Il centro di Torino tra storia e sapori: un viaggio nelle piazze del gusto

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che sa sorprendere in molti modi. La sua eleganza sabauda si mostra nelle piazze monumentali, nei palazzi reali, nei portici che sembrano fatti apposta per passeggiare a ogni ora del giorno. Ma ciò che spesso colpisce chi arriva in città è la capacità del capoluogo piemontese di far convivere bellezza e buona cucina. Non serve spostarsi nei quartieri nascosti o nelle trattorie di periferia per scoprire piatti autentici: basta rimanere nel cuore pulsante della città, nelle piazze che hanno fatto la storia, per incontrare ristoranti e locali capaci di portare in tavola l’essenza del Piemonte e non solo. Un itinerario ideale parte da piazza Vittorio Veneto, si allunga fino a piazza Castello e si conclude in piazza San Carlo, tre luoghi che rappresentano anche tre anime gastronomiche diverse, ma ugualmente seducenti.
Piazza Vittorio: foto Vincenzo Solano per il Torinese

 

Piazza Vittorio e il Porto di Savona, un ponte tra mare e montagna
Tra le piazze più grandi e scenografiche d’Europa, piazza Vittorio è da sempre un punto d’incontro per torinesi e turisti. Qui, incorniciato dai portici e con lo sguardo che corre verso la Gran Madre, si trova il Porto di Savona, un ristorante che è ormai un’istituzione. La sua storia è antica, e il nome stesso richiama quel legame che Torino ha sempre mantenuto con la Liguria: un filo ideale che collega la capitale sabauda al mare. Entrare al Porto di Savona significa vivere un’esperienza culinaria completa, capace di unire la cucina piemontese alle suggestioni marinare.
Il menù spazia dalle ricette della tradizione regionale, come gli agnolotti del plin al sugo d’arrosto, piccoli scrigni di pasta che racchiudono un ripieno di carni miste, ai tajarin conditi con un burro profumato e, nelle stagioni giuste, con una pioggia di tartufo bianco d’Alba. Accanto a questi piatti, che profumano di colline e di cascine, si trovano proposte che guardano al mare: trofie al pesto, preparate con un basilico che sprigiona tutta la freschezza ligure, o un risotto ai frutti di mare che ricorda le trattorie dei porti. Tra i secondi spiccano il brasato al Barolo, cotto lentamente fino a diventare tenerissimo, e i fritti misti di pesce, leggeri e croccanti, che fanno viaggiare con il pensiero fino alla Riviera.
Il Porto di Savona è un luogo che riesce a mettere d’accordo tutti: chi cerca la sostanza dei piatti di carne trova soddisfazione, così come chi predilige la delicatezza del pesce. E poi ci sono i dolci, autentiche carezze finali: il bunet al cacao e amaretti, la panna cotta vellutata, i semifreddi che giocano tra cremosità e freschezza. Il tutto servito in un ambiente che conserva il fascino di un tempo, con un servizio attento ma mai invadente. Sedersi qui, in piena piazza Vittorio, significa assaporare la tradizione senza rinunciare al piacere della posizione più centrale e vivace di Torino.
Piazza Castello, tra solennità e cucina piemontese
Proseguendo verso il cuore istituzionale della città si arriva in piazza Castello, centro politico e cerimoniale fin dall’epoca dei Savoia. Qui si respira un’atmosfera più austera, con i palazzi reali e i portici che incorniciano lo spazio aperto. Ma basta entrare nei locali della zona per scoprire un lato più caldo e conviviale, quello della cucina.
I ristoranti che si affacciano su piazza Castello puntano a valorizzare la tradizione piemontese, declinata in mille sfumature. Non mancano i grandi classici: tajarin sottilissimi, tirati a mano, conditi con ragù di carne o semplicemente con burro e salvia; la battuta di fassona, cruda, tenera e saporita, che rappresenta una delle eccellenze assolute della regione; la bagna cauda, servita con verdure di stagione, per chi desidera vivere un’esperienza autenticamente piemontese anche nel cuore della città.
Molti locali, però, scelgono anche di sperimentare, proponendo versioni moderne dei piatti tradizionali. Così si possono incontrare ravioli ripieni di verdure con riduzioni leggere, carni cucinate a bassa temperatura per esaltare i sapori, o dolci che giocano con ingredienti locali come la nocciola delle Langhe e il gianduia. L’atmosfera è resa unica dalla cornice storica: cenare qui significa mangiare sotto lo sguardo dei palazzi sabaudi, in un luogo che racconta secoli di storia e che allo stesso tempo sa accogliere chi cerca il piacere del buon cibo.
Piazza San Carlo, il salotto torinese tra caffè e raffinatezza
E poi c’è piazza San Carlo, spesso definita il “salotto di Torino”. Con le due chiese gemelle a fare da quinta scenografica e la statua equestre di Emanuele Filiberto al centro, questa piazza è il cuore elegante della città. Qui i protagonisti sono soprattutto i caffè storici, veri e propri templi della cultura torinese.
Entrare in uno di questi locali significa fare un salto nel passato: sale decorate, specchi, lampadari e un’atmosfera che richiama le discussioni politiche e letterarie dell’Ottocento. Ma non è solo questione di storia: i caffè di piazza San Carlo offrono piatti caldi e veloci per chi vuole concedersi una pausa, ma soprattutto dolci e specialità che hanno reso Torino celebre. Il gianduiotto, con la sua inconfondibile cremosità; il bicerin, bevanda a base di caffè, cioccolato e panna che è un rito più che un semplice drink; le torte ricche e raffinate che accompagnano le chiacchiere pomeridiane.
Accanto ai locali storici, la piazza ospita anche ristoranti più moderni che offrono una cucina raffinata, capace di guardare al futuro. Si possono trovare menù degustazione che spaziano dal crudo di pesce a piatti vegetariani curati nei dettagli, fino a dessert che combinano tradizione e innovazione. Piazza San Carlo è il luogo perfetto per chi vuole vivere un’esperienza gastronomica completa, circondato dall’eleganza che solo il centro di Torino sa offrire.
Mangiare nelle piazze principali del centro di Torino significa vivere la città in tutte le sue sfaccettature. Piazza Vittorio con il Porto di Savona racconta il dialogo tra Piemonte e Liguria, tra terra e mare. Piazza Castello invita a scoprire i sapori più autentici e solenni della tradizione. Piazza San Carlo, infine, coccola con i suoi caffè storici e le proposte raffinate. È un itinerario che non delude mai: un viaggio a piedi tra architettura e storia, che diventa subito anche un viaggio di sapori.
NOEMI GARIANO

Esonerato Baroni!

 

Il Torino FC volta pagina e decide di esonerare Marco Baroni. La scelta, maturata già nella notte di domenica, arriva in un momento delicato della stagione, con la squadra chiamata a blindare definitivamente la salvezza.
Al suo posto è pronto Roberto D’Aversa, che ha firmato e in serata sarà in città per iniziare la sua nuova avventura in granata. L’obiettivo è chiaro: evitare cali di tensione e mettere al sicuro una classifica che, pur rassicurante, non consente distrazioni. Nelle ultime giornate, infatti, le rivali hanno accelerato, riducendo il margine di tranquillità.
Martedì il nuovo tecnico dirigerà il primo allenamento al Filadelfia, iniziando subito a lavorare sulla testa e sull’organizzazione della squadra. L’esordio ufficiale è in programma domenica alle 18 allo stadio Olimpico Grande Torino contro la SS Lazio, in una sfida che dirà molto sulla reazione del Toro al cambio in panchina per raggiungere la salvezza permanenza in serie A.

Enzo Grassano

Piemonte capitale della danza con NID PLATFORM 2026

La nuova piattaforma della danza italiana – TORINO 1-4 settembre. Fino al 13 marzo è aperta la call per partecipare

Sarà il Piemonte ad ospitare nel 2026 la decima edizione di NID Platform – La nuova piattaforma della danza italiana, prestigiosa vetrina itinerante ideata per promuovere e diffondere la più recente produzione coreografica nazionale nel contesto italiano e internazionale. In programma dal 1 al 4 settembre 2026 si svolgerà a Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, chiamando a raccolta artisti e personalità di spicco nonché programmatori e distributori italiani e stranieri, istituzioni, giornalisti e appassionati che, come in un vero e proprio festival, potranno assistere a un programma articolato di spettacoli e performance.

Le sedi principali dell’evento condividono una natura comune: sono luoghi che un tempo appartenevano al paesaggio della produzione industriale e che oggi sono diventati presìdi permanenti per la produzione e la diffusione culturale. Questo legame profondo con il territorio costituisce il fil rouge tematico e spaziale dell’edizione 2026, intitolata Coreografie del possibile. La manifestazione abiterà questi spazi nella loro dimensione trasformativa, generando visioni artistiche in dialogo con la memoria e l’identità dei luoghi.

Fino al 13 marzo è aperta la call per sottoporre la propria candidatura all’edizione 2026, con le due consuete sezioni: Programmazione e Open Studios, quest’ultima dedicata a progetti coreografici, in fase di lavorazione e sviluppo. Tutti i dettagli sono consultabili sul sito nidplatform.it.

L’immagine guida dell’edizione piemontese è dell’artista Cristian Chironi, grazie alla collaborazione con Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

«L’assegnazione al Piemonte della NID Platform 2026, che si svolgerà a Torino a settembre 2026, rappresenta un riconoscimento di rilievo nazionale e il risultato di un lavoro strutturale portato avanti dalla Regione sullo spettacolo dal vivo, in coerenza e in dialogo costante con le politiche del Ministero della Cultura.

Un percorso costruito nel tempo grazie a una collaborazione solida con Piemonte dal Vivo, che ha contribuito a rafforzare il posizionamento del Piemonte come interlocutore credibile e autorevole a livello nazionale. La NID Platform è una piattaforma strategica per la danza contemporanea italiana, un luogo di programmazione, confronto e sviluppo che mette in relazione istituzioni, operatori e artisti. Ospitarla a Torino significa riaffermare il ruolo delle Regioni come attori centrali della governance culturale del Paese: non semplici soggetti attuatori, ma partner istituzionali capaci di costruire visione, sostenere la produzione e contribuire in modo determinante allo sviluppo delle politiche culturali nazionali».

— Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte

NID Platform è un progetto nato dalla condivisione d’intenti tra gli organismi della distribuzione della danza aderenti ad ADEP (Associazione Danza Esercizio e promozione) in sede FEDERVIVO-AGIS con la Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura e le Regioni di riferimento, con lo scopo di promuovere e sostenere la più significativa produzione coreutica italiana. L’edizione 2026 si realizzerà nei comuni della Città Metropolitana di Torino con il sostegno della Direzione Generale Spettacolo del MiC e della Regione Piemonte. Per questa edizione ADEP ha nominato partner capofila e organizzatore della manifestazione la Fondazione Piemonte dal Vivo, Circuito Regionale Multidisciplinare delle Piemonte.  

Chivasso: stop ai funerali pubblici per il boss Belfiore

A Chivasso niente esequie pubbliche per Domenico Belfiore, storico esponente della ‘Ndrangheta morto a 73 anni. Il provvedimento, deciso dal questore di Torino, vieta la celebrazione in chiesa e qualsiasi corteo, prevedendo una sepoltura riservata per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Belfiore stava scontando l’ergastolo come mandante dell’omicidio del procuratore Bruno Caccia, ucciso nel 1983. La scelta ha riacceso il dibattito sull’opportunità di concedere riti solenni a figure legate alla criminalità organizzata.

Blackout a Mirafiori, disagi negli impianti sportivi

Notte di disagi nel quartiere di Mirafiori, dove si sono verificati due blackout di circa mezz’ora ciascuno a partire dalla mezzanotte. Dalle 12 circa, però, la corrente è saltata completamente e l’interruzione risulta ancora in corso secondo le segnalazioni dei residenti.

Oltre ai problemi nelle abitazioni e nelle attività commerciali, sono stati  ridotti i servizi negli impianti sportivi e nella piscina Sisport. Non solo per la mancanza di illuminazione, ma anche perché senza elettricità non è possibile garantire l’acqua calda nelle docce, condizione necessaria per lo svolgimento delle attività.

Frecciarossa Final Eight, l’Olimpia Milano trionfa in finale

Si è conclusa con la vittoria dell’Olimpia Milano la settimana del grande basket a Torino, che ancora una volta ha risposto con entusiasmo e partecipazione a uno degli appuntamenti più attesi della stagione. Sono stati 12.597 gli spettatori presenti per la finale, record assoluto di pubblico per una Coppa Italia, mentre il totale delle presenze nelle varie giornate ha superato quota 40mila.

Una finale intensa e combattuta ha degnamente chiuso la Frecciarossa Final Eight. La Bertram Derthona Tortona ha accarezzato a lungo il sogno della prima Coppa Italia della sua storia, ma nel finale ha dovuto arrendersi alla maggiore solidità della EA7 Emporio Armani Milano, che si è imposta 85-77.

Dopo due finali consecutive perse, l’Olimpia torna così a sollevare il trofeo conquistando la nona Coppa Italia della sua storia, un record. Milano parte alla grande e chiude il primo quarto avanti di 15 punti (33-18), grazie ad un’attenta difesa e ad una buona percentuale al tiro. Nel secondo periodo cambia l’inerzia della gara: Tortona reagisce con personalità e riduce progressivamente il divario, arrivando all’intervallo sul 47-45. L’avvio del terzo quarto è caratterizzato da ritmi più bassi e difese attente. Dopo due minuti, la tripla di Gorham vale il sorpasso piemontese (47-48), con Tortona che chiude la frazione in vantaggio 62-59. L’ultimo quarto si apre all’insegna dell’equilibrio, spezzato dalle triple decisive di Armoni Brooks, protagonista assoluto del finale ed eletto MVP del torneo al termine del match.

Per Tortona si tratta della seconda finale di Coppa Italia persa: anche nel 2022 fu Milano ad avere la meglio. La formazione piemontese esce comunque a testa alta da un torneo disputato su ottimi livelli, sostenuta dal caloroso supporto dei propri tifosi accorsi numerosi a Torino

Si chiude così la quarta edizione torinese delle Final Eight. Per celebrare la 50ª edizione della competizione e i suoi vincitori, in serata la Mole Antonelliana sarà illuminata con il logo della manifestazione.

TorinoClick

Fine febbraio: occhio agli scioperi anche a Torino

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Alla fine di febbraio 2026 anche a Torino ci  si prepara a giorni complessi sul fronte dei trasporti, con una serie di scioperi che potrebbero incidere in modo significativo sulla mobilità nazionale. Le mobilitazioni, proclamate da sigle come Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Usb Lavoro Privato, riguardano in particolare il comparto aereo e quello ferroviario, con possibili ripercussioni anche sul trasporto pubblico locale in diverse città.

La giornata più delicata dovrebbe essere giovedì 26 febbraio, quando è previsto uno stop di 24 ore nel settore dell’aviazione civile, con il coinvolgimento del personale di compagnie come ITA Airways, easyJet e Vueling, oltre agli addetti aeroportuali e ai servizi di assistenza a terra. Non si escludono cancellazioni e ritardi, anche se resteranno in vigore i servizi minimi garantiti previsti dalla normativa. Lo sciopero era stato inizialmente ipotizzato in una fase precedente del mese ma è stato riprogrammato per evitare sovrapposizioni con eventi di rilievo internazionale.

A seguire, tra la sera di venerdì 27 e la sera di sabato 28 febbraio, è annunciata un’astensione dal lavoro nel comparto ferroviario che coinvolgerà il personale del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, inclusa Trenitalia. Anche in questo caso saranno previste fasce di garanzia per i treni a lunga percorrenza e regionali nelle ore di maggiore affluenza, ma si prevedono comunque variazioni alla circolazione e possibili soppressioni.

Le ragioni delle proteste ruotano attorno al rinnovo dei contratti collettivi, alla richiesta di adeguamenti salariali in linea con l’aumento del costo della vita e a una riorganizzazione dei turni di lavoro, tema particolarmente sentito in un settore che negli ultimi anni ha registrato carenze di organico e carichi crescenti. I sindacati chiedono un confronto più rapido con le aziende e con le istituzioni, mentre le controparti invitano a proseguire il dialogo per evitare disagi ai cittadini.

Per chi deve viaggiare negli ultimi giorni di febbraio è consigliabile monitorare costantemente le comunicazioni ufficiali delle compagnie aeree e ferroviarie, verificare l’elenco dei servizi garantiti e, se possibile, valutare soluzioni alternative o biglietti flessibili. La fine del mese si profila dunque come un banco di prova per il sistema dei trasporti italiano, stretto tra le rivendicazioni dei lavoratori e l’esigenza di assicurare continuità agli spostamenti di milioni di persone.

“Hai notato che l’uomo nero spesso ha un debole per i cani?“

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Music Tales, la rubrica musicale 

“Hai notato che l’uomo nero
Spesso ha un debole per i cani?
Pubblica foto coi suoi bambini
Vestito in abiti militari
Hai notato che spesso dice
Che noi siamo troppo buoni
E che a esser tolleranti poi
Si passa per coglioni?”
.
“L’uomo nero” è uno dei brani più intensi e disturbanti del repertorio di Brunori Sas; repertorio che, personalmete amo in tutte le sue sfaccettatire. Questa però non è solo una canzone: è una confessione generazionale, un atto d’accusa e, allo stesso tempo, un’autopsia morale dell’Italia contemporanea.
Il titolo richiama la figura archetipica dell’“uomo nero”, lo spauracchio dell’infanzia, il mostro evocato per mettere paura ai bambini (me lo ricordo bene anche io).
 Ma Brunori ribalta la prospettiva: l’uomo nero non è fuori dalla porta, non è l’estraneo, il diverso, il nemico mediatico. L’uomo nero siamo noi.
Il brano affonda nelle contraddizioni dell’uomo medio: razzismo latente, rabbia repressa, paura del cambiamento, bisogno a tutti i costi di un capro espiatorio.
La scrittura di Brunori è anche qui chirurgica: evita il moralismo, ma non risparmia nessuno. Ogni verso è uno specchio che riflette le nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Il tema centrale è la proiezione: temiamo nell’altro ciò che non accettiamo di noi stessi. L’immigrato, il diverso, il marginale diventano contenitori simbolici delle nostre paure. In questo senso, “L’uomo nero” è una canzone profondamente politica,
non partitica, ma etica.
Brunori utilizza una cifra stilistica che mescola ironia e dramma. La melodia, apparentemente semplice e cantautorale, contrasta con la durezza del contenuto. Questo contrasto amplifica l’effetto emotivo: la musica accompagna, quasi accarezza, mentre le parole colpiscono e affondano (chi le vuole ascoltare).
Il linguaggio è diretto, privo di barocchismi, ma denso di immagini simboliche. L’uomo nero diventa metafora universale: paura dell’altro, paura della perdita di privilegi, paura di guardarsi allo specchio. Paura di tutto, di tutti.
È una canzone che si ascolta in silenzio, che richiede attenzione.
“L’uomo nero” è una canzone necessaria perché non consola, non divide in buoni e cattivi, ma invita alla responsabilità individuale. È uno specchio crudele ma onesto.
Personalmente amo questo tipo di cantautorato, profondo e a volte violento nei testi ma accompagnato da un arrangiamento che non carica eccessivamente e ne rafforza l’intimità del messaggio.
Vi prego, ascoltatelo per bene e fatene pensiero profondo per voi stessi, come ho fatto io, uomo nero in mezzo a voi.
“Nel buio, l’uomo nero assume la forma dei nostri pensieri più cupi”.
CHIARA DE CARLO
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La fiamma paralimpica arriva a Torino

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Martedì 24 febbraio Torino accoglierà il passaggio della Fiamma Paralimpica dei Giochi di Milano Cortina 2026. Un appuntamento dal forte valore simbolico che celebra i valori dello sport paralimpico – coraggio, determinazione, ispirazione, uguaglianza – e rinnova il legame della città con le discipline paralimpiche, a vent’anni dall’indimenticabile esperienza dei Giochi Invernali del 2006.

Quella di Torino è la prima tappa del viaggio della Fiamma, che ha preso il via al termine della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e che si concluderà il 6 marzo all’Arena di Verona, che sarà anche la sede della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici.

Martedì le celebrazioni si svolgeranno in piazza Castello a partire dalle ore 17, con sport, musica e testimonianze che si incontreranno per dare vita a un momento di festa e condivisione, in attesa dell’arrivo della Fiamma e dell’accensione del braciere, previsto tra le ore 18.45 e le 19.15.

La cerimonia si aprirà con un racconto dedicato ai Giochi Paralimpici e al viaggio della Fiamma, seguito da un momento istituzionale che vedrà sul palco l’assessore allo Sport e ai Grandi eventi della Città di Torino Domenico Carretta, la presidente CIP Piemonte Silvia Bruno, la delegata provinciale CONI Francesca Grilli e il consigliere federale FISG Giuseppe Antonucci. Sarà inoltre l’occasione per celebrare il ricordo dei Giochi Paralimpici Invernali Torino 2006, insieme alla presidente del Comitato organizzatore, Tiziana Nasi, e ad alcuni atleti che sono stati protagonisti di quella edizione, tra cui Gianmaria Dal Maistro (medaglie d’oro nel supergigante e medaglia d’argento nello slalom gigante) e i giocatori e componenti dello staff della squadra azzurra di Para Ice Hockey Danilo Bosio, Luigi Grill, Gianluca Cavaliere, Francesco Mancuso, Bruno Balossetti, Orazio Fagone, Adriano Rossetti, Gregory Leperdi, Claudio Massalin e Stefano Frassinelli.

La cerimonia si chiuderà con un talk con un Ambassador di Milano Cortina 2026.

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Export e produzione in frenata: segnali negativi per il tessuto artigiano piemontese

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Dalla rilevazione congiunturale relativa al primo trimestre del 2026 emerge un quadro previsionale che evidenzia un generale deterioramento delle prospettive economiche del comparto artigiano piemontese. I principali indicatori mostrano infatti un peggioramento rispetto alla precedente rilevazione.

La crisi morde ancora

“Possiamo incolpare le tensioni globali quanto vogliamo ma le storture dell’ideologia Green e anni di misure pittoresche dell’Unione Europea stanno presentando un conto salato e si sommano a problemi tutti italiani, peggiorati negli ultimi due anni, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze infrastrutturali e il caro energia (386 milioni di euro)”.

Le stime occupazionali indicano quindi una contrazione di circa quattro punti percentuali, mentre il dato relativo all’eventuale inserimento di apprendisti evidenzia una flessione significativa. Rimane inoltre negativo l’indicatore relativo alla produzione complessiva, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.

Il saldo legato ai nuovi ordinativi conferma un valore negativo, con una riduzione consistente dal -11,27% al -22,72%. Parallelamente diminuisce, seppur lievemente, la quota di imprese che non prevedono investimenti, scendendo dal 73,22% al 71,64%. Si accentua invece la previsione negativa riguardante l’acquisizione di nuovi ordini per esportazioni.

Sul fronte della liquidità, cala la previsione di incassi regolari, che passa dal 64,22% al 61,33%. Aumentano invece i ritardi nei pagamenti, mentre resta marginale la previsione di anticipi negli incassi, in ulteriore diminuzione.

Commenta Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese: “La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora”.

I dati emergono dall’indagine trimestrale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte.

“Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.

Il mercato del lavoro mostra ulteriori segnali di difficoltà, con un peggioramento dell’occupazione e una riduzione delle prospettive di inserimento di apprendisti.

“A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.

“I dati relativi alla produzione diminuiscono ancora – continua Felici – passando da -16,65% a -22,45%. Preoccupante il dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che sottolinea l’aumento della negatività del saldo che raddoppia passando dal -11,27% al -22,72%. Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22%”.

“Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni – conclude Felici – che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. “La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha realizzato la prima indagine congiunturale trimestrale del 2026 attraverso un questionario online rivolto a un campione rappresentativo di 2.250 imprese attive nei settori della produzione e dei servizi, comparti che rappresentano in modo significativo il tessuto artigiano regionale.