciato una Città che avrebbe potuto essere piegata dalla caduta del ponte Morandi , con la Nuova Diga diventerà la nuova porta Sud della Europa verso l’Africa, il Medio Oriente e l’Oriente e oggi con la firma di cinquemila aziende punta a diventare la Capitale del Calcolo e della IA.
Caro Direttore nelle diverse conferenze stampa che ogni giorno presentano un lembo di lavoro che verrà ultimato nei prossimi anni non appare il disegno strategico che rilancerà Torino nei prossimi decenni.
L’unica opera strategica che collocherà Torino , lo vogliano o meno i suoi amministratori, nel mercato europeo e mondiale sarà la TAV se sara fatta in tempi decenti . Lo dico perché negli ultimi giorni abbiamo capito che chi l’ha rallentata negli ultimi anni è stato il PD.  Il confronto tra Paolo Foietta e i dirigenti del PD sui ritardi della TAV ha evidenziato come la lentezza dei lavori da parte italiana dipenda dai dissidi interni al PD.  Non è bastato riempire piazza Castello di SITAV salvando l’opera più importante per il nostro futuro dai No del governo Conte Toninelli . Prima l’ha rallentata il governo giallorosso e da tre anni il dissenso interno al PD. Perché la assegnazione dei lavori al consorzio di imprese guidato dal gruppo Itinera Gavio dopo aver costruito una nuova uscita della autostrada è ancora lì fermo e ora i sindaci PD della Bassa Valle si sono messi di traverso sulla linea che da Susa dovrà dirigersi a Orbassano . Per fortuna da parte francese i lavori vanno avanti. In questa situazione il Sistema Torino , terrorizzato che dopo trentatré anni vi sia una democratica alternanza alla guida della Città  , dopo la iniziativa di ridar vita alla Alleanza per Torino che non ha prodotto risultati concreti ,è debole dal punto di vista del programma i vari centrini di Portas e Chiavarino , con il notaio Ganelli dà vita a una Torino globale.
Ma Torino sarà Globale solo con i collegamenti infrastrutturali dalla TAV all’aeroporto ma su questo lato noi SITAV siamo molto ma molto più preparati e credibili. E i disagi che si manifestano sui collegamenti stradali e ferroviari che si manifestano ogni giorno dimostrano che le scelte regionali e locali degli ultimi anni non hanno funzionato.
Mino GIACHINO
Responsabile torinese UDC

Le famiglie torinesi faticano a risparmiare

La spesa media mensile delle famiglie torinesi si attesta nel 2025 a 2.616 euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Diminuisce la quota destinata ai consumi alimentari, tornati sui livelli precedenti alla pandemia, mentre cresce la spesa per beni e servizi non alimentari, trainata soprattutto dai costi legati alla casa — in particolare utenze e arredamento. Riprende anche il settore dell’abbigliamento, mentre restano stabili le spese per viaggi, vacanze e consumi fuori casa. In calo, invece, il numero delle famiglie che riesce a risparmiare. A livello territoriale, in Lombardia la spesa risulta superiore del 17% rispetto al Piemonte.

I dati sono stati presentati a Palazzo Birago nell’ambito dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, l’indagine promossa dalla Camera di commercio di Torino che, in coerenza con le rilevazioni ISTAT nazionali, analizza consumi e abitudini di acquisto di 240 nuclei residenti nel capoluogo piemontese.

Come sottolineato da Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, si registra un lieve incremento della spesa mensile, dovuto principalmente agli acquisti non alimentari. Tengono le spese per il tempo libero, riparte l’abbigliamento, ma si riduce la quota di famiglie in grado di accantonare risparmi. Cresce inoltre la preferenza per i negozi tradizionali, mentre la grande distribuzione mostra una lieve flessione. Nel confronto territoriale, la spesa delle famiglie torinesi si mantiene in linea con quella regionale piemontese, pur restando inferiore alla media nazionale.

L’indagine evidenzia anche l’evoluzione della composizione familiare nell’ultimo decennio. È diminuito il numero medio dei componenti dei nuclei familiari ed è aumentata in modo significativo la presenza di persone che vivono sole. Nel campione analizzato, le famiglie composte da una sola persona rappresentano oltre il 45%, dato coerente con gli archivi anagrafici della Città di Torino, secondo cui circa un residente su due vive da solo.

Dal punto di vista economico, il 40% delle famiglie si colloca in una fascia di livello medio, il 15% in condizioni di agiatezza e il 14,2% in una situazione di autosufficienza. La fascia di debolezza economica interessa invece il 30,8% delle famiglie torinesi e supera il 53% tra le persone sole.

Nel complesso, il quadro del 2025 mostra famiglie che mantengono stabile il livello di spesa, ma con una crescente pressione sui bilanci domestici e una minore capacità di risparmio.

Scontro tra due bus e un’auto in piazza Solferino: 4 feriti

Un violento impatto tra due autobus Gtt e un’auto ha provocato quattro feriti, tutti trasportati in ospedale nella mattinata di oggi in piazza Solferino, all’altezza dell’incrocio con via Meucci e via Bertolotti. I due mezzi pubblici si sono tamponati a vicenda, mentre una Fiat Punto è stata coinvolta subito dopo nello scontro.

Sul posto, i medici del 118 Azienda Zero hanno soccorso una donna di 39 anni, passeggera di uno dei due bus, e l’hanno portata in ambulanza all’ospedale Mauriziano. Successivamente, altre tre persone sono state trasferite, a scopo precauzionale, in altri ospedali. Si ipotizza un guasto ai freni, da accertare con i tecnici Gtt. L’incidente ha generato caos al traffico nel centro.

VI.G

Chiamati due volte: i martiri d’Algeria

Una mostra a Maria Ausiliatrice

Trent’anni fa, il 21 maggio 1996, venivano uccisi in Algeria i 7 monaci trappisti di Tibhirine, il cui martirio fu reso celebre in tutto il mondo dal film “Uomini di Dio” che solo in Francia ebbe 4 milioni di spettatori e vinse il premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Ora una mostra a Torino, a Maria Ausiliatrice ( dal 10 al 24 maggio , ore 10-20), ricorda questo drammatico evento e tutti i 19 martiri dichiarati beati dalla Chiesa nel 2018 uccisi dal fondamentalismo islamico durante il decennio nero del terrorismo algerino ( 1992-2002) : oltre ai 7 monaci, religiose, religiosi e il vescovo di Orano Pierre Claverie, A organizzarla il Centro studi Perione, che si occupa a Torino dello studio e delle relazioni cristiano-islamiche, in collaborazione con il Centro Frassati, nell’ambito del Salone del libro. La mostra, che è stata esposta anche a Parigi, New York, Roma e Milano, ripercorre con foto , video, scritti la vita donata di questi martiri, la loro fede e la scelta di restare tra la gente.. Si intitola “Chiamati due volte”, perché la fedeltà alla loro vocazione si è incarnata in una fedeltà al popolo algerino, vittima anch’esso della violenza e dell’odio. Ricordare il loro sacrificio è un messaggio universale di dialogo e riconciliazione, come fu tutta la loro vita. Evento centrale sarà Giovedì 14 maggio alle ore 20,45 l’intervento del cardinale di Algeri , S.Em. Jean Paul Vesco, che parlerà nella sala don Bosco di Valdocco, sul tema :”I martiri di Algeria, testimoni di fraternità”. Venerdì 15 maggio alle ore 9 il Cardinale Vesco dirà messa in Maria Ausiliatrice, dopo la messa incontrerà nella sala don Bosco sacerdoti, religiose e religiosi che vorranno intervenire. Ha scritto Alessandro Banfi, uno dei curatori con Michele Brignone , Martino Diez Lorenzo Fazzini, Caudio Fontana e Michele Pellegrino, « Nessuno dei diciannove martiri è stato colpito in solitudine – compresa suor Odette Prévost che pure è morta da sola, perché l’altra sorella del Sacro Cuore di Gesù, Chantal Galicher, è sopravvissuta –, forse un segno che la scelta di rimanere non è mai stata del singolo individuo, ma è maturata in comunione con altri» .Al vescovo di Orano Claverie, è toccato di morire con un giovane musulmano che lo accompagnava quel giorno. La sua tomba, nella cattedrale di Orano , è accessibile da una porticina per permettere ai musulmani di visitarlo e rendergli omaggio. «I diciannove beati martiri d’Algeria», scrive ancora Banfi, «hanno lasciato opere, segni concreti: una scuola di cucito, una biblioteca, un dispensario medico… Papa Leone nella sua visita in Algeria il 13 aprile ha reso omaggio a questo “dialogo della vita”. Loro continuano a provocare, con la loro intercessione, piccoli e grandi fatti. Ha scritto Joseph Ratzinger che i santi sono come le porte delle chiese, sono sempre un tramite, un passaggio, un’occasione. Per arrivare ad altro. E anche per i diciannove succede così»

 

Urta contro auto parcheggiata e si capovolge dopo lo schianto

Auto si schianta contro un’altra parcheggiata e poi si ribalta. Questo l’incidente avvenuto nella prima mattinata di oggi a Nichelino, in via Casalegno all’altezza del parcheggio del supermercato Coop di piazza Moro.

Secondo le prime ricostruzioni, un’Alfa Romeo Giulietta ha urtato una Fiat Qubo ferma a bordo strada, trascinandola via e ribaltandosi dopo l’impatto. Il conducente non ha subito ferite. Sul posto le ambulanze del 118 Azienda Zero, rientrate a vuoto.

Intervenuti i vigili del fuoco di Torino Lingotto per la messa in sicurezza delle vetture, mentre la polizia locale ha effettuato i rilievi per ricostruire la dinamica. I disagi al traffico sono stati limitati.

VI.G