POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Il centrodestra in affanno con la leadership che da sola non basta più
POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Il centrodestra in affanno con la leadership che da sola non basta più
Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato
L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)
Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.
Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.

Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.
Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.
Alessia Cagnotto
Domenica 5 luglio 2026 si è svolta l’ultima giornata dell’undicesima edizione dell’ormai tradizionale manifestazione di cultura, folklore e sport giapponesi Torino Matsuri, che quest’anno ha raddoppiato non solo le presenze, ma anche le attività, gli stand, i talk, le presentazioni e gli spettacoli, confermandosi sempre più un presidio territoriale dal punto di vista sociale, educativo, culturale e sportivo.
Anche la presenza delle istituzioni è stata particolarmente numerosa e qualificata. La manifestazione è stata onorata dalla partecipazione del Console Generale Aggiunto del Giappone a Milano, Mitsuhiro Wada, che ha aperto i saluti istituzionali ponendo l’accento sui riconoscimenti ottenuti dall’Associazione Yōshin Ryū da parte del Ministero degli Affari Esteri del Giappone. A seguire, fra gli altri, è intervenuto il Vicepresidente della Regione Piemonte e Assessore Maurizio Marrone, il quale ha sottolineato come il taglio culturale dato all’evento dall’Associazione Yōshin Ryū, organizzatrice della manifestazione, abbia sempre incontrato la sua stima e anche la sua simpatia per la capacità di coniugare perfettamente valori tradizionali, innovazione, apertura e creatività.
A nome del Consiglio Comunale di Torino è intervenuta la Presidente del Consiglio, Maria Grazia Grippo, ricordando come ricorrano i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia e come i rapporti tra i due Paesi, da sempre floridi, siano particolarmente solidi in questo momento storico. Ha inoltre colto l’occasione per ricordare il ventesimo anniversario del gemellaggio tra le città di Torino e Nagoya, in occasione del quale, tra l’altro, l’Associazione Yōshin Ryū ha partecipato ai festeggiamenti svoltisi presso il Polo del ‘900 lo scorso dicembre.
Successivamente è intervenuto il Presidente della Circoscrizione 7, Gian Luca Deri, che, da padrone di casa, ha evidenziato l’eccezionalità del lavoro svolto e dei risultati raggiunti dalla Yōshin Ryū, capace di trasformare in un luogo di accoglienza e di proposte positive un’area che, con ogni probabilità, sarebbe altrimenti stata abbandonata all’incuria, se non all’illegalità. Per questi motivi ha ringraziato i rappresentanti delle istituzioni, esprimendo un particolare apprezzamento per l’attenzione riservata a un progetto di questo tipo da parte della Fondazione CRT, della sua Presidente, la Professoressa Anna Maria Poggi, e del consigliere Giampiero Leo che, ha aggiunto Deri, «pur cambiando incarichi, non ha mai smesso di esserci vicino e sostenerci, fin quasi dai tempi di Cavour».
L’ultimo intervento, quello del Coordinatore della Commissione Cultura della Fondazione CRT, Giampiero Leo, si è incentrato sul fatto che l’esperienza della Yōshin Ryū e del progetto portato avanti da anni al Parco Crescenzio rappresentino non solo un’iniziativa meritoria sotto tutti gli aspetti – sociali, culturali e aggregativi – ma anche un caso talmente virtuoso da non aver mai suscitato dubbi, neppure tra le forze politiche più distanti, circa il valore del lavoro svolto. Lo stesso Leo si è inoltre interrogato sul perché il criterio della costruzione del bene comune, al di là di faziosità e ideologismi, non possa essere riproposto anche in altri ambiti, con un sicuro vantaggio per l’intera società.
Ha concluso l’incontro, affiancato dalla vicepresidente dell’Associazione Culturale Yoshin Ryū, Giada Turtoro, il Presidente e fondatore dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Yōshin Ryū, Cesare Turtoro. Nel suo intervento ha ringraziato tutte le istituzioni e gli amici presenti, sottolineando l’importanza di costruire un ponte culturale tra il nostro Paese e il Giappone. Ha inoltre ricordato come, nella storia ormai quasi cinquantennale dell’Associazione, abbia avuto modo di incontrare personalità politiche che hanno creduto nel bene comune e nella formazione delle nuove generazioni, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Rivolgendosi infine al numerosissimo pubblico presente, ha ribadito quanto la politica continui a essere fondamentale per un Paese democratico come il nostro e come, di conseguenza, la partecipazione popolare possa essere pluralista, ma debba sempre essere ampia e consapevole.
Cocconato è un magnifico Comune adagiato in cima ad una collina del Monferrato astigiano, ad un’altitudine di 491 metri. Dista circa 30 km da Asti e 50 km da Torino e deve il suo nome all’espressione latina cum conatu che indicava lo sforzo che si doveva compiere per raggiungere l’abitato. Per il suo clima gradevole è chiamato la “Rivera del Monferrato”: gli inverni sono infatti più miti rispetto ai paesi vicini e le estati sono invece più fresche. Dal suo belvedere la vista spazia su vigneti e boschi, fino alle candide vette delle Alpi.
Oggi Cocconato è uno dei Borghi più Belli d’Italia ed è stato insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.
Dal X secolo fino al 1586 fu capitale di una Nazione autonoma retta dalla famiglia Radicati e che comprendeva ben 47 feudi, tra i quali Aramengo, Marmorito, Passerano, San Sebastiano da Po e Robella. I Radicati riconoscevano come autorità superiore soltanto quella dell’Imperatore dei Romani e basavano la loro economia sui diritti di passaggio. Ogni quattro anni eleggevano il loro capofamiglia tra i membri dei rami più importanti del casato ed egli governava la Nazione proprio da Cocconato.
Nel 1586 i Radicati si sottomisero ai Savoia, pur mantenendo ampi poteri feudali e dal 1589 al 1598 batterono moneta al Castello di Passerano. Nel 1734 i diversi rami si divisero i possedimenti, ponendo così fine alla consortile. Alcuni di essi si sono estinti, mentre altri sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, tra questi i Radicati di Brozolo e quelli di Passerano.
Dopo aver posteggiato l’auto in Piazza Cavour, il primo edificio che ho potuto ammirare è stata la Chiesa della Santissima Trinità, voluta dalla popolazione come voto contro la peste ed ultimata nel 1667. Ubicata in prossimità della porta detta “di Mercato Vecchio”, presenta una navata unica con volta a botte affrescata nel 1863 da Carlo Antonio Martini. L’altare maggiore, attribuibile a un artigiano valsesiano della seconda metà del XVII secolo, presenta una pala con l’incoronazione della Vergine attribuita alla bottega di Guglielmo Caccia detto “il Moncalvo”, celebre pittore attivo a Corte e definito anche “il Raffaello del Monferrato”.
Dopo una breve passeggiata in Via Roma, sono giunto al quattrocentesco Palazzo Comunale, costruito come propaggine meridionale del castello dei Conti Radicati. Raro esempio in Piemonte di edificio civile in stile tardo-gotico lombardo, è caratteristico per i suoi portici ad arco a sesto acuto sotto i quali si trovano piccole botteghe artigianali. La sua facciata è caratterizzata da eleganti finestroni ad arco con formelle in cotto decorato. Il suo cortile è detto “del Collegio” per via dell’antica sede della scuola per l’insegnamento della grammatica, della retorica e dell’umanità, fondata nel 1754.
Salendo ancora sono giunto Chiesa di Santa Maria della Consolazione, il principale edificio religioso del paese, inaugurato nel 1689. A navata unica con volte a botte, presenta otto cappelle laterali, alcune delle quali un tempo appartenute alle famiglie nobili del luogo. Nella chiesa sono custoditi splendidi dipinti, tra i quali uno appartenente alla scuola di Guglielmo Caccia e uno di Giovanni Francesco Sacchetti.
La pala absidale realizzata nel 1731 dal pittore valsesiano Vitaliano Grassi e raffigurante la Madonna della Consolazione ed i santi Fausto e Felice, patroni di Cocconato, è la più antica rappresentazione iconografica dell’abitato.
E’ quindi è apparsa alla mia vista la Torre dei Radicati, ultimo frammento superstite del castello che un tempo dominava Cocconato. Il maniero, costruito nel X secolo, venne definitivamente distrutto nel 1556 dal generale francese Carlo I di Cossé, Conte di Brissac. Il centro del potere dei Radicati venne spostato al Castello di Passerano, ancora oggi di proprietà della famiglia.
Del maniero di Cocconato rimase intatta solo la torre che tra il 1809 e il 1814 ospitò una stazione per il telegrafo utilizzato per le comunicazioni tra Italia e Francia. Demolita nel 1836, al suo posto sorse un mulino a vento, che dopo soli 15 anni di attività venne dismesso e trasformato in abitazione. Quel che rimaneva della torre venne completato superiormente con un terrazzo praticabile, mentre all’interno furono ricavati due piani abitativi.
Una visita a Cocconato è anche l’occasione di degustare i suoi prodotti tipici, tra i quali la celebre robiola, un formaggio fresco tipico piemontese, noto per la sua cremosità e il sapore delicato, già molto apprezzato nei Seicento; il prosciutto crudo e gli eccellenti vini, già molto amati da Casa Savoia.
Ogni anno nel mese di settembre il paese si riempie di vita con due importanti manifestazioni.
Da venerdì 4 a domenica 6 settembre 2026 si terrà CoccoWine, uno degli appuntamenti enogastronomici più importanti Piemonte, giunto alla XXV edizione, in occasione del quale il borgo si trasformerà in una “strada del vino” a cielo aperto, con degustazioni, prodotti tipici, banchi d’assaggio e cantine aperte.
L’ultimo fine settimana di settembre, quest’anno quello del 26 e 27, viene invece organizzato il Palio degli Asini, evento che vede sfidarsi i sette borghi del paese, ognuno con i propri colori, simboli e tradizioni. Il vincitore si aggiudica il drappo, un’opera d’arte tessile che ogni anno viene realizzata da artisti diversi.
Questa tradizione, risalente al 1970, affonda le radici tra il XIII e il XV secolo, quando un violento incendio colpì il castello dei Radicati e gli abitanti del borgo accorsero in loro aiuto raccogliendo acqua in un ruscello che scorreva a valle e portandola al maniero in botti caricate a dorso dei loro asini. I feudatari, in segno di riconoscenza, decisero di dar vita ad una corsa di asini, mettendo in palio lo stendardo del loro casato.
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 57° edizione, prevede anche il corteo storico con centinaia di figuranti in abiti medievali. Dame, cavalieri, notabili, contadini, streghe e soldati sfilano per le vie di questo magnifico borgo permettendo agli spettatori di fare un salto indietro nel tempo.
Si comincia il terzo fine settimana di settembre, quest’anno quello del 19 e 20, con la fiera medievale lungo Via Roma, in occasione della quale ogni borgo allestisce bancarelle di artigianato e stand enogastronomici. Il tutto è accompagnato da rievocazioni storiche con giullari, falconieri, cartomanti e artisti di strada. Sabato 19 verrà investito il Capitano del Palio, mentre il giorno seguente verrà organizzata una sfilata dal municipio alla chiesa parrocchiale, dove durante la S. Messa verranno benedetti i gonfaloni.
Sabato 26 si terranno la sfilata storica dei nobili e del Capitano del Palio e il grande banchetto medievale nel Cortile del Collegio, mentre il giorno dopo rappresenterà il vero e proprio cuore della manifestazione: nel pomeriggio si terranno infatti il grande corteo storico e la corsa degli asini.
ANDREA CARNINO
Archiviato il successo della bipersonale di Cristiano Sandonà e Lara Valentino, Ad Maiora Art inaugura un nuovo appuntamento dedicato all’arte contemporanea. Dal 10 al 17 luglio (chiusura lunedì 13), la galleria di via Santa Maria 4/C ospiterà “Visioni Contemporanee”, mostra collettiva a ingresso libero che riunisce artisti accomunati da linguaggi e percorsi espressivi diversi, tra sperimentazione e richiami alla tradizione.
L’inaugurazione è in programma venerdì 10 luglio, dalle 17.30 alle 18, con un vernissage aperto al pubblico. L’esposizione segna anche l’introduzione del nuovo orario estivo della galleria, visitabile dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20, una scelta pensata per favorire una partecipazione più ampia e rispondere alle esigenze di studenti, lavoratori e appassionati.
«Vogliamo rendere l’arte sempre più accessibile e vicina alle persone», spiegano i fondatori Alessio Torzi e Andrea De Benedictis, ribadendo la volontà di promuovere uno spazio aperto, inclusivo e capace di coinvolgere pubblici sempre più eterogenei.
Tra gli artisti presenti figurano Daniele Bertuglia, Galileo Marino, Emanuele Longo, Chiara Renda, Vania Perale, Susanna Dore, Sam Vikers, Giorgio Patrignani e Nicolette Juhasz. Con questa nuova collettiva, Ad Maiora Art conferma il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo tra differenti sensibilità creative.
Enzo Grassano
Slow Food celebra Carlo Petrini: 40 anni di impegno per la biodiversità a Terra Madre Salone del Gusto 2026
Dal 24 al 27 settembre 2026, il centro di Torino ospita la 16ª edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dedicata ai 40 anni di Slow Food Italia. Il tema scelto, “Biodiversity – Be Diversity”, richiama il valore della biodiversità in tutte le sue forme – naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale – e rende omaggio all’eredità di Carlo Petrini, fondatore del movimento.
Presentando l’evento, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini ha ricordato come Slow Food sia nata per cambiare il modo di concepire il cibo e il tempo, ribadendo che il movimento è oggi più che mai impegnato a portare avanti la visione di Petrini.
La manifestazione coinvolgerà il cuore di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, trasformando piazze, musei e luoghi storici in spazi di incontro, confronto e partecipazione. I primi eventi prenotabili sono disponibili sul sito ufficiale.
Il programma prevede il grande Mercato dei produttori, i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto, conferenze, Laboratori del Gusto, incontri con cuochi, studiosi e attivisti internazionali, attività educative e l’Enoteca di Terra Madre. Attesi oltre 1.500 delegati da più di 120 Paesi, che parteciperanno anche all’Assemblea della Fondazione Slow Food ETS.
Tra gli ospiti figurano, tra gli altri, Satish Kumar, Alice Waters, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Moni Ovadia, Max Casacci e Fulvio Marino.
Le istituzioni locali, con le parole del governatore Cirio e del sindaco di Torino Lo Russo hanno sottolineato il valore dell’evento come occasione per rafforzare il ruolo internazionale di Torino e del Piemonte, promuovendo un modello alimentare sostenibile e valorizzando le eccellenze agroalimentari del territorio.
Per informazioni e prenotazioni: https://2026.terramadresalonedelgusto.com.
Il confronto arriva dopo la richiesta del Partito Democratico per definire una strategia condivisa di sostegno al comparto.
Il presidente della Regione Alberto Cirio ha aperto la seduta ricordando come il settore viva oggi una fase caratterizzata da “luci e ombre”. Da un lato le difficoltà provocate dalle tensioni geopolitiche, dai dazi commerciali e dal rallentamento della domanda mondiale; dall’altro un dato che distingue il Piemonte dal resto del Paese: nel primo trimestre del 2026 è infatti l’unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.
Per Cirio questo risultato “dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali”.
Il presidente ha inoltre ricordato “l’impegno economico della Regione a favore del comparto. Le risorse complessivamente destinate al settore sono oltre 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi”.
L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale.
“Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli”, ha spiegato, indicando nell’apertura verso nuovi mercati la principale strategia per il futuro del comparto.
Per sostenere questo percorso nascerà il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all’Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.
Bongioanni ha ricordato inoltre che nel solo 2026 sono programmati 66 eventi di promozione in Italia e all’estero nei quali il vino rappresenterà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035, al livello nazionale fino alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.
Nel corso del dibattito Domenico Ravetti (Pd) ha ribadito la necessità di un confronto più ampio con tutto il comparto, sottolineando come la fase della cautela debba lasciare spazio a interventi concreti e differenziati. A suo giudizio il nodo comune resta quello della gestione delle eccedenze, pur nella diversità delle situazioni territoriali.
Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, chiedendo inoltre chiarimenti sugli effetti che i dazi internazionali stanno producendo sul sistema vitivinicolo piemontese.
Per Fabio Carosso (Lega) la qualità del vino piemontese non è in discussione e le difficoltà derivano da una crisi globale dei mercati. Ha evidenziato come le piccole aziende e un giornalismo dedicato abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.
Fabio Isnardi (Pd) ha chiesto quali misure concrete siano previste per sostenere le cantine sociali, ritenendo indispensabili interventi strutturali anche per evitare fenomeni speculativi.
Alberto Avetta (Pd) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di prevenire future criticità anche per produzioni oggi meno esposte, come l’Erbaluce di Caluso.
Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.
Mauro Calderoni (Pd) ha indicato nei vini dealcolati uno dei segmenti sui quali il Piemonte potrebbe investire per ampliare la propria presenza sui mercati internazionali.
Infine, Marco Protopapa (Lega) ha invitato il settore ad affrontare con realismo i cambiamenti in corso, sostenendo la necessità di accompagnare gli agricoltori verso scelte come la riduzione delle produzioni, la diversificazione e un nuovo patto tra istituzioni e mondo agricolo.
MB Ufficio stampa CRP
Nel santuario torinese di piazza Santa Rita da Cascia, con un gesto cristianamente dubbio e poco credibile considerate le sue convinzioni religiose, Carletto accese una candela davanti alla statua della santa degli Impossibili ringraziandola, confidando nella sua divina intercessione affinché venisse mantenuta nel tempo quella grandissima invenzione che gli anglofoni chiamavano smart working e gli autoctoni avevano tradotto in lavoro agile. A dire il vero, almeno per lui e per chi apparteneva a quello che alcuni ribattezzarono “il club degli opossum”, la parola lavoro provocava un naturale rigetto, una sorta di eritema dell’animo. Cerimonioso, abilissimo a svicolare gli impegni e a rendersi quasi invisibile per schivare il lavoro, Carletto aveva interpretato a modo suo il lavoro a distanza, da casa. Omettendo il riferimento a tutto ciò che significasse attività, servizio, impiego, mansione, compito, responsabilità, azione oppure risultato si era concentrato sulla parte dell’agile da intendere come un processo di inoperosità, massima aspirazione per coloro che non provavano alcun rimorso nell’essere dei perdigiorno, degli scansafatiche. Pazienza se poi questo atteggiamento sfociasse nell’imbroglio o nella truffa, ingannando il prossimo e principalmente chi gli aveva affidato il lavoro.

Rosina, sua socia in tutto e per tutto (aspetti sentimentali a parte), la pensava ovviamente alla stessa maniera. Erano davvero una bella coppia e, affidandosi all’immortale capolavoro di Collodi, non si faticava a identificarli con il gatto e la volpe. O con l’opossum e la sua nota strategia di fingersi morto per scoraggiare i predatori. Solo che, nel caso dei due, si trattava di un buon modo per schivare lavoro e impegni, infrattandosi al fine di rendersi indivisibili e silenziosi. Il lavoro reclamava attenzione e presenza? Chissenefrega e buonanotte ai suonatori, tanto c’era sempre qualcuno sul quale si poteva, in qualche maniera, scaricare le incombenze. Rosina era nipote di Mario, conosciuto dai più come “il Mario pulito”, uno stradino originario della provincia di Rovigo il quale, mantenendo fede al suo soprannome, aveva sempre e tenacemente operato per ottenere con il minimo sforzo la massima resa dalla sua attività. A differenza di sua moglie Maria che si “tirava nera” a lavorare, lui era diventato famoso per la proverbiale abilità a sdraiarsi ai bordi della strada dove, disteso su un vecchio plaid, allungava le mani nelle cunette per estirpare le erbacce con movimenti tanto lenti quanto studiati. Ben attento a non faticare troppo e a non sporcarsi gli abiti. Se ne accorse anche il vecchio cavaliere Hoffman, pentendosi amaramente di avergli offerto il lavoro di giardiniere nel parco della sua villa. Il buon Mario si sdraiava sotto gli alberi sul finire dell’estate in pigra attesa che le foglie cadessero e solo quand’erano tutte a terra, con una gran flemma, iniziava a raccoglierle, una ad una. E lo stesso in primavera quando, dopo la sosta invernale dove veniva pagato per non far nulla, attendeva che l’erba crescesse fino ai polpacci per rasare il prato con il tosaerba riservandosi tutto il tempo che riteneva necessario. La nipote non poteva certo smentire quell’attitudine perché, come si usa dire, buon sangue non mente. Eppure i due, nonostante tutto, erano simpatici e nemmeno lontanamente paragonabili a Stella, conosciuta come “la gallina Maddalena”, parafrasando una canzone di Roberto Vecchioni. A parte l’idiosincrasia per il lavoro che, forse, poteva accomunarla a Carletto e Rosina ma in una versione molto più acuta, la sua personalità era contorta e poco raccomandabile. Falsa come il peccato di Giuda, cattiva d’animo e terribilmente pettegola, anche lei come la gallina Maddalena si credeva una faraona e ingrassava “senza fare mai le uova”. Piena di se e sempre pronta a cambiar bandiera, tagliuzzava i vestiti addosso al prossimo con la sua linguaccia ma non voleva essere criticata (“io, le cose, non le mando mica a dire… Io, le cose, non le faccio alle spalle. Non è vero che io non abbia mai torto: sono gli altri che non hanno mai ragione”). Quel posto di lavoro per lei era solo un rifugio all’ombra del politico compiacente e lo smart working lo intendeva non come lavoro a distanza ma la maggior distanza possibile dal lavoro che, peraltro, non era in grado di fare a causa dei propri limiti e dell’assenza di un seppur piccolo barlume di volontà. Ma come spesso capita le cose possono cambiare improvvisamente e non è detto che i cambiamenti siano in meglio. Anzi. E così capitò che un giorno finì il suo credito con la fortuna e dovette ridare indietro tutto ciò che aveva ottenuto con intrighi e piccole furbizie. In poche parole, dalla sera alla mattina, la gallina rimase “senza penne sul di dietro”. Ancora una volta quella canzone del grande maestro ritornava quasi fosse una condanna (“Maddalena dei lamenti, che stà lì, che aspetta e spera; Maddalena senza denti, vittimista di carriera; Maddalena dei padroni che van bene tutti quanti: le stanno tutti sui coglioni, però manda gli altri avanti”). Quelli che definiva i suoi santi in Paradiso caddero in disgrazia e per quanto manifestasse la sua disperazione, le toccò andare a lavorare in un fast food. Tra le otto e le dieci ore al giorno a friggere ali di pollo e patatine senza il conforto di un aeratore che funzionasse erano il risultato dell’applicazione della legge del contrappasso per chi, come lei, aveva sempre riso in faccia a chi era costretto a faticare per mettere insieme il pranzo con la cena. E lì la presenza al lavoro era obbligatoria, non facoltativa. Qualche volta capitò che dei conoscenti ai quali aveva riservato in passato le sue attenzioni, delle quali avrebbero fatto volentieri a meno, si fermassero a fare un boccone in quel locale canticchiando “Maddalena, Maddalé, Maddalena dei funamboli: prima c’era e poi non c’è, Maddalena, Maddalé; Maddalena dei tuoi comodi: basta che va bene a te; Maddalena dei pronostici: “io l’avevo detto che…”. Maddalena dei colpevoli: tutti quanti tranne te, Maddalena, Maddalé”.
Marco Travaglini
“La Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri esprime massima solidarietà e vicinanza ai due agenti della Polizia di Stato insigniti delle benemerenze civiche dal Comune di Torino dopo essere rimasti feriti nei gravi scontri legati al centro sociale Askatasuna.
Il riconoscimento conferito ai due operatori rappresenta un segnale importante di vicinanza istituzionale verso chi, ogni giorno, rischia la propria incolumità per garantire legalità, sicurezza e tutela dei cittadini. Al tempo stesso, l’USIC non può esimersi dal constatare con profondo rammarico e sconcerto l’assenza programmata di una parte della maggioranza comunale alla cerimonia ufficiale. Una scelta che assume un significato politico estremamente preoccupante, soprattutto perché riguarda la consegna di un riconoscimento a servitori dello Stato feriti nell’adempimento del proprio dovere.
Le istituzioni democratiche e la solidarietà verso chi rischia la vita per difenderle non dovrebbero mai essere oggetto di divisioni ideologiche o di calcoli politici. Quando un appartenente alle Forze dell’Ordine viene ferito mentre svolge il proprio servizio, la risposta della città e di chi la amministra deve essere unanime,compatta e priva di tentennamenti.
Chiediamo quindi al Sindaco Stefano Lo Russo cosa pensi del fatto che una parte della sua stessa maggioranza abbia scelto di disertare la consegna di un riconoscimento così solenne a due servitori dello Stato feriti dalle frange antagoniste. Scegliere di non partecipare a una cerimonia decisa dal suo stesso esecutivo non rischia forse di apparire come un messaggio politico contrario alle istituzioni, alla legalità e alla stessa linea assunta dalla Giunta?
Riteniamo che le Forze dell’Ordine, siano esse Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza o Polizia Locale, meritino rispetto assoluto e non una solidarietà a giorni alterni, subordinata agli equilibri delle coalizioni politiche locali.
Restiamo in attesa di una replica e di un segnale chiaro, capace di rassicurare non solo il personale in divisa che opera quotidianamente sul territorio torinese, ma tutti i cittadini che credono nello Stato, nella legalità e nelle sue regole”.
Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).
Torino, 8 luglio 2026
Venerdì 10 luglio, Ospedale Infantile Regina Margherita, Fondazione FORMA e Coldiretti Torino saranno insieme in ospedale per una giornata di sensibilizzazione sull’emergenza sanitaria legata ai cibi che fanno male e causano malattie rispetto al cibo che fa bene, previene complicazioni e migliora la qualità della vita.
A partire dalle 7:30 e fino alle 13:00, in piazza Polonia, di fronte all’Ospedale Regina Margherita, sarà presente il mercato degli agricoltori di Campagna Amica con i prodotti freschi delle aziende agricole e i prodotti confezionati realizzati dalle stesse aziende con pochi ingredienti mantenendo le caratteristiche nutrizionali di frutta, verdura, carne, latte, uova, grano etc.
Dalle 10:00 alle 12:00 sarà attivo nei reparti un laboratorio di educazione ambientale con la Fattoria didattica Roggero di Rivoli.
Dalle 11:00 alle 12:30 si terrà il convegno: L’importanza di una corretta alimentazione sulla salute dei bambini e sul futuro di salute in età adulta” con Luciana Accornero, presidente fondazione ospedale infantile Regina Margherita; Carlo Loffreda, direttore coldiretti Torino; Adriano Leli, direttore generale Azienda ospedaliera universitaria Regina Margherita OIRM Sant’Anna; Carlotta Salerno, assessora istruzione Comune di Torino; Federico Riboldi, assessore alla Sanità Regione Piemonte; Cristina Brizzolari, presidente Coldiretti Piemonte; Franca Fagioli, direttrice Dipartimento di patologia e cura del bambino – ospedale Regina Margherita; Michele Pinon pediatra gastroenterologo Ospedale infantile Regina Margherita; Marta Barosio psicologa Ospedale infantile Regina Margherita; Elisa Strona dietista Ospedale infantile Regina Margherita; Bruno Mecca Cici, presidente Coldiretti Torino.
La giornata fa parte dell’evento nazionale: “Campagna Amica per la salute” che prevede, venerdì 10 luglio, mercati contadini in settanta ospedali italiani per lanciare il primo patto nazionale tra agricoltori e medici per la salute dei cittadini, con l’obiettivo preciso di riportare al centro delle abitudini di consumo il cibo che fa bene, previene le malattie e migliora la qualità della vita, contrastando la diffusione degli alimenti che, al contrario, sono nocivi e aumentano il rischio di ammalarsi.
L’iniziativa, unica nel suo genere, è promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia insieme agli ospedali coinvolti.
«Con questa iniziativa – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo collaborare con il mondo sanitario nel diffondere tra i cittadini la consapevolezza che una corretta alimentazione dei bambini è una vera e propria patente di salute per il futuro. Allo stesso modo, vogliamo ribadire che gli agricoltori sono a disposizione con i loro prodotti a Km Zero venduti in forma diretta al banco o in azienda agricola. Vogliamo marcare la netta differenza di salute tra i prodotti naturali di origine contadina e i cibi che subiscono manipolazioni come nel caso dell’olio che viene miscelato per farlo diventare extravergine, passando per il grano trattato con il glifosate in pre-raccolta (pratica consentita in altri Paesi extra-ue e vietata in italia) fino ad arrivare ai cibi ultraformulati su cui esiste un collegamento diretto tra questi e ben 32 effetti avversi che riguardano in particolare la salute gastrointestinale, metabolica, respiratoria e cardiovascolare, oltre all’obesità. Da questa emergenza sanitaria nasce l’alleanza per difendere i cittadini e promuovere corretti modelli di consumo incentrati su cibi sani come primo fronte della prevenzione, rispetto ai rischi legati anche agli energy drink e prodotti pieni di additivi chimici».
«Abbiamo subito accolto con entusiasmo questa iniziativa – dichiara Luciana Accornero, Presidente di Forma – perché ci permette di finanziare più progetti legati all’alimentazione in età pediatrica, come ad esempio il recente acquisto di un’apparecchiatura per misurare lo stato di salute del fegato, il finanziamento di borse di studio dedicate ai disturbi alimentari ed il recente corso di cucina per i pazienti celiaci, affetti da morbo di Crohn e con steatosi epatica».
«Ringraziamo Coldiretti e Forma per questa lodevole iniziativa – dichiara Adriano Leli, direttore generale Ospedale Infantile Regina Margherita Sant’Anna -. Un evento all’insegna dell’educazione alimentare. È fondamentale aiutare i nostri bambini e le loro famiglie a comprendere le basi per una corretta alimentazione che possa garantire sempre più un futuro di salute».