A cura di Piemonteitalia.eu
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https://www.piemonteitalia.eu/it/curiosita/il-fantasma-del-castello-di-agliè
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Venerdì 17 aprile alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una seduta scientifica sia in presenza, in via Po 18, sia in modalità webinar, dal titolo “Moderata assunzione di vino e salute“. Dopo l’introduzione a cura di Giuseppe Poli, Professore Emerito di Patologia Generale, Università di Torino, e Socio Emerito dell’Accademia di Medicina interverranno Attilio Giacosa, Presidente IRVAS (Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute), già Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia, Istituto Scientifico Tumori di Genova ed Emanuele Albano, Professore Emerito di Patologia Generale, Università del Piemonte Orientale – Novara, Socio dell’Accademia di Medicina.
Il rapporto fra il consumo di vino e salute è un argomento estremamente attuale ma molto dibattuto, su cui è necessario fare chiarezza. Infatti, sebbene il consumo eccessivo di bevande alcoliche sia un fattore di rischio per l’insorgenza di tumori e contribuisca a causare od aggravare molte e gravi patologie umane, comprese quelle cardiovascolari, numerosi studi hanno dimostrato come in soggetti sani il consumo moderato di vino (20-30 g di alcol/die per gli uomini e 10-20 g/die per le donne), specialmente durante i pasti, rappresenta un vantaggio in termini di salute rispetto all’essere astemi, riducendo la mortalità per tutte le cause ed in particolare per quelle cardiovascolari. La relazione fra consumo di bevande alcoliche e mortalità appare come una curva a forma di “J” dove il rischio di mortalità è più basso per consumi moderati di alcol, rispetto all’essere astemi, mentre il rischio aumenta con dosi elevate. Questo effetto è particolarmente evidente nel caso del vino, ed è legato ad un’azione vasodilatatrice, anti-aggregante piastrinica ed anti-infiammatoria, nonché ad un aumento del colesterolo HDL.
Al momento, i meccanismi attraverso cui il vino esplica i suoi effetti protettivi nei riguardi delle patologie cardiovascolari non sono completamente chiariti. Parte dell’azione dipende dall’etanolo stesso che è in grado di aumentare la produzione di lipoproteine HDL e di ridurre l’aggregazione piastrinica. La presenza nei vini di polifenoli, dotati di proprietà antiossidanti, anti-aggreganti ed anti-aritmiche, costituisce un altro importante fattore. Tuttavia, la variabilità in termini di biodisponibilità ed attivazione metabolica dei vari polifenoli del vino rende difficile definirne l’effettivo ruolo nella riduzione della mortalità cardiovascolare. Recenti ricerche hanno peraltro evidenziato la possibilità che i polifenoli dei vini possano esercitare effetti benefici sull’apparato cardiovascolare in maniera indiretta modificando la flora batterica intestinale (microbiota) in modo da ridurre la produzione di metaboliti batterici in grado di favorire la progressione dell’aterosclerosi ed associati ad una maggiore incidenza di miocardiopatie ischemiche.
In conclusione, la possibilità che un bicchiere di vino a pasto possa avere effetti positivi per la salute riducendo la mortalità cardiovascolare costituisce un interessante fenomeno che richiede di essere supportato da ulteriori studi. A tale proposito, il progetto UNATI finanziato dalla UE in corso presso la Università di Navarra si propone di verificare su 10000 soggetti gli effetti sull’organismo del vino e potrà fornire una risposta importante al dibattito scientifico in corso.
Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino in via Po 18 sia in diretta web al link riportato sul sito www.accademiadimedicina.unito.it. La registrazione dell’incontro verrà pubblicata sul sito.
Con la mostra “Sguardi d’impresa”, che approda a Torino fino al 3 maggio prossimo
Dopo le tappe di Modena e Roma, fino al 3 maggio prossimo la mostra dal titolo “Sguardi d’impresa. Mimmo Frassineti fotografa la Ferrari” è ospitata al MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile. L’esposizione, inserita nelle iniziative della Giornata Internazionale del Made in Italy, è promossa da Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione di Modena, in collaborazione con Ferrari, con il supporto della Fondazione Ago Modena Fabbriche Culturali e con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La mostra è composta da oltre 40 fotografie; “Sguardi d’impresa” rappresenta l’ultimo lavoro realizzato da Mimmo Frassineti, fotografo, pittore, giornalista e autore di reportage industriali, scomparso lo scorso 17 febbraio all’età di 83 anni. Nell’esposizione sono messi in relazione due nuclei di scatti realizzati, a distanza di 45 anni l’uno dall’altro, negli stabilimenti produttivi Ferrari di Maranello. Il primo, del 1980, è oggi parte dell’archivio storico del Gruppo CDP, il secondo, del 2024, è stato commissionato da Cassa Depositi e Prestiti. Un ampio progetto di digitalizzazione e valorizzazione riguarda l’intero archivio storico fotografico del Gruppo CDP, che documenta con oltre 20 mila immagini l’evoluzione industriale del Paese tra gli anni Trenta e Novanta del Novecento, testimoniando il ruolo della finanza pubblica a supporto dei principali settori strategici dell’economia italiana.
La mostra è curata dalla struttura Patrimonio Artistico e Culturale di CDP, in collaborazione con la famiglia di Mimmo Frassineti, e si articola intorno a quattro parole chiave: “connessioni”, “sintonia”, “manifattura”, “precisione”, che mettono in luce la continuità del lavoro nei siti di produzione. L’esposizione diventa così una riflessione più ampia sulla cultura d’impresa italiana come pratica quotidiana che si rinnova nel tempo, rendendo riconoscibile il nostro “saper fare”. Il risultato non è solo un confronto tra due epoche, ma anche una riflessione sul legame profondo che unisce l’uomo alla macchina, fatto di orgoglio, passione, competenza e responsabilità. Per omaggiare una carriera lunga sessant’anni, al MAUTO è presente anche un nucleo di otto fotografie provenienti dall’Archivio storico del Gruppo CDP, scattate da Mimmo Frassineti all’interno di altri stabilimenti industriali. Nella tappa a Torino, è esposta anche una scultura di Arnaldo Pomodoro, “La colonna del viaggiatore”, del 1966, attualmente conservata attualmente nel museo aziendale di Cassa Depositi e Prestiti.
In un gioco di riferimenti iconografici, la scultura dialoga con le immagini della mostra e ne arricchisce la prospettiva sul ruolo dell’impresa nella promozione della cultura. Le Colonne sono una costante importante nell’arte di Pomodoro fin dai primissimi anni Sessanta: una reinterpretazione dell’elemento architettonico della colonna classica, ricco di significati simbolici e memorie, che l’artista intacca con le sue caratteristiche spaccature e trame di segni.
“Il ricordo di Mimmo Frassineti accompagna questa ultima tappa della mostra a lui dedicata – ha dichiarato il Presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini – dopo Modena e Roma, il MAUTO è il luogo naturale per concludere un percorso espositivo che celebra il legame tra arte, impresa e territorio. La mostra conferma l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico e archivistico, e si inserisce in un progetto più ampio, avviato con la creazione del museo CDP, uno spazio che non si limita a custodire la memoria, ma guarda al futuro attraverso l’arte contemporanea e la fotografia. Questa esposizione rappresenta il modo più autentico per ricordare Mimmo Frassineti e per riscoprire ciò che rende grande ogni impresa: persone, storie e ingegno”.
“Siamo particolarmente onorati di ospitare al MAUTO ‘Sguardi d’impresa’ – ha dichiarato Benedetto Camerana, Presidente del Museo Nazionale dell’Automobile – per la rinnovata collaborazione con Ferrari, che si sviluppa da anni su numerosi progetti, alcuni attivi anche in questi mesi, e per la prima collaborazione su progetto con Cassa Depositi e Prestiti, primaria istituzione pubblica italiana cui ci unisce la strategia di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale del nostro Paese, con un respiro ampio e orizzontale per CPD e un taglio verticale per il MAUTO. Questo comune progetto mette al centro il valore culturale della produzione industriale rendendo omaggio allo sguardo di Mimmo Frassineti, recentemente scomparso, capace di raccontare con straordinaria sensibilità il rapporto tra persona, lavoro e macchina. Attraverso il patrimonio fotografico e archivistico di CDP, e grazie al contributo di un’azienda simbolo come Ferrari, emerge con chiarezza una visione 8n cui l’impresa non è soltanto luogo di produzione ma anche generatrice di cultura, memoria e identità collettiva”.
Mara Martellotta
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“L’apertura di questo nuovo spazio – dichiara il sindaco Stefano Lo Russo – è un segnale concreto del lavoro che come amministrazione stiamo mettendo in campo per accrescere occasioni di cultura per tutte e tutti. Sarà un luogo dedicato all’informazione e all’accoglienza per rafforzare il dialogo con le cittadine e i cittadini e con i visitatori, contribuendo a rendere sempre più accessibili le opportunità culturali del territorio e favorendo una partecipazione più ampia e consapevole da parte della comunità. In questa prospettiva, la cultura diventa un impegno condiviso, costruito insieme ai cittadini, in piena coerenza con il percorso di Torino verso la candidatura a Capitale europea della Cultura 2033”.
“Con l’apertura dell’Infopoint e biglietteria, la Fondazione per la Cultura Torino rafforza il suo ruolo come ente attuatore delle politiche culturali della Città di Torino – dichiara il segretario generale della Fondazione per la Cultura Alessandro Isaia –. Da oggi, all’attività di promozione e vendita dei biglietti online, si affianca uno spazio fisico dedicato all’accoglienza, che permetterà di orientare meglio il pubblico, intercettare nuovi fruitori e accompagnare residenti e visitatori alla scoperta dell’offerta culturale cittadina”.
I locali, di proprietà della Città di Torino, sono stati messi a disposizione della Fondazione, che ne ha curato il restyling su progetto dell’architetto Elena Carmagnani. I lavori di riqualificazione, affidati a SECAP con progetto grafico di Tembo, hanno permesso di organizzare gli ambienti interni in aree dedicate alla biglietteria e al bookshop.
Il nuovo punto informativo di Fondazione per la Cultura Torino sarà aperto dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 18. In occasione delle manifestazioni culturali, la biglietteria sarà aperta tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, sempre dalle 10.30 alle 18.
Fondazione per la Cultura Torino è l’ente dedicato alla progettazione, produzione e promozione delle principali manifestazioni culturali della Città di Torino. In stretta collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, la Fondazione accompagna i numerosi progetti culturali nell’ideazione dei contenuti, nella realizzazione degli eventi, nella definizione dei modelli di sostenibilità economica e nella comunicazione. Nello specifico, la Fondazione si occupa del coordinamento delle diverse figure coinvolte nella realizzazione delle manifestazioni culturali, tra i quali direttori artistici, curatori, artisti e operatori culturali, sviluppando modelli di produzione capaci di coniugare qualità artistica, accessibilità e impatto sul territorio. La Fondazione contribuisce a rafforzare il ruolo di Torino come città della cultura, del dialogo e della progettazione contemporanea, attraverso festival, rassegne e iniziative diffuse che animano il territorio cittadino durante tutto l’anno, tra i quali spiccano il Torino Jazz Festival, MITO SettembreMusica, EXPOSED Torino Photo Festival, Biennale Democrazia e Giornate della Legalità.
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Sarà un’edizione da record quella de La Mezza e La Dieci di Torino 2026, le due manifestazioni organizzate da Base Running in programma il 19 aprile, che tornano a colorare le strade del capoluogo piemontese con numeri mai raggiunti prima: oltre 7500 iscritti, a conferma della crescita costante e dell’attrattività dell’evento nel panorama podistico nazionale e internazionale. Un appuntamento che in 11 anni si è affermato ben oltre i confini italiani, attirando runner provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Spagna, Francia e Germania, e contribuendo a rafforzare il ruolo di Torino come destinazione sportiva di rilievo.
La partenza è fissata alle ore 8.30 da Piazza Vittorio Veneto, da cui gli atleti si muoveranno lungo un tracciato veloce e scenografico. Il percorso si sviluppa inizialmente lungo Lungo Po Diaz e Corso Cairoli, proseguendo verso Corso Vittorio Emanuele II e quindi su Corso Massimo d’Azeglio, fino all’ingresso nel sottopasso Dogliotti. Dopo il passaggio da Corso Bramante e dalla rotonda di Piazza Polonia, i runner imboccano Corso Unità d’Italia dirigendosi verso l’area sud della città e l’ingresso nel Parco del Valentino.
Qui il tracciato si snoda tra Viale Thaon di Revel, Viale Medaglie d’Oro, Viale Crivelli e Viale Virgilio, con l’attraversamento dell’Arco del Valentino, uno dei punti più suggestivi della gara. Il percorso alterna tratti urbani veloci a segmenti immersi nel verde, riportando poi gli atleti lungo Corso Cairoli, Via Maria Vittoria e Via Bonafous, prima di ricollegarsi a Corso Vittorio Emanuele II e Corso Massimo d’Azeglio. La seconda parte riprende l’asse verso sud con il passaggio nel sottopasso Dogliotti, lungo Corso Unità d’Italia e nell’area del Museo dell’Automobile, includendo il tratto in prossimità della passerella del Palavela e del Lingotto, prima del rientro verso il centro. Gli ultimi chilometri si sviluppano ancora tra i viali del Parco del Valentino, come Viale Revel e Viale Virgilio, per poi costeggiare il Po su Lungo Po Diaz e rientrare nel cuore cittadino attraverso Via Principe Amedeo, Via Accademia Albertina e Via Po, fino al traguardo in Piazza Vittorio Veneto. |
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Già annunciati i primi tre top runner: il kenyano Jacob Kosgei Kipkorir che correrà con il pettorale nr. 1 (personale 1h00’22”), con il nr. 2 il kenyano Simon Dudi Ekidor (personale 1h01’23”) e dal Burundi, con il pettorale nr. 3, Jean Marie Vianney Nyiomukiza (personale 1h01’45”) Elemento distintivo dell’edizione 2026 è la medaglia ufficiale, un omaggio autentico all’identità torinese. Protagonista è il Turet, la storica fontanella verde che da oltre 160 anni caratterizza i marciapiedi cittadini. Dal 1862 disseta chiunque ne abbia bisogno ed è diventato per i runner un punto di riferimento costante, un alleato durante gli allenamenti e lungo ogni uscita. Da questo simbolo nasce il concept della medaglia, che unisce il verde torinese, lo skyline cittadino e la scarpa da corsa, trasformando il riconoscimento finale in un racconto visivo del legame profondo tra Torino e la corsa.
“Aver superato la quota dei 7500 iscritti – dichiara l’Assessore allo Sport Domenico Carretta – racconta di quanto questo evento sia entrato nel cuore della città e nel panorama internazionale dei grandi appuntamenti sportivi. Correre tra le nostre strade, passando per il parco del Valentino fino al traguardo di piazza Vittorio, significa trasformare la fatica in stupore, lasciando che la bellezza di questa città detti il ritmo fino all’arrivo. Ma il valore più profondo di questa edizione risiede nelle storie che ospiteremo: la presenza di Damiano, a un anno dal trapianto, e la straordinaria vitalità di Giuseppe, che a 90 anni continua a correre, ci ricordano che lo sport è il più potente strumento di rinascita e di riscatto”.
Lungo le strade della Mezza di Torino non scorrono solo chilometri: si intrecciano storie, emozioni e percorsi di vita che rendono questa gara unica. Tra queste, quella di Damiano, che correrà a un anno dal suo trapianto di cuore. Cinquant’anni, una miocardite fulminante e il trapianto come unica possibilità di salvezza. La corsa amatoriale fa parte della vita di Damiano da sempre, ed è ora un aiuto fondamentale per il suo recupero dopo l’intervento. Insieme a lui corrono i medici delle Molinette che lo stanno curando e il professor Mauro Rinaldi, Direttore del Centro Trapianti di Cuore e Polmone dell’AOU Città della Salute e della Scienza e Presidente della Fondazione DOT – Donazione Organi Trapianti, ente che lavora per sensibilizzare le persone sull’importanza della donazione di organi, tessuti e cellule, senza la quale i trapianti non sarebbero possibili. Quella di Damiano è una testimonianza di forza e rinascita che assume un significato ancora maggiore proprio in occasione del 19 aprile, Giornata Nazionale della donazione e trapianto 2026, diventando un messaggio di speranza e di fiducia per tutti. |
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Accanto a lui, un’altra storia straordinaria è quella di Giuseppe Damato, che ha compiuto 90 anni lo scorso 9 gennaio. Nato a Torino il 9 gennaio 1936, Giuseppe ha coltivato per tutta la vita una grande passione per il ciclismo, disciplina nella quale ha militato nelle categorie esordienti, allievi, dilettanti e veterani. In sella alla sua bicicletta ha compiuto imprese significative, come il viaggio da Torino a Napoli andata e ritorno, e ha affrontato tutti i passi dolomitici, tornando nei luoghi della sua infanzia a Cortina, dove era sfollato durante la guerra. A 73 anni ha iniziato a correre, senza più fermarsi: ha già portato a termine 15 maratone e quella di Torino sarà la sua 23ª mezza maratona, esempio concreto di passione e longevità sportiva.
La Mezza e la Dieci si corrono il 19 aprile ma la festa inizierà già giovedì 16 aprile con un allenamento gratuito aperto a tutti, in collaborazione con Mizuno che darà ai partecipanti di testare le scarpe, per prepararsi alla gara e con un party. venerdì e sabato in Via Lagrange angolo via Soleri sarà allestito il Race Village, che domenica si sposterà in Piazza Vittorio. E proprio nel Race Village gli atleti avranno a disposizione i fisioterapisti dell’Ospedale Koelliekr, nel pre e post gara.
L’evento è realizzato con il patrocinio della Città di Torino e della Regione Piemonte, con il supporto degli sponsor Crai, Mizuno, Acqua Mood, 3 Power, Reale Mutua e Powerade, partner che contribuiscono a rendere possibile una manifestazione sempre più partecipata e di respiro internazionale, capace di coniugare sport, partecipazione e valorizzazione del territorio, trasformando la città in un grande palcoscenico a cielo aperto. Charity partner dell’iniziativa Sport Senza Frontiere che nasce nel 2011 con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa e la disuguaglianza sociale, attraverso progetti che utilizzano lo sport come strumento di inclusione, crescita armonica ed emancipazione di minori a rischio e/o in situazione di povertà ed emarginazione sociale. |
Nel cuore pulsante della notte torinese, Hiroshima Mon Amour continua a essere molto più di un palco: è una fucina sonora dove le traiettorie musicali si incontrano, si contaminano e prendono forma davanti a un pubblico che non si limita ad ascoltare, ma attraversa l’esperienza.
Di Renato Verga
Al Teatro Regio di Torino debutta finalmente Dialogues des Carmélites, capolavoro di Francis Poulenc, in uno degli allestimenti più celebri degli ultimi decenni, firmato da Robert Carsen. Nato nel 1997 e ormai divenuto un punto di riferimento internazionale, lo spettacolo arriva in città con intatta forza espressiva, dimostrando una longevità rara nel panorama operistico contemporaneo.
Ispirata al dramma di Georges Bernanos e alla tragica vicenda storica delle carmelitane di Compiègne, ghigliottinate durante il Terrore rivoluzionario, l’opera si impone come una riflessione profonda sulla paura, sulla fede e sul senso ultimo della vita. Poulenc costruisce un tessuto musicale continuo, privo di numeri chiusi, in cui parola e musica si fondono in un fluire teatrale serrato e coinvolgente. Il recitativo diventa così elemento portante di una drammaturgia musicale che privilegia la chiarezza espressiva e l’intensità emotiva.
A guidare l’Orchestra del Regio è Yves Abel, interprete raffinato e profondo conoscitore del repertorio francese. La sua direzione si distingue per equilibrio e trasparenza, con una particolare attenzione ai dettagli timbrici e alle dinamiche. Abel accompagna il racconto con sensibilità teatrale, mantenendo costante la tensione narrativa e valorizzando i contrasti tra i momenti di raccoglimento e quelli di maggiore drammaticità.
Il cast si dimostra all’altezza della complessità dell’opera. Ekaterina Bakanova offre una Blanche intensa e sfaccettata, restituendo con efficacia le fragilità di un personaggio segnato da un’angoscia esistenziale profonda. Il suo fraseggio elegante e la qualità del timbro contribuiscono a delineare un percorso interiore credibile e toccante.
Di grande impatto la Madame de Croissy di Sylvie Brunet-Grupposo, protagonista di una scena di morte tra le più sconvolgenti del teatro musicale. L’interprete riesce a rendere con forza il dramma di una fede messa in crisi, offrendo una prova di forte intensità emotiva e scenica. Accanto a lei, Francesca Pia Vitale disegna una Soeur Constance luminosa e spontanea, portatrice di una dolcezza che fa da contrappunto alla cupezza della vicenda. Meno convincente la Madame Lidoine di Sally Matthews, la cui linea vocale appare talvolta irregolare.
Ben delineati anche i ruoli maschili, con interventi efficaci che contribuiscono a definire il contesto storico e familiare della protagonista. Solido l’insieme dei comprimari, così come il contributo del coro, fondamentale nel costruire la dimensione collettiva dell’opera.
Il vero punto di forza dello spettacolo resta tuttavia la regia di Carsen, ripresa con precisione e coerenza. La scena, ridotta all’essenziale, si configura come uno spazio astratto, privo di riferimenti realistici. Pochi elementi, geometrie rigorose e una disposizione coreografica dei corpi costruiscono immagini di grande impatto visivo. Questa scelta consente di concentrare l’attenzione sul conflitto interiore dei personaggi, evitando ogni distrazione decorativa.
Le figure collettive – monache, rivoluzionari, folla – diventano parte integrante della drammaturgia visiva, creando configurazioni simboliche che riflettono il rapporto tra individuo e comunità. In questo contesto, la presenza della violenza rivoluzionaria si percepisce come una minaccia costante, anche quando resta fuori scena.
Fondamentale il ruolo della luce, utilizzata come vero e proprio strumento narrativo. I contrasti tra ombra e illuminazione, le improvvise aperture luminose accompagnano i passaggi emotivi e spirituali dei personaggi, contribuendo a costruire un’atmosfera sospesa e intensa.
Il momento culminante è il finale, di straordinaria forza evocativa. Senza ricorrere a soluzioni realistiche, la regia traduce la morte delle monache in una progressiva scomparsa delle voci e dei corpi. Il canto si spegne lentamente, mentre le figure cadono una a una, in una sequenza di grande impatto visivo ed emotivo. Un’immagine che resta impressa e che chiude lo spettacolo con rara potenza.
Il pubblico torinese accoglie con entusiasmo questa produzione, tributando calorosi applausi a interpreti e creatori. A distanza di quasi trent’anni dalla sua nascita, l’allestimento di Carsen continua a parlare con sorprendente attualità, confermando la forza di un’opera che non smette di interrogare lo spettatore.
Doppio schianto in auto: prima contro il guardrail e poi contro un’altra macchina, donna muore sul colpo. È successo nel pomeriggio di oggi, nel territorio comunale di Samone, sull’ex Statale 565, quando una Fiat Panda è andata a schiantarsi contro un guardrail e successivamente ha impattato contro un’Opel Astra, vicino allo svincolo dell’Italiano Torino-Aosta.
La vittima, una 79enne, è morta sul colpo. Altre tre persone sono state trasportate all’ospedale di Ivrea dai soccorsi del 118 Azienda Zero. Le loro condizioni non destano preoccupazioni.
Sul posto anche i carabinieri di Ivrea per i rilievi. Sono in corso le indagini per chiarire la dinamica, ma la causa potrebbe essere stata un malore alla guida.
VI.G
Quasi 10 milioni di euro per 99 Comuni e 118 progetti
Montalenghe (TO), 1 aprile 2026
Sono stati sottoscritti oggi a Montalenghe gli Accordi di Collaborazione delle Aree Omogenee del Canavese e delle Valli Orco e Soana, nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.
Alla firma hanno preso parte il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’Assessore Gian Luca Vignale e l’Assessore Andrea Tronzano, insieme ai Sindaci e agli amministratori dei 99 Comuni coinvolti, a testimonianza di un percorso costruito insieme ai territori.
Gli accordi consentono la realizzazione di 118 progetti, per un valore complessivo di 9.990.000 euro, comprensivi delle premialità riconosciute alle progettualità sovracomunali.

Nel dettaglio:
Area Canavese
• 72 Comuni
• 89 progetti
• 5.591.000 euro + 300.000 euro di premialità
Area Valli Orco e Soana
• 27 Comuni
• 29 progetti
• 3.899.000 euro + 200.000 euro di premialità
L’intervento si inserisce nella più ampia programmazione regionale del Fondo di Sviluppo e Coesione, che ha coinvolto 805 Comuni piemontesi per un valore complessivo di 105 milioni di euro, destinati alla realizzazione di circa 900 interventi.
DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIERE REGIONALE SERGIO BARTOLI
“Quella di oggi è una giornata importante, ma soprattutto concreta.
Abbiamo firmato accordi che portano sul territorio quasi 10 milioni di euro e che coinvolgono 99 Comuni: numeri significativi, ma ciò che conta davvero è il metodo che abbiamo costruito.
Qui c’è un modello che funziona: una Regione che sceglie di investire anche nei piccoli Comuni, un lavoro forte del Presidente Cirio e dell’Assessore Vignale, e territori che rispondono con progettualità serie e capacità di fare squadra.
Il Canavese ha dimostrato di esserci. Non solo per quantità di risorse, ma per qualità delle proposte e per visione.
Ora però viene la parte più importante.
Dobbiamo trasformare questi accordi in cantieri, questi progetti in opere, queste risorse in risultati concreti per i cittadini.
Perché la differenza non la fa la firma, la fa quello che succede dopo.
E su questo il nostro impegno sarà massimo: accompagnare i territori, vigilare sui tempi e garantire che ogni euro investito produca valore reale per le nostre comunità.”