ilTorinese

Anziano in bici travolto da un tir: in condizioni critiche

Era in sella alla sua bicicletta quando, all’improvviso, è stato investito da un tir: anziano in condizioni critiche. È accaduto ieri intorno all’ora di pranzo a Madonna di Campagna, all’incrocio tra via Veronese, strada dell’Aeroporto e via Stampini.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorritori del 118 Azienda Zero per prestare i primi interventi. La vittima è stata trovata in condizioni critiche, con gravi lesioni agli arti inferiori, e trasferita d’urgenza al presidio ospedaliero San Giovanni Bosco. Secondo una prima ipotesi degli agenti della polizia locale, l’uomo stava pedalando in direzione di piazza Stampalia mentre il tir procedeva in senso opposto e avrebbe girato a sinistra per strada dell’Aeroporto. L’incrocio è regolato da semafori: sarà quindi fondamentale stabilire quale dei due mezzi abbia attraversato con il rosso.

VI.G

Export, turismo e vendemmia: per il vino piemontese si prospetta un’ottima annata

La vendemmia 2026 si presenta nei prossimi mesi come un banco di prova importante per il comparto vitivinicolo piemontese, chiamato a confrontarsi con un contesto climatico sempre più complesso e con mercati internazionali in rapida evoluzione. Dopo alcune annate segnate da forti oscillazioni meteorologiche, il settore ha ormai compreso che il cambiamento climatico non rappresenta più un’eccezione, ma una nuova condizione strutturale con cui convivere. In questo scenario il Piemonte, una delle regioni vinicole più prestigiose d’Europa, sembra possedere gli strumenti per trasformare le difficoltà in opportunità.

Le condizioni osservate negli ultimi anni mostrano un progressivo aumento delle temperature medie, una maggiore frequenza di periodi siccitosi durante la stagione estiva e precipitazioni sempre più concentrate in eventi intensi e ravvicinati. Questi fenomeni hanno modificato il ciclo vegetativo della vite, anticipando spesso le fasi di maturazione e costringendo i produttori a ripensare pratiche agronomiche consolidate da decenni. Se il quadro meteorologico del 2026 dovesse confermare le tendenze recenti, è plausibile attendersi una raccolta leggermente anticipata rispetto alle medie storiche e una produzione quantitativamente contenuta ma caratterizzata da un elevato profilo qualitativo. In particolare, i grandi vitigni piemontesi, dal Nebbiolo al Cortese, dall’Arneis alla Barbera, potrebbero beneficiare di una maturazione tecnologica e fenolica particolarmente favorevole, a condizione che le riserve idriche accumulate durante la primavera risultino sufficienti ad affrontare eventuali ondate di calore estive.

Negli ultimi anni le aziende piemontesi hanno investito con crescente convinzione nell’innovazione. Sensori climatici, monitoraggio satellitare dei vigneti, gestione di precisione delle risorse idriche e tecniche agronomiche orientate alla conservazione dell’umidità del terreno stanno diventando strumenti sempre più diffusi. Questo processo di modernizzazione rappresenta una delle principali risposte del settore alle sfide ambientali e testimonia la capacità di adattamento di un comparto che continua a essere tra i più competitivi del panorama nazionale.

Sul piano economico il vino piemontese mantiene una posizione di assoluto rilievo. C’è preoccupazione per il calo del prezzo del uve ma il sistema vino è consolidato. Il valore della produzione regionale supera ormai il miliardo di euro e una quota significativa delle bottiglie prodotte trova sbocco oltre i confini italiani. Nonostante le incertezze che hanno caratterizzato il commercio mondiale negli ultimi anni, il Piemonte continua a distinguersi per la forte reputazione dei propri marchi territoriali e per la capacità di presidiare i segmenti premium del mercato internazionale. Le denominazioni più prestigiose, come Barolo, Barbaresco, Gavi, Roero e Alta Langa, conservano una forte attrattività presso consumatori e collezionisti, contribuendo a sostenere il valore medio delle esportazioni.

Le prospettive per questa seconda metà 2026 e per il successivo quinquennio indicano una trasformazione profonda del modello di sviluppo. La crescita futura non sarà trainata dall’aumento dei volumi ma dalla valorizzazione della qualità, dell’identità territoriale e della sostenibilità. In molti mercati maturi si osserva infatti una diminuzione dei consumi complessivi di vino, mentre cresce l’interesse verso etichette di fascia alta, produzioni certificate e vini capaci di raccontare una storia legata al territorio di origine. In questo contesto il Piemonte dispone di un vantaggio competitivo difficilmente replicabile, fondato sulla combinazione tra tradizione, paesaggio e notorietà internazionale.

Accanto all’export, un ruolo sempre più determinante viene svolto dal turismo enogastronomico. Negli ultimi anni il Piemonte ha registrato una crescita costante dei flussi turistici, superando i livelli precedenti alla pandemia e consolidando la propria immagine come destinazione d’eccellenza per chi ricerca esperienze autentiche legate al vino e alla cucina. Le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato rappresentano oggi uno dei principali poli dell’enoturismo europeo. Sempre più visitatori scelgono il territorio non soltanto per degustare vini di fama mondiale, ma per vivere un’esperienza completa fatta di paesaggi, cultura, ospitalità e tradizioni gastronomiche.

Thyroid Eye Disease, incontro a Torino

Motore Sanità promuove un momento di confronto dedicato alla Thyroid Eye Disease (TED), una patologia autoimmune rara e ancora poco conosciuta che colpisce prevalentemente le donne e può compromettere in modo significativo la vista e la qualità di vita dei pazienti.

Secondo i dati epidemiologici disponibili, la TED presenta una prevalenza stimata di circa 9 casi ogni 10.000 abitanti; un terzo dei pazienti sviluppa forme moderate o severe e una quota dei casi più gravi può essere esposta al rischio di perdita della vista.

Nonostante i recenti progressi della ricerca e l’arrivo di nuove prospettive terapeutiche, la malattia resta spesso sottodiagnosticata, con conseguenti ritardi nella presa in carico. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra endocrinologi e oculisti, sviluppare reti multidisciplinari e garantire un accesso più rapido ed equo all’innovazione.

 

L’evento “THYROID EYE DISEASE. Innovazione e accessibilità nel percorso di cura”, in programma a Torino, martedì 9 giugno, dalle 11,30 alle 15, presso l’HN Collection Torino Santo Stefano (Via Porta Palatina, 19), intende portare all’attenzione di istituzioni regionali, clinici, operatori sanitari e stakeholder il tema della riorganizzazione dei percorsi assistenziali e delle nuove opportunità terapeutiche, in uno scenario che vede il passaggio dalle sole cure sintomatiche a trattamenti mirati e innovativi capaci di migliorare concretamente diagnosi, cura e qualità di vita delle persone affette da TED.

 

⇒ Cliccare qui per scaricare il programma

“Una boccata d’arte”, alla Fondazione Elpis l’artista peruviana Andrea Ferrero

In occasione della settima edizione di ‘Una boccata d’Arte’, progetto di arte contemporanea diffuso lungo tutta la penisola, ideato dalla Fondazione Elpis, è  il borgo di Avigliana ad accogliere un intervento inedito per il Piemonte, firmato da Andrea Ferrero, artista originaria di Lima in Perù, e curato da Veronica Botta.
Il progetto si intitola “I see you falling in my den” ed è visibile al pubblico a partire da sabato 20 giugno alle ore 16, fino al 4 ottobre.
Nei giardini sotto le rovine del Castello di Avigliana, un’altalena è  abitata da esseri ibridi, quasi custodi e compagni. La loro forma attinge all’immaginario delle creature medievali, evocando un contesto plasmato da miti e narrazioni locali. La struttura duplice richiama i laghi vicini e allude a un paesaggio segnato dalla divisione, ma radicato in un’origine comune. Sospesi tra l’inquietante e il rassicurante, dipendono dal movimento del visitatore; messi in moto mutano natura,  passando da osservatori distanti a complici.
Facendo proprio il linguaggio familiare dei parchi gioco, l’installazione si sviluppa in uno spazio legato alla presenza del castello, dove oggi le tracce dell’autorità incontrano un presente in trasformazione. Quello che un tempo era un presidio legato al controllo viene così ripensato come un luogo che invita al gioco e alla trasgressione, intesi come nuovi modi di relazionarsi al potere. Il grottesco, da segno di esclusione, diventa spazio di incontro e comunità, e il gioco uno strumento per rinegoziare l’autorità.
“Penso molto a come le architetture del potere influenzino il modo in cui immaginiamo e attraversiamo il  mondo – spiega l’artista Andrea Ferrero – un’esperienza che inizia a delinearsi già nel gioco. Ad Avigliana sono stata attratta dalle leggende e dai miti locali, ho immaginato così le creature che custodiscono le rovine del castello, sospese tra minaccia e malizia”.

Andrea Ferrero vive e lavora a Città del Messico e, conseguita una laurea in Scultura in Perù, ha poi partecipato al SOMA Academic Program a Città del Messico. Il suo lavoro si fonda sulla sovversione delle dinamiche di potere e si basa sulla trasformazione di strutture che un tempo richiedevano reverenza in dispositivi di fragilità e gioco.
Combinando materiali che spaziano dalla fusione in alluminio alla lavorazione del ferro fino alla produzione del cioccolato, l’artista crea installazioni immersive che spesso invitano il pubblico a partecipare ad atti intimi di irriverenza, giochi performativi e veri e propri banchetti commestibili. Ha partecipato a mostre personali a New York, Seoul, Lima, Milano, Guadalajara e a mostre collettive tra cui la Biennale di Malta nel 2024, e a Otxs  Mundxs al Museo Tamayo di Città del Messico nel 2024.

Mara Martellotta

Una trasmissione inutile dopo 81 anni. Il fascismo va studiato, non spettacolarizzato

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Massimo   G i l e t t i    non  è  a mio parere un grande conduttore e  spesso non ha dimostrato equilibrio, ma ha ricercato l’eccesso, nell’illusione del successo che forse non è  mai arrivato come avrebbe sperato.

Ha il merito di non essere aprioristicamente di parte, come quelli della 7 dove è stato anche lui conduttore, cercando di emulare Gruber e Formigli.

Il polpettone pseudostorico sulla morte di Mussolini su Rete 3 di ieri sera è stato una grande delusione solo per chi può ritenere, sbagliando, che   G i l e t t i   possa affrontare temi storiografici così complessi per i quali serve una  preparazione adeguata. Il liceo d’Azeglio dove è stato studente, non basta davvero: è una sorta di enclave di sinistra dove i docenti non schierati vengono messi da parte.

Salvo qualche intervento equilibrato di Gianni Oliva che non ha potuto dare il meglio di sé, messo insieme agli accoliti di Luciano Garibaldi che ha solo sempre scritto banalità forse più adatte ai lettori di settimanali popolari, la trasmissione è un collage di cose già viste e riviste che non meritano attenzione.

La trasmissione non dice nulla di nuovo neppure sulla morte di Mussolini, definita fucilazione intesa come atto di “giustizia partigiana” da parte di due o tre comunisti non identificati; il tema dell’uccisione di Mussolini andava visto diversamente e non affrontato alla ricerca della persona dell’uccisore che poco importa, fosse anche Luigi Longo in persona.

È la strage e la profanazione dei corpi del duce, della Petacci e dei gerarchi che proprio non quadra. Piazzale Loreto è una pagina infame, non basta la solita frasettina ipocrita del rag. Parri sulla macelleria sudamericana che sappiamo a memoria.

Se poi   G i l e t t i    tace e fa concludere in modo truce da Santoro, il discorso è davvero inverecondo: Piazzale Loreto fu la Norimberga italiana e Togliatti fece un’amnistia per salvare i criminali fascisti.

Non parliamo degli accenni alla vita privata del Principe di Piemonte che è immondizia repubblichina riciclata.

Con queste premesse la Rai 3 ancora una volta si è squalificata e  G i l e t t i   con lei.

PS:  va dato atto a   G i l e t t i    di aver detto, papale, papale, che l’oro di Dongo (a parte le ruberie individuali) servi’ a costruire Botteghe Oscure e la moderna tipografia dell’Unita’  a Milano. Servi’ anche ad altro secondo quanto disse Pannella.

Torino, scelta fatta: Ignazio Abate guiderà il nuovo corso granata!

 

Il Torino riparte da Ignazio Abate. Dopo settimane di valutazioni e contatti, il club granata ha scelto l’ex tecnico della Juve Stabia come nuovo allenatore, affidandogli la missione di rilanciare una squadra reduce da stagioni al di sotto delle aspettative.
Sfumate altre opzioni e archiviate le piste che portavano ad altri profili, la dirigenza ha deciso di puntare su un tecnico giovane e ambizioso, alla sua prima esperienza in Serie A. Per Abate si tratta di una sfida importante, ma anche di una grande occasione per confermare quanto di buono mostrato nelle sue precedenti esperienze in panchina.
Sotto la presidenza di Urbano Cairo sarà il 19° allenatore della storia granata. Il tecnico firmerà un contratto biennale da circa 750 mila euro a stagione, con bonus legati a un eventuale piazzamento nelle competizioni europee. Ora l’obiettivo è costruire un Torino più competitivo e capace di riconquistare entusiasmo e risultati.Abate è stato un giocatore del Toro nella stagione 2008/09.Un Ottimo terzino di fascia destra.

Enzo Grassano

Tre intense serate per il festival Interplay

Dopo due settimane di programmazione che hanno visto sold out ripetuti e un pubblico numeroso e partecipato al teatro Astra e alla Lavanderia a Vapore, il Festival Interplay, Festival internazionale di Danza contemporanea e Performing Arts diretto da Natalia Casorati e prodotto dall’Associazione Mosaico Danza, entra nella terza settimana con un programma di tre serate.
La prima sarà martedì 9 giugno alla Lavanderia a Vapore di Collegno con una triplice serata che riunisce tre linguaggi e tre generazioni a confronto. Alle 20.30 andrà in scena in prima nazionale ‘Studi per M’ di Stefania Tansini, vincitrice del premio Ubu 2022 come migliore performer under 35. Il lavoro nasce da un lungo processo di ricerca condotto tra Francia, Germania e Italia nell’ambito del progetto Tape Danse e sostenuto dal Festival TorinoDanza e Festival Aperto. Lo spettacolo costruisce un dialogo aperto e vivo tra architettura del corpo, oggetti scenici e movimento, in un equilibrio teso tra il grezzo e il raffinato, tra il ricordo incarnato e la presenza fisica assoluta.

Nello spazio all’aperto dell’Arena approda in prima regionale  HIT OUT di Parini Secondo. Quattro danzatrici trasformano il salto della corda in una partitura ritmica e coreografica di rara precisione, dove single-under, side-swing e double-under diventano elementi atletici e al tempo stesso musicali. Questo lavoro è  stato portato in tournée  dalla compagnia milanese in Europa, Taiwan, Canada, Stati Uniti e Giappone. La serata si concluderà alle 21.30 con Superstella di Vittorio Pagani, in prima regionale.
Venerdì 12 giugno, presso la Lavanderia a Vapore, vi sarà  una delle serate più dense dell’edizione, con quattro spettacoli che copriranno archi temporali, geografici e poetici molto diversi tra loro. Alle 20.30 sarà la volta di Sex.exe Fase 1 di Pablo Ezequiel Rizzo ‘Voluptas’ in prima regionale, una coreografia per tre interpreti che sovrappone codici antichi  e moderni usando il corpo come punto di partenza, dalla scrittura geroglifica egiziana all’iconografia religiosa fino alle gerarchie digitali del presente.
Alle 21.15 debutterà in prima regionale “Pas de cheval” di Andrea Costanzo Martini, un ironico e autistico duetto interpretato dallo stesso Martini con Francesca Foscarini, che usa la figura del cavallo come specchio della condizione del danzatore, tra virtuosismo e vulnerabilità,  obbedienza e libertà,  addestramento e desiderio.
A chiudere la serata  sarà Contido di Hugo Marmelada, in prima nazionale, per la Companhia de Dança de Almada, ispirato  a “Il richiamo della foresta” di Jack London. Il lavoro porta in scena Inês Barros e Lúcia Salgueiro in un processo di rinselvatichimento fisico e interiore e con un linguaggio corporeo che privilegia dinamiche organiche e impulsi primari.

La terza settimana si conclude domenica 14 giugno presso lo spazio Combo, nel cuore di Torino  con “Ad libitum” di Simon Le Borgne, in prima regionale  alle 18.30.
Si tratta di un’opera di cinquanta minuti che celebra vulnerabilità e libertà, la costruzione  e la decostruzione progressiva di forme rigide, il corpo in perpetua metamorfosi. Un appuntamento pomeridiano che conferma la vocazione del festival ad esplorare spazi e ore inusuali per portare la danza dove non è attesa.

MM