Nei giorni scorsi agenti del Commissariato Barriera Milano hanno arrestato per spaccio due cittadini stranieri
Banche chiuse e bancomat vuoti nei paesi di montagna
Non solo gli Istituti di credito hanno chiuso molti uffici e filiali nei Comuni montani nelle ultime settimane, a causa dell’emergenza sanitaria. Molte banche hanno anche smesso di ricaricare i bancomat e le cassette di sicurezza non sono accessibili
Uncem (Unione comunità ed enti montani) continua a ricevere lettere di Sindaci indignati, non informati delle chiusure così come gli utenti. “Almeno un giorno o due la settimana le filiali potevano essere lasciate aperte – commenta Marco Bussone, Presidente Uncem, che ha scritto una nuova lettera stamani all’Abi, ai banchieri, al Ministro Gualtieri – Invece le banche più grandi in particolare hanno bloccato pure i bancomat, non ricaricandoli. Per avere qualche soldo in tasca, dai Comuni montani bisogna fare chilometri lungo la valle per un prelievo. E così anche per i depositi da parte di esercenti e altri operatori. Questa azione unilaterale non va assolutamente bene e non agevola i cittadini. Il rischio evocato dai Sindaci è che queste chiusure non siano temporanee, ma definitive. Ne abbiamo viste troppe negli ultimi anni e non vorremmo ne seguissero altre al termine dell’emergenza sanitaria”.
Uncem ha anche chiesto agli Istituti di Credito, in un nuovo “patto” da scrivere con i territori, di offrire gratuitamente i Pos a tutti gli esercizi commerciali delle aree montane, eliminando il canone e calmierando le commissioni. “Sarebbe un atto di attenzione per i territori – spiega ancora Bussone – che agevolerebbe gli operatori e i cittadini”
Garantivano cura contro il virus: denunciati
Una sorta di “ricetta” con la quale promettevano di curare il “coronavirus”
Questo si erano inventati P.F., settantenne e M.C.L. sessantenne, amministratori di una società di Peschiera Borromeo, nel milanese, da anni nel campo dei prodotti farmaceutici e degli integratori, denunciati dalla Guardia di Finanza di Torino nel corso di una vasta operazione.
Oltre 170.000 i prodotti parafarmaceutici e gli integratori sequestrati dai Finanzieri del Gruppo Torino che hanno condotto le indagini coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, Dott.ssa Tiziana SICILIANO coordinatrice del VI Dipartimento “Tutela della salute, dell’ambiente e del lavoro” e dal Dott. Mauro Clerici.
Le indagini hanno appurato come la coppia pubblicizzasse sul sito della società un vero e proprio “protocollo medico”, da loro ideato, il quale prevedeva la somministrazione di integratori che, sommati ad altre terapie non meglio specificate, avrebbero garantito una cura efficace contro il “Coronavirus”.
Ovviamente, di quanto reclamizzato dai due soggetti non si è rilevata alcuna fondatezza, ma solo una vera e propria frode in commercio, resa ancor più riprovevole visto il momento storico che il Paese sta attraversando.
La coppia, marito e moglie, già nota alle cronache per essere stati arresati per una vicenda che li aveva visti protagonisti per esercizio abusivo della professione medica e somministrazione di farmaci guasti o imperfetti, aveva ideato un ricettario medico che di medico e curativo aveva ben poco, soprattutto perché, per ora, una cura efficace contro il coronavirus non esiste.
I Finanzieri hanno oscurato i siti web della società nonché le pagine di un noto social network dove, tra l’altro, si esortavano gli utenti “…a leggere con attenzione e condividere…” i vari consigli medico-terapeutici, dispensati da P.F. in materia di “coronavirus”. È bene ricordare che P.F. medico non è.
Parte degli integratori e dei prodotti parafarmaceutici “cautelati” dai militari erano destinarti al mercato europeo, visto che la società coinvolta nell’indagine annoverava clienti in Francia, Austria, Germania e Svizzera.
Non solo cure mediche contro il coronavirus; gli inquirenti nel corso dell’operazione hanno anche scoperto come la coppia pubblicizzasse, con l’occasione, protocolli medici da seguire per contrastare anche forme gravi di patologie il tutto senza avere i titoli per esercitare la professione medica.
Cadavere nell’appartamento trovato dal 118
Nel pomeriggio di mercoledì, la Sala Operativa della Questura di Vercelli inviava due equipaggi della Squadra Volante poiché personale del 118 aveva rinvenuto il cadavere di un uomo all’interno di un appartamento
L’alloggio si presentava in disordine e in pessimo stato igienico sanitario.
Al suo interno gli operatori identificavano un cinquantenne vercellese con evidenti problemi psichiatrici.
Nella salone dell’appartamento, sdraiato sopra al divano, veniva rinvenuto il cadavere di un uomo che appariva in avanzato stato di decomposizione, con tracce ematiche vicino al naso e alla bocca, motivo per cui non potendo escludere, in una prima fase, che si trattasse di azione violenta, interveniva sul posto anche la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica.
Si precisa che a trovare il cadavere era stata l’Operatrice Socio Sanitaria che assiste quotidianamente il soggetto psichiatrico, la quale, mentre si stava occupando di riordinare la casa, sentiva uno sgradevole odore, motivo per cui decideva di controllare la sala da pranzo e, una volta aperta la porta, notava la presenza di un uomo, adagiato su un letto, che non dava segni di vita.
Il medico legale, nel frattempo giunto sul posto, dopo aver ispezionato il cadavere, ipotizzava che il decesso potesse essere avvenuto per cause naturali.
Gli Agenti riuscivano ad indentificare il deceduto, privo di documenti, che presentava due tatuaggi ben visibili, per un cinquantasettenne torinese con numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio.
Allo stato, in attesa dei risultati dell’autopsia disposta dall’A.G., sono in corso indagini per valutare il perchè l’uomo fosse ospitato in quell’appartamento e più in generale del legame che legava il morto con il proprietario di casa.
Si segnala, infine, che l’appartamento veniva sequestrato e il soggetto psichiatrico affidato al suo tutore giudiziale.
La sperimentazione avvenuta su un primo paziente ha dato esiti positivi e adesso, grazie alla generosità dell’azienda produttrice, nella struttura piemontese si aspettano altre 20 maschere
Maria Pia Hospital di Torino, Ospedale di Alta Specialità accreditato con il SSN che fa parte di GVM Care & Research, è la prima struttura ospedaliera in Piemonte a servirsi delle maschere da snorkeling full face, prodotte da una nota azienda di articoli sportivi e riadattate, grazie al genio di brillanti menti italiane, in respiratori per pazienti Covid. La prima di queste maschere Anticovid, che era stata regalata a Maria Pia Hospital dal dott. Claudio Zanon dell’Ospedale Valduce di Como, è stata sperimentata su un paziente con ottimi risultati e adesso la struttura è in attesa di riceverne altre 20, grazie alla generosità dell’azienda produttrice.
“Queste maschere vengono impiegate sui pazienti Covid in deficit di ossigeno, ma anche sui pazienti estubati e in tuti i pazienti con polmonite di grado intermedio che non necessitano di intubazione – spiega Sebastiano Marra, Direttore del dipartimento Cardiovascolare di Maria Pia Hospital –. Il grande vantaggio di questi dispositivi è che permettono un alto flusso di ossigeno senza dispersioni: grazie alla valvola d’emergenza brevettata e stampata in 3D, utilizzano 15 litri di ossigeno al minuto contro i 30 dei respiratori tradizionali, a parità di effetti terapeutici. Inoltre, rispetto al tradizionale sistema CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), sistema di ventilazione meccanica a pressione positiva continua costituito da un pallone di plastica, rumoroso e ingombrante, queste maschere sono silenziose e più confortevoli per il paziente e permettono qualsiasi decubito, sia prono che supino, che nei pazienti con polmonite bilaterale è molto importante. Questo rappresenta un grande aiuto per tutto il personale: con i respiratori tradizionali cambiare il decubito del paziente con polmonite richiede il coinvolgimento di tre infermieri, mentre con questo sistema ne basta uno”.
Maria Pia Hospital è uno degli ospedali scelti per diventare Covid Hospital in virtù dell’esperienza trentennale maturata nella gestione delle emergenze e urgenze di cardiochirurgia e della capacità della sua Terapia Intensiva.
“Non tutte le Terapie Intensive sono adatte per accogliere paziente Covid positivi, perché la portata degli impianti di ossigeno deve essere superiore agli standard – spiega Alessandro Morteo, direttore sanitario di Maria Pia Hospital –. Prima di questa emergenza in nessun ospedale è mai stato necessario erogare così tanto ossigeno in contemporanea per così tanti pazienti. Ma di fronte a questa situazione straordinaria, e grazie all’esperienza del nostro Gruppo – GVM Care & Research – siamo stati in grado di adattare in soli 4 giorni una struttura di Alta Specialità in Cardiochirurgia in un Covid Hospital. Ad oggi abbiamo 71 pazienti, di cui 8 in terapia intensiva e 63 nei reparti di media intensità e tra pochi giorni a questi si aggiungeranno altri 27 letti, per un totale di 98 posti letto disponibili”.
Montaldo, il paese che non fa entrare il coronavirus
Il comune di Montaldo è finito sul prestigioso quotidiano the Guardian, che ha narrato l’aneddoto tra storia e leggenda dell’antico pozzo per irrigare i campi creato sotto Napoleone
C’è un legame tra l’acqua “miracolosa” e il fatto che nel paese della collina torinese non c’è un solo contagiato dal coronavirus?
Il sindaco Sergio Gaiotti minimizza e dice che il “miracolo” è frutto dello scrupoloso rispetto delle norme di isolamento da parte dei 700 abitanti del borgo. Con orgoglio il primo cittadino spiega che il suo Comune è stato il primo a distribuire a tutte le famiglie le quasi introvabili mascherine e che ogni 5 o 6 giorni si provvede a disinfettare le strade a fondo. L’acqua del pozzo non si beve ormai da tempo a Montaldo. Ma si dice che alcuni soldati napoleonici malati di polmonite la bevvero e guarirono…
La Giunta comunale ha deciso di prorogare l’apertura della Ztl Centrale e di bloccare il pagamento dei parcheggi nelle strisce blu fino al prossimo 18 aprile
La sindaca Chiara Appendino e l’assessora ai Trasporti, Maria Lapietra, hanno assunto tale decisione a seguito della decisione del governo che ha prorogato a dopo Pasqua le misure di contrasto al coronavirus.
Il Commissario della Città della Salute e della Scienza di Torino Giovanni La Valle ha confermato Valter Alpe quale Direttore amministrativo.
Ha nominato Lorenzo Angelone nuovo Direttore sanitario aziendale, che prenderà servizio a partire da lunedì 6 aprile 2020. Il dottor Angelone è attualmente il Direttore di Distretto Area Metropolitana Sud dell’Asl To3 ed in precedenza é stato Direttore dei Distretti di Val Chisone / Germanasca e Val Pellice.