ilTorinese

Inquinamento indoor: le sostanze inquinanti negli ambienti chiusi

Quando si parla di inquinamento si pensa subito ai fumi delle fabbriche, agli scarichi delle auto e a tutta una serie di agenti che lavorano all’esterno. Sicuramente la percezione della nocività di tutte quelle sostanze che agiscono al di fuori delle nostre mura è più forte per la semplice ragione che è tutto più visibile e tangibile. Si sottovaluta invece quello che è il pericolo di avvelenamento negli ambienti chiusi e quindi anche all’interno delle nostre case nelle quali si può determinare un mix di sostanze dannose per la nostra salute. Il peggioramento dell’aria negli ambienti chiusi, diventata negli ultimi anni più insalubre e nociva, ha diverse cause, ma quello che complica decisamente la situazione è che attualmente, soprattutto dopo la pandemia, le persone vivono sempre di più in luoghi confinati. L’orientamento è certamente quello di ridurre i consumi energetici grazie anche ad una evoluzione di materiali nell’edilizia che sigillino sempre di più gli interni per ovviare, per esempio, agli eventi climatici estremi. Questo miglioramento in termini di isolamento tuttavia ha un risvolto negativo che corrisponde ad una diminuzione del ricircolo dell’aria e questo è uno dei motivi predominanti del deterioramento della qualità dell’aria all’interno degli ambienti chiusi.

Le altre cause che aggravano le condizioni negli habitat domestici o lavorativi sono le attività praticate dagli umani come per esempio il fumo, l’uso di combustibili solidi, la pulizia e la manutenzione con detergenti e igienizzanti chimicamente tossici, l’utilizzo non appropriato di stufe e camini. Gli agenti inquinanti sono di tre tipologie: chimici, fisici, come per esempio i microclimi, impianti radio e tv ed elettrodomestici, e biologici come muffa, acari, funghi e microrganismi.

Le conseguenze sulla salute causate dell’inquinamento indoor sono diverse e di differente entità e gravità: una semplice tosse, ma anche problemi respiratori e purtroppo il cancro.

Quali sono i suggerimenti che gli esperti danno per tenere sotto controllo l’inquinamento domestico? Sicuramente arieggiare spesso gli ambienti, posizionare piante in grado di assorbire l’anidride carbonica e altre sostanze nocive, non fumare, non creare condizioni che favoriscono l’umidità, utilizzare intonaci antimuffa, usare il deumidificatore e il depuratore d’aria, ridurre l’uso di deodoranti per l’ambiente. Inoltre è consigliato di non eccedere con l’utilizzo di detergenti e sostanze chimiche nella pulizia e non fare miscele pericolose come unire candeggina e ammoniaca. Riguardo a quest’ultimo punto è bene, prima di procedere con la detersione, leggere quali sono le dosi indicate e utilizzare i tappi o i piccoli contenitori per calcolarle. È bene anche ricordarsi di limitare al massimo l’uso di pesticidi e insetticidi, veri e propri veleni per il nostro corpo e quello dei nostri amici animali.

C2 presente negli ambienti chiusi

Apertura finestre per il cambio d’aria importantissime anche per non fare accumulare umidità

Pulire filtri condizionatore

Vestiti tintoria farli arieggiare

MARIA LA BARBERA

Osservatorio Torino – Lione: “La violenza non fermerà un’opera strategica per il Paese”

Mauceri, “Solidarietà alle Forze dell’ordine”

“Esprimo la più ferma condanna per i gravi episodi di violenza avvenuti a Chiomonte e la piena solidarietà alle donne e agli uomini delle Forze dell’ordine, impegnati a garantire legalità e sicurezza in un contesto ancora una volta segnato da attacchi inaccettabili. La violenza non può mai essere considerata una forma di dissenso e non produce alcun risultato positivo”.

Così Calogero Mauceri, Presidente dell’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino-Lione, interviene sugli episodi registrati durante le iniziative in corso a Chiomonte, rinnovando la propria vicinanza al personale impegnato sul territorio e richiamando l’importanza del rispetto delle istituzioni, della legalità e delle comunità locali.

“La realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione, fortemente sostenuta dal Ministro Salvini, prosegue e si conferma un’infrastruttura strategica per il Paese, da portare avanti nel rispetto del confronto istituzionale e del dialogo con i territori.

Episodi di violenza e intimidazione non fermeranno il percorso avviato né il lavoro costante che il Ministro Salvini, insieme alle istituzioni competenti, sta portando avanti a favore dei territori e delle comunità locali”, conclude Mauceri.

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Agosto a Melezet: il programma dell’estate 2026 nella Conca di Bardonecchia

Nell’ambito della rassegna “Dran k’lä sië tro tār”, organizzata dalla locale Associazione Assomont

Prosegue Il ricco e nutrito programma dell’estate 2026 a Melezet, una delle antiche frazioni di Bardonecchia, località tra le più belle ed amate della Alta Val di Susa, la più a nord ovest del nostro Paese.  Cultura, tradizione, musica nella rassegna “Dran k’lä sië tro tār”- frammenti di memoria dedicati alle storie bardonecchiesi tra incontri, eventi ed appuntamenti da non perdere, iniziati con il programma del mese di Luglio ed organizzati dall’Associazione Assomont che opera al servizio della comunità montana delle frazioni di Melezet e Les Arnauds, due gioielli della Conca bardonecchiese.

L’intera rassegna è realizzata con il contributo del Consiglio regionale del Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e del Comune di Bardonecchia con il supporto di vari “ estimatori “. Tre importanti appuntamenti in Agosto a partire dal 1° del mese alle ore 21 con una conferenza nella sede dell’Assomont, Frazione Melezet 45, in un antico palazzotto d’epoca di fronte alla bellissima seicentesca parrocchiale di S. Antonio Abate, entrambi che si affacciano sulla piazzetta recentemente intitolata al Dottor Secondo Laura che è stato medico e benefattore per Bardonecchia ai tempi della febbre tifoidea che colpì la comunità a fine Ottocento nonché fondatore dell’Ospedale torinese Regina Margherita per l’infanzia, ricordato in uno degli eventi di Luglio, uno spettacolo teatrale itinerante “ Febbre d’alta quota” a cura dell’Associazione  ArTeMuDa.

La rassegna di Agosto inizia con la conferenza “Il Gelso – pianta del paesaggio rurale piemontese – tra storia e futuro “  a cura di “ Terre della seta ” di Marco Allasia con ingresso libero e gratuito sino ad esaurimento dei posti in sala. Sarà l’occasione per conoscere questa antichissima pianta del territorio, la sua affascinante storia lungo i secoli, i suoi frutti sugosi e dolci puntando l’attenzione sulla multifunzionalità di questa storica pianta originaria dell’Asia. “ Terre della seta ” è un interessante progetto nato nel 2016 a Racconigi ad opera di Marco Allasia che si propone di far conoscere, riscoprire e valorizzare la coltivazione del Gelso, la bachicoltura e quindi il vasto mondo di questa pianta per molti sconosciuto così come della seta in un percorso complesso ed avvincente. La programmazione continua con la mostra fotografica “ Il folletto delle rocce “  sempre presso la sede Assomont da Domenica 2 a Sabato 8 Agosto, dalle ore 14,30 alle 18,30, a cura di Paolo Marre, Alessandro Perron e Marco Granata che a sua cura terrà una conferenza a tema naturalistico, Venerdì sera alle ore 21. Sarà un interessante percorso tra storia e natura nel territorio con i suoi punti di forza e di fragilità, con scatti che raccontano la bellezza e l’unicità dell’ecosistema montano. Questa conferenza dal titolo “ Fantasmi selvaggi “ orbiterà attorno ad  un personaggio affascinante e poco conosciuto della fauna montana: l’ermellino, un animale delle nostre Alpi con particolare attenzione ai segreti biologici di questo piccolo predatore di alta quota.

Infine Domenica 9 Agosto alle 16,30 si conclude la rassegna estate 2026 a Melezet con un interessante e certamente molto apprezzato viaggio sensoriale dal titolo “ Infusioni d’estate: il mondo del Tè e le sue famiglie “ in cui Marta Lavezzo, Tea sommellier presso Chazone, accompagnerà gli ospiti in un percorso che parte da lontano, in terre d’Oriente tra storia, segreti, cultura di questa bevanda tra le più diffuse ed apprezzate che esistano con riferimenti botanici, storici, culturali. Quattro tè a confronto in un rito, quello della degustazione di infusioni a freddo, in un’ esperienza guidata dove sarà possibile avvicinarsi all’universo tè in modo nuovo e completo. E’ necessaria la prenotazione da effettuare presso l’Ufficio del Turismo di Bardonecchia – P.zza Valle Stretta 4 –  Tel. 0122 – 99032


Una rassegna quella dell’estate 2026 a Melezet decisamente molto nutrita con eventi in grado di soddisfare e incontrare l’interesse di un pubblico estremamente vario e vasto con temi accomunati dalla ricerca del territorio in molte sue sfaccettature per far conoscere storia, tradizione, peculiarità e potenzialità di Melezet e del suo ambiente.

Patrizia Foresto

 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il tema della sicurezza – L’Odissea – La pizza ligure – Lettere

 

Il tema della sicurezza
Sarà la sicurezza percepita effettivamente dai cittadini a far vincere o perdere le politiche del 2027. I decreti non bastano , le buone intenzioni non servono. Occorrono i fatti e oggi i cittadini sono vittime di una paura reale che si diffonde nell’aria  sia nelle barriere che nel centro delle città. L’altro ieri ero in camicia a maniche corte e avevo dimenticato un orologio al polso  che diventava così una pericolosa ostentazione. Un’amica incontrata  per strada mi consigliò subito di toglierlo. Una cosa analoga mi accadde a Milano nel giardino del ristorante “Don Lisander” in via Manzoni a pochi metri dalla Scala: un cameriere mi avverti’ che era pericoloso restare con l’orologio.
 Due piccoli fatti che ci dicono l’insicurezza che ci pervade anche nella più banale quotidianità. Il governo finora non ha fatto abbastanza per non parlare del l’inerzia di sindaci come Sala. E poi c’è il problema dell’ordine pubblico che si aggrava  sempre di più, come dimostra la manifestazione di Bologna convocata dal sindaco della città, senza neppure avvisare prefettura e questura. Un terzo elemento è l’immigrazione irregolare  che non viene affrontata in modo efficace. Molti ministri sono inadeguati e anche questo ha  purtroppo un suo peso. Al di là della legge elettorale il voto si giocherà su questi temi . La sinistra non ha le idee chiare e concordi, ma anche la destra non riuscirà probabilmente a portare a casa risultati tangibili rispetto alle promesse elettorali del 2022.
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L’Odissea
Ulisse ha sempre mantenuto un suo fascino particolare, mitizzato e riletto da Dante e da tanti scrittori come Joyce, che imita il viaggio omerico all’interno della psiche umana.

Tra gli eroi omerici è il più vivo e ricordato. Il recentissimo film di tre ore, opera di Nolan, sta ottenendo un grande successo di pubblico, anche se travisa la figura del re di Itaca che ingannò i Troiani con il famoso cavallo.

Molti spettatori, forse, sono andati a vederlo per stare al fresco dell’aria condizionata. È l’ultima americanata che si cimenta su una classicità estranea alla cultura superficiale degli USA. Non c’è un ritorno reale di interesse verso il mondo classico. In Tv ho sentito un’intervistata che discettava sulla questione omerica, ma dimostrava di non avere la cultura per farlo. Oggi la stragrande maggioranza delle persone non sa neppure che sia esistita una questione omerica, che il mio professore di Greco al liceo considerava importantissima. Forse era solo sterile nozionismo, perché poi non ci spiegò mai il valore poetico delle opere di Omero, fissato com’era sulle regole grammaticali e sintattiche.

Ho scoperto che il film di Nolan ha portato a un incremento delle vendite dell’Odissea. Un miracolo. Hanno superato un incremento del 25 per cento. Chissà quali traduzioni sono state scelte? Non penso che sia resistita la traduzione di Ippolito Pindemonte e neppure quella del geometra Salvatore Quasimodo, che tradusse senza conoscere il greco.

Il fatto di acquistare un libro è sempre un fatto positivo, ma la mia generazione tradusse dal greco parte delle opere omeriche. Fu una perdita di tempo? Non lo penso, anche se i tempi di Manara Valgimigli, allievo del Carducci, grande grecista e filologo sommo, sono davvero lontani. Il film aiuta a vendere, ma non certo a capire.

La pizza ligure

Nella mia giovinezza, andando a Bordighera in vacanza, mangiavo una deliziosa pizza ligure con olive nere, soffice e leggera. Era la squisitezza di un negozietto che aveva un nome strano: La Ragnatela.

La pizza ligure era cosa diversissima da quella napoletana, con la mozzarella contrabbandata come se fosse realizzata con latte di bufala fresco. Era buona soprattutto per la sua sottigliezza. Era nota anche come Sardenaira, condita anche con acciughe e aglio. Quella di Bordighera era molto semplice.Pizza a Lievitazione naturale

Ad Alassio non si trova perché le pizzone tagliate a pezzi hanno finito per prevalere. Sono pizze fatte per accontentare un pubblico di bocca buona che si accontenta. Anche a Sanremo è prevalsa una pizza che definirei extracomunitaria – senza offesa per nessuno, sia chiaro, perché i pizzaioli veri sono scomparsi anche a Napoli, dove furoreggia la pizza Margherita, ideata in onore della Regina, ma non certo particolarmente buona.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Meglio Casalegno di Fallaci?

Ho letto sul Corriere della Sera una dichiarazione del presidente del Polo del Novecento, di cui si sente il guardiano e il giudice storico. In essa il prode Sinigaglia oppone alla candidatura di Oriana Fallaci quella di Carlo Casalegno per la toponomastica torinese. Dice di essere stato tanto amico e collega di Oriana da ritenere che la Fallaci non gradirebbe il riconoscimento. Non mi risulta che la Fallaci abbia avuto rapporti con lui.

Invece propone, nel 2027, di ricordare Casalegno, giornalista degno, eroico, ma certo non confrontabile con lei. È un uso strumentale del giornalista ucciso dai brigatisti, che un direttore de La Stampa definì pubblicamente uomo di destra. Fa tenerezza l’uso ambiguo delle parole, dicendo che Oriana potrebbe venire strumentalizzata.

Lei cosa ne pensa?    Nino Ferri

Non penso nulla. Conosco Sinigaglia da quasi mezzo secolo e non mi aspettavo nulla di più di quanto ha scritto. So che molti lettori sono stati irritati nel leggere le sue parole. Io invece resto indifferente. Con questo caldo non ne vale la pena. Nel 2027 sarò il primo a proporre un ricordo toponomastico per l’amico Casalegno, che ho ricordato in decine di eventi e sul quale ho scritto. Io sì posso dire di aver avuto rapporti sia con Oriana sia con Carlo.

Il gioielliere di Grinzane Cavour

Forse sarebbe ora di darsi una regolata e finire la dose quotidiana giornalistica di Roggero, che ha dimostrato con la sua arroganza di non meritare attenzione. Un caso umano, non certo un caso politico come alcuni credono. È una contesa tra il generale e il capitano per farsi pubblicità politica. Umberta De Carolis

Concordo con lei. Non ho mai avuto simpatia per il gioielliere pistolero che prende a calci un moribondo che ha ucciso. E ovviamente non ho simpatie per i banditi. Cercare di lucrare voti sul suo caso mi appare indecente.

Affitti disinvolti

Il proprietario torinese di oltre millequattrocento alloggi affittati in modo disinvolto non fa neppure più notizia, malgrado le condanne. Giorgio Molino è sempre nell’occhio del ciclone, senza mai dare un segno di ravvedimento. Una cosa incredibile. Adesso è accusato di reati pesanti.  Franca Agostino

In effetti è un nome sulla scena da molti anni, che passa da una condanna a un articolo di giornale senza mai fare una piega. Appare incredibile. Ha 83 anni. Adesso ha patteggiato una pena di tre anni da scontare ai domiciliari.

Me ne parlava con raccapriccio già mia madre, a cui toccò amministrare il patrimonio immobiliare del padre, morto improvvisamente, e che venne in contatto con lui. Già allora non godeva di buona fama. Sono passati oltre 60 anni! E lui, in qualche modo, si ritiene pure una vittima di accuse montate contro di lui.

Ode alla pausa

L’estate non è solo una stagione, è il momento per rallentare, dimenticare, ritrovarsi, parola di scrittori e psicologi.

In vacanza, il tempo prende una forma diversa: si allarga, si appiattisce, e noi ci muoviamo dentro come in un paesaggio senza orizzonte. Nel saggio “Le vacanze” (contenuto in Le piccole virtù), Natalia Ginzburg riflette con ironia su come la vacanza modifichi il rapporto con il tempo e la percezione delle cose: Una pausa che non è solo uno spazio neutro, ma anche una dimensione psicologica che modifica il rapporto con ciò che ci circonda. Cesare Pavese, lo scrittore italiano che meglio ha raccontato l’estate come tempo sospeso e malinconico ne “La casa in collina la luna e i falò” scrive che l’estate è rifugio e inquietudine. Mentre Virginia Woolf nel suo libro “Una gita al faro” racconta questo ciclo come simbolo di un’armonia fragile, di una pausa che diventa uno specchio delle dinamiche interiori e familiari.

L’estate, dunque, non è solo un periodo climatico, ma rappresenta un momento di pausa condiviso che risponde al bisogno umano di rigenerarsi, di pacificare il proprio interno con quello che lo circonda; si vive una sorta di apertura nei confronti dell’esterno, ma anche un momento di riflessione sul piano interiore; ci si scopre, le relazioni sociali si fanno più intense, ma si saggia, allo stesso tempo, una pausa dalle attività lavorative e di studio come un intervallo per rinascere.

Tra giugno e luglio, si cambia ritmo, le città si svuotano e i rumori abituali lasciano spazio ad un silenzio amplificato. L’estate entra nella testa e nel corpo e nei desideri; e’, dunque, solo un lasso di tempo che per convenzione interrompe molte attività oppure corrisponde anche ad un bisogno umano di riposarsi e riprendere le energie esaurite nel corso dell’anno?

Secondo gli psicologi, il nostro cervello non è progettato per la produttività continua. Il sistema nervoso ha bisogno di fasi di riposo per elaborare emozioni, rinvigorire la memoria e ridurre lo stress. Il “burnout” non è solo una parola di moda: è un segnale di un sistema che ha dimenticato l’importanza del “vuoto”. La pausa estiva permette alla mente di rigenerarsi, non è un lusso, né un capriccio, è un’esigenza: il “non fare” è attivo, creativo, generativo.

Il bisogno di staccare, inoltre, non è solo psico-fisiologico, corrisponde infatti ad usanze e riti culturali e antropologici consueti nel passato. Le ferie, come le conosciamo oggi, sono un’invenzione recente, nell’antichità, i momenti di sospensione del lavoro erano spesso connessi al calendario agricolo e religioso; la “festa” era un tempo sacro, dedicato al rinnovamento collettivo. In molte culture tradizionali, esistono ancora pratiche legate al riposo rituale: basti pensare alla siesta nei paesi caldi, ai digiuni cerimoniali, ai periodi di ritiro spirituale, tutti modi per legittimare tempo “improduttivo”. In questo periodo liminale, le regole si sospendono, i ruoli sfumano, ci si trova a metà tra la pausa e la trasformazione, si ferma l’ordinario per cercare lo straordinario.

Se si guarda all’estate dai diversi punti sopracitati si può affermare che ci troviamo in un periodo   in cui ci si può, e si dovrebbe,  prendere veramente cura di sé stessi e in cui il riposo è un atto dovuto e in antitesi con l’attitudine odierna alla frenesia, alle corse, alla performance e alle prove estenuanti.

Ode all’estate, come scriveva Pablo Neruda, elogio al riposo!

Di Maria La Barbera

Scontri No Tav: la solidarietà di Mattarella e Meloni agli agenti feriti

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Di fronte agli scontri avvenuti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per manifestare la propria vicinanza alle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni. Il Capo dello Stato ha espresso «gratitudine e vicinanza agli agenti feriti», riconoscendo il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne in divisa a tutela della sicurezza.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato gli episodi di violenza con un messaggio pubblicato sui social: «Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell’Ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato». La premier ha quindi aggiunto: «A loro va la mia solidarietà e quella del Governo» e ha ribadito che «la violenza non piegherà lo stato : chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo».

Le indagini sono ora concentrate sull’identificazione dei responsabili delle violenze, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto nell’area rimane operativo per prevenire nuovi disordini.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi celebra i cento anni del suo museo

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Domenica 26 luglio ingresso gratuito nel giorno dell’anniversario dell’inaugurazione del Museo di Arte e di Ammobiliamento

 

Il 26 luglio 1926 apriva al pubblico il Museo di Arte e di Ammobiliamento della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO). A cento anni da quella inaugurazione, la Fondazione Ordine Mauriziano celebra l’anniversario con una giornata speciale: domenica 26 luglio 2026 l’ingresso alla Palazzina sarà gratuito per tutti i visitatori.

Il centenario riporta l’attenzione su una data fondamentale nella storia del complesso juvarriano. Come testimonia l’invito ufficiale dell’epoca, conservato negli archivi, il museo venne inaugurato alle ore 17.30 alla presenza del principe Umberto di Savoia, per iniziativa dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che si assunse il compito di conservare la Palazzina e garantire l’apertura al pubblico del Museo come “prezioso documento dell’arte settecentesca in Piemonte”.

Con la sua inaugurazione, la Palazzina divenne uno dei primi esempi in Italia di residenza storica trasformata in museo. L’obiettivo era preservarne gli ambienti e riunire a Stupinigi una collezione di mobili e dipinti che documentasse l’eccellenza dell’arte dell’arredo del Settecento italiano. La scelta maturò dopo che la Palazzina cessò di essere residenza reale nel 1919, in seguito alla cessione al Demanio di numerose dimore della Corona. Per Stupinigi fu individuata una destinazione diversa rispetto ad altre residenze: diventare un museo dedicato all’arte del mobile del Settecento, raccogliendo capolavori provenienti da palazzi ormai dismessi o destinati a nuovi usi.Arrivarono così preziosi arredi e dipinti francesi dalle regge emiliane di Parma e Colorno e capolavori di ebanisteria provenienti dal Guardamobili del Castello di Moncalieri, destinato a diventare caserma dei Carabinieri. Per rendere possibile questo progetto, nel 1925 lo Stato affidò la Palazzina e le sue collezioni all’Ordine Mauriziano, garantendone la tutela e l’inalienabilità. Il museo fu allestito in appena un anno grazie alla direzione scientifica di Augusto Telluccini, pioniere degli studi sull’ebanisteria piemontese del Settecento e sull’opera di Pietro Piffetti, e all’impegno del presidente dell’Ordine Mauriziano Paolo Boselli, che ne sostenne con perseveranza e capacità diplomatica la realizzazione.

La Palazzina ha così attraversato un secolo mantenendo fede alla missione originaria di tutela, ricerca e valorizzazione del proprio patrimonio. Nel corso di questi cento anni il museo ha conosciuto importanti restauri, campagne di studio e nuovi allestimenti. Alla sua inaugurazione il percorso di visita comprendeva gli appartamenti storici del piano nobile, ad eccezione dell’Appartamento del Principe di Carignano, e proponeva un allestimento che alternava ambienti arredati e sale dedicate al confronto tra tipologie di mobili, secondo i più aggiornati criteri museologici dell’epoca.

La giornata del 26 luglio sarà quindi un’occasione per visitare gratuitamente uno dei capolavori dell’architettura europea del Settecento, progettato da Filippo Juvarra e riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO insieme alle Residenze Reali Sabaude, ripercorrendo un secolo di storia del museo che oggi presenta una duplice identità, quella di museo dell’arredo e di residenza sabauda.

L’ingresso gratuito sarà valido per l’intera giornata secondo il consueto orario di apertura del museo

Centro, ora serve una Costituente

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È ormai sempre più evidente che esiste un’alternativa politica, culturale e programmatica realisticamente praticabile rispetto agli “opposti estremismi” oppure, con maggiore finezza lessicale, agli “opposti populismi” che stanno caratterizzando e inquinando la vita democratica del nostro Paese.

Un’alternativa che deve crescere, allargarsi econsolidarsi se non vogliamo che le peggiori derive di stampo antidemocratico e anticostituzionale si diffondano ulteriormente. Del resto, dobbiamo prendere atto che i due schieramenti maggioritari sono ormai attraversati da una vena populista, estremista eradicale che difficilmente potrà essere ridimensionata.

Il profilo politico e culturale della sinistra è oggisegnato dal radicalismo massimalista di Elly Schlein, dal populismo demagogico del Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, dall’estremismo ideologico del trio Fratoianni-Bonelli-Salis e dal pansindacalismo classista della CGIL di Maurizio Landini. Il tutto accompagnato e amplificato da ungiornalismo televisivo che, da anni, contribuiscead alimentare questa impostazione.

Sul versante del centrodestra, il sovranismorappresenta ormai una cifra politica consolidata, tanto da non richiedere ulteriori approfondimenti. Anche in quella coalizione il Centro è ormaisoltanto un pallido ricordo, mentre l’irruzionedel generale Roberto Vannacci è destinata adaccentuare ulteriormente questa deriva.

Sul fronte opposto, invece, la nuova e aggiornata”gioiosa macchina da guerra”, per richiamare una celebre espressione della Seconda Repubblica, sembra aver abbandonato ogni ambizione autenticamente riformista per tornare a una logica di alleanze riconducibile ai vecchi “partiti contadini” della tradizione sovietica, sotto l’attenta regia politica di Goffredo Bettini.

Un Centro autonomo e riformista

È proprio in questo contesto che si rafforza lanecessità di un Centro autonomo, autenticamentedemocratico, rigorosamente riformista, culturalmenteplurale e politicamente orientato al governo.

Un’alternativa che non può mancare in una stagione segnata da una pericolosa radicalizzazione del confronto politico, dove ogni posizione responsabile, equilibrata, rispettosa e riformista viene sistematicamente sacrificata sull’altare della polarizzazione ideologica.

Una deriva che finisce inevitabilmente per trasformare l’avversario in un nemico da eliminare, anziché in un interlocutore con cui confrontarsi democraticamente.

La necessità di una Costituente

Per costruire una prospettiva davvero credibile di Centro, riformista e democratica, è arrivato ilmomento di dare vita a una Costituente nazionaleche rappresenti concretamente la volontà di mettere in campo un progetto politico largo, plurale, articolato e capace di intercettare letante domande che provengono dalla societàe che, negli ultimi anni, non hanno trovato un interlocutore politico serio, credibile e affidabile.

Una Costituente che, partendo dall’iniziativagià avviata da Pina Picierno, Carlo Calenda e da numerosi gruppi, associazioni, movimenti e partiti, sappia raccogliere anche il contributo di tuttequelle culture politiche che, per loro natura, non possono riconoscersi nelle derive del radicalismo, dell’estremismo, del massimalismo e del populismo.

Una scelta per la democrazia

Ecco perché oggi si impone una nuova, aggiornata e contemporanea Costituente di Centro.

Non soltanto per dare finalmente forma compiuta a un progetto politico che ancora non esistenella sua piena organicità, ma soprattutto per salvaguardare e rafforzare la qualità della nostra democrazia, evitando che continuino ad affievolirsii principi e i valori fondanti della Costituzione.